L´attacco di Famiglia Cristiana. L´ira del governo: analisi arrogante. «Ministri e politici ridotti a servitori e a semplici esecutori dei voleri del capo». Nuovo severo richiamo del settimanale Famiglia Cristiana. Nel prossimo numero in edicola, il settimanale dei Paolini – in un editoriale dedicato alla frattura tra Fini e Berlusconi – traccia un quadro a tinte foschi dell´attuale quadro politico, parlando di «disastro etico» e di una situazione socio-politica «drammatica che è sotto gli occhi di tutti». Parole di condanna inequivocabili subito apprezzate dagli esponenti dell´opposizione di centro sinistra, ma contro le quali sono subito scesi in campo i ministri Bondi e Rotondi.
«Nel nostro Paese, in un anno, – si legge nell´editoriale – l´evasione fiscale sottrae all´erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più». Questo per Famiglia Cristiana «vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l´intera società. Prevale la morale fai da te: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il bene comune è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza».
«C´è, anche ad alti livelli, un´allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti – prosegue Famiglia Cristiana-, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L´appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all´illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in servitori. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il dominus assoluto».
Parole inequivocabili in perfetta sintonia con analoghe critiche formulate, appena sabato scorso, anche dalla Radio Vaticana che, in un servizio dedicato alla situazione italiana, aveva parlato di «un paese privo di una classe dirigente adeguata». Tesi fatta totalmente propria da Famiglia Cristiana. Subito presa di mira dal ministro della Cultura Sandro Bondi che si dice «sorpreso della presa di posizione del settimanale per la mancanza di una riflessione critica che riguardi anche il ruolo che la Chiesa ha svolto in questi ultimi decenni nel contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente nazionale. Ma ho la sensazione – aggiunge Bondi – che certi giudizi, tanto più se manifestati con particolare virulenza politica, nascondano un vuoto di analisi culturale sia sul ruolo della Chiesa che del futuro dell´Italia». Critiche anche da un altro ministro, Gianfranco Rotondi, secondo il quale «il settimanale insulto di Famiglia Cristiana al governo è un pregiudizio e un atto di arroganza che la mette fuori dalla dottrina sociale cristiana. Un giornale cristiano non può chiamare i ministri con disprezzo servitori, perché un cristiano non usa questo linguaggio né con gli ultimi ne´ con i primi».
Applausi invece dal centro sinistra. Per Enrico Farinone (Pd), vicepresidente della commissione Affari europei, non c´è «nessuna sorpresa in merito a quanto rileva Famiglia Cristiana. Succede quando si hanno partiti lideristici, in cui la politica non ha un ruolo. Quando la mediazione politica è nulla, quando il radicamento e il contatto col territorio vengono considerati secondari allora succede quanto descrive Famiglia Cristiana. Nessuno si sorprenda». Come pure il senatore Pd Roberto Di Giovan Paolo, che vede nell´editoriale «la fotografia della realtà» con «un premier monarca e un esecutivo sotto ricatto dalla Lega. I ministri non se l´abbiano a male. Peccato che in pochi abbiano un sussulto di dignità».
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"La cricca abruzzese", di Luigi Lusi
Ore 6,53, stazione di Avezzano (Aquila), cuore della Marsica e dei conservatori della Destra. Ieri l’altro hanno arrestato tre noti esponenti locali del Pdl, un’assessore regionale del Pdl (figlia del più noto degli esponenti arrestati) si è dimessa: dicono i più informati, per evitare di essere arrestata.
Il giornalaio della stazione è chiuso, quello nella piazza antistante pure. Ma quando li vendono i giornali? E quando li potranno comprare i pendolari? E, quindi, quando sapranno? Due anni dopo gli arresti di Del Turco e la decapitazione della giunta di centro-sinistra (il processo dibattimentale non è ancora iniziato…), sul marciapiede quasi un centinaio di pendolari (è l’unico treno che arriva a Roma Termini, sic) che si conosce da sempre attende il treno per Roma. Qualcuno mi riconosce e (poco dopo le 6 e mezzo di mattina) si stupisce di vedere un senatore che prende il treno e sussurra un: «Buongiorno senatore».
Salgo sul treno: alle 9 la commissione bilancio in senato vota i pareri sugli emendamenti al piano antimafia.
Ho passato la notte a leggere, leggere.
So tutto quello che è lecito sapere sugli arresti e mi concentro sulla marea di lavoro che straborda dalla mia borsa, ma le mie orecchie, nonostante le sole 3 ore di sonno, sentono tutti i commenti nel vagone, non si parla d’altro: «Hanno distrutto l’Abruzzo, se so magnati tutto!». Gli fa eco un passeggero: «Hanno fatto bene, signò». E lei di rimando: «Allora sì magnato pure tu!» E lui: «Magari!».
All’amarezza della conferma di una classe politica che non onora l’orgoglio e la fatica che trasuda storicamente da questa terra, si aggiunge quel senso tutto berlusconiano del meglio furbi che fessi, propedeutico a quel drammatico sono tutti uguali che uccide le aspirazioni alla civile convivenza di ogni cittadino onesto.
La magistratura dice che stavolta sussistono tutti gli elementi della corruzione. Dalle intercettazioni sembrerebbe emergere chi esercita un ruolo di mera intermediazione ma di fatto coordina e dirige l’attività politica di terzi in contatto diretto con il presidente della regione, Chiodi, la cui attività risulta però eminentemente politica e liberamente orientata. Sembra che l’assessore regionale abbia chiesto (e ottenuto) la modifica di un’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri per far rientrare nell’ambito dei lavori per la ricostruzione de L’Aquila una società gradita (la Abruzzo Engineering spa). La presidenza del consiglio dei ministri aveva emanato una prima ordinanza (n. 3790). L’assessore Stati Daniela, per favorire la Abruzzo Engineering spa, aveva preso accordi con la Protezione civile per affidare una commessa di servizi all’Abruzzo Engineering s.p.a.. Pochi giorni dopo, l’ordinanza n. 3805 della presidenza del consiglio dei ministri prevede che il Genio civile si sarebbe avvalso, per l’istruttoria prevista dall’ordinanza n. 3790, del Consorzio rete di laboratori universitari di ingegneria (Reluis).
L’emanazione di questa ordinanza crea problemi all’assessore regionale perché sembra che si fosse impegnata per l’affidamento della commessa alla Abruzzo Engineering spa. Poco tempo dopo viene emanata una terza ordinanza (la n. 3808) nella quale viene inserita l’indicazione della Abruzzo Engineering in aggiunta al consorzio Reluis. Sembra che diversi protagonisti della vicenda politica locale (regionale e locale) siano stati perfettamente a conoscenza di quanto stesse accadendo. Se così fosse, ci troveremmo di fronte allo scenario di un totale ed incondizionato asservimento della funzione pubblica agli interessi del privato, invece che un consapevole, mirato ed unitario progetto utile per la comunità. L’obiettivo: far assegnare fondi ad una società amica (la Abruzzo Engineering spa), prima ancora ed indipendentemente dall’elaborazione di qualsiasi progetto utile.
L’apparente (e strumentale) sostegno in favore della forza lavoro abruzzese non è supportato da alcun progetto concreto. Emerge invece un vero e proprio sistema corrotto della politica in Abruzzo: la sistematica “deviazione” nell’esercizio della funzione pubblica è innanzi gli occhi di tutti. I favori al privato-amico sistematicamente estesi a qualunque vicenda economicamente significativa nel territorio nel quale si opera.
Sembra non risultino ulteriori elementi a carico di altri soggetti che pure hanno partecipato attivamente alla modifica dell’ordinanza in favore della Abruzzo Engineering spa e che condividono l’attività politica dell’assessore regionale perché non risultano regali o altro in loro favore.
Le allusioni, rinvenibili nelle conversazioni telefoniche pubblicate sulla stampa, fra (diversi) esponenti politici regionali e locali, sembrerebbero confermare quel drammatico sono tutti uguali. In quella provincia il Pd attende di celebrare un congresso provinciale che rinnovi una classe dirigente ormai troppo statica da almeno due decenni…
P.S. Con la finanziaria 2008 la ferrovia Avezzano-Roma aveva ricevuto 168 milioni di euro dal governo Prodi per ridurre lo spopolamento dei piccoli comuni che ingrossano l’esplosiva periferia romana, per velocizzare la tratta che per andare da Roma a Pescara (180 chilometri) impiega 4 ore (non è un errore di battitura: in campagna elettorale Berlusconi disse che l’avrebbe raddoppiata!), per far arrivare i pendolari in orario a lavoro e a casa ad ore decenti al loro ritorno.
Il primo decreto legge Berlusconi li cancellò per contribuire alla copertura del mancato gettito Ici sulla prima casa dei ricchi. A luglio 2008 la giunta di centro-sinistra viene travolta dall’arresto di Del Turco e altri assessori; a dicembre il centro-destra va al governo della Regione ma votano la metà degli elettori. Ad agosto 2010 arrestano esponenti Pdl e un assessore regionale si dimette. La ferrovia è sempre lenta, gli abruzzesi aspettano una nuova generazione di politici che pensi alle loro comunità e non a se stessi e la ferrovia è sempre lenta e in ritardo…
da Europa Quotidiano 04.08.10
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“Scandalo Abruzzo, indagini su Chiodi”, di GIUSEPPE CAPORALE
«L´inchiesta sulla corruzione negli appalti del post-terremoto è solo l´inizio…», assicura il sostituto procuratore Antonietta Picardi, il giorno dopo il nuovo ciclone giudiziario che si è abbattuto sull´Abruzzo. E lo mette nero su bianco anche il gip Marco Billi, nelle ultime pagine dell´ordinanza che ha costretto alle dimissioni l´assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati: «La completezza dell´indagine – scrive il magistrato – impone ad avviso di questa autorità giudiziaria ulteriori approfondimenti. Occorre chiarire l´eventuale sussistenza di rapporti professionali tra la società Abruzzo Engineering spa e lo studio di amministrazione societaria Chiodi-Tancredi. In particolare nella conversazione numero 2409 del 28 agosto 2009 relativa al piano ideato dalla Stati (per favorire la società che poi le regalerà un diamante da 15 mila euro, ndr) Carmine Tancredi (socio di studio del presidente della Regione, ndr) fa presente alla donna che Chiodi è perfettamente a conoscenza di tutto». Non solo. Tancredi (che per gli inquirenti svolge il ruolo di consulente per la società oggetto dell´inchiesta) chiede alla Stati di informare «solo a titolo di cortesia…» anche l´assessore regionale allo sviluppo economico e vice presidente della giunta, Alfredo Castiglione. Perché, spiega Tancredi alla Stati, «Castiglione è all´oscuro di tutto…» anche se – ammette – «il competente al ramo è lui…».
Ma sul ruolo del governatore dell´Abruzzo, il gip nell´ordinanza va anche oltre. «Chiodi risulta perfettamente a conoscenza della situazione definita grave della società, e dimostra di averla aiutata indipendentemente dall´esame di un progetto concreto, augurandosi nel contempo che la stessa possa essere in grado di occuparsi fattivamente ed utilmente della ricostruzione». Infine, scrive ancora il gip, «occorrerà chiarire la natura di alcuni lavori per decine di milioni di euro commissionati di fatto ad Abruzzo Engineering dalla Regione Abruzzo ma senza alcun titolo legittimante»: non solo senza appalto, ma addirittura senza contratto. Ieri intanto è stata perquisita la sede della società oggetto delle indagini, mentre presso il tribunale dell´Aquila si sono svolti gli interrogatori delle cinque persone colpite da misure cautelari. È durato oltre tre ore e mezza l´interrogatorio di garanzia del padre dell´assessore, Ezio Stati (leader del Pdl nella Marsica).
La Repubblica 04.08.10
"La rudezza di Marchionne nasce da un disagio: non vedere riconosciuti i suoi sforzi per dare un futuro solido al gruppo. Ma, vedrete, non lascerà l'Italia"
“Onorevole Fassino, che effetto le fa la Fiat formato Marchionne?”. “Sono cambiate molte cose, ma per me valgono ancora le regole di Pace”. “Cioè?”. “Da ragazzo, quando ho iniziato a occuparmi di Fiat, sono stato educato da alcuni capi storici del sindacalismo torinese. Tra cui Aventino Pace, un uomo straordinario scomparso troppo presto. Da lui ho imparato due lezioni: primo, se c’è un problema e non lo risolvi, lo farà per te il padrone. Secondo, sii duro e intransigente nella trattativa, ma ricordati che arriva il momento in cui l’accordo va fatto”.
Parla così Piero Fassino, torinese, segretario sotto i trent’anni dei comunisti torinesi negli anni Settanta, quando il Pci raccoglieva il 40 per cento dei voti sotto la Mole. E molti di più, ovviamente, tra le tute blu di Mirafiori, punta di diamante di quella Fiat che, dice lui, “è un pezzo della mia vita”.
Un pezzo che rischia di scomparire per l’intransigenza di Marchionne. O no?
Francamente non lo voglio credere. E non lo credo. Anche perché sono convinto che sia Marchionne che ia famigiia Agnelli siano perfettamente convinti che la Fiat, senza Torino e senza l’Italia, sarebbe un’altra cosa.
Eppure Marchionne sembra voler tirare avanti senza Confindustria.
In questo caso sarebbero più deboli entrambi. Lo considererei un errore, così come l’idea di disdettare i contratti sottoscritti. Le relazioni industriali non si cambiano con gli strappi. Anche perché una fabbrica si governa meglio se si tiene conto di chi ci lavora.
Il sindacato potrebbe essere tentato da una risposta forte. Potrebbe essere la strategia da suggerirgli?
Non è certo il mio ruolo quello di dare consigli. Ma è evidente che in una trattativa si è forti solo se si sanno esprimere tesi credibili. Mi auguro che il sindacato vada al confronto con la Fiat con una posizione che guardi in avanti e che tenga soprattutto conto delle esigenze di sviluppo dell’azienda.Senza dimenticare un passaggio fondamentale.
E cioè?
Se non ci fosse stato l’accordo con la Chryslet, il cui merito va a Marchiorme, oggi saremmo qui a parlare di ben altro, di una Fiat a rischio.
Che rapporti ha con Marchionne?
Ci incontrammo per la prima volta, con Gianluigi Gabetti e Sergio Chiamparino, a casa di un comune amico torinese, il notaio Antonio Marocco, quando prese in mano l’azienda e mi illustrò i suoi piani, lucido e determinato. Da allora lo seguo e lo frequento come altri manager industriali di quel livello.
Il suo rapporto con l’avvocato Agnelli era un’altra cosa?
Quando venni nominato segretario del Pci torinese, Agnelli mi volle conoscere Io sono il padrone della Fiat, mi disse, e lei il rappresentante dei miei operai. Fu un incontro molto intenso e sincero, il primo di una lunga relazione basata sulla reciproca stima. E sa cosa mi disse prima di salutarci? “Fassino, lei ha fama di essere un contrattualista. È un pregio o un difetto?”. E io risposi: per me è un complimento. “Lo credo anch’io” fu il suo saluto.
Altri tempi, onorevole. Ora vanno di moda i referendum. O gli ultimatum. Non crede che Marchionne potrebbe adottare metodi più soft, in linea con la nostra tradizione?
Io penso che la rudezza di Marchionne nasca da un certo disagio: la sensazione di non vedere sufficientemente riconosciuto il suo sforzo per cercare di dare un futuro solido e stabile alla Fiat anche in Italia, scommettendo sul futuro manifatturiero. Credo che si aspettasse atteggiamenti più coerenti da parte del sindacato ma anche, anzi soprattutto, da parte del governo. Non discuto le qualità di Sacconi, ma fa il ministro del Lavoro. È mancato, in un momento cruciale, un responsabile per la politica industriale O meglio, se ne dovrebbe occupare Berlusconi, che per non ha trovato il tempo per andare in Fiat. Obama, invece, in Chrysler ci va. E’ una differenza pesante
A proposito di Chiysler i neo-assunti dell’impianto modello di Jefferson North si sono dovuti accontentare di una paga oraria di 14 dollari, la metà dei «vecchi». E il prezzo che si deve pagare per un posto di lavoro?
Questo è l’aspetto più delicato, perché la competizione globale mette in discussione tanti elementi, dal fisco al costo del lavoro fino alla certezza di lavorare È chiaro che il sindacato deve tutelare i diritti dei lavoratori, ma non pu non tenere conto del contesto internazionale. Non si può dire: “Abbiamo sottoscritto un certo accordo vent’anni fa”, se nel frattempo è cambiato tutto. Lo so, ci si muove su un terreno fragile, anche sul piano emotivo. Perché quando è in discussione il posto di lavoro entrano in gioco il proprio destino, la famiglia, il futuro dei figli. Ma proprio perché so quanto vale tutto questo, non dimentico la lezione di Pace: la vera missione politica di chi vuole rappresentare i lavoratori sta nella capacità di misurarsi con i loro problemi. Anche perché gli operai in questi anni sono diventati «invisibili». Non c’è fiction, pubblicità, immagine televisiva in cui si veda un operaio. Mi ha colpito uno spot, credo della Mercedes, in cui si vedono operai al lavoro, imbrattati di grasso e di fuliggine. Finalmente, mi sono detto.
Non è che la sinistra abbia fitto molto, in questi anni, perché le tute blu non finissero in un cono d’ombra.
Non siamo i soli responsabili. Certo, viviamo in una certa situazione culturale e il senso comune ci ha influenzati. Ora bisogna raddrizzare il tiro: no, non per nostalgia del fordismo. Ma ci deve essere un confine tra precarietà e flessibilità.
Resta il fitto che Marchionne, agli occhi di certa sinistra, non è pi il manager illuminato in maglioncino bensì la riedizione di Valletta. Che ne pensa?
Francamente non credo che queste schematizzazioni abbiano la minima utilità. Io penso che Marchionne abbia avuto finora un grande pregio, quello di affrontare di petto i problemi, invece di nasconderli. E l’accordo Fiat-Chrysler è un atto coraggioso e lungimirante. Ma ora deve rendersi conto che ha anche il dovere di ascoltare.
Non prova una certa nostalgia per le relazioni tra politica, sindacato e industria ai tempi dell’Avvocato?
Non si tratta di provare nostalgia, anche perché i tempi sono profondamente cambiati: oggi viviamo nel mercato globale. Un tempo ciascuno di noi era padrone in casa propria: i mercati rispondevano a una logica domestica e la politica, ma anche le imprese e i sindacati, erano senz’altro più forti. Ora dobbiamo adattarci a una realtà ben pi complessa e difficile.
Una realtà dura, più che altro. Se Pomigliano risponde in un certo modo, la Zero trasloca in Serbia. E non resta che abbassare la testa…
Assolutamente no. È importante verificare, come io credo, che Marchionne sia ancora impegnato per davvero a garantire un futuro per Mirafioti, Torino e per tutta l’Italia, Pomigliano compresa. D’altronde, se è evidente che la Fiat, per competere a livello globale, deve stare su molti mercati, non deve dimenticare che nel mondo c’è anche l’Italia. Ma, a proposito della Serbia, Pomigliano è stata citata a sproposito.
Davvero?
Il progetto di Kragujevac non è mica maturato in una settimana o in un mese Io sono stato a Belgrado nell’inverno scorso e di quel progetto me ne hanno parlato tutti, dall’ambasciatore italiano fino ai nostri imprenditori che operano sul posto, estremamente interessati alle prospettive per le nostre aziende L’investimento in Serbia non è un colpo di testa estivo, insomma, ben una mossa strategica.
Vero, ma ad aprile la Zero era destinata a Mirafiori.
La Zero non è un singolo modello, ma una piattafonna su cui possono essere sviluppati vari modelli. Non spetta alla politica dire quali auto costruiree dove Sono altre le cose che dovrebbe fure un governo, in materia di regole e di sostegno all’innovazione e alla ricerca. È quello che chiede Marchionne. E non solo lui.
Dica la verità: non teme che Fabbrica Italia, cioè il progetto lanciato ad aprile, sia ormai finito in un cassetto?
No, francamente non lo credo e non me lo auguro. Credo, al contrario, che ci sia margine per negoziare con il sindacato e con il governo soluzioni che siano coerenti con lo spirito del progetto di Fabbrica Italia.
Riesce a immaginarsi Torino senza la Fiat?
Non riesco a immaginarmi una Torino che non abbia la Fiat Anche se il vero shock per Torino ci fu negli anni Ottanta, quando la Fiat, che aveva solo e sempre assunto, cominci a licenziare. Da allora la città, grazie anche a due ottimi sindaci, Valentino Castellani e Chiamparino, ha cambiato pelle Oltre la Fiat, qui c’è un indotto verticalizzato che serve tutte le case produttrici, qui ci sono centri di ricerca anche di produttori stranieri, qui c’è un Politecnico di eccellenza, c’è un terziario avanzato. Con Intesa Sanpaolo e Unicredit Torino è diventata anche piazza finanziaria forte È perfino meta turistica. Ma anche in una città così cambiata la Fiat ci vuole.
E gli Agnelli senza Torino?
Non sarebbero più gli stessi, lo sanno loro. E lo sa anche Marchionne.
Da Panorama di Ugo Bertone
"Tra gli schiavi dei pomodori senza tetto né legge", di Francesca Paci
Ho paura, alla fine ci spareranno dalle case anche qui», ammette il diciannovenne ivorense Gibril riavvolgendo il sacco a pelo nella masseria abbandonata tra i campi che circondano Palazzo San Gervasio, al confine tra Basilicata e Puglia, dove secondo il Cnel il livello d’integrazione sfiora i minimi nazionali.
Gibril è al suo debutto agrario, ma sullo sfondo incombe il fantasma di Rosarno, la rivolta, tutti contro tutti. Quando due mesi fa ha perso il posto da saldatore a Vicenza, dov’era emigrato nel 2007, si è rimboccato le maniche e ha raggiunto l’esercito di sanculotti che, seguendo il ciclo delle stagioni, raccoglie i frutti maturi del tacco dello stivale. Spalle indispensabili, nell’Italia in cui l’invecchiamento della popolazione è direttamente proporzionale alla voglia di zappare la terra. Eppure quei mille centrafricani, magrebini. rumeni, che come Gibril «campeggiano» alle porte di Palazzo San Gervasio, sono una bomba a orologeria: per quanto il paese chiuda gli occhi, il tic tac turba le languide notti estive.
Sebbene affrontata sempre come un’emergenza, l’alluvione agostana di braccianti stranieri investe da 20 anni questo Comune lucano di 4500 anime adagiato sulle alture del Vulture che continua a spopolarsi al ritmo di 50 addii ogni sei mesi. Nel 1999, orgogliosa d’aver dato i natali a Lina Wertmuller ma non al primo sciopero d’immigrati d’Europa, l’amministrazione destinò ai raccoglitori di pomodori, che fino ad allora avevano soggiornato davanti alla fontana del fico, il casale sequestrato a un clan della Sacra Corona Unita. Peccato che nei 15 mila metri quadri senza servizi igienici dove faticherebbero a pernottare in 250 se ne ammassino oltre mille. Chi sgozza l’agnello per il Ramadan, chi beve in barba al Corano, chi rivende a prezzo da strozzino le sigarette e chi è pronto a impugnare il coltello per comprarne una. In 11 anni la loro permanenza è costata ai cittadini 800 mila euro ed è ancora emergenza piena.
«Quel centro è un non luogo, una città ambulante, impossibile pensare all’integrazione di centinaia di persone che si fermano un mese e si spostano dietro alla maturazione di olive, angurie, arance», nota l’imprenditore agrario Domenico Cancellara. Gibril e i suoi amici, spiega, sono indispensabili specialmente quando piove: «Il pomodoro è il più deperibile dei frutti. Le macchine, che presto sostituiranno il lavoro umano, non funzionano se il campo è bagnato e l’unica alternativa è la raccolta a braccia». Riempiendo 10 cassoni da 30 quintali l’uno i braccianti possono ambire a 35 euro al giorno ma, pompando come presse, i maciste africani guadagnano anche quattro volte tanto. Basta chiamare «lavoro a progetto» l’ingaggio a cottimo, ufficialmente vietato, e il gioco è fatto con la soddisfazione di padrone e caporale.
Quanto ci vorrà prima che a Palazzo San Gervasio l’umiliazione degli sfruttati e il disagio degli sfruttatori loro malgrado si combinino alla maniera di Rosarno, come paventato dalla presidente del Comitato Shengen Margherita Boniver durante la visita al centro? Secondo Gervasio Ungolo, ex assessore ambientalista e proprietario del vivaio Verde Idea, il vaso è colmo: «Oltre ai mille immigrati del centro ce ne saranno altrettanti sparsi nelle masserie abbandonate, sgobbano per almeno 10 Comuni lucani, ma Palazzo San Gervasio è l’unico ad accoglierli». Passeggiando sotto il sole che gli ha cotto la pelle vagheggia la soluzione: «Il paese si spopola ed è pieno di case vuote, mettiamoci dentro i braccianti e, uscendo dalla logica del ghetto, vinceremo la paura». Sì, perché i palezzesi non sono affatto rilassati. D’accordo, il centro si trova 4 chilometri fuori dal centro ma è poca roba e, come diceva il lucano Beniamino Placido, il razzismo è inversamente proporzionale alla distanza.
«Sono tutti uomini, giovani, forti, io ho paura», confessa il falegname R. uscendo dal bazar del marocchino Yassin, alle spalle del Municipio. Passi per lo straniero che conosci: ma il resto è buio pesto. «Il tempo stringe e non sappiamo come sistemare questi ragazzi, quel posto non è degno», concede il vicesindaco Paolo Palumbo. Dei 190 mila euro stanziati quest’anno poco meno della metà sono stati assegnati a un’associazione privata che ha recuperato 17 case: «Possiamo sistemare 300 persone, per gli altri abbiamo bisogno d’un coinvolgimento maggiore della Regione».
Solo che da queste parti, dove la disoccupazione è al 12,5%, i soldi non ci sono. «L’unica soluzione è ammettere che quella struttura con sei bagni alla turca per mille persone è un’infamia e rinunciare», chiosa Luciana Forlino, volontaria della Caritas. Mancano 10 giorni alla raccolta: vincerà il fantasma di Rosarno o l’economia dell’emergenza farà saltare la miccia?
La Stampa 03 08.10
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“Parma, l’isola felice degli immigrati”, di Francesca Paci
Ci abbiamo messo più tempo a gustare il Parmigiano che a capire come si facesse» ammette Sendi davanti a una punta di formaggio fresco, quello stagionato è ancora troppo forte per il palato abituato al «panir», la ricotta indiana. Papà Singh Nirmal si è appena congedato dalle 200 vacche dell’azienda Vecchi, una ventina di chilometri da Parma.
Quando lasciò il Punjab, nel 1999, Nirmal sapeva a malapena mungere il latte per la famiglia: oggi, insieme a qualche centinaio di sikh, custodisce l’antica tradizione casara locale. Per raccontarsi in italiano ha bisogno della figlia venticinquenne Sandi, leggins e brillantino al naso, ma senza questo allevatore con la maglietta arrotolata in testa a mo’ di turbante l’eccellenza gastronomica Made in Italy sarebbe un glorioso ricordo.
Secondo il VII rapporto sull’integrazione del Cnel Parma è la Mecca italiana degli immigrati. Centrafricani, maghrebini, albanesi, romeni sono manodopera preziosa qui, dove di questi tempi il lavoro scarseggia meno che altrove: guadagnano bene, vivono con la famiglia, si mescolano confondendosi più facilmente nonostante siano ormai quasi il 13 per cento della popolazione.
«Prima di arrivare a Parma, nel 2000, raccoglievo i pomodori a Foggia e le arance a Rosarno, condizioni di schiavismo identiche a quelle che avete visto a gennaio in tv» racconta Cleofas Dioma, 38 anni, educatore al centro per adolescenti Samarcanda. Per capire il percorso di questo metro e novanta di burkinabé in sandali e pantaloni alla turca che parla come Gene Gnocchi e apprezza Fini, bisogna osservarlo mangiare gli spaghetti nel dehors del wine bar Dolcevita mentre si interrompe ogni cinque minuti per salutare un amico italiano. A casa, a Ouagadougou, lo considerano un bianco perché alla sua età non è sposato. Qui nessuno dimentica che è nero ma l’abitudine ha vinto sulla diffidenza: «Mia mamma diceva che se i tuoi ospiti camminano sulle mani devi adeguarti. In Italia l’ho fatto ma ho imparato a 26 anni e c’è sempre qualcuno che nota quanto sia ancora impreciso». E pazienza se legge Saviano come da ragazzo africano leggeva Camus, l’integrazione è un processo dialettico che assorbe le similitudini anche sottolineando le differenze.
Un passo avanti e due indietro, modello globale, Parma ha staccato il resto d’Italia. Merito di quel terreno fertile che fece fiorire l’innesto tra Peppone e Don Camillo? «La città beneficia della situazione economica favorevole all’occupazione straniera, come il Nord-Est, ma ci aggiunge la tradizione cooperativista e sindacale che la vaccina dalle tentazioni leghiste» osserva il sociologo Giorgio Triani. La prova? Basta fare un giro in piazza Inzani, quartiere Oltretorrente, la kasba dove fino a due anni fa gli abitanti che oggi – dopo il recupero del Comune – conversano amabilmente sotto gli alberi non si fermavano neppure per un piatto di tortellini al ristorante Aldo. Certo, la settantunenne Bianca Castani confessa che a un certo punto chiese al Comune di togliere le panchine perché «gli stranieri» non ci dormissero sopra. Ma ora si sente a suo agio anche circondata dall’Africa Market, il Kebab Duzgun, la frutteria Singh e la scuola elementare Cocconi, con il suo 65% di bambini non italiani: «Non siamo mica razzisti, se gli extracomunitari rispettano le regole, sono puliti, lavorano onestamente, sono benvenuti».
L’amministrazione si fregia del primato nazionale, ma il termometro è l’umore dei cittadini. «Il segreto è tenere insieme il Dna cittadino tagliato sull’accoglienza e un approccio politico non ideologico» spiega il sindaco Pietro Vignali, eletto con una lista civica che comprende Pdl, Udc e una componente riformista del Pd. Discontinuità postmoderna nella continuità, più d’un cerino nelle profonde viscere del Belpaese messo all’indice sulle prime pagine dei giornali internazionali dopo la guerriglia di Rosarno.
Perché la notte, quando cala, è buia. Anche nella tollerante Parma che menziona a bassa voce il nome di Emmanuel Bonsu, lo studente ghanese scambiato per un pusher e picchiato a sangue dai vigili a settembre di due anni fa. Molti si consolano all’idea che qui quell’episodio, forse non unico nell’Italia 2010, sia venuto alla luce, prova d’un ambiente non ostile che incoraggia i deboli alla denuncia. Altri, come il parroco di Santa Cristina don Luciano Scaccaglia, mettono in guardia dal make-up multiculturale sotto cui si cela, nella migliore delle ipotesi, il fardello dell’uomo bianco.
«Come si può definire accogliente una città che una notte del 2006 mise per strada trenta immigrati che occupavano una casa vuota? Dal momento che la mia risposta fu permettere loro di occupare la chiesa, i miei parrocchiani meno aperti hanno cominciato a disertare la messa» racconta don Luciano, polo a righe e chinos, nell’ufficio tappezzato di foto del Che Guevara. Sulla scrivania il libro del teologo dissidente Hans Küng, «Ciò che credo»: «Parma è ricca, ovvio che gli stranieri qualificati s’integrino, ma gli altri? C’è un 1,5% che non ce la fa e cede alla droga, all’alcol». Qualche ora dopo, sotto i portici rinascimentali della Pilotta, il diciannovenne marocchino Mustafà si stringe nella coperta regalata da don Luciano insieme ai 2 euro che gli passa ogni domenica per un panino. L’integrazione è lontana come le stelle ma, dice, «io resto qui». Da qualche parte, lo sa, l’indiana Sendi ce l’ha fatta e oggi è organica alla città come il parmigiano prodotto dal suo papà.
La Stampa 02.08.10
"Ragazzi senza prof ma si spende per la mininaja", di Francesca Puglisi
Mentre chi è di ruolo va in vacanza, spesso il precario della scuola (117.265 docenti e 69.320ATA)da luglio a settembre se vuole mangiare, pagare l’affitto e altre amenità del genere, deve trovarsi un lavoro stagionale. Perché ogni anno viene licenziato dallo Stato a Giugno e riassunto a Settembre. Oggi con i tagli di Gelmini sono migliaia i precari che, licenziati a Giugno, non ritroveranno il proprio posto di lavoro a settembre, semplicemente perché quel posto in organico è stato cancellato. Questo, non in nome di una riforma che dà qualità alla scuola pubblica, ma semplicemente per fare cassa sottraendo futuro all’Italia intera. E mentre si taglia il personale scolastico e si realizza il più grande licenziamento di massa che abbia mai vissuto il nostro Paese, 132.000 posti in tre anni, il Governo aumenta la spesa corrente Statale per consulenze, acquista cacciabombardieri, alleva nuovi balilla con la mininaja, butta al macero tonnellate di inutilizzati vaccini influenzali che ha ingrassato qualche multinazionale del farmaco. Non c’è qualità nella scuola, senza continuità didattica. Perché la relazione educativa, per essere tale, ha bisogno di tempo, di fidarsi e di affidarsi. Se il trend di tagli e manovre contro la scuola proseguirà, ci vorranno almeno 20 anni per svuotare le graduatorie dei 247 mila docenti precari, e a quel punto le liste si esauriranno senz’altro, ma per consunzione degli insegnanti. L’immissione in ruolo in tempi brevi del personale precario e lo svuotamento delle Graduatorie ad Esaurimento è possibile solo attraverso la stabilizzazione dei 150.000 docenti precari e dei 30.000 ATA, prevista dall’ultima finanziaria del Governo Prodi, insieme al ritiro dei tagli previsti dalla Legge133/2008e successivi provvedimenti. Non per usare la scuola come ammortizzatore sociale, ma per garantire a tutti un posto nella scuola dell’infanzia, le compresenze nella primaria, aule vivibili enon stalle con ragazzi pigiati in barba alle norme di sicurezza, per avere gli insegnanti di sostegno necessari a garantire a tutti il diritto al successo scolastico. Eppure i posti vacanti nella scuola pubblica ci sono e non pochi. Ma non saranno autorizzati. Per il prossimo anno risultano vacanti oltre 30.000 posti docente (di cui 11.000 per il sostegno) ai quali si aggiungono i 10.000 utilizzati per il personale di ruolo soprannumerario. A questi si aggiungono i quasi 100.000 posti disponibili solo per le supplenze, in organico di fatto. I posti vacanti del personale ATA, circa 50.000, sono il 25% dell’intero organico. Ma il Governo Pdl-Lega ha preso tutt’altra strada e 250mila uomini e donne vengono considerati cittadini di serie B. La battaglia del Pd proseguirà tutta l’estate, nelle istituzioni, nelle feste democratiche e nelle spiagge e dal 7 al 14 settembre si concentrerà a Bologna con una settimana di incontri e manifestazioni nella Prima Festa Nazionale della Scuola. Perché crediamo nella scuola pubblica.
L’Unità 03.08.10
Al voto la sfiducia a Caliendo, governo nei guai.
La Camera voterà mercoledì la mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. E’ quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio accogliendo la richiesta del PD, che ha presentato la mozione due settimane fa, prima che il PDL scoppiasse.
Nella mozione si legge che il sottosegretario Caliendo “non può non essere politicamente censurabile”.
Il testo della mozione, essendo stato depositato a Montecitorio quando Caliendo ancora non risultava indagato, potrebbe subire dei piccoli ritocchi.
Nella mozione si ricorda come la P3 trovava “udienza in esponenti del governo, tra i quali il sottosegretario alla Giustizia, senatore Giacomo Caliendo” e che lo stesso Caliendo “ha confermato in questi giorni la sua presenza a convivi con tale gruppo di persone, ma ha negato che, in sua presenza, si sia parlato di come condizionare organi dello Stato”, i firmatari della mozione ritengono che “al di lá della responsabilitá penale, non può non essere politicamente censurabile la partecipazione del Sottosegretario Caliendo” a riunioni “in compagnia del capo degli ispettori ministeriali dottor Miller, con un bancarottiere pregiudicato sospettato di essere implicato in alcune delle vicende piú torbide del dopoguerra”. Cioè Flavio Carboni.
Dopo lo strappo dei finiani e la nascita dei gruppi parlamentari di “Futuro e Libertà” l’incertezza aumenta. Oggi i senatori finiani che hanno lasciato il PDL hanno costituito il gruppo autonomo anche a Palazzo Madama con Baldassarri, Viespoli, Germontani, Digilio, Pontone, Valditara, Menardi, Saia e De Angelis. Confermata anche l’adesione di Barbara Contini. Capogruppo provvisorio sarà Mario Baldassarri.
La votazione sul sottosegretario, indagato nell’inchiesta P3, dirà molto sulla tenuta della maggioranza. “Non c’e’ nessun problema – dice Caliendo – io ho la coscienza a posto”. Ma il nervosismo aumenta se dal sito del PdL è stato tolto il link al quotidiano “Il Secolo d’Italia” ed alla Fondazione Farefuturo (c’è un buco proprio nella parte dell’homepage dedicata alle fondazioni nel colonnino di sinistra…) ed il capogruppo dei deputati, Fabrizio Cicchitto, giudica inaccettabile la mozione perché l’indagine è ancora in corso. Ragionamento ben diverso quello di Gianfranco Fini, che appena il 26 luglio scorso si chiedeva se fosse opportuno che “chi è indagato continui ad avere incarichi politici”. Se sarà coerente il suo gruppo non potrà votare la fiducia a Caliendo.
E il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, attacca: “La maggioranza è franata. I finiani faranno come riterranno, ovviamente quando presento una mozione io spero che passi”. Commentando un’eventuale astensione dei deputati di Fli dice: “Ogni voto in dissonanza, comunque calibrato, è una prima certificazione che la maggioranza è a dir poco nei guai”.
Non vede roseo il futuro dell’esecutivo: “Al governo comincia a mancare l’ossigeno. La maggioranza è franata, dentro la loro crisi c’è tutta la la prospettiva di una crisi di governo, perciò innanzitutto Berlusconi deve venire in Parlamento a dirci come pensa di procedere con l’azione di governo”. E sull’ipotesi di voto anticipato, Bersani osserva: “Non si può portare il paese verso soluzioni traumatiche. Ho sentito dire che saremmo noi ad avere paura delle elezioni…ma Berlusconi quando ne parla chi minaccia? Ha fatto tutto lui e ora ci vuole portare al voto per i suoi problemi? Venga a dirlo in Parlamento e poi ne discutiamo. Serve un governo di transizione per fare due o tre cose, cambiare la legge elettorale e poi andare alle urne. Se Berlusconi ci porta alle elezioni non pensi mica che gli sia facile spiegare com’è che dopo due anni che è lì con 100 voti di maggioranza e tutto in mano ci porta a votare senza aver concluso un tubo”.
A Cicchitto risponde il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, “la sfiducia è una strada che abbiamo giá percorso con Brancher e Cosentino. E’ qualcosa che avviene normalmente in tutte le democrazie. Ci sono cose che vanno fatte oltre la lotta politica, in modo che il sistema politico italiano si avvicini a ciò che avviene normalmente in altre democrazie: quando un sottosegretario alla Giustizia è coinvolto in vicende giudiziarie così impegnative e così contigue al suo lavoro non può che dimettersi. Al contrario – ha concluso Franceschini – Caliendo non vuole dimettersi e allora sará il Parlamento a decidere”.
Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea nazionale del PD pensa che biosgna affrettare la caduta del governo: “Ancora non è chiaro quando la fine del Pdl e la nuova geografia di questa maggioranza provocheranno una vera e propria crisi di governo. È evidente però che la profonda lacerazione tra Berlusconi e Fini rende ancor più difficile la navigazione a vista, tanto arrogante quanto inconcludente, di
questo Berlusconi ter. Da troppo tempo l’esecutivo è in affanno,condizionato dai problemi personali del premier, incapace di affrontare le emergenze nazionali, in primo luogo la profonda crisi economico finanziaria,
ostaggio delle rivendicazioni della Lega e minato dallo squallore di cricche e affaristi più o meno occulti. I democratici non sono disponibili a tollerare nuove divagazioni e giochi di prestigio. Vigileremo, incalzando il premier e la sua sbrindellata maggioranza perché si assumano finalmente la responsabilità di raccontare in
Parlamento il loro fallimento. La nostra posizione è chiara: quando cade un governo si torna a votare. E, come ha detto Bersani, noi abbiamo il fisico e buone ragioni per affrontare eventuali elezioni anticipate. Tuttavia, di
fronte alle difficili condizioni economiche e sociali dell’Italia, e ad una vergognosa legge elettorale, il presidente della Repubblica potrebbe valutare di chiedere a tutte le forze politiche un supplemento di responsabilità per avviare una fase di transizione, con un governo di salute pubblica per fare alcune limitate riforme e mettere il paese in sicurezza. Senza confusione di ruoli e senza pasticci”.
Intanto non c’è nessuna preclusione dal Pd sugli interlocutori per la rifoma della legge elettorale. Dopo l’invito di Anna Finocchiaro alla Lega, Bersani rilancia: “Pronti al dialogo con tutti, ma quando parlo di riforma elettorale, intendo quella votata dall’assemblea, la cultura politica italiana è di tipo bipolare”.
Ma. Lau.
www.partitodemocratico.it
Mentre… (Newsletter n° 7 – luglio 2010)
Mentre avanza inarrestabile la crisi istituzionale e politica determinata dalla incapacità del Premier di accettare il dissenso e le prerogative degli organismi democratici sanciti dalla Costituzione, mentre le cronache quotidiane – ad esclusione di quelle di regime del TG1 e dei media controllati dal potere – ci raccontano l’inaudito comportamento di esponenti di Governo e maggioranza privi di senso dello Stato e legati a cricche affaristiche illegali (come testimoniano le vicende che hanno portato alle dimissioni, dopo molte resistenze, di due ministri e un sottosegretario e il coinvolgimento in affari discutibili di dirigenti politici di primo piano del Pdl), mentre emerge quanto sia necessario affrontare una nuova questione morale, mentre diviene sempre più evidente il tradimento delle promesse elettorali del centrodestra e della sua indifferenza ai problemi veri degli italiani (che certamente non sono di essere intercettati al telefono mentre raccontano le loro preoccupazioni per il futuro), mentre cresce la distanza tra questa classe politica e ogni idea di legalità e trasparenza e affiora l’innata tendenza ad imbavagliare la libera stampa, mentre è ormai insostenibile la disperata condizione di un’intera generazione di giovani ai quali viene negata ogni speranza per il futuro, mentre cresce l’impatto sociale della crisi economica, mentre affiorano le contraddizioni e le tensioni all’interno del centrodestra, mentre accade tutto questo e anche di peggio arriva alla Camera la manovra finanziaria.
Il PD non ne ha contestato la necessità, ma si è battuto contro la sua iniquità, perché la manovra fa ricadere tutto il peso dei sacrifici chiesti al Paese solo sui ceti più deboli, sugli enti locali e dunque sui servizi per i cittadini e sul mondo del lavoro, con un particolare accanimento nei confronti del pubblico impiego, della scuola e dell’università.
La recessione che ha colpito l’economia mondiale è eccezionale per entità, rapidità e diffusione, e responsabilmente comprendiamo la necessità di arginarne gli effetti e garantire la salute dei conti pubblici, ma mentre gli altri governi, nell’ambito di interventi economici pur pesanti, hanno avviato politiche per la ripresa insieme a quelle di risanamento, investendo anche nella scuola e nell’università, in Italia la manovra è priva di qualsiasi progetto per il futuro del Paese e non prevede alcuna misura per crescita e sviluppo, limitandosi ad imporre tagli ai danni dei più deboli in modo iniquo.
Il Paese con questa manovra va contromano. Per questa ragione, nonostante ci sia stato impedito di discuterla perché è stata blindata con la fiducia, abbiamo comunque avanzato una serie di emendamenti volti a orientare la manovra nel senso di una maggiore efficacia ed equità. Ad esempio, le nostre proposte puntavano a contrastare l’attacco del Governo sferrato contro la scuola e l’università e contro i loro lavoratori, anche precari, e prevedevano interventi strutturali per la ricerca e il trasferimento tecnologico – quali il credito d’imposta per le imprese che investono in questi settori – e il rifinanziamento del fondo istituito dal Governo Prodi a vantaggio della ricerca di base e applicata per l’innovazione di prodotto e di produzione. Era possibile migliorare i conti pubblici, peggiorati con il centrodestra al governo, attraverso una più rigorosa azione di contenimento della spesa dello Stato centrale, alleggerendo così la manovra su comuni e regioni. Equità e sviluppo erano i cardini delle nostre proposte, presentate al Senato e ribadite alla Camera, e toccavano questioni molto concrete come la rateizzazione pluriennali delle tasse per gli abruzzesi colpiti dal terremoto, la riduzione dei tagli per gli enti locali, l’aumento degli assegni familiari e delle detrazioni per i figli, la redistribuzione dei carichi fiscali a favore delle fasce più deboli, solo per fare alcuni esempi. E soprattutto puntavano a promuovere anche crescita e sviluppo. Perché la vera priorità oggi non possono essere le intercettazioni (peraltro fondamentale strumento di lotta al crimine in un momento in cui la legalità non viene più considerata un valore), ma il lavoro e l’economia, come ci dimostrano tutti i dati relativi al ricorso alla cassa integrazione e alla disoccupazione, in particolare giovanile.
Di tutto questo non c’è traccia nella manovra, perché è mancato ogni confronto con le opposizioni e perché il centrodestra pensa che gli interessi di tutti vengono dopo gli interessi di uno solo, e così la manovra è stata fatta ingoiare ai parlamentari e al Paese con l’ennesimo ricorso alla fiducia e la servile approvazione di vassalli, valvassori e cortigiani del monarca… anche se ormai tutti sanno che il re è nudo.
Manuela Ghizzoni
I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni dell’ultimo mese
Una manovra contromano
Manovra: dichiarazione di voto (contrario) di Pier Luigi Bersani
Signor Presidente, vorrei rivolgermi in modo diretto e sincero ai colleghi della maggioranza – che, forse, come vedo, in questo momento, soffrono un po’ di solitudine – per fare loro una domanda: vorrei chiedere se hanno tenuto conto delle questioni di fiducia che sono state poste dall’inizio della legislatura fino ad oggi. […]
28.07.10
Fermiamo i tagli alla sicurezza
Il Pd in Piazza Montecitorio per portare la solidarietà alle centinaia di poliziotti e militari che partecipavano alla manifestazione di protesta contro gli effetti disastrosi della manovra finanziaria. […]
www.partitodemocratico.it, 22.07.10
La manovra più iniqua mai vista
“Tremonti aveva detto che non ci sarebbe stata alcuna correzione di bilancio nel 2010: c’è stata invece una manovra da 24 miliardi, che non è efficace sul fronte delle entrate, penalizza gli investimenti e i redditi medio-bassi e lascia intatti i grandi patrimoni. […]
www.partitodemocratico.it, 22.07.10
«Verifichiamo insieme tagli e sprechi», intervista a Vasco Errani di Luca Cifoni
«Verifichiamo insieme la ripartizione dei tagli anche alla luce delle manovre precedenti; e per combattere gli sprechi verifichiamo i costi di funzionamento di tutta la pubblica amministrazione, partendo dalle varie società partecipate». […]
Il Messaggero, 18.08.10
“Finocchiaro: questa manovra è iniqua e fa ricadere solo sulle fasce deboli e i redditi medio-bassi i sacrifici”
La capogruppo del PD al Senato Anna Finocchiaro intervistata a tutto campo alla festa nazionale del Partito Democratico sulla Green Economy a Carpi: “Stanno chiudendo i rubinetti dei diritti sociali e di cittadinanza e assetando gli italiani”. […]
17.07.10
Tutti gli errori della manovra
“Noi non abbiamo mai messo in discussione né la necessità della manovra né la sua consistenza. Abbiamo invece insistito, e continueremo a farlo, sul fatto che questa manovra sia fortemente ed evidentemente iniqua e che sia recessiva, destinata cioè ad impoverire il Paese di ogni prospettiva di crescita e di sviluppo. […]
17.07.10
Il PD Emilia-Romagna si mobilita contro i tagli della manovra
il 7 luglio 2010 il gruppo Assembleare PD Emilia-Romagna e il PD Emilia-Romagna hanno lanciato con una conferenza stampa di presentazione la campagna “Nuovi strumenti di governo” contro i tagli inflitti alle Regioni, e in particolare all’Emilia-Romagna, dalla manovra finanziaria del governo nazionale. […]
16.07.10
Manovra. Inaccettabile fiducia preventiva
Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, ha invitato il presidente della Camera Fini a stigmatizzare il comportamento del governo che oggi ha annunciato una doppia fiducia sulla finanziaria. […]
www.deputatipd.it, 08.07.10
«Regioni all’attacco: “Il governo spende peggio di noi”», di Luigi Grassia
Il Tremonti iper-polemico che accusa le Regioni meridionali di piangere miseria per i tagli di bilancio mentre non sanno spendere neanche i fondi europei che ricevono continua a incendiare il dibattito politico. […]
La Stampa, 04.07.10
Manovra con sbandamento
Presentate al Senato le proposte del Pd per migliorare la manovra finanziaria. È arrivato senza proroga il momento che il governo abbandoni la sua politica di annunci e di consenso, il Paese deve rimettersi a crescere e c’è bisogno dello sforzo di tutti. […]
www.partitodemocratico.it, 02.07.10
Una manovra contromano per scuola, ricerca e cultura
“Una manovra reazionaria”, di Emilia De Biasi
Intervento dell’On. Emilia De Biasi sulla manovra economica in discussione alla Camera […]
28.06.10
“Una manovra contro l’università”, di Manuela Ghizzoni
Intervento dell’on. Ghizzoni sulla manovra economica in discussione alla Camera […]
27.06.10
Manovra, Pd: anche su cultura centrodestra traballa
Ghizzoni: parere maggioranza certifica fallimento governo. […]
21.07.10
“La manovra conferma la cura dimagrante per l’università”, di Claudio Tucci
Tremonti conferma la dieta per l’università italiana. Nel 2011, il fondo ordinario per il funzionamento degli atenei riceverà in dote, dallo Stato, 5,9 miliardi di euro, in calo del 17% rispetto al 2010 (quando l’assegno pesava 7,2 miliardi). […]
Il Sole 24 Ore, 19.07.10
Napolitano e i tagli. «La ricerca è garanzia del nostro futuro», di Marcella Ciarnelli
Certamente si può discutere sulle scelte da fare, ma non c’è dubbio che non possiamo far pesare sulle spalle dei giovani il costo del debito pubblico accumulato, e perciò bisogna restringere la spesa ma salvando le priorità. […]
L’Unità, 14.07.10
Manovra/ Pd: Archeocondono è regalo a criminalità organizzata
Ghizzoni: Appello contro depenalizzazione illeciti archeologici. “La sanatoria contenuta nella manovra a favore di chi possiede illegittimamente reperti archeologici è molto grave, anche alla luce dell’insistenza con cui la maggioranza negli ultimi mesi ha provato a far passare provvedimenti del genere”. […]
13.07.10
“La manovra rende i soldi virtuali”, di Alessandra Ricciardi
Se non è un commissariamento, poco ci manca. I fondi di istituto, quelli che servono a pagare i compensi accessori di insegnanti, ausiliari, tecnici e amministrativi, valgono un miliardo di euro, abbondante. […]
ItaliaOggi, 13.07.10
Appello del Pd contro la mini-naia che sottrae risorse alla scuola
Ieri è stato approvato nella commissione Bilancio del Senato l’emendamento del relatore alla manovra, Antonio Azzollini, che introduce la mini-naia, cioè un breve periodo di addestramento militare (di 3 settimane) rivolto ai giovani che dovranno avere tra i 18 e i 30 anni […]
Tuttoscuola, 11.07.10
«Sul duello Scrima-Bastico e dintorni», di Osvaldo Roman
Scrima (CISL SCUOLA) pretende che il PD, per presentare proprie proposte di modifica al decreto legge governativo in materia di personale, debba attendere di diventare maggioranza nella prossima legislatura! […]
www.retescuole.net, 04.07.10
«Bersani sulla Manovra: insegnanti pagano, Berlusconi no», di Bianca Di Giovanni
Sulla manovra c’è troppo conformismo verso il governo, da parte della classe dirigente, dei giornali, anche delle forze sociali. Non basta dire va benino: se mancano le risorse per la crescita bisogna dire che va male». […]
L’Unità, 02.07.10
Una manovra contro i disabili, l’ambiente, i cittadini
“Parchi naturali a rischio così il taglio dei fondi colpisce pinete e camosci”, di Antonio Cianciullo
Quanto valgono il camoscio del parco del Gran Paradiso e l´orso marsicano, i terrazzamenti delle Cinque Terre e il Vesuvio, le praterie di posidonia di Ustica e il pino loricato del Pollino? […]
La Repubblica, 23.07.10
“La Costituzione del Cemento”, di Salvatore Settis
Salvano le zone tutelate per legge (e la faccia) dalla cementificazione, ma consentono la distruzione del territorio, senza se e senza ma. […]
La Repubblica, 20.07.10
Tagli, medici in sciopero: «Stiamo difendendo i diritti dei malati», di Bianca Di Giovanni
«Chiediamo scusa ai cittadini per i disagi, ma in gioco c’è il bene prezioso della sanità pubblica». Annuncia così lo sciopero di oggi il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza. […]
L’Unità, 19.07.10
“Cronaca di una stangata: Chi paga il rigore di Tremonti”, di Bianca Di Giovanni
C’è chi già si è accorto molto bene che significano le parole «rigore e austerità» così tanto ripetute dal ministro Giulio Tremonti per giustificare l’ultima stangata prodotta dai suoi uffici. […]
L’Unità, 17.07.10
“Pendolari, in 740 mila senza bus e treni”, di Lucio Cillis
L´alternativa ai tagli: biglietti più cari del 36% e abbonamenti mensili anche a 55 euro. […]
La Repubblica, 15.07.10
“La manovra uccide il nostro paesaggio”, di Salvatore Settis
La “manovra” del governo che in nome del federalismo mette in ginocchio le Regioni, e senza affrontare i nodi della corruzione e dell´evasione fiscale taglia selvaggiamente sanità, ricerca, scuola sta facendo un´altra vittima: il nostro paesaggio. […]
La Repubblica, 12.07.10
Diritti dei disabili, diritti di civiltà. Il Governo modifica la manovra
Il Pd alla manifestazione di Piazza Montecitorio indetta da Fand e Fis. Il governo fa marcia indietro e modifica alcuni punti della manovra. Ma non basta. Leggi le nostre proposte di intervento. […]
www.partitodemocratico.it, 08.07.10
Disabili insorgono contro emendamento
La lettera di un padre e l’Associazione Luca Coscioni denunciano un nuovo emendamento, approvato in Senato. “Spingerà alla disperazione persone che hanno diritto alla vita e a una esistenza dignitosa nel rispetto della Costituzione” […]
La Repubblica, 04.07.10
Pensioni: Se 40 anni vi sembran pochi
Dal 2016 non si potrà andare in pensione neanche con 40 anni di contributi. Bisognerà attendere un po’ di più, quanto stabilirà l’Istat sulla base degli adeguamenti alle speranze di vita. […]
Paneacqua, 01.07.10
Manovra: quote latte, Lega e allevatori “verdi” di rabbia
Le multe sulle quote latte spaccano la maggioranza, il PD in Lombardia protesta con gli allevatori onesti
Lega e PDL divisi sulle proroghe delle multe. La Commissione Politiche Comunitarie della Camera: ok alla manovra se si cancella la proroga. E in commissione agricoltura la maggioranza va sotto. […]
www.partitodemocratico.it, 22.07.10
Quote latte, la UE scopre la lega ladrona
Passa in Finanziaria l’emendamento che fa slittare le multe agli allevatori, opposizione inutile del ministro dell’agricoltura, Galan. Il PD: “Governo ostaggio della Lega, taglia in nome dei sacrifici e poi ci fa pagare la maximulta”. […]
www.partitodemocratico.it, 20.07.10
«Un favore al Trota, un altro a Marina», di Bianca Di Giovanni
Un altro ministro che minaccia di andarsene (dopo Brancher, che lo ha fatto, e Tremonti, che non lo ha fatto). Stavolta è quello dell’Agricoltura Giancarlo Galan. […]
L’Unità, 08.07.10
Botte invece che risorse per i terremotati de L’Aquila
“L’Aquila e il silenzio Rai”, di Pierluigi Castagnetti
Rimuovere una colossale rimozione: questa la sfida raccolta dai 150 deputati del Pd che due giorni fa, insieme a Bersani e Franceschini, hanno visitato il centro storico dell’Aquila. […]
Europa quotidiano, 29.07.10
Dopo gli spot, le botte
Pubblichiamo alcuni commenti sulla manifestazione dei terremotati d’Abruzzo, che hanno ricevuto botte invece che risposte. […]
La Repubblica, 07.07.10
“Agli aquilani non la polizia ma le risposte”, di Ma. Lau.
Sono arrivati a piazza Venezia con circa 45 pullman provenienti dal “cratere” dell’Aquila, la zona piú colpita dal terremoto. 5.000 cittadini abruzzesi che volevano protestare davanti al Parlamento perchè dal primo luglio hanno ricominciato a pagare le tasse, ma a Roma hanno trovato i manganelli. […]
www.partitodemocratico.it, 07.07.10
Protesta dei terremotati de L’Aquila: tafferugli e 2 feriti lievi in piazza Venezia
Spintoni e manganellate anche per il sindaco Cialente
In 5mila per chiedere il congelamento delle tasse. Il corteo cerca di forzare il blocco e arrivare al Parlamento […]
www.corriere.it, 07.07.10
Legge bavaglio: non in mio nome
Intercettazioni, il ddl slitta a settembre
Non c’è più fretta di regolamentare le intercettazioni. Il voto sul disegno di legge per due anni al centro di un tira e molla tra le varie anime della maggioranza, slitta a dopo la pausa estiva. […]
Il Corriere della Sera, 30.07.10
“Così le rettifiche e le multe uccideranno i blog”, di Leonardo Tondelli
Certo che noialtri blog siamo sempre così allarmisti. Non è bello poter scrivere quel che ci pare senza responsabilità? E invece no, siamo sempre preoccupati che la pacchia stia per finire. […]
L’Unità, 28.07.10
“Provvedimento ancora deforme anche chi è a destra voti contro”, intervista a Dario Franceschini di Giovanna Casadio
Franceschini: tolto il bavaglio, restano i favori ai criminali. Nonostante le modifiche questa legge va ritirata, perché è pericolosa. Senza inciuci: chi nel Pdl o nella Lega ha a cuore la legalità si unisca a noi. […]
La Repubblica, 24.07.10
“E per i blog resta la mannaia”, di Fabio Chiusi
L’ultimo testo del disegno di legge sulle intercettazioni non ha eliminato l’articolo che soffoca la conversazione in Internet: una sequela di obblighi burocratici che non esistono in nessun Paese libero. […]
L’Espresso, 23.07.10
Vince la libertà non la legalità”, di Massimo Giannini
«Questa legge non può passare, e non passerà», aveva scritto “Repubblica” all´inizio della battaglia sulle intercettazioni telefoniche. […]
La Repubblica, 21.07.10
Per l’Onu «la legge sulle intercettazioni mina la libertà di espressione». Frattini: «Sconcertato»
l governo italiano deve «abolire o modificare» il progetto di legge sulle intercettazioni perché «se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia». […]
Il Sole 24 Ore, 14.07.10
«Quando lo sciopero funziona», di Mario Lavia
C’era un modo migliore per trasmettere un messaggio agli italiani? Bisogna avere l’onestà di rispondere a questa domanda, quando si discetta sulla efficacia dello sciopero dei giornalisti. […]
www.europaquotidiano.it, 10.07.10
Il 9 luglio silenzio della rete, per evitare che possa essere un silenzio definitivo
Dopo l’esperienza comune fra Lettera 22, Reporter Senza Rete e Articolo 21 per la campagna di comunicazione della manifestazione del 1 luglio a Piazza Navona, le tre associazioni unite hanno lanciato, in collaborazione con la FNSI “La giornata del silenzio della rete”. […]
www.articolo21.org, 08.07.10
«Le ragioni di un silenzio a malincuore», di Mario Calabresi
La Stampa domani mattina non sarà in edicola, come la maggior parte dei quotidiani italiani, nel tentativo estremo di protestare contro la cosiddetta legge sulle intercettazioni, una legge che consideriamo sbagliata perché non sembra scritta per garantire una maggiore privacy agli italiani (diritto sacrosanto) ma per rendere più problematiche e difficili indagini e inchieste e per diminuire le possibilità dei cittadini di sapere cosa accade. […]
La Stampa, 08.07.10
L’università appesa a un filo
“Università, la lunga storia della catastrofe”, di Guido Crainz
È molto difficile riflettere sulla parziale riforma universitaria oggi in discussione senza fare i conti con la storia lunga che le sta alle spalle e che chiama in causa, insieme, responsabilità del ceto politico e del mondo accademico. […]
La Repubblica, 28.07.10
“Non è questa la riforma che serve all’università”, di Claudio Ciancio, Mario Dogliani, Federico Vercellone
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta elaborata da tre docenti universitari torinesi sulle dichiarazioni del Presidente della Repubblica in occasione dell´inaugurazione della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste […]
La Repubblica/Torino, 26.07.10
«Così l’università muore Non è un’azienda ma un vessillo di cultura», intervista a Umberto Mura
Umberto Mura, 63 anni e 40 di anzianità professionale, è il preside della facoltà di Scienze Matematiche Fisiche Naturali all’Università di Pisa. […]
L’Unità, 24.07.10
“La riformetta dell’università”, di Massimo Livi Bacci
Sull’università si sa tutto, o quasi. Ci sono analisi e saggi approfonditi, documenti e statistiche. Do per scontato che la maggioranza conosca la situazione e capisca la necessità di un rinnovamento. […]
Europa Quotidiano, 23.07.10
“La riforma immaginaria dell’università che muore”, di Tito Boeri
Oggi il disegno di legge del Governo sulla riforma dell’università andrà in Aula al Senato. […]
La Repubblica, 22.07.10
“Sottopagato e sfruttato ma indispensabile”, di Benedetta Tobagi
Non sono più giovanissimi: hanno in media 45 anni. Il loro lavoro nelle università statali e negli enti di ricerca pubblici amplia gli orizzonti della conoscenza a beneficio di tutta la società […]
La Repubblica, 21.07.10
“L’opposizione e le proposte del PD sono nei fatti, e negli atti parlamentari”, di Marco Meloni
Una risposta all’Assemblea dei docenti e dei ricercatori di Salerno. La posizione espressa dall’Assemblea dei docenti e dei ricercatori dell’università di Salerno è un’occasione per riflettere profondamente e, al contempo, per corrispondere alle sollecitazioni che manifesta. […]
www.partitodemocratico.it, 21.07.10
L´assessore Bianchi sfida la Gelmini “2000 ricercatori o salta l´anno accademico”, di Ilaria Venturi
«IL blocco della didattica annunciato dai ricercatori mi preoccupa molto. Come istituzione siamo interessati all´avvio regolare dei corsi. Ma il problema deve risolverlo la Gelmini. Per questo, con i rettori dell´Emilia Romagna, ho scritto al ministro. Avanzando tre proposte per non pregiudicare il prossimo anno accademico». […]
La Repubblica/Bologna, 20.07.10
“Noi travet nell´università svuotata”, di Carlo Galli
Non è vero che sia esistito un passato mitico in cui i docenti erano tutti Maestri, gli studenti tutti coltissimi e al tempo stesso assetati di sapere, la società deferente. […]
La Repubblica, 20.07.10
Il Parlamento ascolti la voce dei ricercatori
Il Forum Università, Saperi e Ricerca del Partito Democratico incontra l’università della capitale. Carrozza: “Gli atenei senza fondi non riescono a programmare le attività”. Meloni: “Riforme, non tagli, per premiare merito ed efficienza”. […]
18.07.10
“L’Università protesta contro la Gelmini ma Berlusconi va all’Ateneo di Mr Cepu”, di Maristella Iervasi
La e-mail è arrivata in queste ore agli oltre 3mila iscritti all’Ateneo telematico eCampus. Agli studenti ha scritto il rettore Lanfranco Rosati in persona. Lunedì mattina, il premier Silvio Berlusconi, visiterà privatamente il campus di Novedrate, in Brianza alle porte di Como, e «parlerà con studenti e docenti». […]
L’Unità, 18.07.10
Università, Pd: governo le vuole soffocare, lo conferma assestamento di Bilancio Ghizzoni: per 2011 il taglio è di oltre 1 miliardo 400 milioni
2011 il taglio è di oltre 1 miliardo 400 milioni
“L’assestamento di bilancio è la conferma che il Governo vuole far morire le università di asfissia. […]
14.07.10
“La prima notte degli esami”, di Raffaello Masci
L’Università di Roma «La Sapienza» è deserta, in questo torrido, afoso pomeriggio estivo. Ma non nei dintorni della facoltà di Lettere: nelle aiuole, sotto l’ombra degli alberi, undici tavoli con altrettanti docenti stanno tenendo esami (tecnicamente «esoneri», cioè parte di un esame) […]
La Stampa, 13.07.10
“«Gelmini ripensaci» Cinquecento no al ddl”, di Roberto Ciccarelli
Vogliono difendere il ruolo dell’università pubblica contro il disegno di legge Gelmini e i tagli della manovra finanziaria, si schierano al fianco delle migliaia di ricercatori che si asterranno dalla didattica non obbligatoria, protestano contro l’infinito precariato della ricerca in Italia e promettono il rinvio dell’inizio delle lezioni il prossimo anno accademico. […]
Il Manifesto, 08.07.10
“L’università rischia l’asfissia”
L’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione della Camera, e Massimo Milani, coordinatore provinciale modenese del forum Università del Pd, commentano le ultime dichiarazioni del Rettore Aldo Tomasi. Ecco la loro nota. […]
07.07.10
“A settembre l’università esisterà ancora?”, di Francesco Vaccarino
Mentre gli studenti medi si accingono a terminare gli esami di maturità e iniziano a pensare al corso di laurea cui iscriversi, stanno accadendo eventi piuttosto singolari nella maggioranza degli atenei italiani. Attività e fatti sino ad oggi ignorati dai media e vicini al mondo tv non più della sterochimica. […]
La Stampa, 07.07.10
Ricerca, in una lettera aperta le proposte dei professori
Un gruppo di docenti di varie università si rivolge al presidente del Consiglio e al ministro con una serie di suggerimenti sul sistema di governo delle università […]
La Repubblica, 06.07.10
Ricercatori, l’appello del Pd ai Rettori dell’Emilia-Romagna
L’on. Ghizzoni e Massimo Milani: “I Senati accademici di Bologna, Modena, Ferrara e Parma devono avanzare proposte concrete e precise nei confronti del Ministero” […]
05.07.10
«Senza ricercatori blocco le lezioni», di Ilaria Venturi
I corsi del primo anno a Scienze della Formazione (di Bologna, n.d.r.) non partiranno a settembre, se il ministro Gelmini non cambierà idea sui ricercatori, messi “ad esaurimento” con la riforma ora in discussione: dunque, se il loro sciopero della didattica non rientrerà. […]
Repubblica/Bologna, 04.07.10
“Napolitano: «Nella ricerca è il futuro dell’Europa»”, di Marcella Ciarnelli
Ricerca e università. Il futuro dell’Europa è nella valorizzazione di coloro che spendono la propria intelligenza e l’impegno di una vita in questi due importanti settori. […]
L’Unità, 03.07.10
Cronache dalla scuola
“Organici di fatto: pubblicata la circolare”, di Reginaldo Palermo
Nella giornata del 23 luglio il Ministero ha definito le procedure per l’adeguamento degli organici del personale docente e Ata alle situazioni di fatto esistenti nelle scuole. […]
Tecnica della Scuola, 24.07.10
“Il decreto interministeriale n. 55 del 6 luglio 2010 non esiste!”, di Mario Piemontese
Il TAR ha citato nell’ordinanza del 20 luglio il decreto interministeriale n. 55 del 6 luglio 2010, mentre l’Avvocatura dello Stato nella memoria del 13 luglio trasmessa al TAR ha citato il decreto interministeriale n. 55 del 6 luglio 2009. […]
Retescuole, 23.07.10
Scuola/Tar: Ghizzoni (Pd), con Gelmini la scuola è nel caos normativo
“Di due risultati potrà fregiarsi il ministro Gelmini: aver imposto, senza scrupolo e strategia, il più pesante taglio agli organici mai subito dalla scuola pubblica (ben otto miliardi pari a 132.000 posti di lavoro), e aver messo le istituzioni scolastiche nel caos normativo”. […]
20.07.10
“Scuola, tagli al tempo pieno “cancellate” 138 prime classi”, di Franco Vanni
La carenza di maestri elementari ha costretto il provveditorato a cancellare 138 prime classi di tempo pieno fra città e provincia, trasformate in tempo “normale”, con i ragazzini a scuola fino a mezzogiorno. […]
La Repubblica/Milano, 19.07.10
Scuola, Pd: Gelmini senza vergogna, è lei responsabile dei tagli
Ghizzoni: non servono gesti caritatevoli, ma atti politici: ritiri riforma licei. “Senza vergogna. È l’unico commento possibile alle parole che il ministro Gelmini indirizza alla giovane Alice, aspirante liceale esclusa per sorteggio. […]
16.07.10
“Test Invalsi due volte all’anno”, di R.P.
A partire dal prossimo anno scolastico gli studenti della scuola secondaria di primo grado sosterranno due volte all’anno prove di valutazione predisposte dall’Invalsi; una prima rilevazione verrà fatta all’inizio dell’anno scolastico e una seconda verso la fine. […]
Tecnica della Scuola, 16.07.10
Le verità del tempo pieno
La polemica, che alcune settimane fa aveva visto il TG3 e il Miur contendersi la verità su aumenti o diminuzioni delle classi a tempo pieno per l’anno prossimo, è arrivata in Parlamento. […]
Tuttoscuola, 15.07.10
Scuola, Pd: ministero conferma riduzione tempo pieno per prime classi
Ghizzoni: Gelmini nasconde dati agli italiani. “I dati ci sono ma li tengono nascosti o meglio selezionano quelli di ‘maggiore interesse per una diffusione esterna all’amministrazione’. […]
13.07.10
«Prof troppo vecchi? Colpa del Governo», di A.G.
Non ha destato repliche in seno al Governo e a viale Trastevere la sottolineatura del quotidiano “Repubblica” sul sensibile innalzamento dell’età media degli insegnanti della scuola italiana, estrapolato da una rielaborazione del quadro numerico dell’anno scolastico 2009/2010 emesso dallo stesso ministero dell’Istruzione. […]
Tecnica della Scuola, 10.07.10
Sono educatrice, ma anche bidella. Ma nessuno mi paga
Potrei riassumere le mie mansioni così: sono educatrice, bidella e anche dirigente scolastica. Quest’anno ho fatto la dirigente almeno per 186 ore, che nessuno mi ha pagato…». […]
Unità/Bologna, 07.07.10
«La scuola ha i capelli grigi, in cattedra prof cinquantenni», di Salvo Intravaia
Docenti sempre più anziani. Anche i precari hanno un’età elevata. E solo 13 giovani su cento diventano di ruolo […]
La Repubblica, 08.07.10
«Scuola, l’anno dei tagli ma i prof di religione sono ancora in crescita», di Salvo Intravaia
l´unico dato in controtendenza. Per il resto meno cattedre e classi, e precari espulsi. In 12 mesi gli insegnanti di ruolo sono diminuiti del 4%, i bidelli e i tecnici del 6% […]
La Repubblica, 02.07.10
Quale federalismo?
“Scontro tra Tremonti ed enti locali. Il decreto sul federalismo blocca i fondi a comuni e province che non collaborano”, di Nicoletta Cottone
È arrivato il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di Comuni e Province. Il testo ora passerà all’esame della Conferenza Stato-Regioni e della commissione bicamerale per il federalismo fiscale per poi tornare dopo l’estate in Cdm per il via libera definitivo. […]
23.07.10
“Prove di federalismo, più tasse sulle imprese”, di Valentina Conte
Il fisco in salsa federalista sa già di promessa mancata. A sorpresa, da una prima indagine sugli effetti dei nuovi studi di settore “regionalizzati”, si scopre che non solo l´obiettivo di pagare meno tasse si allontana, anzi si ribalta, ma a versare di più sarà proprio quella parte del Paese che da sempre lo invoca: il Nord. […]
La Repubblica, 17.07.10
“Case, arriva l´imposta municipale Emilia e Liguria le più tartassate”, di Valentina Conte
Parte con 30 miliardi il federalismo comunale: 400 euro a testa
I sindaci potranno manovrare elevando la tassa attraverso una addizionale . Agli attuali tributi si aggiungono Tarsu, cedolare secca e il gettito delle case fantasma. […]
La Repubblica, 12.07.10
“Con il federalismo truffa stanno tagliando 14 miliardi di servizi. Regioni, spiegatelo ai cittadini”
Bersani a L’ISOLA CHE C’E’: “Basta con la subalternità alla Lega. L’autonomismo lo abbiamo inventato noi, loro hanno fatto solo le ronde” […]
www.partitodemocratico.it, 10.07.10
«Federalismo: avanti piano», di Gilberto Muraro
La Relazione sul federalismo è una positiva prova politica, offre un’importante documentazione contabile, contiene qualche proposta convincente come il passaggio alla finanza comunale delle imposte sui trasferimenti immobiliari. […]
www.lavoce.info, 04.07.10
«L’albero capovolto del federalismo. Più spese locali e meno autonomia impositiva», di Tito Boeri
È STATO un parto difficile, durato ben 14 mesi, il tempo intercorso tra l’approvazione della legge delega sul federalismo fiscale e la consegna alla Camera della Relazione sul Federalismo Fiscale. Eppure non si vedono “importanti passi in avanti”. […]
La Repubblica, 03.07.10
Un Governo alla deriva
“Bersani: è crisi, fase nuova premier subito in Parlamento”, di Giovanna Casadio
«Questa è una crisi, Berlusconi venga in Parlamento». Pier Luigi Bersani aspetta di leggere il documento dell´ufficio di presidenza del Pdl che segna lo strappo con Fini, prima di schierare il Pd all´attacco. […]
La Repubblica, 30.07.10
Fioroni: «Stanno per esplodere Caliendo si faccia da parte», di Maria Zegarelli
La pila dei quotidiani, «Gli ultimi fuochi dell’impero romano», di Giulio Castelli e «Propaganda Fide R.E» di Andrea Gagliarducci sotto il braccio, «mi tengo aggiornato sui temi caldi…». […]
L’Unità, 28.07.10
Maggioranza battuta tre volte in aula
Si tiene solo con voti di fiducia. “La maggioranza è stata battuta tre volte in aula grazie alla presenza massiccia del Pd e delle opposizioni. E’ sempre più evidente che riesce a stare insieme solo con i voti di fiducia. […]
21.07.10
“Quella macchina del fango targata Cosentino”, di Roberto Saviano
Quando si dà fastidio al governo o a chi comanda cosa succede in Italia? Quando un politico viene scelto al posto di un altro più potente ma indagato dall´antimafia cosa accade? Ora lo vediamo. […]
La Repubblica, 17.07.10
È un governo in agonia
Dimissioni, per evitare il voto della mozione di sfiducia alla Camera presentata dal Pd e accolta dal presidente della Camera, Gianfranco Fini: si conclude così l’esperienza al governo di Nicola Cosentino che, coinvolto nello scandalo P3, lascia il posto di sottosegretario all’Economia. […]
www.partitodemocratico.it, 15.07.10
“Il secondo atto della farsa Brancher”, di Giovanni Valentini
Caso Brancher, atto secondo. Con le dimissioni-lampo del ministro-fantasma, s´è chiuso in qualche modo il caso giudiziario innescato dalla sua improvvida nomina e dal suo ancor più improvvido ricorso al legittimo impedimento. […]
La Repubblica, 07.07.10
Corrotti e corruttori ovvero la nuova P3
“La centrale del fango”, di Ezio Mauro
Promemoria per l´estate. Mentre Berlusconi parla di “calunnie” e “campagne furibonde” contro il governo, c´è in realtà un metodo nel lavoro e nella ragione sociale della cosiddetta P3, che è venuto alla luce con chiarezza e non ha bisogno di passaggi giudiziari per avere una sua evidente rilevanza politica. […]
La Repubblica, 23.07.10
“La mucillaggine para-illegale”, di Luigi Spaventa
Ha scritto Guido Tabellini, rettore dell´università Bocconi: “Accanto all´emergenza economica e all´urgenza di risanare la finanza pubblica, vi è oggi in Italia una terza gravissima emergenza: la diffusione di illegalità, corruzione, spregio per le leggi e le istituzioni pubbliche… […]
La Repubblica, 19.07.10
Bersani: «L’immagine dell’Italia: corruzione e crisi sociale», di Simone Collini
Che ci sia un problema di corruzione, oltre che sociale, che si sia aperta una questione di legalità e mancato rispetto delle regole, lo vedono bene gli italiani. […]
L’Unità, 18.07.10
“La corruzione nel nome di Cesare”, di Massimo Giannini
In nome di «Cesare». Le carte dell´inchiesta sulla nuova P3 scoprono l´abisso nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. In mano a una «cupola» che, sul Lodo Alfano, non ha esitato a giocare una partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto. […]
La Repubblica, 16.07.10
“All´ombra del potere berlusconiano aperta un´autostrada per la corruzione” intervista a Bersani di Alessandra Longo
Bersani: il Cavaliere ha fallito, deve prenderne atto. Giusto il tempo di guardare in albergo la partita Spagna-Olanda, dopo aver superato la dogana americana, sottoponendosi al rito di controllo delle quattro dita da esporre e delle pupille rivolte alla telecamera, e Pier Luigi Bersani è stato raggiunto ieri mattina a Washington, prima tappa della sua missione americana, dal rombo della politica italiana. […]
La Repubblica, 13.07.10
La crisi che c’è e il lavoro che manca
“Il lavoro umiliato e la solitudine di chi viene licenziato”, di Piero Fassino
Aveva 51 anni. Sei mesi fa era stato licenziato. L’altro ieri, sconvolto dall’angoscia di una vita senza lavoro, è tornato nella sua azienda, ha ucciso due dirigenti e si è suicidato. […]
L’Unità, 26.07.10
“Purchè non sia un tavolino”, di Mario Deaglio
I cosiddetti «tavoli» ai quali i sindacati, gli imprenditori e i rappresentanti del governo si incontrano e si confrontano sono una buona cosa in quanto l’alternativa è spesso uno sciopero «al buio», ossia senza che una parte abbia una chiara percezione delle posizioni e dei problemi delle altre. […]
La Stampa 26.07.10
“Quel tavolo tardivo nella partita del lingotto”, di Massimo Giannini
Dopo due anni di colpevole silenzio, il governo Berlusconi si è infine accorto che in Italia esiste un «problema Fiat». Il presidente del Consiglio l´ha scoperto a modo suo, affermando un principio banale e formulando un auspicio irreale. […]
La Repubblica, 24.07.10
“Il dumping di Marchionne”, di Luciano Gallino
Quattro anni fa, settembre 2006, Sergio Marchionne dichiarava prima in un discorso all’Unione Industriale di Torino, poi in un’intervista a questo giornale, che «il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento». […]
La Repubblica, 23.07.10
“Un autunno triste con poco lavoro e nuove stangate”, di Rinaldo Gianola
Il presidente Obama dice che negli Stati Uniti per ogni posto di lavoro disponibile ci sono cinque disoccupati in coda. Nonostante i segnali di risveglio dell’economia americana, ben più sostenuti di quelli europei e italiani, il dato diffuso dalla Casa Bianca testimonia che è ben fondato il timore di quanti prevedono una ripresa senza occupazione. […]
L’Unità, 20.07.10
Telecom, 3700 licenziamenti nel giorno dello sciopero
Aprire la procedura di mobilità per 3700 lavoratori, nel giorno stesso in cui i tuoi dipendenti scioperano per 4 ore contro un piano che prevede 6.800 esuberi, è un’iniziativa che ha una duplice ed incredibile valenza, unendo alla sua assoluta gravità l’inconfondibile timbro della provocazione. […]
L’Unità, 10.07.10
“Una crisi pagata dai giovani”, di Samuel Bentolila, Tito Boeri e Pierre Cahuc
La disoccupazione giovanile è al 20 per cento in Europa. Si tratta anche di una conseguenza di riforme del mercato del lavoro rimaste incomplete. […]
www.lavoce.info, 06.07.10
Il Belpaese della disuguaglianza metà ricchezza al 10% degli italiani, di Roberto Mania
La crisi ha aumentato le distanze sociali. Classe media frantumata. Peggio di noi fra le nazioni sviluppate solo Messico, Turchia, Portogallo, Usa e Polonia […]
La Repubblica, 04.07.10
La dignità negata delle donne
“Centro Documentazione Donna, basta demagogia” Lettera aperta di Manuela Ghizzoni ad Andrea Leoni
Alla ricerca di un facile plauso, il consigliere Leoni parte lancia in resta nel denunciare le risorse erogate dal Comune di Modena al Centro Donna (28.335 euro) come un deprecabile spreco e nell’invocare lo storno delle medesime risorse ad asili e case protette. […]
La Gazzetta di Modena 25.07.10
“Silenzi e tabù: perchè in Italia gli uomini uccidono le donne”, di Vera Schiavazzi
Anna Maria Tarantino non credeva di vivere nel Medioevo, e neppure in un villaggio afgano. Così, non ha pensato di rischiare la vita quando ha chiesto a Leopoldo Ferrucci di aiutarla, in cambio di un po’ di denaro, a trasportare dei mobili e a caricare dei pacchi dell’Ikea di Roma. […]
Il Venerdì di Repubblica, 24.07.10
Stupri, Consulta choc: «Carcere non obbligatorio»
La Corte Costituzionale boccia in parte le nuove norme, più restrittive, varate con decreto nel 2009, in materia di misure cautelari per chi è indagato per violenza sessuale, atti sessuali con minori e induzione o sfruttamento della prostituzione minorile. […]
L’Unità, 22.07.10
“Perché gli uomini uccidono le donne”, di Michela Marzano
Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l´amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. […]
La Repubblica, 14.07.10
100 donne ammazzate ogni anno da fidanzati mariti o ex.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la violenza contro le donne rappresenta la prima causa di morte per il sesso femminile fra i 25 e i 44 anni. […]
L’Unità, 12.07.10
«Comencini unite: l’Italia non è un paese per donne», di Fulvia Caprara
Cristina scrive e Francesca dirige lo spettacolo-pamphlet “Libere” “Per proporre un modello femminile nuovo e sentirsi meno sole” […]
La Stampa, 02.10.07
Il dovere della memoria
L’ultima lettera di Paolo Borsellino
“Gentilissima” professoressa, uso le virgolette perché le ha usate Lei nello scrivermi, non so se per sottolineare qualcosa, e “pentito” mi dichiaro e dispiaciutissimo per il disappunto che ho causato agli studenti del Suo Liceo per la mia mancata presenza all’incontro di Venerdì 24 gennaio. […]
19.07.10
Strage di via D’Amelio Il Pm Nico Gozzo: «Fu come un golpe che spazzò il sistema»
Un centinaio di persone partecipa al corteo organizzato, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio, dal “Popolo delle Agende Rosse”, il Movimento che fa capo a Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato insieme alla scorta 18 anni fa. […]
L’Unità, 19.07.10
A 15 anni dal massacro di Srebrenica un funerale per 700 delle vittime
Si ricordano gli 8 mila morti. I resti delle fosse comuni saranno cremati e verrà data loro singola sepoltura […]
Il Corriere della Sera, 11.07.10
Letture per aprire la mente
“Cesarismo democratico”, di Nadia Urbinati
Da quando nacque Forza Italia, nel 1994, e per diversi anni, Norberto Bobbio tornò ripetutamente sul tema della natura di questo partito. […]
La Repubblica, 26.07.10
“La vera storia del caso Marchionne”, di Eugenio Scalfari
Fa piacere a tutti quelli che fanno il mio mestiere poter dire ogni tanto: «l’avevo scritto prima di tutti » anche se molte volte ci sbagliamo nelle previsioni e nei giudizi. […]
La Repubblica, 25.07.10
“Un paese senza politica industriale”, di Luigi La Spina
L’esercizio è semplice, ma l’effetto è impressionante. Basta accostare due notizie, registrate da tutti i giornali negli ultimi giorni. La prima, in ordine di tempo, si riferisce al rapporto Svimez 2010 sull’economia del nostro Mezzogiorno, dove si segnala addirittura il rischio di «una estinzione» dell’industria nel Sud. […]
La Stampa, 23.07.10
“Perché il Pd non incassa il risultato” di Stefano Menichini
Ieri è stata una giornata di gloria per il Pd alla camera: tanti deputati presenti in aula, maggioranza bocciata per le assenze in votazioni sulle missioni all’estero e sulle quote latte. A conferma che c’è sbandamento fra le truppe del centrodestra, sulle grandi questioni come sulle minori. […]
Europa Quotidiano, 22.07.10
“La Bindi ossessione del Cavaliere” di Francesco Merlo
La prima volta che insultò la Bindi ho scritto che era maleducato. Ma adesso è diventato un problema di farmacia. Berlusconi che insolentisce ancora Rosy Bindi, ossessivamente e con la stessa litania, non è più un avvenimento che può essere affrontato da un polemista. […]
La Repubblica, 20.07.10
“I reati? Non hanno colore”, di Valerio Onida
Complice forse la giornata di “silenzio stampa” del 9 luglio, non hanno avuto molta eco finora due sentenze della Corte costituzionale in tema di immigrazione irregolare depositate l’8 luglio. […]
Il Sole 24 Ore, 17.07.10
“Un Paese immerso nella palude”, di Michele Ainis
L’Italia che s’accinge a celebrare un secolo e mezzo di storia nazionale è diventata una palude, uno stagno d’acque limacciose nel quale siamo immersi fino al collo. […]
La Stampa, 14.07.10
“Le metastasi del Potere”, di Massimo Giannini
“La magistratura è un cancro da estirpare”, sostiene da mesi il presidente del Consiglio, nella furia iconoclasta che lo spinge ad abbattere i simboli e le istituzioni repubblicane. […]
La Repubblica, 13.07.10
“C’è bisogno della forza di indignarsi”, di Michele Brambilla
Sarebbe interessante un sondaggio sull’ultimo «scandalo» che vede il ritorno dei vecchi coscritti della P2 e il coinvolgimento, fra gli altri, di uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini. […]
La Stampa, 13.07.10
«Non parlare al manovratore», di Lietta Tornabuoni
La manovra economica e il suo manovratore, il governo, hanno offerto e offrono uno spettacolo molto interessante. […]
La Stampa, 08.07.10
“Le tasse, la corruzione e la democrazia”, di Guido Crainz
Lo sciopero della stampa pone al paese una domanda ancor più generale: è possibile continuare in questo modo? E´ possibile continuare a subire un deterioramento così accentuato e rapido del rapporto fra potere politico e cittadini? […]
La Repubblica, 08.07.10
«Cavilli scambiati per cavalli», di Michele Ainis
Chissà perché in Italia ogni mosca in volo diventa un’astronave. L’ultimo Ufo è atterrato davanti al Quirinale, con un doppio avvistamento: da destra (il Giornale) e da sinistra (il Fatto quotidiano). […]
La Stampa, 07.07.10
«Se il Cavaliere non sa più comunicare», di Ilvo Diamanti
Sono passati tre mesi dal voto regionale ed è come se i partiti procedessero senza bussola. La maggioranza, in particolare (l’opposizione staziona, già da tempo, nella penombra). […]
La Stampa, 04.07.10
«Indice mondiale della prosperità: Italia fuori dal G-20», di Stefano Natoli
Non finisce (purtroppo) sulle prime pagine dei giornali e non è (purtroppo) “market mover”, pur fornendo preziose informazioni sullo stato dei principali paesi del pianeta. […]
Il Sole 24 Ore, 04.07.10
Interrogazioni presentate nel mese di luglio
Interrogazione sull’utilizzo dei docenti di sostegno per coprire “classi scoperte” (depositata in data 28 luglio e non ancora presente del data-base della Camera)
Interrogazione sulle liste d’attesa alla scuola dell’infanzia nel Comune di Anzola nell’Emilia (depositata in data 28 luglio e non ancora presente del data-base della Camera)
Interrogazione sulla situazione carceraria in Emilia-Romagna e dell’istituto Sant’Anna di Modena – Atto n. 5-03302 del 28 luglio 2010
Interrogazione sulle risorse alle scuole per l’attivazione dei corsi di recupero – Atto n. 5-03212 del 13 luglio 2010
Interrogazione sull’uso degli ambienti del museo Casa Martelli di Firenze da parte della Soprintendente – Atto n. 4-07849 del 1 luglio 2010
