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"La forza della verità", di Massimo Giannini

A voler interpretare i segni che promanano dal «corpo mistico del re» secondo i moderni canoni fisio-politici codificati dal berlusconismo, quella di ieri si può considerare una giornata di svolta. Oppresso dalla cappa di «tagli e bavagli» che il suo stesso governo ha imposto a se stesso e al Paese, il presidente del Consiglio è stato costretto suo malgrado ad annunciare una probabile marcia indietro sui due fronti più esposti e rischiosi di questa fase della legislatura: la manovra economica e, soprattutto, il ddl sulle intercettazioni.
Non deve ingannare l´ennesimo «falso ideologico» sollevato dal premier per giustificare l´ultima, e forse la più intollerabile delle leggi-vergogna: «Siamo tutti spiati», ha ripetuto come un disco rotto, replicando un calcolo volutamente artefatto: «I telefoni controllati sono 150mila: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia…». Le rituali menzogne, spacciate come verità sul mercato della paura, ma palesemente smentite dai dati dello stesso ministero della Giustizia. In Italia i «bersagli intercettati» sono in realtà 132.384, laddove per «bersaglio» si intende un singolo che dispone in media di 5,3 utenze telefoniche (tra telefono fisso, cellulare personale, cellulare aziendale e utenze di parenti).
Dunque, se si dividono i 132.384 «bersagli» per 5,3 utenze viene fuori che le persone effettivamente intercettate sono 26 mila, cioè lo 0,045% dell´intera popolazione nazionale. Altro che 7 milioni e mezzo.
Ma stavolta quello che conta sottolineare non è tanto l´ennesima menzogna di Berlusconi. Stavolta, nel suo intervento davanti alla sempre plaudente assemblea della Confcommercio, c´è qualcosa di nuovo e di diverso, che merita di essere sottolineato. C´era un tono di vaga rassegnazione, nelle parole con le quali Berlusconi ha esposto il complicato scenario che si profila nell´iter della legge-bavaglio: «Noi abbiamo preparato il provvedimento in quattro mesi, ma ora si parla di metterlo in calendario per il mese di settembre, poi bisognerà vedere se il Capo dello Stato lo firmerà e poi quando uscirà ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Consulta che, secondo quanto mi dicono, lo boccerà…».
In questo «periodo ipotetico» non c´è solo la rappresentazione dei consueti svarioni di sintassi costituzionale: il Parlamento come un orpello inutile, la presidenza della Repubblica come un intralcio fastidioso, la magistratura e i giudici come nemici irriducibili. C´è anche il riconoscimento di un errore di grammatica politica: il centrodestra rischia di non reggere l´urto di un testo come quello sulle intercettazioni, contro il quale si concentrerà presto l´attenzione degli organi di garanzia della Repubblica, e nel frattempo si sta già concentrando un pericoloso fuoco incrociato: quello interno che cova dentro la maggioranza, e quello esterno che monta presso l´opinione pubblica. Dunque, meglio fare un passo indietro, e accogliere le richieste di modifica a un provvedimento che ormai persino gli organismi internazionali considerano una minaccia per le indagini giudiziarie e una lesione dei diritti dei cittadini. Le notizie fatte filtrare in serata da Palazzo Grazioli sembrano confermare questa disponibilità al confronto.
Vedremo nelle prossime ore se si tratta di una ritirata strategica, o invece solo di una mossa tattica. Quando mostra di arretrare, spesso il Cavaliere prepara una controffensiva, magari su terreni e con arsenali diversi. Ma in questo caso il sentiero è per lui oggettivamente assai stretto. Sulla manovra da 25 miliardi c´è il nervo scoperto di Bossi: è difficile reggere il nervosismo della Lega, che vive con crescente disagio la crociata dei governatori, a partire proprio dal lombardo Formigoni, contro «i tagli agli enti locali che uccidono il federalismo»: la gente, compresa quella del Nord, comincia a sospettare che sia vero, e questo spiega le aperture del Senatur alle correzioni richieste dalle regioni.
Sulla legge-bavaglio la morsa intorno al premier è ancora più stretta. C´è la dottrina: è difficile non ascoltare gli allarmi sui vizi di legittimità sollevati da fior di costituzionalisti. Ci sono le istituzioni: è altrettanto difficile non immaginare che queste correnti di pensiero siano ignorate da Giorgio Napolitano (che sarà chiamato nelle prossime settimane a promulgare quel provvedimento) e dalla Consulta (che sarà chiamata nei mesi successivi a valutarne la costituzionalità). C´è Gianfranco Fini: è impossibile non vedere che la «corrente» del presidente della Camera, dentro il Pdl, si sta riorganizzando in vista del dibattito a Montecitorio e che, forte del ruolo istituzionale di Giulia Bongiorno, ha i numeri per impallinare quel testo almeno in Commissione giustizia, grazie anche all´opposizione (finalmente ferma e trasversale) sollevata dal Pd insieme a Udc e Idv.
E poi c´è l´opinione pubblica. Il successo della campagna di questo giornale sui post-it, la straordinaria partecipazione della rete e del popolo viola, le iniziative di protesta annunciate dalla Federazione nazionale della stampa: la diffusa mobilitazione di queste settimane dimostra che quella contro la legge-bavaglio non è solo una battaglia per la legalità, che pone un serio problema di coerenza ad un centrodestra tutto chiacchiere e distintivo, capace solo di predicare “legge e ordine” salvo poi praticare la destrutturazione sistemica dei codici e della Costituzione. Ma conferma che questa è anche una battaglia per la libertà, che pone un problema ancora più gigantesco per la qualità della nostra democrazia, in cui il diritto dei giornali di informare e il diritto dei cittadini di essere informati non può essere disgiunto dal dovere di chi governa di «rendere conto» al popolo che non è chiamato solo a votare, ma anche a pensare.
Ecco perché questa legge, così com´è stata concepita, non può passare. La democrazia è limite. E con questo provvedimento quel limite è drammaticamente valicato. Tanti italiani lo hanno capito. E sarebbero ancora di più se tutti i giornali combattessero senza riserve e senza furbizie questa battaglia. In un testo pubblicato sull´«Encyclopedia Americana» un secolo fa Joseph Pulitzer scriveva: «Un´opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l´indifferenza popolare o gli errori del governo…». È la grande “lezione” di uno dei padri del giornalismo occidentale. C´è ancora tempo perché tutta la grande stampa, senza eccezioni, la spieghi anche a Silvio Berlusconi.

La Repubblica 17.06.10

"La protesta continua", di Vincenzo Mulè

Scendono ancora in piazza gli abitanti de L’Aquila, trasferiti in paesi irraggiungibili ed esclusi da ogni tipo di ricostruzione. Intanto nel centro della città tutto è fermo e il governo non ha i soldi per proseguire.
Il suo volto peggiore, L’Aquila lo rivela di notte. Quando le case, che di giorno sembrano “normalmente” abitate, rimangono buie. E in silenzio. Quando cala il buio, poi, il centro vive un’anomala agitazione. Proprio nella zona rossa, quella interdetta agli abitanti e dove in molti nella fretta di fuggire al sisma hanno lasciato tutto, uno strano via vai di furgoni attira l’attenzione. «è il secondo turno degli operai – affermano gli aquilani -. Di giorno sono impegnati nella ricostruzione. Di notte, arricchiscono il proprio portafogli entrando nelle case ormai abbandonate».

Un meccanismo perverso, spiegano le stesse persone che ne sono rimaste vittime. «Chi ha ottenuto un’abitazione con il pano C.a.s.e., infatti, è costretto a lasciare tutto nelle strutture pericolanti. Questo perché nei nuovi alloggi «non si può attaccare nemmeno un quadro». L’Aquila è un caso che andrebbe attentamente studiato. È forse il primo caso in cui chi deve essere aiutato si ribella a chi porta aiuto. «Qui tutti gli schemi sono saltati. Se pensiamo che sono proprio le forze dell’ordine quelle che nelle prime ore hanno portato avanti la protesta contro la progressiva militarizzazione del territorio attuata dalla Protezione Civile». Ieri erano in quindicimila alla manifestazione partita dalla Villa Comunale.

«Non è importante il numero dei partecipanti, potevamo essere di più come meno – dice Roberta -. Il dato più importante è la disintegrazione del contesto sociale». L’annuncio della proroga di sei mesi da parte del governo per il pagamento delle tasse arretrate era ampiamente previsto.

«Anzi – ribattono i comitati – ce lo aspettavamo ieri mattina anziché martedì sera», affermano ironici. Per questo, infatti, l’organizzazione non ha subìto o previsto modifiche. Corteo doveva essere e corteo è stato. Con le questioni di sempre, rimaste irrisolte. Quelle di tanti abitanti de L’Aquila tornati proprio ieri nel capoluogo dopo essere stati trasferiti in «paesini irraggiungibili, dove solo tre settimane fa eravamo bloccati dalla neve». Dove si chiede il motivo per il quale gli abruzzesi sono stati sistematicamente esclusi da ogni tipo di ricostruzione. Dove si accusano i politici locali («impegnati solo in inutili parate») e la politica («dove erano i partiti in questo periodo?»). Dove, soprattutto, si chiede un ritorno alla normalità. «Non vogliamo altro assistenzialismo – recitava ieri un volantino del Comitato 3e32 distribuito durante la manifestazione – Sappiamo che sarà dura e vogliamo essere messi in grado di rialzarci in maniera autonoma senza dover aspettare sempre l’intervento dello Stato. Siamo stufi di essere trattati da terremotati sfortunati».

«Il nostro dramma deve tornare ad essere italiano, perché non è un problema solo dell’ Aquila ma del Paese», fa sapere il sindaco, Massimo Cialente, nel corso della sua partecipazione al corteo di protesta. «C’è stato un progressivo asciugarsi del rivolo – ha aggiunto il sindaco – la stessa Protezione Civile ha lasciato debiti, uno su tutti quello degli alberghi per i mesi da settembre a dicembre 2009».

Oltre la protesta, poi, c’è la quotidianità. Quella che può portare in piazza migliaia di persone. Ma anche quella contro la quale sbattere il muso. Quello che colpisce camminando per le vie del centro – anche all’interno della zona rossa – è il silenzio. Surreale per un luogo colpito da un terremoto oltre un anno fa e che invece dovrebbe essere animato dai lavori di ristrutturazione. L’immagine che la città offre a chi la visita è sì quella di un centro devastato dal terremoto. Ma sembra che il sisma sia avvenuto solo una settimana fa. Le macerie svettano ancora. Con tutto i loro carico di tristezza e dolore. Le piazze sono ancora vuote.

«Non conviene spostare le macerie – dicono ancora gli abitanti più critici – Si tratta di un lavoro che si potrebbe fare in due mesi. Alla fine dei quali sarebbe chiaro che non ci sarebbero i soldi per ricostruire». I soldi sono lo snodo della ricostruzione. Per il governo. Che non ne ha più «a causa degli sprechi di un’emergenza affrontata male», secondo il Comitato 3e32. Un libro ha fatto i conti in tasca alla ricostruzione. Secondo Sabrina Pisu e Alessandro Zardetto, autori di L’Aquila 2010.

Il miracolo che non c’è il piano C.a.se. ha divorato 800 milioni di euro, dando alloggio a meno di 15mila persone su un totale di 67mila senzatetto. Nelle 19 new town si affollano 4.500 appartamenti costati poco meno di 3mila euro al metro quadro, tre volte il prezzo di mercato. I soldi sono un problema anche per l’Aquila. La cui economia è al collasso, con quindicimila tra disoccupati e cassintegrati, artigiani e commercianti che non riescono a far partire le loro attività. Per questo, ieri, dall’Aquila è partito un nuovo, ennesimo Sos.

Da Terranews 17.06.10

"Crisi, cento economisti: così si va a picco", di Carlo Clericetti

Le “politiche dei sacrifici” non serviranno a risolvere la crisi, anzi la faranno precipitare e provocheranno anni di deflazione e probabilmente la fine dell’Unione europea. Ad affermarlo è una lettera-manifesto sottoscritta da cento economisti che propone soluzioni radicalmente diverse da quelle che si stanno attuando in particolare in Europa. L’iniziativa è stata promossa da Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre) e tra chi ha già aderito si leggono i nomi dei più autorevoli economisti italiani di orientamento progressista.

L’attuale instabilità dell’Unione, dice il documento, è il frutto “dell’insostenibile profilo liberista del Trattato e dell’orientamento di politica economica restrittiva dei paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero”. La crisi mondiale è tuttora in corso perché non si sono affrontate le sue cause strutturali, prima fra tutte “l’allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori”. Una crisi da domanda, dunque. L’Europa, poi, soffre di un sistematico squilibrio tra paesi che accumulano forti avanzi commerciali, la Germania prima di tutti, e paesi – quasi tutti gli altri – che tendono a indebitarsi sempre più. “In un simile scenario riteniamo sia vano sperare di contrastare la speculazione tramite meri accordi di prestito in cambio dell’approvazione di politiche restrittive da parte dei paesi indebitati. I prestiti infatti si limitano a rinviare i problemi senza risolverli. E le politiche di “austerità” abbattono ulteriormente la domanda, deprimono i redditi e quindi deteriorano ulteriormente la capacità di rimborso dei prestiti da parte dei debitori, pubblici e privati”.

In questa situazione, vari paesi “potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione.(…) La verità è che è in atto il più violento e decisivo attacco all’Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale”.

Le proposte per uscire dallo stallo vanno completamente controcorrente rispetto alle idee-guida degli ultimi trent’anni su come debba funzionare l’economia.
– Il processo di aggiustamento ha bisogno di tempo, quindi bisogna innanzitutto frenare la speculazione. La Bce si impegni pienamente ad acquistare i titoli sotto attacco, rinunciando a “sterilizzare” i suoi interventi. Si varino imposte per disincentivare le transazioni finanziarie a breve termine e controlli amministrativi sui movimenti di capitale. Se non vi fossero le condizioni per operare in concerto, meglio intervenire subito a livello nazionale che non far nulla.
– Evitare il tracollo del monte salari, rafforzando i contratti nazionali, minimi salariali, vincoli ai licenziamenti e nuove norme generali a tutela del lavoro e della sindacalizzazione.
– Aumentare la progressività fiscale in modo coordinato a livello europeo, per invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale che ha contribuito a scatenare la crisi. Spostare i carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell’Unione.
– Ampliare il bilancio federale dell’Unione ed emettere titoli pubblici europei. Coordinare le politiche fiscali e la politica monetaria europea finalizzandole a un piano di sviluppo per la piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni che al mercato non interessano, ma sono indispensabili per lo sviluppo.
– Ripristinare il principio di separazione tra banche di credito ordinario, che prestano a breve, e società finanziarie che operano sul medio-lungo termine.
– Condizionare la piene apertura dei mercati, dei capitali e delle merci, all’attuazione da parte dei paesi extra-Ue di politiche convergenti di miglioramento degli standard del lavoro e dei salari, e politiche di sviluppo coordinate.

Questo in sintesi il documento, che si può leggere integralmente dal link qui sotto (da dove è anche possibile inviare l’adesione). I firmatari si dicono consapevoli dell’enorme distanza tra queste proposte e le idee tuttora prevalenti, ma insistono sul fatto che queste ultime non potranno che avere esiti disastrosi. Invitano perciò il governo a farsi promotore in Europa di queste istanze. Se “non sortissero effetti, la crisi della zona euro tenderà a intensificarsi e le forze politiche e le autorità del nostro paese potrebbero esser chiamate a compiere scelte di politica economica tali da restituire all’Italia un’autonoma prospettiva di sostegno dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione”.

Il testo integrale con le adesioni

La Repubblica 16.06.10

Nessuno tocchi i blog

Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Aboliamo questa norma
Da pochi giorni in Senato la maggioranza con la trentesima fiducia ha approvato il ddl intercettazioni: un testo che tutela meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati. Tra i commi del testo ci sono attacchi e censure anche alla Rete. Una pagina davvero brutta per la democrazia italiana, il ddl intercettazioni dopo 2 anni di gestazione si dimostra un grande esproprio della democrazia e dell’informazione, dove le notizie cattive si sommano, e ora toccano anche il controllo e la censura della Rete. Come hanno indicato i senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n’è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla ‘rettifica’, si equiparano i siti informatici ai giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Il comma 29 dell’art. 1 prevede che la disciplina in materia di obbligo di rettifica prevista nella vecchia legge sulla stampa del 1948 si applichi anche ai “i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”! I blogger all’entrata in vigore della nuova legge anti-intercettazioni, dovranno provvedere a dar corso ad ogni richiesta di rettifica ricevuta, entro 48 ore, a pena, in caso contrario, di vedersi irrogare una sanzione fino a 12.500 euro.. Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un’altra cosa. L’emendamento del PD per modificare questa norma non è stato discusso perché la fiducia taglia tutto . Ma la destra abituata a usare la tv o non lo sa, o sperando nel silenzio prova a mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non sappiamo se questo sia l’obiettivo perseguito o solo un effetto collaterale dell’ignoranza con la quale il centrodestra continua ad affrontare le dinamiche della ret e, di sicuro faranno passare ai più la voglia di occuparsi, on line, di informazione in ambiti o materie suscettibili di urtare la sensibilità di qualcuno ed indurlo a domandare – a torto o a ragione – la rettifica. Un ottimo silenziatore alle domande legittime dei frequentatori del web. Non finisce qui. I senatori PD vogliono presentare, d’intesa con i colleghi della Camera dei D eputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita per l’appunto: ”per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta…”. Ci chiediamo se l’emendamento sarà sostenuto anche dai parlamentari di PDL e Lega che fanno parte dell’intergruppo web 2.0 e che nei convegni si esprimono sempre a difesa della libertà d’espressione in rete. Ora devono dimostrare alla rete che le loro non sono solo parole, da abolire a un cenno di Berlusconi. Chiediamo loro di firmare e votare l’emendamento PD al comma 29 per abolire l’obbligo di rettifica in 48 ore per siti e blog.

Giuseppe Civati
Paolo Gentiloni
Matteo Orfini

www.mobilitanti.it

Sfida al Governo

Sei proposte a costo zero per spostare dieci miliardi di euro dalla rendita e dalle posizioni dominanti a favore dei cittadini e delle imprese. Il Pd dà una ricetta semplice e concreta per modificare la manovra finanziaria senza alcun onere per lo Stato con l’effetto immediato di risparmiare svariati miliardi di euro.
Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani sono piccole lenzuolate con cui “sfidiamo il governo a dire se intende continuare con le chiacchiere o se intende fare qualche fatto”.

“Abbiamo una bassissima crescita, una manovra depressiva, dobbiamo mettere qualcosa nel motore della crescita. Questi sono i primi punti di una posizione articolata sui temi della manovra per una posizione, la nostra, che non è solo di denuncia ma anche di proposta”.

“Ci siamo stancati di sentire il lancio di bolle di sapone da parte del governo – ha continuato Bersani – che finiscono sempre nel nulla, e ci siamo stancati dei pretesti del governo per attaccare la Costituzione: l’articolo 41 non impedisce operazioni di semplificazione e di liberalizzazione”.

Non si sa quale possa essere l’atteggiamento del governo davanti a proposte concrete e a costo zero. Per Bersani “la destra dirà la sua, ma basta con le bolle di sapone. E basta anche con la legenda
metropolitana che il Pd non fa proposte. Stiamo attenti perché a noi ci uccide non solo il berlusconismo, ma anche il conformismo”.

Dello stesso parere anche Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd. “Le proposte che oggi facciamo sulla libertà di impresa e a favore dei consumatori non hanno alcuna esigenza di copertura. Quindi visto che molte nostre proposte sono spesso respinte perché manca la copertura, il sì o il no della maggioranza questa volta sarà senza scuse. Certo queste proposte toccano interessi forti: petrolieri, farmacisti, banche e alcune categorie di liberi professionisti. Ma non hanno un costo per lo Stato”.

“Lo scambio non c’entra niente. Il tema è altro”. E’ Anna Finocchiaro a chiarire che gli emendamenti del Pd alla manovra non saranno oggetto di trattativa con la maggioranza, ancora di piú se la proposta indecente dell’altra parte fosse mirata ad ottenere un via libera al condono.

“Noi siamo assolutamente contrari a ogni forma di condono, che non può essere merce di scambio. Il presidente del Consiglio ha detto che si può ragionare nel merito. Voglio prendere per buona questa affermazione, anche se non ci credo. Noi dobbiamo fare di tutto perchè la manovra sia equa e abbia al suo interno dei meccanismi che favoriscono la crescita”.

*****

Queste le 6 proposte:

Libertà di approvvigionamento dei gestori della rete dei carburanti, acquirente unico per il commercio all’ingrosso dei carburanti, liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini, riforma degli ordini professionali e sostegno all’accesso delle nuove generazioni, abolizione della clausola di massimo scoperto e di altre commissioni analoghe nei conto correnti bancari, separazione proprietaria rete trasporto gas e avvio immediato attività produttive con autocertificazione.

PREMESSA

Il Partito democratico sostiene la libertà di impresa e la libertà dei consumatori. Il governo Berlusconi nonostante le promesse, su questi temi, ha fatto fare all’Italia dei passi all’indietro. L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni: meno barriere di accesso alle professioni, più concorrenza nei servizi, autorità realmente indipendenti. Le misure che proponiamo sono un’occasione per il governo per dimostrare effettivamente la volontà di lottare per un mercato tutelato e contro privilegi, caste e sprechi non più sostenibili. Sui temi delle liberalizzazioni e della semplificazione per le imprese il PD ritiene che alcune misure possano essere già inserite nella manovra di finanza pubblica, per il contributo sulla crescita che esse possono fornire al nostro sistema economico, anche in termini di risparmi per imprese e famiglie con riferimento al contenimento dei prezzi che potrebbe derivare da una maggiore concorrenza nel mercato. Gli emendamenti del PD alla manovra non sono quindi esaustivi rispetto a tutto quello che si può fare. Ulteriori proposte e misure specifiche sulla promozione della concorrenza e sulla tutela dei consumatori per tutti i settori saranno avanzati dal PD durante l’esame del DDL annuale sulla concorrenza. A questo proposito il PD auspica una immediata approvazione in Consiglio dei Ministri del DDL sulla concorrenza, secondo il metodo e la procedura definito dall’art. 47 dalla legge n. 99 della scorsa estate. L’Antitrust ha già inviato lo scorso febbraio al Governo una segnalazione formale contenente una serie di proposte per la legge annuale. Il PD è pronto a fare la propria parte valutando le proposte del Governo e presentando le proprie in sede di esame parlamentare. Si ricorda che la previsione di dotare il nostro Paese di una legge annuale per la concorrenza era stata inserita dalla Camera dei deputati nel terzo pacchetto del Governo Prodi sulle liberalizzazioni, non approvato al Senato per la fine anticipata della legislatura.

Di seguito le singole proposte:

1) LIBERTA’ DI APPROVVIGIONAMENTO DEI GESTORI DELLA RETE DEI CARBURANTI
2) ACQUIRENTE UNICO PER IL COMMERCIO ALL’INGROSSO DEI CARBURANTI
3) LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DI TUTTI I MEDICINALI A CARICO DEI CITTADINI
4) RIFORMA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI E SOSTEGNO ALL’ACCESSO DELLE NUOVE GENERAZIONI
5) ABOLIZIONE DELLA CLAUSOLA DI MASSIMO SCOPERTO E DI ALTRE COMMISSIONI ANALOGHE NEI C/C BANCARI
6) SEPARAZIONE PROPRIETARIA RETE TRASPORTO GAS 7) AVVIO IMMEDIATO ATTIVITA’PRODUTTIVE CON AUTOCERTIFICAZIONE

CARBURANTI
LIBERTA’ DI APPROVVIGIONAMENTO DEI GESTORI DELLA RETE ACQUIRENTE UNICO PER IL COMMERCIO ALL’INGROSSO PER IL CONTENIMENTO DEI PREZZI

Obiettivo: creare condizioni di mercato maggiormente concorrenziali nel settore della distribuzione dei carburanti che è oggi dominato da un oligopolio costituito da 8 società integrate verticalmente (cioè che contestualmente producono, commercializzano all’ingrosso e vendono al dettaglio). Mancano nel nostro Paese, sia forti operatori commerciali puri in grado di contrattare liberamente con i produttori sul piano nazionale e internazionale le migliori condizioni di acquisto dei carburanti, sia un numero sufficiente di rivenditori al dettaglio autonomi rispetto ai produttori e indipendenti sul piano dell’offerta commerciale e quindi dei prezzi di vendita. In virtù di una maggiore pressione concorrenziale, con una diminuzione prevista dei prezzi di vendita di 4 centesimi al litro si potrebbe assicurare alla collettività un risparmio complessivo stimabile in circa 2 miliardi di euro nel triennio.

Proposta: Con il primo emendamento si concede la facoltà ai distributori legati da vincoli di esclusiva alle compagnie petrolifere (che gestiscono direttamente o indirettamente la gran parte dei 22.450 punti di vendita al dettaglio) di approvvigionarsi di carburanti presso altri fornitori. L’emendamento intende modificare la disciplina normativa che oggi regola i rapporti contrattuali di fornitura di carburante per la vendita al dettaglio tra produttori (che nel 60% dei casi sono anche proprietari degli impianti di distribuzione) e i gestori dei singoli punti di vendita. Si attenua il vincolo di esclusiva presente nei contratti in essere, fissando un tetto del 50% all’acquisto in esclusiva in modo che il singolo esercente al dettaglio possa diventare un imprenditore commerciale autonomo per la restante parte e possa così acquistare all’ingrosso il prodotto finito da altri rifornitori ai migliori presenti sul libero mercato. Con il secondo emendamento si propone di assegnare in via straordinaria e temporanea alla società (interamente pubblica) “Acquirente unico” (che attualmente svolge funzioni analoghe nel mercato dell’energia elettrica) il compito di esercitare anche attività di commercio all’ingrosso dei carburanti, in modo da rifornire migliaia di punti di vendita al dettaglio a prezzi competitivi e quindi contribuire al contenimento dei prezzi al consumo. L’intervento pubblico (della durata di cinque anni) è motivato dalla presenza di una strozzatura del mercato che determina nella formazione del prezzo industriale dei carburanti un divario strutturale con la media UE di almeno 4 centesimi al litro. La presenza di pochi operatori indipendenti (pompe bianche e grande distribuzione che si riforniscono nel canale c.d extrarete e vendono al dettaglio a prezzi inferiori anche di 10 centesimi al litro) rappresenta la riprova che nel canale della rete di vendita a marchio delle compagnie petrolifere esistono extra costi che gravano sulla collettività dei consumatori e limitano la competitività della nostra economia.

A.S. 2228

Dopo l’articolo 45, aggiungere il seguente:

Art. 45 bis
(Misure per accelerare la liberalizzazione del mercato dei carburanti)

1.I gestori dei singoli punti di vendita di carburanti al dettaglio possono liberamente rifornirsi da qualunque produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa nazionale e comunitaria.

2. A decorrere dal 1° gennaio 2011, le eventuali clausole contrattuali che prevedono forme di esclusiva nell’approvvigionamento di cui al comma 1 sono nulle, per violazione di norma imperativa di legge, per la parte eccedente il 50% della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il 50% di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto di vendita.

Dopo l’articolo 45, aggiungere il seguente:

Art. 45 bis
(Assegnazione all’Acquirente unico di funzioni in materia di carburanti)

1. Al fine di garantire un assetto maggiormente concorrenziale del mercato nazionale dei carburanti e assicurare il contenimento dei prezzi di vendita al dettaglio, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge e fino al 31 dicembre 2015, Acquirente unico S.p.a. assicura in via straordinaria l’attività di compravendita di carburanti secondo i seguenti principi: a) acquisto all’ingrosso di carburanti ai prezzi più convenienti sul mercato nazionale e internazionale, finalizzato all’approvvigionamento degli esercenti gli impianti di distribuzione carburanti; b) affitto di depositi di stoccaggio dei carburanti di cui alla lettera a); c) attivazione di un servizio di vendita all’ingrosso a prezzi concorrenziali agli esercenti gli impianti di distribuzione al dettaglio.

2. Con decreto del Ministro per lo sviluppo economico da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono definite le modalità attraverso cui Acquirente unico S.p.a. svolge le attività di cui al comma 1.

FARMACI
LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DI TUTTI I MEDICINALI A CARICO DEI CITTADINI

Obiettivo: aumentare la concorrenza nel settore della distribuzione dei farmaci, migliorare l’accessibilità del servizio ai consumatori e favorire lo sbocco professionale dei laureati in farmacia.

Proposta: ampliare il processo di liberalizzazione avviato con la prima „lenzuolata” del 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle c.d. parafarmacie e ai corner della grande distribuzione di vendere anche i farmaci di fascia C e quindi tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. Si viene di fatto a creare un doppio canale di vendita: farmacie convenzionate con il SSN; parafarmacie per la vendita di tutti farmaci a carico dei cittadini. Il primo canale è composto, secondo la pianta organica fissata per legge, da 17.796 farmacie convenzionate. Il secondo canale è al momento formato da oltre 3.217 esercizi – presso i quali lavorano circa 6.000 laureati in farmacia, sia come titolari, sia come dipendenti. Il varo della liberalizzazione dei medicinali da banco ha assicurato un servizio più ampio e prezzi più convenienti per i consumatori (con un calo medio del 12%). L’emendamento riprende le disposizioni originariamente contenute nell’Atto Camera 2272 della passata legislatura (approvato il 13 giugno 2007 e poi arenatosi al Senato), meglio noto come DDL “Bersani ter” (terza lenzuolata), e attualmente oggetto di analoghe proposte di legge depositate alla Camera (on.le Lulli) e al Senato (sen. Ghedini e altri 17 firmatari).

A.S. 2228

Dopo l’articolo 45, aggiungere il seguente:

1. La dispensazione al pubblico dei medicinali comunque classificati è riservata in via esclusiva al farmacista, ai sensi dell’articolo 122 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

2. La dispensazione dei medicinali prescritti dal medico su ricettario del Servizio sanitario nazionale (SSN) è effettuabile esclusivamente nell’ambito delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, di cui all’articolo 28 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Sono convenzionate le sole farmacie autorizzate dall’autorità sanitaria competente per territorio, ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, dell’articolo 104 del citato testo unico di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonché degli articoli 4 e 5 della legge 8 novembre 1991, n. 362.

3. Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, possono essere venduti, fatto salvo quanto previsto dal comma 4, e ad eccezione dei medicinali di cui all’articolo 45 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ed all’articolo 89 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, anche i medicinali di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni.

4. Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la vendita di medicinali deve avvenire, ai sensi di quanto previsto dal comma 2 del citato articolo 5, nell’ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire l’Inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura.

PROFESSIONI
MODERNIZZAZIONE E QUALIFICAZIONE DEGLI ORDINI E SOSTEGNO ALL’ACCESSO DELLE NUOVE GENERAZIONI

Obiettivo: portare a compimento la riforma organica del sistema delle professioni intellettuali dopo quindici anni di sterile dibattito parlamentare.

Proposta: le disposizioni contenute nell’emendamento puntano a

1) modernizzare il ruolo e l’assetto degli ordini professionali per qualificare l’esercizio delle professioni, assicurare gli obblighi di corretta e trasparente informazione agli utenti, la concorrenza e la credibilità della professione nonché a tutelare l’Interesse pubblico risolvendo situazioni di conflitto;

2) garantire pari opportunità alle giovani generazioni attraverso l’accorciamento della distanza tra le fasi di studio, tirocinio (retribuito e massimo di 12 mesi) ed accesso all’esercizio effettivo della professione, l’eliminazione di qualunque requisito di età o anzianità di esercizio nell’accesso alle cariche elettive degli organi nazionali e territoriali degli ordini e infine la previsione di sostegni e borse di studio per giovani professionisti in situazioni di disagio economico;

3) riconoscere le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale. Viene infine prevista l’equiparazione delle professioni intellettuali al settore dei servizi ai fini del riconoscimento delle misure (comunitarie e nazionali) di sostegno economico per lo sviluppo dell’occupazione e degli investimenti con particolare riferimento ai giovani.

A.S. 2228

Dopo l’articolo 44, inserire il seguente:

Articolo 44- bis
(Riordino dell’accesso e dell’esercizio delle professioni intellettuali e riorganizzazione degli ordini professionali)

1. Il presente articolo è finalizzato al riordino della disciplina delle professioni intellettuali allo scopo di modernizzare e qualificare l’esercizio delle professioni, garantire la qualità del servizio professionale, tutelare il consumatore alla scelta informata del professionista, assicurare pari opportunità per i giovani nei primi anni di attività, favorire l’accesso delle giovani generazioni. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano agli esercenti le professioni sanitarie e infermieristiche.

2. L’esercizio, anche in forma societaria e cooperativa, dell’attività professionale è libero in conformità al diritto comunitario, senza vincoli di predeterminazione numerica, ad eccezione delle attività caratterizzate dall’esercizio di funzioni pubbliche o dall’esistenza di uno specifico interesse generale, per una migliore tutela della domanda di utenza. Possono essere costituite reti di professionisti anche multidisciplinari, in forma di associazioni temporanee, per eseguire in comune opere e mandati professionali.

3. La legge dello Stato stabilisce quando l’esercizio dell’attività professionale, anche per lo svolgimento di singole attività, è subordinato all’Iscrizione ad appositi elenchi od albi, individua, sulla base degli interessi pubblici meritevoli di tutela, le professioni intellettuali da disciplinare attraverso il ricorso ad ordini, albi o collegi professionali, in modo tale che ne derivi, preferibilmente su base concertata e volontaria, una riduzione, anche mediante accorpamento, di quelli già previsti dalla legislazione vigente, attribuendo, quando ci si trovi in presenza di una rilevante asimmetria informativa e cognitiva fra utente e professionista, alle singole professioni regolamentate le attività riservate necessarie per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti e per il perseguimento di finalità primarie di interesse generale.

4. Gli ordini professionali sono strutturati ed articolati in organi centrali e periferici, ferma restando l’abilitazione all’esercizio per l’intero territorio nazionale e fatte salve le limitazioni volte a garantire l’adempimento di funzioni pubbliche

5. L’esame di Stato è obbligatorio per le professioni il cui esercizio può incidere su diritti costituzionalmente garantiti o riguardanti interessi generali meritevoli di specifica tutela, secondo criteri di adeguatezza e proporzionalità e deve assicurare l’uniforme valutazione dei candidati e l’abilitazione su base nazionale. Le commissioni giudicatrici sono composte secondo regole di imparzialità e di adeguata qualificazione professionale e la presenza di membri appartenenti agli ordini professionali o da questi designati effettivi e supplenti non può essere superiore alla metà dei componenti.

6. Il tirocinio professionale è limitato al periodo necessario a garantire l’effettiva acquisizione dei fondamenti tecnici, pratici e deontologici della professione e comunque non può essere di durata superiore a dodici mesi. Durante il periodo di tirocinio è riconosciuto, oltre al rimborso delle spese, un compenso commisurato all’apporto professionale prestato ovvero un compenso idoneo convenzionalmente pattuito.

7. La legge statale stabilisce a) il raccordo tra i titoli di studio universitari e di scuola secondaria e l’abilitazione all’esercizio della professione, garantendo anche i casi di accesso diretto alle sezioni degli ordini, albi e collegi corrispondenti ai diversi livelli di titoli di studio medesimi attraverso esami e corsi specialistici abilitanti. b) forme alternative o integrative di tirocinio a carattere pratico, tenendo conto delle singole tipologie professionali, ovvero mediante corsi di formazione promossi o organizzati dai rispettivi ordini professionali o da università o da pubbliche istituzioni purché strutturati in modo teoricopratico, la possibilità di effettuare parzialmente il tirocinio contemporaneamente all’ultima fase degli studi necessari per il conseguimento di ciascun titolo di studio ovvero all’estero. 8. Gli statuti degli ordini professionali devono:
a) fissare criteri e procedure di adozione di un codice deontologico finalizzato a garantire al cliente il diritto ad una qualificata, corretta e seria prestazione professionale nonché a un’adeguata informazione sui contenuti e le modalità di esercizio della professione e su situazioni di conflitto, anche potenziale, di interesse, a tutelare l’interesse pubblico al corretto esercizio della professione e gli interessi pubblici comunque coinvolti in tale esercizio, ad assicurare la credibilità della professione nonché a garantire la concorrenza;
b) disciplinare su base democratica tutti i meccanismi elettorali per la nomina alle relative cariche e l’elettorato attivo e passivo degli iscritti senza alcuna limitazione di età e in modo da assicurare le pari opportunità di genere, nonché in modo idoneo a garantire la trasparenza delle procedure, la rappresentanza presso gli organi nazionali e territoriali anche delle eventuali sezioni e la tutela delle minoranze, l’individuazione dei casi di ineleggibilità, di incompatibilità e di decadenza, la durata temporanea delle cariche e la limitata rinnovabilità così da non superare il massimo di sei anni, nonché la separazione tra organi di amministrazione e gestione e organi di vigilanza e controllo sui bilanci, nonchè poteri disciplinari;
c) stabilire come compiti essenziali degli ordini professionali l’aggiornamento e la qualificazione tecnico-professionale dei propri iscritti, tendenzialmente a carattere gratuito, comunque, nel rispetto dei principi di pari opportunità e non discriminazione, nonché la verifica del rispetto degli obblighi di aggiornamento da parte dei professionisti iscritti e degli obblighi di informazione agli utenti, l’adozione di iniziative rivolte ad agevolare, anche mediante borse di studio, l’Ingresso nella professione di giovani meritevoli ma in situazioni di disagio economico, l’erogazione di contributi per l’Iniziale avvio e il rimborso del costo dell’assicurazione obbligatoria; comprendere fra tali compiti la collocazione presso studi professionali di giovani non in grado di individuare il professionista per il praticantato e l’organizzazione di corsi integrativi;
d) prevedere i casi di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile del singolo professionista ovvero della società professionale, con un massimale adeguato al livello di rischio di causazione di danni nell’esercizio dell’attività professionale ai fini dell’effettivo risarcimento del danno, pure in caso di attività svolta da dipendenti professionisti.

9. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, gli statuti degli ordini professionali si adeguano alla disciplina di cui al comma 8 ed entro i successivi sei mesi ciascun ordine provvede ad indire le elezioni dei nuovi organi statutari nazionali e locali.

10. La costituzione di associazioni, aventi natura privatistica e senza fini di lucro, su base volontaria tra professionisti che svolgono attività professionale omogenea e non soggetta all’Iscrizione obbligatoria in elenchi e albi è libera. La partecipazione all’associazione non comporta alcun diritto di esclusiva.

11. Le associazioni professionali possono essere riconosciute attraverso l’Iscrizione in apposito registro istituito e tenuto dal Ministero competente di concerto con il Ministero dello sviluppo economico. Ai fini della registrazione e senza determinare sovrapposizioni con le professioni organizzate in ordini, le associazioni devono garantire la precisa identificazione delle attività professionali cui l’associazione si riferisce, l’adeguata diffusione e rappresentanza territoriale, l’esistenza di una struttura organizzativa e tecnico-scientifica tale da assicurare i livelli di qualificazione professionale e la costante verifica di professionalità per gli iscritti, la trasparenza degli assetti organizzativi, l’osservanza di princìpi deontologici secondo un codice etico elaborato dall’associazione; la previsione di idonee forme assicurative per la responsabilità da danni cagionati nell’esercizio della professione, una disciplina degli organi associativi su base democratica.

12. Le associazioni registrate possono rilasciare attestati di competenza riguardanti la qualificazione professionale, tecnico-scientifica e le relative specializzazioni, assicurando che tali attestati siano preceduti da una verifica di carattere oggettivo e abbiano un limite temporale di durata.

13. Dai provvedimenti che riconoscono misure di agevolazione o di incentivo previste dalla normativa comunitaria e nazionale per il settore dei servizi e dirette a favorire lo sviluppo dell’occupazione e gli investimenti, con particolare riferimento ai giovani e ai primi anni di esercizio dell’attività professionale, non possono essere esclusi gli esercenti attività professionali.

14. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 2 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con legge 4 agosto 2006, n.248

BANCHE
ABOLIZIONE DELLA CLAUSOLA DI MASSIMO SCOPERTO E DI ALTRE COMMISSIONI ANALOGHE NEI CONTI CORRENTI

Obiettivo: migliorare la trasparenza sul costo dei servizi bancari, favorire la concorrenza e contenere i costi per PMI e consumatori.

Proposta: stabilire la nullità di tutte le clausole, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dalle singole banche, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio). Di fatto, l’emendamento sostituisce la norma introdotta dal Governo Berlusconi (articolo 2-bis del D.L. n. 185 del 2008), su proposta del Ministro Tremonti, riguardante la limitazione (parziale) dell’uso delle cosiddette “commissioni di massimo scoperto” nei conti correnti bancari. Infatti, come ha rilevato l’antitrust in una segnalazione formale (n. 646 del 22 dicembre 2009), si è verificato un innalzamento dei costi a carico dei correntisti ed in particolare per quanto concerne i c.d. scoperti transitori di conto corrente la situazione è risultata nettamente peggiore rispetto alle strutture di prezzo precedentemente in uso nella prassi bancaria. Poiché l’autorità ha invitato il Legislatore a porvi rimedio, la norma proposta intende mettere uno stop definitivo a queste voci di costo dei conti correnti, che oltre ad essere particolarmente onerose per famiglie e piccole imprese, sono anche poco trasparenti. Con l’emendamento viene inoltre affidato alla vigilanza della Banca d’Italia il controllo sul corretto rispetto delle nuove prescrizioni e il potere di stabilire i criteri e le modalità per la corretta informazione ai clienti delle condizioni economiche dei servizi offerti dalle banche. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, era intervenuto lo scorso 13 febbraio chiedendo una nuova legge per semplificare e rendere più trasparente la struttura delle commissioni bancarie.

A.S. 2228

Dopo l’articolo 43, aggiungere il seguente:

Art. 43-bis
(Nullità della clausola di massimo scoperto)

1. l’articolo 2-bis del decreto-legge 29 novembre 2008 n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 è abrogato.

2. Fatto salvo quanto previsto dal comma successivo, sono nulle le clausole di massimo scoperto e le clausole comunque denominate che prevedono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma ovvero che prevedono una remunerazione accordata alla banca indipendentemente dalla effettiva durata del prelevamento della somma.

3. La Banca d’Italia assicura, con propri provvedimenti, la vigilanza sull’osservanza delle prescrizioni del presente articolo e stabilisce criteri e modalità ispirate a principi di trasparenza e corretta informazione con cui gli istituti di credito fissano le condizioni economiche per i servizi offerti ai clienti, ivi comprese le aperture di credito e gli affidamenti relativi ai conti correnti..»

GAS
SEPARAZIONE PROPRIETARIA RETE TRASPORTO

Obiettivo: creare maggiore concorrenza nel mercato e far diminuire il peso della bolletta del gas. E’ possibile stimare, sulla base di quanto avvenuto anche nel mercato elettrico, che l’Impatto a regime della separazione proprietaria potrebbe consentire all’Italia di recuperare il differenziale con la media UE relativamente al prezzo all’Ingrosso del gas, con un risparmio pari circa 4 miliardi di euro.

Proposta: l’emendamento fissa al 31 marzo 2011 il termine entro il quale rendere operativa la separazione proprietaria dell’operatore della rete di trasporto del gas naturale e degli stoccaggi dall’operatore dominante (Eni). L’Eni infatti possiede tutt’ora il 50% della società proprietaria delle rete, Snam Rete Gas, la quale controlla dal febbraio 2009 il 100% di Stogit, società che gestisce il sistema dello stoccaggio in una sorta di monopolio tecnico. La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’autorità per l’Energia e il Gas. Tale separazione è indispensabile alla costituzione di una borsa del gas liquida e in cui gli esiti delle negoziazioni siano attuati (tramite il servizio di dispacciamento) da un soggetto che, in quanto indipendente, non generi alcun timore di parzialità nei competitors del principale importatore italiano. Inoltre, tale separazione potrà determinare un potenziamento degli investimenti in trasporto e soprattutto in stoccaggio volto a garantire un dimensionamento delle infrastrutture stesse indispensabile sia in termini di sicurezza che di competitività e concorrenzialità del sistema del gas nel nostro paese. La norma assicura inoltre il recepimento dell’articolo 9 della direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio UE del 13 luglio 2009, e fissa una scadenza per l’attuazione di una norma comunque già esistente dal 2003 e sinora non attuata. Come dimostrato già dall’esperienza della rete di Trasmissione dell’energia elettrica (Terna, resa indipendente da Enel), la separazione proprietaria non indebolisce l’operatore, ma addirittura, liberandolo dai vincoli che la regolazione e le norme sono costrette ad addossargli (vedasi il caso del recentissimo decreto stoccaggi) gli consente maggiore libertà di movimento sui mercati internazionali. D’altra parte, il fatturato per i servizi resi dalle reti di trasporto e dagli stoccaggi è del tutto marginale per i grandi Gruppi verticalmente integrati; i campioni internazionali più affermati non hanno il controllo delle rispettive reti nazionali e non ne lamentano l’assenza come vulnus per i loro poteri contrattuali.

A.S. 2228

Dopo l’articolo .., inserire i seguenti:

Art. …

1. “In attuazione dell’art. 9 della direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009, è disposta la separazione proprietaria della rete di trasporto e degli stoccaggi di gas naturale dalla società Eni S.p.A.; conseguentemente, il termine del 31 dicembre 2008 stabilito dall’articolo 1-ter, comma 4, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, come prorogato dall’articolo 1, comma 373, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e dall’art. 1, comma 906, della legge 27 dicembre 2006 n. 296, nei soli confronti delle società di cui al comma 905 dell’art 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 è rideterminato al 31 marzo 2011.

IMPRESE
AVVIO IMMEDIATO ATTIVITA’ PRODUTTIVE CON AUTOCERTIFICAZIONE

Obiettivo: semplificare e accelerare le procedure di attivazione di insediamenti produttivi (impianti industriali, laboratori artigianali etc) sia nella fase progettuale, con o senza variante urbanistica, che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti.

Proposta: l’emendamento consente all’Imprenditore, tramite la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività ovvero dei lavori di realizzazione dell’Impianto. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti con attività di verifica e controlli. Se gli interventi previsti sono in contrasto con gli strumenti urbanistici, l’Imprenditore può richiedere l’Immediata convocazione della Conferenza dei servizi. La messa in funzione operativa dell’Impianto, a conclusione dei lavori, è consentita immediatamente sulla base di una semplice comunicazione al Comune corredata da una dichiarazione del direttore dei lavori. Comuni e altre amministrazioni sono tenuti a svolgere a posteriori verifiche e controlli. L’emendamento riprende, con una versione attualizzata, sia l’originaria proposta contenuta nel ddl del Governo Prodi (Atto Camera n. 2272, poi approdato al Senato con il n. 1532A) che il testo della proposta di legge (Atto Camera n. 1225 Bersani e altri) presentata in questa legislatura il 3 giugno 2008. Peraltro, i contenuti di queste proposte di legge, limitatamente alla procedura della Conferenza dei servizi, sono stati ampiamente ripresi dal Governo Berlusconi nel Regolamento attuativo dell’articolo 38 (Impresa in un giorno) del decreto-legge n. 112 del 2008 (prima manovra), adottato lo scorso 11 giugno dal Consiglio dei Ministri, a due anni di distanza dal varo della legge che lo aveva previsto con lo scopo di semplificare e riordinare la disciplina dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP). Purtroppo la vicenda dei SUAP, risalente al 1998, non gode di buona fortuna, visto che in questo lungo tempo è stato oggetto di una quindicina di provvedimenti normativi e regolamentari e ancora oggi il SUAP non risulta pienamente operativo in moltissimi comuni. Neanche questo ultimo Regolamento approvato dal Governo Berlusconi è destinato ad entrare in vigore immediatamente: è infatti prevista un’entrata in vigore progressiva, in relazione alla complessità dei procedimenti da attivarsi, in modo da mettere in condizione i Comuni e le Camere di Commercio di attuare la nuova disciplina per fasi successive (tempo minimo 180 giorni). Ecco che allora, per introdurre con immediatezza le necessarie semplificazioni procedurali per la realizzazione degli impianti produttivi, diventa indispensabile agire con una norma di rango superiore al regolamento governativo e che prescinda dalla presenza o meno sul territorio di SUAP funzionanti (oggi presenti a “macchia di leopardo”). La normativa proposta potrà essere successivamente coordinata con le norme organizzative e con le procedure anche informatiche dei SUAP, una volta che queste ultime saranno pienamente operative. Ma le due innovazioni più significative che si introducono sul piano legislativo sono costituite dall’autodichiarazione con la quale l’Imprenditore attesta la sussistenza dei requisiti e dal fatto che la contestuale ricevuta rilasciata dal Comune costituisce titolo per l’avvio della attività o dei lavori di realizzazione dell’Impianto.

A.S. 2228

Dopo l’articolo 43, aggiungere il seguente:

Art. 43-bis
(Autocertificazione e misure per accelerare l’avvio di attività e la realizzazione di insediamenti produttivi).

1. In caso di avvio di nuova attività, l’imprenditore presenta al comune competente per territorio una dichiarazione attestante la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente.

2. In caso di realizzazione o di modifica di un impianto produttivo, di apertura di unità locale o laboratorio manifatturiero sono allegati alla dichiarazione di cui al comma 1 gli elaborati progettuali e la dichiarazione di conformità del progetto alla normativa vigente applicabile, resa sotto la propria responsabilità dalla società professionale o dal professionista autori del progetto, purché muniti di idonea assicurazione per la responsabilità professionale, pari almeno al valore economico dell’opera.

3. Il comune che riceve la dichiarazione e la relativa documentazione, rilascia contestualmente la ricevuta, che costituisce titolo per l’avvio immediato dell’attività o dell’intervento dichiarato.

4. Il comune trasmette immediatamente la dichiarazione e la relativa documentazione agli uffici e alle amministrazioni competenti ad effettuare le verifiche e i controlli successivi.

5. In caso di interventi edilizi che alla data di entrata in vigore della presente legge necessitano di denuncia di inizio di attività o di permesso di costruire, la loro realizzazione può essere avviata decorsi trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione ai sensi del presente articolo.

6. Possono in ogni caso essere immediatamente attivati gli interventi e le attività concernenti l’utilizzo dei servizi presenti nelle aree ecologicamente attrezzate istituite dalle regioni, con il concorso degli enti locali interessati, utilizzando prioritariamente le aree o le zone con nuclei industriali già esistenti, anche se parzialmente o totalmente dismessi.

7. Qualora l’avvio dell’attività o la realizzazione di un impianto produttivo siano in contrasto con lo strumento urbanistico, l’interessato può chiedere la convocazione di una conferenza di servizi, motivando che lo stesso strumento non individua aree idonee all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti o non utilizzabili in relazione al progetto presentato, e che il medesimo progetto è conforme alle disposizioni ad esso applicabili per i rimanenti profili.

8. Il comune convoca immediatamente la conferenza di servizi di cui al comma 7 in seduta pubblica, previa idonea pubblicità, e in tale sede accerta la sussistenza dei presupposti di cui al medesimo comma 7 e acquisisce e valuta le osservazioni di tutti i soggetti interessati, anche portatori di interessi diffusi o collettivi. Il verbale è trasmesso al consiglio comunale, che delibera nella prima seduta utile sulla variante urbanistica.

9. L’attività o la realizzazione dell’intervento di cui al comma 7 sono avviate dal richiedente entro un anno dall’approvazione della variante urbanistica, che altrimenti decade, e le aree e gli impianti di cui al medesimo comma 7 non possono essere alienati prima di cinque anni dalla data della variante, pena la nullità dell’atto di compravendita.

10. In caso di realizzazione di nuovi impianti produttivi, l’interessato comunica al comune l’ultimazione dei lavori, con apposita dichiarazione corredata da un certificato del direttore dei lavori, con il quale si attestano la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità.

11. Quando le norme vigenti subordinano la messa in opera dell’impianto a collaudo, lo stesso è effettuato da una società professionale o da un professionista indipendenti dall’imprenditore, dal progettista e dai realizzatori dell’opera, munito di idonea assicurazione per la responsabilità professionale, pari almeno al valore economico dell’opera.

12. La comunicazione di cui al comma 10 o il certificato di collaudo positivo di cui al comma 11 consentono l’immediata messa in funzione degli impianti.

13. Il comune trasmette immediatamente la documentazione agli uffici e alle amministrazioni competenti per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli.

14. Nei casi particolari di speciale rilievo per la salute e l’incolumità pubblica e per i beni ambientali, alla dichiarazione di inizio di attività è altresì allegata una domanda di autorizzazione relativa ai profili tassativamente indicati con regolamento del Ministero dello sviluppo economico da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.

15. Nei casi di cui al comma 14 il comune, nel trasmettere la documentazione ivi prevista agli uffici e alle amministrazioni competenti per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli successivi, convoca immediatamente una conferenza di servizi, che si svolge in via telematica entro sette giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 14, e che conclude i propri lavori entro i successivi trenta giorni ai sensi delle disposizioni della legge 7 agosto 1990, n. 241.

16. Decorso il termine di trenta giorni dalla presentazione della domanda di cui al comma 14 senza che siano intervenuti atti interdettivi o cautelari, le attività o le opere possono comunque essere avviate, fatti salvi gli ulteriori atti dell’amministrazione competente.

17. Il Governo e le regioni, in attuazione del principio di leale collaborazione, promuovono intese o concludono accordi, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, e dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del medesimo decreto legislativo n. 281 del 1997, e successive modificazioni, al fine di individuare le regole tecniche e le modalità operative standardizzate relative all’applicazione degli strumenti procedurali, informatici e telematici previsti dal presente articolo, ai fini dell’adozione delle misure organizzative anche in deroga ad ogni altra disposizione, anche normativa, nazionale, regionale o locale, volte ad assicurare il raccordo e il coordinamento con le norme regolamentari in materia di sportello unico per le attività produttive.

18. In attesa della piena operatività delle norme contenute nel regolamento sullo Sportello unico per le attività produttive, al fine di assicurare una rapida semplificazione dei procedimenti amministrativi, la presente disciplina trova immediata applicazione sia nei comuni che si sono dotati dello sportello unico che in quelli sprovvisti.

19. Nei casi di cui al decreto legislativo 25 marzo 2010, n.59, si applica la denuncia di inizio di attività ad efficacia immediata di cui all’art. 19, comma 2, della legge n. 241/1990 con le sole eccezioni previste dal medesimo decreto legislativo. E’ abrogata ogni preesistente disposizione di legge o regolamento incompatibile. Il Governo entro il termine di un anno della presente disposizione adotta un decreto correttivo volto ad estendere il predetto istituto ad altre attività disciplinate dallo stesso decreto legislativo.

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"Brunetta plenipotenziario a Venezia", di Gian Antonio Stella

Delegato dal governo a riformare la legge speciale. Cacciari: indecente. «Brunetto scherzetto!», ridacchiò Calderoli bocciando il collega Brunetta reo d’aver anticipato nel dicembre 2008 l’idea di mandar le donne in pensione a 65 anni. «Brunetto scherzetto!», deve aver ridacchiato oggi Berlusconi. I veneziani hanno trombato «Renatino» come sindaco? E lui glielo rifila come «delegato» governativo. Una specie di antisindaco. Tié. Il ministro dell’innovazione aveva scommesso forte, sulla conquista della sua città.
Aveva portato in laguna, come sponsor, la bellezza di dieci ministri. Aveva sventolato l’appoggio del Cavaliere, il quale si era speso invitando gli elettori a compiere un «peccatuccio »: «Andate a riscoprire le vecchie fidanzate e convincetele a votare. Vi auguro di realizzare tutti i vostri sogni. Viva Venezia, viva l’Italia, viva la libertà». Aveva promesso di spostare la sede del comune da Ca’ Farsetti a Palazzo Ducale. Promesso la metropolitana sublagunare per rendere meno complicata la vita ai veneziani e arginare l’esodo, inesorabile da decenni. Promesso un nuovo «Rinascimento». Insomma, una campagna grandiosa. Sintetizzata dal titolo del Giornale berlusconiano alla vigilia del voto: «Brunetta sindaco a Venezia: se vinco investo 25 miliardi ». Uno in più della mega-manovra finanziaria di oggi. Macché: trombato. Per la seconda volta, dopo un primo assalto fallito anni fa. «Mi sono mancati i voti della Lega.

L’elettorato della Lega è egoista, se ha un candidato suo lo vota, sennò si distrae… Certo è che se avessi avuto i voti leghisti che ha avuto Zaia avrei vinto al primo turno», si sfogò amaro dopo la batosta. «Non mi candiderò mai più al sindaco. Mai più». La decisione di paracadutarlo ora in laguna come plenipotenziario per la legge speciale, decisione destinata a incendiare le polemiche nel centrosinistra che proprio a Venezia aveva raccolto all’ultima tornata elettorale l’unica vera soddisfazione grazie alla vittoria al primo turno di Giorgio Orsoni, è sulla Gazzetta ufficiale. Dove il presidente del consiglio, a integrazione delle deleghe governative assegnate il 13 giugno 2008, decreta, «ferme restando le competenze delle Amministrazioni statali, delle Regioni e degli enti locali », di assegnare a Brunetta le «funzioni di impulso, promozione e coordinamento delle iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna».

C’è chi dirà che, per carità, ogni polemica è inutile e pretestuosa. E che il decreto va letto per quello che è, parola per parola, alla lettera. Che non c’è alcun tentativo del governo di «commissariare» Orsoni, colpevole d’aver fatto mancare al Pdl e alla Lega (che da tre lustri conclude nella «capitale padana» la sua festa di settembre) l’agognato filotto che si sentiva già in tasca: regione, provincia, comune. E che insomma il ministro veneziano si occuperà soltanto di quella cosa là: coordinare «le iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna ». Punto. Anzi, possiamo scommettere che Brunetta sottolineerà di avere accettato il nuovo incarico solo per spirito di servizio e generosità. Per dare una mano alla città dove è nato, dove è cresciuto, dove ha conservato i suoi affetti. E che tutte le interpretazioni diverse sono malevole. Sarà… Massimo Cacciari, però, saputa la cosa, reagisce come se il governo delle destre avesse deciso di mandare in laguna, sessantasette anni dopo quel Giobatta Dall’Armi che concluse il suo mandato alla caduta del fascismo, una specie di nuovo podestà: «Dare una delega così al candidato trombato alle ultime elezioni, imporre dall’alto agli elettori veneziani l’uomo che hanno appena rifiutato con il voto è indecente».

Non potrebbe invece dare davvero unamano a cambiare la legge speciale per Venezia? «Che quella legge va cambiata lo ripeto un sacco di tempo! », sbuffa l’ex sindaco veneziano. «All’ultimo comitatone», ormai un paio di anni fa, piantai un casino spiegando «evviva il Mose, ma è folle che tutte le altre opere siano bloccate per mancanza di fondi». Il solito Gianni Letta disse sì, giusto, è vero, occorre cambiare… Gli risposi che già nel 1996 avevo presentato una proposta di legge rifinita nei dettagli e che gli avrei mandato l’articolato. Lo feci. Non si sono neanche degnarsi di rispondermi. Neanche di dirmi: no, grazie. Zero. E adesso, salta fuori Brunetta! Brunetta! Brunetta! Quello che ama tanto Venezia che dopo essere stato trombato non si è presentato neppure alla prima riunione del consiglio comunale. Si è dimesso prima. Bel modo di rispettare gli elettori! ». Tanto più, sottolineano a sinistra, che la scelta di dare al ministro della funzione pubblica la nuova delega speciale, arriva dopo la non meno controversa nomina di Vittorio Sgarbi a sovrintendente del Polo museale di Venezia. Insomma, l’assedio alla città «rossa» capoluogo di una provincia, di una regione, di una Padania verdi e azzurre sarebbe appena cominciato.

Il Corriere della Sera 16.06.10

Imprese, 40 milioni di euro dalla Regione per sostenere i distretti produttivi, le reti d'imprese e l'avvio di iniziative imprenditoriali di nuove cooperative.

L’assessore regionale Muzzarelli: “Finanziamo la ricerca assicurando a centinaia di giovani opportunità occupazionali”. Al via il finanziamento, con un contributo complessivo di 22 milioni, per sostenere la ricerca e l’innovazione dei distretti produttivi a cui si aggiungono anche oltre 12 milioni di euro per i ‘Progetti per reti di imprese’ e 2 milioni di euro per il sostegno finanziario all’avvio di iniziative imprenditoriali di nuove cooperative.
«Un pacchetto di misure per stimolare l’innovazione e gli investimenti delle imprese per trasformare le idee in prodotti. Per superare la crisi – ha sottolineato Gian Carlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive- occorre stare a fianco del sistema produttivo sostenendo la debole ripresa in atto. Le risorse regionali finanziano concretamente la ricerca assicurando a centinaia di giovani ricercatori un lavoro di qualità per loro e per la comunità emiliano romagnola».
Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici.
I 22 milioni di euro – messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna riguardano il bando ‘Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici’ – finanzieranno 35 progetti di ricerca per la nascita e la qualificazione di laboratori e attività di ricerca delle imprese delle principali filiere produttive dell’Emilia-Romagna e attiveranno investimenti complessivi di oltre 55 milioni di euro. Nei mesi scorsi sono state presentate 57 proposte, suddivise per 14 distretti produttivi, e, di queste, 35 hanno superato la selezione. Le proposte prevedono un impegno in ricerca e sviluppo per circa 220 mila giornate di lavoro.
Obiettivo del bando è di promuovere la nascita o la rifinalizzazione di laboratori di ricerca, centri di competenza e di alta specializzazione delle imprese più significative, innovative, dinamiche e impegnate nella ricerca e sviluppo dei principali distretti/filiere produttive regionali, in connessione con la ‘Rete regionale dell’alta tecnologia.
Le attività progettuali intervengono sui più vari tra i distretti produttivi, tra i quali: l’alimentare; il sistema moda; la ceramica e tecnologie per la ceramica; le tecnologie per i nuovi materiali per le costruzioni; la farmaceutica e le biotecnologie; il biomedicale e protesica; i nuovi materiali per la meccanica; la meccanica per il packaging; l’automazione, i controlli e la meccatronica; la meccanica agricola; la motoristica e componentistica auto; la nautica; le tecnologie per le reti e i servizi energetici nonché l’ Ict e il multimedia.
Con questo bando – che utilizza risorse statali per i distretti produttivi pari a 4,5 milioni di euro e 17,5 milioni di risorse regionali – si avvia la fase di sostegno diretto alla creazione dei laboratori di ricerca privati che vanno ad integrare l’attività della rete dei laboratori finanziati alle università e centri di ricerca, ampliando i confini della rete ad alta tecnologia e potenziando lo sviluppo delle politiche per le filiere produttive della nostra Regione.
Le imprese beneficiarie si impegnano anche a diffondere e condividere i risultati raggiunti con le altre imprese della filiera.
Reti di imprese.
Sono attualmente in fase di valutazione 251 progetti di reti di imprese (circa 1000 le imprese complessivamente coinvolte), che spaziano dal manifatturiero al settore delle costruzioni, sino ai servizi avanzati, ed hanno un valore complessivo di circa 74 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna contribuirà con oltre 12 milioni di euro reperite, nelle prossime settimane, con l’assestamento di bilancio. Lo sviluppo delle reti rappresenta una risposta originale alla crescita economica delle imprese e all’accrescimento della loro capacità competitiva. Per questo la Regione sosterrà i contratti di rete tra imprese finalizzati alla collaborazione produttiva, progettazione, logistica e servizi connessi. Gli interventi ammissibili sono rivolti al consolidamento e allo sviluppo di reti esistenti nonché alla creazione e allo sviluppo di nuove reti di imprese, attraverso: lo sviluppo di funzioni avanzate condivise dalla rete; (produzione, progettazione, logistica, servizi connessi,); il consolidamento, lo sviluppo e/o la creazione di reti di subfornitura; l’aumento dell’efficienza e della produttività o l’ampliamento della capacità produttiva attraverso l’integrazione della rete di imprese; il miglioramento e la qualificazione delle performance ambientali delle imprese con particolare attenzione all’intero ciclo di vita del prodotto/servizio; la realizzazione di attività di servizio comuni per l’innovazione delle imprese; la valorizzazione dei sistemi di gestione della qualità a livello di reti di imprese; lo sviluppo di prodotti/servizi che consentano l’ampliamento del mercato e dei canali distributivi, anche attraverso la creazione e promozione di un marchio di rete; la promozione della partecipazione delle imprese femminili, giovanili e delle nuove imprese alla rete.
Iniziative imprenditoriali di nuove cooperative.
Attraverso il bando per il ‘Sostegno finanziario all’avvio di iniziative imprenditoriali di nuove cooperative’, la Regione sostiene i costi di avvio e di primo investimento, sia materiale che immateriale, di cooperative di nuova costituzione – di piccole e medie dimensioni – per la realizzazione di progetti di particolare valore sociale e/o particolarmente innovativi negli ambiti prioritari della cura alla persona, della salute, dell’ambiente e dell’energia.
Il Bando sostiene inoltre le iniziative di cooperative costituite da lavoratori/lavoratrici colpiti da crisi aziendali, disoccupazione e/o occupati con forme di lavoro precario e discontinuo nonché di nuove aggregazioni consortili.
Il contributo finanziario massimo concedibile è pari a 50 mila euro (in conto capitale pari al 50% delle spese ammissibili). Saranno esclusi i progetti con spesa ammissibile inferiore a 25 mila euro. Ad oggi risultano ammissibili alla fase di valutazione 78 progetti. Gli investimenti totali previsti per l’avvio delle nuove imprese sono di 5,9 milioni di euro e le risorse regionali previste sono pari a circa 2 milioni di euro.