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"Lavoro sicuro sicuri al lavoro", di Luisa Grion

Nelle classifiche Inail non ci sono tutte le mansioni. E le categorie escluse non incidono sulle statistiche. Probabilmente è l´unico effetto positivo della crisi economica, ma le cifre lasciano pochi dubbi: con la caduta dell´occupazione sono diminuiti anche gli incidenti e le morti sul lavoro. I bilanci, a guardare i dati Inail del primo semestre 2009, sono impressionanti. Sessantaseimila incidenti e otto morti al mese: la media è questa. Eppure, la statistica dice che “la tendenza è positiva”. Un´affermazione che sulla carta è inattaccabile, visto che gli eventi traumatici conteggiati sono diminuiti. Ma resta il fatto che non tutti gli infortuni vengono denunciati e che l´Inail non copre tutte le categorie professionali. I dati ufficiali, dunque, non bastano denuncia l´Inca, patronato della Cgil che si occupa di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Restando alla statistica, fra gennaio e giugno del 2008 ci sono stati 444.958 infortuni, nel primo semestre del 2009 sono scesi a 397.980, il 10,6 per cento in meno. Le morti sono passate da 558 a 490, meno 12,2 per cento. Fra qualche settimana l´Inail presenterà il rapporto sull´intero 2009, ma l´istituto già anticipa che la tendenza in netto calo è confermata, anche se – avverte – le cifre vanno corrette pensando agli effetti generati dalla crisi economica. Insomma, si ammette, per avere un quadro completo della situazione da una parte bisognerebbe “togliere”, dall´altra “sommare”. Va infatti tenuto conto che quando si parla di numeri forniti dall´istituto per l´assicurazione pubblica ci si riferisce a casi denunciati dal lavoratore o dal datore di lavoro, e che dal totale resta inevitabilmente fuori un´ampia fetta di economia in nero che tace, ma pesa per circa il 20 per cento.
Nei primi sei mesi dell´anno – ricorda l´analisi che accompagna il bilancio Inail – l´occupazione è diminuita dello 0,9 per cento fra gennaio e marzo e di un altro 1,6 per cento fra aprile e giugno. La produzione è calata del 20 per cento, la cassa integrazione è volata: più gente a casa, meno presenze e rischi in fabbrica. «Facendo le dovute proiezioni possiamo dire che una quota da 5 a 6 punti percentuali del calo è da attribuire alla crisi» spiega Franco D´Amico,coordinatore generale della statistica Inail. Ciò non vuol dire, precisa, che la tendenza al ribasso sia falsata: «Da anni assistiamo ad un calo costante delle morti e degli incidenti». Per fortuna, assicura D´Amico «siamo lontani dalle catastrofi del passato: nel 1963, in pieno boom economico, ci fu un picco storico di 4.884 morti».
Le cose quindi vanno meglio? Non è detto, sostiene l´Inca, l´andamento non è così definitivo. «Spesso gli infortuni non vengono denunciati e i datori di lavoro, temendo un aumento dei premi assicurativi, cercano di farli passare per incidenti comuni» dice Franca Gasparri del collegio di presidenza. «Per altro la situazione è ulteriormente peggiorata con la crisi economica e la frammentazione del mercato del lavoro, sempre più caratterizzata da rapporti di lavoro atipici e dal crescente fenomeno del sommerso».
Le classifiche dell´Inail inoltre, specifica il sindacato, non coprono l´universo delle mansioni possibili. Dai registri, per esempio, sono esclusi i lavoratori del settore marittimo – i cui dati vengono raccolti dall´Ipsema – ma anche i militari, i vigili del fuoco, la polizia. Ampie fette del mondo del lavoro che purtroppo non sono immuni da incidenti e morti, ma i cui dati semplicemente non confluiscono nel conto.
Correzioni vanno effettuate, secondo il patronato, anche passando dagli infortuni alla malattia professionale (30mila casi denunciati nel 2008). Va tenuto conto di una quota “silente”, rappresentata dai danni alla salute causati al lavoro, ma non presentati come tali. «In questo caso – precisa la Gasparri dell´Inca – dovremmo considerare un altro 30 per cento di malattie legate alle mansioni professionali nascoste o perché di lieve entità, o perchè considerate per comodità comuni». Altri dati parziali sono quelli riguardanti i tumori: le classifiche europee stimano che una quota fra il 4 e l´8 per cento di questa malattia sia legata a cause professionali, ma il medico che segue le cure – spiega l´Inca – difficilmente indaga sul mestiere svolto e risale alla causa che ha generato il cancro.
Puntualizzazioni che l´Inail in parte fa sue, specialmente riguardo al lavoro nero. «Basandoci su dati Istat e quindi sulla stima di 3 milioni di lavoratori irregolari presenti in Italia, e applicando a questa gli indici di frequenza, possiamo dire che ogni anno ci sono altri 180 mila infortuni di media e bassa entità non denunciati» conferma Franco D´Amico. Gli incidenti gravi o mortali non si possono per fortuna nascondere, almeno si spera.Quanto alle malattie professionali, segnala l´Inail, il fenomeno è in progressione: nel 2009 sono stati certificati quasi 30mila casi, in gran parte legati alla sordità provocata dall´eccessivo rumore nei luoghi di lavoro, ma in veloce espansione risultano tendiniti e mal di schiena.

La Repubblica 27.04.10

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“Dall´Ilva a Monfalcone morire per la busta paga”, di Federico Pace
Grandi tragedie e battaglie recenti per il diritto alla salute. Nella punta più estrema del Friuli Venezia Giulia si stima che l´amianto abbia ucciso almeno novecento persone che costruiscono navi. Nel distretto calzaturiero di Fermo lavorano molte donne. Fanno tacchi, tomaie, cuciono. E soffrono di patologie muscolo-scheletriche. Perdere la salute. Ammalarsi. Morire per una busta paga. Il lavoro può essere un calvario doloroso. Troppe volte nascosto, celato e negato. Alcune battaglie provano a rompere il silenzio e dare, almeno, lenimento. Alla fine di marzo di quest´anno, il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha rinviato a giudizio 19 ex dirigenti dello stabilimento Ilva per la morte per cancro di trenta lavoratori. Un primo, importantissimo, approdo per un´indagine che ha preso in analisi un periodo che va dagli anni ´60 fino al 1995 di una delle più grandi tragedie italiane del lavoro. Il dramma della diossina che ha sconvolto Taranto chiama in causa il top management dell´industria siderurgica. «I capi d´imputazione – spiega Massimiliano Del Vecchio, avvocato della Fiom nazionale e coordinatore regionale dell´avvocatura dell´Inca Cigl – sono quelli del disastro ambientale, omicidio colposo plurimo aggravato da futili motivi determinati dal profitto e omissione colposa di cautela anti-infortunistica». Nel decreto del rinvio a giudizio l´aspetto economico viene, per la prima volta, ritenuto insignificante rispetto alla salute dei lavoratori. Il processo prova come il sindacato possa costituirsi, di per sé, parte civile lesa per il reato commesso ai danni dei lavoratori. Uomini e donne che hanno subìto ferite incalcolabili perché, come sostiene il pm Italo Pesiri, i dirigenti avrebbero omesso di informarli dei rischi che correvano. Il processo inizierà a giugno e Del Vecchio, oltre a ricordare come gli imputati siano innocenti fino a sentenza definitiva, spiega che si deve fare presto, non più di un anno e mezzo, perché «altrimenti si rischia la prescrizione».
Da un´altra parte d´Italia, lì dove un altro mare bagna un´altra costa, si è sofferto altrettanto. A Monfalcone, nella punta più estrema del Friuli Venezia Giulia, c´è un´altra dolente storia di gente che ha dato la vita per costruire navi. Qui, l´amianto si stima abbia ucciso almeno novecento persone. Il 1° dicembre 2009, al tribunale di Gorizia, è iniziato il processo per omicidio colposo dove sono imputati 21 ex dirigenti dei cantieri e il giudice monocratico Emanuela Bigattin lo ha unificato con un altro processo per decesso degli operai. Per molti lavoratori è stato già riconosciuto il legame tra l´esposizione all´amianto e le malattie. Ricevono un´indennità dall´Inail, ma è molto poco. L´Inca ha avviato da pochi mesi le richieste per il riconoscimento del danno differenziale, ovvero il risarcimento di quanto subìto a livello globale dalla persona. «A oggi – racconta Elena Novelli dell´Inca di Monfalcone – abbiamo avviato 420 procedure. L´obiettivo è quello di arrivare a tutelare almeno mille persone. Ne contattiamo tutti i giorni ed è un´esperienza molto dolorosa. Persone con la patologia delle placche pleuriche che sanno che da un momento all´altro, con una semplice influenza, si può scatenare l´inferno». Persone che hanno lavorato in Fincantieri, Ansaldo, l´Ente porto, la compagnia portuale, l´Enel ex Endesa, e tutte quelle piccole ditte private che ora non esistono più. «Sono persone – prosegue Novelli – che hanno respirato l´amianto per 40 anni, ora si sono ammalate e non hanno ricevuto niente».
Meno drammatiche ma altrettanto importanti sono le storie di chi si trova ad affrontare malattie professionali senza che qualcuno glielo abbia mai detto. Nel distretto calzaturiero di Fermo nelle Marche si lavora, soprattutto donne, in grandi imprese ma anche in piccolissimi laboratori. Fanno tacchi, tomaie e cuciono. L´Inca in collaborazione con la Filtea ha distribuito qualche centinaio di questionari e ha scoperto i primi casi di patologie. È bastato questo per fare più di cento denunce di malattia professionale di cui una sessantina già riconosciute dall´Inail. «Abbiamo riscontrato malattie muscolo-scheletriche – spiega Valerio Zanellato, coordinatore area danno alla persona di Inca Cgil – la gente è costretta a velocizzare troppo il lavoro e i movimenti con le mani, i gomiti e le spalle sono talmente tanti e tali che nel giro di pochi anni si può attivare la patologia invalidante». Anche in questo caso il male che produce il lavoro pare dover superare un muro molto spesso. «Sorprende che siamo dovuti arrivare noi – lamenta Zanellato – con buona pace dell´Asl e soprattutto dei medici di base. Ci sono centinaia di medici che non solo verificavano queste tecnopatie. Ordinavano e prescrivevano le operazioni senza fare le segnalazioni di malattie professionali». La sensazione è che, in Italia, molto ancora ci sia da scoprire e da far sapere.

La Repubblica 27.04.10

25 aprile, la festa macchiata dalla stupidità

Autorità contestate violentemente durante le celebrazioni della Resistenza a Roma e Milano. Il PD presenta un’interpellanza urgente sui mancati controlli. Si è celebrato l’anniversario della Liberazione dell’Italia dall’oppressione del nazifascismo, giorno in cui gli italiani, i partiti, i mezzi di informazione dovrebbero mettere da parte divisioni e polemiche per ricordare una giornata storica; ma non è stato così in due città simbolo della Resistenza: Roma e Milano. Ed è stato davvero per colpa di gesti stupidi.
Durante la manifestazione a Porta San Paolo a Roma, la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini è stata duramente contestata. Parte del pubblico ha iniziato a inveire contro di lei non appena si è avvicinata al palco, dove erano presenti anche il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, e il Presidente dell’Anpi Massimo Rendina. Dopo le dure invettive rivolte dalla folla alla Polverini del genere: “Fascista, vattene a Casa Pound, ipocrita”, Nicola Zingaretti ha tentato di calmare gli animi e così anche il Presidente dell’Anpi che ha detto: “Rispettiamo le istituzioni libere e democratiche, le abbiamo volute noi”. Ma la contestazione è iniziata a divenire violenta con lanci di uova, frutta e alcuni fumogeni. Un limone ha colpito all’occhio Zingaretti, che le era accanto così la Polverini ha rinunciato al suo discorso ed ha lasciato la manifestazione tra i fischi dei presenti. Stessa decisione presa dal Presidente della Provincia Zingaretti.
“Ho difeso il diritto a prendere la parola del Presidente della Regione – racconta Nicola Zingaretti- nessuno in nome dei valori del 25 aprile si deve permettere anche solo di teorizzare che qualcuno con un’idea diversa non abbia il diritto di parola”. “La differenza tra il fascismo e la democrazia è proprio questa, prosegue, era una bella piazza, rovinata da un gruppo di mascalzoni che nulla hanno a che fare né con la libertà né con la democrazia. Mi dispiace – conclude il Presidente- perché avremmo dovuto dare a Remo Comanducci il riconoscimento di Provincia Capitale: 65 anni fa a Porta San Paolo ha lottato e rischiato la vita per tutti noi e non meritava di assistere a uno spettacolo del genere”.
Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani è stato tra i primi ad esprimere solidarietà “alle autorità oggetto di una vile aggressione da parte di un gruppo di irresponsabili. Il Pd condanna duramente un simile atto
da mascalzoni e non consente che nessuno in nome di niente possa rovinare la celebrazione del 25 aprile, che è la festa della democrazia e della liberta e che, come ha ribadito il presidente Napolitano, deve svolgersi in tutt’Italia in un clima di serenità”.
Solidarietà a Renata Polverini e a Nicola Zingaretti è stata espressa tra gli altri, anche da David Sassoli a nome della delegazione del Pd al Parlamento europeo, che commenta: “La manifestazione indetta dall’Associazione nazionale partigiani a Roma è stata sporcata da un gruppo di violenti che non hanno esitato a riaffermare intolleranza e pratiche squadriste”. “ I parlamentari europei del Pd sono convinti che nel dibattito politico non si debbano mai perdere di vista i valori della tolleranza e dell’unità nazionale come ricordato dal presidente della Repubblica”, conclude l’eurodeputato”. “Il 25 aprile è una grande festa di Liberazione e di libertà. E’ e deve essere la festa di tutti. Per questo sono da condannare duramente e senza scusanti le contestazioni e le violenze avvenute oggi a Roma” ha dichiarato l’ex sindaco di Roma ed ex segretario del PD, Walter Veltroni.

Contestazioni anche a Milano, contro il sindaco Letizia Moratti e il Presidente della Provincia Guido Podestà, entrambi appartenenti alla coalizione di centrodestra, avvenute lungo il percorso del corteo di 50000 persone e durante la lettura dei discorsi dal palco allestito in piazza Duomo. E’ sopraggiunto successivamente anche un furgone del centro sociale Cantiere che ha sovrastato, con la musica altissima, i discorsi ufficiali. Con violenza i manifestanti dei centri sociali hanno avuto acceso all’area predisposta e hanno cominciato a contestare i relatori gridando: ” Fascisti, vergogna!”. Tanti gli applausi, invece, per i partigiani in corteo e per Carlo Smuraglia, Presidente dell’Anpi provinciale di Milano, così come per i volontari di Emergency guidati da Gino Strada.

Emanuele Fiano, Responsabile Sicurezza del Pd, parla anche a nome dei parlamentari milanesi che erano con lui sul palco del 25 aprile a Milano: “Dopo quanto accaduto nel corso delle celebrazioni della Liberazione, fatte oggetto di contestazioni di frange estremistiche di manifestanti, chiediamo di sapere quali provvedimenti intenda prendere il Ministro Maroni, in particolare nei confronti dei massimi responsabili dell’ordine pubblico e della piazza milanese, al fine di garantire nel futuro libertà di manifestazione, prevenire scontri e provocazioni di ogni genere da parte di frange estremistiche di ogni orientamento politico” .
Per questo Fiano assieme ad un altro deputato del Pd, Erminio Quartiani, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Costituzionali al Ministro dell’Interno. “A Milano – scrivono i due parlamentari – la chiara impreparazione e la sottovalutazione della pericolosità del comportamento dei pochi, ma aggressivi e ben determinati contestatori, ha concorso a determinare una situazione di rischio che poteva ulteriormente degenerare, infatti il camion che li trasportava, è stato lasciato avanzare fino ad irrompere nella piazza”. “Il dissenso è ovviamente legittimo, ma qui c’è qualcosa di più, qualcuno forse vuole dimostrare che in Italia non si possano svolgere manifestazioni unitarie per ricordare la liberazione dal fascismo, noi democratici invece – proseguono i parlamentari – pensiamo che tutti i rappresentanti delle istituzioni che scelgono in questa data di ricordare i partigiani e la Liberazione sono i benvenuti, anche se hanno idee diverse dalle nostre. Non è il primo caso accaduto a Milano dove più volte da almeno quattro anni sono stati tollerati comportamenti violenti e aggressivi di ben individuabili organizzazioni, per questo ci aspettiamo – concludono Fiano e Quartiani– che il Ministro Maroni prenda opportuni provvedimenti”.
Davvero triste vedere un manipolo di balordi oltraggiare una giornata così importante per la democrazia che ricorda il sacrificio dei partigiani per affermare nel nostro Paese la libertà per tutti, in particolar modo delle minoranze. Si sta riaccendendo nel nostro Paese un clima di intolleranza e odio, sconfitto 65 anni fa, che tutte le istituzioni e la società civile hanno il dovere di condannare.

www.partitodemocratico.it

Ciao "Bella Ciao!" (Newsletter n° 4 – aprile 2010)

«Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna, sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!»

O bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!»

 

“Bella ciao” è l’inno più celebre della Resistenza. Un testo tanto semplice quanto potente, che parla di dignità e di libertà dall’oppressore e che proprio per il suo contenuto qualche Sindaco ritiene non possa essere cantato e suonato nel giorno della Festa della Liberazione.

   Da tempo assistiamo a provocazioni di questo tipo che ci indignano e che offendono la memoria delle vittime del nazifascismo, perché banalizzano la data del 25 aprile, in quanto la considerano priva di significato o, nel peggiore dei casi, la ritengono patrimonio esclusivo di una sola parte politica, così da delegittimarne la Costituzione che ne è il lascito diretto.

Due anni fa anche il sindaco di Alghero vietò di suonare “Bella ciao”, con la motivazione che fosse una canzone di parte: evidentemente ignorava che divenne inno della Resistenza solo negli anni ’50 proprio perché non era un canto comunista. In questi giorni il Presidente della Provincia di Salerno ha perfino cancellato la parola Resistenza dai manifesti del 25 Aprile. Purtroppo non sono episodi isolati, bensì espressione di una cultura diffusa che oggi, nell’attuale clima politico, trova nuovo alimento.

Alimento di cui si è nutrita la proposta di legge, presentata dalla destra al Governo, che prevede l’istituzione di una nuova onorificenza, denominata “Ordine del Tricolore”, da assegnare oltre che ai combattenti della guerra di Liberazione, ai partigiani, ai deportati, agli internati militari, anche ai soldati e ai militi della Repubblica Sociale.

   La proposta di legge equipara di fatto i valori di libertà e democrazia, per i quali combatterono i partigiani e gli alleati, con gli obiettivi di nazisti e fascisti di Salò. Una proposta vergognosa, che ha l’obiettivo di conseguire la “pacificazione nazionale” mettendo sullo stesso piano Salò e la Resistenza, le vittime e i carnefici, la lotta per la libertà dei partigiani e la lotta dei repubblichini per negare la libertà. Il suo scopo è sovvertire la Storia per piegarla alle convenienze di parte del presente, è riscrivere la Storia censurando i capitoli principali che narrano della nascita della Repubblica dalla Resistenza e del riscatto della Nazione dalla vergogna del fascismo.

   Siamo riusciti a fermare questo progetto di legge grazie alla protesta delle associazioni partigiane, della società civile e delle forze politiche di ispirazione antifascista, a cui si sono associati prontamente gli emeriti Presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, insieme ad altre personalità di inequivocabile valore.

In futuro dovremo essere pronti a respingere nuovi tentativi di bislacco revisionismo promossi dalla spinta ideologica verso l’archiviazione del passato, che punta a mettere sullo stesso piano vinti e vincitori affinché non si facciano i conti con gli errori e gli orrori del fascismo e del nazismo.

   Sempre più spesso, questa pulsione viene giustificata con la tesi che l’argomento sia ormai da lasciare esclusivamente alla valutazione degli storici, perché viviamo in un’epoca completamente diversa.

Al contrario, noi insistiamo sulla necessità di ricordare gli anni cruciali della nostra storia nazionale, perché siamo convinti che il discorso sulla Resistenza non è, e non deve essere, solo un discorso sul passato. La riflessione sul fascismo e l’antifascismo non è solo un argomento da convegno per gli storici. Ben vengano gli studi e gli approfondimenti su quel periodo, ma deve essere chiaro che non si tratta solo di una riflessione di specialisti sul passato.

   Quando parliamo di Resistenza, quando celebriamo il 25 aprile come anniversario della Liberazione, quando ricordiamo il sacrificio dei partigiani e dei tanti che ebbero il coraggio di schierarsi e di combattere contro il nazifascismo, noi non rievochiamo semplicemente il nostro passato, ma riflettiamo anche sulle radici della nostra democrazia, sui «valori» identitari della nostra Nazione e della nostra convivenza civile scritti nella Costituzione: in altre parole pensiamo all’Italia di oggi e al suo futuro.

Pacificazione: se l’obiettivo è quello di delineare un perimetro comune e condiviso, che non può che stare all’interno della nostra Carta costituzionale, appare senz’altro utile alla causa della democrazia la riflessione sul passato e la ricostruzione di una storia comune tra memorie che possono anche essere diverse.

Deve essere chiaro però un punto: consegnato alla storia il dolore delle famiglie delle vittime e riconosciuta la pietà per tutti i morti, di una parte e dell’altra, rimane inaccettabile confondere le ragioni che dividevano i progetti e le prospettive di chi – da vivo – combatteva su fronti opposti. Gli obiettivi dell’occupante e dei fascisti di Salò non hanno la stessa dignità dei valori dei resistenti, dei partigiani, degli alleati, degli antifascisti. I primi combattevano per negare la libertà, gli altri per restituirla al Paese.

   I morti sono morti – scriveva Pavese: “Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione” -, sia che siano caduti da una parte o dall’altra, e va rispettato il dolore di chi li ricorda. Tuttavia, noi dobbiamo chiedere ragione, per riprendere Pavese, di ciò che quei giovani e meno giovani fecero da vivi, e si deve distinguere tra scelte così radicalmente diverse.

E allora, mai abbassare la guardia contro i tentativi di riscrivere la storia facendo piazza pulita della Resistenza. I tentativi spregiudicati, quanto faziosi, di condizionare politicamente la “memoria pubblica” tendono ad un pericoloso scambio di ruoli e di parti, a confondere le responsabilità, a mettere sullo stesso piano la lotta partigiana per la democrazia e la guerra del fascismo repubblichino. Non è possibile alcun relativismo su quella pagina di storia. Furono i repubblichini a combattere dalla parte sbagliata, complici dei nazisti.

   Non avremmo avuto d’altra parte nessuna possibilità di riconciliazione se 65 anni fa fossero prevalsi coloro che stavano dall’altra parte e che volevano costruire un nuovo ordine europeo e mondiale antidemocratico basato sulla violenza, sulla sopraffazione, sul razzismo, sulla persecuzione di coloro che venivano ritenuti diversi, sull’odio etnico.

Invece, grazie ai partigiani e agli alleati, l’Italia è stata liberata da un’occupante che non aveva remore a commettere stragi e rappresaglie contro bambini, donne, anziani e civili, e da una dittatura ventennale che aveva negato la democrazia, sciolto i partiti e impedito la libertà di stampa e di opinione, perseguitato e incarcerato i dissidenti, approvato le leggi razziali, aggredito altri Paesi alla ricerca di un effimero quanto violento sogno imperiale, condotto l’Italia verso una scellerata guerra al fianco dei nazisti, sostenuto il macabro progetto razziale del nazismo che ha portato l’Europa nell’inferno di Auschwitz.

   Qualcuno ha voluto ridimensionare l’importanza della lotta partigiana, accampando pretestuose questioni di strategia militare e puntando a ricondurre gran parte dello scontro militare alla contrapposizione tra eserciti nazionali. Ma gli studiosi concordano nell’importanza della Resistenza, che fu reale movimento di popolo. Perché se è accertato che furono 250.000 i combattenti nelle formazioni partigiane, è altrettanto vero che furono molti di più coloro che si batterono per la Libertà prendendo parte alla Resistenza civile e non armata. Efficace nel creare il vuoto intorno agli occupanti e ai fascisti della Repubblica sociale italiana, il contributo di questi resistenti anche alla lotta armata fu fondamentale, grazie alla vasta rete di solidarietà che vi creò intorno, dando rifugio ai ricercati, curando i feriti, proteggendo i clandestini e concordando con i partigiani le azioni di lotta.

Oltre al contributo militare dato alla Liberazione (documentato dagli stessi alleati che sapevano di poter contare nella loro avanzata sulle azioni compiute nelle retrovie dai ‘ribelli’), la Resistenza ha soprattutto consentito all’Italia di riscattare moralmente il peso di un passato vergognoso.

   Ma per comprendere il coraggio della scelta partigiana, dobbiamo ricordare non solo cosa fecero i partigiani, ma anche chi furono.

Ci furono comandanti straordinari, come il popolare ‘Armando’ (Mario Ricci), che ricevette la Medaglia d’oro al valor militare. Di lui ricorderemo sempre l’impegno per la libertà e la democrazia, il coraggio e l’intelligenza. Armando, nel momento più buio della nostra storia, ha assunto le responsabilità necessarie e, mosso da ideali e valori di libertà, ha servito la Patria con coraggio e determinazione.

   Ma oltre ai valorosi comandanti, chi furono i 250 mila combattenti per la libertà?

Dietro a intellettuali, ufficiali e militanti politici delle formazione politiche clandestine che guidavano il movimento partigiano (in primo luogo comunisti, ma anche cattolici, socialisti, azionisti, repubblicani, azionisti e liberali), c’era un’Italia esausta dopo vent’anni di dittatura fascista e un popolo composto prevalentemente da contadini, braccianti, mezzadri e operai, soldati allo sbando dopo l’8 settembre, giovani renitenti in fuga dai bandi dell’esercito della Repubblica sociale.

L’esercito partigiano e dei resistenti era composto soprattutto da gente semplice, quelle che una volta si chiamavano classi subalterne. Più che il fucile, sapevano impugnare la vanga e la zappa. Più che le pistole, maneggiavano la lima e il martello. Ma trovarono la forza per usare le armi quando le ebbero in mano.

Erano persone semplici. Ma, pur non essendo eroi, fecero cose eroiche. Nutrivano una comprensibile paura, per loro e per i propri cari, ma fecero cose straordinariamente coraggiose. Misero in gioco la loro vita, rischiarono l’incolumità dei familiari. Li animava l’etica civile fondata sui valori della pace, della libertà e della giustizia che li spinse a ribellarsi al Regime: l’etica civile che Luigi Meneghello, l’autore de I Piccoli maestri, definì come “la perfetta coincidenza tra ciò che volevi fare con ciò che dovevi fare”

   I resistenti appartenevano a quello che Nuto Revelli chiama il mondo dei vinti, il mondo di coloro che raramente vengono raccontati nei libri di storia. Gli ultimi. E invece, allora, la storia la fecero proprio gli ultimi.

E con loro la fecero le donne. E qui, voglio ricordare due donne straordinarie, perché fu straordinario lo sforzo di tutte le donne per la libertà.

Gina Borellini, Medaglia d’Oro della Resistenza, che ci ha lasciato tre anni fa, ma il cui ricordo è e rimarrà sempre vivo in noi. E soprattutto rimarrà viva la testimonianza civile e di libertà rappresentata dalla sua vita, interamente dedicata ai valori democratici che le hanno ispirato scelte coraggiose e dolorose, che tuttavia lei riconduce ad una pudica normalità quando scrive «la Resistenza è stata una grande lotta del nuovo contro il vecchio mondo portatore di fascismo e guerre e per questo ha visto mobilitate migliaia di giovani e ragazze».

   E insieme a lei voglio ricordare la Medaglia d’Oro al Valor Militare Irma Marchiani. Anche lei era una donna normale, ma nel momento della scelta decise di stare dalla parte della Libertà dimostrando un coraggio straordinario. La sua vita prova sino a che punto possa arrivare quello straordinario sentimento di solidarietà che alimentava la lotta. Catturata durante la battaglia di Montefiorino venne seviziata e condannata a morte e poi inviata alla deportazione in Germania, ma riuscì a fuggire e rientrò nella sua formazione; ne divenne commissario, poi vice-comandante, e partecipò coraggiosamente ai combattimenti di Benedello. Catturata nuovamente, fu riconosciuta e fucilata da un plotone tedesco a Pavullo il 26 novembre 1944. Poco prima che la condanna venisse eseguita, trovò la forza di scrivere “Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui… fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse”.

   Storie di vita straordinarie quelle di Armando, Gina e Irma e di tutti coloro che parteciparono alla lotta di Liberazione, a quella stagione di lotta e di passione civile che costituisce l’atto fondativo del nostro Paese. Storie che andrebbero raccontate a giovani, bambini, figli e nipoti per ostacolare il progetto di coloro che vogliono ridurre la Resistenza a mito o reperto archeologico: le storie di Armando, Gina e Irma sono prive di retorica e il ricordarle ci permette di rinnovare l’attualità dell’etica civile di cui furono interpreti, ci consente di recuperarne la carica vitale degli ideali, ci aiuta a comprendere che la virtù democratica richiede senso di responsabilità, disponibilità al rispetto delle regole, rispetto degli altri.

   Dobbiamo scongiurare la perdita di memoria collettiva e sventare qualsiasi tentativo di archiviare questo capitolo di storia che non è patrimonio di una parte politica, ma della Nazione nel suo insieme. Contrastare la smemoratezza significa educare alla pratica quotidiana della democrazia, alle sue ragioni e alle sue origini; costruire un ponte tra generazioni (e tra culture) affinché le motivazioni e l’etica civile che animarono i Resistenti di allora, soprattutto giovani, siano comprese dai giovani d’oggi e ne condividano la tensione per la dignità umana, la giustizia, il progresso sociale.

A volte mi viene da pensare che se trent’anni fa l’Italia avesse spento la televisione e avesse ricominciato a raccontare a tutti i bambini, come si faceva una volta, le storie di Armando, Gina e Irma prima di metterli a dormire, forse oggi ci saremmo risvegliati in un Paese migliore, certamente diverso.

Forse ci saremmo svegliati in un Paese nel quale la generosa disponibilità di un imprenditore a pagare la retta della refezione scolastica di bambini le cui famiglie sono morose, non viene ritenuto un gesto da stigmatizzare, ma da premiare. E dopo aver premiato quell’imprenditore, ci saremmo interrogati sul fatto che tutti dovremmo in qualche modo farci carico di chi è in difficoltà, al di là del colore della sua pelle o della sua provenienza.

   E invece, oggi, quanto sta accadendo non ci indigna. Ecco perché noi dobbiamo abbassare la soglia di indignazione di una società che rischia altrimenti di lasciarsi trascinare verso il degrado morale e lo sfaldamento della coesione sociale. Anche durante il Fascismo gli italiani cominciarono ad indignarsi troppo tardi.

Il rischio che corriamo è lo smarrimento dei valori su cui si basa il civismo, la convivenza, la coscienza dei singoli. Si rischia cioè di smarrire la direzione che la Costituzione individua per orientare il cammino delle istituzioni e dei cittadini: la garanzia dei diritti inviolabili e l’adempimento dei doveri inderogabili secondo il principio di solidarietà. Esattamente come fecero coloro che scelsero la Resistenza e si opposero al nazifascismo.

Nel tempo incerto che stiamo attraversando, dobbiamo sempre tenere le antenne alzate davanti al pericolo che la Storia possa ripetersi. Mi pare quindi legittima la preoccupazione a fronte delle richieste di modifica delle regole e delle nostre leggi fondamentali come la Costituzione, poiché l’impressione è quella che si voglia smantellare contemporaneamente anche i sistemi di equilibrio e di salvaguardia della democrazia che la Carta prevede. E tale preoccupazione diviene vera e propria inquietudine e allarme se consideriamo, da una parte, che i sostenitori di questi cambiamenti si sentono a disagio all’interno di un sistema equilibrato nel quale è previsto il dissenso e valutiamo, dall’altra, la difficile crescita di un’opinione pubblica critica e consapevole.

   Da questo punto di vista, l’eredità morale e civile della Resistenza è fondamentale. Perché, al di fuori degli istituti di garanzia democratica previsti dalla nostra Costituzione (che dobbiamo difendere di fronte a ogni tentativo di sovvertimento), esiste un anticorpo alle minacce democratiche di cui tutti noi siamo custodi e responsabili. Questo anticorpo è la memoria, che è nostro dovere mantenere viva.

Ricordiamolo, perché gli smemorati rischiano di perdere l’orientamento, e di farlo smarrire anche al Paese.

O bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

 

Manuela Ghizzoni

 

* Il testo è tratto dal discorso ufficiale per le celebrazioni del 25 aprile a Pavullo nel Frignano (Domenica 25 aprile 2010)

 

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I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni del mese di aprile

Riflessioni sulle elezioni regionali

“Fenomenologia dell’elettore scettico”, di Ilvo Diamanti

Alle regionali 15 milioni di elettori non hanno votato. È l’astensione più elevata del dopoguerra, considerando tutte le elezioni di rilievo nazionale dal ‘46 ad oggi (referendum esclusi). […]

La Repubblica, 12.04.10

 

“La lega e la politica del doppio binario”, di Nadia Urbinati

Almeno tre sono stati gli esiti negativi delle recenti elezioni regionali: flessione di partecipazione, riconfermata debolezza del Pd, e deludente performance di chi ha voluto trasformare la campagna elettorale in un lotta ringhiosa e vuota di argomenti politici. […]

La Repubblica, 06.04.10

 

“Aiuti alle imprese e scudi fiscali, così il Carroccio conquista il Nord”, di Tito Boeri

Come mai il mondo dei piccoli imprenditori, dei lavoratori autonomi e degli artigiani che, secondo le indagini del Corriere della Sera doveva essere sul piede di guerra, ha tributato un plebiscito alla Lega? […]

La Repubblica, 05.04.10

 

“Il vento vandeano da Torino a Treviso”, di Eugenio Scalfari

Se vogliamo guardare al futuro dopo lo scossone elettorale le questioni sono due: il destino delle riforme e l´andamento dell´economia […]

La Repubblica, 04.03.10

 

Si riparte da qui

All’indomani del risultato elettorale, Pier Luigi Bersani traccia un bilancio per il PD e per l’intera coalizione. […]

www.partitodemocratico.it, 30.03.10

 

“Errani: conferma chiara e il 2005 era irripetibile”, di Andrea Bonzi

Vince, Vasco Errani. E si riconferma presidente dell’Emilia-Romagna. Un risultato mai in bilico, quello della regione “rossa” per eccellenza: Errani è sempre stato in vantaggio. […]

L’Unità Bologna, 30.03.10

 

Boom del grillini in Emilia Romagna: il candidato under 30 sfiora il 7%

Dopo l’astensionismo, piccola grande vittoria della cosiddetta “antipolitica” capitanata da Beppe Grillo: snobbato dai politici di razza, lontano da televisioni e giornali, il comico ha fatto a modo suo ed è sceso in piazza, quella reale e quella virtuale. […]

L’Unità, 30.03.10

Cronache dal PD

«Il modello emiliano, città aperte e sicure», di Graziano Delrio

Nell’intervista dell’Unità che chiede, sul post voto, «da dove cominciare?», Nadia Urbinati risponde «dall’Emilia». Anche io dico: cominciare dall’Emilia e dalle sue città. […]

L’Unità, 18.04.10

 

Un progetto per il Paese

“Mettiamoci subito al lavoro sul progetto per l’Italia”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aprendo i lavori della prima direzione nazionale convocata dopo le regionali di marzo ha descritto il “futuro come una sfida: mettiamoci all’altezza di questa sfida. […]

www.partitodemocratico.it, 17.04.10

 

Fassino: “Chiedo al segretario di avere coraggio”, di Claudio Sardo

«Ci son momenti in cui un leader deve avere il coraggio di osare, di aprire un processo di innovazione politica, di compiere gli strappi necessari. Il momento è questo: a Bersani chiedo soprattutto di avere coraggio». […]

Il Messaggero, 15.04.10

 

Patto di stabilità, federalismo fiscale: le proposte del PD

Il Partito Democratico al fianco dei Comuni per affrontare la crisi, contro un Governo federalista a parole e centralista nei fatti. […]

www.pder.it, 12.04.10

 

“Prodi al Pd: potere a leader regionali. Bersani: il partito sarà federale”, di Maria Zegarelli

Entra nel dibattito, attraverso le colonne de «Il Messaggero», da padre nobile del Pd che quando vede il progetto vacillare pericolosamente non può fare a meno di suggerire interventi di consolidamento, anche se stavolta […]

L’Unità, 12.04.10

 

Le nostre riforme

È arrivato il tempo delle riforme. Un ritornello che periodicamente torna sulla bocca di Berlusconi: a volte per distrarre l’attenzione dai problemi seri che colpiscono l’Italia, a volte per risolvere i numerosi conflitti personali e garantire maggiore solidità al suo governo. […]

www.partitodemocratico.it, 11.04.10

 

Le 5 proposte del PD per riformare la giustizia

Andrea Orlando, responsabile Giustizia del PD, le pubblica su Il Foglio : verifica dei tempi giusti dei processi, riforma del CSM, una giustizia più semplice. […]

www.partitodemocratico.it, 09.04.10

 

Bersani detta le condizioni del Pd “Prima cambiamo la legge elettorale”, di Giovanna Casadio

Il Pd non starà alla finestra. Però Bersani è scettico sulla stagione riformatrice di cui Berlusconi e il centrodestra vanno riempiendosi la bocca. […]

La Repubblica, 08.04.10

 

“Perché il Pd è per i giovani”, di Giuseppe Civati

Chiara Geloni su Europa se la prende con i giovani del Pd e segnatamente con me (mi chiama «un certo Civati», sic) e con la nostra smania di protagonismo, solo perché abbiamo risposto ai giornalisti che ci chiamavano in questi giorni, mentre Geloni e altri celebravano la vittoria del Pd (sì, ciao). […]

Europa quotidiano, 08.04.10

 

Siamo in piedi, ora acceleriamo

Questa mattina il segretario nazionale Pier Luigi Bersani ha inviato una lettera a tutti i coordinatori dei circoli del Partito Democratico. Di seguito il testo integrale. […]

01.04.10

 

«Per noi la strada è ancora in salita. Non nascondiamo la polvere sotto il tappeto», di Marina Sereni

Non è il risultato che speravamo. Credo che si debba partire da qui, fare un’analisi onesta e rigorosa dei dati che questo voto ci consegna. […]

www.marinasereni.it, 31.03.10

Pdl = Popolo della lite

“Berlusconi-Fini: quella ferita al corpo mistico del sovrano”, di Ezio Mauro

In quello stesso spazio televisivo dov’era nato sedici anni fa il “miracolo” berlusconiano, ieri si è scatenato l’inferno del Cavaliere: il numero due del Pdl, cofondatore del partito e terza carica dello Stato, che contesta pubblicamente la sua leadership e critica la sua politica […]

La Repubblica, 23.04.10

 

“La stagione della diaspora”, di Massimo Giannini

La diaspora finiana si è dunque compiuta. Non è una rottura che prelude a una scissione, ma neanche un’abiura che prepara una capitolazione. […]

La Repubblica, 21.04.10

 

“Gli alleati senza diritti”, di Nadia Urbinati

IL PDL è un difficile tentativo di convivenza di tre diversi stili politici; tre modi di essere che, come la crisi interna di questi giorni dimostra, sono difficilmente armonizzabili. […]

La Repubblica, 19.04.10

 

“Che cosa farà Fini quando sarà grande”, di Eugenio Scalfari 

Che cosa farà da grande Gianfranco Fini? È ancora un possibile delfino di Silvio Berlusconi? Oppure uno dei suoi competitori? Un uomo di destra? Oppure un liberale? Rilevante o irrilevante? […]

La Repubblica, 18.04.10

 

“La resa dei conti”, di Marcello Sorgi

C’è un’evidente vena di follia nella rottura annunciata ieri dopo un tempestoso incontro di due ore tra Fini e Berlusconi. […]

La Stampa, 16.04.10

 

Berlusconi contro Fini, scoppia la guerra nel PDL

In un vertice agitato il Presidente della Camera minaccia la scissione e il premier ribatte chiedendone le dimissioni mentre Schifani parla di voto anticipato. […]

www.partitodemocratico.it, 16.04.10

Docenti e buoi dei Paesi tuoi…

“Gelmini e la disunità dello Stivale”, di Michele Ainis

Al suo rientro nella vita pubblica dopo la maternità (auguri), il ministro Gelmini ha battezzato la prima iniziativa per celebrare i 150 anni dell’Italia unita: la disunione dei docenti. […]

Aprileonline, 22/04/2010

 

“L’insegnante bloccato in trincea”, di Marco Rossi Doria

L’idea del ministro Gelmini di rendere regionali le graduatorie dei docenti risulta contraria al parere del Consiglio di Stato che si è già espresso a favore del carattere nazionale della nostra comunità scolastica […]

La Stampa, 21.04.10

 

Scuola, Pd a Gelmini: profondamente sbagliato far prevalere residenza su merito

“Il reclutamento regionale è profondamente sbagliato, il principio territoriale non può prevalere sul merito e le capacità dei docenti”. […]

20.04.10

 

“Nonsense regionalista sulla scuola”, di Annamaria Palmieri

È certo una cattiva abitudine di questo paese ragionare su questioni di capitale importanza in termini spesso inadeguati e superficiali. […]

L’Unità, 18.04.10

 

“Il Pd lombardo e Formigoni”, di Marco Campione

Innanzi tutto una promessa: fino a quando sarò responsabile Istruzione e Formazione del Pd lombardo non regaleremo la bandiera del merito e della qualità della scuola al centrodestra e a Formigoni. […]

17.04.10

 

Insegnanti, Consiglio di Stato contro la Lega “No a graduatorie che favoriscano i residenti”, di Salvo Intravaia

Il Consiglio di stato considera illegittime le graduatorie degli insegnanti “protette” per i residenti. […]

La Repubblica, 16.04.10

 

“Bossi fa la revolution pure a scuola”, di Lucilla Quadri

Non solo riforme costituzionali, nel mirino della Lega c’è anche la scuola. […]

ItaliaOggi, 12.04.10

Scuola superiore, indietro tutta

«Riforma delle Superiori. Spicchi d’aglio freschi», di Franco Labella

La scuola col bollino, ovvero le nozze con i fichi secchi. Il ministero pensa di istituire, partendo da una esperienza del Piemonte, il bollino di qualità per le scuole. […]

L’Unità, 17.04.10

 

“Riforma Gelmini la scuola boccia la bioetica”, di Giuseppe Dejana

L’aver posto rimedio alla “dimenticanza” della Resistenza nelle bozze dei “nuovi” programmi scolastici di Storia non impedisce di segnalare altre anomalie nelle «Indicazioni nazionali dei piani di studio per gli studenti delle superiori». […]

L’Unità, 14.04.10

 

“Tecnici e professionali light: meno ore e materie, spesso decisive”, di Salvo Intravaia

In arrivo istituti tecnici e professionali light. A settembre, come del resto avverrà per i licei, sarà la volta dei nuovi istituti tecnici e istituti professionali. […]

La Repubblica, 14.04.10

 

C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico … nelle Indicazioni dei Licei

Un ritorno al liceo anni cinquanta. In sala insegnanti i più giovani stanno calcolando le ore dei nuovi licei. Chi salterà il prossimo anno?  […]

www.adiscuola.it, 11.04.10

 

“Il riordino del secondo ciclo ai nastri di partenza”, di Gian Carlo Sacchi

Il riordino che oggi viene inaugurato toglie tutte le aggiunte che in passato avevano contraddistinto le proposte innovative, con finanziamento statale, e apre spazi di flessibilità senza la certezza che questo rimanga, soprattutto sotto forma di personale. […]

www.educationduepuntozero.it, 01.04.10

 

Scuola, Pd a Gelmini, bene passo in dietro su Resistenza, ma resta figuraccia

Prendiamo atto della resipiscenza, non è la prima volta, speriamo almeno che sia l’ultima che il governo si presti a queste figuracce. […]

31.01.10

 

Ghizzoni: “L’antifascismo e la Resistenza non si cancellano dai curricula scolastici”

“È gravissimo che le indicazioni di studio per i licei non prevedano esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo […]

30.03.10

 

«Caro Lévi-Strauss ci perdoni», di Marco Aime

Caro Professor Lévi-Strauss,

lo so, lei ci ha lasciati qualche mese or sono, ma le scrivo lo stesso, perché forse solo lei, dal suo meritato ritiro riuscirà a leggere lo sconforto. […]

Il Manifesto, 28.03.10

 

Organici disorganici

Decisi i tagli, il Veneto perde 1.600 cattedre

Dall’anno prossimo il Veneto avrà 1.633 cattedre (e probabilmente altrettanti insegnanti precari) in meno. […]

Corriere della Sera, 22.04.10

 

“Via ai nuovi tagli, falcidiato il Sud”, di Carlo Forte

Il prossimo anno scolastico inizierà con 25.558 cattedre in meno rispetto all’anno precedente. […]

ItaliaOggi, 20.04.10

 

“Scuola, tagli al futuro”, di Marina Boscaino

Mentre a San Benedetto del Tronto, Pantaleo, segretario nazionale della Cgil scuola-ricerca-università che celebrava il II congresso, auspicava per uscire dalla crisi di “investire sulla conoscenza almeno il 2% del pil, stabilizzando i precari, aprendo a un piano di reclutamento pluriennale” […]

Il Fatto Quotidiano, 18.04.10

 

Scuola, Pd: allucinante raffica di licenziamenti sta creando disfunzioni. Ghizzoni: presentata interpellanza per chiedere ‘marcia in dietro’

“E’ allucinante che nell’anno scolastico 2009-2010, a fronte di un incremento degli studenti di 37 mila unità, il governo abbia licenziato più di 42 mila docenti, oltre 15 mila personale Ata, per non parlare del personale precario. […]

14.04.10

 

“Uno sconticino ai tagli al personale”, di Alessandra Ricciardi

Anche quest’anno, l’operazione tagliaorganici sarà fatta su due fronti diversi: dei 25.600 posti da cancellare dal ruolo degli insegnanti del prossimo anno (15 mila invece per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo), 22 mila spariranno dagli organici di diritto e 3.560 saranno eliminati invece da quelli di fatto. […]

ItaliaOggi, 13.04.10

 

Scuola, governo conferma taglio di oltre 25mila insegnanti. 8.700 unità nella primaria, 7.450 nella secondaria

Una riduzione complessiva di 25.600 unità di personale docente per l’anno scolastico 2010-2011. […]

L’Unità, 02.04.10

Cronache dalla scuola

“Scuole meno sicure al Sud”, di Flavia Amabile

Il governo decide di distribuire i fondi per l’edilizia scolastica che colpisce gli istituti meridionali. Nel frattempo taglia i fondi alla sicurezza. […]

La Stampa, 23.04.10

 

“Sui soldi alle scuole della Regione ci sarà la moltiplicazione dei pani e dei pesci?”

L’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo del PD in commissione Scuola alla Camera, interviene sulle presunte “ulteriori risorse” alle scuole dell’Emilia Romagna, annunciate in questi giorni dal ministero. […]

21.04.10

 

“Ma ad Adro non c’era (c’è) il tempo pieno?”, di Gianni Gandola e Federico Niccoli

Pare che ora ad Adro (provincia di Brescia) la polemica, innescata da genitori in regola col pagamento delle rette, sia sul fatto che la refezione scolastica è un optional , un servizio aggiuntivo rispetto alle lezioni e che quindi, come tale, va pagata. […]

ScuolaOggi, 18.04.10

 

De Mauro: la scuola, antidoto alla dittatura “morbida”, di Maristella Iervasi

Il professor Tullio De Mauro lo dice dal palco del congresso Flc Cgil che domani chiude i lavori con la scontata elezione di Mimmo Pantaleo a segretario nazionale. […]

L’Unità, 17.04.10

 

Primaria: poche possibilità per le 30 ore?

Con il prossimo anno scolastico sia le prime sia le seconde classi di scuola primaria funzioneranno con l’organico calcolato sulle 27 ore, e i margini di utilizzazione delle ore liberate dalla soppressione delle compresenze per assicurare l’orario di 30 ore sarebbero praticamente annullati. […]

Tuttoscuola, 13.04.10

 

«Che aria tira per la Scuola? Brutta direi!», di Mario Piemontese

Gli attacchi a volte sono frontali, in campo aperto, vedi per esempio il taglio di 132.000 posti di lavoro per risparmiare 8 miliardi con tutto quel che ne consegue: aule sovraffollate, meno tempo scuola […]

www.retescuole.net, 11.04.10

 

“La Lega e i bambini senza diritti”, di Chiara Saraceno

Senza mangiare e umiliati. Punire i bambini per gli sbagli, o la povertà, dei genitori. Questa sembra la nuova linea di alcuni amministratori (leghisti) del Nord. https://preview.critara.com/manughihtml/?p=10501[…]

La Repubblica, 09.04.10

 

“Supplenti e bidelli pagati dai genitori”, di Erminia della Frattina

Un “buco” da 5 milioni di euro, insegnanti e bidelli che non prendono lo stipendio da gennaio. È la situazione drammatica delle scuole nel Padovano tra licei, tecnici professionali e istituti comprensivi (quelli con elementari e medie). […]

Il Fatto quotidiano, 07.04.10

Università e ricerca

“Il pasticcio dei ricercatori”, di Giliberto Capano

I ricercatori universitari d’Italia si stanno mobilitando contro il disegno di legge di riforma del ministro Gelmini in discussione al senato. In molte sedi essi hanno preannunciato che nel prossimo anno accademico non insegneranno. […]

Europa Quotidiano, 22.04.10

 

Per il sapere, nelle università

Viaggio nell’università italiana del PD. Il 10 maggio parte da Napoli e toccherà almeno 12 tappe entro la metà di luglio. […]

21.04.10

 

«Una riscrittura in senso progressista del titolo III del ddl Gelmini», dell’Associazione 20 maggio

In questo documento presentiamo una base di discussione per una proposta di riscrittura in senso progressista del ddl Gelmini, centrata sull’istituzione nell’Università Italiana di un ruolo unico di docenza, articolato in tre fasce. […]

17.04.10

 

“Riforma dell’università, no all’iper-centralismo. La proposta del PD”, di Marco Meloni

Investire in università e ricerca è una questione decisiva per il destino dell’Italia. Come dimostrano le statistiche, scontiamo un grande ritardo rispetto ai Paesi più sviluppati […]

Il Riformista, 14.04.10

 

“Ultima indagine Almalaurea, non siamo un paese per giovani preparati”, di Fabrizio Dacrema

Mentre infuriava una campagna elettorale in cui non si è pressoché mai parlato dell’Italia nella crisi e ancor meno di quale progetto oltre la crisi, i ricercatori del consorzio universitario AlmaLaurea […]

ScuolaOggi, 09.04.10

 

“Lauree e talenti senza lavoro, Italia ultima per mobilità sociale”, Luca Cifoni

Quel pezzo di carta, o meglio le competenze che ne derivano, dovrebbe essere la migliore assicurazione contro la crisi. […]

Il Messaggero, 06.04.10

 

“Università, precari della cattedra a centinaia resteranno a spasso”, di Laura Montanari

Sono docenti a tutti gli effetti, ma invisibili e “non strutturati”. Con i tagli l’unica alternativa che avranno sarà insegnare gratis. […]

La Repubblica, 02.04.10

 

«All’università senza Lingua e letteratura», di Francesco Erbani

Rischiano di sparire i dipartimenti specifici dove studiare Petrarca o Montale. Santagata: “Tutti razionalizzano ma in nessun paese d’Europa succede una cosa così” […]

La Repubblica, 31.01.10

La crisi che c’è e il lavoro che manca

10 proposte per uscire dalla crisi

Il PD incontra le parti sociali per far fronte alla crisi economica. Letta: “Ricerca e innovazione, riforma degli ammortizzatori sociali, riforma del fisco: si riparte da qui”. […]

www.partitodemocratico.it, 20.04.10

 

Rimettere in moto il Paese: Bersani al convegno di Confindustria

Sia chiaro che non ci preoccupa il confronto ma la chiacchiera inconcludente del cosiddetto dialogo che allontana tutta la politica dalla società ed è pericoloso per tutti, anche per noi che non ce ne sentiamo corresponsabili. […]

www.partitodemocratico.it, 10.04.10

 

“Deficit ai massimi dal ’96. Non è solo colpa della crisi”, di Bianca Di Giovanni

Cosa è successo davvero al bilancio pubblico nel 2009? Fuori dalla polemica politica, è importante leggere le cifre disaggregate: sono quelle che dicono molto sulla politica economica del governo. […]

L’Unità, 03.04.10

 

“Quel dramma che il centrosinistra non riesce a vedere”, di Fabio Luppino

Le corde morali e politiche vibrano ancora quando si vedono operai sui tetti, al freddo, esposti al pericolo, soli e mal rappresentati, costretti all’estremo gesto per la difesa di un diritto costituzionale, il lavoro. […]

L’Unità, 03.04.10

 

“Un decreto troppo evasivo”, di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra

Giusto in tempo per le elezioni regionali, è stato varato il decreto incentivi di cui si parlava da mesi. Si tratta di 420 milioni in totale, ma 150 milioni rappresentano un diverso utilizzo di fondi già stanziati. […]

LaVoce.info, 31.03.10

A proposito di diritti dei lavoratori

“Lavoro precario, lavoro nero e lavoro grigio”, di Bruno Ugolini

Nella giungla del lavoro ecco il voucher del lavoro grigio. Non ci sono solo le lotterie dei supermercati che offrono come premio un posticino di lavoro. Non ci sono solo i lavori a progetto, i lavori a chiamata, i lavori in affitto. […]

L’Unità, 20.04.10

 

Contratto Unico la lettera del Pd: “tutelare i precari porterà sviluppo”

Nota dei deputati PD Marianna Madìa, Ivano Miglioli, Giulio Santagata e Maria Grazia Gatti […]

L’Unità, 16.04.10

 

“Con quel contratto unico d’ingresso la precarietà cresce”, di Davide Imola

Nei giorni scorsi è stato presentata al Senato una proposta di legge sul Contratto Unico d’Ingresso (CUI) come la proposta riferibile al professor Boeri per il superamento del dualismo del lavoro e della precarietà. […]

L’Unità, 12.04.10

 

Ddl lavoro, la spaccatura non rientra

Ripartito l’iter del ddl che introduce l’arbitrato nel processo del lavoro. Cgil: “Modiche vere o mobilitazione”. […]

Rassegna.it, 14.04.10

 

“La lezione del colle”, di Massimo Giannini

Con il rinvio alle Camere della legge che aggira l’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori il capo dello Stato scrive una bella pagina nella storia della democrazia italiana. […]

La Repubblica, 01.04.10

 

“Critiche di forma e di sostanza”, di Michele Ainis

Fin qui Giorgio Napolitano non ha certamente fatto scialo dei propri poteri. Li ha usati con moderazione, preferendo la moral suasion al trillo del fischietto.  […]

La Stampa, 01.04.10

 

Articolo 18, Napolitano non firma il ddl sul lavoro

«Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto alle Camere, a norma dell’art. 74, primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione in ordine alla legge […]

L’Unità, 31.01.10

Cronache di un Paese in declino

“Un mondo di sommerso”, di Giuliano Rosciarelli

Il presidente dell’Istat Giovannini, in occasione di un’indagine conoscitiva avviata in Commissione alla Camera, rivela che il 12,2 per cento delle forze lavoro ha movimentato un’economia a “nero”. Specie al Sud. […]

TerraNews, 16.04.10

 

La faccia nera della Lega: altro che modello Carroccio

Il partito radicato, quello della gente, quello che combatte (e non è sempre una metafora) al fianco dei lavoratori. […]

www.partitodemocratico.it, 15.04.10

 

“Sacconi: riformare lo Statuto dei lavoratori. Il nuovo piano entro maggio”, di Paolo Griseri

Lo Statuto dei lavoratori compie quarant’anni: è ora di cambiarlo. “Entro maggio – garantisce il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – presenterò un testo nuovo”.  […]

La Repubblica, 11.04.10

 

Rachel: morta per una tessera sanitaria

Il Pd ha proposto un’interrogazione parlamentare al ministro Fazio, per fare chiarezza sul caso della morte della bambina nigeriana, di 13 mesi, avvenuto dopo il presunto mancato ricovero nella struttura ospedaliera di Cernusco. […]

www.partitodemocratico.it, 12.04.10

 

Un anno perduto. Ricostruzione: la scelta sciagurata dei «due tempi», di Vittorio Emiliani 

Una strategia sbagliata dietro il fallimento della fase di ricostruzione e l’abbandono del centro storico. Ascolto il prefetto dell’Aquila che esorta a non contrapporre «due curve: una che dice tutto va bene e l’altra che dice tutto va male». […]

L’Unità, 07.04.10

È la stampa libera, bellezza!

Editoria: lo strano ‘tempismo’ del Governo

I parlamentari del PD Giuliano Barbolini e Manuela Ghizzoni sulla sospensione delle tariffe postali agevolate: “Evitate le reazioni della stampa sotto elezioni”. Le ricadute a Modena […]

09.04.10

 

Editoria, nuovo colpo di mano: il Governo abroga le tariffe agevolate

Dal primo aprile, e non e’ uno scherzo, saranno abrogate tutte le tariffe agevolate a favore della editoria con particolare riferimento alla spedizione degli abbonamenti” […]

www.articolo21.org, 02.04.10

A proposito di diritti delle donne

“Ru486. Il turismo dei diritti”, di Stefano Rodotà

Strane parole percorrono l´Italia. “Federalismo etico” è una formula che descrive bene non solo un clima, ma una deriva istituzionale già avviata e che può dare il vero tono all´annunciata stagione delle riforme. […]

La Repubblica, 07.04.10

 

“La Lega ha già diviso l’Italia: a Bari c’è la Ru486 a Torino no”, di Maria Zegarelli

«Noi siamo pronti, mercoledì avremo a disposizione le dieci scatole di Ru486 ordinate dalla farmacia centrale e poi valuteremo caso per caso a quali donne somministrare la pillola abortiva». […]

L’Unità, 06.04.10

 

“Il peccato delle donne”, di Natalia Aspesi

Le donne sono diventate l´anello più floscio della società. E la Lega le colpisce, prima di evasori e criminali. […]

La Repubblica, 02.04.10

Grandi uomini, uomini grandi

“Io sto con Emergency”, di Marco Cattaneo

Io sto con Emergency perché io, lì, c’ero. Ero in Cambogia, nel 1999, all’ospedale di Battambang. Era appena iniziato il rimpatrio definitivo dei profughi cambogiani dai campi thailandesi, e migliaia di persone tornavano ai loro villaggi nei pressi del confine. […]

12.04.10

 

“L’intellettuale ironico che raccontava il pop”, di Michele Serra

Dicono gli amici più vicini che la bella testa di Edmondo, negli ultimi mesi di faticosissima malattia, trovasse requie, e perfino felicità, solo nella scrittura. […]

La Repubblica, 12.04.10

Letture per aprire la mente

“Il federalismo e il mistero del silenzio tombale”, di Giovanni Sartori

L’altro giorno scrivendo su queste colonne su le «Incognite del federalismo» mi sono detto: questa volta mi massacrano. Mi sono sbagliato alla grande. […]

Il Corriere della Sera, 21.04.10

 

“Un Paese che non fa scuola”, di Stefano Lepri

C’è nel mondo un paese avanzato, ricco, dove le persone istruite sono meno numerose che negli altri, eppure a chi si istruisce non è facile trovare un posto di lavoro adeguato agli studi, e se lo trova non è pagato bene. […]

La Stampa, 20.04.10

 

“I respingimenti e la Costituzione”, di Chiara Saraceno

Il ministro Maroni si è recentemente vantato di aver posto fine agli sbarchi di barconi provenienti dalla Libia, «riducendo nei primi tre mesi del 2010 del 96 per cento il numero degli sbarchi rispetto al 2009, mentre rispetto al 2008 c´è stata una riduzione del 90 per cento». […]

La Repubblica, 19.04.10

 

“Il dovere del verbo”, di Barbara Spinelli

Un filo neanche molto sottile lega l’offensiva del presidente del Consiglio contro La piovra e Gomorra, e il divario crescente che lo separa da Gianfranco Fini. […]

La Stampa, 18.04.10

 

“Il partito del lavoro ha un compito: difendere il sapere”, di Luigi Berlinguer

Due argomenti ci possono aiutare nella lettura del voto regionale di cui si discute anche nel dibattito aperto da l’Unità : non è chiara ai cittadini l’identità profonda del Partito Democratico; manca un adeguato radicamento sociale dell’organizzazione-partito. […]

L’Unità, 14.04.10

 

“L’ultima sfida del Cavaliere al Quirinale”, di Eugenio Scalfari

Oggi bisognerebbe parlare delle famose riforme. Ne parlano tutti: la Lega che vuole il federalismo compiuto e si acconcia a farlo marciare insieme al presidenzialismo e alla «grande grande» riforma della giustizia per tenere agganciato Berlusconi […]

La Repubblica, 11.04.10

 

«Dizionario delle riforme», di Michele Ainis

Le riforme? Una bevanda più eccitante del caffè per i politici italiani, camomilla per i comuni mortali. […]

La Stampa, 11.04.10

 

Il medioevo che ci attende. La profezia di Jacques Attali

Sono le classi dirigenti ad alimentare l´incertezza, ingrediente fondamentale per mantenere il potere. […]

La Repubblica, 10.04.10

 

“Il rispetto della Costituzione e il cappotto del Presidente”, di Michele Ainis

La legge sul legittimo impedimento può piacere o non piacere. Diciamolo senza troppi giri di parole: a noi non piace. […]

Il Sole 24 Ore, 08.04.10

 

“La grande riforma di Arlecchino”, di Michele Ainis

Messe in archivio le elezioni, la politica ha ripreso a trastullarsi col suo gingillo preferito: le riforme costituzionali. Non è una novità, sono trent’anni che ci giriamo attorno. […]

La Stampa, 07.04.10

 

“Il diritto di essere felici”, di Michela Marzano 

Gli economisti la usano al posto del pil per misurare il benessere delle nazioni I filosofi si interrogano su come raggiungerla in un´epoca senza più grandi utopie. […]

La Repubblica, 04.04.10

 

«Le emozioni, la ragione e la realtà», di Mario Calabresi

La distanza tra la parte razionale e quella emotiva del cervello certi giorni appare immensa e insormontabile. Soprattutto se una parte dei cittadini, dei giornalisti e dei politici usa soltanto la prima e una parte consistente degli elettori invece va alle urne guidata dalla seconda. […]

La Stampa, 31.01.10

 

Intervista a Tullio de Mauro: «L’Italia e la cultura? Separati in casa», di Francesco Erbani

Tullio De Mauro intervistato da Francesco Erbani punta il dito contro la classe politica. I nostri ministri stanno lentamente distruggendo la ricerca, l’insegnamento, l’università. […]

L’Unità, 31.01.10

 

“Cinquan’anni dopo un’altra rivoluzione”, di Miriam Mafai

Se la potestà sul proprio corpo è il primo riconoscimento della libertà di ognuno di noi, nel caso della donna questa libertà va declinata anche come potestà sulla propria capacità di riproduzione. […]

La Repubblica, 30.03.10

Interrogazioni presentate nel mese di aprile

Interrogazione sulla disciplina dell’equo compenso per una piena tutela del diritto d’autore e di un utilizzo delle opere fonografiche da parte degli esercenti in certezza di diritto  – Atto n. 5-02790 del 21 aprile 2010

 

Interrogazione sull’aumento di studenti per classe e le criticità strutturali di ben 12000 scuole – Atto 5/02742 del 13 aprile 2010

 

Interrogazione per ottenere chiarimenti sul “misterioso” contenuto della circolare ministeriale del primo aprile 2010 – Atto n. 5/02723 dell’8 aprile 2010

Sull’argomento leggi anche:

Scuola, la circolare spiega tutto. Solo che questa è incomprensibile

03.04.10

 

Interrogazione sulla mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto interministeriale sulla determinazione degli organici per l’anno scolastico 2009/2010 – Atto n. 5/02709 del 31 marzo 2010

 

Interrogazione sulle risorse per la nomina di docenti di attività alternative alla religione cattolica – Atto n. 5/02708 del 31 marzo 2010

"Contro l'aumento degli alunni per classe", di Ioannis Lioumis*

Nota informativa al DS del liceo scentifico Wiligelmo
Cari colleghi, in allegato nota informativa che lunedì 19 aprile ho consegnato di persona alla preside del liceo scentifico Wiligelmo, e al presidente del consiglio d’Istituto, (hanno firmato quasi 50 insegnanti su un totale di 60) per denunciare le evidenti contraddizioni tra le direttive del Ministero (art. 64 legge 133 del 6 Agosto 2008) che impongono l’aumento degli alunni per classe e la normativa esistente in materia di sicurezza e agibilità dei locali scolastici (Decreto Interministeriale del 18 Dicembre del 1975; Decreto del 26 Agosto del 1992 del Ministero dell’ Interno; Decreto legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008: testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).
Dopodichè dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica facendo in modo che arrivi anche alle famiglie degli alunni.

Infine dopo essersi procurati l’occorente per verificare, caso per caso, eventuali violazioni delle normative sulla sicurezza (le richieste di organico inoltrate dalle scuole agli USP e le planimetrie degli edifici scolastici) procediamo con lettere di diffida da inviare ai responsabili degli uffici organici degli USP.

Signori ho sempre pensato che fosse necessario mobilitarsi coordinandoci con delle azioni concrete, e che l’unica strada percorribile per ottenere dei risultati e porre fine alla nuova ecatombe di posti di lavoro e alla propria sofferenza, sia quella di evidenziare e denunciare fortemente i fattori o le singole cause che provocano i tagli coinvolgendo tutte le scuole, e non esprimere inutilmente solo generiche preoccupazione contro i tagli.
Bisogna fare in modo che l’orizzonte della nostra responsabilità coincida con l’orizzonte entro il quale dobbiamo agire.

*insegnante liceo Wiligelmo Modena

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NOTA INFORMATIVA

AL
DIRIGENTE SCOLASTICO DELL’ISTITUTO

OGGETTO: Diritti e obblighi nell’individuazione dei criteri per la formazione delle classi.

In questi giorni i Consigli d’Istituto delle scuole si stanno riunendo per discutere, tra le altre cose, anche dei criteri per la formazione delle classi. Per effettuare tutti i tagli previsti dall’art. 64 della legge 133, le classi previste saranno composte di un numero molto alto di allievi. Alle superiori, le classi iniziali devono avere un numero minimo di 27 alunni e poi i resti vengono distribuiti fino a 30, ma in sede di organico di fatto si potrà pure arrivare a 33.
Sono numeri che peggioreranno la qualità del servizio e faranno andare le aule scolastiche ed i laboratori fuori norma:
• sia in riferimento agli indici minimi di funzionalità didattica (D.M. 18 dicembre 1975 – Norme tecniche per l’edilizia Scolastica che stabilisce i parametri spaziali minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici (1,80 metri quadri netti per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado; 1,96 metri quadri netti per le scuole secondarie di II grado)),
• sia per la prevenzione incendi (D.M. 26 agosto 1992 – Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica). Il presente decreto al punto 5.0 (Affollamento) stabilisce il limite massimo di persone presenti in un’aula nel numero di 26.).
Inoltre appare opportuno evidenziare che la qualità dell’offerta formativa potrebbe risultare inevitabilmente compromessa dall’applicazione dell’articolo 64 e delle circolari ad esso correlate. Si reputano particolarmente allarmanti le problematiche indicate di seguito:
• dispersione scolastica (soprattutto nelle classi iniziali i margini di intervento da parte degli insegnanti nei confronti di studenti con difficoltà di approccio a determinate discipline risultano sottoposti a fortissime limitazioni)
• interventi individualizzati (fortemente limitata risulta anche la possibilità da parte del corpo docente di elaborare percorsi formativi finalizzati all’ottimizzazione del profitto scolastico e allo sviluppo delle potenzialità individuali)
• difficoltà nell’organizzazione delle uscite didattiche
• discontinuità didattica
• disgregazione del gruppo classe nel caso di accorpamento di classi intermedie.
Con la presente nota allora si vuole:
• denunciare le evidenti contraddizioni tra le direttive del Ministero (art. 64 legge 133 del 6 Agosto 2008) che impongono l’aumento degli alunni per classe e la normativa esistente in materia di sicurezza e agibilità dei locali scolastici (Decreto Interministeriale del 18 Dicembre del 1975; Decreto del 26 Agosto del 1992 del Ministero dell’ Interno; Decreto legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008: testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).

• richiamare l’attenzione sulle responsabilità civili e penali che potrebbero discendere sulla Dirigenza Scolastica qualora detta normativa fosse applicata a scapito della disciplina costituzionalmente garantita sulla sicurezza e sulla prevenzione nei plessi scolastici.
Quest’ultima normativa, basandosi su principi costituzionalmente garantiti, prevale rispetto alle leggi emanate esclusivamente nell’ottica di distrarre risorse (taglia 8 miliardi di euro e 134 mila posti in tre anni) dal settore scolastico, a detrimento non solo della qualità dell’offerta formativa, ma anche dell’incolumità dei soggetti che fruiscono delle strutture scolastiche.
Il Dirigente Scolastico e il Consiglio d’Istituto , quindi, hanno il compito e il dovere di verificare caso per caso, aula per aula, se sia possibile l’applicazione legittima delle normative inerente all’innalzamento del numero degli alunni per classe. In caso di inadempienza, essi stessi potrebbero essere responsabili della gravissima violazione delle norme sulla sicurezza e sulla prevenzione.

• invitare alla mobilitazione immediata prima che si determinino definitivamente gli organici del prossimo anno e non rassegnarci o arrenderci, (parole che racchiudono tutta la liturgia del perdente) alla nuova ecatombe di posti di lavoro che ci si parerà innanzi.

Ioannis Lioumis

Un altro regalo alle ecomafie

Il governo dei condoni colpisce ancora: in Campania stop alla demolizione degli edifici abusivi. Realacci appoggia Napolitano: “Si inseriscano i reati ambientali nel codice penale”. Il Governo dei condoni non perde mai il vizio. Dal Consiglio dei Ministri arriva un segnale devastante nei confronti della lotta all’abusivismo edilizio: in una regione come la Campania, dove le infiltrazioni della camorra nel settore dell’edilizia hanno segnato il territorio, è previsto lo stop alle demolizioni delle case abusive. “Un bel regalo davvero che come una beffa arriva proprio il giorno dopo l’Earth day” commenta Ermete Realacci, responsabile Green economy del PD.

Adesso, ulteriori pericolosi segnali arrivano anche da nuovi provvedimenti di questo Governo, come quello sulle intercettazioni, che così com’è rischia di indebolire il contrasto anche nei confronti dei crimini ambientali e delle ecomafie o i reiterati tentativi di proporre nuovi condoni edilizi.

Ma tutto questo, come sottolineato da Realacci, “nei fatti, non si discosta da ciò che è avvenuto negli anni passati, è fedele ad una linea ben precisa: non c’è Governo Berlusconi che si rispetti che non porti in dote un condono edilizio. E’ stato così nel 1994 e nel 2003 ed oggi partendo dalla Campania, si rischia di innescare un drammatico effetto domino in altre regioni italiane dove già il solo annuncio di questo provvedimento porterà a nuovi abusi e a nuovi scempi”.

Intanto, dal Presidente Napolitano arriva un importante richiamo sulla necessità di inasprimento delle pene nei confronti dei reati ambientali. “E’ un fronte su cui il nostro Paese ancora sconta un’ inaccettabile ritardo – concorda Realacci – nonostante abbia pagato in molte occasione un tributo troppo alto in termini di vite umane, salute dei cittadini, danni all’ambiente e al territorio.
Si tratta di reati odiosi come l’abusivismo edilizio, lo smaltimento e il traffico illecito di rifiuti, l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, che hanno devastato molte aree del Paese, reso fragile il territorio e minato il futuro di chi ci vive – e le tragiche frane verificatesi al sud dell’Italia pochi mesi fa ne sono purtroppo un esempio- senza che lo stato usasse gli strumenti adeguati per combatterli. Il Governo ascolti il richiamo del capo dello Stato a cominciare dalle proposte di legge bipartisan, fra cui una presentata dal sottoscritto, e inserisca i reati ambientali nel codice penale; sarebbe una riforma di civiltà che il nostro Paese attende da tempo e già troppe legislature sono passate senza che questa necessaria innovazione del nostro codice penale, che pure aveva sempre raccolto un consenso da parte di tutti gli schieramenti politici, andasse a buon fine”.

Entra nel merito della questione anche Stella Bianchi della Segreteria del Partito Democratico, Responsabile Ambiente, che dichiara: “Questo è il vero volto del Governo della destra: apre spazi a chi non rispetta le regole a danno di tutte le imprese oneste, come se non fosse noto che tragedie come i crolli ad Ischia sono il frutto di una furbizia miope di chi costruisce dove non dovrebbe e senza rispettare le regole”. “Il diritto alla casa è sacrosanto – prosegue la Responsabile Ambiente- e non può essere risolto in termini di abusivismo di necessità, non può diventare oggetto di scambio in cerca di consensi”.

I Senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, quali esponenti ecodem affermano: ” E’necessario ricordare che almeno un terzo di tutte le nuove costruzioni realizzate nel meridione nell’ultimo quarto di secolo è abusivo: case costruite senza licenza, spesso in aree a rischio sismico, vulcanico e idrogeologico, e di questa piaga, che vede protagonista la criminalità organizzata la Campania è certamente il territorio simbolo” .

“Negli ultimi dieci anni in Campania sono state costruiti 60mila immobili abusivi, tanti quanti ce ne sono complessivamente in una città di medie dimensioni come Caserta; l’industria del cemento illegale – ricordano i senatori ecodem – è uno dei settori trainanti dell’economia camorristica, e oltre a depredare il territorio la malavita ricicla grazie alle costruzioni abusive una enorme quantità di soldi frutto di attività illecite, il 67% dei comuni campani sciolto per infiltrazione mafiosa ha tra le motivazioni proprio l’abusivismo edilizio”.

Concludono Ferrante e Della Seta : “Il Governo con questo provvedimento spiana la strada ad uno nuovo mega condono, prendendo a pretesto la situazione di disagio abitativa circoscritta ad un numero limitato di famiglie, mettendo in cantiere una legge regionale che, adducendo pretestuosamente una necessità di equità per i cittadini campani che non hanno usufruito del condono precedente, apre le porte a una sanatoria che affosserà definitivamente la tutela del territorio campano, gentile omaggio alla criminalità organizzata”.

“La sospensione degli effetti di una sentenza penale passata in giudicato si traduce in realtà in una amnistia mascherata”, sostiene la Capogruppo del Pd nella Commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti che aggiunge: “lo strumento del decreto è del tutto anomalo visto che in questa situazione viola gravemente il principio della certezza della pena, genera pericolose sacche di impunità per pochi privilegiati, ed è uno schiaffo nei confronti dei cittadini onesti”. “E’ veramente sconcertante che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano e il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, abbiano dato il loro assenso ad un provvedimento che meritava una attenta valutazione e comparazione degli interessi pubblici in gioco”- conclude la Ferranti.

www.partitodemocratico.it

«Libri di testo. Il quasi flop dell'obiettivo "blocco delle adozioni"», dalla redazione di TuttoscuolaFocus

In questi giorni le scuole sono alle prese con le adozioni dei libri di testo e, in molti casi, stanno scoprendo per la prima volta gli effetti del blocco delle adozioni disposte, a cominciare dallo scorso anno, in attuazione della legge 169/2008.

La prima sgradita scoperta la stanno facendo molti docenti, soprattutto della scuola primaria, che vedono bloccata dalle adozioni dello scorso anno la loro intenzione di scegliere testi di loro gradimento (ad esempio, nelle prime classi dove l’adozione dell’anno scorso impedirà per un quinquennio nuove adozioni).

Il blocco è stato voluto, come noto, per tutelare la famiglie da un troppo frequente cambio dei contenuti dei libri e conseguente esborso di nuovo denaro, favorendo il riutilizzo dei volumi ad esempio dal fratello maggiore a quello minore, e lo stesso mercato dell’usato. In definitiva per favorire economicamente le famiglie. E ciò non tanto nella scuola primaria, dove il costo dei libri è a carico dei Comuni e dello Stato, ma nella secondaria.

Ma è proprio dalla scuola secondaria che viene la sorpresa per le famiglie: il blocco dei testi adottati non ferma il tetto di spesa. Infatti, i testi adottati l’anno scorso restano confermati per un sessennio anche se nel frattempo i loro prezzi, fissati dagli editori, aumentano. I testi sono bloccati, ma i loro prezzi possono correre.

Come è possibile? Bisogna consultare la legge n. 133 del 2008, pubblicata qualche mese prima della 169, per capirlo. All’art. 15, intitolato “Costo dei libri scolastici”, si legge, laddove si parla di versioni on line scaricabili da internet dei libri di teso, che va assicurato ” il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell’intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore ” .

Gli editori fanno valere, giustamente dal loro punto di vista, questo diritto. E così, la legge, che voleva conseguire un risparmio per le famiglie, potrebbe alla fine conseguire il blocco dei testi, che devono essere confermati per anni senza variazione alcuna, ma non quello dei loro prezzi (che devono tener conto dell’aumento dei costi). E i genitori pagano.

In questo modo, mentre è stata compressa in qualche modo la libertà di insegnamento, la finalità (minor spesa delle famiglie) per cui i docenti hanno dovuto chinare la testa rischia di fare… flop.

"Fossoli, qui dove la memoria è un lavoro incessante", di Maria Grazia Gerina

Ci sono delle foto bellissime di Fossoli», si commuove a pensarci, Marzia Luppi, direttrice “part-time” della Fondazione ex campo Fossoli, e per il resto del tempo insegnante. «Si vedono questi bambini, i piccoli orfani di don Zeno che qui vissero dal ’47 al ’52 che abbattono i segni più evidenti di un campo di concentramento: il filo spinato, le torrette di guardia. Sono foto molto toccanti che danno l’idea di una volontà di ripresa della vita portata avanti anche riutilizzando delle strutture legate a un progetto di morte». Bisogna immaginarsi quei gesti per capire cosa è stato Fossoli e cosa è la memoria: qualcosa di vivo, tutto tranne che una strada a senso unico.

Di fatto Fossoli diventa molto tardi un luogo di memoria?
Vede, nel 1955, Fossoli è abitato da 150 famiglie giuliano-dalmate costrette ad abbandonare l’Istria, ospitate a Fossoli risistemano le baracche, le dividono in piccole abitazioni, le casette ripitturate all’interno e i frutteti risalgono a quel periodo. Il 1955 però è anche l’anno in cui si tiene a Carpi una mostra sulla Resistenza all’interno dei lager nazisti e Fossoli viene indicato come un luogo simbolo da iscrivere nella memoria dei carpigiani e degli italiani.

Quale è la storia di Fossoli?
Nel periodo ’43-’44, sotto la Repubblica di Salò, Fossoli diventa “il” campo nazionale della deportazione, da dove vengono deportati 2800 ebrei, e poi i politici, i lavoratori coatti. È la pagina più tragica. Ma Fossoli ha una storia molto lunga e stratificata, che inizia nel 1942 quando viene istituito come campo per i prigionieri alleati catturati nell’Africa del Nord e termina quando nel 1970 l’ultima famiglia giuliano-dalmata abbandona il campo-profughi e si inserisce nel tessuto cittadino. E poi c’è la storia degli “orfani” di don Zeno, quella dei profughi nel dopoguera. Ecco, la via che abbiamo scelto, da quando nell”84 il campo viene ceduto al Comune, è di preservare Fossoli come luogo dove si possano riconoscere tutte le storie che vi si sono succedute e che coincidono con i nodi nel Novecento.

Sono tanti a fare visita a Fossoli?
Tra i 30 e i 40mila visitatori l’anno. In prevalenza scuole, ormai vengono da tutta Italia. Ai ragazzi facciamo capire l’importanza di avere un luogo da cui partire per raccontare le storie. Ma anche la necessità di non fermarsi all’apparenza. Loro vedono che le baracche sono dipinte, piastrellate di azzurro e dicono: ma come non è un campo di concentramento? E poi: dove sono le camere a gas? Lo stereotipo è che esista solo il modello Auschwitz. Allora si spiega che Fossoli aveva un’altra funzione, che il fatto che non abbia le camere a gas non lo rende migliore, che qui si preparavano i convogli per Auschwitz, che c’è tutto un percorso che porta alla camera a gas. È importante che i ragazzi sappiano che la storia è fatta di tanti piccoli passi esi domandino: dove posso a un certo punto interrompere questo cammino? Che margine ho come singolo? Poi c’è la parte del lavoro storico.

Ovvero?
Ridare un nome e un percorso di vita a quanti sono passati per Fossoli. Noi ora abbiamo dei numeri: 2800 gli ebrei, oltre 2800 i politici ma non sappiamo con precisione, cosa è successo prima e cosa succederà dopo della loro vita. Questa ricerca è partita due anni fa, l’abbiamo chiamata anagrafe.

Le guide che ho visto sono soprattutto giovani.
Soprattutto per le visite e per gli aspetti didattico-divulgativi abbiamo un gruppo molto giovane di operatori, circa 15, che vengono formati e aggiornati costantemente. La memoria è un lavoro incessante, non ci si può fermare mai.

L’Unità 26.04.10

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Quando il rock è partigiano, di Mauro Ravarino
Germano Nicolini strizza gli occhi commosso, quando Cisco intona Al diével, la canzone che ne racconta la vita. Solo poco minuti prima, il mitico comandante partigiano Diavolo aveva scaldato di lucida ironia la piazza di Carpi, con frecciate a quei politici (Berlusconi e La Russa in testa) che vorrebbero affossare il 25 aprile e farne una festa della conciliazione. Germano, “un diével solo per i tedeschi”, c’era anche nel 1995, nella prima, e fino a ieri unica edizione, di Materiali Resistenti (15 anni anni fa declinato al singolare), una giornata di musica e memoria. All’epoca c’era pure Massimo Zamboni – anima storica dei Csi (c’era pure Giovanni Lindo Ferretti, ieri assente, giustificato da approdi politici ormai lontani) – che ne fu direttore artistico . Zamboni è tornato. Smilzo, occhialini e sguardo timido arriva in piazza a metà pomeriggio e tira un sospiro di sollievo: «Ci vorrebbe un 25 aprile ogni mese, perché il resto dell’anno mi sento solo». Poi sale sul palco, prende la sua chitarra ruvida, e con gli Offlaga Disco Pax suona Allarme, un pezzo dei suoi Cccp, di cui il gruppo di Max Collini da Reggio Emilia ha raccolto in parte il testimone. Fusioni insolite, tra musicisti di vari gruppi, che sono continuate per tutto il concertone. Come quando Mara Redighieri, ex Ustmamò, ha ricantato quindici anni dopo Siamo i Ribelli della montagna, questa volta in una versione più rock con Fabrizio Tavernelli (già con gli Afa), uno degli animatori dell’evento. Una piazza bella e resistente.

Piazza dei Martiri si è riempita lentamente di colori, bandiere ed entusiasmi. Tanti giovani: ragazzini ma anche trentenni che ricordano bene l’edizione del 1995. E, tra il pubblico, pure qualcuno che il 25 aprile di 65 anni fa l’ha vissuto davvero. Perché tutto parte da lì. Senza Retorica. «Non bisogna avere paura di partire dal passato per arrivare al futuro. Per questo ho ripreso i canti anarchici dell’Ottocento» racconta con voce lieve Mara Redeghieri, che ha portato a Carpi il suo nuovo progetto Dio Valzer. Sul palco con lei Lorenzo Valdesalici, 15 anni fa era appena nato. I Giardini di Mirò, emiliani di frontiera, hanno spezzato i tempi del concerto. La loro musica è un sali-scendi dilato, che crea un’atmosfera ipnotica. Sono stati i primi ad aver sdoganato in Italia i suoni del post-rock. E non si è potuto star fermi di fronte al piglio punk dei Tre allegri ragazzi morti, capitanati dal fumettista Davide Toffolo. Quando sono saliti gli Offlaga l’applauso è stato fragoroso. Tra il pubblico difficile trovare chi non conoscesse un verso di Robespierre, Sensibile (con dedica provocatoria a Giusva Fioravanti) e Toponomastica.

Alternati alla musica, gli interventi degli scrittori Paolo Nori e Carlo Lucarelli. E, infine, il Teatro degli Orrori, romanticamente drammatico, forte di un disco A sangue freddo, uno dei migliori album dello scorso anno. Tutto era stato, però, aperto da Cisco, ex Modena City Ramblers, con le mondine di Novi, già protagoniste del film documentario Di madre in figlio. Un’esplosione di energia, che con Bella Ciao, cantata a cappella, ha dato il via alla festa. Portano tutte il fazzoletto dell’Anpi: «Siamo sempre partigiane» spiega Giulia Contri, figlia di mondina, che dirige il coro ed è pronta a partire per il tour Terra da coltivare. Quindici anni dopo, nonostante tutto e nonostante Berlusconi, a Carpi si è visto uno spirito ancora resistente. Che sia, non solo musicalmente, di buon auspicio.
L’Unità 26.04.10