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Alunni stranieri a scuola La Gelmini li espelle da 3000 classi

Ammontano a 2.893, 641 delle quali in Lombardia, le classi che oggi sono costituite da oltre il 30% di alunni stranieri non nati in Italia e che in base alla circolare n. 2 emessa dal Miur l’8 gennaio scorso non potrebbero essere attivate il prossimo 1° settembre: a comunicarlo è oggi lo stesso ministero attraverso un focus in breve sulla scuola dal titolo «La presenza degli alunni stranieri nelle scuole statali», elaborato dal servizio statistico sulla base dell’anagrafe degli studenti.
In assoluto le classi con una presenza di alunni stranieri superiore al 30% sarebbero oltre 10mila: circa 7.300 nella scuola primaria (circa il 5% del totale) e 3.100 (circa il 4% del totale) nella secondaria di primo grado. Ed in entrambi i casi oltre il 70% delle classi sono concentrate nelle regioni del Nord. Ma se si considerano «le classi con bambini e ragazzi stranieri nati in Italia – sottolinea il Miur – il fenomeno si attenua. In questo caso le classi con una presenza di alunni stranieri non nati in Italia che supera la quota del 30% risultano circa 1.300 (1% del totale) nella primaria e poco più di 1.550 (2% del totale) nella secondaria di primo grado».

A livello di scuola primaria, il ministero dell’Istruzione ha comunicato che dopo la Lombardia (218), le regioni con più classi con oltre il 30% di iscritti non nati in Italia sono Piemonte (175), Lazio (130) ed Emilia Romagna (128). Le regioni con meno classi elementari affollate di alunni stranieri provenienti dall’estero sono, invece, Basilicata (appena 2 classi), Sardegna (6) e Puglia (7).

Anche per quanto riguarda la secondaria di primo grado la concentrazione maggiore è fatta registrare dalla Lombardia con ben 423 classi. Seguita, a debita distanza, con quasi la metà delle classi con questa caratteristica, dal Piemonte (215). Invertite, rispetto alla primaria, le posizioni di Emilia Romagna (173) e Lazio (139). Le regioni con meno studenti delle medie concentrate in alcune classi risultano la Basilicata (solo un caso), la Sardegna e la Puglia (3) ed il Molise (4).

I dati sono pressoché definitivi: «l’anagrafe – ha scritto il ministero dell’Istruzione – è aggiornata per gli alunni frequentanti l’a.s. 2009/2010 con un grado di completezza del 98%».

Cosa accadrà ora? Sulla base alla circolare introdotta dal Miur ad inizio gennaio, almeno una parte degli alunni e studenti stranieri non nati in Italia, facenti parte delle quasi 3mila classi dove sono presenti per oltre il 30% sul totale, potrebbero essere dirottati in istituti scolastici limitrofi che propongono corsi di studio analoghi.
L’Unità 19.03.10

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Scuola, “espulsioni” da tremila classi per il tetto del 30% agli alunni stranieri, di SALVO INTRAVAIA

Un alunno di origine straniera accompagnato dalla madre in una scuola di Roma
ROMA – Migliaia di alunni stranieri, per effetto del tetto massimo per classe fissato dal ministro Gelmini, rischiano a settembre di essere “deportati” in altre scuole. A regime, cioè quando il provvedimento sarà esteso a tutte le classi dell’ordinamento scolastico italiano, sarannoo oltre 100mila gli studenti di nazionalità non italiana che rischiano di non potere scegliere liberamente la scuola dove iscriversi. E’ lo stesso ministero dell’Istruzione, attraverso il “Focus sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole statali” pubblicato pochi minuti fa, a fornire i numeri del fenomeno.

Una circolare dello scorso mese di gennaio, spiegano da viale Trastevere “fornisce le linee guida sulle modalità di composizione delle classi in presenza di alunni stranieri, ponendo un tetto del 30 per cento di alunni con cittadinanza non italiana per singola classe”. Così, in vista della prima applicazione “graduale di tale provvedimento dal prossimo anno” scolastico, al ministero hanno deciso di valutarne sulla carta l’impatto.

Le classi che quest’anno fanno registrare una presenza di alunni di origine straniera superiore al 30 per cento sono oltre 10mila: 7.279 nella primaria e 3.122 nella scuola media. Il record assoluto tra le regioni è della Lombardia dove il limite del 30% è superato in 2.955 classi. Il ministro ha precisato, in un secondo tempo, che nel calcolo della percentuale devono essere inclusi solo i ragazzi di cittadinanza straniera non nati in Italia. Di conseguenza, il numero delle classi interessate dal “taglio” si riduce a poco meno di 3.000: 2.893 per la precisione, 641 delle quali in Lombardia.

Ma già dal prossimo anno, con le prime classi della scuola primaria e secondaria di primo grado arriveranno i problemi per gli alunni nati oltre confine e per le loro famiglie. Cosa dovranno fare i genitori di uno di questi bambini se la scuola più vicina a casa comunicherà loro che la quota massima di alunni non italiani per classe è già stata raggiunta? E, soprattutto, quando la scuola comunicherà a mamma e papà che in quell’istituto non c’è posto per il loro bambino?

Con tutta probabilità, se non interverranno deroghe da parte degli uffici scolastici regionali, i genitori dovranno cercarsi un’altra scuola pubblica con un tasso di alunni stranieri inferiore. E il problema diventerà enorme per le famiglie che vivono in centri medio-piccoli (come Porto Recanati in provincia di Macerata o Calcinato, in provincia di Brescia) o con un’unica scuola, perché sarebbero costrette a cercare l’alternativa in altri comuni, magari a distanza di chilometri.

Gli studenti di cittadinanza straniera iscritti alla scuola pubblica nel nostro Paese, nel 2008/2009, erano 630mila (il 7 per cento del totale) e quest’anno potrebbero raggiungere quota 700mila. Considerato il tasso di natalità e la crescita delle famiglie immigrate in Italia, in futuro gli allievi stranieri in classe saranno sempre di più e di più saranno i bambini nati all’estero costretti a “emigrare” verso scuole meno affollate di ragazzi come loro.
La Repubblica 19.03.10

Scuola, nel Pdl la gara a chi le spara più grosse. La replica dell’on. Ghizzoni del Pd ai consiglieri Ghelfi e Andreoli

L’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione e Cultura della Camera, replica – dati alla mano – all’attacco mosso dal consigliere provinciale Luca Ghelfi e dal consigliere comunale Roberto Andreoli, entrambi del Pdl, agli insegnanti dell’istituto Meucci di Carpi. Ecco la sua nota.

«In base a quali dati, se non il pregiudizio ideologico, Ghelfi afferma che i crediti vantati dagli istituti scolastici verso lo Stato risalgono per la metà al Governo Prodi? Negli ultimi 9 anni Prodi ha governato solo 18 mesi! Dai bilanci delle scuole – in possesso del Ministero e di chiunque abbia voglia di informarsi – risulta evidente che la sofferenza finanziaria inizia dal 2002 (governo Berlusconi), per la riduzione progressiva dei trasferimenti dallo Stato alle istituzioni scolastiche per pagare supplenti, esami di stato, pulizie. L’unico anno in cui si è registrato equilibrio tra trasferimenti dello stato e spese delle scuole è il 2007 (governo Prodi). Ricordo poi a Ghelfi che l’ultima finanziaria ha tagliato 226 milioni di euro, rispetto all’assestato 2009, al fondo delle spese di funzionamento! Abbia almeno la compiacenza di andarsi a leggere i documenti approvati dalla sua maggioranza.

Da Andreoli invece arriva una vera perla: evidentemente “parole dal sen fuggite” nella foga iconoclasta di attaccare i docenti del Meucci che hanno avuto l’ardire di voler approvare un documento sul riordino delle superiori. Andreoli insiste ripetutamente sulla illegittima iniziativa di critica perché “mancano ancora i regolamenti attuativi” della riforma. Finalmente se n’è accorto anche il centrodestra che questa riforma non può partire il prossimo anno perché mancano i decreti attuativi. Andreoli, per favore, lo vada a dire alla Gelmini e a Tremonti! Siamo ancora in tempo a rinviare di un anno, come da noi richiesto, l’avvio di un riordino accolto con apprensione dagli studenti e dalle famiglie, perché a 10 giorni dal termine delle iscrizioni regna ancora il caos e l’incertezza!

Un altro che le spara grosse è l’on. Garagnani il quale ha affermato con baldanza che a giorni dal ministero sarebbero arrivati ben 51 milioni per appianare i debiti delle scuole emiliano-romagnole. Fantasie! Bastava chiedere informazioni all’Ufficio scolastico regionale per sapere che sono in arrivo 31 milioni, vale a dire la prima rata dall’anno 2010 dei trasferimenti dallo stato alle scuole per il loro funzionamento. Non un centesimo per restituire le risorse che le scuole hanno anticipato per lo stato».

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Il comunicato stampa di Manuela Ghizzoni risponde all’articolo che riportiamo di seguito

Andreoli e Ghelfi difendono il preside «I crediti risalgono al tempo di Prodi»
Pdl e caso Meucci «Prof. scorretti che fanno politica», di SILVIA MARCHETTI

Luca Ghelfi, consigliere provinciale PdL, interviene sul caso che si è verificato all’istituto commerciale Meucci dove tra docenti e preside vi sono stati momenti di tensione che hanno portato qualcuno a chiedere l’intervento della Polizia di Stato.
«Gli insegnanti – dice Ghelfi – fanno politica e disinformazione. Nella lettera che hanno diffuso si parla di aule fatiscenti, dimenticando che compete alla Provincia mantenere il decoro delledilizia scolastica. E invece è necessario un intervento straordinario del Governo per ovviare alla trascuratezza degli enti locali. Ricordo che i crediti che gli istituti vantano verso lo Stato risalgono per la metà al periodo del Governo Prodi».
Anche Roberto Andreoli, consigliere comunale Pdl accusa: «E’ grave – dice – che un docente si permetta di chiamare la polizia perché non concorda con una giusta scelta del Preside. Il Collegio docenti non è deputato a votare documenti politici, soprattutto quando mancano i Regolamenti attuativi della Riforma Gelmini. Inaccettabile anche il fatto che l’Assemblea dei Docenti, quindi non tutti i docenti, sottoscriva un documento ricco di libere interpretazioni che non trovano oggettivo riscontro nei Regolamenti, che ancora mancano, e lo invii ai genitori e ai ragazzi, cercando di coinvolgerli in questa presa di posizione forzata e tutta politica».
Gazzetta di Modena 19.03.10

Il popolo viola denuncia: «100 euro ai disoccupati per andare in piazza per Silvio»

Disoccupati ingaggiati a 100 euro per partecipare alla manifestazione del Pdl a Roma: è quanto afferma sul proprio blog Gianfranco Mascia, uno dei leader del «Popolo viola». «100 euro per andare alla manifestazione di Roma – inizia il ‘post’ di Mascia – con la maglietta con la scritta ‘Meno male che Silvio c’e». «Agenzie interinali specializzate – prosegue Mascia – stanno facendo chiamate a tappeto ai disoccupati offrendo il gruzzoletto a chi sarà presente con la maglietta, il tutto per tentare di riempire la piazza».
«Sono alla frutta – commenta il post – ma hanno i soldi e ce la faranno». Mascia conclude con «un consiglio»: «Se ricevete la telefonata dite di sì e poi andate fuori, non prima di essere stati alla manifestazione del Forum dell’acqua», che si svolgerà domani anch’essa a Roma. Il post sul suo blog, dice ancora Mascia, «si chiude con ‘sono alla frutta, ma hanno i soldi e ce la faranno’. Un consiglio? «Se ricevete la telefonata dite di sì e poi andate fuori, non prima di essere stati alla manifestazione del forum dell’acqua».

"Israele ascolti la voce dell'America", di Abraham Yehoshua

Nel biblico Libro dei Proverbi, il libro della saggezza e dell’ottimismo (a differenza di quello dell’Ecclesiaste, pervaso da un senso di angoscia e di rassegnazione alla morte) c’è un versetto dai toni forti: «Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama, lo corregge per tempo» (Libro dei Proverbi, 13, 24). Il senso di queste parole è che chi evita di rimproverare o di punire i figli per le loro cattive azioni dà prova di non amarli veramente in quanto preferisce ignorare una condotta sbagliata per mantenere la pace in famiglia ed evitare uno scontro che potrebbe causare dolore a entrambe le parti. Ma un uomo che ama veramente il figlio non teme di riprenderlo, è pronto a punirlo e persino a pregiudicare temporaneamente il rapporto con lui pur di riportarlo sulla retta via. L’attuale crisi nelle relazioni fra il governo israeliano e quello americano intorno alla costruzione di un nuovo quartiere ebraico nella Gerusalemme Est è ai miei occhi una prova di vera amicizia da parte degli Stati Uniti nei confronti del suo piccolo protégé mediorientale. L’amministrazione di Barak Obama, in un raro esempio di fermezza morale, dice agli israeliani: basta con queste inutili costruzioni a Gerusalemme Est.

Il messaggio degli Usa è che le costruzioni non solo minano il processo di pace – importante per voi, per i palestinesi e per tutto il mondo arabo moderato -, ma sono estremamente nocive anche per voi israeliani nell’ottica dell’ideale che non perdete occasione di proclamare: mantenere il carattere ebraico e democratico di Israele. Continuando a insediarvi in territorio palestinese e a erigere nuovi insediamenti compromettete la possibilità di una separazione e di un confine concordato fra Israele e la Palestina. Perciò, in mancanza della prospettiva di un vicino accordo di pace, in un prossimo futuro dovrete concedere la cittadinanza israeliana a tutti i palestinesi che avete conglobato e questo inciderà sensibilmente sul carattere ebraico della vostra nazione. Oppure, in alternativa, sarete costretti a mantenere un regime di apartheid nei confronti dei palestinesi distruggendo così il sistema democratico israeliano. In un modo o nell’altro noi faremo pressione perché queste iniziative controproducenti, contrarie agli interessi da voi stessi proclamati, cessino. E questo non solo a favore del processo di pace e degli interessi americani nel mondo arabo ma per il vostro stesso bene e per quello dello Stato ebraico.

Una simile posizione è nuova per gli Stati Uniti e se non resterà un mero proclama ma sarà seguita da una decisa pressione politica su Israele proverà al mondo intero che l’America è una vera amica dello Stato ebraico e ha a cuore non solo la sua sicurezza ma anche il suo futuro e i suoi veri ideali. I veri amici non si limitano a dispensare parole di lusinga e di adulazione ma sanno anche muovere rimproveri. Nella storia dei rapporti tra i popoli in epoca moderna un capitolo speciale sarà dedicato alle incredibili relazioni tra gli Stati Uniti e Israele. L’ex segretario di Stato Henry Kissinger li definì «profondamente emotivi, laddove gli interessi strategici comuni non sono che una patina esterna dallo scarso significato». Per la maggior parte dei cittadini statunitensi lo Stato di Israele non è solo un’espressione di riscatto e di consolazione per la Shoah degli ebrei durante la seconda guerra mondiale (una tragedia che gli Stati Uniti tardarono a capire e nella quale non intervenirono, specialmente negli Anni 30 quando profughi ebrei dalla Germania e dall’Europa in fuga dalle persecuzioni naziste bussarono inutilmente alle loro porte). Per molti cittadini statunitensi, soprattutto per i numerosi cristiani, lo Stato di Israele è la concretizzazione di un ideale religioso come lo fu per i primi abitanti degli Stati Uniti l’emigrazione in quel Paese, quando parvero voltare le spalle alla loro storia e alle loro origini europee per riconoscersi nel mito della cristianità e della Bibbia dando alle loro nuove città nomi di luoghi dell’antica terra biblica: Sion, Betlemme, Hebron ecc.

Anche il regime democratico israeliano è un elemento importante nell’amicizia tra Israele e gli Stati Uniti. Quando lo Stato ebraico fu fondato dopo la seconda guerra mondiale nel mondo vi erano solo una trentina di vere democrazie e la lotta ideologica per la supremazia e la moralità dei regimi democratici rispetto a quelli totalitari era importantissima agli occhi degli americani. Un Israele democratico che combatteva con successo per la sua sopravvivenza era quindi una prova rilevante e preziosa della validità dell’ideale democratico e giustificava l’ingerenza, motivata o meno, dell’America nel mondo.

I leader israeliani perciò, anziché sottolineare ancora una volta dinanzi agli americani l’importanza di un’alleanza strategico-militare con Israele, farebbero meglio a prestare ascolto al nuovo tono di fermezza morale con il quale si rivolgono a noi dicendo: se vi concentrerete sul vero ideale di un Israele democratico ed ebraico piuttosto che accanirvi inutilmente sulle poche terre rimaste in mano ai palestinesi, capirete che la nostra rabbia nasce da sentimenti di vero affetto e di amicizia.
La Stampa 19.03.10

"Stanno distruggendo l'educazione degli adulti in Italia", di Osvaldo Roman

Con il solito riordino dettato dall’esigenza di tagliare la spesa stanno distruggendo il sistema di educazione degli adulti faticosamente costruito in questi anni nel nostro paese.
Si legga la relazione dell’On Aprea e si esamini la relazione tecnica che accompagna lo Schema di Decreto per comprendere l’entità delle devastazioni che già dal prossimo anno scolastico saranno apportate in questo importante settore dell’istruzione.
Si fa riferimento strumentalmente alla riorganizzazione prevista dall’art. 1, comma 632, della legge n. 296 del 2006, per coprire e giustificare la desertificazione prodotta.

In realtà occorre purtroppo anche in questo provvedimento guardare molto attentamente alle cifre. Guardare a quanti soggetti sono stati accolti nel sistema nei precedenti anni scolastici e quanti lo saranno l’anno prossimo. Le tabelle statistiche al riguardo ci sono, per quanto oscurate, nella relazione ufficiale di illustrazione ma l’on Aprea prudentemente non ne richiama nessuna nella sua relazione.

Altrimenti avrebbe dovuto spiegare:

dove finiscono i 402.228 iscritti nelle attività promosse dai CTP nell’anno scolastico 2007-08 ?
dove finiscono i 77.509 iscritti ai corsi serali per il conseguimento del diploma o della qualifica, registrati nel 2007-08 e distribuiti in 894 sedi di erogazione dei corsi serali degli istituti di istruzione secondaria superiore nel 2007-08 (erano 705 nel 2004-05) ?
avrebbe dovuto spiegare cosa succede all’organico dei docenti impegnati nelle varie attività che nella primaria, nella secondaria di I° grado e nella secondaria di II° passano rispettivamente da 1293, 2938, 5729 a 1271, 2889 e a 3703 con un taglio complessivo di 2097 unità comprensivo dei 179 posti meticolosamente annotati dal Ragioniere Generale dello Stato che sembra non aver altro da fare in questo periodo pur con le varie vicende della Protezione civile in atto
Ciò mentre il numero dei frequentanti, di fatto limitato alle attività connesse al conseguimento dei titoli di studio, scende nei tre ordini scolastici indicati dai 19.626,44.595 e 62.394 del 2008-2009 ai 15,254, 34.662 e 44. 440 del prossimo anno scolastico calcolati sulla base dei nuovi parametri di iscrizione e di organico fissati agli articoli 3 e 9 del Regolamento.

In realtà tali cifre sono fantasiose e puramente di comodo perché ignorano gli adulti che attualmente sono nel sistema e non seguono attività necessariamente legate al conseguimento dei titoli di studio. Come abbiamo dianzi indicato le stesse cifre della Relazione illustrativa ministeriale ci dicono ben altro!

Inoltre per quanto riguarda i tagli all’organico è necessario smascherare un modesto trucchetto ministeriale. Si tratta solo dei posti in organico nessun dato sui posti precari che verranno spazzati via con l’eliminazione della relativa utenza!
Il risparmio di conseguenza sarà ben superiore ai 69 milioni di euro previsti a regime decorrere dal 2011.

Anche in questo caso ci vanno giù con l’accetta se si pensa che il vincolo, posto
all’intera operazione dei razionalizzazione della rete scolastica dall’art. 1 del DPR n° 81, è di 85 milioni di euro.
Ma su questo e altro dovremo necessariamente ritornare nei prossimi giorni.
da Scuola Oggi 10.03.10

Biagi, l'omaggio di Stefano Bonaccini

“Un intellettuale di rango che ha pagato con la vita il coraggio delle sue idee”. Il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini ricorda la figura di Marco Biagi nell’ottavo anniversario della sua morte. Ecco la sua dichiarazione
«Proprio oggi che giovani, precari, lavoratori flessibili rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi, va ricordato che Marco Biagi nel proporre la flessibilità nel mercato del lavoro vi affiancava anche interventi a sostegno del reddito, delle imprese e degli ammortizzatori sociali. Il suo progetto è rimasto purtroppo incompiuto. E se l’ottusa ferocia dei terroristi non ci avesse privato della sua intelligenza, con lui oggi potremmo portare avanti un confronto sulle riforme davvero utili per dare sicurezza ai giovani e rilanciare lo sviluppo del Paese.
Vittima anch’egli della cieca e ignobile ferocia del terrorismo che ha insanguinato per decenni la storia repubblicana Biagi ha pagato con la vita il coraggio delle sue idee, così come è stato per Tarantelli, D’Antona, Rossa e tutti gli altri.
Marco Biagi resterà nel nostro ricordo come un intellettuale di rango. Per questo oggi lo ricordiamo».

Ru486: "solo in ospedale", di Flavia Amabile

Il terzo parere del Consiglio Superiore di Sanità mentre il ministro Fazio si prepara a emanare le linee guida . La pillola Ru486 dovrà essere somministrata soltanto in regime di ricovero ordinario, non in day hospital. Il Consiglio Superiore di Sanità si è riunito ieri mattina per la terza volta in cinque anni e ha confermato di nuovo la linea finora seguita dal governo in questa lenta e macchinosa introduzione della pillola abortiva in Italia.

E’ stato il ministro della Salute Ferruccio Fazio a ufficializzare il parere dell’organismo per garantire «la tutela psicofisica della donna e il rispetto della legge 194». Il Consiglio ha infatti ricordato che, in base alle statistiche internazionali, le maggiori complicazioni avvengono dopo le 24 ore, che il 20% delle donne che assumono la pillola non tornano più in ospedale. E poi che la 194 prevede il ricovero obbligatorio della donna fino alla verifica dell’espulsione del feto e che vi sia anche un’assistenza psicologica. Per tutti questi motivi, ha confermato gli altri due pareri formulati negli anni scorsi dai loro predecessori.

A questo punto arriveranno «a breve» le linee guida del ministero della Salute per «il monitoraggio e la valutazione» della somministrazione, ha annunciato il ministro Fazio. «Il Css – ha detto Fazio – ha raccomandato al ministero di formulare linee di indirizzo e il ministero si riserva di adottare le necessarie iniziative di monitoraggio e valutazione al più presto». Il ministro ha anche già firmato la notifica alle Regioni sul parere del Consiglio Superiore di Sanità. In questa notifica – ha avvertito – si invitano gli assessorati a garantire che le strutture si adegueranno» alle modalità indicate dal Css.

Proprio alle regioni si è rivolta il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, chiedendo che «prendano atto della notifica inviata dal ministro Fazio e che la legge 194, anche con i nuovi metodi abortivi, venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale».
La linea del governo viene apprezzata in Vaticano. «Si tratta di una decisione corretta e tesa a limitare il più possibile i danni oggettivi che la pillola abortiva RU486 crea», commenta Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita.

«Quello che deve essere chiaro – ha avvertito Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl – è che vigileremo affinchè le regioni rispettino queste indicazioni: la circolazione della pillola fuori degli ospedali non è prevista. Le farmacie che contravverranno a questa regola saranno denunciate, altrettanto avverrà per i siti web, a patto che siano rintracciabili».
Bruno Mozzanega, presidente di Scienza e Vita di Venezia, considera «scandaloso che si continui a discutere tanto di Ru486 che dovrà essere somministrata in ospedale, e si lasci in commercio un farmaco che produce l’interruzione di gravidanza sia in caso di feto morto che vivo».

La parola, forse, dopo il governo spetterà alla regioni. Nel Lazio, se vincerà Emma Bonino, non è detto che si troveranno pillole abortive agli angoli della strada, come accusa Gasparri. Cristiana Alicata, candidata del Pd, è molto chiara: «Non vogliamo che le donne prendano farmaci senza controllo medico, siamo per un’interruzione di gravidanza gestita nella massima sicurezza per la salute delle donne».

Secondo Livia Turco del Pd, il parere del Consiglio Superiore di Sanità è «pura ipocrisia». E anche Silvio Viale, ginecologo, fra i primi a sperimentare la Ru486 in Italia, sostiene che: «A parte un primo periodo di maggiore rigidità, ci si regolerà come si è finora fatto: ricovero se necessario, oppure la donna firmerà per andare a casa dopo aver preso la prima pillola e tornerà dopo 48 ore per la seconda pillola».
La Stampa 19.03.10