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Il partito dell'amore riempie la piazza d'odio. E ricatta gli abruzzesi

Il mondo alla rovescia in scena a San Giovanni a Roma. Slogan contro il PD e la Bonino, e poche persone nonostante la lettera intimidatoria di Denis Verdini agli abruzzesi: “In piazza per riconsocenza a Silvio che vi ha dato le case”. Fai girare con mobilitanti.it la denuncia del PD- In piazza San Giovanni a Roma abbiamo visto manifestanti portare in testa copricapo inneggiati al Partito dell’amore, ma gli striscioni e i cori a cui partecipavano dicevano altro.
Diversi attacchi al PD, ad Emma Bonino, Michele Santoro (“fascista” e “mafioso”), Giovanni Floris. Striscioni contro il Tar che non ha ammesso la lista Pdl alle regionali del Lazio, accuse al Pd di “rubare voti”. Un coro di fischi, insulti e incitazioni tipo “Buttati di sotto” contro un residente di via Labicana “reo” di assistere alla manifestazione dalla propria finestra esponendo una maglietta viola. Un gruppo di manifestanti intonava “Faccetta Nera”.

“Oggi va in scena il mondo alla rovescia : un governo che va in piazza e protesta contro l’opposizione, invece di parlare delle soluzioni che deve proporre per il paese”. Così Enrico Letta, Vicesegretario del Pd a Lecco. “Il discorso di Berlusconi, tra l’altro, è improntato a tutto tranne che all’amore. Contenuti e tonalità sono improntati più all’odio che all’amore. Noi continuiamo a fare la nostra campagna elettorale parlando di cose concrete, di sanità di scuole, di imprese e di lavoro”.

Per Stefano Di Traglia, responsabile comunicazione del PD “i primi slogan gridati e i primi striscioni esposti alla manifestazione del Pdl mostrano un clima non certo sereno e, meno che mai, ispirato da sentimenti positivi verso il paese. Lo diciamo nel rispetto di questa come di altre manifestazioni. E’ però chiaro che accusare gli avversari politici di essere “ladri di voti” o, peggio, “anti italiani” non è solo ingiusto, ma è anche sbagliato. Perché non può essere anti italiano chi scende in piazza per rivendicare il rispetto della legalità, dei diritti, del lavoro e, soprattutto, il rispetto della Costituzione. Questi e non altri sono stati, infatti, i temi della manifestazione che si è svolta una settimana fa a Piazza del Popolo. Gli slogan sentiti oggi a Roma contro Bersani o la Bonino dimostrano solo che la classe dirigente del centrodestra non ha nulla più da dire e da dare al paese”.

Pochi in piazza nonostante il proclama di oltre un milione di partecipanti. Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del PD ha fatto due conti: “Il milione di Verdini è come quello del signor Bonaventura, un parto della fantasia. Basta guardare le immagini su Sky per rendersi conto di quanta è stata ristretta la piazza con i gazebo e le torrette. Per fare un calcolo basta andare su Google Heart e misurare metro per metro gli spazi, si capisce così che il milione è solo nella fantasia di Verdini. Siamo lontani e di tantissimo. Essendo presente anche il ministro Tremonti i numeri lieviteranno ancora chissà fino a quanto, ma sempre di fantasie si tratterà!”.
Chissà se, alla fine, i dirigenti del Pdl abruzzese, galvanizzati dalla lettera di Denis Verdini sono riusciti a riempire i pullman e hanno fatto parte del milione fantastico. Non sappiamo se sono riusciti a convincere, come ha sostenuto il Coordinatore Nazionale del Pdl nella lettera che pubblichiamo, che era dovere degli abruzzesi andare alla manifestazione per ringraziare il governo.

La vergognosa lettera di Verdini era pubblicata stamani da la Repubblica, un documento nel quale si può leggere come il coordinatore del PDL si stupisce di come gli aquilani, ancora provati dal terremoto, non dimostrino la loro gratitudine in modo tangibile, e scrive: “Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati. Mi pare impossibile che un gruppo così folto di deputati, senatori e consiglieri regionali non possa andare nei quartieri ricostruiti, dove sono state consegnate case a 40.000 persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni”.

“Ogni volta ci diciamo che con i nostri avversari politici si è toccato il fondo ed ogni volta loro ci stupiscono e cominciano a scavare, per sprofondare ancora più giù, senza vergogna. Perché per dire ai terremotati aquilani che la mobilitazione politica è un gesto dovuto, visto la consegna di case nuove dopo il devastante sisma dello scorso anno, la vergogna evidentemente non la si deve conoscere”. Comincia così il comunicato congiunto del Partito Democratico dell’Aquila, che vede le firme di Michele Fina, segretario provinciale del Pd, Francesco Iritale, segretario cittadino del Pd, Vito Albano, capogruppo al comune dell’Aquila e Piero Di Stefano, assessore comunale alla ricostruzione. Un documento che ti chiediamo di diffondere visto che neanche il PDL abruzzese ha avuto il coraggio di rispondere a Verdini, personaggio che negli ultimi mesi ha contribuito da solo a farsi conoscere per quello che è. Prosegue il comunicato: “Insomma da via dell’Umiltà, a Roma, ordinano ed all’Aquila eseguono, senza porsi, come in questo caso, il problema che forse parlare delle nuove case date agli aquilani come fossero apertura di un credito che prima o poi andava estinto, è qualcosa che poco o nulla ha a che fare con la politica”.

Lanfranco Tenaglia, parlamentare Pd, chiede le scuse di Verdini: “Si vergogni. Raramente si è vista tanta arroganza: i cittadini abruzzesi non sono dei sudditi a cui gentilmente il principe ha concesso la casa e dai quali è lecito aspettarsi un servo encomio. Nelle democrazie le cose funzionano diversamente rispetto all’idea proprietaria espressa da Verdini. Quanto fatto in Abruzzo dal Governo, è un atto dovuto. Chi amministra deve rendere conto di quanto fa ai cittadini e far le cose non implica in maniera automatica l’ottenere obbedienza cieca e assoluta. Il cinismo dimostrato dal coordinatore del Pdl purtroppo fotografa il concetto distorto dello Stato e delle sue funzioni che circola nella maggioranza”.

Gli italiani devono sapere che PD e PDL affrontano le emergenze e le catastrofi in modo ben diverso, per il PD non sono merce di scambio né ora a una settimana dalle regionali, né in altri momenti.
www.mobilitanti.it

qui la lettera ai terremotati di Verdini

“La scuola va a rotoli”

Il coordinamento provinciale di modena dei presidenti consigli d’istituto, di circolo e comitati genitori aderisce all’iniziativa nazionale “la scuola va a rotoli” promossa dal sito www.comitatigenitori.it per protestare contro i tagli ai finanziamenti alla scuola statale pubblica.
Il simbolo della manifestazione è Mafalda che urla, con in mano un rotolo di carta igienica, metafora di una scuola statale che in molti casi si ritrova nella drammatica situazione di non avere nemmeno i soldi per acquistare l’indispensabile

I tagli ai finanziamenti alla scuola statale ammontano in 3 anni a 7 miliardi e 832 milioni di euro su di un totale complessivo di 60 miliardi (-13%),
che porteranno ad una soppressione di posti di lavoro pari a 150.000 unità tra insegnanti e personale Ata (cifra che corrisponde alla scomparsa di 50 stabilimenti “Fiat – Termini Imerese”).
Le conseguenze sono già visibili:
. aumento del numero di alunni per classe (classi prime, tutte con più di 30 alunni contro i 25/26 degli anni precedenti)
. mancanza di fondi per i supplenti (alle elementari/medie accorpano le classi, alle superiori fanno entrare/uscire i ragazzi nelle ore scoperte),
. riduzione delle cattedre per il sostegno, (che fine faranno i ragazzi disabili? torneremo alle scuole differenziali?),
. riduzione dei corsi di recupero per i ragazzi con insufficienze in pagella,
. riduzione dell’offerta formativa (cancellazioni di progetti e di iniziative ormai consolidate, teatro a scuola, sportelli di ascolto, ecc.)
. mancanza di fondi per il normale funzionamento delle scuole (fotocopie, telefono, materiale di consumo, carta igienica, ecc.)
. riduzione delle spese di pulizia del 25%, con ulteriori carichi di lavoro per il personale Ata

“La scuola va a rotoli” è la prima manifestazione unitaria organizzata a livello nazionale, in modo autonomo, dai genitori eletti negli organi collegiali delle scuole ed il coordinamento di Modena è stato tra i promotori.
Ci troverremo sabato 20 marzo alle 10,30 nel centro di Modena in Piazzetta delle Ova dove abbiamo convocato giornali e televisioni locali per manifestare la nostra rabbia.
Poi ci trasferiremo presso la sede dell’ufficio postale di Via Emilia centro per procedere ad effettuare una spedizione simbolica di un rotolo di carta igienica al Ministero-Miur di Viale Trastevere 76/a Roma.

La prossima iniziativa del Coordinamento sarà una manifestazione a
favore della scuola statale pubblica, di qualità, nella quale saranno
coinvolte tutte le scuole di ogni grado del territorio modenese (dall’infanzia alle
superiori).

Sarà un messaggio di sensibilizzazione che il mondo della scuola rivolgerà alla città perché scuola significa futuro, non solo dei nostri figli, ma della società nel suo complesso. Ed una scuola che perde qualità porterà ad una società che perderà benessere e sviluppo.

E’ stata identificata come data possibile dell’evento il prossimo SABATO 24 APRILE al pomeriggio

COORDINAMENTO PROVINCIA MODENA DEI PRESIDENTI CONSIGLI D’ISTITUTO, DI CIRCOLO E COMITATI GENITORI
www.scuolemodena.it
coordinamento@scuolemodena.it

Cassa integrazione, le “sparate” di Sacconi

L’on. Ivano Miglioli, componente Pd della commissione Lavoro della Camera, risponde alle affermazioni fatte dal ministro Sacconi nel corso della sua visita a Modena. Ecco la sua dichiarazione.
«Il ministro Sacconi, in città per la commemorazione di Marco Biagi, tira le orecchie ai giovani industriali colpevoli, secondo lui, di avanzare proposte “costose e inutili” come il prolungamento della cassa integrazione ordinaria.
Il fatto è che quella proposta è la stessa approvata all’unanimità dalla commissione Lavoro della Camera, quindi anche dal relatore Giuliano Cazzola e da tutti i componenti del Pdl. Sacconi, in questo modo, assesta una sonora sberla non solo ai giovani industriali modenesi ma anche ai suoi amici parlamentari raccontando due balle: che non ci sono i soldi e che in realtà il prolungamento della cassa ordinaria sarebbe inutile in quanto gli imprenditori potrebbero “andare avanti all’infinito” con gli ammortizzatori sociali che già ci sono.

Nel primo caso è il ministro a smentire sé stesso visto che da tempo ripete che il governo ha messo a disposizione più di 30 miliardi per gli ammortizzatori sociali; nel secondo caso Sacconi sa bene (ma non lo dice) che il prolungamento della cassa integrazione ordinaria è il mezzo più rapido per intervenire in momenti di crisi acuta come quelli che stiamo vivendo, quando imprenditori e lavoratori hanno bisogno di far fronte all’emergenza. Gli altri strumenti sono macchinosi, necessitano dell’autorizzazione del ministero e danno quindi meno certezze.

Il ministro dice di “credere fortemente nella partecipazione dei lavoratori”. Bene, visto che non vuole dare retta a quelli del suo partito né tanto meno agli imprenditori, perché non chiede ai lavoratori cosa ne pensano delle sue sparate? Ce ne sono 40 mila in tutta la Regione, che vedono avvicinarsi la scadenza della cassa integrazione. Provi a dirgli che potranno usufruirne all’infinito».

"Tempo pieno, l'isola che non c'è", di Gianni Gandola e Federico Niccoli

Cosa sta succedendo nelle scuole primarie “a tempo pieno”? Perché in molte scuole, da Milano a Roma, anche i genitori hanno iniziato forme di protesta? Non si tratta solo della mancanza della carta igienica o dei gessi, ma di quello che succede nelle classi, tutti i giorni, sul piano della didattica. Capita ormai frequentemente che bambini rimasti senza il loro insegnante di classe (per assenza) vengano smistati in altre classi, per non dire “parcheggiati” per ore. Oppure che insegnanti che sarebbero “in compresenza” per alcune ore nella loro classe (nei casi, non molti, in cui le compresenze sono rimaste) vengano utilizzati per sostituire i colleghi assenti. Insomma situazioni caotiche che compromettono, quotidianamente, la didattica e mettono a dura prova la stessa organizzazione scolastica.

Si sta verificando di fatto l’attuazione di un Tempo Pieno, nella gran parte dei casi, senza le “compresenze” dei docenti. Questo vuol dire, implicitamente, dover rinunciare a svariate attività didattiche (laboratori, gruppi di studio e di recupero, classi aperte, ecc.). Proprio quelle attività progettuali che costituivano, guarda caso, il punto di forza del tempo pieno.
Già, perché – come da tempo andiamo sostenendo – il tempo pieno era e voleva essere non solo o non tanto un orario scolastico lungo bensì un modello pedagogico e didattico ben strutturato e connotato.
Essendo stati tra i fondatori e/o i promotori delle esperienze di tempo pieno nell’area milanese sin dalla sua fase sperimentale, possiamo ragionevolmente dire che questo modello si fondava su alcuni elementi costitutivi essenziali. Innanzi tutto il superamento della figura dell’insegnante unico, propria della scuola del mattino, di quello che era il “tempo normale” della scuola italiana fino agli anni ’70 ed oltre (proprio quello che la Gelmini vorrebbe oggi reintrodurre e restaurare!) con la proposta alternativa del gruppo docente, del team teaching. Lavorare in team voleva e vuole dire programmare insieme tutte le attività (una programmazione didattico-educativa comune ed unitaria), suddividersi gli ambiti disciplinari, utilizzare i momenti di “compresenza” per dividere le classi in gruppi offrendo ai gruppi di alunni la possibilità di attività diverse (molteplici attività di tipo creativo-espressivo, gruppi per livelli di apprendimento e/o di recupero, attività laboratoriali, ecc.).
Sappiamo bene che con l’andar del tempo la spinta propulsiva e innovativa dei primi tempi pieni, per molteplici ragioni (strutturali e motivazionali), si è andata in parte disperdendo. Non abbiamo risparmiato critiche a molti dei tempi pieni esistenti, divenuti una sorta di “tempo normale lungo” ove la semplice alternanza dei due docenti di classe ha finito per prevalere sul team docente e si sono riproposti contenuti e metodologie di insegnamento culturalmente povere e tradizionali (1).
Ciononostante nella maggior parte dellescuole primarie sono rimaste e sono in atto esperienze di tempo pieno valide, insegnanti che lavorano in team, buone prassi sul piano didattico. Ora anche queste realtà sono messe a dura prova dall’attacco del duo Gelmini-Tremonti.
Non viene aggredito e intaccato (per ora) il modello orario delle 40 ore. Questo “tempo-scuola” viene mantenuto, in taluni casi forse anche ampliato, ma a scapito degli organici. Utilizzando cioè le ore di compresenza dei docenti ai fini della definizione degli organici stessi (in molti casi infatti non è garantito il raddoppio automatico dei due insegnanti per ogni classe a tempo pieno). Ma in questa offensiva, alle ragioni di contenimento della spesa (tagli, riduzioni di posti, ecc.) si accompagnano anche motivazioni di carattere ideologico e culturale. Si vuole tornare cioè (come la Gelmini e lo stesso Tremonti hanno affermato chiaramente) a prima del ’68, a quel modello di maestro unico che il tempo pieno prima e i moduli poi avevano messo in discussione e quindi definitivamente superato. Il rifiuto del “collettivo”, del principio del lavoro in équipe, della “cooperazione educativa” nella scuola primaria. In questa ottica le compresenze appaiono, ai detrattori del team, del tutto inutili e insignificanti. Per questo vanno soppresse o utilizzate altrimenti (per le supplenze, appunto).
A questo punto, ci chiediamo, che fare? Noi crediamo che si possa tentare di uscire da questa situazione di stallo e di regressione culturale e pedagogica, con un’azione di difesa e di rilancio del modello di tempo pieno. Ripartendo dai suoi tratti qualitativamente più validi, da quelli che abbiamo definito i suoi elementi costitutivi. Una volta, negli anni ’70, per avviare classi a tempo pieno le scuole dovevano presentare – oltre alla esplicita richiesta dell’utenza, dei genitorI – un Progetto didattico. Questo Progetto, che esplicitava gli aspetti di innovazione didattica e organizzativa che si intendevano attuare, veniva valutato dagli ispettori tecnici e approvato o meno. Naturalmente parte integrante del Progetto erano gli elementi che indicavamo prima (gruppo docente, classi aperte, pluralità dell’offerta formativa e delle attività didattiche proposte, ecc.). Noi riteniamo che questa prassi vada ripresa. Alle scuole che presentano un Progetto di tempo pieno di questo tipo sia garantito il doppio organico (compresenze incluse), conditio sine qua non per l’attuazione del progetto stesso. Negli altri casi l’organico sia commisurato alla semplice attuazione dell’orario scolastico settimanale di 40 ore (tempo lungo). Sia garantita, in altre parole, la prosecuzione di un modello pedagogico e didattico che – come ha riconosciuto più volte la stessa on. Aprea, già direttrice didattica – si è dimostrato valido e qualitativamente significativo nel corso degli anni. Crediamo che per questo tempo pieno sia il caso di mobilitarsi. Per l’isola che non c’è, come nel libro di J.M. Barrie, Peter Pan. O non c’è più. Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino.

NOTE
(1) Vedi, ad esempio, un articolo per tutti: “L’evoluzione (e/o involuzione) del tempo pieno” http://www.scuolaoggi.org/node/1446
da ScuolaOggi 20.03.10

Lord di Novi, il Pd: “Subito la cassa integrazione straordinaria”

La solidarietà del Partito democratico ai 49 operai che ora rischiano il posto di lavoro.
“Adesso il ministro Sacconi provi a spiegare agli operai della Lord di Novi che la cassa integrazione può andare avanti all’infinito. L’azienda ha deciso, senza nessun preavviso, di chiudere i battenti, e 49 dipendenti in cassa integrazione rischiano ora di trovarsi in mezzo alla strada”.
Questo il primo commento di Dario Zenoni, segretario del circolo Pd di Novi, alla richiesta di concordato preventivo avanzata pochi giorni fa dalla ceramica Lord di Novi, praticamente l’anticamera della chiusura dello stabilimento.

“Il Pd di Novi – dichiara Zenoni – esprime tutta la sua solidarietà agli operai della Lord e appoggia la richiesta del sindacato di avviare i 12 mesi di cassa integrazione straordinaria a partire dal 15 marzo. Questo in attesa di una soluzione che garantisca la continuità produttiva dello stabilimento di Novi. La vicenda della Lord – conclude il segretario del circolo Pd – dimostra che la crisi è tutt’altro che finita e continuerà a far sentire i suoi effetti per tutto il 2010. Chiediamo che il governo dia risposta alla richiesta del sindacato e degli imprenditori di prolungare di 6 mesi il periodo di cassa integrazione ordinaria, lo strumento più rapido per far fronte all’emergenza occupazione”.

Sicurezza Modena. Sindacati di Polizia lunedì protestano

Lunedi’ i sindacati di Polizia protestano davanti alla Questura di Modena. La decisione e’
arrivata oggi durante un’assemblea convocata da Consap, Silp Cgil e Stulp, durante la quale i lavoratori hanno lamentato situazioni di sofferenze e malcontento, e condizioni di lavoro e gestione del personale “che non possono piu’ essere accettate”. Ecco perche’ il personale aderente alle tre sigle sindacali ha deciso di organizzare la manifestazione di protesta che si terra’ davanti alla Questura di Modena dalle ore 14 alle 16.

Berlusconi minaccia il Colle. "Se vinco elezione diretta", di Nini Andriolo

Altro che abbassare i toni. Berlusconi gradisce poco l’invito e invia al Colle un preavviso di sfratto niente male. Dopo le regionali, dice, per “modernizzare il Paese” si potrebbe pensare anche “all’elezione diretta del Presidente della Repubblica”. E il “mandato pieno” che Silvio chiede agli elettori rivela, così, la voglia di rivoltare come un calzino la Costituzione. Per “ridurre il numero dei parlamentari”, per “la grande riforma della giustizia”, ma – soprattutto – per premere l’acceleratore in direzione del Quirinale.
Il Cavaliere, in realtà, legge l’appello del Capo dello Stato a porre fine alla “conflittualità” come un monito formalmente bipartisan rivolto sostanzialmente a lui. E ieri sera, tanto per restare in tema con il libro che stava presentando al Tempio di Adriano (“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”), ha spedito al Colle l’avvertimento del cambio di regole che potrebbe anticipare la scadenza naturale del settennato. Berlusconi, nei giorni scorsi, si era “limitato” a ipotizzare l’elezione diretta del premier, ma ieri è andato oltre. Se, poi, agli auspici di ricorso al popolo per la nomina del Capo dello Stato si aggiungesse l’attacco alla sinistra “che vuole giocare da sola” e “con un arbitro amico e parziale”, il conto delle stilettate di Silvio non farebbe che tornare.

Certo, il premier lega la metafora del derby “con una squadra chiusa negli spogliatoi” al caos liste e ai verdetti “anti Pdl” dei giudici, ma il sospetto che nella vicenda decreto il Colle gli abbia legato le mani è un tarlo che non lo abbandona. Presentando “l’unico libro su 53 che parla bene di me” – 650 messaggi scelti sui 50000 del dopo attentato – Silvio ha ricordato quel “freddo” giorno in cui rischiò di “passare Natale sotto terra”. E lo ha fatto, anche, per lanciare un appello di vita o di morte al suo popolo di cui teme l’astensione. “Quando dicono che sei peggio di Nerone, di Saddam, di Hitler, che sei un dittatore, che ti compri tutto – ha lamentato – Dopo non ti può meravigliare se qualche mente labile pensa di diventare un eroe cercando di farti fuori”. Quanto a lui – il Cavaliere usa il plurale – “siamo persone che rispettano gli altri, siamo tolleranti, non abbiamo mai proferito un insulto”. E per dimostrare quanto tutto ciò sia vero il Cavaliere attacca anche l’Agcom. Ieri mattina aveva detto che in quell’organismo “al di là di ogni ipocrisia, vince l’appartenenza politica, esattamente come nei nostri tribunali”. Ma in serata ha aggiunto altre gocce di fiele.

Per giustificare le pressioni anti Santoro sull’Autority, infatti, ha ammesso di aver parlato “con il presidente”, Calabrò, che gli avrebbe dato ragione. “E’ vero, mi ha detto, è una cosa indegna, dovremmo intervenire, ma non abbiamo la maggioranza…”. Da Calabrò arriva una smentita: “All’osservazione di Berlusconi che si trattava di cose indegne e che la maggioranza c’era, ho replicato – spiega ancora il presidente dell’Agcom – che anche sulle “cose indegnè bisognava rispettare le garanzie procedurali, e che le maggioranze sono variabili come dimostrato dagli esiti delle votazioni nei mesi decorsi in cui si è assistito a cambiamenti di orientamenti, in entrambe le direzioni, rispetto a precedenti atteggiamenti».

Berlusconi il suo “dovere” lo ha esercitato anche con Gallitelli. “Ho chiamato il comandante dell’Arma come qualsiasi cittadino che vede un reato e chiama i carabinieri”, si giustifica. E via con l’annuncio dell’approvazione di un altro provvedimento ad hoc. La legge sulle intercettazioni per porre fine “alla barbarie” della sinistra, dei giornali e dei magistrati. Tutte le toghe sono rosse, quindi? Macché. A Berlino, pardon in Puglia, c’è un giudice diverso dagli altri e l’arresto di Frisullo lo comprova. “Non ho mai detto che tutta la magistratura fa politica ed è di sinistra – spiega Silvio – Evidentemente, a Bari c’è un magistrato vero, che non è di destra. e che fa il suo dovere”.
L’Unità 20.03.10