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Un altro Nord

Bersani: “Sulle rive del Po vi è un altro Nord rispetto a quello che descrive il centrodestra e la Lega. Qui c’è un Nord civile, di antiche radici, che ha creato solidarietà e lavoro. Un Nord che chiede di tornare ad esprimersi e speriamo di essere noi uno dei veicoli”

“Sulle rive del Po vi è un altro Nord rispetto a quello che descrive il centrodestra e la Lega. Qui c’è un Nord civile, di antiche radici, che ha creato solidarietà e lavoro. Un Nord che chiede di tornare ad esprimersi e speriamo di essere noi uno dei veicoli. Sono molto fiducioso che da queste elezioni vengano i primi passi, non chiedo certo la luna, per un’inversione di tendenza”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani a margine di un’iniziativa pubblica sull’ambiente e sul Po che si è tenuto a Mantova.

Bersani si è detto ottimista per i prossimi appuntamenti elettorali amministrativi nell’Nord d’Italia. Una fiducia legata al fatta che il Pd si è fatto promotore della soluzione dei maggiori problemi che riguardano le persone. Un’emergenza democratica, sociale ed economica che viene completamente ignorata dal governo, impegnato solo ad impedire i processi per Berlusconi ed a immunizzarlo in barba alle leggi e al buon senso.

“Non intendo più essere simmetrico al suo modo di discutere” ha commentato Bersani davanti ai cronisti sul modo di agire del premier e sulla sua campagna elettorale fatta di insulti nei confronti della magistratura e del centrosinistra. “Io credo – ha continuato il segretario del Pd – che questo tentativo di tirare la contesa elettorale attorno al dilemma bene-male, Berlusconi sì-Berlusconi no, sia il suo vecchio modo di fare. Adesso basta. Non intendiamo venir meno alle critiche a Berlusconi, ma non intendiamo mica specchiarci tutti i giorni in lui”.

“Berlusconi fa tutti i mestieri tranne il suo. Fa il capopartito, il capofazione, il capopopolo, il caporedattore della Tv, fuorchè il capo del Governo. è uno snaturamento del meccanismo democratico che deve cominciare a preoccupare, e penso che ne avremo qualche segnale in queste
elezioni”.

“Il Paese ha altri problemi – ha ribadito Bersani – e noi sentiamo che lui con tutto questo armamentario non riesce a parlare al futuro di questo Paese. Perciò lo combatto, ma adesso è ora di dirci che dobbiamo guardare oltre, altrimenti questo Paese corre qualche rischio”.

Quindi intervenendo al convegno sul futuro del Grande fiume organizzato dal Pd, Bersani ha spiegato che “per il Po serve un’autorità unica, un’autorità di distretto che assommi in sè tutte le
competenze oggi sparse tra molti enti e consenta di sfruttare le potenzialità economiche del fiume”.

Bersani ha poi attaccato la Lega Nord accusandola di aver tolto “i 180 milioni stanziati per il progetto valle del fiume Po, che sarebbero serviti per interventi di salvaguardia lungo il Po e anche per affrontare il problema della Governance. Chissà quante ampolle si comprano con tutti quei soldi”.

È durissimo il giudizio del leader del Pd sulle politiche in tutela dell’Ambiente messe in atto o solo promesse dal governo. Slogan semplicistici che diventano bugie o omissioni con l’avvicinarsi delle prossime elezioni regionali. L’esempio più eclatante è la scelta del ritorno al nucleare, ora messo a tacere perché poco “elettorale”.

“Al nucleare non diciamo un no ideologico ma un no fondato sulla convinzione che dobbiamo concentrarci sui temi del risparmio energetico e delle fonti energetiche rinnovabili. Va completata – ha concluso Bersani – l’uscita dal vecchio nucleare, cosa che potrebbe offrire un’occasione di lavoro per le nostre imprese; e andrebbe anche costruito un deposito in superficie per le scorie, che tra breve ci torneranno indietro dalla Francia”.

Bersani è anche scettico sull’attuale tecnologia a disposizione: “Noi non l’abbiamo e dovremmo importarla dalla Francia chiavi in mano. Una tecnologia che non risolve i problemi della sicurezza e delle scorie, e che non è detto ci faccia risparmiare. E poi i tempi di realizzazione: se per realizzare l’alta velocità abbiamo impiegato il doppio degli altri Paesi, figuriamoci per una centrale nucleare”.

A.Dra

«Il lavoro è inascoltato», intervista a Cesare Damiano di Giuliano Rosciarelli

Non si placano le polemiche sul disegno di legge che introduce l’arbitrato obbligatorio nei processi del lavoro. L’eco delle polemiche è arrivato al presidente Napolitano che dovrà decidere se firmare il testo o rimandarlo alle Camere. I dubbi vertono su una probabile incostituzionalità di alcune norme contenute nel provvedimento in contrasto con gli articoli 24 e 101 della Costituzione. Ne abbiamo parlato con Cesare Damiano, esponente Pd ed ex ministro del Lavoro del governo Prodi.

Opposizione e Cgil sono sul piede di guerra, ma non si poteva intervenire prima?
Alla Camera abbiamo fatto tutto ciò che era a nostra disposizione: abbiamo presentato numerosi emendamenti finalizzati a rendere la scelta dell’arbitrato facoltativa e non obbligatoria, per vincolare la decisione degli arbitri al rispetto delle norme di legge e delle previsioni di contratto, esprimendo una netta contrarietà all’introduzione di decisioni secondo equità. Non siamo stati molto ascoltati, anche all’interno del nostro partito. Il tema del lavoro, al di là delle dichiarazioni, fa fatica a farsi largo anche nel centrosinistra. Una breccia si è aperta solo quando è stato chiaro l’attacco all’articolo 18 . Il suo alto valore simbolico aiuta ad unire le forze e ad alzare la voce.

La Cgil sta rischiando tutto. Ha intrapreso un percorso che di fatto la vede sempre più isolata. C’è bisogno di una sponda politica più forte?
Innanzitutto il sindacato non ha sponde politiche. Seconda cosa, la debolezza della Cgil è dovuta alla sua divisione. Hanno oggettive difficoltà a rappresentare il mercato del lavoro nel suo insieme. E non solo in termini di mobilitazione, ma anche di proposte. In questa fase di crisi ci sarebbe più bisogno di unità con Cisl e Uil, come avviene in molte situazioni territoriali. Il Pd è sempre stato chiaro e disponibile al confronto. Su come affrontare la crisi mi sembra evidente che le nostre posizioni sono simili a quelle della Cgil e non abbiamo mai fatto mancare sostegno: sviluppo, ammortizzatori sociali, reddito e pensioni sono questioni che ci vedono uno al fianco dell’altro.

Accusate il centrodestra di essere impegnato in affari privati del premier dimenticando le priorità del Paese, ma la sintesi sembrano trovarla sempre. Forse i distratti siete voi?
Non è vero che il centro destra trovi sempre la sintesi. Sulla crisi mi sembra siano piuttosto divisi. L’ultima nostra battaglia sugli ammortizzatori sociali e l’allungamento della Cig ha scatenato un putiferio tra Scajola e Tremonti. La Ragioneria di Stato si è scagliata violentemente contro il governo ricordando che i conti si fanno prima con l’oste. Li vedo in seria difficoltà. Per quanto riguarda il centro sinistra, ovviamente ci sono problemi, ma sul fronte della crisi ci stiamo ricompattando: sappiamo esattamente cosa bisognerebbe fare.

Se il disegno di legge dovesse passare, l’Idv ha annunciato un referendum. Lo sosterrete?
è prematuro parlare di queste cose. abbiamo chiesto di rivedere le norme e riformare il testo.
Sacconi però ha già fatto sapere che il testo è irriformabile… Vedremo allora cosa accadrà…
www.terranews.it

"Incubo astensionismo", di Federico Geremicca

Se non si fosse di fronte all’ennesimo colpo alla credibilità delle istituzioni e della politica di casa nostra, l’arresto dell’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese (a dieci giorni dall’apertura delle urne e a nove mesi dalle sue dimissioni e dall’avvio dell’inchiesta), quest’arresto – dicevamo – potrebbe essere considerato la ciliegina mancante sulla torta di una delle peggiori campagne elettorali che si ricordino.

Una campagna elettorale aperta – di fatto – dallo scandalo che ha investito la Protezione civile e alimentata, via via, da episodi criminosi e vicende nauseabonde che, in alcuni casi, hanno lasciato lettori ed elettori letteralmente di stucco.

Si fa perfino fatica, nel timore di dimenticarne qualcuno, a rielencare fatti e personaggi di questo stillicidio quotidiano. Si è andati dai massaggi in tanga brasiliano somministrati al dottor Bertolaso, ai pugni e ai calci tra ex di Forza Italia ed ex di An nella sede del Pdl milanese; dalla sconcertante vicenda che ha portato in carcere il senatore Di Girolamo, al balletto di corsi, ricorsi e carte bollate intorno alle liste del centrodestra di Roma e della Lombardia; per finire in bellezza – si fa per dire – con le sconcertanti intercettazioni telefoniche intorno ai talk show Rai ed alle pressioni esercitate (ed esercitate perfino nei confronti del comandante generale dell’arma dei Carabinieri…) per ottenerne la chiusura. Un elenco raccapricciante, forse non definitivo (al voto mancano ancora dieci giorni…) e al quale, comunque, si è aggiunto ieri l’arresto di Sandro Frisullo…

Intendiamoci: non che il materializzarsi di indagini e di arresti in campagna elettorale sia una novità per la malandata politica italiana. Ma una novità, stavolta, va segnalata. E riguarda il modo con il quale il Popolo della Libertà sta facendo i conti con i citati avvenimenti: per la prima volta, infatti, la sensazione (confermata dagli ultimi sondaggi) è che l’«aggressione giudiziaria» al Pdl non stia affatto portando vantaggi – come spesso in passato – a Silvio Berlusconi. Anzi. E infatti nel quartier generale del centrodestra è ormai diffusa una palpabile preoccupazione: che l’ultimo mese e mezzo di fango nel ventilatore stia allontanando dalle urne molti potenziali elettori del Pdl.

La maggioranza di governo teme, insomma, una sorta di replica dell’ultimo voto francese, con percentuali di astensione elevatissime e la sconfitta del partito di Sarkozy. Non a caso, ieri è stato un continuo lanciare l’allarme intorno a questo pericolo. Lo ha fatto Berlusconi da Napoli («L’astensione favorisce sempre la sinistra»), lo ha fatto il presidente Schifani («L’astensionismo è un deficit democratico che poi pagano le istituzioni elette»), ma lo ha fatto – soprattutto – Vittorio Feltri, che dalle colonne de «Il Giornale» ha avvisato: «Forse per la prima volta in quindici anni c’è gente che storce il naso e non ha voglia di andare a votare Pdl…».

E’ un allarme che va considerato assolutamente fondato. La via crucis di polemiche, malcostume politico, intercettazioni, inchieste, e tiro al bersaglio contro ogni istituzione di garanzia – dal Quirinale all’Agcom alla Corte Costituzionale – ha fiaccato la resistenza anche dei più ottimisti. La valutazione che comincia ad andare stavolta per la maggiore è la solita: sono tutti uguali. E il rischio è tutto racchiuso in un’affermazione sempre più in voga: stavolta non voto nessuno. Naturalmente, è superfluo dire che l’astensione dal voto non è mai una vittoria per nessuno: né per chi la subisce, né per chi ne è protagonista. Ma a questo assunto democratico, va onestamente aggiunta una valutazione non più contestabile: e cioè che il sistema dei partiti sta davvero facendo di tutto per allontanare i cittadini dal voto. Non è con le lacrime di coccodrillo, natu

ralmente – e tantomeno con gli appelli dell’ultima ora – che è pensabile arginare il rischio di un alto astensionismo. Andrebbe messa in campo – stabilmente – una nuova politica, come ieri ha reclamato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Non è cosa che si possa fare in dieci giorni, certo: ma è cosa che il Paese reclama ormai da anni. Anche queste elezioni, invece, si caratterizzeranno come l’ennesima occasione sprecata. Non è affatto un bene: e i partiti, i loro leader e i loro rappresentanti nelle istituzioni farebbero bene a considerare sul serio il rischio che comincia a incombere sul Paese. Sul Paese, prima di tutto. Ma anche sulle loro teste…
La Stampa 19.03.10

Gli studenti stranieri nati in Italia più bravi dei loro compagni

Studenti stranieri più bravi dei compagni italiani. La notizia non piacerà ai sostenitori del tetto del 30 per cento), ma i dati del Ministero parlano chiaro: tra i 630 mila studenti stranieri (figli cioè di genitori stranieri) quelli nati in Italia cominciano ad ottenere risultati migliori dei ragazzi nati da genitori italiani. Ma non è detto che, quando i dati saranno disponibili, ciò non avvenga anche negli altri gradi di istruzione. Desiderio di emergere? Ragazzi più consapevoli o cos’altro? Il ministero dell’Istruzione ha appena pubblicato il notiziario statistico sugli alunni stranieri relativi all’anno scolastico 2008/2009. E tra le oltre 30 pagine di numeri, grafici e tabelle si possono trovare alcune indicazioni interessanti. La prima riguarda gli esiti degli esami di maturità 2009 che il ministero non ha ancora pubblicato.

A sorpresa la percentuale di “alunni stranieri nati in Italia” promossi dalle commissioni giudicatrici della maturità supera quella degli italiani. Tra gli studenti italiani la percentuale di bocciati (2,2) supera in maniera abbastanza netta quella degli “stranieri” (1,8). Mentre i promossi tra tutti gli stranieri, anche nati all’estero, cala al 95,5 per cento. Le difficoltà nel percorso scolastico dei figli di immigrati sono evidenti in tutti i gradi dell’istruzione: dall’elementare al superiore.

In Italia, la presenza straniera tra i banchi scolastici si incrementa ad un ritmo abbastanza costante, con il traguardo del milione di alunni stranieri ormai vicino. Anche se nello scorso anno, secondo il servizio statistico del Ministero, la crescita è rallentata: l’incremento è stato infatti del 9,6% (circa 629mila stranieri iscritti rispetto ai 574mila del 2007/08), mentre l’anno precedente era stato pari al 14,5%. La presenza maggiore si registra all’elementare e alla media (superiore all’8 per cento in entrambi i segmenti) ma il tasso di crescita maggiore si è verificato alla materna: più 13 per cento.

E’ soprattutto al Nord che si concentrano bambini e studenti non italiani. Emilia Romagna (col 12,7 per cento) e Umbria (con il 12,2 per cento) le regioni con la maggiore percentuali di iscritti stranieri. “È comunque la Lombardia ad avere il maggior numero in assoluto di alunni stranieri con 151.899 unità”, si legge nella pubblicazione. Nelle regioni meridionali, tranne che in Abruzzo, le percentuali si mantengono sotto il 3 per cento.

La nazionalità maggiormente rappresentata è quella rumena (con oltre 105 mila unità), seguiti da albanesi, marocchini e cinesi. E crescono anche le scuole multietniche. In una scuola elementare e materna su 10 la percentuale di bambini stranieri supera il 20 per cento. In una scuola media su 4 la presenza straniera oscilla tra il 10 e il 20 per cento. E quasi 3 scuole su 100 devono fare i conti con tassi che superano addirittura il 30 per cento.
La Repubblica 19.03.10

Parlamentari PD: "dalla destra una desolante assenza di argomenti politici"

I Parlamentari del PD dell’Emilia-Romagna: “se si vuole battere Errani lo si deve fare sul terreno che è proprio della politica, quello dei fatti e dei risultati”

Vasco Errani ha governato bene l’Emilia-Romagna in questi anni difficili e complessi. Ha governato la nostra Regione come sa fare chi ama davvero le cose che fa e si mette al servizio della propria comunità e dei propri valori. Lo ha fatto da galantuomo rispettando le regole e il mandato degli elettori. Non sarà con le minacce e le carte bollate che la destra potrà affermarsi in Emilia-Romagna. Anzi, è ben desolante che in assenza di argomenti politici seri ci si affidi alla minaccia di far ricorso alla magistratura. Se si vuole battere Errani lo si deve fare sul terreno che è proprio della politica, quello dei fatti e dei risultati. Quelli emiliano-romagnoli parlano da sé, come testimoniato da tutti gli indici che misurano efficacia ed efficienza delle politiche regionali: la nostra regione vanta primati in materia sanitaria economica e nell’innovazione. Gettare fango addosso al presidente Errani non servirà ad ingannare gli elettori che sanno ben distinguere tra chi fa e chi parla.

Albonetti Gabriele
Barbolini Giuliano
Bastico Mariangela
Benamati Gianluca
Bersani Pier Luigi
Bertuzzi Maria Teresa
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Castagnetti Pierluigi
De Micheli Paola
Franceschini Dario
Ghedini Rita
Ghizzoni Manuela
La Forgia Antonio
Lenzi Donata
Marchi Maino
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Mercatali Vidmer
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Motta Carmen
Pignedoli Leana
Sangalli Gian Carlo
Soliani Albertina
Vassallo Salvatore
Vitali Walter
Zampa Sandra
Zavoli Sergio

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I segretari del PD: “Il nostro sostegno al Presidente Vasco Errani”
I segretari provinciali del PD dell’Emilia Romagna controbattono agli attacchi della destra: “I cittadini non meritano una discussione politica fondata su gossip e accuse gratuite, ma un confronto vero, fatto di idee e progetti”

Nessuno si illuda, reagiremo con forza e determinazione alle ingiurie gratuite, al fango e alle nefandezze di una destra arida di valori e contenuti.
Siamo dispiaciuti, di fronte ai cittadini, dello spettacolo misero che il PdL di questa regione sta inscenando, uno spettacolo che svilisce la politica sempre più messa ai margini a favore di una linea scandalistica – giudiziaria peraltro priva di logica e di fondamento.
Qui c’è un governo regionale che in questi anni ha saputo produrre buona politica, ottenere risultati concreti, affrontare a testa alta una fase economica difficile del nostro Paese.

Pensiamo ad esempio al Patto per attraversare la crisi sottoscritto assieme alle parti sociali che ha permesso di salvaguardare circa 40 mila posti di lavoro. Il Governo della destra cosa ha fatto in merito? Niente.
La Regione ha promosso azioni a sostegno delle aziende per l’accesso al credito, 155 milioni per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione tecnologica destinata alla produzione, 114 milioni per la formazione di persone occupate e non. La destra può dire di aver fatto lo stesso?
Abbiamo rafforzato ulteriormente il fondo per la non autosufficienza, portandolo a 415 milioni di euro, una cifra superiore al totale stanziato per l’intero Paese dal governo. E’ stato esonerato dal pagamento del ticket su visite ed esami chi è disoccupato o in cassa integrazione.

Inoltre si è investito sulla ricerca, l’agricoltura, l’energia, l’industria: basta pensare ai 453 milioni a favore del sistema produttivo, il progetto per la nascita di dieci tecnopoli, i fondi per le imprese agricole, le politiche per il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili.
A questo si aggiungono le politiche per la promozione turistica, le nuove generazioni, la formazione, la mobilità. Una Regione che grazie al “Patto interistituzionale per l’auto-riforma dell’amministrazione ha saputo risparmiare 91 milioni di euro per il funzionamento dell’Ente Regione. Infine la scelta più importante e cioè il Piano Territoriale Regionale (PTR), l’atto più rilevante della Regione che disegna l’Emilia-Romagna del futuro, capace di valorizzare i territori, tenendo assieme sviluppo e qualità.

I cittadini di questa Regione non meritano una discussione politica fondata sul gossip e sulle accuse gratuite, ma un confronto vero che discuta di idee e progetti, sempre che il centro destra ne abbia, per il futuro di questa terra.
Noi Segretari provinciali del Partito Democratico sosteniamo con forza l’operato del Presidente Vasco Errani, a lui va tutto il nostro supporto e tutta la nostra solidarietà.
Insieme, ci impegneremo con determinazione per dare un futuro certo e sicuro all’Emilia-Romagna, insieme ci impegneremo per la dignità alla politica così messa a dura prova da azioni gravi e avvilenti promosse dalla destra.

Paolo Botti (Segretario PD Piacenza)
Roberto Garbi (Segretario PD Parma)
Giulio Fantuzzi (Segretario PD Reggio Emilia)
Davide Baruffi (Segretario PD Modena)
Andrea De Maria (Segretario PD Bologna)
Roberto Poli (Coordinatore della Segreteria PD Imola)
Paolo Calvano (Segretario PD Ferrara)
Alberto Pagani (Segretario PD Ravenna)
Daniele Zoffoli (Segretario PD Cesena)
Marco Di Maio (Segretario PD Forlì)
Andrea Gnassi (Segretario PD Rimini)

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Gli amministratori del Pd per Errani

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha sempre manifestato un comportamento da amministratore rispettoso delle regole e attento particolarmente all’utilizzo corretto delle risorse pubbliche.

Siamo indignati da un centrodestra che, con la sua candidata alla presidenza della Regione, on. Anna Maria Bernini e con tutto il Pdl, anziché fare campagna elettorale sui contenuti e sulle proposte concrete, ha scelto la strada delle accuse personali, peraltro già rivelatesi infondate.

Questa è una Regione cresciuta nella dimensione europea e non c’è statistica, economica o sociale, che non la collochi ai primi posti in Europa. Questi risultati sono frutto del lavoro di tutta la comunità regionale, ma hanno avuto e hanno tuttora nel Presidente e nel Governo dell’Emilia-Romagna un punto di eccellenza.

La destra, priva di un programma credibile per la Regione, punta dunque a gettare fango su chi l’ha ben governata, con competenza e rigore, in questi anni: Vasco Errani.

Il sindaco di Cesena Paolo Lucchi
Il presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti
Il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani
Il presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra
Il sindaco di Forlì Roberto Balzani
Il presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi
Il sindaco di Imola Daniele Manca
Il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini
Il sindaco di Modena Giorgio Pighi
Il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli
Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi
Il presidente della Provincia Ravenna Francesco Giangrandi
Il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci
Il presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini
Il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio
Il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali
Il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli

Uscire dall’emergenza e governo del bacino, importante successo del PD per il Po

Due emendamenti di Alessandro Bratti e Carmen Motta per gestire l’emergenza ambientale che ha investito il bacino del Po. Ieri alla Commissione ambiente della Camera il Partito Democratico ha contribuito in maniera significativa alla definizione della risoluzione per il Po al fine di individuare una rapida ed efficace uscita dalla crisi ambientale che ha investito il fiume con l’episodio di inquinamento del Lambro e per gettare le basi di un sistema idoneo ad affrontare le eventuali crisi per il futuro e più in generale il governo del bacino.
Due sono gli emendamenti proposti da Alessandro Bratti e Carmen Motta, parlamentari Partito Democratico, che riguardano: la nomina del commissario per la gestione dell’emergenza, individuando lo stesso nel segretario dell’autorità di bacino. Ciò legittima il segretario nell’attività sovraregionale togliendolo da un “limbo” che lo penalizzava sul piano dell’autorevolezza e dell’efficacia; il secondo elemento particolarmente importante sta nel fatto di demandare le attività di bonifica per l’uscita dall’emergenza alle Regioni competenti per territorio.
Ciò significa avere un segretario autorevole e pienamente investito del ruolo e le Regioni competenti altrettanto investite della competenza necessaria per una visione del Po che sia veramente di bacino. Per quanto riguarda i fondi necessari all’attuazione della bonifica si resta in attesa della formale assegnazione, sulla quale il governo si è impegnato.Come sottolineano Bratti e Motta “Il successo è ancor più importante per il fatto che la risoluzione è stata approvata unanimemente da tutta la commissione”.
Il risultato ottenuto ieri in Parlamento va associato all’attività particolarmente positiva svolta dalla Regione Emilia-Romagna con i suoi strumenti di intervento (Protezione Civile, Arpa, Usl ecc.) che ha consentito il recupero di gran parte della massa oleosa, proveniente dal fiume Lambro, e delle ramaglie intrise lungo l’asta emiliana del fiume, evitando una vera e propria catastrofe ambientale per l’ecosistema Po e Adriatico. Ciò dimostra il particolare attaccamento del Partito Democratico al grande fiume e una visione dello stesso non solo di carattere conservativo ma quale risorsa per la Green Economy, l’agricoltura e più in generale per lo sviluppo delle comunità che sul fiume direttamente o indirettamente si affacciano.

www.pder.it