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E la Gelmini promette una road map

Il faccia a faccia decisivo, ancora una volta, sarà con l’Economia. E, intanto che i suoi vertici se la vedono con via XX Settembre nel tentativo di capire se ci sono margini finanziari per riscrivere la stretta sui bilanci delle scuole, la Gelmini si è impegnata a fare un monitoraggio delle situazioni di maggiore crisi. Con l’obiettivo di riscrivere la circolare sui bilanci 2010. In particolare sulle spese per le supplenze e per gli appalti delle pulizie e sull’inserimento dei residui attivi nell’aggregato Z. Quei crediti che gli istituti vantano nei confronti del ministero, e che sono rimasti non spesi sui conti interni. E che rischiavano di essere definitivamente portati nelle casse dello stato.

L’impegno ad ammorbidire la manovra è stato assunto la scorsa settimana in un vertice fiume tra viale Trastevere e i sindacati della scuola. Tutte le sigle sono in pressing per la situazione disastrosa dei conti delle istituzioni scolastiche. Per oggi, Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anp, si attendono le prime risposte.

Quello che appare certo è lo slittamento al 28 febbraio prossimo della presentazione dei bilanci annuali per il 2010. Una proroga che si è resa necessaria dopo che i presidi e i sindacati hanno duramente attaccato la nota di dicembre sostenendone l’inapplicabilità. Nota che prevedeva, tra l’altro, un taglio del 25% sulle spese di pulizia e intimava ai dirigenti di non chiedere fondi ulteriori rispetto a quelli assegnati per le supplenze. Proprio su questi ultimi due fronti, viale Trastevere pare pronto a fare retromarcia, con una nuova circolare di chiarimento. C’è però il problema della copertura dei fondi aggiuntivi, che potrebbero essere recuperati in sede di assestamento di bilancio. E su questo deve avere l’ok dell’Economia.

Successivamente il confronto tra sindacati e Miur proseguirà in sede tecnica per discutere di alcune voci di spesa, non citate dalla circolare del 14 dicembre, ma che sono comunque gravose per la scuola: nel calderone dei finanziamenti, ci sono le ore eccedenti per la sostituzione dei docenti assenti da pagare, le indennità per funzioni superiori, e i corsi di recupero.
ItaliaOggi 16.02.10

"L'export crolla e azzera 40 anni di made in Italy", di Felicia Masocco

Esportazioni, indietro di quarant’anni. I dati sul commercio estero diffusi ieri dall’Istat sono pesanti, racchiusa in due cifre c’è tutta la sofferenza del made in Italy, quella locomotiva che non tira più, tenuta ferma dalla crisi internazionale e dall’assenza di politica industriale. Il 2009 ha chiuso con un calo delle esportazioni pari al 20,7% sul 2008, bisogna tornare al 1970 per trovare un livello simile . Ancora più indietro non si può, prima di allora infatti le serie storiche non esistevano. Il dato non è isolato ma viaggia con quello, ugualmente negativo, delle importazioni che l’anno passato ha chiuso a -22%, il più basso mai registrato. Da un lato questo riporta in equilibrio la bilancia commerciale, anzi c’è una riduzione del deficit pari al 36% (da 11,5 miliardi a 4,1); dall’altro parla di un paese la cui economia non gode di buona salute. Dal tessile, bandiera del made in Italy (a -17,7%) ai mobili (-21,4%) all’auto nessun settore (-34,4%) è stato al riparo dal crollo dell’export: fanno eccezione gli articoli farmaceutici e quelli di erboristeria a +2,4%. Del resto bastava dare un’occhiata anche distratta all’elenco delle aziende in crisi per cogliere le forti difficoltà del nostro sistema produttivo, a cominciare appunto dai settori manifatturieri. Il sindacato e l’opposizione accusano il governo di non averlo fatto per tempo e di non averlo fatto abbastanza. Ma il ritornello non cambia.

CI PENSA IL MERCATO Ancora ieri, di fronte alla sintesi drammatica dell’Istat, il vice ministro con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, faceva professione di ottimismo. Posto a premessa che «a causa della crisi internazionale il 2009 è stato un anno nero per le esportazioni», Urso si consola con l’ultimo trimestre 2009 «che ha riportato il segno positivo verso i mercati extraeuropei, primo segnale di ripresa in 14 mesi». Quindi «il fondo è stato toccato», pronostica Urso, e conclude «chiuderemo il 2010 a +4%». Manca nelle parole del viceministro l’analisi delle cause e, possibilmente l’indicazione dei rimedi. La piccola dimensione, la scarsa innovazione, la poca liquidità: questi i punti deboli dell’impresa italiana che esporta, secondo Simest società italiana per le imprese all’estero. «Continuare, come sta facendo purtroppo il governo, in un inutile esercizio retorico sulla presunta migliore condizione di salute dell’Italia è il modo peggiore e per nulla pragmatico per aiutare il sistema produttivo a superare i passaggi difficili dell’attuale congiuntura», commenta Matteo Colaninno, responsabile Sviluppo industriale del Pd. Al governo «chiediamo di condividere e assumere, in Parlamento, scelte per sostenere lo sforzo innovativo del sistema industriale e aggredire più efficacemente la difficile crisi». «I dati sull’export dimostrano l’urgenza di investimenti in ricerca e innovazione tecnologica a favore delle imprese italiane», e «una riduzione del fisco per i redditi da lavoro dipendente e da pensione», dichiara per la Cisl il segretario confederale, Luigi Sbarra. Politiche di «investimenti, aiuti e risparmi fiscali», è quanto chiede anche la Uil con Antonio Foccillo. «Se non si inverte la tendenza sugli investimenti – chiosa Susanna Camusso per la Cgil – difficilmente si potrà affermare che si avvia una ripresa». Per la Cgil è «essenziale che il governo si doti di un’idea del come fronteggiare la crisi. Senza un obiettivo ed un sostegno ai settori trainanti dell’esportazione (macchine utensili), infatti, la frenata 2009 si tradurrà in una perdita di competitività perché altri riempiranno il vuoto». «Una conferma di assenza di politiche per il commercio estero – conclude la segretaria della Cgil – è nella contrazione del made in Italy: uso del marchio e sostegno agli investimenti dovrebbero essere i punti di partenza di una vera politica industriale.
L’Unità 16.02.10

«Protezione Civile. Franceschini "Ritiro Spa vittoria opposizione"»

Altre cose non vanno nel Ddl, c’è ancora da lavorare

Il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, esulta dopo lo stralcio delle norme che istituivano la ‘Protezione Civile Spa’, contenute nel ddl che converte in legge il cosiddetto decreto Emergenze, che approderà nell’Aula di Montecitorio mercoledì mattina. “E’ stata – ha detto Franceschini alla Camera – una grande vittoria dell’opposizione”. L’esponente democratico ha però sottolineato che “ci sono altre cose che non vanno” nel testo di legge. Ad esempio, ha citato, “la norma che vieta ogni azione giudiziaria nei confronti della gestione commissariale”.
Inoltre, Franceschini ha anche citato il fatto che le nuove carceri, diretta conseguenza dell’emergenza dichiarata dal Guardasigilli a fine 2009, “secondo quella norma verrebbero costruite in deroga a ogni legge”.
Infine, da cambiare anche la norma che equipara i grandi eventi ai terremoti e alle alluvioni. “Insomma – ha concluso Franceschini – ci sarà ancora da lavorare, ma per adesso dobbiamo registrare la marcia indietro del governo”.
www.deputatipd.it

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da www.unita.it

«Protezione civile, Fini annuncia: “Il governo ha stralciato l’articolo sulla trasformazione in spa”»

Il governo ha deciso di stralciare dal decreto che si vota mercoledì alla Camera l’istituzione della Protezione Civile Spa e modificare il provvedimento attraverso un maxiemendamento sul quale sarà posta la fiducia. «Stralciano l’articolo contestato, cioè l’art. 16, quindi il decreto viene completamente depotenziato», ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, lasciando un convegno della Luiss a Roma, a proposito della Protezione civile.

Parlando con gli studenti, Fini ha anche affrontato il tema della nuova Tangentopoli: «Oggi chi ruba non lo fa per il partito ma perchè è un ladro». «Non so se oggi c’è una questione morale, indubbiamente il malvezzo e la corruzione ci sono, ci sono sempre stati e ci saranno», aggiunge la terza carica dello Stato. «Non condivido la tesi di chi dice che è più o meno come era prima di Tangentopoli quando chi raccoglieva le tangenti diceva che servivano alla politica – continua Fini -. Spero che nessuno voglia sostenere che la politica è marcia perchè ha bisogno di tanti soldi. La realtà è diversa. I grandi partiti del passato avevano in ogni città decine di impiegati e strutture che non esistono più. C’era il peso mastodontico di questi apparati. Oggi non c’è più». Secondo il presidente della Camera «oggi ci sono tanti episodi di tangenti e corruzione», ma coloro che li compiono «devono essere chiamati come meritano: volgari lestofanti. Evitiamo paragoni impropri».

L’esame del provvedimento sulla protezione civile riprende domani in commissione Ambiente e arriverà in Aula mercoledì. Il decreto scade il 28 febbraio. Potrebbe essere Guido Bertolaso in persona a “difendere” in Parlamento il decreto sulla Protezione Civile. Secondo quanto si apprende, Bertolaso dovrebbe essere domani in mattinata alla Commissione Ambiente di Montecitorio, dove approderà il testo del contestato provvedimento. Bertolaso, sempre secondo quanto si apprende, avrebbe avuto oggi contatti con il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. La commissione Ambiente della Camera si riunirà domani mattina alle 10.30 per la discussione generale e alle 12 scadrà il termine per gli emendamenti che saranno votati in giornata.

Lo stralcio “è una vittoria dell’opposizione: non per noi, ma per le esigenze di trasparenza e regolarità», dice soddisfatto il capogruppo Pd Franceschini. L’ex segretario democratico, poi, punta il dito contro «altre cose che non funzionano» e che sono tuttora contenute nel decreto: lo “scudo” giudiziario per i vertici della protezione civile, l’equiparazione dei grandi eventi a terremoti e alluvioni, le deroghe contenute nella lotta all’emergenza carceri. Su tutti questi punti, assicura, il Pd continuerà la sua battaglia: «Intanto- sottolinea- registriamo il primo passo indietro del governo».

Anche la Lega frena sul ddl Dopo le parole di Gianni Letta di domenica, che aveva lasciato intendere che il governo avrebbe fatto retromarcia sulla trasformazione della protezione civile in spa, stamattina il colpo di grazia l’ha dato Umberto Bossi. “Abbiamo una bella Protezione civile con migliaia di persone. Non deve diventare una Spa, non deve sparire», ha detto il ministro delle Riforme. Sulla scelta di trasformare la Protezione civile in Spa ha ribadito: «Ci starei molto cauto a fare certe scelte. Tremonti già tempo fa aveva avvisato di non andare in quella direzione e aveva ragione perchè in quel modo non hai nessun controllo e poi nascono i pasticci». «In politica – ha concluso Bossi – i controlli ci devono essere».

«E’ evidente, e le parole di Bossi lo confermano, che buona parte della maggioranza non vuole il decreto che istituisce la protezione civile spa. Credo che l’unica cosa saggia da fare sia quella di ritirare il decreto.E’ un provvedimento sbagliato e pericoloso», dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. «Un’altra cosa da fare subito è, come abbiamo chiesto presentando al senato un disegno di legge, abrogare la norma che equipara i grandi eventi alle emergenze. Emerge infatti con chiarezza dalle inchieste un sistema opaco e poco trasparente nella gestione di questi avvenimenti da parte della protezione civile. Il sistema usato per i grandi eventi è fuori controllo grazie a un uso smodato delle ordinanze. cCè in questo sistema una logica della gestione della cosa pubblica che rifiuta regole e trasparenza. Proprio per non distruggere il patrimonio della protezione civile – conclude anna finocchiaro – serve chiarezza e la fine di ogni ambiguità».
«Protezione Civile Spa non s’ha da fare. Ora alle parole di Gianni Letta e di Bossi seguano i fatti. Troppe volte gli annunci dell’esecutivo son rimasti lettera morta», chiede il presidente dei deputati dell’Italia dei Valori Massimo Donadi. «Il governo – aggiunge Donadi – deve fare marcia indietro immediata sulla privatizzazione della Protezione Civile, senza tentennamenti. Lo scandalo che ha travolto Bertolaso ha scoperchiato un vaso di Pandora ed impone un ripensamento dell’intera struttura. Lo stop a Protezione Civile Spa e le dimissioni di Bertolaso sono elementi imprescindibili per ripristinare la legalità. L’Idv è pronta a dare battaglia su tutti i fronti per difendere gli interessi dei cittadini».

Anche politici del Pdl nelle carte dell’inchiesta di Firenze sugli appalti della Protezione Civile. Su due quotidiani oggi vengono riportati stralci dell’informativa del Ros dei Carabinieri, sezione Anticrimine di Firenze, che il 15 ottobre scorso riferiva ai magistrati il presunto intreccio di corruzione e altri legami tra gli uomini che circolavano intorno alla Protezione civile e un gruppo di imprenditori: e dal rapporto emergono i nomi del coordinatore Pdl Denis Verdini, del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, e dei parlamentari Pdl Mario Pepe e Guido Viceconte.

«Sono estraneo all`inchiesta che riguarda la Protezione civile ed altri soggetti incaricati di pubbliche funzioni», dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, aggiungendo che «le intercettazioni pubblicate oggi, peraltro in modo confuso, da un organo di stampa sono riferite all`annosa vicenda della costruzione della scuola dei Marescialli e dei Brigadieri dei Carabinieri di Firenze risalente al 1997, che non ha attinenza alcuna con l`inchiesta sulla Protezione civile».

In particolare, ci sono diverse conversazioni tra Verdini e Riccardo Fusi, presidente della Bpt (Baldassini Tognozzi Pontello spa), e tra Fusi e Matteoli. Mentre di Pepe e Viceconte c’è la sintesi dell’informativa dei Ros: «Sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Ballari».

Come riporta il quotidiano, sono decine le telefonate tra Fusi e Verdini: in una – 21 gennaio 2009 – il politico, riferiscono gli investigatori, si vanterebbe di aver contribuito a far nominare provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. Il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlano del «coinvolgimento in una comune operazione dell’imprenditore parmense Pizzarotti». Il 28 marzo discutono invece di un’operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini risponde di sì. Ancora nell’estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con Matteoli per discutere della scuola marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se «ci si può vedere un minuto». La risposta di Matteoli è negativa perchè il ministro sta per andare in vacanza: «No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma».

Un capitolo dell’informativa del Ros è poi dedicato ai rapporti di De Santis e Balducci con Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e con l’onorevole Mario Pepe, nel quale si spiega: «Lo sviluppo investigativo consentirà di rilevare che l’on. Mario Pepe, a cui si aggiungerà anche il senatore Guido Viceconte, sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari». Gli investigatori riferiscono che fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano nella Eurogruppo servizi.

Secondo l’infomativa del Ros, “è stato documentato che prima Vincenzo De Nardo e successivamente Riccardo Fusi (ammnistratore delegato e presidente della Bpt), tramite l’imprenditore De Vito Piscicelli (quello beccato a ridere la notte del terremoto, anche se lui ha negato), hanno allacciato rapporti con balducci, De Santis e un’altra funzionaria ministeriale, entrando gradualmente a far parte di questo ristretto gruppo di imprenditori favorito nelle aggiudicazioni dall’ing. balduccio e dai suoi collaboratori”. Il trio De Vito Piscicelli- Di Nardo- Fusi, secondo il Ros, “ha avuto la preventiva assicurazione che alcuni lavori (del G8 alla Maddalena e del 150° dell’Unità d’Italia) sarebbero satti aggiudicati in favore delle loro imprese unite in associazione temporanea”. De vito Piscicelli, “avvalendosi dei suoi rapporti con Balducci e De Santis, ha richiesto a questi di intervenire presso il ministero delle Infrastrutture al fine di far assegnare alla Bpt di Fusi il cantiere per la realizzazione della Scuola marescialli dei carabinieri di Firenze”. Per questa mediazione De Vito Piscicelli avrebbe chiesto a Fusi un compenso di 1,5 milioni di euro. “Io ti ho messo a disposizione, a te a ai tuoi uomini, il mio background di dieci anni di buttamento di sangue…”, die in una telefonata del febbraio 2008. “Perché sono convinto che insieme possiamo fare delle cose…Io ne avrò benefici e tu altrettanto… Io mi sono giocato dieci anni di rotture di c….di investimenti di tutti i tipi, capisci?”.

Ma non sono le uniche intercettazioni pubblicate oggi dai giornali. Vengono pubblicate le trascrizioni di conversazioni telefoniche del 14 dicembre 2008, tra Guido Bertolaso e il gestore del Salaria Sport Village Rossetti, e tra quest’ultimo e una ex soubrette brasiliana, Regina Profeta: si organizza un incontro, quella stessa sera, tra Bertolaso e una ragazza brasiliana di nome Monica.

Secondo le intercettazioni, l’incontro avviene tra le 21,30 e le 23 circa. Durante l’incontro, l’imprenditore Anemone si informa con Rossetti: «È come se avessimo guadagnato cinquecento punti», dice con soddisfazione. Poi, si riferisce di un’intercettazione tra le due donne brasiliane in cui si scenderebbe nei dettagli dell’incontro con Bertolaso: Monica assicurerebbe che il sottosegretario sarebbe rimasto «contento». Rossetti parla invece con il factotum Stefano: «Ho cercato tracce di preservativi, ma non l’ho visti».

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da www.repubblica.it

«Protezione civile, Fini annuncia lo stralcio della norma sulla trasformazione in spa»

Il presidente della Camera spiega che dal contestato dl che riforma il settore sparirà l’articolo 16. Franceschini: “Vittoria dell’opposizione”. Anche Bossi si era espresso a favore del mantenimento del sistema attuale Matteoli: “Non c’entro nulla, le intercettazioni si riferiscono a un’altra vicenda”

Nel pieno della bufera giudiziaria, la maggioranza e il governo si preparano a stralciare l’articolo 16 del decreto che punta alla riorganizzazione e al riordino della Protezione civile. E cioè quello che prevede la trasformazione in spa. Ad annunciarlo, a margine di un incontro che si svolge nel pomeriggio alla Luiss, il presidente della Camera Gianfranco Fini: raggiunto dai giornalisti, risponde alle domande sul provvedimento dicendo che la norma verrà eliminata. E che quindi il dl “verrà completamente depotenziato”.

E sulla “riforma”, del resto, era giunto in mattinata già lo stop di Umberto Bossi: “Abbiamo una bella Protezione civile con migliaia di persone – aveva detto – non deve diventare una spa, non deve sparire”. Ma invece potrebbe essere Guido Bertolaso in persona a difendere in Parlamento il decreto: secondo quanto si apprende, dovrebbe essere domani in mattinata alla Commissione Ambiente di Montecitorio, dove approderà il testo.

A esultare per lo stralcio, invece, è il capogruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini: “E’ una vittoria dell’opposizione – dichiara – e un passo indietro del governo”. Quanto all’ipotesi che il governo ponga la fiducia, Franceschini non anticipa i tempi: “aspettiamo le dichiarazioni ufficiali. Intanto vediamo cosa scrivono nel maxiemendamento”.

Ma la retromarcia governativa fa nascere dei dubbi nell’Idv. Il partito di Di Pietro saluta come ‘benvenuta’ la frenata ma, tramite Silvana Mura, si chiede: “Che cosa sarebbe accaduto se nel frattempo non fosse scoppiato lo scandalo dell’inchiesta che coinvolge proprio la Protezione civile?”. “E’ grave – continua la parlamentare – che un provvedimento, in particolare quando è emanato con la decretazione d’urgenza, diventi improvvisamente inopportuno perché nel frattempo sono stati scoperti degli altarini. Ancora una volta il governo Berlusconi viene pescato con le mani nella marmellata mentre tenta di far passare norme opache”.

E sempre oggi, in una nota, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli dichiara di essere “estraneo all’inchiesta che riguarda la Protezione civile ed altri soggetti incaricati di pubbliche funzioni. Le intercettazioni pubblicate oggi sono riferite all’annosa vicenda della costruzione della Scuola dei Marescialli e dei Brigadieri dei Carabinieri di Firenze risalente al 1997, che non ha attinenza alcuna con l’inchiesta sulla Protezione civile”.

Sicurezza: fatti zero

Milano ha paura, i cittadini si chiudono in casa, scoppia la guerra tra etnie, mentre il sindaco scompare e la Lega , al governo in città dai primi anni ’90, farnetica di tolleranza zero ed espulsioni casa per casa. Eppure “governano loro il Paese, la regione, la città, si prendano carico del fatto che è fallita una politica sia di integrazione sia di sicurezza e non scarichino le responsabilità –attacca il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – la rivolta di Milano dimostra che è fallita la politica di integrazione e sicurezza del governo è accaduta una cosa gravissima e mi ha fatto impressione sentire le alte grida di esponenti della destra, della Lega: ma di cosa stiamo parlando? Si lavori seriamente, ma continuare a coltivare questi problemi per fare consenso e non risolverli mai non è più accettabile”.

Già perché nel fine settimana a Milano dopo la morte di un cittadino egiziano è stato chiaro come le destre al governo non sono in grado di controllare nulla, solo di spargere parole di odio.

Sarebbero stati sei sudamericani ad aggredire sabato Ahmed Aziz El Sayed, un pizzaiolo egiziano di 20 anni, uccidendolo a coltellate. Dopo sono scoppiati i disordini in via Padova, una lunga arteria nella periferia nord- est del capoluogo lombardo, dove la presenza di immigrati è molto alta. Una vera rivolta, sono state rovesciate automobili e spaccate vetrine. Sulle transenne che delimitano l’area sono appesi dei cartelli che recitano “Vogliamo vivere in pace”, “Siamo vicini alla famiglia e agli amici di Aziz”firmato dagli amici del quartiere, e un altro che recita “Comune vogliamo convivere come alla scuola Casa del Sole”e fa riferimento allo storico istituto scolastico che sorge all’interno del parco Trotter, proprio di fronte al luogo del delitto. Ma a via Padova sono mancate le istituzioni. Gli scontri sono altro che la conseguenza di anni di assenza che ha ridotto quel quartiere ad una sorta di porto franco di ogni sorta di attività criminale ed illegale.

Come negli altri quartieri periferici di Milano non si garantisce la sicurezza contro le attività criminali e il comune non ha neppure iniziato a mettere in campo una politica di integrazione per gli stranieri regolari.

E nel week end va in scenda la ridda di dichiarazioni di PDL e Lega, che dimostrano come per loro “quando governa il centrosinistra il problema dell’ordine pubblico è colpa del governo, mentre quando il centrodestra governa, sia a livello locale che nazionale, non si sentono investiti da nessuna responsabilità”afferma Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani e candidato del Pd a governatore della Lombardia, “Sono 15 anni che De Corato (il vicesindaco ex AN ndr) e la destra governano la città di Milano e l’unica cosa che dicono è che Milano è il far west e che le risse sono all’ordine del giorno. E nessuno dei provvedimenti che sono stati annunciati e proclamati hanno sortito il minimo effetto. La Moratti ha pensato all’eco pass per proteggere il centro, ha brigato per l’Expo e si scordata completamente delle periferie della sua città e dei milanesi. Tre anni fa ha indetto una manifestazione sulla sicurezza a cui ha partecipato anche il presidente Berlusconi: oggi i milanesi hanno visto i risultati sulla sicurezza che il governo Berlusconi e il sindaco Moratti hanno prodotto. Io a quella manifestazione da presidente della Provincia vi partecipai nonostante fosse rivolta contro il governo Prodi: oggi di fronte al fallimento delle politiche della sicurezza del governo Berlusconi a Milano, e non solo, invito il sindaco Moratti a mettersi di nuovo alla testa dei milanesi per esigere interventi tempestivi ed efficaci per rimediare ai i tagli a brutali fatti all’organico e alle risorse delle forze dell’ordine.

L’episodio di ieri dimostra come sulla sicurezza Pdl e Lega facciano solo propaganda”.

Parole simili dal responsabile comunicazione del Pd Stefano Di Traglia, “E’ chiaro come negli ultimi quindici anni, più che “tolleranza zero”la destra e la Lega hanno solo assicurato, con successo, “fatti zero”e molte chiacchiere. Gli italiani se ne sono accorti e lo dimostreranno alle prossime elezioni regionali”.

Nel pomeriggio il vicesindaco De Corato e il capogruppo della Lega, Matteo Salvini, sono stati duramente contestati dai cittadini del quartiere esasperati dalle tante promesse non mantenute “mentre, come al solito, la Moratti non si è fatta neppure vedere. E’ la riprova – attacca Penati- del fallimento di una politica complessiva della sicurezza. Ora il Comune invoca una maggiore presenza delle forze dell’ordine ma finora ha tagliato i vigili urbani di 500 unità mentre la città ha perduto più di 500 agenti delle forze dell’ordine. E’ l’effetto delle politiche della Moratti e del Governo Berlusconi. Insomma non sono stati capaci di mantenere un serio controllo del territorio e il centrodestra non è stato capace neppure di applicare una legge da loro voluta come la Bossi-Fini , almeno nella parte di punire chi affitta illegalmente le case ai clandestini. La sicurezza non è di destra o di sinistra è un diritto dei cittadini ed è dovere delle istituzioni operare affinché questo diritto venga garantito”.

A dire quello che pensano in molti è la presidente dell’assemblea nazionale del PD, Rosy Bindi, “Basta con bugie e veleno è chiaro il fallimento della Bossi-Fini. Bisogna subito voltare pagina e avviare una nuova politica sull’immigrazione che abbia come stella polare l’integrazione tra italiani e stranieri e tra i diversi gruppi di immigrati. Solo così potremmo superare i rischi della ghettizzazione, reale e simbolica, che produce abbandono, frustrazioni e violenta. Servono risorse per politiche sociali, per il lavoro regolare, per l’integrazione nelle scuole, per una migliore qualità della vita nelle nostre periferie. La sicurezza e’ un bene per tutti, italiani e stranieri, ma non si esaurisce certo nei compiti delle forze dell’ordine, peraltro senza mezzi adeguati.

La Lega inganna i propri elettori facendo credere che basti rendere la vita difficile agli stranieri per scongiurare l’immigrazione. C’e’ un grande lavoro da fare per recuperare il tempo perduto ma e’ evidente che Lega e Pdl non hanno proposte efficaci, non hanno la cultura politica per affrontare la complessità di questi fenomeni e non sono credibili quando parlano di legalità”.

Emanuele Fiano, presidente del Forum per la Sicurezza del Pd chiede al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di riferire in Parlamento. E ha sei domande per il Ministro La Russa , che sostiene che il morto e gli scontri di Via Padova sono colpa della sinistra e dell’estrema sinistra.

1. Come mai chi governa Milano da 17 anni, la Regione da 15 e il paese da 9 anni complessivi, affibbia a qualcun altro le responsabilità della propria incapacità di governo, del fallimento delle proprie leggi e delle proprie amministrazioni?

2. Chi a Milano con De Corato presidia la postazione di Vicesindaco da 13 anni e con Salvini in maggioranza da 17 anni, presiede oggi la Commissione Sicurezza del Comune non dovrebbe ammettere il proprio fallimento e trarne le conseguenze?

3. Come mai non ci ha pensato prima il Ministro La Russa a proporre al Prefetto un maggior impiego di militari in quel quartiere?

4. Come mai non glielo hanno proposto De Corato e Salvini?

5. Come mai in quelle vie si è lasciato colpevolmente proliferare senza guida qualsiasi insediamento commerciale?

6. Come mai, si è permesso che interi stabili divenissero fortini requisiti da chi governa lo spaccio e la delinquenza ?

Non sarà la caccia all’uomo che propone la Lega la soluzione dei gravi problemi esplosi ieri, porterà forse qualche voto in più a loro, ma consegna ai milanesi una periferia abbandonata a se stessa a una maggioranza cieca e incapace”.
www.partitodemocratico.it

"Quell'ingiusta burocrazia dei sentimenti", di Michele Ainis

I numeri sono importanti, perché trasformano le impressioni in fatti. Quelli del Sole 24 Ore dimostrano che la realtà può ben essere peggiore di come ce la raffiguriamo. La prova dei numeri s’applica in questo caso al microcosmo degli affetti, o per meglio dire dei sentimenti infranti. E in conclusione racconta una storia di fatiche giudiziarie, di diseguaglianze, di diritti negati. Perché c’è anche una burocrazia dei sentimenti, non meno inetta delle altre burocrazie che ci tengono in ostaggio. Ma la sua inefficienza colpisce dove fa più male, dove c’è già una ferita aperta dal matrimonio che è fallito. E colpisce doppiamente i più deboli, economicamente e socialmente. Per loro, soprattutto per loro, i diritti restano di carta, esistono soltanto sulla carta.

Eccola infatti la cifra unificante di quest’inchiesta in cifre su separazioni e divorzi: in Italia s’apre un abisso fra il cielo delle Gazzette ufficiali e l’inferno dei rapporti quotidiani. Tuttavia i diritti vivono nella prassi, non nelle dichiarazioni normative. Altrimenti muore con loro l’autorità della legge, che nessuno prenderà più troppo sul serio. E infatti la crisi di legalità del nostro Paese ha qui le sue radici.
In secondo luogo i diritti sono di tutti, perché in caso contrario diventano altrettanti privilegi.
L’universalità dei diritti ne costituisce l’attributo più prezioso, insieme all’effettività. E invece vengono negate entrambe, come per l’appunto testimoniano i numeri del Sole 24 Ore. Più in particolare, questa testimonianza illumina almeno tre profili.

Primo: si sfascia un matrimonio su 3, però le separazioni superano i divorzi di gran lunga. Per quale ragione? Perché sottoporsi a un secondo giro d’avvocati è un lusso che non tutti possono permettersi.D’altronde è un lusso anche la separazione in sé: proprio il Sole, qualche anno fa (17 marzo 2003), calcolava che si spendono non meno di 8mila euro per andare in tribunale, senza contare il raddoppio dell’affitto, delle bollette, delle spese domestiche. Da qui l’aumento dei separati in casa, tanto che nel 2000 (sentenza n. 3323) la Cassazione ha dovuto arrendersi al fenomeno, estendendo a tali coppie lo status di quelle legalmente separate. Una cosa però potremmo farla: sbarazzarci di questo doppiogrado di giudizio per sciogliere il vincolo matrimoniale, quantomeno se i coniugi si dichiarano d’accordo.

Secondo:l’importo degli assegni di mantenimento balla da una regione all’altra,tanto che in Lombardia misura oltre il doppio del Molise. Insomma non c’è una sola Italia bensì almeno due, divise da un muro invisibile. Lo sapevamo già, così come sappiamo che in Valle d’Aosta il reddito medio supera i 18 mila euro, in Basilicata non arriva a 11 mila. Ma in questo caso dev’esserci dell’altro, altrimenti non si spiega perché mai nella stessa Valle d’Aosta gli assegni per il coniuge e per i figli minori siano decisamente più bassi rispetto al Lazio o alla Campania, dove girano assai meno quattrini. Giudici più avari? Più sensibili alla sorte dei mariti? O non c’è invece nel sistema un elemento imprevedibile e arbitrario, un eccesso di discrezionalità che puòtrasformare ogni divorzio in una giocata ai dadi? Nel 2003 l’Associazione nazionale magistrati diffuse a propria volta una ricerca: per accertare la capacità patrimoniale del coniuge tenuto al versamento dell’assegno, il 48% dei tribunali si limita ad acquisire la dichiarazione dei redditi, ma il 93% se ne discosta allegramente.

Terzo: la lotteria dei tempi. Tempi biblici, tanto per cambiare; soprattutto se hai avuto la disgrazia di nascere al Sud. Il mese scorso, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario,il presidente Carbone ha raccontato che a Messina servono 900 giorni per una causa di divorzio, 972 giorni a Bari. Viceversa al Nord la media è di 571 giorni: un po’ meglio, ma certamente senza la velocità degli Emirati Arabi, dove per rompere le nozze basta un Sms. E oltretutto i nostri tempi giudiziari s’allungano di anno in anno, come documenta il Sole: 617 giorni per una separazione giudiziale nel 2002, 739 giorni nel 2008. L’incapacità di somministrare in tempi ragionevoli i torti e le ragioni infligge un «danno alla qualità della vita», osserva Marcella Fortino in un bel libro appena pubblicato (I danni ingiusti alla persona, Cedam 2009); ma almeno sul fronte dei matrimoni in crisi, una via di fuga ci sarebbe. Quale? Il divorzio breve, l’abbassamento da tre a un anno del periodo di separazione prima di sciogliere il matrimonio.
Insomma il divorzio resta un diritto che gli italiani devono ancora conquistarsi, quarant’anni dopo la legge che lo aveva battezzato. Servono correttivi normativi, serve rompere l’ipocrisia che ne ostacola la concreta applicazione, in questo caso come nel caso della fecondazione assistita, della pillola abortiva RU486 e via elencando: permesse dalla legge formale, ma non dalla sostanziale.
Ma se non altro l’esperienza italiana conferma il rilievo di Oscar Wilde: «Il Libro della Vita inizia con l’immagine di un uomo e una donna in un giardino. Termina con l’Apocalisse».

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“Una separazione ogni tre matrimoni”, di Andrea Maria Candidi e Serena Riselli

Si rassegnino i romantici: la formula del «finché morte non vi separi» sembra non funzionare più e ogni tre matrimoni celebrati uno finisce con una separazione. A dirlo sono i dati più aggiornati a disposizione (quelli del ministero della Giustizia, relativi al primo semestre 2009): quasi 300 coppie sposate ogni mille chiedono la separazione, soprattutto consensuale. E a questa media bisogna aggiungere i 234 divorzi richiesti nel frattempo. Ma qui la crisi era iniziata già da un pezzo.

I dati sulle separazioni presentano forti differenze se si scorre la cartina dell’Italia. Nel Centro-Nord ci si separa di più che al Sud; la regione che fa registrare il tasso maggiore di crisi è il Piemonte (associato alla Valle d’Aosta nella rilevazione) con 418 istanze di separazione ogni mille nozze; mentre i più fedeli risiedono in Basilicata (138 domande ogni mille matrimoni).
Sociologi ed esperti si interrogano sulle cause. La ragione principale è il mutamento della società: «L’idea della separazione è entrata a far parte del senso comune collettivo», spiega Grazia Cesaro dell’Unione nazionale camere minorili. Anche l’emancipazione femminile ha aiutato il processo. «Le donne non hanno più paura di separarsi – aggiunge Bruno Schettini, docente alla Seconda università di Napoli –, hanno più indipendenza economica e meno timore di affrontare la vita senza un compagno». Secondo Marco Albertini, ricercatore in sociologia dei processi culturali presso l’università di Bologna, il trend delle separazioni è dovuto anche al fatto che «in Italia le coppie hanno iniziato a separarsi più tardi rispetto al resto d’Europa. Ci si sposa ancora molto, mentre nel Nord-Europa si preferisce la convivenza».

Mettere fine a un matrimonio, però, non è mai facile. Ci vogliono quattro anni per divorziare, se i coniugi sono d’accordo, che diventano sette se l’intesa non c’è e il percorso diventa giudiziale. Senza considerare i costi di una separazione che, secondo Grazia Cesaro, «porta sempre a un impoverimento, dalla necessità di un’altra casa all’assegno di mantenimento».

Quando la coppia scoppia, la cosa più importante è la tutela dei figli, soprattutto se minori. «Chi si separa dovrebbe per prima cosa tenere conto del bene della prole – dice Laura Laera, presidente dell’Associazione dei giudici della famiglia e minorili (Aimmf) –. Bisognerebbe lavorare per sviluppare una cultura della conciliazione contro quella del conflitto, e le istituzioni dovrebbero farsene carico, anche attraverso strutture di tipo sociale». Per questo, molti pensano che il futuro delle separazioni passi per i centri di mediazione familiare perché, secondo Valeria Riccio, consulente tecnico del Tribunale di Napoli, «il sistema giudiziario da solo non è in grado di affrontare la coppia e la famiglia disfunzionale. Servono centri per le famiglie in difficoltà che abbiano funzioni terapeutiche e di sostegno».

Con la legge 54/06 sull’affido condiviso, il giudice può consigliare (ma non obbligare) le coppie a frequentare un centro di mediazione. Secondo Daniele Marraffa, presidente di sezione al tribunale di Caltanissetta, «sono utili per fornire un primo servizio di assistenza ai minori e alle famiglie. Ma ci sono ancora numerose resistenze di tipo culturale verso questi centri, senza contare che in molti territori mancano le strutture».

C’è chi chiede un intervento del legislatore: «Sarebbe opportuna una legge che preveda l’istituzione di centri di mediazione familiare pubblici o privati – suggerisce Bruno Schettini – e che regoli la figura del mediatore. Esiste già una legge-quadro europea, che però l’Italia non ha ancora sviluppato». Nel frattempo è ancora fermo in Parlamento il Ddl sul divorzio breve (si veda l’articolo a lato). «Oggi le coppie devono affrontare due cause: una per la separazione e una per il divorzio – spiega Bruno De Filippis, giudice presso la Corte d’Appello di Salerno e uno degli ideatori della norma – con un notevole dispendio di tempo e denaro. La nuova normativa vuole semplificare questo processo, rendendolo più veloce». Contrario Daniele Marraffa: «La legge potrebbe avere risvolti negativi per i figli. Per sveltire le pratiche, preferirei aumentare il personale nei tribunali».

La fotografia nelle regioni

Il Sole 24 Ore 15.02.10

"Bindi: il premier venga in Parlamento c'è una nuova questione morale", di Giovanna Casadio

«E’ il momento di ritirare il decreto sulla Protezione civile. Non di correggerlo ma di ritirarlo. E il momento in cui Berlusconi deve venire in Parlamento a riferire cosa è successo. E’ il momento di avviare una commissione parlamentare d’inchiesta». Rosy Bindi, vice presidente della Camera e presidente del Pd, scandisce gli appelli.

Presidente Bindi, deve per ammettere la necessità che la Protezione civile agisca nelle emergenze senza pastoie burocratiche?
«L’inchiesta sulla Protezione civile per gli appalti sulle Grandi opere consiglia una ricerca più accurata del rapporto tra legalità ed efficienza. Se c’è una struttura che in questi anni ha potuto agire anche in deroga a molte delle regole con cui si muove la pubblica amministrazione, questa è stata la Protezione civile, sulla quale si sono concentrate un insieme di funzioni improprie rispetto al fine istituzionale della Protezione civile stessa. Era diventata la struttura per fare in fretta le cose».

Regole contro efficienza?
«Pensare che il rispetto della norma, che le regole siano d’impaccio all’efficienza e all’efficacia dell’azione amministrativa, è sbagliato. Ripeto: il governo ritiri il provvedimento che trasforma in Spa la Protezione civile e il presidente del Consiglio riferisca alle Camere. Occorre trovare nuove modalità che mettano in relazione l’imparzialità, la legalità e il buon andamento dell’ amministrazione con l’eflìcienza».

Bertolaso si deve dimettere?
«Bersani ha fatto appello alla responsabilità del capo della Protezione civile. Verso questa struttura pubblica c’è stato un grande investimento morale da parte del paese: pensiamo a quanti fondi da raccolta libera dei cittadini ha gestito la Protezione civile in questi anni, con quanta generosità gli italiani hanno risposto e si sono fidati, ad esempio nel terremoto dell’Aquila. Un grande numero di volontari agiscono attorno a questa istituzione. E ora, il funzionario pubblico che gode di maggiore credibiità ha vinto quasi tutti i sondaggi sull’uomo dell’anno in Italia, fatti da radio e giornali, si trova indagato in questa difficile posizione. Più di altri ha il dovere di rendere ragione del suo operato. Proprio per questo credito morale affidatogli dai cittadini, è bene fare chiarezza».

Corruzione anche attraverso favori sessuali.
«Non è Francesca, troppo semplice scaricare tutto sui massaggi. Il punto è un altro. Dobbiamo sapere se il denaro pubblico è stato speso bene oppure no: quelli erano fondi per affrontare tragedie, emergenze. grandi eventi. Chi è a capo di una organizzazione, e lo è con un incarico politico e di alta amministrazione, non è responsabile solo delle sue azioni delle quali renderà ragione alla magistratura ma anche del funzionamento della sua struttura, dei collaboratori di cui si circonda, delle imprese affidatarie, del meccanismo con cui queste vengono individuate. Tragga le conseguenze Bertolaso, ma alla luce di questi elementi. Noi vogliamo capire quello che è successo. Al paese interessa sapere cosa è realmente accaduto, per questo Berlusconi deve riferire in Parlamento e si deve costituire una commissione d’inchiesta».

C’è una nuova questione morale?
«Sì, e non solo perché ogni giorno un politico finisce sotto inchiesta. La politica deve affrontare questa realtà, non possiamo lasciare che la magistratura svolga una funzione di supplenza. Fa ribrezzo che mentre c’è il terremoto, mentre la gente muore e i paesi franano, le intercettazioni telefoniche rivelino quelle risate, quel linguaggio, quel cinismo. Tutto questo stride in modo insopportabile».
La Repubblica 15.02.10

"È difficile correre con le scarpe nel fango", di Eugenio Scalfari

Egregio sottosegretario, la ringrazio per la pronta risposta alle mie domande. Osservo, tanto per cominciare questo mio commento alla sua lettera, che la sua rapidità le fa onore. Il presidente del Consiglio aspettò sei mesi prima di riscontrare le domande che il nostro giornale gli aveva posto e, dopo sei mesi, usò un libro di Bruno Vespa come strumento intermediario. Lei si presenta invece per quello che è, o almeno per quello che crede di essere o addirittura per quello che noi dovremmo credere che lei sia. Proverò dunque a districare l’essenza che sta dentro alle sue parole e cercherò di farlo con equanimità.

Quello che a lei soprattutto importa è il tempo. Lo dice varie volte nel corso della sua lettera. Scrive: “Quella della Protezione civile è l’unica normativa che considera la variabile “tempo” come reale e cogente”. E più oltre: “Avrei dovuto forse chiedere al presidente del Consiglio che rinunciasse alle uniche norme che consentono di operare con efficacia? Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e di fare delle Pubbliche Amministrazioni?”.

Lei mescola insieme due cose, egregio sottosegretario, che vanno invece tenute rigorosamente distinte, come infatti erano state distinte nella legge sulla Protezione civile del 1992 poi innovata dal governo Berlusconi. Una cosa è l’intervento della P. C. nel caso di catastrofe naturale (terremoti, inondazioni, frane, incendi, calamità meteorologiche eccetera) dove il fattore tempo è assolutamente cogente. Nel mio articolo di domenica scorsa le ho dato atto dei suoi pronti ed efficaci interventi ed ho scritto che in quei casi lei era autorizzato a “passare col semaforo rosso”. Ma è cosa completamente diversa quella dei Grandi eventi diversi da quelli suddetti. Qui non c’è alcuna cogenza del fattore tempo. Si tratta di iniziative programmate a mesi o anni di distanza. A lei non piace star fermo. Leggendo la sua lettera e confrontandola con il suo modo di operare mi viene da pensare ad una sua natura ciclomotoria. Ma vorrà darmi atto che non può pretendere che le istituzioni debbano sovvertire i loro ordinamenti per soddisfare il suo desiderio di mobilità anche quando non ce n’è alcun bisogno.

Quanto all’ammodernamento della Pubblica amministrazione, il problema esiste ma non è un suo problema, oppure lo è come per qualunque cittadino. Istituzionalmente è un problema del Parlamento e del governo, non sta a lei motivare con esso la politica della Protezione civile. Apprendo dalla sua lettera che lei non è sottosegretario alla Protezione civile. Singolare notizia, anzi sorprendente. A che cosa è dunque delegato, signor sottosegretario? Qual è la sua funzione nel governo? Sarebbe molto interessante saperlo. Poiché di sottosegretari ce ne sono fin troppi e costano, lei potrebbe dimettersi visto che a Palazzo Chigi è uno sfaccendato. Perché non lo fa?

La Protezione Spa non è soltanto uno strumento tecnico posto al di fuori della Pubblica Amministrazione. Tra l’altro il decreto in discussione contiene una norma che vi sottrae da qualunque intervento della magistratura, con valenza addirittura retroattiva. Nessun controllo preventivo della Corte dei Conti e della giustizia amministrativa. Quanto è venuto a galla sulla gestione dei suoi appalti in Sardegna e in altri luoghi dovrebbe allarmare lei prima di ogni altro. Un verminaio, dove i vermi sono coloro che hanno beneficiato degli appalti destinati ad una ristretta e ben nota cricca. Lei scarica Balducci e De Santis (non in questa lettera ma in altre interviste rilasciate nelle ultime quarantott’ore a vari giornali). Ma il responsabile politico di tutta l’operazione è lei e insieme a lei il presidente del Consiglio che è – come lei dice – il suo unico referente. Non si possono rivendicare i successi e lavarsi le mani dal verminaio. Lei se ne rende conto, spero.

Lei è lusingato (lo scrive) per il fatto che molti anzi moltissimi chiedono di entrare a far parte dei Grandi eventi e si dice stupito di questa corsa verso la Protezione civile di chiunque debba portare avanti un suo progetto. Mi stupisco del suo stupore. La normativa che regola la P. C. dice infatti che la copertura delle vostre spese viene effettuata prendendo i denari dove ci sono, da qualunque capitolo di spesa, da qualunque fondo di riserva. Sempre in ottemperanza al criterio della velocità. Ma poiché ormai il ventaglio dei vostri interventi è diventato amplissimo e le spese sono altrettanto cresciute, questo stravolgimento delle poste di bilancio spiega il perché di tante attese riposte in lei. Ed è anche la spiegazione del vincolo a doppio filo che lega lei al premier e questi a lei: governate senza il Parlamento, senza i ministri competenti per materia, a cominciare da quello dell’Economia. Del resto è lei a scriverlo nella sua lettera: “Mi sono battuto perché la competenza della Protezione civile fosse propria del presidente del Consiglio risolvendo in questo modo il problema di evitare di affidarsi a forme di coordinamento senza potere esercitate da un ministro di pari grado ad altri ministri”.

Dico la verità: lei, egregio sottosegretario senza deleghe, è formidabile. Le sfuggono dalla penna delle verità e degli obiettivi che dimostrano dove può portare l’ideologia del fare quando è affidata a forme preoccupanti di egolatria e megalomania. Lei è riuscito a dare al premier quel potere di fatto che l’ordinamento ancora non gli ha conferito. Avete insieme bypassato l’ordinamento vigente, potete modificare tra voi due le poste di bilancio, l’avete fatto e lo farete sempre di più, non solo per le catastrofi ma per tutto ciò che vi passerà per la mente o passerà per la mente dei vostri amici. Lei pensa che questo sia il modo di servire lo Stato? Lascio ai lettori e alla pubblica opinione di giudicare.

Non entro nelle questioni che riguardano le inchieste giudiziarie ma voglio assicurarla: a noi non piace affatto rimestare nel fango. Ma se il fango c’è è nostro dovere professionale raccontare chi c’è in mezzo a quel fango e che cosa ha fatto per esserne lordato. Spero vivamente che lei non sia di quelli ma si tratta purtroppo di suoi intimi amici.

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Di seguito le risposte di Guido Bertolaso a cui fa riferimento Eugenio Scalfari

“Mai chiesta la patente di piratae chi ha sbagliato deve pagare”, di Guido Bertolaso

Caro Scalfari, rispondo subito alle 10 domande che lei mi ha posto.

1. Non si è accorto che l’estensione della Protezione civile ai Grandi eventi del tutto disconnessi dalle catastrofi causate dalla natura o dagli uomini, era al di sopra delle possibilità di un regolare servizio?
“Mi sono accorto del contrario e resto convinto delle ragioni che hanno portato il Governo Berlusconi prima, il Governo Prodi poi, ed infine l’attuale Governo Berlusconi a confermare al Dipartimento la gestione dei Grandi Eventi. La ragione: quella della Protezione civile è l’unica normativa che considera, in linea con le normative comunitarie relativamente alla accelerazione delle procedure, la variabile “tempo” come reale e cogente”.
“Quando ci sono scadenze, quando bisogna concludere qualcosa entro una data non procrastinabile, anche in relazione ad esigenze di sicurezza e di tutela degli interessi primari della collettività, l’unico strumento che funziona è la normativa citata. Ripeto: normativa, non anarchia o autorizzazione ad esercitare la pirateria a nome dello Stato, normativa per di più comprensiva di controlli e autorità di vigilanza, mai abrogate”.

2. Se se n ‘è accorto, ha comunicato questa sua preoccupazione al presidente del Consiglio? Ottenendo quale risposta?
“Ho comunicato alla Presidenza più volte – e non solo durante questo Governo – la mia preoccupazione relativa all’aumento delle richieste di dichiarazione di grande evento da affrontare con la figura del Commissario Straordinario. A mio avviso c’era e c’è da domandarsi come mai continuano ad aumentare le richieste di dichiarare situazioni di ogni tipo particolari e diverse dalle altre, che siano grandi eventi, emergenze, o altre fattispecie. A me pare che ciò costituisca un segnale, inquietante, dell’aumento della difficoltà delle Amministrazioni a gestire in ordinario il territorio affrontando situazioni complesse. Nessuno, né in Parlamento né fuori, ha finora dato cenno di condividere la necessità di una revisione e di un ammodernamento della normativa, per poter consentire alle Amministrazioni di affrontare efficacemente in via ordinaria le problematiche del governo del loro territorio”.

3. Non si è reso conto che la creazione della Protezione civile Spa rendeva permanente quest’anomalia e confiscava ulteriormente i poteri legislativi del Parlamento?
“Come già Le ho scritto la settimana scorsa, il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni, la quale viceversa, con personale capace e preparato, continuerà nella sua missione. La Spa è uno strumento tecnico in più, che, con l’esperienza acquisita nelle emergenze, non ultima quella aquilana, rimette nella mani del “Pubblico” competenze da “general contractor” che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni, rendendola nuovamente in grado di seguire giorno per giorno i lavori di cui lo Stato è committente e sottraendosi al ricatto del “mercato”, all’ormai abituale ricorso ai vari modi di implementare i prezzi che azzerano nei fatti la sostanza stessa delle gare che si svolgono, oltre a provocare inevitabilmente il rinvio a tempi ignoti della consegna della commessa. Aggiungo, viste le circostanze, che tutto si gioca, come sempre, sulla scelta delle persone giuste nei posti giusti. Ho potuto farlo all’Aquila, mentre in precedenza ho lavorato con le massime autorità competenti per le opere pubbliche che ho trovato. Se queste persone già investite di ruoli importanti e delicati non erano all’altezza del loro compito, il chè deve ancora essere provato, posso solo dire, senza violare alcun segreto investigativo, che la prospettiva che si possa lavorare assumendo in pieno anche la responsabilità della scelta accurata dei collaboratori mi pare un passo avanti e una garanzia in più”.

4. Ha comunicato al presidente del consiglio questa sua eventuale preoccupazione?
“Rendere lo Stato efficiente non è una anomalia, non ho mai sottratto poteri legislativi al Parlamento – affermazione in sé ridicola – , credo che lo Stato non sia solo gioco partitico, in parlamento e fuori, ma anche responsabilità di operare delle amministrazioni. Per questa ragione non avevo proprio nulla da comunicare al Presidente del Consiglio su questo punto. Avrei dovuto chiedergli che mi concedesse di rinunciare alle uniche norme che consentono di operare con efficacia, come ho dimostrato in questi anni. Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e fare delle Amministrazioni, sul quale ad oggi non ci sono neppure proposte?”

5. Si è reso conto che buona parte dei mutamenti apportati alla legge del 1992 potevano creare conflitti con l’ordinamento costituzionale?
“Non mi rendo mai conto di ciò che non c’è. Nessuna novità venuta dopo la legge del 1992 ha creato conflitti costituzionali. Nessuna norma è passata col parere contrario del Presidente della Repubblica, non ci sono state osservazioni neppure informali, non ci sono stati pronunciamenti della Corte Costituzionale né sono state sollevate fondate eccezioni di incostituzionalità. Da nessuno, tranne che da Lei oggi, neppure durante la discussione e l’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha dichiarato la Protezione Civile materia concorrente con le Regioni, con le quali per noi è normale coordinarsi, anche per i Grandi Eventi, come è avvenuto per il G8 con la Regione Sardegna e successivamente con la Regione Abruzzo”.

6. Ha riflettuto sul fatto che le ordinanze relative a quegli eventi (tra le quali c’è anche l’attribuzione alla Protezione civile del finanziamento delle celebrazioni per l’Unità d’Italia) sono un modo per evitare la firma del capo dello Stato eludendo così il suo controllo di costituzionalità?
“Se i Presidenti della Repubblica non hanno mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l’adozione delle ordinanze relative ai Grandi Eventi, se gli stessi non hanno mai espresso preoccupazioni di sorta al riguardo, confesso che non ho avuto stimoli per fare questa riflessione. Ricordo invece che i Presidenti della Repubblica hanno conferito due medaglie d’oro al valore civile al Dipartimento, mi hanno riservato rapporti personali diretti assolutamente cordiali, non hanno mai lesinato, in moltissime occasioni, i loro complimenti e il loro compiacimento per il mio operato. In occasione del G8 all’Aquila il Presidente Napoletano ha voluto pubblicamente manifestare il suo grande apprezzamento, a me e a quanti hanno lavorato con me, per l’organizzazione e la gestione dell’evento”.

7. Ha informato di queste sue eventuali osservazioni il presidente del Consiglio? Quale risposta ne ha ottenuta?
“Per la stessa ragione, e cioè la mia incapacità di vedere pericoli dove li vede solo Lei, non ho informato il Presidente del Consiglio, che invece ha potuto prendere atto in molte occasioni, senza bisogno di suggerimenti, delle tante cose concrete positive realizzate dal Dipartimento”.

8. Si è reso conto che, restando sottosegretario di Stato, esisteva un’incompatibilità assoluta con la carica di direttore del Dipartimento della Protezione civile? Questa incompatibilità è durata più di un anno. Per quale ragione?
“Sarei incompatibile se fossi sottosegretario alla Protezione Civile. Mi sono battuto sempre perché la competenza della Protezione Civile fosse propria del Presidente del Consiglio dei Ministri, risolvendo in questo modo il problema di evitare, nei tempi dell’emergenza, di affidarsi a forme di “coordinamento senza potere”, esercitate da un Ministro pari grado di altri Ministri che dovevano accettare di farsi coordinare. Ho detto anche di recente che un conto è invitare i colleghi, un altro convocare le Amministrazioni e i loro titolari a riunioni a Palazzo Chigi. Questo vale in generale, a prescindere da chi sia l’inquilino di Palazzo Chigi. Sono stato sottosegretario per l’emergenza rifiuti in Campania dove ho anche operato come responsabile della Protezione Civile con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Risultati che dipendono dall’uso di quei poteri e normative di Protezione Civile, le uniche adeguate ad affrontare situazioni complesse e problemi dove il “tempo che passa” è determinante, che ora sembra Le creino insormontabili problemi di tenuta della democrazia. Anche adesso, comunque, non sono affatto sottosegretario alla Protezione Civile”.

9. Bertolaso è stato indagato per reati connessi alla gestione dei rifiuti di Napoli, insieme al suo vice dell’epoca (che è una donna a lui ben nota e a lui fedelissima). Il processo per il suo vice è in corso. Per quanto riguarda lui è stato invece stralciato e trasferito a Roma. Può dirci a che punto si trova questo processo?
“Per quanto riguarda il processo relativo a mie condotte inerenti la gestione dei rifiuti in Campania, al momento mi risulta che ci sia stata richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui ero indagato, mentre è in corso l’accertamento da parte del Gip per un ultimo reato di natura contravvenzionale, per il quale la legge prevede soltanto un’ammenda”.

10. Porgo queste domande a Bertolaso perché egli si è sempre proclamato un uomo al servizio dello Stato e non dei governi. Se fosse al servizio di questo governo e lo dichiarasse francamente, non porrei questi interrogativi. Ma se è al servizio dello Stato avrebbe dovuto porseli e quindi: perché queste domande non se le è poste da solo e non ne ha tratto le conclusioni?
“Ripeto di essere un servitore dello Stato. Ho detto, anche nella ultima lettera che le ho inviato, che non sono servitore di questo o quel governo. Il che non vuol dire che non sia al servizio del Governo. Sarebbe assai originale e contraddittorio. Se la Sua vera domanda è: “si è reso conto che il suo operare ha creato situazioni che possono aver contribuito al consenso nel Paese dell’attuale Presidente del Consiglio?” rispondo di essermene accorto. Ho già detto che alcuni degli interventi che ho realizzato, a partire dalla fine della quindicennale emergenza rifiuti in Campania, sarei stato lieto di concluderli con il Presidente Prodi, che condivideva il mio Piano, mentre il Governo da lui presieduto non ne ha permessa la realizzazione. Non io, ma Napoli e l’Italia hanno perso più di un anno. Spiacente, ma non è un mio problema considerare che per “Stato” si deve intendere “l’Italia senza Berlusconi”. Spiacente, è un problema del centro sinistra italiano, non dello Stato, non riuscire a fare a meno di questo Presidente perché unico collante buono a tenere insieme forze politiche che, quando non trovano accordo su questo comune bersaglio, danno regolarmente vita alla fiera del fuoco amico. Da servitore dello Stato, aspetto che questa congiuntura non brillante finisca, perché non aiuta nessuno a migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma ciascuno si prenda le sue, di responsabilità. Un’ultima risposta la devo non ad una domanda, ma ad una sua affermazione. Personalmente ho grande considerazione per il lavoro della magistratura, credo indispensabile che esista una “macchina della giustizia” efficiente e responsabile, credo nel diritto dovere dei magistrati di fare il loro lavoro, prezioso per una società che vuole essere civile. Mi piacerebbe molto, invece, che i processi mediatici come quello che adesso si sta celebrando contro di me, che sono soltanto l’imputato pubblico di turno, scomparissero. Rispetto l’opinione pubblica, al punto da essermi fatto un punto d’onore nel meritare la fiducia dei cittadini, ma non credo le si renda servizio spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data per certa quando nessun giudice si è pronunciato. Questo sì, in violazione dei principi costituzionali. La libera stampa, se sviscera gli elementi di prova addotti dai giudici per una loro decisione, può rendere un servizio ai cittadini e al Paese. Quando spande fango, meno”.
La Repubblica 15.02.10