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Nucleare: il governo contro le Regioni

Consiglio dei ministri impugna le leggi di Basilicata, Puglia e Campania che impediscono la costruzione di nuove centrali. Pd: “Una debole ritorsione”. Idv: da domani parte raccolta firme per il referendum abrogativo.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Claudio Scajola, ha impugnato le leggi regionali di Basilicata, Campania e Puglia sul nucleare che impediscono la costruzione di impianti nucleari nei loro territorio. “L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito”, ha spiegato il ministro Scajola. “In punto di diritto – ha aggiunto – le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese”.

Inevitabili le polemiche. Per Ermete Realacci (Pd), si tratta di “una debole ritorsione, visto che
già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale (vedi sotto, ndr) per l’inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori”. “Quello del governo è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco”, spiega Realacci concludendo: “Non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata”.

La scorsa settimana la Conferenza delle Regioni ha bocciato lo schema di decreto legislativo per l’individuazione di nuovi impianti nucleari, adottando un parere non vincolante. Le uniche Regioni che non hanno votato a favore sono Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre la Lombardia si è astenuta. Come ricordava Realacci, inoltre, sette regioni (Liguria, Emilia Romagna Piemonte, Umbria, Calabria, Lazio e Toscana) hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contestando la norma della legge sviluppo che consente al governo di individuare autonomamente i siti dei nuovi impianti, qualora non trovasse un accordo con gli enti locali.
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Ghizzoni: Scuola superiore anno zero, meno, meno.

Il Consiglio dei Ministri ha premuto l’acceleratore sull’avvio della “controriforma” Gelmini che entrerà in vigore già dal settembre prossimo, travolgendo la richiesta di rinvio di un anno avanzata con forza dal mondo della scuola, dall’opposizione e in particolare dal PD. Un rinvio chiesto a ragione, per poter mettere mano alle moltissime criticità contenute nel progetto del Governo, per consentire a studenti e famiglie di scegliere sulla base di informazioni certe il percorso di studi superiori e per concedere alle istituzioni coinvolte il tempo adeguato per adempiere agli atti dovuti – quali la predisposizione degli organici – così da consentire un sereno avvio del prossimo anno scolastico.
Attendiamo i testi ufficiali per conoscere e valutare quali delle tante richieste di cambiamenti suggerite da docenti, studenti e esperti e quali della molte condizioni poste da CNPI, Consiglio di Stato e dalla Commissioni parlamentari siano state accolte. Una attesa necessaria, poiché troppe volte gli annunci a mezzo stampa non hanno coinciso con il dettato della norma pubblicata in Gazzetta. Alle scuole e alle famiglie non serve propaganda, ma atti concreti di sostegno e attenzione, assenti in questo riordino.
Con soddisfazione la ministra ha annunciato che il riordino partirà coinvolgendo solo le prime classi: sia chiaro, non si tratta di una “gentile” concessione, bensì di un gesto di buon senso. Semmai resta il rammarico e lo stupore per l’irragionevolezza del CdM di predisporre originariamente una norma assurda e illegittima come quella di coinvolgere nella “controriforma” anche le classi seconde. Una norma che ha il pregio di illuminare le genesi del riordino Gelmini: non la necessità di innovare i percorsi di istruzione superiore per aggiornarli alle sfide del futuro, bensì rispettare i tagli imposti da Tremonti alla spesa per l’istruzione. L’ordine è stato eseguito! Nonostante l’avvio dalla sola prima classe – ma non dimentichiamo che il Governo farà ricadere i mancati risparmi su tutto il resto del sistema scolastico, poiché non un euro è stato previsto per dare gambe al riordino – saranno comunque più di 17.000 le cattedre tagliate, il biennio dei licei avrà solo 27 ore (ne sarà contento Gentile!), mentre i quadri orari delle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici e professionali dovranno normalizzarsi tutte al nuovo orario a 32 ore. Quali discipline saranno sacrificate all’altare della scure tremontiana? Con quale criterio? E’ quindi bene sapere che se vi è resipiscenza sul destino di alcune discipline, come la geografia, ciò andrà a scapito di altri insegnamenti, poiché i saldi imposti da Tremonti non sono modificabili. Infine, che destino si è deciso per sperimentazioni apprezzate come il Liceo scientifico tecnologico? E per quello delle scienze umane?
Lo sapremo con atti successivi, così come solo in futuro conosceremo i programmi, i quadri orari e le modalità di valutazione degli studenti e autovalutazione delle istituzione: una situazione di incertezza intollerabile a fronte dell’imminente scadenza dei termini per l’iscrizione alle prime classi superiori.
In sintesi, l’”epocale riforma Gelmini” garantisce ai nostri adolescenti meno ore, meno offerta formativa, meno discipline, meno attività di laboratorio, zero euro per l’innovazione didattica e la formazione docenti. In due parole, garantisce “meno futuro”, soprattutto perché il riordino enfatizza la gerarchia sociale e gentialiana del saper fare sottoposto al sapere, e separa nettamente i percorsi di istruzione, senza peraltro garantire a tutti i ragazzi entro l’età dell’obbligo di istruzione, i saperi e le competenze necessarie per affrontare con consapevolezza e adeguati strumenti l’età adulta. Chi avrà mezzi accederà al liceo, chi non se lo potrà permettere dovrà accontentarsi degli istituti tecnici e professionali. E così, nell’età della conoscenza e della tecnologia, il governo italiano nega all’istruzione tecnica la dignità di un percorso che consente di conseguire i diritti di cittadinanza, come invece accade al percorso liceale.
Resta il rammarico per un riordino che si è trasformato in una occasione mancata di ascolto “vero” delle voci della scuola e della società e la preoccupazione per una scuola futura impedita ad assolvere alla sua missione costituzionale: rimuovere gli ostacoli economici e sociali per il pieno sviluppo della persona umana.
Manuela Ghizzoni

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BERSANI: Dal governo taglio epocale a quella pubblica. Segretario Pd boccia riordino superiori: Dettato da Tremonti
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, boccia la riforma delle superiori varata dal Consiglio dei ministri parlando di “taglio epocale alla scuola pubblica italiana”.

“Il riordino della scuola superiore del governo – afferma il numero uno dei democratici in una nota – non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall`Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese. Un taglio di risorse, di competenze e di tempo: questa è la sostanza del cosiddetto riordino”.

“La scelta compiuta a 13 anni – osserva Bersani – diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica. Vengono largamente penalizzati i saperi tecnico scientifici e tagliate le ore di laboratorio negli istituti professionali. Un riordino ‘fuori tempo massimo’ dettato solo dalle esigenze di bilancio di Tremonti, che non permette alla famiglie e ai ragazzi una scelta consapevole di un percorso formativo che andrà a determinare il loro futuro lavorativo e di vita”.

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SCUOLA. BACHELET (PD): GELMINI NON FA RIFORMA, MA SOLITI TAGLI
Il ministro Mariastella Gelmini “ha sentito il dovere di dichiarare che la riforma non e’ dovuta ai tagli di spesa. Peccato che la delega che il governo ha avuto deriva dalla legge 133/2008, quella appunto del taglio di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica”. Lo fa notare Giovanni Bachelet, presidente del Forum Istruzione del Pd.
Con la riforma, prosegue, ci saranno “meno ore al biennio e al triennio e la geografia e i laboratori voleranno dalla finestra nei licei”.

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SCUOLA: PUGLISI (PD), SI TORNA A SISTEMA ELITARIO DI GENTILE
(ANSA) – ROMA, 4 FEB – ‘Oggi il Consiglio dei Ministri con il riordino delle superiori ha tagliato con l’accetta il futuro dei ragazzi e delle ragazze italiane’. Lo afferma Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria del Pd.
‘Quello appena varato dal governo e’ un riordino per fare cassa, un restyling della scuola elitaria di Gentile che inchioda i ragazzi alle scelte realizzate a 13 anni, con i licei che prepareranno la classe dirigente, gli istituti tecnici i quadri e i professionali coloro che devono andare il prima possibile a lavorare. Peccato che nessuno sara’ all’altezza degli standard formativi richiesti dall’Europa. Un riordino che ha bypassato il parlamento, non condiviso con il mondo della scuola, che getta nel caos l’organizzazione del prossimo anno scolastico, impedendo alle famiglie e ai ragazzi – conclude – di realizzare scelte ragionate e consapevoli che influenzeranno in modo determinante la loro vita’.

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"Superiori, riforma dal primo anno, torna la geografia nei tecnici", di Salvo Intravaia

Ormai è certo: la riforma della scuola superiore partirà soltanto dal primo anno e ritorna la Geografia. Pochi minuti fa, il sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe Pizza, ha incontrato i sindacati della scuola in vista del varo definitivo dei tre Regolamenti che riformeranno l’intero asse della scuola superiore italiana a partire dal prossimo settembre. L’ok definitivo alla riforma, che il ministro Mariastella Gelmini non ha esitato a definire “epocale” arriverà domani mattina, durante la seduta del Consiglio dei ministri. Poi, sarà la volta della campagna informativa del ministero che avrà il gravoso compito di spiegare a genitori e studenti, in procinto di fare la propria scelta, come funzionerà il tutto: indirizzi di studio, materie e orari settimanali. Ma i primi commenti non sembrano entusiastici. Per Francesco Scrima, che ha sempre considerato “necessaria per il paese la riforma della secondaria di secondo grado” “partire dalle prime e per tutti gli indirizzi contemporaneamente è una buona cosa”, ma i tagli alle ore di lezione nelle seconde, terze e quarte classi degli istituti dei tecnici e professionali, a partita in corso, “rischiano di fare implodere il sistema”.

In sostanza, la riforma partirà dalla prima classe in tutte e tre le filiere (licei, istituti tecnici e istituti professionali), ma negli ultimi due segmenti gli orari settimanali, il prossimo anno, dimagriranno in tutte le altre classi all’infuori delle quinte. Dal prossimo anno, quasi un milione di studenti che frequentano le seconde, terze e quarte classi di tecnici e professionali studieranno meno. E saranno le materie professionalizzanti ad essere penalizzate. E’ questo il prezzo da pagare a quella che Scrima definisce “la rigidità del ministero dell’Economia sulla riforma”.

Concetto ribadito da Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc Cgil. “L’unica logica è quella dei tagli. Qualche miglioramento relativo all’avvio dei regolamenti solo alle prime classi è condizionato negativamente per tecnici e professionali dai tagli di ore per seconde, terze e quarte: il prossimo anno ci sarà – secondo Pantaleo – il caos con riduzioni orarie consistenti delle materie professionalizzanti. E nei licei si conferma l’assenza del diritto per i classici, linguistici e scientifici”. Ma c’è chi sorride.

Il liceo delle Scienze umane recupera il Diritto e nei bienni degli istituti tecnici ricompare la Geografia. Anche al liceo classico, secondo le ultime indiscrezioni, si recuperano due ore di Scienze al biennio. Ma il quadro completo dei curricula sarà disponibile domani a metà mattinata, quando il governo avrà dato il via libera alla riforma. La cosa certa è, che entro il 26 marzo, 500 mila ragazzini potranno scegliere tra sei licei (classico, scientifico, artistico, delle scienze umane, musicale e coreutica, linguistico), 11 istituti tecnici e 6 istituti professionali. Ma che la riforma dovrà anche tagliare 14 mila cattedre.

Ecco alcune novità in sintesi.

Licei artistici. In prima lettura con soli tre indirizzi, avranno ben 6 opzioni: arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia.

Liceo classico.Lingua straniera per tutti e 5 gli anni e potenziamento dell?area scientifico-matematica.

Liceo scientifico. Saranno due le opzioni, dal prossimo anno, a disposizione degli studenti che sceglieranno il liceo scientifico: quello del nuovo ordinamento, con più Matematica e Scienze, e quello delle “Scienze applicate”, che recupera le sperimentazioni del Piano nazionale informatica.

Liceo linguistico.Con lo studio di tre lingue straniere per 5 anni e il Latino al biennio. Dal terzo anno una materia non linguistica (Matematica, per esempio) sarà impartito in lingua straniera e dal quarto anno un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera.

Liceo musicale e coreutico. Vera novità della riforma, ma che partirà all?inizio soltanto con 40 sezioni musicali e 10 coreutiche, una ogni due province, che potranno essere attivate in convenzione con i conservatori e le accademie di danza.

Liceo delle scienze umane. E’ l’altra novità della riforma, che sostituisce i liceo socio-psicopedagogici. Le scuole potranno anche attivare una opzione Economico-sociale,in cui saranno approfonditi i nessi e le interazioni fra le scienze giuridiche, economiche, sociali e storiche.
La Repubblica 04.02.10

"Equilibri in pericolo", di Carlo Federico Grosso

Tutto come da copione. La maggioranza ha votato ieri alla Camera il legittimo impedimento, l’ennesimo provvedimento salva-premier. Vi sono stati alcuni aggiustamenti rispetto al testo originario, il beneficio è stato esteso a tutti i ministri.

Una scelta fatta per attenuare l’effetto ad singulam personam della versione iniziale (ed ottenendo così il risultato di coprire l’intero governo rispetto alla celebrazione dei processi).

La sostanza è rimasta in ogni caso inalterata. Sarà sufficiente una certificazione di Palazzo Chigi, e per sei mesi il Presidente del Consiglio potrà sfuggire al disturbo di un processo in un’aula di giustizia. La sospensione sarà reiterabile per due volte, per un totale di diciotto mesi, quanto basta per riapprovare il lodo Alfano con legge costituzionale.

Sul piano giuridico c’è poco da rilevare. Il nuovo provvedimento legislativo è, come altri che lo hanno preceduto, illegittimo da un punto di vista costituzionale, e nel caso in cui venisse definitivamente approvato subirà verosimilmente la medesima sorte: approderà al Palazzo della Consulta e verrà annullato dalla Corte. Il legittimo impedimento esiste già oggi, ma è regolato in modo ragionevole: può ottenere il rinvio del processo il politico che dimostra di avere un impegno istituzionale pressante. L’impedimento che autorizza il rinvio del processo è individuato in un episodio specifico di esercizio della funzione, ed il rinvio, valutato dal giudice, avviene soltanto con riferimento a quell’impedimento e per il tempo strettamente necessario.

Con la nuova disciplina l’istituto risulta stravolto. Non si deve più stabilire se il ministro è impedito perché è concretamente impegnato nell’esercizio della funzione, né il giudice ha potere di valutazione; si presume invece automaticamente che non gli sia possibile essere presente in un processo (per un totale massimo di diciotto mesi) perché esercita una funzione di governo. L’impedimento si trasforma, cioè, in un’immunità temporanea riconosciuta in ragione della funzione esercitata. Ma, allora, nulla distingue, nella sostanza, tale istituto dalla sospensione dei processi delle alte cariche dello Stato stabilita con il lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale per violazione del principio secondo il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge penale.

Sul terreno del diritto, dunque, pochi sono i commenti possibili: il testo votato ieri dalla Camera è costituzionalmente illegittimo, punto e basta. Sul terreno politico il discorso si presenta invece, inevitabilmente, più articolato, ed esprime posizioni diversificate anche fra coloro che non apprezzano la deriva giuridica imboccata dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene.

Autorevoli esponenti della società civile, e di istituzioni diverse da quelle politiche, cominciano a sostenere che, piuttosto che assistere alla distruzione della giustizia allo scopo di salvare Berlusconi dai suoi processi, tanto vale consentire di salvarlo e basta con modifiche costituzionali ad personam, anche se ciò avviene in spregio dei principi. La giustizia, nel suo complesso, potrebbe così continuare, bene o male, a funzionare e si potrebbe cominciare a pensare seriamente ad un suo miglioramento con riforme appropriate.

Il «male minore», dunque. Se ne era parlato quando il governo aveva presentato, oltre un anno e mezzo fa, un disegno di legge sulla sospensione di tutti i processi (progetto che era stato ritirato dopo l’approvazione del lodo Alfano); se ne ritorna a parlare oggi di fronte alla minaccia di approvazione definitiva del processo breve e delle altre misure progettate per proteggere in ogni caso il presidente del Consiglio. Sostanzialmente è un ricatto; ma, in certe situazioni, si dice, ragion di Stato e realismo possono consigliare anche di abbozzare alle minacce. Magari è una vergogna, ma in certi casi anche le vergogne possono essere praticate se servono ad evitare vergogne più grandi.

Su di un punto sarei in ogni caso intransigente. Oggi si avverte, forte, il rischio di uno stravolgimento degli equilibri fra i poteri dello Stato. C’è, anzi, un rincorrersi di voci su possibili intese trasversali attraverso le quali la politica intenderebbe rinserrare i ranghi, rafforzando il suo potere e, nel contempo, indebolendo gli organi di garanzia ed i controlli. In questo contesto l’opposizione dovrebbe giocare fino in fondo il suo ruolo: opponendosi appunto, difendendo la separazione e l’indipendenza dei poteri, isolando coloro che abbozzano, rifiutando accordi e compromessi poco onorevoli. E i cittadini, a questo punto, dovrebbero essere a loro volta in grado di selezionare attentamente fra chi difende e chi, invece, rischia di stravolgere gli assetti dello Stato di diritto.
La Stampa 04.02.10

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Legittimo impedimento, il governo precisa: “Escluse sagre e fiere…inutili provocazioni”

Le feste patronali e le sagre di paese in ogni parte d’Italia (da quella dello spiedino a Castello d’Agogna al panettone party a Borbona alla festa dei fagioli con le cotiche a Sant’Angelo Romano), gli incontri di politica e di partito, dal Meeting di Cl a Cortina incontra, conferenze stampa varie ed eventuali non costituiranno ‘legittimo impedimento’ per il presidente del Consiglio e per i ministri, che non potranno pertanto avvalersene per evitare di presentarsi in tribunale alle udienze penali che li vedono imputati.

Lo ha sancito il governo, accogliendo tutte le ‘esclusioni’ contenute negli ordini del giorno “inutilmente provocatori” (così li ha definiti l’esecutivo) presentati dai deputati del Pd al testo sul legittimo impedimento. Ordini del giorno che, pur se a malincuore, sono stati accolti dal governo (che si è con questo, quindi, assunto un impegno formale a darvi seguito) pur di rispettare la scadenza ad oggi del voto finale alla Camera.

Gli ordini del giorno sono sostanzialmente ‘fotocopia’ nella premessa. Cambia soltanto il dispositivo, sul quale si è scatenata la fantasia dei deputati del Pd. Per cui alla frase iniziale con la quale “la Camera impegna il governo ad escludere dalle attività comunque coessenziali alle funzioni di governo, e come tale idonea a costituire legittimo impedimento a comparire alle udienze dei procedimenti penali, la partecipazione del Presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri”, segue l’indicazione di una miriade di eventi di varia natura.

Si va dalla Festa del Santissimo Crocifisso di Monreale alla Cavalcata storica e giostra cavalleresca dei Paternò, in onore del Santo patrono Gregorio Magno; dal lunedì dell’Angelo a San Gregorio di Catania, alla Festa di San Corrado di Noto; dalla regata storica di Santa Lucia a Siracusa alla sagra dell’agnolotto e del canestrello a Polonghera (CN). Non invocabile il legittimo impedimento neppure per partecipare alla sagra del polentonissimo a Monastero Bormida in provincia di Asti, alla 64a Fiera primaverile degli uccelli a Sacile (PN), al Rogo de la vecia a Pordenone, alla sagra dello spiedino a Castello d’Agogna (PV), alla Disfida del soffritto di maiale a Flumeri (AV), al panettone party a Borbona (RI) alla sagra della lumaca di Valmontone (RM), alla festa dei fagioli con le cotiche di Sant’Angelo Romano (RM) alla sagra delle fave con pecorino di Filacciano (RM), al trasporto della macchina di Santa Rosa a Viterbo, alla sagra del carciofo di Cerda, alla sagra dello stinco di maiale di Offida e al carnevale di Decima di San Matteo della Decima (BO).

Altrettanto lunga la lista delle esclusioni per gli appuntamenti politici e di partito: così si va dalla Festa nazionale dei popoli padani alla Scuola di formazione del Popolo della Libertà; dalle feste provinciali della Lega Nord alla Festa della libertà presso Pietrelcina (BN); dalla presentazione dei libri ai convegni del Popolo della Libertà sul Mezzogiorno. Passando poi “a conferenze stampa per illustrare i risultati della digitalizzazione della giustizia” all’inaugurazione di nuove sedi del partito della Lega e del Popolo della Libertà. Quindi le feste di partito: niente legittimo impedimento per partecipare, ad esempio, ad Atreju o all’inaugurazione di club ‘Silvio ci manchi’. Esclusi anche il Meeting di Cl ed il Vinitaly.
La Repubblica 04.02.10

"Alcoa, cronaca di una resa. La produzione di alluminio non è più cosa italiana", di Roberto Rossi

La cronaca della resa industriale di un Paese inizia martedì scorso alle 21.00 nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Attorno a un lungo tavolo, sono riuniti il governo rappresentato da Gianni Letta, i sindacati e Alcoa, multinazionale americana di Pittsburgh. Fuori, invece, mille lavoratori e le loro famiglie, venute in nave, in auto, in pullman, dalla Sardegna e dal Veneto. Si discute del futuro degli stabilimenti di Portovesme e Fusina. Di più. Si discute delle sorti di un intero settore di produzione: quello dell’alluminio. Che l’Italia rischia di perdere senza colpo ferire. La società è rappresentata da Giuseppe Toia, amministratore delegato per l’Italia. Da noi è il numero uno,ma non ha deleghe. È solo il manager di una filiale che sarà destinata a sparire. La riunione viene aperta o da Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si siede, chiede silenzio e legge un comunicato. Concordato con Berlusconi, impegnato in Israele. Scandendo bene le parole, Letta offre ad Alcoa l’impegno ottenuto in sede Ue «per un esame prioritario del dossier italiano a Bruxelles». Significa che appena la nuova Commissione sarà insediata, il 10 febbraio, il caso Alcoa sarà subito discusso. Bruxelles deve dare il via libera alla possibilità di applicare, in materia energetica, tariffe agevolate per le aree in crisi. Nel caso italiano Sardegna e Sicilia. A garanzia di quanto letto Letta rende esplicita una telefonata tra lo stesso Berlusconi e Manuel Barroso con la quale il presidente della Commissione si dice pronto a sostenere un iter accelerato per la pratica. Che, sostiene Letta, dovrebbe concludersi il 22 marzo nel Parlamento italiano con la conversione in legge del decreto che riduce i costi energetici. In cambio il governo chiede ad Alcoa, che puògià lavorare con le tariffe agevolate, di non chiudere gli impianti. Sono le 21.30. Toia, che non ha poteri,dopo aver ascoltato l’esposizione del governo, si alza. E si dirige nella stanza attigua.Deve telefonare a Pittsburgh, al quartier generale, per capire cosa ne pensano dall’altra parte dell’oceano. Toia manda anche, via fax, il documento di Letta. Oradopo ora, alla spicciolata, tutti i ministri spariscono dalla Sala Verde. Letta, Scajola, Brunetta, Sacconi, Ronchi, si trasferiscono a trattare direttamente con il manager, che a sua volta è in contatto con l’America. Il clima si fa pesante. Alcoa non molla. Non si fida delle promesse italiane. Teme che l’Europa non mantenga gli impegni. Ma è solo una scusa, è tattica. Letta pretende allora che Toia vada negli Stati Uniti a trattare di persona e tornare con una delega forte. Alle 1.30 si torna tutti al tavolo. Letta comunica ai sindacati di avere chiesto al manager di andare negli Stati Uniti. È l’unica concessione ottenuta dopo oltre quattro ore di trattative. A quel punto Toia prende la parola. E dice che lui andrà a Pittsburgh ma nel frattempo il governo italiano può attivare la cassa integrazione per gli stabilimenti. L’inizio della fine. La proposta fa infuriare Sacconi. Che sbatte i pugni sul tavolo e comincia a urlare. «Non potete fare come cazzo vi pare, se fate come cazzo vi pare, allora anche noi faremo come cazzo ci pare e ve la faremo pagare». Interviene anche il sindacato. Che chiede formalmente al governo di requisire gli impianti nel caso Alcoa, non receda dalle sue posizioni. L’idea è quella di scongiurare la fermata. Una volta spenti i macchinari non possono più essere avviati, se non spendendo una cifra esagerata (dai 14 ai 16 milioni di euro). Non c’è più niente da dire. La notte di trattative si conclude alle 3.11. Si conclude con Toia che sale sul primo volo disponibile e un intero paese senza più industria dell’alluminio. I lavoratori, che nella notte hanno dormito in piazza Montecitorio, decidono di andarsene. Rimane soloun presidio conuna manciata di operai. È già mattino. Poco dopo le 11 il governo emana un comunicato finale nel quale ribadisce «la richiesta all’azienda affinché nessuna azione unilaterale venga assunta prima dell’incontro riconvocato per lunedì 8 febbraio». Con quali prospettive. «Poche» sostiene Susanna Camusso della Cgil. Gli americani hanno l’intenzione di usare gli impianti italiani à la carte. Usarli cioè solo quando servono in casi particolari. Magari quando ci sono picchi di produzione. Chiuderemasenza chiudere. Risparmiare, trasferendo la produzione chissà dove, e impedire che altri possano utilizzare gli stessi impianti e fare concorrenza. Il governo sta pensando, come arma di ricatto, di ritirare una fidejussione da 300 milioni a garanzia di un debito di Alcoa verso Bruxelles. Ma potrebbe non bastare. Per questo i sindacati metalmeccanici di Fiom, Fim e Uilm chiedono a tutte le istituzioni «uno sforzo senza precedenti in queste ore drammatiche per Alcoa», Uno sforzo che contempli anche il commissariamento. Sarebbe quanto meno un segnale. La resa non sarebbe definitiva.
L’Unità 04.02.10

Legittimo impedimento: la Camera approva. Dichiarazione di voto dell'On. Pier Luigi Bersani

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo impedimento. Del resto, dobbiamo confessare che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po’ di nervoso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.
Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c’è la Costituzione? C’è. La Corte costituzionale potrà non approvare questa legge, ma c’è bisogno di tempo – almeno qualche mese – perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c’è forse qualcuno lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un’ipotetica legge «salva pentiti»?
Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l’essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c’è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l’Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Il Paese è incagliato. Viene sospinto per quella ragione ad un confronto aspro ed estenuante fra Governo e magistratura, un confronto che viene fatto tracimare strumentalmente in una folle guerra fra politica e giustizia, fino a intaccare i pilastri del nostro sistema costituzionale.
Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governante – voi tutti, Lega compresa – non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a partita in corso, a processi in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un’incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.
Allora, se governate per tutto il Paese, Lega compresa, dovete prendere atto di questo e preoccuparvi di fermare questa corsa dissennata di cui il fatto di oggi è solo il primo passo. Stiamo parlando di legittimo impedimento come di un ponte, si è detto, verso un «lodo Alfano 2», ma l’impegno in questa mirabile propria opera di ingegneria, questo ponte, non ci esenterà dal dover discutere del cosiddetto «processo breve» che non rimuovete – lo ricordo al collega Casini – che non abbandonate e che avete orgogliosamente rivendicato.
Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un’amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all’esigenza di giustizia di tante vittime del reato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent’anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all’essenziale, è la vostra responsabilità.
Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l’Italia (dirci: «prima di tutto l’Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell’attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come – cara Lega – fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti, ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti – sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti – 9 giudici a 0 sul caso Clinton – non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremmo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l’Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c’è, è psicologica e ce l’abbiamo alle spalle, noi abbiamo – vi informo – 700 mila disoccupati più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Allora, vi dico: volete darcela – dopo 20 mesi che ve la chiediamo – l’occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)
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Approvato il legittimo impedimento. Bersani: “Berlusconi non vuole farsi giudicare e su questo blocca l’Italia”

La dichiarazione di voto del segretario PD: “La norma fa repulsione”. I deputati PD denunciano la violazione della legge Frattini sul conflitto d’interessi da parte dei ministri che hanno partecipato al voto. Scontro in aula tra Cicchitto e D’Alema. Via libera della Camera al legittimo impedimento: i voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40.
“Berlusconi non vuole farsi giudicare e blocca l’Italia”, ha detto Bersani nel suo intervento in aula. Ma ora prendete atto che gran parte del paese che governate non è disposto a chiamare ‘riforma’ delle norme che cambiano il processo in corso d’opera, a partita in corso, che non hanno carattere di astrattezza e generalità e oscurano il principio di uguaglianza. Le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione, ha aggiunto il leader Pd. “Cosa vuol dire discutere di salva processi e legge salva pentiti? E lodo Alfano uno e due? La gente capisce l’essenziale. Sono tutte cose complicate ma in comune hanno una cosa semplice: qui c’è di mezzo Berlusconi, un presidente del consiglio che non vuole farsi giudicare, e tiene fermo, incagliato, su questo punto l’Italia”.

Se “aveste la forza di rinunciare – ha ammonito il segretario del Pd rivolgendosi ai banchi della maggioranza – vi sarebbe una svolta. Il presidente del Consiglio a questo punto della sua quindicennale vicenda poterebbe compiere un atto di responsabilità e affrontare a viso aperto le situazioni fruendo dell’attuale quadro di garanzie che valgono per tutti i cittadini”. Ma, ha aggiunto, “noi non udremo quelle parole da statista. Non udremo uno statista dire: ‘Affronto a viso aperto i miei problemi e intanto voi risolvete le cose che vanno risolte’. No! Sentiremo la solita musica. Ci direte: ‘Abbiamo il consenso, fateci governare’. Ma chi ve lo ha impedito? Chi vi impedisce di governare?”.

Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd nota come “il Parlamento oggi, tanto per cambiare, si è occupato dei processi del Presidente del Consiglio. Si dirà pomposamente che si è voluto affrontare il tema del rapporto tra politica e giustizia. Non è così. Si è affrontato per l’ennesima volta il rapporto di Berlusconi con i suoi processi, scrivendo un’altra vergognosa pagina per le nostre istituzioni con l’ennesima legge ad personam. Lo sanno bene anche i numerosi parlamentari della maggioranza che, in occasione del voto segreto si sono espressi contro questa legge. Senza il voto determinante dei ministri presenti in Aula e beneficiari della legge avremmo assistito ad una sonora sconfitta di governo e maggioranza”.

Già perché oggi i ministri erano in Aula a votare. Anche se secondo la legge Frattini (non è un omonimo è proprio il ministro degli Esteri) non potevano. Ma invece di rispettare la legge “i ministri hanno salvato il provvedimento: è un monumento al conflitto d’interesse” attacca il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria. “La legge Frattini, seppur debolissima, dice una cosa molto precisa: quando un uomo di Governo si trova in situazioni di conflitto dovrebbe astenersi dal partecipare al voto e non dovrebbe partecipare alle deliberazioni collegiali. Bhè, oggi non è stato così, anzi abbiamo assistito ad un insolito panorama dell’Aula: una presenza massiccia dei membri del Governo e dei Ministri come non si era mai vista, se non nelle votazioni finali dei provvedimenti. E in più occasioni è stata proprio questa presenza massiccia a salvare il provvedimento. E’ un monumento al conflitto d’interessi, oggi il banco del Governo doveva restare vuoto”.

D’Alema:”Io rispondevo alle domande dei giudici anche quando ero premier”. Duro scambio in aula tra il capogruppo Pdl Cicchitto, Massimo D’Alema e Antonio Di Pietro: c’è stato quando Cicchitto, rivolto a Massimo D’Alema, gli ha detto di aver avuto bisogno di meno avvocati di Berlusconi anche perchè nei suoi confronti Di Pietro è stato più accondiscendente. L’ex pm che ascoltava in piedi, mentre dalla sinistra si levavano forti mugugni, con le mani ha fatto eloquente un gesto, dicendo: “Ma va…”. E D’Alema ha replicato: “Io ho incontrato il giudice e ho risposto alle sue domande anche mentre ero presidente del consiglio. Poi, dopo otto anni di indagini, sono stato prosciolto senza alcuna legge di protezione o alcuna immunità. Questi sono i fatti, mentre la deformazione calunniosa non aiuta, con ogni evidenza, la civiltà del dibattito. Io ho risposto a domande del giudice, l’ho incontrato, e poi sono stato prosciolto”.
Cosa cambia.
L’idea che ha mosso la proposta di legge sul legittimo impedimento è di fornire al premier uno strumento per ottenere il rinvio dei suoi processi, in attesa che il Parlamento approvi una legge di rango costituzionale che gli fornisca uno scudo dalla giustizia penale. Il progetto di legge dice che il presidente del Consiglio è legittimamente impedito a presentarsi alle udienze dei suoi processi, di qualsiasi grado, quando svolge atti tipici della sua funzione; in questo caso il giudice, su richiesta di parte, è tenuto a rinviare il processo ad altra udienza – tempo massimo per ciascun rinvio, sei mesi – mentre si sospende il corso della prescrizione. Lo stesso vale per i ministri. Finora è il giudice che decide se accordare all’imputato il rinvio dell’udienza, valutando caso per caso se il motivo dell’impedimento avanzato dalla difesa sia «legittimo». Questa legge – dice il suo articolo 1 – non potrà valere per oltre 18 mesi dalla sua entrata in vigore e trova applicazione in attesa di una legge costituzionale sulla prerogative del presidente del Consiglio.
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Pd Carpi, Davide Dalle Ave riconfermato segretario

L’assemblea dei delegati, riunitasi ieri sera, lo ha eletto con l’85 per cento dei voti. All’incontro era presente il segretario regionale Stefano Bonaccini. Davide Dalle Ave è stato riconfermato segretario cittadino del Partito Democratico di Carpi. L’assemblea dei delegati riunitasi ieri sera al Teatro Eden di via Santa Chiara ha rinnovato la fiducia al candidato con l’85 per cento dei voti favorevoli. Dalle Ave, 29 anni, capogruppo Pd in Consiglio Comunale, guida la segreteria carpigiana dal febbraio 2008: “A livello locale abbiamo tre priorità – ha precisato – rafforzare il partito nel territorio, anche e soprattutto a livello di proposta politica; far crescere una nuova classe dirigente solida, che possa durare nel tempo ed essere pronta ad affrontare le nuove sfide; mettere il massimo impegno nella prossima competizione elettorale delle Regionali del 28 e 29 marzo”. Davide Dalle Ave ha annunciato l’intenzione di convocare una conferenza programmatica carpigiana entro la fine dell’anno.

All’assemblea, che ha visto un dibattito vivace e partecipato, era presente anche il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini che ha richiamato l’attenzione sull’imminente appuntamento elettorale: “il Partito democratico è in campo con le sue energie e le sue proposte – ha dichiarato il segretario regionale – Finita la stagione dei congressi, è ora necessario riuscire a ottenere il miglior risultato possibile e continuare nel buon governo della Regione. Sono certo – ha concluso Bonaccini – che anche in questa sfida il Pd carpigiano fornirà il suo valido contributo”.

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Di seguito la lettera di saluto di Manuela Ghizzoni

Care democratiche e cari democratici, caro Davide,
avrei voluto essere con voi in questo importante appuntamento nel nostro partito, ma gli impegni parlamentari me lo impediscono.
Dopo l’elezione di Pier Luigi Bersani alla segreteria nazionale del Partito democratico, di Stefano Bonaccini a quella regionale e di Davide Baruffi a quella provinciale, la lunga fase congressuale del partito si è finalmente conclusa con l’elezione dei segretari dei circoli dei giorni scorsi e con l’elezione del segretario dell’unione comunale di Carpi che avverrà questa sera. Un congresso non rituale, partecipato, animato dalla volontà di confrontarsi senza infingimenti. Ora, facendo tesoro di questo stesso atteggiamento, dobbiamo portare a sintesi il dibattito congressuale con forte spirito unitario, per dare efficacia alla nostra azione politica, per dare voce alle esigenze di futuro e speranza dei nostri iscritti, dei nostri elettori, dei cittadini.
Negli 87 circoli della provincia c’è stato un visibile rinnovamento nella casse dirigente locale, che ha portato al ricambio di oltre la metà dei segretari di circolo, con una significativa presenza di giovani e donne che dobbiamo ulteriormente intensificare. È un dato positivo che ci consente di guardare con maggiore fiducia al futuro e di lanciare il cuore anche oltre l’ostacolo delle scadenze elettorali, che hanno condizionato i primi due anni di vita del partito e alle quali ora si aggiungono le imminenti elezioni regionali, che ci devono vedere tutti in campo convintamente nel sostenere di Vasco Errani.
Noi non abbiamo concepito il PD come un fine, ma come uno strumento per fare politica nel nostro secolo. Dovremo dunque dare gambe e forza al partito per metterlo al centro della scena politica e insediarlo profondamente nella società. Spesso in questi anni ci siamo interrogati su come dare vita a un partito nuovo che non fosse l’ennesimo nuovo partito, e abbiamo sottolineato l’esigenza di costruire un partito con profonde radici nella storia del nostro Paese, in grado di interpretare la società di oggi e le sue istanze per configurarne gli assetti prossimi, capace di costruire una prospettiva di futuro.
Un grande intellettuale del Novecento, che ci ha lasciato una straordinaria testimonianza di cosa significhi dedicarsi completamente all’impegno politico e battersi per valori inderogabili, fino a sacrificare i propri affetti e la propria vita per la libertà, diceva che i partiti nascono quando sono “storicamente necessari”. Era Antonio Gramsci.
Quel messaggio è ancora molto attuale, perché niente è più necessario nell’Italia di oggi di un Partito democratico che abbia a cuore gli interessi del Paese e di tutti gli italiani, per contrastare una destra che ha a cuore gli interessi di uno solo, come dimostra la massiccia quanto “inconsueta” presenza dei deputati di maggioranza e dei componenti del Governo oggi in Aula, in coincidenza con la discussione del legittimo impedimento. Dopo lo scivolone di mercoledì scorso, evidente la “voce del padrone” ha richiamato tutti all’ordine per difendere
Nell’augurare una proficua serata di confronto, desidero inviare i migliori auspici di buon lavoro a Davide Dalle Ave, del quale ho sostenuto la candidatura a segretario perché sono convinta che sia la scelta migliore per il nostro partito e perché ne apprezzo le doti politiche e la passione civile.
A lui e a tutti voi un abbraccio,
Manuela Ghizzoni