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Immigrati, arriva il permesso di soggiorno a punti

L’immigrato dovrà sottoscrivere un “accordo di integrazione”, impegnandosi tra l’altro ad apprendere l’italiano. Dopo due anni il controllo, il rilascio della carta di soggiorno oppure l’espulsione. Turco (Pd): “Sarà una forca caudina”. Il governo si appresta a varare una carta di soggiorno a punti per gli immigrati. L’iniziativa congiunta dei ministeri dell’Interno e del Welfare è stata annunciata dai titolari, Roberto Maroni e Maurizio Sacconi.
Maroni ha spiegato che è in corso di elaborazione un “regolamento che prevede la stipula di un ‘Accordo di Integrazione’ al momento del rilascio del permesso do soggiorno” all’immigrato. “Nell’accordo vengono definiti specifici obiettivi – ha detto ancora il ministro -, da raggiungersi nel periodo di vigenza del permesso, ovvero entro i due anni”.

Tra gli obiettivi, ha spiegato invece Sacconi, rientrano “la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario, la frequentazione della scuola dell’ obbligo per i minori, la trasparenza nei contratti abitativi”. Alla scadenza dei due anni, lo Sportello Unico valuterà se gli obiettivi sono stati raggiunti o no. Nel primo caso c’è il rinnovo del permesso di soggiorno, nel secondo caso c’è l’espulsione.

Secondo Maroni “è nell’interesse di chi richiede il permesso di soggiorno sottoscrivere l’accordo di integrazione. Chi non lo fa vuol dire che non vuole integrarsi”. Per quanto riguarda i costi da sostenere, i due ministri assicurano che saranno a carico dello stato. “Pagheremo e organizzeremo tutto noi, così avremo anche sotto controllo l’organizzazione e potremo garantire standard uniformi per tutte le province italiane”.

Il permesso di soggiorno ‘a punti’ prevede il raggiungimento di un credito (30 punti) in due anni (la durata di un permesso). Al termine di questo percorso, se non dovesse essere raggiunto l’obiettivo, sarebbe previsto un anno di proroga. Al termine di questo percorso, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati nell’accordo, gli immigrati potrebbero chiedere la carta di soggiorno.

L’accordo tra i due ministeri sarà trasformato in provvedimento con un decreto (dpr) a breve, ha assicurato Maroni.

“Il permesso di soggiorno ‘a punti’ sarà una forca caudina che ostacolerà l’integrazione e favorirà l’irregolarità”. Questo il commento di Livia Turco, responsabile Immigrazione del partito Democratico. “In un paese come l’Italia – afferma Turco – dove per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno occorre aspettare più di un anno e dove i corsi di lingua e cultura sono gestiti dal volontariato e dalla Chiesa non è possibile aspettarsi altro. L’Italia purtroppo non è il Canada: se Maroni e Sacconi vogliono imitare il Canada o gli altri paesi che hanno adottato questo tipo di sistema allora risolvano prima questi problemi e garantiscano tempi certi per i rinnovi dei permessi e corsi di lingua e cultura forniti dalla scuola pubblica”.
da Rassegna.it

Legittimo impedimento, per la stampa estera governo «blindato», di Elysa Fazzino

Il governo italiano «si blinda» di fronte alla giustizia, 18 mesi di tregua per Silvio Berlusconi, la norma salverà il premier e i suoi ministri. L’approvazione da parte della Camera della legge sul “legittimo impedimento”, che ha riacceso la polemica sulla giustizia In italia, è segnalata su diversi siti esteri, soprattutto spagnoli. E spesso la notizia è corredata da una foto Afp dei deputati dell’opposizione con i cartelli di protesta con le scritte: “Legittimo impedimento = illegittimità impunità”, “Costituzione violata, giustizia calpestata”; “Casta di intoccabili”.

El Paisha il titolo più polemico: «Il governo italiano si blinda davanti alla giustizia per 18 mesi». Il corrispondente da Roma, Miguel Mora, spiega che la Camera ha approvato «una norma transitoria e retroattiva che salverà Silvio Berlusconi (e di pari passo proteggerà il suo governo) dai processi in cui è imputato fino a quando sarà approvata una legge costituzionale sull’immunità e, in ogni caso, fino a un massimo di 18 mesi». El Pais nota «il tono insolitamente duro» usato dal leader dell’opposizione, Pierluigi Bersani, per spiegare il voto contrario del suo gruppo.

Il progetto di legge è stato presentato «a tempo di record» dall’esecutivo, osserva un lancio dell’agenzia Efe pubblicato sul sito di El Mundo. E’ l’ultima «astuzia» portata avanti dal primo ministro italiano, che «permetterà al presidente del governo italiano e ai suoi ministri di non presentarsi a deporre in tribunale adducendo impedimenti istituzionali», si legge in un’altra Efe su Abc.

«I deputati italiani offrono una tregua a Silvio Berlusconi», titola il francese Les Echos, in un’Afp dove si spiega nelle prime righe che la legge dovrebbe offrire una tregua di 18 mesi a Berlusconi, «perseguito dalla giustizia in due casi nel suo Paese». Il provvedimento è stato adottato al termine di un dibattito particolarmente «burrascoso». L’articolo ricorda che Berlusconi, appena tornato al potere, aveva fatto adottare una legge sull’immunità. La legge è stata invalidata dalla Corte costituzionale e quindi Berlusconi è stato di nuovo convocato in tribunale per due processi, uno per corruzione e un altro per falso in bilancio.

Il Cavaliere afferma da anni – si legge ancora su Les Echos – che «i giudici “rossi vogliono eliminarlo dalla scena politica con mezzi giudiziari e gli impediscono di concentrarsi sulla gestione del Paese obbligandolo a consacrare troppo tempo ai processi».

«La Camera italiana appoggia legge per rinviare i processi di Berlusconi», titola sul suo sito il britannico Guardian. Il progetto di legge – recita il sommario – sostiene il principio del legittimo impedimento, il che significa che i ministri possono rinviare i processi perché «troppo occupati». La legge potrebbe effettivamente «bloccare i processi contro il primo ministro», una mossa che per l’opposizione è l’ultimo tentativo di «evitare» la giustizia.
Il Sole 24 Ore 05.02.10

Decreto Romani: libertà di espressione soggiogata all’azione del governo

Il governo ha da poco incassato il parere favorevole della commissione Lavori pubblici del Senato al decreto “tv senza frontiere”. Dopo giorni di dura battaglia poche sono le modifiche apportate al testo, qualcosa in tema di quote di produzione e di diritti in favore delle produzioni indipendenti e una semplice riscrittura, che nulla cambia nella sostanza, di alcune disposizioni che riguardano la rete.
Perché è grave questo decreto? Per prima cosa un fatto: è la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano che con un decreto del governo, in totale violazione dei limiti imposti dalla legge delega, si riscrive una parte importante delle norme in materia televisiva e si introducono limiti all’uso di internet. Diritti dei cittadini presidiati dalla costituzione (la libertà di comunicazione, la libertà di espressione del pensiero) sono soggiogati all’azione del governo. Uno dei fondamenti della democrazia con questo decreto è andato a farsi benedire e solo poche voci si sono levate a protestare.

Il testo finale cambia sulle quote cinematografiche e sui diritti ai produttori indipendenti perché forse anche in questo caso ha prevalso non il rispetto per i nostri produttori, per il nostro cinema, ma perchè Mediaset è proprietaria di Medusa e di Endemol, quest’ultima considerata produttore indipendente.

Sulla rete nulla, se non qualche aggiustamento formale. Vedremo gli effetti sciagurati delle norme scritte dal governo. Il popolo della rete, oggi l’unica realtà viva in questa nostra democrazia malata, dovrà continuare la sua lotta, vigilando e resistendo.

www.articolo21.org

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Internet e tv, cambiano i connotati del decreto Romani

Via libera della commissione parlamentare al decreto che recepisce la direttiva europea. Il relatore Butti (Pdl) assicura: “Nessuna censura alla rete, tolto l’obbligo di rettifica per il web”. Vita (Pd): vigileremo sulla riscrittura del testo. La commissione parlamentare ha approvato stamani (4 febbraio) il parere favorevole al decreto Romani, che recepisce la nuova direttiva europea in materia di Internet e tv. Il testo “contiene importanti novità”, spiega il relatore, Alessio Butti (Pdl). Infatti, il parere messo a punto da Butti accoglie alcuni rilievi al provvedimento che erano stati formulati nei giorni scorsi dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e specifica meglio alcuni punti, anche relativi al Web, questione che nei giorni scorsi era stata al centro di polemiche.

Tra i primi punti del parere, articolato in nove pagine, c’è “una definizione più precisa dei soggetti – spiega Butti – che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo, e quindi nella disciplina della direttiva europea. Si stabilisce senza equivoco che i blog di video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi. Dunque, come avevamo detto fin dall’inizio, nessuna censura alla rete. Al punto tre – prosegue il relatore – ho ulteriormente precisato che la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che “ospitano” e trasmettono contenuti realizzati da altri”.

E ancora, una delle questioni più discusse, cioè la cosiddetta autorizzazione generale per i nuovi siti web: “Premesso che si tratta di una dichiarazione di attività e niente altro – sottolinea Butti – il parere precisa che va richiesta all’autorità, non al ministero, e che non c’è nessun filtro e nessun controllo preventivo dei contenuti: la verifica dell’Agcom avviene, infatti, dopo che il sito ha avviato la sua attività. Infine viene tolto l’obbligo di rettifica per il Web”.

“Il risultato piu’ clamoroso – commentano i senatori del Pd Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione cultura, e Luigi Vimercati, segretario della commissione Lavori pubblici – è che l’esecutivo è stato costretto a cambiare radicalmente l’impostazione sulle quote di produzione di film e audiovisivi italiani ed europei oltre al ripristino dei cosiddetti diritti ‘residuali’ dei produttori indipendenti. Il governo si è così impegnato a tornare al vecchio testo Gentiloni. Vigileremo perché a queste parole seguano i fatti nella riscrittura del decreto”.

‘Il giudizio sul decreto – spiegano i due esponenti Pd – rimane profondamente negativo sia perché riteniamo che il governo abbia abusato della delega prevista dalla legge comunitaria dello scorso anno sia perché contiene l’ennesimo regalo a Mediaset sulla pubblicita’. Inoltre è stato indebitamente inserito il capitolo su internet con un insopportabile spirito censorio. Su quest’ultimo argomento, tra l’altro, è intervenuto con grande nettezza il presidente dell’Authority delle Comunicazioni, Corrado Calabrò. Vi è dunque una richiesta precisa che rivolgiamo ancora oggi all’esecutivo: si stralcino gli articoli sul web che poco c’entrano e ancor meno hanno a che fare con i principi di libertà che ispirano la rete”.

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Contemporaneamente si è svolta analoga discussione sul medesimo documento alla VII commissione della Camera

TV: DECRETO; ROMANI, TERREMO CONTO OSSERVAZIONI; OPPOSIZIONE RESTA CRITICA
Via libera dalle commissioni parlamentari al decreto legislativo che recepisce le nuove norme in materia di Internet e tv, ma con la richiesta di numerose modifiche sostenute dalla stessa maggioranza, pur compatta nel voto. ‘Terremo conto in modo rigoroso delle osservazioni formulate’, sottolinea il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, che lavorera’ ora al testo definitivo da riportare in Consiglio dei ministri. L’opposizione pero’ resta critica e torna a chiedere lo stralcio delle norme relative al web.
Pur con alcune differenze, i pareri approvati dalla commissione Lavori pubblici del Senato (nove pagine, relatore Alessio Butti, Pdl) e dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera (sempre nove pagine e ben 31 ‘condizioni’, relatori Deborah Bergamini e Giorgio Lainati, Pdl) dicono si’ al provvedimento ponendo pero’ alcuni paletti e recepiscono diversi dei rilievi formulati nei giorni scorsi dal presidente dell’Autorita’ per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabro’, osservazioni che trovano oggi il pieno sostegno dal Consiglio dell’Agcom. Ecco i capitoli piu’ importanti.
IL WEB – Nessuna censura preventiva, ribadisce la maggioranza, che pero’ definisce meglio i soggetti ai quali si applica la nuova disciplina. ‘I blog di video amatoriali, i giornali on line, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste sono liberi – spiega Butti – e la responsabilita’ editoriale non ricade sui provider che ospitano contenuti realizzati da altri’. Restano invece compresi nelle nuove norme i servizi di video on demand, con liste di contenuti che vengono sfruttati commercialmente, ma la dichiarazione di inizio di attivita’ per la tv via web va indirizzata all’Autorita’ e non piu’ al ministero. ‘State tranquilli, il governo non vuole mettere il bavaglio alla rete’, commenta Romani. Critico Paolo Gentiloni (Pd): ‘Regna la confusione: si aggiungono varie definizioni che complicano le cose e non si cancella l’autorizzazione, pur trasferendola dal ministero all’Agcom’.
LE QUOTE PER L’AUDIOVISIVO – La richiesta e’ di lasciare invariate le norme del Testo unico, con le quote di trasmissione (il 10% per le tv private, il 20% per la Rai) e di investimento (il 10% dei ricavi per le private, il 15% per la Rai, in combinato disposto con il contratto di servizio) nel prodotto indipendente europeo e le sottoquote per il cinema italiano, nonche’ con i diritti residuali da corrispondere ai produttori.
L’ORDINE DEI CANALI SUL TELECOMANDO DIGITALE – Spettano all’Agcom il piano di numerazione e modalita’ di attribuzione dei numeri, al ministero l’attribuzione del numero.
LA TUTELA DEI MINORI – Si chiede di precisare il criterio di rispetto della dignita’ umana e l’intesa tra il Comitato Media e minori e l’Agcom nel definire la classificazione dei programmi per adulti. Ancora, il decreto deve estendere le tutele dei minori a tutte le piattaforme e prevedere un bollino che segnali i programmi a rischio all’inizio e nel corso della trasmissione.
Quanto al product placement, la pubblicita’ di prodotto, si chiede di inserirla anche nei programmi sportivi e di affidarne l’attuazione all’autoregolamentazione.
‘Le modifiche – commenta Gentiloni – sono largamente insufficienti. Due nodi vengono completamente ignorati: la riduzione della pubblicita’ per Sky e il conteggio dei programmi per il tetto antitrust, entrambe misure a favore di Mediaset.
‘C’e’ stato un evidente tentativo di varare una riforma di sistema al di fuori delle aule parlamentari: questa forzatura e’ un dato negativo’, accusa dall’Udc Roberto Rao, mentre l’Idv insiste sull”assalto alla liberta’ della rete’.(ANSA).

"Altro che Finlandia, così la scuola torna ai modelli del 1800" di Benedetto Vertecchi

Le norme che modificano l’ordinamento delle scuole secondarie superiori si distinguono per l’assenza di un disegno interpretativo che riguardi, da un lato, le trasformazioni già avvenute altrove e quelle che stanno avvenendo, dall’altro i mutamenti intervenuti nelle condizioni di sviluppo degli adolescenti. Per quanto riguarda il modello organizzativo, siamo di fronte alla riproposta di una nozione ottocentesca del servizio scolastico, centrata sulla coincidenza tra orario della scuola e orario delle lezioni. Poiché è prevista una riduzione di tale orario, la conseguenza sarà una permanenza più limitata tra le mura scolastiche. È il contrario di quanto, da tempo sta accadendo in altri sistemi scolastici, dove i due orari, quello delle lezioni e quello di funzionamento della scuola, sono nettamente distinti e il secondo è ben maggiore dell’altro. Gli allievi frequentano le scuole non solo per fruire delle lezioni, ma anche per partecipare ad attività che concorrano ad estendere le loro esperienze e a favorire l’interiorizzazione di quanto hanno appreso. Ciò vuol dire utilizzare le strutture disponibili (per esempio i laboratori, le biblioteche, le palestre) in un tempo che si aggiunge a quello previsto per le lezioni. Altrettanto importante è la possibilità per i ragazzi di utilizzare gli spazi della scuola per realizzare progetti che corrispondono ad esigenze culturali più o meno ampiamente avvertite: possono formarsi gruppi interessati alla musica, al teatro, alla poesia, alla manipolazione di materiali, alla floricultura e via elencando. Non importa quale sia l’oggetto di tali attività: quel che conta è che possano essere organizzate ed effettuate in un ambiente protetto, com’è quello scolastico, nel quale sia anche possibile reperire le competenze necessarie per la realizzazione dei progetti. Sono queste le condizioni che caratterizzano il funzionamento delle scuole in Paesi ai quali a parole tutti dichiarano che ci si debba ispirare, come la Finlandia. Ci si dovrebbe spiegare a che cosa si ridurrebbero le scuole finlandesi se ad esse fossero applicate norme come quelle che dovrà subire la scuola italiana. Non dovremo meravigliarci se il nostro sistema scolastico, che ha un drammatico bisogno di risalire la china dalle profondità nelle quali è precipitato, continuerà a mal figurare nelle comparazioni internazionali. È difficile pensare che vi siano crescite significative nei livelli di competenza matematica e scientifica o in quelli di capacità di comprensione della lettura se agli allievi non si dà la possibilità di tradurre una conoscenza solo verbale in comportamenti. Peggio: la diminuzione del tempo scolastico avrà effetti negativi anche sull’acquisizione della capacità di usare con correttezza e proprietà la lingua italiana. I profili culturali della popolazione finiranno con l’essere quasi solo condizionati dai messaggi dei mezzi di comunicazione. In pratica, i ragazzi fuori della scuola saranno immersi in un contesto che si caratterizza per la povertà del linguaggio, per la prevalenza dei richiami suggestivi su quelli razionali, per vere e proprie regressioni a stili di argomentazione prescientifica. Vogliamo stupirci se i livelli di apprendimento continueranno ad essere deludenti, e se le discriminazioni sociali torneranno ad essere il solo criterio per spiegare la differenza nei risultati ottenuti dagli allievi? Il fatto è che porre mano alla modifica degli ordinamenti scolastici vuol dire prima di tutto avere un’idea di scuola, e che, nel caso dell’istruzione secondaria, non si può avere un’idea di scuola se non ci si è chiesti preliminarmente a chi si vuole rivolgere la proposta educativa e quali intenti si vogliono perseguire. Nel caso delle scuole secondarie superiori è banale affermare che la proposta educativa è rivolta agli adolescenti. L’adolescenza si caratterizza, infatti, per la rapidità con la quale si è venuta trasformando. C’è stata un’accelerazione nello sviluppo fisico (quindi nell’inizio dell’adolescenza),ma anche un trascinamento che porta a conservare, più a lungo di quanto generalmente si vorrebbe, tratti adolescenziali in età adulta. Agli adolescenti si propongono, senza che la scuola sia in grado di indurre atteggiamenti non conformisti, modelli di comportamento che esaltano il consumismo e sistemi di valori caratterizzati dalla rapidità nell’acquisire il successo (non importa come). Si direbbe che si prenda atto che esiste un problema dell’adolescenza solo quando emergono aspetti di patologia del comportamento (vandalismo, bullismo). Ma non ci si chiede quanto tale patologia sia un segno di un’organizzazione inadeguata della vita dei ragazzi, che riempiono in modi più o meno deviati un tempo che la scuola rinuncia ad impegnare in modo positivo.».
L’Unità 05.02.10

Bologna paralizzata da tecnicismi

Maroni non vuole l’election day per scegliere il sindaco del capoluogo felsineo e il governatore regionale. Per il ministro non ci sono i tempi tecnici. Bersani: “E’ una vergogna”. “E’ una vergogna. Non è accettabile vedere lo scaricabarile di un governo che non sa decidere, a fronte di un sindaco e di un comune che con una rapidità senza precedenti hanno messo la città in condizioni di votare subito. Ora il governo decida per una data assolutamente ravvicinata”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani dopo la decisione del governo di non accorpare le elezioni del sindaco di Bologna con la prossima tornata regionale. Una decisione presa dal ministro Maroni che sa molto di decisione politica e di convenienza e solo maschera con motivazioni di carattere tecnico.

Il ministro degli Interni ha optato per il commissariamento della Giunta comunale di Bologna in assenza di un intervento delle Camera, giustificandolo come atto dovuto in quanto le dimissioni di Flavio Delbono sono avvenute troppo tardi per procedere ad una elezione in temi brevi.

Dichiarazioni prive di buon senso soprattutto se dette nei confronti di una città come Bologna che ha già dimostrato efficienza e capacità di essere pronta già per il prossimo marzo. A questo si aggiunga il possibile shock nel sentire Maroni annunciare che “in assenza di un intervento legislativo delle Camere si andrà alle urne nel 2011 e il Comune sarà commissariato fino a quella data”. In altre parole una scelta impopolare che non fa bene a nessuno. Soprattutto ai bolognesi.

Il Pd, ha garantito Bersani, si mobiliterà subito per presentare una legge in Parlamento che sblocchi l’assurda decisione del governo che paralizza Bologna.

“Dietro il rinvio del voto – sostiene Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd in
Emilia-Romagna – c’è anche il fatto che il Pdl e la Lega, non lo dicono troppo fuori ma se lo dicono tra di loro, non ritengono Mazzuca un candidato all’altezza e hanno bisogno di più tempo per cercare un candidato”.

Del resto, ha continuato Bonaccini, “non è un caso che mentre in queste ore nel centrosinistra e nel Pd, dove la crisi poteva scoppiare, si stia già lavorando per trovare una candidatura a sindaco di Bologna, dall’altra parte si sia utilizzato il povero Mazzuca come pedina di scambio per questioni interne tra il Pdl e la Lega nord, perché non trovano chi possa essere il vero candidato”.
A.Dra
www.partitodemocratico.it

"Se questo è un uomo", di Massimo Gramellini

Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».

Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo.
La Stampa 04.02.10

Riforma Licei/ Unione degli Studenti: unico obiettivo è il risparmio

La riforma delle scuole superiori ci lascia profondamente insoddisfatti, l’unica strategia del governo è quella dei tagli, non vediamo progetti educativi dietro questo riordino. Se da una parte una riorganizzazione degli indirizzi era necessaria, dall’altra il taglio indiscriminato di ore in tutte o quasi le classi non è la risposta per riqualificare la scuola italiana. Seppur siamo in attesa del testo definitivo approvato dal Consiglio dei MInistri, dalle indiscrezioni risulta che ci sono stati degli aggiustamenti rispetto al testo inziale, anche a seguito dei parei delle commissioni parlamentari e del consiglio di stato. Come richiesto a granvoce anche dall’uds, la riforma partirà solo dalle prime classi, anche se il taglio al quadro orario riguarderà anche le altre classi e l’impianto generale rimane lo stesso. Non è previsto nessun intervento significativo per rendere più unitario il biennio iniziale in cui assolvere l’obbligo di istruzione, con il risultato di differenziare sin da subito i licei dall’istruzione tecnica e professionale.
Il parere degli studenti rispetto a tali decreti approvati oggi dal governo è nettamente contrario, e lo dimostra anche la bocciatura di un documento di elogio della riforma da parte dei presidenti delle consulte studentesche italiane oggi riuniti a Roma.

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RIFORMA LICEI: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA, GLI STUDENTI BOCCIANO SONORAMENTE

Il Consiglio Nazionale dei Presidenti delle Consulte studentesche, l’assemblea che riunisce i 107 presidenti che rappresentano gli studenti delle province italiane, ha appena bocciato (con 56 voti contro 36) un documento che approvava le politiche ministeriali sulla scuola e il riordino delle superiori appena approvato dal consiglio dei ministri. “E’ un segnale chiaro quello che arriva dai rappresentanti degli studenti italiani – commenta Luca Santolamazza, presidente degli studenti di Roma – con larga maggioranza abbiamo respinto il documento che dava parere favorevole alle politiche governative sulla scuola. Gli studenti che fanno riferimento ai partiti di centro-destra, per non subire ulteriori sconfitte, hanno chiesto di rinviare l’approvazione del documento alternativo che critica duramente la riforma. E’ ormai chiaro a tutti come la pensano gli studenti italiani: chiediamo a grande maggioranza più investimenti per le nostre scuole e non tagli indiscriminati.”

Luca Santolamazza
Presidente Consulta Studentesca Roma