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Riparte il futuro: all’unanimità la modifica dell’articolo 416 ter del Codice penale sul voto di scambio politico-mafioso

Ciao Manuela, il primo grande passo è stato fatto: grazie a te e agli altri 273.000 firmatari di Riparte il futuro la Camera ha approvato ieri pomeriggio all’unanimità la modifica dell’articolo 416 ter del Codice penale sul voto di scambio politico-mafioso, una riforma importante che doterebbe l’Italia di una norma moderna più incisiva e in linea con gli standard europei. Raramente succede che un’iniziativa proveniente dalla società civile venga presa in considerazione in tempi così rapidi dalla politica. Ed è ancora più raro che la Camera si esprima così chiaramente per estendere l’applicabilità di una legge. Si tratta di un risultato straordinario che abbiamo ottenuto grazie al tuo apoggio e a quello di migliaia di cittadini che come te vogliono fare la differenza contro la corruzione. Non è finita, però: il nuovo testo dovrà passare al vaglio del Senato. È urgente che questo passaggio avvenga in tempi rapidi, il prima possibile, sicuramente prima della fine dell’estate. Non possimo rischiare infatti che nell’attuale clima di instabilità politica tutti gli sforzi fatti fin ora si vanifichino ad …

“E ancora resiste il culto della razza”, di Tahar Bel Jelloun

Potrei scrivere direttamente al signor Roberto Calderoli per dirgli quanto si è sbagliato; ma dato il mio attaccamento e la mia amicizia per l’Italia e il suo popolo, preferisco rivolgermi a tutti, anche perché l’informazione che ho da dare riguarda ognuno di noi: le razze non esistono. Non si tratta di uno scoop ma di una realtà evidente. Non esiste una razza bianca, e neppure nera o gialla. Siamo tutti quanti simili e diversi. Il termine «razza», se usato per gli umani, è improprio. Ha un significato se riferito agli animali, così diversi tra loro; ma applicato all’uomo rappresenta un errore, sia sul piano ontologico che su quelli genetico e biologico. I cani possono essere di razze diverse. Non così gli umani. Perciò, ignorarlo vuol dire trattare l’uomo come un animale. Proprio questo è accaduto nel caso delle aggressioni contro la ministra dell’integrazione Cécile Kyenge. Ciò che definisce un essere umano sono i suoi geni, il suo Dna, non il colore della sua pelle. Nessun comportamento psicologico o politico può essere ascritto a un dato …

“L’odore marcio del compromesso”, di Barbara Spinelli

Siamo talmente abituati a considerare l’Italia un paese diverso, più sguaiato e uso all’illegalità di altre democrazie, che nella diversità ci siamo installati, e non chiediamo più il perché ma solo il come. Il perché conta invece, è la domanda essenziale se vogliamo capire chi siamo: non una nazione che fa delle leggi le proprie mura di cinta ma un paese immerso nell’anomia, nell’assenza di leggi scritte o non scritte. Di conseguenza, un paese a disposizione. Gli storici forse, o gli antropologi, potrebbero rispondere. Perché siamo una terra dove ben due volte, nell’ultimo decennio, sono stati sequestrati cittadini stranieri con regolari passaporti e deportati con spettacolare violenza nei paesi da cui erano fuggiti per scampare alle torture o alla morte. Il 17 febbraio 2003 fu il caso dell’imam di Milano, Abu Omar; oggi è toccato a Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov (anche ricercato per frode), e alla figlia di 6 anni Alua: in ambedue le occasioni lo Stato si è inchinato a mafiosi diktat di potenze straniere, sperando che l’affare non venisse …

“Io offesa? Colpiscono me perché sono una donna”, di Franco Giubilei

Anche davanti agli insulti più sgradevoli, Cécile Kyenge non abbandona neanche per un momento il profilo istituzionale e i toni pacati di chi ragiona a un altro livello: «Non mi rivolgo a Calderoli, ma al vicepresidente del Senato: è arrivato il momento di riflettere sul ruolo di chi riveste una carica politica e istituzionale». L`applauso scoppia immediato nella saletta degli incontri della festa del Pd a Cesena, dove un centinaio di persone la stanno ad ascoltare nonostante il caldo soffocante. «Che cosa vogliamo trasmettere e comunicare? Per anni si è usato un linguaggio di odio e violenza, ma sia in Italia, sia per i riflessi che certe cose assumono all`estero, c`è bisogno di un altro linguaggio». Fosse per lei si parlerebbe di ius soli e di «interazione», concetto che accosta a quello di integrazione, ma questa è una giornata particolare, con l`attenzione di tutti concentrata sull`immagine dell`orango evocata da Roberto Calderoli, dunque l`accoglienza che le riservano alla Festa del Pd è carica di un affetto speciale: fin da quando arriva al parco giochi Frutipapalina, quartiere …

“Fuori i razzisti dalle istituzioni”, di Gad Lerner

Bisogna vincere la tentazione di rispondere per le rime a Roberto Calderoli. Lui non chiederebbe di meglio che un confronto sui tratti somatici e i quozienti intellettuali. Ma stavolta non potrà cavarsela rifugiandosi nella buffoneria un personaggio come lui, che la politica italiana ha tollerato rimanesse ai suoi vertici per quasi un ventennio. L’aggressione verbale alla ministra Cécile Kyenge, mascherata come al solito da battuta di spirito, è stata un atto premeditato di violenza razzista. Calderoli sapeva bene quel che stava facendo. Con il suo ignobile giro di parole al comizio di Treviglio cercava la provocazione, in un momento di massima difficoltà della Lega Nord afflitta da una vera e propria emorragia di militanti; e sua personale, visto che dall’interno lo accusavano di eccessi di moderatismo. Provocazione studiata, dunque, con il primo stadio di quell’odioso riferimento allo stereotipo coloniale più classico, l’uomo-scimmia, riferito agli africani. Ma l’intento razzista, se ancora ce ne fosse bisogno, è stato confermato da Calderoli nelle dichiarazioni successive, rilasciate ieri a Radio Capital, quelle in cui fingeva stupore per le reazioni …

“I giovani italiani nell’Europa a due velocità”, di Carlo Buttaroni

Nell’Europa dei 27, l’Italia è terza per quanto riguarda la quota dei Neet, i giovani che non lavorano, non studiano e non sono impegnati in percorsi formativi. Un primato negativo che ci vede preceduti solo da Bulgaria e Grecia. Un Paese, il nostro, a fondo scala anche per quanto riguarda la classifica sull’istruzione universitaria, nel gruppo di testa per l’abbandono scolastico e qui« ultimi in merito alle competenze matematiche dei nostri studenti. Insomma, in un’Europa a due velocità, l’Italia partecipa nel gruppo degli inseguitori, con poche risorse da mettere in pista. Proprio per recuperare questo gap la Strategia di Lisbona aveva posto, tra i cinque obiettivi da raggiungere entro il 2010, la riduzione al 10 per cento della quota di giovani che lasciano la scuola senza un adeguato titolo di studio. La Strategia Europa 2020 ha, invece, posto il tetto di almeno il 40 per cento di giovani che ottiene un titolo di studio universitario o equivalente, da raggiungere entro il prossimo decennio. L’Italia ha fallito il primo obiettivo ed è assai lontana dal secondo. …

“La sconfessione del cattivismo”, di Gad Lerner

Ci voleva un Papa per chiedere scusa ai migranti senza beccarsi l’accusa di “buonismo”? Ci voleva un Papa per abolire la pena dell’ergastolo senza subire insinuazioni di compiacenza con gli assassini? Sarò ingenuo, ma penso sinceramente che non sia addebitabile a meri calcoli di natura servile la reazione, forse perplessa, ma pacata, ai messaggi di civiltà lanciati da Francesco. MESSAGGI che pure – come dimenticarlo? – ribaltano il senso comune allarmista e securitario su cui la politica italiana ha lucrato per anni, rappresentando nel dibattito pubblico l’immagine caricaturale di un paese incarognito. Nessuno fra i ministri firmatari del trattato italo-libico se l’è sentita più di rivendicare il respingimento in mare manu militari dei profughi verso i campi di prigionia allestiti nel deserto. Nessun opinion leader spiritoso ha indirizzato a papa Bergoglio il ben noto invito sarcastico: “Se gli piacciono tanto i clandestini, perché non li ospita a casa sua anziché rifilarceli?”. Al contrario, nella destra italiana si sono levate solo un paio di voci per manifestare civile dissenso. Fabrizio Cicchitto: “Un conto è la predicazione …