“Quel ragazzo ucciso dal pregiudizio degli altri”, di Michela Marzano
Pare che Andrea, il ragazzino romano suicida a 15 anni, amasse il rosa e lo smalto per le unghie. E allora? Dove sta scritto che un bambino debba per forza amare l’azzurro ed essere virile? Da quando in qua i colori hanno un sesso? In realtà, non è scritto da nessuna parte che un ragazzo non possa vestirsi come una ragazza. Né è scritto che l’omosessualità sia qualcosa di cui ci si debba vergognare. Il rosa e l’azzurro non hanno sesso. E “uomo” e “donna” si diventa, non si nasce. Il rapporto tra sesso, genere e orientamento sessuale è estremamente complesso e non esistono regole universali. Eppure, nonostante lo si sappia ormai da tanto tempo, ci si continua a comportare come se tutto fosse semplice e indiscutibile. Siamo ancora prigionieri di una società in cui i ruoli di genere sono codificati in maniera rigida, e in cui l’apparenza sembra dover determinare sempre e comunque il modo di comportarsi. Come se esistesse veramente un’essenza ontologica della femminilità e della virilità. Come se, per definizione, un uomo …
