Tutti gli articoli relativi a: cultura

Kabul, uccisa un’attrice la maledizione delle donne", di Renzo Guolo

Essere donna in Afghanistan è difficile. Essere una donna attrice ancora di più. L’assassinio a Kabul di una donna protagonista di una serie Tv e l’allucinante avventura capitata alle sue colleghe, la dice lunga sulla condizione femminile, e sui diritti umani, nel Paese dei Monti. Dopo essere state coinvolte nella violenta aggressione in cui ha perso la vita la giovane Benafsha, lasciata sanguinante davanti a una moschea, le sue compagne, le sorelle Azema e Tamana, sono state condotte in prigione e sottoposte al test di verginità. Il dubbio, o meglio, il pregiudizio, che ha mosso le autorità afgane riguardava la presunta “complicità” delle attrici con quanti le hanno aggredite. Ipotesi stigmatizzante che, in qualche modo, legittima le minacce di quanti ritenevano le tre colpevoli di “immodestia” per le loro esibizioni in tv. Un’accusa che nel tradizionalista mondo afgano, non solo di matrice taliban, equivale a quella di prostituzione. La modestia, infatti, prevede un atteggiamento pubblicamente contenuto che non deve dare adito a provocazioni, anche solo oggettive, nei confronti dei maschi. Si tratta di una categoria …

Kabul, uccisa un’attrice la maledizione delle donne", di Renzo Guolo

Essere donna in Afghanistan è difficile. Essere una donna attrice ancora di più. L’assassinio a Kabul di una donna protagonista di una serie Tv e l’allucinante avventura capitata alle sue colleghe, la dice lunga sulla condizione femminile, e sui diritti umani, nel Paese dei Monti. Dopo essere state coinvolte nella violenta aggressione in cui ha perso la vita la giovane Benafsha, lasciata sanguinante davanti a una moschea, le sue compagne, le sorelle Azema e Tamana, sono state condotte in prigione e sottoposte al test di verginità. Il dubbio, o meglio, il pregiudizio, che ha mosso le autorità afgane riguardava la presunta “complicità” delle attrici con quanti le hanno aggredite. Ipotesi stigmatizzante che, in qualche modo, legittima le minacce di quanti ritenevano le tre colpevoli di “immodestia” per le loro esibizioni in tv. Un’accusa che nel tradizionalista mondo afgano, non solo di matrice taliban, equivale a quella di prostituzione. La modestia, infatti, prevede un atteggiamento pubblicamente contenuto che non deve dare adito a provocazioni, anche solo oggettive, nei confronti dei maschi. Si tratta di una categoria …

"Quella fede incrinata", di Michele Serra

Farsi infilzare da un “fuori onda” (vecchio colpo basso di un vecchio medium come la tivù) è, per un grillino, il classico colmo: come per un astronauta avere un incidente di motorino. La forza (e/o la presunzione) delle Cinque Stelle, infatti, sta soprattutto nell’idea di appartenere a una cultura mediatico-politica superiore. Nella convinzione che il web consenta di bypassare qualunque altra forma di mediazione e di comunicazione. Per usare le parole di Beppe Grillo, con il web «le persone sono al centro di ogni processo, e le intermediazioni economiche e politiche sono soppresse». È (anche) per questo che Grillo non gradisce che i suoi compagni di avventura vadano in tivù: perché ritiene di avere trasferito in una dimensione molto più evoluta — appunto il web — ogni forma di relazione “economica e politica”. Il resto, come ripete spesso, è vecchio, è morto, è inutile ma soprattutto è inaffidabile. Perché, come spiega l’ideologo delle Cinque Stelle Gianroberto Casaleggio, «fino a qualche anno fa le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. La vita …

"Quella fede incrinata", di Michele Serra

Farsi infilzare da un “fuori onda” (vecchio colpo basso di un vecchio medium come la tivù) è, per un grillino, il classico colmo: come per un astronauta avere un incidente di motorino. La forza (e/o la presunzione) delle Cinque Stelle, infatti, sta soprattutto nell’idea di appartenere a una cultura mediatico-politica superiore. Nella convinzione che il web consenta di bypassare qualunque altra forma di mediazione e di comunicazione. Per usare le parole di Beppe Grillo, con il web «le persone sono al centro di ogni processo, e le intermediazioni economiche e politiche sono soppresse». È (anche) per questo che Grillo non gradisce che i suoi compagni di avventura vadano in tivù: perché ritiene di avere trasferito in una dimensione molto più evoluta — appunto il web — ogni forma di relazione “economica e politica”. Il resto, come ripete spesso, è vecchio, è morto, è inutile ma soprattutto è inaffidabile. Perché, come spiega l’ideologo delle Cinque Stelle Gianroberto Casaleggio, «fino a qualche anno fa le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. La vita …

"Quella strana sinistra che dice cose di destra", di Luigi Manconi

Dichiaro in primo luogo le mie generalità: sono d’accordo con Pier Luigi Bersani sul fatto che nel discorso pubblico di Beppe Grillo (e non solo suo) si trovino tracce inequivocabili di “linguaggio fascista”. E questo già vuol dire che a utilizzare quel linguaggio fascistico, non è necessariamente “un fascista”: possono farlo individui e gruppi che, senza esserlo per biografia e ideologia, attingono a un vocabolario e a una retorica, a un sottofondo culturale e a una struttura semantica la cui origine, certo lontana ma non esaurita, è quella fascista. Qui vi si trova disprezzo dell’avversario e rancore plebeo, sfregio dell’identità altrui e concezione gerarchico-autoritaria delle relazioni sociali. Insomma si può ricorrere a “linguaggio fascista”, senza essere fascista. Quand’ero piccino e movimentista e scostumato, fui tra coloro che, in una contrapposizione assai aspra col Pci, ricevettero da quel partito l’onta di quell’epiteto: “fascista”. Fu un’esperienza bruciante all’interno di una polemica politica condotta fino alle estreme conseguenze, da una parte e dall’altra. Chi ne era bersaglio, cresciuto nel mito della Resistenza antifascista, pativa quell’insulto come sommamente ingiusto. …

"Quella strana sinistra che dice cose di destra", di Luigi Manconi

Dichiaro in primo luogo le mie generalità: sono d’accordo con Pier Luigi Bersani sul fatto che nel discorso pubblico di Beppe Grillo (e non solo suo) si trovino tracce inequivocabili di “linguaggio fascista”. E questo già vuol dire che a utilizzare quel linguaggio fascistico, non è necessariamente “un fascista”: possono farlo individui e gruppi che, senza esserlo per biografia e ideologia, attingono a un vocabolario e a una retorica, a un sottofondo culturale e a una struttura semantica la cui origine, certo lontana ma non esaurita, è quella fascista. Qui vi si trova disprezzo dell’avversario e rancore plebeo, sfregio dell’identità altrui e concezione gerarchico-autoritaria delle relazioni sociali. Insomma si può ricorrere a “linguaggio fascista”, senza essere fascista. Quand’ero piccino e movimentista e scostumato, fui tra coloro che, in una contrapposizione assai aspra col Pci, ricevettero da quel partito l’onta di quell’epiteto: “fascista”. Fu un’esperienza bruciante all’interno di una polemica politica condotta fino alle estreme conseguenze, da una parte e dall’altra. Chi ne era bersaglio, cresciuto nel mito della Resistenza antifascista, pativa quell’insulto come sommamente ingiusto. …

"Insulti politici", di Carlo Galli

L’Iliade, l’archetipo della letteratura occidentale è appena cominciata (con la parola “ira”, per altro), e già due eroi, Achille e Agamennone, litigano. Per una donna (la schiava Briseide), certamente; ma è un litigio politico: i due sono entrambi re, capi di uomini; in quella disputa non è in gioco soltanto l’Ego debordante e fanciullesco di due protagonisti dell’infanzia del mondo; ne va del loro ruolo pubblico, della loro capacità di sopportare la vergogna, il giudizio altrui, e non solo della loro dignità privata. O meglio, le due dimensioni sono inscindibili. E infatti per delegittimarsi politicamente (come capi) i due si insultano personalmente (come uomini): «avvinazzato, tu hai lo sguardo del cane e il cuore di un cervo», dice Achille (il cane è l’emblema dell’impudenza, della mancanza di vergogna; e il cervo della viltà); e l’altro gli ha appena detto «sei odioso, devi imparare che sono molto più forte di te». L’insulto in questa sua forma politica essenziale è un’aggressione – questo è il significato di “insultare”: “saltare addosso” – che consiste nella diminuzione del prestigio, …