Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Il welfare pensiero", di Gustavo Zagrebelsky

In un “festival della mente”, è naturale parlare di idee. Che cosa, infatti, sono le idee, se non ciò che viene dalla mente, che è “prodotto” o “scoperto” dalla mente? Come si dice, ordinariamente, “viene in mente”? Ma, possiamo anche, in certo senso, rovesciare l’affermazione e dire che la mente è ciò che viene dalle idee, che senza idee non c’è mente. Quando usiamo una parola così violenta come de-mente, non intendiamo forse uno per la cui mente non passa alcuna idea? Dunque, possiamo dire che mente e idee sono tutt’uno, che si tengono insieme e, in sintesi, che la mente tende alle idee e in esse trova il suo compimento, la sua realizzazione. In queste prime frasi della mia relazione, desidero tessere un elogio delle idee, considerandole beni che possono dare felicità, talora molta felicità. Gli antichi, con perfetta ragione, dicevano che la felicità è il completamento di ciò che è “per sua natura”, cioè è la realizzazione di ciò cui la nostra natura aspira. Possiamo, allora, dire che nelle idee noi troviamo la …

"Guarda chi si rivede al cinema: la signora politica", di Curzio Maltese

Come chiamarla? Nostalgia per la politica? C’era più politica in due film di Venezia, Il fondamentalista riluttante di Mira Nair e Water di un collettivo di israeliani e palestinesi, di quanta ne abbiamo vista agitarsi nell’ultimo anno di risse televisive e in rete. Quella vera, intendo. Non il gioco di potere fra burocrati e demagoghi, politicanti e antipoliticanti in gara per esibire l’ego più arroventato. Ma la politica intesa come passione umana, quella che c’entra con l’amore per una donna, un uomo, i genitori o un figlio, la terra e la cultura, insomma con la vita. Arte e politica hanno in comune questo, di finire dove comincia il disprezzo per l’altro. Nel Fondamentalista riluttante non c’è un solo istante di disprezzo per l’altro. Neppure nella scena più scandalosa della storia. Quando il giovane pachistano Changez, laureato a Princeton e lanciato verso una carriera da squalo di Wall Street, vede alla televisione il crollo delle Torri Gemelle. E sorride. Una reazione inattesa, di cui subito si vergogna. Un tempo si pensava che una risata potesse seppellire …

"Pinocchio e il Gabibbo", di Massimo Gramellini

A Benigni che alla festa del Pd gli faceva bonariamente il verso («Lui ti tende la mano, è fatto così. A me ha detto: come stai vecchio cadavere putrefatto salma piduista?»), Grillo ha risposto senza un sorriso ma con la solita, banale e – questa sì – tipicamente fascista litania del «chi paga?». In effetti Benigni si fa pagare i suoi spettacoli dagli spettatori, esattamente come Grillo. Coltivare idee di sinistra, o comunque idee, non costituisce ancora una ragione per lavorare gratis. In questa disputa politica surreale di fine estate, Benigni si muove con la leggerezza di un cartone animato che ha studiato abbastanza per diffidare dei fanatici ma in fondo anche per compatirli. Grillo invece ha smarrito la levità corrosiva degli esordi, sostituendola con una maschera soffocante di livore. Il suo brontolio cupo e monocorde gli permetterà di raccogliere voti fra le macerie di un’Italia disperata, ma gli ha sottratto quell’energia positiva che sola consente di rimettere insieme le persone e le cose. Di ricostruire. Se Benigni è Pinocchio, e ne condivide le ingenuità …

"Chi lavora per un’uscita neo-giacobina dalla crisi", di Michele Ciliberto

Merita una breve riflessione la vivace discussione sulle posizioni politiche di Grillo e sul linguaggio che usa sul suo blog. Quali ne sono gli obiettivi, di quale ideologia esso è espressione (posto, naturalmente, che, come io penso, una domanda di questo tipo abbia senso)? Volendo usare una formula, approssimativa come tutte le formule, credo si possa qualificarla come una ideologia di tipo neo-giacobino. Ora, perché il movimento di Grillo, basato su una ideologia di questo tipo cresce e si espande? La risposta sembra semplice e scontata: per la crisi della democrazia italiana di cui è al tempo stesso effetto e motore, e per il disprezzo oggi così diffuso verso la politica e le istituzioni rappresentative. Giusto. Ma non è una risposta sufficiente; bisogna approfondire, e per farlo occorre sottolineare questo termine: «rappresentativo», perché qui sta il punto decisivo. Quelli che si riconoscono in Grillo sono contro la democrazia rappresentativa ma non, in generale, contro la democrazia. Sono per la democrazia diretta, e non è una differenza da poco. Anzi, essi contrappongono democrazia diretta imperniata sul …

"È arrivata l’ora di cambiare la legge 40", di Roberta Agostini

La Corte di Strasburgo ha messo a segno un altro colpo contro la legge 40. E’ solo l’ultimo atto di una storia di demolizione di una legge crudele ed ingiusta che dura ormai dal 2005, da quando cioè le coppie hanno cominciato a presentare ricorsi e i tribunali ad emettere sentenza sui punti più controversi ed assurdi. La Corte di Strasburgo ci offre l’occasione per riprendere un dibattito, provando ad uscire dalle forzature ideologiche e dalle contrapposizioni che hanno dominato la storia della legge, a partire dalla discussione parlamentare che si svolse durante la sua approvazione. La Corte ci dice che c’è una sfera della vita e delle relazioni tra le persone che deve essere rispettata e riconosciuta, che non è possibile consentire la diseguaglianza tra le coppie (ora solo le coppie sterili possono accedere alle tecniche, non chi è portatore di malattie geneticamente trasmissibili), che la tutela della salute è un valore fondamentale, così come il rispetto del rapporto medico-paziente. Per capire la necessità della modifica della legge basterebbe partire da questi tre principi …

"Ribelli. Generazione Pussy Riot le nuove forme della protesta", di Adriano Sofri

In principio c’è il ragazzo di Tiananmen che balla col carro armato. Chissà chi avrebbe citato se ne avesse mai potuto parlare, in un interrogatorio o un’intervista. Non si scherza, là. Nella “dichiarazione conclusiva” di Maria Alëkhina, una delle tre di Pussy riot condannate a due anni senza condizionale, si citano i nomi di Nikolaj Berdiaev e di Guy Debord. Berdjaev (1874-1948) è il filosofo della libertà cristiano ortodosso, esiliato dai bolscevichi, che si ispirava a Dostoevskij. Debord è il fondatore dell’Internazionale situazionista e il teorico della società dello spettacolo morto (suicida) nel 1994. Sulla maglietta indossata al processo da Nadezhda Tolokonnikova c’è un pugno chiuso e la scritta “NO PASARAN!”, che le viene dalla Spagna di Dolores Ibarruri. La famosa canzone cantata e ballata nella cattedrale del Cristo Salvatore lo scorso 21 febbraio, in piena campagna per la rielezione di Putin, dice: «Madre di Dio, Vergine, diventa femminista… Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin». Parole e gesta (un’orgia inscenata anni fa all’istituto di biologia, un eterodosso impiego sessuale di un pollo congelato in …

Le Paralimpiadi più grandi «Guardate le nostre abilità», di Claudio Arrigoni

Pancalli guida i 97 azzurri: «Fare meglio di Pechino». Sono le star ad aprire i festival del cinema. Tappeto rosso per Oscar Pistorius ai Giochi Paralimpici di Londra che cominciano oggi con una grandiosa cerimonia di apertura. Arriva a Londra e la illumina con un sorriso di quelli che fanno innamorare. Fa capire cosa è la Paralimpiade: «Mostra le abilità, non la disabilità». Un concetto che ripete tre volte in mezz’ora. Ogni volta con maggiore convinzione. E un sorriso. È l’uomo più atteso, ma le grandi storie saranno dietro ogni angolo. Bastano i numeri: 11 giorni di competizione (da domani le gare sino al 9 settembre), 20 sport, quasi 4280 atleti di 166 Paesi, 503 eventi da medaglia, 2,2 milioni di biglietti venduti. Sì, venduti: per la prima volta il cartello sold out, tutto esaurito, sarà in tutti i palazzi. Biglietti venduti davvero, non regalati a scuole o aziende, come è successo in passato. E un’audience televisiva potenziale di 3 miliardi di persone. Con l’Italia in prima fila. È l’unico Paese al mondo ad avere …