Tutti gli articoli relativi a: cultura

"La primavera araba non giova alle donne", di Giovanna Zincone

Non sempre il progresso giova alle donne. La Tunisia ne ha offerto da poco un infelice esempio. Grazie al Codice del 1956 e a successive riforme, rappresentava un ammirato precursore dell’emancipazione femminile tra i Paesi arabi. E il nuovo corso tunisino è stato considerato il più assennato tra quelli scaturiti dalla Primavera araba. I risultati elettorali del 2011 non hanno premiato i partiti laici moderati, ma i rischi di chiusure islamiste parevano evitabili. Purtroppo la Commissione «Diritti e libertà» dell’Assembla Costituente tunisina, in disinvolta contraddizione con il proprio titolo, ha approvato un nuovo articolo 28 che retrocede le donne. Afferma infatti: «Lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna», un’affermazione positiva solo all’apparenza; secondo Roberta Aluffi, studiosa di diritto delle religioni, si tratta di una rischiosa espressione islamista perché implica specifici diritti femminili (il dono matrimoniale e il mantenimento), cui potrebbero fare da pendant pesanti diritti maschili (il ripudio e l’obbedienza delle donne di famiglia). L’articolo 28, inoltre, vuole la donna «associata» o «complementare» all’uomo non solo nella sfera familiare, ma anche nella «edificazione …

"L’importanza dei numeri primi", di Piergiorgio Odifreddi

Un mese fa, l’inserto domenicale del New York Times ha pubblicato un articolo intitolato L’algebra è necessaria? A porsi la domanda non era ovviamente un matematico, o uno scienziato. Bensì, un politologo, preoccupato del fatto che ormai nelle scuole statunitensi la matematica sia diventata un ostacolo obbligatorio, che devono superare tutti coloro che poi vorranno iscriversi a qualunque tipo di corso di laurea all’università, scientifico o umanistico che sia. «Pure i poeti o i filosofi devono studiare la matematica alle superiori», si scandalizzava il povero politologo! E il suo argomento era che è giusto far sudare sulle equazioni o i polinomi gli studenti che se lo meritano, perché vogliono diventare ingegneri o fisici. Ma perché mai torturare gli altri, così sensibili, che vogliono invece scrivere versi o dedicarsi alla metafisica? Da noi, queste cose le dicevano Croce e Gentile un secolo fa, e il bel risultato che si ottiene a non far studiare la matematica agli umanisti lo si vede anzitutto dalle loro opere filosofiche, appunto. Più in generale, non è certamente un caso che …

"Insulto dunque navigo", di Beppe Severgnini

Pierluigi Bersani ha ragione, ma sbaglia aggettivo. Chi approfitta di Internet per insultare gli avversari non è «fascista»: è un maleducato. Immaginate, tuttavia, due leader di partito che, di questi tempi, si danno del maleducato. Qualche anziana maestra capirebbe, ma pochi altri. «Fascisti!». Nel grido bersaniano contro Grillo & C. c’è molta autobiografia. Quarant’anni fa, quando la chiesa comunista faceva sul serio, il vocabolo era una scomunica. «Fascista!». E qualsiasi discussione – dalle assemblee sindacali ai collettivi studenteschi – si chiudeva lì. La cosa grave è che a quei tempi i (neo)fascisti c’erano davvero, ed erano pericolosi; ma degli aggettivi, mussolinianamente, se ne fregavano. Detto ciò, Bersani ha ragione. L’urlo di chi non sa più parlare sta diventando insopportabile. L’avversario non si contesta più: lo si demolisce. Non c’è solo Beppe Grillo e il suo popolo votante (in genere meno esagitato di lui). Il dibattito sui quotidiani, in questi giorni, è sconcertante; e dobbiamo ringraziare l’estate, altrimenti il tutto verrebbe amplificato in televisione. Considerare l’insulto come la forma più genuina di democrazia, ed etichettare come …

"Ecologia e provocazioni I due volti della Biennale", di Stefano Bucci

Da una parte, un bosco di cinquemila felci. Dall’altra, il Belpaese riciclato da Michelangelo Pistoletto. Il Padiglione Italia della XIII Biennale d’Architettura di Venezia, curato da Luca Zevi, si gioca tutto tra questi due estremi che anche fisicamente lo aprono e lo chiudono. E nell’idea di un terreno comune, quel «Common Ground» che dà il titolo alla mostra diretta da David Chipperfield, che può essere, proprio come le cinquemila felci della prima sala e gli avanzi dell’allestimento riuniti da Pistoletto per la sua installazione temporanea al Giardino delle Vergini, frammento di passato degrado o tassello di futura crescita. Quello di Zevi è il racconto delle «Quattro stagioni del Made in Italy», un racconto che prende le mosse da Adriano Olivetti e dalla sua idea «che il fare impresa non possa prescindere da un atteggiamento etico e responsabile nei confronti dei lavoratori del territorio che accoglie le fabbriche», un racconto in grado di coinvolgere i migliori designer e architetti del suo tempo. Ed è un esperimento riuscito se si pensa alle case per impiegati di Figini …

"Dopo tre mesi è già futuro", di Enrico Grazioli

Sono passati tre mesi dalle scosse che hanno piegato la Bassa e non sono passati invano. Persino un freddo comunicato di Palazzo Chigi certifica ufficialmente che “l’analisi sull’attuazione delle misure a sostegno delle popolazioni terremotate ha confermato una ripresa graduale del circuito economico locale e della vita delle famiglie”: è la frase che accompagna la proroga (sofferta più del lecito, parziale molto più del necessario) almeno fino a novembre della sospensione degli adempimenti fiscali per chi ha subito danni. Ma è anche il riconoscimento, senza enfasi e senza accaparrarsi meriti particolari, che l’Emilia ferita ha risposto nei fatti e in prima persona all’accanirsi del destino e della natura. E anche al timore che una delle zone storicamente simbolo di sviluppo, coesione ed efficienza si trasformasse in un’altra area cronicamente assistita o da assistere. A tre mesi da un disastro di queste dimensioni, di questa persistenza, nessuno in Italia è mai arrivato così avanti nel percorso di ritorno alla normalità: possiamo dirlo, consapevoli che difficoltà, contraddizioni, incongruenze, incertezze sono ancora tante e tante saranno; ma convinti …

"L'identikit degli evasori d'Italia", di Marco Mobili

Non li chiameremo furbi così come ha chiesto il premier Mario Monti. Ma adottano sicuramente comportamenti “multiformi” e forse anche per questo difficili da far emergere. Sono gli evasori d’Italia su cui il Governo ha messo all’opera una task force composta, tra l’altro, da rappresentanti del ministero dell’Economia, agenzie fiscali e Guardia di Finanza. Il gruppo di lavoro ha realizzato una mappa (una «tassonomia» come la definisce il documento) delle possibili forme di evasione ed elusione che sarà il punto di partenza delle strategie dei prossimi mesi. Il catalogo comprende 19 tipologie: a ciascuna è stato assegnato un grado di complessità. Il livello più basso è rappresentato dagli evasori totali, vale a dire i contribuenti che non dichiarano e non versano nulla. Un grado più basso, però, non vuol dire affatto un’evasione meno pericolosa o più facile da estirpare. Lo dimostra anche la nuova frontiera dei giochi (scommesse in nero, apparecchi non in regola, siti Internet non autorizzati), in cui le tecniche per non pagare le imposte si intrecciano pericolosamente con altri fenomeni criminali come …

"Lo spread del sapere", di Marc Augè

La crisi attuale dovrebbe fornire l’occasione per riflettere in maniera schietta sulle cause, sulla portata e sulle conseguenze della crescente diseguaglianza nel mondo, mentre a sua volta, per riprendere l’espressione di Jean-François Lyotard, la “grande narrazione” liberale perde colpi. Oggi la stragrande maggioranza degli economisti è d’accordo nel riconoscere che, se il divario di reddito tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo globalmente si è un poco ridotto, è considerevolmente aumentato quello tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, sia nei paesi ricchi sia in quelli poveri. Da ciò l’apparizione e l’incremento di una grande povertà nei paesi ricchi e di una miseria assoluta nei paesi poveri. Questo fenomeno, di cui siamo ogni giorno spettatori, implica diverse conseguenze. La prima è una minore disponibilità dei paesi ricchi ad aiutare i paesi poveri: l’incremento della povertà interna pone già loro abbastanza problemi. La seconda è un’instabilità sociale, testimoniata, in zone diverse e con modalità differenti, sia dalla crisi dei subprime, segno premonitore della tormenta attuale, sia dalle rivolte …