Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Un cavallo di Troia per far saltare il sistema statale", di Vittorio Emiliani

Nasce di soppiatto, malgrado il nome ambizioso, la Fondazione di diritto privato Grande Brera, e nasce male, senza quel serio, informato dibattito preventivo che un’operazione di questa portata esige. Nasce con un articolo infilato, all’ultima ora, nella balena del decretone per lo sviluppo, lasciando fuori dal «concerto» interministeriale il ministro per i beni culturali. Roba da matti. Ma Ornaghi è felice, la sostiene e porta alcuni esempi. A partire dal Museo Egizio di Torino, che sin qui ha suscitato più polemiche che altro: non tutte le collezioni sono state devolute alla Fondazione con una perdita di valore fondamentale; il personale tecnico-scientifico ha preferito rimanere con lo Stato e quindi alla Fondazione è mancato un apporto unico, in compenso il CdA ha nominato direttrice (caso unico) una non egittologa… Questo il luminoso precedente? Ornaghi cita Venaria Reale che nulla ha che fare con la complessità della Pinacoteca di Brera nata nel primo ‘800 da una razzia «politica» di migliaia di opere soprattutto umbre, marchigiane, emiliano-romagnole ad opera del figliastro di Napoleone e dalla successiva stratificazione di …

"Democrazia è mediazione ma anche sano conflitto", di Giunio Luzzatto

Si sta diffondendo l’esaltazione della mediazione come virtù di una democrazia aliena dagli estremismi (ultimo esempio, Michele Ciliberto su l’Unità del 21 agosto). Ora, è certo vero che la democrazia comprende la reciproca legittimazione tra le forze politiche che si contrappongono; essa però comprende anche l’accettazione del conflitto. Anzi, essa si sostanzia nel conflitto. Quando gli opposti schieramenti presentano proposte poco distinguibili l’elettore non è incentivato a partecipare (questa spesso è stata la situazione degli Stati Uniti); e quando essi danno vita alle soluzioni di massima mediazione, i governi di «grande coalizione», viene deluso soprattutto l’elettorato che vorrebbe soluzioni di progresso (esempi recenti in Germania e in Austria). Nel caso italiano, i nostalgici della mediazione si riferiscono alla “Prima Repubblica”; al proposito, è il caso di richiamare alcuni fatti. 1) Non tutte le forze politiche erano legittimate: per decenni, il Msi è stato considerato fuori dall’ «arco costituzionale». 2) Il periodo considerato il più positivo (la ricostruzione, il boom economico con la lira premio Oscar) è stato quello della massima contrapposizione tra centro e sinistra; …

Sisma e ricostruzione, Tizian "I clan sono già tutti in azione", di Valerio Varesi

“Ci proveranno e forse sono già all’opera” assicura Giovanni Tizian, il giornalista esperto di infiltrazioni mafiose già minacciato dalla malavita organizzata. Il presidente Vasco Errani e i sindaci dei Comuni terremotati sono avvertiti. Tra i clan della ’Ndrangheta Grande Aracri a Reggio, i Longo-Versace di Polistena nella provincia di Modena, i Mancuso nel bolognese e i casalesi nella Bassa intorno a Cavezzo, lo schieramento mafioso è al completo e pronto a buttarsi sui miliardi per la ricostruzione. Abbiamo sufficienti strumenti per contrastare l’infiltrazione? “Gli strumenti ci sono, ma queste organizzazioni hanno una velocità molto superiore ai tempi burocratici delle prefetture e molto spesso ci si accorge troppo tardi dell’infiltrazione”. Per esempio? “Le mafie lavorano nel subappalto. Vince una ditta pulita che si vede offrire subappalti vantaggiosi e spesso li accoglie. Per eseguire la radiografia a tutta la catena di subappaltatori occorre molto tempo, anche un anno e nel frattempo questi lavorano. Una ditta mafiosa chiama a collaborare i suoi fornitori, coinvolge altre aziende colluse e il giro si allarga sempre più”. È possibile intercettare tutto …

"Il crollo di Alemanno sotto il muro del Pincio", di Francesco Merlo

Più ancora degli stupri che devastano Roma e che tutti insieme, a partire dall’irresponsabile numero uno Gianni Alemanno, per pietas dovremmo sottrarre alle speculazioni politiche, è il crollo del muro del Pincio, segno di incuria ordinaria e di vandalismo amministrativo, ad anticipare il previsto, inesorabile conto alla rovescia per il sindaco di Roma. IL MURO del Pincio è infatti il muro della modernità, non le rovine e le vestigia delle mura aureliane che continuano a sgretolarsi, sasso su sasso, dopo il disastro del 2007, ma i mattoni dell’architetto Valadier, pietre lavorate e disegno, i confini belli normali e solidi della città viva, il simbolo dell’eleganza e del garbo dei romani, la scenamdella bella époque italiana, dei primi baci, delle fughe adolescenziali, delle poesie di Pascarella e degli struggimenti di D’annunzio: «L’autunno moriva dolcemente». Ebbene, il sindaco Alemanno e il sovrintendente Broccoli dicono che «la colpa del crollo del Pincio è della neve, della pioggia e del caldo secco», e nessuno ormai ride di loro perché nella città più scettica e più sgamata del mondo anche …

"Le ragazze di Tunisi", di Vanna Vannucci

Le donne che affollavano il palazzo dei Congressi, lunedì scorso, dopo la cena del ramadan, non smettevano di gridare entusiaste mentre il regista Raja Farhat leggeva il Codice dello statuto personale che nel 1956 aveva fissato i diritti della donna tunisina. In migliaia sono sfilate poi sulla via Bourghiba. Donne a capo scoperto, donne velate, bambine con cartelli con su scritto “Gannouchi non toccare i diritti della mamma”, ragazze con il foulard rosso come la bandiera nazionale. Rosso è il colore della rivoluzione che diciotto mesi fa divampò in Tunisia e questa, diciotto mesi dopo, era la più grande manifestazione da allora. Le donne in Tunisia hanno più diritti che in ogni altro paese arabo. Il fondatore della Repubblica Bourghiba, che certo non era un liberale e — come accadeva spesso in quegli anni negli Stati postcoloniali — creò una dittatura, riconobbe però alle donne la parità, convinto che questo fosse un passaggio obbligato per fare della Tunisia un paese moderno. Da allora le tunisine possono chiedere il divorzio senza aspettare anni come succede in …

"Istruzione priorità soltanto per i tagli", di Guido Rossi

Il 14 agosto l’Università Jiao Tong di Shanghai ha pubblicato la sua classifica annuale (Arwu-Academic Ranking of World Universities) sulle 500 migliori Università del mondo. I criteri adottati sono sei, tra i quali la presenza di premi Nobel nei professori e negli ex allievi, il numero dei ricercatori maggiormente citati nelle loro discipline, il numero delle pubblicazioni sulle riviste specializzate, il numero dei professori presenti nell’Università. Questa classifica, tra quelle elaborate annualmente, è certamente la più autorevole. Il rilievo maggiore è dato alle prime cento Università, fra le quali ben 53 sono statunitensi. Quel che mi pare doveroso sottolineare è che fra le prime cento non figura nessuna Università italiana, mentre tra quelle europee sono presenti, in ordine decrescente, il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia, la Svezia, l’Olanda e la Danimarca. Qualche rilievo può essere fatto sui criteri di scelta, come ha sottolineato la ministra dell’Istruzione francese, precisando che le scienze umane e sociali appaiono postergate e che anche laddove ci sono dei centri di eccellenza, soprattutto nella ricerca, la lingua usata, …

"Sono musulmana e non porto il velo. Ma non mischiate religione e violenza", di Rania Ibrahim

Velo o non velo? Sarà questo il problema della Umma musulmana? Credo proprio di no. Come al solito la strumentalizzazione avviene sempre sulla pelle e sulla dignità delle donne, da sempre in tutti i secoli e in tutte le religioni e civiltà. “Rania, a te manca solo il velo e saresti una musulmana completa”. Questo è quello che mi dicono molte amiche, per di più integrate e occidentalissime nuove italiane, nate e cresciute sempre ininterrottamente in Italia. Un po’ meno le coetanee del mio Paese d’origine. Il velo è divenuto negli ultimi decenni uno “strumento” di appartenenza palesemente sfoggiato da una comunità. Almeno, io lo interpreto così. Se di quella comunità vuoi fare parte, se vuoi essere accettata, devi sottostare a queste “piccolezze” . Per quanto mi riguarda il velo sta all’Islam quanto il crocifisso sta a una cristiana. Non è certo indossando un crocifisso al collo che si diventa buoni cristiani, fedeli impeccabili. Io prego, digiuno durante il Ramadan, faccio le mie zakat, beneficenza, mi occupo dei bisognosi e sono sempre disponibile quando gli …