"La cultura come motore di sviluppo", di Andrea Carandini*
Caro direttore, se il nuovo governo fondasse, in mezzo alla crisi, una politica della cultura? Poco si ricava dal passato: alle ideologie scadute è succeduta la gestione dell’emergenza tappando i buchi e quella degli eventi gratificando i politici. Né è possibile tornare alla spesa di un tempo: vi è stato un calo continuo dei finanziamenti (salvo il Lotto escogitato da Veltroni), fino ai tagli finali. Dobbiamo tornare alla Costituzione, stiracchiata in questi anni da letture distorte, che invece va rispettata secondo le interpretazioni della Corte Costituzionale e le formulazioni del Codice dei beni culturali. Per esse la tutela è riservata allo Stato, ma questa supremazia è mal digerita, tanto che nessun piano paesaggistico è stato ancora approvato dallo Stato e dalle Regioni, come il Codice esige. Si è preferito sparpagliare cemento con «piani casa», piuttosto che riprogettare e ricostruire brutture e degradi. E si è anche approfittato dei «piani casa» per sforzare il Codice, come si è tentato nel Lazio; per non dire dei tentativi ripetuti, per fortuna respinti, di diminuire in materia i poteri …
