Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Il paese dove Mao significa Maometto". di Mario Pirani

L´inizio dell´anno scolastico si è aperto con la riproposizione delle critiche a Mariastella Gelmini. Nella sostanza le polemiche vertono sui tagli che in gran parte, però, ricadono sulla manovra di bilancio e portano la firma di Tremonti. Comunque non vi è dubbio che lo stato della scuola sia nel complesso deplorevole soprattutto se sottoposto al confronto internazionale. Il modo come abitualmente se ne discute è, peraltro, ripetitivo e sostanzialmente inutile. Non c´è ministro dai tempi antidiluviani della Falcucci in poi che non sia stato infilzato nelle innumerevoli okkupazioni e nei manifesti sindacali del settore. Ma se è più che giusto denunciare i miseri stipendi, lo stato fatiscente di gran parte dell´edilizia scolastica, l´affollamento delle classi ed altri guasti evidenti, non va ignorato che paradossalmente la concretezza rivendicativa finisce per allontanare l´attenzione dal catastrofico contesto culturale entro cui la scuola è chiamata ad operare nell´ambito di una «società dal pensiero corto», sempre più aliena dall´amore per il sapere e dagli strumenti per assimilarlo. La più impietosa e aggiornata analisi in proposito (“L´Italia dell´ignoranza”, ed. FrancoAngeli, di …

"Il paese dove nascono più stranieri che italiani", di Jenner Meletti

Corrono sui larghi marciapiedi di piazza 1° Maggio, Ratil, Said, Floresita, Karanjiot e Aayan. Le loro mamme li controllano e li sgridano se si allontanano troppo. Su un muro, sopra la sala civica comunale, c´è un grande poster con decine di fotografie: il caporeparto italiano che insegna al pakistano come si usa il tornio.Bimbi di tutti i colori alla scuola elementare, una famiglia indiana con nonna al centro, altri indiani in una stalla… Sotto, una scritta con l´articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione…». Sembra l´istantanea di un paese felice. Ma le voci che si sentono al bar Commercio, di fronte al municipio, raccontano un altro paese. «Questi qui, ormai, in dapertot, sono dappertutto. A sem pin ‘d furaster, siamo pieni di forestieri». «Questi qui» sono gli stranieri, che hanno cominciato ad arrivare agli inizi degli anni ‘90 e adesso sono 2.081, il 18,1% di una popolazione di 11.473 abitanti. E adesso, questi forestieri arrivati …

Il welfare di mamma e papà", di Federico Rampini e Maurizio Ricci

Piano a parlar male dei bamboccioni. O a coltivare, come il ministro Brunetta, l´idea di una legge che obblighi i ragazzi a lasciare la casa di papà e mamma a 18 anni. Si rischia di compromettere la fabbrica sociale del Paese e, forse, anche la pace nelle piazze. La crisi, infatti, morde: i consumi si assottigliano, i redditi scendono, i risparmi si sgonfiano, l´economia ristagna. Siamo, probabilmente, arrivati sul crinale di un autunno fra i più bui della storia recente. Se le fabbriche come l´Irisbus cominciassero a chiudere, le banche in crisi a tagliare posti di lavoro, Comuni e Province con le casse vuote a scaricare personale, se i licenziamenti facili previsti dalla manovra del governo diventassero prassi corrente e i rubinetti dell´assistenza agli anziani si prosciugassero, gli effetti potrebbero essere devastanti. A tamponare, almeno fino ad ora, l´impatto della crisi, infatti, è stato soprattutto quel welfare all´italiana, i cui tratti vengono solitamente indicati come il segno della scarsa modernità del Paese. Ovvero, la famiglia. Non, però, quella di cui parlano spesso i cattolici, cioè …

"Una sfida che si rinnova ogni giorno", di Pier Luigi Bersani

Oggi saranno in tanti i democratici e le democratiche che parteciperanno alla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli. Un’edizione particolarmente importante: sono passati 50 anni da quando Aldo Capitini organizzò la prima Marcia per mostrare che “il pacifismo, la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle non collaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte”. Quel messaggio di pace è più attuale che mai, interroga la politica e la coscienza di ognuno di noi di fronte ad un mondo sempre più complesso, attraversato da conflitti dimenticati, diseguaglianze drammatiche, minacce alla sicurezza. Fame, povertà, violazione dei diritti umani, negato accesso alle risorse naturali e alle cure mediche, respingimenti e forme di discriminazione sono “assenza di pace” tanto quanto in passato lo sono stati i conflitti armati tra Stati e dentro gli Stati. Cinquanta anni dopo quel 24 settembre, e di fronte alle tensioni e alle sfide che percorrono …

Bavaglio al web col ddl intercettazioni ritorna la norma "ammazza blog", da repubblica.it

Il governo ripresenterà lo stesso disegno di legge, inclusa la disposizione che obbliga i gestori di un sito a modificare i contenuti pubblicati se oggetto di richieste di rettifica. Nessuna possibilità di replica e multe salate. In Rete riparte la mobilitazione. Il governo torna alla carica sul ddl intercettazioni, fortemente voluto dal premier Silvio Berlusconi. Una questione su cui l’esecutivo è orientato a porre la fiducia, bloccando la via a ogni eventuale emendamento. Ma il disegno di legge attualmente allo studio contiene ancora la norma cosiddetta “Ammazza blog”, una disposizione per cui, letteralmente, ogni gestore di “sito informatico” ha l’obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c’è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa. Una misura che metterebbe in ginocchio la libertà di espressione sulla Rete, e anche le finanze di chi rifiutasse di rettificare, senza possibilità di opposizione, ciò ha ritenuto di pubblicare. Senza contare l’accostamento di blog individuali a testate registrate, …

"Riprendiamoci la Rai uno slogan per tutti", di Giovanni Valentini

Con l´inammissibile attacco al presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, Sergio Zavoli, accusato dal direttore (uscente) del Tg Uno di essere un uomo di parte, la crisi della Rai è arrivata all´ultimo stadio: quello istituzionale. E la paralisi dell´azienda, rappresentata scenograficamente dai consiglieri della maggioranza con la decisione di far mancare il numero legale nell´ultima seduta per bloccare le nomine proposte dal direttore generale, ha raggiunto il punto di non ritorno. Siamo ormai a un passo dall´autodistruzione. La “direttora di latta”, già clamorosamente smentita dal suo stesso consiglio d´amministrazione sul contratto con Serena Dandini per la trasmissione “Parla con me”, ha dovuto subire così un nuovo colpo alla propria immagine e credibilità. Questa volta il suo pacchetto di nomine non è stato neppure respinto, ma semplicemente congelato, rinviato, accantonato. E così la Terza rete, orfana di Paolo Ruffini passato nel frattempo a La 7, resta ancora priva di guida in attesa dell´insediamento di un professionista esperto e collaudato come Antonio Di Bella; mentre al Tg Due il direttore “ad interim”, Marcello Masi, si accinge legittimamente …

"L'oscenità in politica", di Giorgio Bocca

La politica, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini capaci di creare uomini. Giornali e televisioni sembrano dominati dalla foia delle immagini lubriche, dell´umorismo da caserma. Un uomo, un industriale brianzolo di nome Silvio Berlusconi è il portavoce di questa volgarità plebea che ha ritrovato il coraggio di esporsi in pubblico, anzi vantandosi in pubblico di esistere. Nelle intercettazioni telefoniche di Silvio, dei suoi cortigiani, delle sue prostitute ritrovi lo sfogo carnevalesco della sessualità repressa. La Rai ha trasmesso un´intervista a una delle escort: sembrava la parodia di un inno satanico. Proterva, sfrenata la signorina recitava la parte del demonio vincente su tutte le ipocrisie, su tutte le viltà. Parlava del ruffiano Tarantini come di un campione della verità e dell´audacia: sia lodato lui che in questo mondo di pecore ha avuto il coraggio di essere ciò che un uomo vincente deve essere, uno che ruba, approfitta, che usa …