"Lo scempio della fortezza dei patrioti", di Gian Antonio Stella
«Voi… piccoletti ladruncoli bastardi!» . Se vedesse crescere gli alberi sui tetti della Cittadella di Alessandria (sopra e a destra, in una foto aerea), sui quali sventolò nel 1821 il primo Tricolore del Risorgimento, che lui cantò in Piemonte, Giosuè Carducci scaglierebbe ancora, probabilmente, la sua celebre invettiva contro i politici incapaci. E avrebbe buone ragioni per farlo. Uno Stato serio non abbandona così un pezzo della sua storia. Alberi sui tetti delle polveriere, alberi sui tetti delle torrette, alberi sui tetti delle casermette e poi sterpi e cespugli ed erbacce e alberi sui bastioni, sulle porte, sulle rampe e insomma ovunque l’assalto di una selva aggressiva che sta sbranando giorno dopo giorno la magnifica fortezza settecentesca abbandonata al degrado sotto gli occhi di tutti i «lisandren» , a poche centinaia di metri da piazza della Libertà, il cuore della città piemontese appena al di là del Tanaro. Avanti così e rischia di diventare come la bellissima Angkor ai tempi in cui il francese Henri Mou la scoprì, ingoiata dalla giungla cambogiana. C’è chi dirà …
