Tutti gli articoli relativi a: cultura

"La fine di Report", da europaquotidiano.it

In un’atmosfera di sostanziale indifferenza di tutti (vertice aziendale, giornalisti, forze politiche, sindacati) si sta consumando la fine del principale “genere” che giustifica più di altri l’esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo: l’informazione, cioè il diritto-dovere di raccontare i fatti, realizzare inchieste e esprimere opinioni. L’ostinazione messa in campo per negare a Milena Gabanelli quella tutela legale che le era stata sempre riconosciuta, come doveroso ombrello protettivo deciso dall’editore per garantire la messa in onda del suo più importante programma d’inchiesta, sta producendo un clamoroso autogol: privare della difesa nel caso di citazioni penali e civili tutti i giornalisti della Rai. Questa nuova “policy aziendale”, come qualcuno l’ha definita, sarebbe obbligatoria e vincolante perché la Rai è sì una società per azioni ma, in quanto società di proprietà pubblica, deve essere assimilata alle pubbliche amministrazioni. E per esse vige il divieto assoluto di assumere la difesa dei propri dipendenti, che devono anticipare le spese legali salvo chiederne il rimborso in caso di proscioglimento o di assoluzione con sentenza passata in giudicato. Ora io non credo …

"Attenti alla rivolta anticasta può essere un favore alla destra" di Michele Prospero

Quando si giunge alla prossimità di una crisi di sistema torna sempre a risuonare il coro variopinto della rivolta anticasta. La degenerazione del ceto politico è reale e preoccupante, ma questa viene enfatizzata per occultare alcuni nodi storici di fondo. È più comodo sparare alla cieca sulla casta che riflettere sugli effetti perversi del potere personale di un capo d’azienda. Eppure c’è un qualche nesso tra il declino economico dell’Italia e il decadimento della realtà di partito. La Germania, l’ultima roccaforte della partitocrazia, ha prestazioni molto differenti da quelle dell’Italia departitizzata. L’Italia è una lumaca con un record poco invidiabile: negli ultimi 15 anni è l’economia che è cresciuta di meno nel mondo. Ha poi salari fermi al ventitreesimo posto tra quelli dei paesi Ocse. La decrescita è la sua ormai cronica specializzazione. La povertà sociale la sua triste prospettiva. La Germania è invece una locomotiva che cresce del 5 per cento, con salari (di per sé ben più cospicui di quelli della penisola) aumentati del 3,2 per cento, con servizi dignitosi e con il …

"Questione morale ridotta a commedia" di Pierluigi Battista

C’è un governo il cui premier che dice del deputato pdl Alfonso Papa che “va difeso a tutti i costi” mentre un ministro, nonchè capo di un partito nelle cui mani è custodita la golden share della coalizione, conferma imperioso che il deputato Papa deve essere invece arrestato senza indugio. Sul caso Papa, in un Paese normale Berlusconi e Bossi constaterebbero l’avvenuto sgretolamento della maggioranza. In Italia, invece, l’episodio denuncia l’ulteriore sprofondamento di un Paese in crisi nel grottesco e nella commedia. Ma in un Paese in cui si chiedono agli italiani sacrifici da tempo di guerra per salvare l’Italia dalla bancarotta, la commedia grottesca diventa fatalmente uno spettacolo indecoroso. Ieri l’apice comico, con i deputati della Lega che si sono astenuti nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, e con quelli del Pdl (con contorno di Responsabili o come si chiamano adesso) che hanno lasciato la sala consentendo alle opposizioni di votare per l’arresto di Papa. Il quale onorevole Papa, innocente fino a sentenza definitiva, deve aver sofferto parecchio, o almeno il …

"Lo scandalo TG1 nella TV di regime", di Giovanni Valentini

La crisi del Tg 1, crisi di ascolti e di credibilità, ormai non è più un caso che riguarda soltanto la Rai o in generale il sistema televisivo italiano. È uno scandalo di regime. Il paradigma di una crisi più vasta, politica e istituzionale, che corrode lo Stato compromettendone la stabilità e la tenuta. L´agonia di un potere in coma irreversibile, attaccato disperatamente al respiratore artificiale di una tv subalterna e compiacente. C´è un danno emergente e un lucro cessante in questa parabola della maggiore testata televisiva nazionale. Ma anche qui non si tratta solo della Rai. Per l´azienda di viale Mazzini, il danno emergente è rappresentato dal calo progressivo degli ascolti e di conseguenza della raccolta pubblicitaria: “La grande fuga”, la definì già un anno fa in copertina “Il Telespettatore”, mensile dell´Aiart, l´associazione degli utenti cattolici di cui è presidente Luca Borgomeo. Il lucro cessante è la svalutazione di un cespite aziendale, in termini di affidabilità, di autorevolezza e di prestigio. Ed entrambi i fattori favoriscono, naturalmente, la concorrenza privata che fa capo per …

"Le Belle Arti vanno in piazza", di Raffaella De Santis

L´arte vuole la laurea. Studenti e professori chiedono la riforma universitaria delle Accademie di Belle Arti e per ottenerla, dopo anni di attese, scelgono di protestare con lo sciopero della fame e scendono in piazza. A dare avvio alla contestazione è l´Accademia di Belle Arti di Roma, da due settimane motore della rivolta. La piazza di fronte all´istituto, nel centro storico della capitale, in via di Ripetta, si è riempita di tende e ombrelloni, un accampamento nel caldo di luglio, in cui gli studenti bivaccano giorno e notte. Possono mangiare massimo sei frutti al giorno e quando la stanchezza si fa sentire si danno il cambio. Saranno pure gli artisti di domani, ma le loro richieste sono molto concrete: questi giovani, insieme ai loro prof, vogliono arrivare a essere riconosciuti studenti universitari a tutti gli effetti, al pari dei loro colleghi europei. «Negli altri paesi, in Europa e negli Stati Uniti, le accademie sono considerate istituti di alta formazione artistica, dai quali si esce laureati», spiega Donatella Landi, artista e docente di Pittura e Video …

"La «dissolvenza» degli archivisti: entro il 2016 in pensione l’80%", di Jolanda Buffalini

A rischio la «memoria» storica che giace custodita negli spazi del Mibac: il blocco del turn over dei dipendenti provocherà nel giro di un lustro la quasi estinzione di personale specializzato in biblioteche e archivi. Una sindrome di smemoratezza collettiva incombe sul paese non a causa di uno di quei movimenti tellurici che producono incolmabili cesure nella storia dell’umanità (dalla glaciazione alle rivoluzioni, alle guerre mondiali). L’alzheimer collettivo si sta producendo per blocco del turn over. L’80 per cento dei dipendenti del Mibac (il Ministero dei beni culturali e ambientali) andrà obbligatoriamente in pensione entro i prossimi 4-5 anni. «Fannulloni», direbbe il ministro Brunetta beccandosi l’epiteto di cretino dal collega Tremonti. Ma non solo: archivisti, bibliotecari, archeologi, storici dell’arte, informatici. Professionalità fondamentali che non hanno modo di trasmettere la loro esperienza a chi verrà dopo. Perché dopo non c’è nessuno, nonostante la generazione di precari che cerca di farsi strada sia la più formata della storia repubblicana. Ugo Gallo, funzione pubblica Cgil di Roma, fa l’esempio degli archivi di Stato cittadini, dove sono conservati i …

"Ministeri come deserti… Signori, fra tre anni si chiude", di Vittorio Emiliani

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali fra tre anni sarà una sorta di deserto: niente dirigenti, soprintendenti, tecnici, né custodi. Non lo dice il solito critico catastrofista Lo annuncia il sottosegretario Francesco Giro. «Il problema del personale è ancora più preoccupante di quello delle risorse. «Il sottosegretario Giro ogni tanto rinsavisce», ha commentato il segretario della Uil-Bac, Gianfranco Cerasoli. Ora, bisogna sapere che, secondo conti riportati dal segretario della Cgil-BC, Libero Rossi, se il personale della «gallina dalle uova d`oro» del nostro turismo si è ridotto, dal 1997 ad oggi, del 25,2 per cento, le sue risorse generali sono precipitate del 35 per cento. Al punto che ispettori e tecnici non possono nemmeno più andare in missione nelle aree archeologiche come nei cantieri edilizi o di restauro fuori città: non ci sono più soldi. Proibito usare l`auto personale (per ottenere, anche anni dopo, rimborsi francescani). Soltanto autobus ni. , trenino, bicicletta, o a piedi. Del resto, sapete a quanto ammontano i buoni-pasto per questi solerti funzionari? A 7 euro l`uno. E gli …