Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Il suicidio del cavallo di viale Mazzini", di Vittorio Emiliani

La Rai è come una balena che non respira più, galleggia e forse “si spiaggia” stremata e disperata. Silvio Berlusconi ha utilizzato dal 2001 in qua tutte le tecniche di indebolimento e di affondamento, dopo che il centrosinistra nulla aveva fatto per metterla “in sicurezza” alla maniera delle consorelle europee. Risorse: ha fatto annullare dal fido Gasparri la vendita a Crown Castle del 49 % di Rai Way che avrebbe portato in cassa (dopo le tasse) 724 miliardi di lire, decisivi per il digitale terrestre. Ha consolidato, con la legge Gasparri, la sua quota di spot (66% circa pur con ascolti calanti) e mantenuto il canone Rai al più basso livello europeo, 110 euro contro i 160 dell’Irlanda, i 186 del Regno Unito, i 206 della Germania, i 263 dell’Austria, ecc. Di più, ha esortato gli abbonati a non pagarlo per “punire” Santoro e C.: l’evasione è balzata dal 22-23 % a oltre il 40, contro una media UE dell’8-10. In Campania, zona Casalesi, non lo paga il 90 % delle famiglie. Per la Rai …

Proposta di legge PD sulla qualificazione degli addetti alla tutela e valorizzazione dei beni culturali", di Milena Grieco

Creazione di un registro professionale e certificazione per l’accesso alla professione. La proposta prevede un sistema di certificazione per dimostrare di avere i requisiti minimi per accedere alla professione di restauratore, la creazione di un registro nazionale di professioni relative ai beni culturali, e l’adeguamento alle leggi europee per assicurare il libero esercizio dell’attivitá in tutti gli Stati membri. Queste le principali novitá contenute nel disegno di legge presentato a Palazzo Madama nel corso di una conferenza stampa da Matteo Orfini, responsabile nazionale della cultura del Partito Democratico e da Andrea Marcucci a nome dei senatori democratici della commissione cultura del Senato. Gli esponenti Pd spiegano che la proposta “riguarda oltre 20 mila persone, in agitazione dal luglio del 2010 per un decreto del governo che garantisce l’accesso alla professione, solo attraverso un determinato percorso formativo o lavorativo, e l’impossibilitá per le regioni di organizzare appositi corsi riconosciuti”. In modo particolare, ricordano Marcucci e Orfini, secondo il decreto i requisiti devono essere maturati entro il 2001, “vanificando per i giovani restauratori 10 anni di attivitá …

"Come salvare l´arte del Belpaese tra soldi privati e tagli pubblici", di Salvatore Settis

In Francia, malgrado la crisi, è stato deciso di non togliere nemmeno un centesimo ai finanziamenti in questo settore. Anche negli Stati Uniti i musei traggono dai visitatori una piccola parte dei loro incassi Sono decisive le fondazioni grazie agli sgravi fiscali. Mentre si moltiplicano iniziative come il restauro del Colosseo sponsorizzato da Della Valle, lo stato spende sempre meno per la tutela dei beni culturali. Si allunga ogni giorno la lista dei siti abbandonati, dei restauri mancati, dei musei in crisi, dei paesaggi devastati. Perciò è giusto che ogni iniezione di fondi privati ai beni culturali venga salutata da sospiri di sollievo e soprassalti di gratitudine. Senza nulla togliere alle iniziative più benemerite (come quella di Banca Intesa-San Paolo annunciata da Giovanni Bazoli), chiediamoci in quale contesto viene oggi rilanciata in Italia la figura del “mecenate”. La politica di settore del governo ha avuto due momenti caratterizzanti: primo, il taglio di un miliardo e 300 milioni di euro ai fondi del Ministero dei Beni Culturali; secondo, l´istituzione di una nuova direzione generale per la …

Cultura, Pd: Galan vuole centralizzare celebrazioni bicentenario verdiano

Ghizzoni e Motta: Governo vuole sottrarre a territori ‘verdiani’ organizzazione e progettualità. “Una legge che per accontentarne uno ne accontenta otto, tradotto: una legge che serve solo a distribuire qualche favore. Un giudizio che pesa come un macigno quello espresso dal ministro Galan sulla legge per il bicentenario verdiano, in discussione nella commissione Cultura della Camera, che ha visto un consenso trasversale delle forze politiche. Oltre allo sconcerto per un giudizio sommario e apodittico – incurante del lavoro parlamentare per un testo di legge teso a celebrare l’icona della cultura e della tradizione musicale italiana – restano molte le perplessità per l’alternativa offerta da Galan che ha l’obiettivo di mettere in capo al ministero ogni iniziativa celebrativa. Oltre alle incertezze sui finanziamenti è certamente discutibile che si voglia sottrarre ai territori ‘verdiani’ le competenze organizzative e progettuali per sostituirle con il consueto centralismo ministeriale. A quando un dicastero dei beni culturali che governa, valuta di più e gestisce di meno?”. Così le deputate democratiche Manuela Ghizzoni, capogruppo nella commissione cultura della Camera, e Carmen Motta …

Minori, arriva il garante per i diritti e non solo", di Anna Serafini

Con l’approvazione al senato della legge sul garante dell’infanzia e dell’adolescenza l’Italia si mette finalmente al pari con gli altri paesi in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Perché abbiamo bisogno di un’autorità garante dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza? E come nasce la proposta di istituire tale figura? L’esigenza di affermare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, attraverso un organismo indipendente ed autonomo, nasce dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, adottata a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, che innova profondamente la cultura dei diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. In un saggio Carlo Alfredo Moro scrive: «La Convenzione Onu di New York ha fortemente sviluppato una nuova e più pregnante attenzione ai bisogni del soggetto in formazione, non solo perché ha espressamente evidenziato accanto ai diritti individuali anche quelli sociali del minore, ma anche perché ha previsto interventi positivi di promozione a tutela di ogni bambino, con problemi o non. E una pedagogia dello sviluppo umano che …

"La pigrizia e il cinismo", di Beppe Severgnini

Alzi la mano chi, nelle ultime settimane, non ha pensato, ascoltato, confessato: «Fatico a leggere i giornali, mi deprimono» . Sentimento comprensibile, ma pericoloso. Comprensibile perché lo stillicidio di cattive notizie mette a dura prova i nervi e la pazienza. Pericoloso perché i protagonisti di quelle brutte storie proprio questo vogliono: che non scriviamo, che non leggiamo, che non pensiamo più a loro. Il marchio delle democrazie è l’imperfezione inquieta; il segno delle autocrazie è l’ignoranza soddisfatta. Esiste un grande rischio per i buoni, e una grande opportunità per i meno buoni: le cattive notizie irritano, la tentazione di rimuoverle è forte. Sulla società occidentale — non solo quella italiana — potremmo appendere il cartello che vediamo sulle maniglie delle stanze d’albergo: «Do not disturb» , non disturbare. Le cameriere al piano devono obbedire; i cittadini di una democrazia, no. L’Italia, da qualche tempo, sembra una repubblica fondata sul lavorìo. Illegale. Da Napoli a Roma, da Parma a Palermo, da Genova a Milano: i moderni trafficanti non si fermano davanti alla possibilità di guadagno e …

"Se a Napoli arrivassero gli angeli della monnezza", di Adriano Sofri

Immagino come un dopoguerra, un film di persone che scendano in strada a prendere ciascuna il proprio sacco di spazzatura e se ne rientrino in casa. Confronto la monnezza a Napoli col fango dell’Arno a Firenze nel 1966. Che cos’hanno in comune, direte, a parte l’impiego metaforico del termine alluvione anche a Napoli? Che l’una fosse un disastro naturale e l’altra umano, non è così decisivo. Nel 1966 l’incuria umana trasformò un accidente naturale in disastro: a questi fiumi rovinosi si apprestino argini e ripari nei tempi quieti, diceva Machiavelli, in modo che l’impeto loro non risulti così licenzioso e dannoso. Oggi inettitudine e corruzione di umani danno alla monnezza napoletana la portata di una catastrofe naturale. Ormai è difficile che i grandi disastri avvengano senza un concorso di colpa – come a Fukushima. Però là c’erano i libri, qua la monnezza. Infatti: sgombrare dall’una vuol dire far posto agli altri, in tutti i sensi. Si pretende che Napoli sia affare dei napoletani. A uno strano finale va avviandosi l’anniversario dell’unità d’Italia. Uno spiazzo padano …