Tutti gli articoli relativi a: cultura

"L’Unità d’Italia? Oggi è un appello per salvare la nostra cultura", di Valentina Grazzini

Ma qual è, a maggior ragione oggi, il collante di un paese? La cultura: ecco perché stanotte Anna Bonaiuto ed Elisabetta Pozzi leggeranno in contemporanea, a Firenze e a Roma, un appello contro i tagli. Per ironico gioco di retorica le due parole che più ricorrono in questi giorni sono unità e tagli. Mentre viene celebrato il 150esimo della nascita dell’Italia, se ne distrugge a uno dei fondamenti su cui fu costruita, la cultura. Ma forse proprio su questo ossimoro può misurarsi il senso di appartenenza degli italiani. Tante sono le occasioni di pensare all’Unità: a Roma l’evento sarà celebrato con la Notte tricolore che offrirà concerti, spettacoli teatrali, animazioni di strada, mostre, letture, illuminazioni, proiezioni, fuochi pirotecnici e lectio magistralis. E quasi tutte le iniziative saranno gratuite (programma completo su www.italiaunita.it). La fitta agenda romana del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano partirà con la visita all’Altare della Patria, proseguirà al Pantheon per deporre una corona d’alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d’Italia, per poi toccare il Gianicolo, il complesso …

"Il 17 marzo leghista troppo carico di ambiguità sull'Italia unita", di Stefano Folli

Ci si attendeva lo sberleffo leghista in vista del 17 marzo. È arrivato puntuale nella cornice del Consiglio regionale della Lombardia, quando i rappresentanti del Carroccio si sono rifiutati di entrare nell’aula dove veniva eseguito l’inno di Mameli. Sono rimasti al bar guidati da Renzo Bossi, il famoso «Trota» della vulgata giornalistica. Ha fatto eccezione il presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, un leghista che ricopre un ruolo istituzionale e che non si è mosso dal suo posto, sia pure con rammarico. Ha spiegato che con il cuore era alla «buvette», accanto ai compagni di fede politica, e che a suo avviso l’esecuzione dell’inno nazionale rappresenta «un rito demagogico». Si tratta dello stesso Boni che si è battuto con successo nelle scorse settimane per istituire una sorta di festa regionale della Lombardia: un ostentato contrappunto rispetto alla festa nazionale. Qualcosa di simile si è ripetuto nelle sedi dei Consigli provinciali di Milano e Verona: sempre a opera della Lega e sempre utilizzando le note di Mameli come pretesto polemico. Si dirà che si tratta di …

"Itaglia 150", di Massimo Gramellini

Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale, ha lasciato la presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali: i troppi tagli al bilancio gli impediscono di continuare a svolgere seriamente il suo mestiere. Non sappiamo a chi Carandini abbia materialmente rassegnato le dimissioni, dato che il ministro Bondi non esce di casa da mesi. Però ci piacerebbe almeno sapere che cos’ha fatto di male la cultura a questo Paese per meritarsi un disinteresse così suicida. Nonostante molti lo ignorino o addirittura lo disprezzino, il patrimonio artistico e culturale è l’unico petrolio su cui siamo seduti, nonché la principale e forse unica ragione per cui il mondo si ricorda ancora ogni tanto della nostra esistenza. Una classe dirigente di buon senso taglierebbe ovunque, tranne lì. Se poi fosse anche una classe dirigente illuminata, proverebbe a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia del bel vivere, punteggiata di musei accoglienti, siti archeologici spettacolari e teatri lirici con un cartellone di Verdi e Puccini pensato apposta per i turisti. Un’Italia degli agriturismi e dei centri benessere. Dei mari e delle coste ripulite da …

Per il Futuro dei Beni Culturali

Relazione d’apertura di Matteo Orfini all’incontro organizzato dal PD per discutere del futuro dei Beni culturali. Abbiamo deciso, dopo molto tempo, di chiedervi di discutere con il Partito Democratico non genericamente di cultura, ma di beni culturali. Lo abbiamo fatto perché sentiamo l’esigenza di entrare nel merito di alcune questioni, di affrontare senza timidezze o imbarazzi alcuni nodi, di riflettere insieme sulle cose da fare. Lo abbiamo fatto provando a costruire un ragionamento nei mesi passati insieme ad alcuni di voi, che ringrazio per il contributo importante di idee ed elaborazione. Queste riflessioni si sono accompagnate al lavoro prezioso dei nostri gruppi parlamentari, impegnati quotidianamente ad arginare l’opera di destrutturazione della cultura prodotta da questo governo. Un metodo di lavoro a cui crediamo molto, perché un’idea di riforma per essere efficace può venire solo dal confronto con chi quotidianamente vive e affronta le problematiche di un settore così complesso: la giornata di oggi ha il senso di un primo momento di verifica, per comprendere se la strada che vorremmo imboccare sia effettivamente quella giusta. Questa …

Cultura massacrata, Carandini si dimette

Si è dimesso Andrea Carandini presidente del Consiglio superiore dei beni culturali. Lo si è appreso dal ministero dei beni culturali. Le dimissioni sono legate agli ulteriori tagli alla cultura e allo spettacolo ed è un gesto clamororo. L’archeologo aveva sostituito Salvatore Settis che si era dimesso dall’incarico contestando le scelte (e le non scelte) del ministro Bondi. Il crollo di Pompei dell’autunno scorso può essere la giusta immagine per quel che diventa il crollo della cultura italiana. Le dimissioni di Carandini sono – qualunque siano le dichiarazioni che seguiranno – nei fatti una sconfessione dell’operato del titolare del dicastero, oltre che del governo. E l’archeologo è uno dei più stimati e preparati non solo d’Italia. Il Consiglio è l’alto organo consultivo del dicastero. E’ formato da tecnici del ministero ed esperti come docenti universitari che valutano le politiche del ministero e le sue spese. Carandini non è l’unico che intende lasciare l’incarico nell’organismo. E all’Accademia di Santa Cecilia è in corso un cda: il sovrintendente Cagli dovrebbe confermare le sue dimissioni, sempre perché ritiene …

«Italia, la vera sfida è quella di darsi un futuro», intervista a Giuliano Amato di Federica Fantozzi

Giuliano Amato è costituzionalista, docente universitario, ex premier e ministro di diversi governi (da ultimo: al Viminale con Romano Prodi nel 2006), oggi alla guida della Treccani. È il presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia che avranno il loro culmine giovedì 17 marzo. Del tema ha parlato ad una platea internazionale alla conferenza a inviti promossa dal Consiglio per le Relazioni Italia-Usa e dal German Marshall Fund. Professore, l’Italia unita compie 150 anni. Tanto o poco? «L’Italia era culturalmente una nazione molto prima di essere Stato. Non solo in un affresco di Cimabue ad Assisi troviamo la parola Italia, ma il nostro patrimonio, cioè il linguaggio comune, esiste da secoli: scorre da Petrarca a Leopardi. Il problema di passare da entità culturale a politica si pose nel 19esimo secolo, e non a caso la Repubblica Cisalpina adottò già allora il Tricolore». Che Paese siamo? «Nato da diversi ingredienti: l’azione sovversiva di Mazzini, quella militare di Garibaldi. Cavour usò entrambi per sostenere l ’unificazione: la sua abilità politica assorbì …

"Muti: io, ribelle del podio un urlo per salvare la cultura", di Ernesto Assante

I direttori d´orchestra non devono parlare ma era necessario: la nazione che perde la propria cultura perde l´identità. Riccardo Muti in prima fila contro i tagli alla cultura. Contro “la riduzione al nulla” della nostra cultura. La serata di sabato, per la prima di Nabucco all´Opera di Roma, si è trasformata in una straordinaria manifestazione sulle note del “Va pensiero”. Maestro Muti, una serata davvero speciale…«Veramente fuori dalla norma, non preparata, ci tengo molto a dirlo. Io penso che i direttori d´orchestra non dovrebbero parlare dal podio, ma ieri, dopo l´intervento del sindaco di Roma, era necessario, importante, che anche il musicista prendesse la parola. Per un musicista come me che poi ha la fortuna di girare il mondo e vedere la realtà italiana dalle altre nazioni, e quindi soffrire per la situazione. Era doveroso parlare. Ma pensavo di aver terminato lì, dopo aver detto: “Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all´unità ed all´identità dell´Italia. Oggi, 12 marzo 2011 non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e …