Tutti gli articoli relativi a: cultura

"È la matematica il grande motore della civiltà" di Piergiorgio Odifreddi

Il sistema oggi in vigore in Occidente è stato “inventato” in India nel V secolo e poi tramandato dagli arabi agli europei. Risultati geometrici, astronomici e architettonici molto importanti sono stati raggiunti da vari popoli in epoche e luoghi diversi. Un saggio di Bellos mostra come, dall´abaco alle tabelline, lo sviluppo dell´uomo sia legato al saper contare. Se avesse voluto apporre un´epigrafe al suo libro Il meraviglioso mondo dei numeri (pubblicato da Einaudi Stile Libero), Alex Bellos avrebbe potuto usare la duplice domanda del neurofisiologo Warren McCulloch: «Che cos´è il numero, che l´uomo lo può capire? E che cos´è l´uomo, che può capire il numero?». Perché il suo sterminato ed enciclopedico libro è appunto un tentativo, divertente e riuscito, di rispondere a entrambi gli interrogativi, e di mostrare come le storie del numero e dell´uomo siano in realtà intrecciate in maniera inestricabile, e i progressi e regressi dell´uno siano andati di pari passo coi progressi e regressi dell´altro. L´espressione “mondo dei numeri” del titolo si riferisce dunque non soltanto al concetto oggettivo di numero da …

"Lirica: soldi a Milano e Verona per la Lega", di Stefano Miliani

I teatri lirici sono sull’orlo del tracollo. I tagli al Fondo unico dello spettacolo hanno massacrato i loro bilanci. E ora il presidente – sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma Bruno Cagli minaccia le dimissioni contro il Milleproroghe se passa così com’è: «Se le norme per lo spettacolo del Milleproproghe passeranno così come sono, sono pronto a dare le dimissioni. E mi aspetto che altri sovrintendenti e presidenti, che magari versano in condizioni peggiori, facciano altrettanto. Se questa legge venisse approvata così com’è, tra qualche mese dovremmo iniziare anche noi a non pagare gli stipendi». Che c’entra il decreto con l’istituzione concertistica dotata di una delle migliori compagini sinfoniche e coristiche della penisola? C’entra, c’entra parecchio. L’Arena di Verona Il maxiemendamento infatti, oltre a distribuire a pioggia a tutti 15 milioni che non risolvono nulla a nessuno, prevede tre milioni ciascuno per la Scala di Milano e l’Arena di Verona. Ovvero per i teatri che rispondevano a certi criteri. Guarda caso, gli unici due sono la Scala e l’Arena. Un paradosso: sono i due …

"Dal decreto milleproroghe sparisce l’emendamento su Pompei", di Salvo Sapio

Pompei nelle mani del peggior dilettantismo politico: la maggioranza, in pieno delirio confusionale, riesce per l’ennesima volta a lasciare il sito nel più completo abbandono. Niente stanziamenti adesso perché, secondo il governo, i fondi potrebbero essere erogati in maniera più compiuta «tra uno o due mesi attraverso un altro provvedimento, che potrebbe essere anche un decreto legge». A spiegarlo è il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Maria Giro che argomenta così la decisione del governo: «Pur essendo l’emendamento su Pompei di fondamentale importanza per il sito, l’esecutivo ha deciso di ritirarlo per non stravolgere, come è accaduto in passato, la natura del decreto milleproroghe che, come si evince dal nome, dovrebbe contenere solo proroghe». Ufficiale comunque «l’intenzione di ripresentarlo» con l’inserimento di nuove norme che «daranno la possibilità alla Soprintendenza di Pompei di arginare il sistema burocratico, che appesantisce l’azione dei soprintendenti, dandole maggiori poteri per quanto riguarda spese, appalti e cantieri. Nonostante il blocco del turn over del pubblico impiego, la Soprintendenza avrà la possibilità di assumere nuovo personale. Teniamo presente – ha concluso …

«Dalla Patria alla Matria. Ecco perché è la lingua che ci ha fatto italiani», di Maria Serena Palieri

Massimo Cacciari dice che la sua devozione va non alla Patria, ma alla Matria. Cioè alla nostra madre lingua, l’italiano di Dante. E «il» linguista per antonomasia, Tullio De Mauro, stamattina al Quirinale parlerà appunto dell’Italia linguistica, dall’Unità alla Repubblica. Alla vigilia dell’incontro gli abbiamo rivolto alcune domande. A fronte dei 150 anni di Italia che festeggiamo oggi, ci sono, prima, sei secoli di storia di un popolo unito dalla lingua. È un’eccezione tutta italiana? E da cosa nasce? «La scelta del fiorentino scritto trecentesco a lingua che, sostituendo il latino, fosse lingua comune dell’Italia si andò affermando già nel secondo Quattrocento nelle nascenti amministrazioni pubbliche dei diversi stati in cui il paese era diviso e si consolidò poi tra i letterati nel XVI secolo quando sempre più spesso la lingua di Dante, Petrarca, Boccaccio cominciò a dirsi italiano e non più fiorentino o toscano. Spingeva in questa direzione l’aspirazione ad avere una lingua nazionale come già avveniva nei grandi stati nazionali europei. Rispetto alle altre parlate italiane, alcune già illustri come il veneziano o …

"Ripartiamo dalla voglia di educare", di Marco Rossi Doria

A 150 anni dall’Unità d’Italia qual è il bilancio riguardo al formare le nuove generazioni? E’ possibile farne oggetto «di riflessione seria e non acritica e di valorizzazione di tutto quel che ci unisce», come ci ha invitato a fare il Presidente Napolitano? E’ bene partire dalla scuola. Che è nata con l’Italia unita. Prima c’erano i precettori presso i ricchi. E le scuole strettamente confessionali. E’ merito del regno sabaudo e della destra storica se la scuola fu subito resa pubblica e obbligatoria. E’ stato il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del Regno di Sardegna – noto come legge Casati – entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso a tutta l’Italia che ha dato il via all’alfabetizzazione del paese. Un’opera titanica: l’analfabetismo maschile era al 74% e quello femminile del 84%, con punte del 95% nell’Italia meridionale. Un’opera che è continuata lungo i decenni nelle scuole la mattina e in quelle serali e poi via radio e con i primi anni della televisione pubblica. Un’opera che è stata compiuta all’inizio …

«La cultura è un secondo pane Ma i politici non vogliono capirlo», di Roberta Scorranese

Escobar: «Il Piccolo risponde ai tagli con le migliaia di giovani» Tredici anni fa, a inaugurare «l’era Escobar» al Piccolo fu proprio Peter Brook, con un famoso «Don Giovanni» in jeans, più simile a un fanciullo capriccioso che a un tragico seduttore. Quest’anno il Papageno del suo «Flauto magico» promette un infantilismo giocoso, irriverente. E al primo piano degli uffici del Piccolo Teatro, in largo Greppi, Sergio Escobar sorride irrequieto dietro un fondale colorato, simile a una trincea di cartapesta: «Resistiamo — afferma —: dalla nostra abbiamo il potere del disturbo» . Perché c’è una forza sottile nell’essere scomodi, nel non cercare scorciatoie compiacenti e, dopo tredici anni, continuare a proporre la filosofia asciutta ma complessa di Brook. O «Vita e destino» , in cui Lev Dodin trasforma il capolavoro di Vasilij Grossman in un’epopea universale. Il potere del disturbo è mettere in scena Shakespeare in russo, produrre autori estremi come Bond e Harrower. E non è casuale in ufficio la locandina di «Miracolo A Milano » , restaurato e proiettato al Piccolo per i …

«Sì all'unità, divisi sul federalismo», di Roberto D'Alimonte

Il valore dell’unità nazionale non è in discussione. Sul federalismo e i suoi effetti invece gli italiani sono divisi. Sono questi i risultati più rilevanti di un recente sondaggio realizzato dal laboratorio di Analisi politiche e sociali dell’università di Siena. Quasi il 90% degli intervistati pensa che l’unità nazionale sia un fatto molto o abbastanza positivo. L’81% dichiara di provare una forte (54%) o moderata (27%) emozione quando sente suonare l’inno nazionale. Su questo sentimento non si sono differenze tra i cittadini di centro-sinistra e quelli di centro-destra. Quel che lascia perplessi è piuttosto la scarsa conoscenza della storia patria. Solo la metà del campione intervistato ha sentito parlare del 150esimo anniversario dell’unità. Solo poco più di un terzo ha indicato con precisione l’anno dell’unificazione. Tra quelli che non sanno indicare una data il 34% la colloca addirittura dopo il 1900. Per Roberto Benigni c’è ancora un grande lavoro da fare. Il sentimento nazionale non cancella la consapevolezza che l’Italia continua a essere caratterizzata da una profonda frattura tra Nord e Sud. Eppure la percezione …