Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Ermanno Rea: i «barbari» siamo noi", di Corrado Staiano

Impunità, favori, collusioni. Il dizionario del degrado di un entomologo della società E gli italiani che cosa pensano veramente in un momento di degrado politico e culturale come questo che stiamo vivendo? Per cercar di comprendere il pensiero della pubblica opinione dobbiamo accontentarci dei sondaggi e delle furibonde serate alla tv? (Povero Leopardi che si doleva ai tempi suoi dell’assenza delle «conversazioni private che s’usano altrove» ). Il problema su come sia definibile il carattere degli italiani ha il destino di rimanere irrisolto dopo secoli di silenzi complici, di ambiguità, di giochi della verità distorta per fini politici il più delle volte poco nobili? Ogni tanto qualcuno si immola coraggiosamente nel tentativo di capire lo stato della comunità e di riscoprire le radici di maggioranze e minoranze, oltre che della loro sudditanza a regimi politici dittatoriali o non degni di una grande civiltà come la nostra. Operazione utile sempre, soprattutto in un momento di crisi antropologica nel quale prevalgono la doppia morale, l’interesse individuale, il dissennato giustificazionismo. In un Paese che rifiuta le regole, dove …

«Arena sì, Fenice no. I favoriti per decreto», di Sergio Rizzo

Vinca il più forte. E’ la nuova regola del federalismo muscolare consacrato dall’ultima straordinaria impresa di questa maggioranza: il «Milleproroghe». Questo decreto dal nome stravagante rappresenta ormai un appuntamento fisso invernale in un Paese così sciattamente governato da non essere in grado di rispettare nessuno dei termini fissati per qualsiasi materia dalle sue stesse leggi e che deve perciò rimediare prorogandoli. Proroghe continue: proroghe delle proroghe. Ma in mezzo alle proroghe si trova anche spazio per altre cosucce. Tanto più che in un Parlamento dove l’attività legislativa è ormai ridotta al lumicino questo è uno dei pochi provvedimenti destinati ad andare sicuramente in porto. E allora diventa l’occasione per saldare un conticino, sistemare una pendenza, onorare una promessa. Passi che il risultato è una nebulosa di 130 pagine, zeppa di numeri, commi e rimandi nella quale non si capisce un’acca. Com’è noto, in politica il fine giustifica i mezzi. Peccato soltanto che per qualcuno che ci guadagna, in questo curioso meccanismo federalista ci sia sempre qualcuno che ci rimette: generalmente il più debole. Capita così …

«Venti milioni di italiani per il rabdomante Benigni», di Curzio Maltese

Che cosa rappresenta Roberto Benigni per i quasi venti milioni di italiani che giovedì sera hanno seguito il suo show sul palco dell´Ariston? Un grande attore, un comico immenso, un poeta della risata? Ma questo ormai Benigni lo è per tutto il mondo. In Italia, nella patria dove nessun poeta è tale, Roberto è qualcosa di diverso: è un rabdomante. Uno che da sempre sente e capisce dove sta il sentimento popolare, il più profondo e nascosto, incompreso da politici, opinionisti e sondaggisti. Un Cristoforo Colombo dell´opinione pubblica. Perché, come disse un tale una volta, se Colombo avesse dato retta ai sondaggi, mai si sarebbe scoperta l´America. Benigni non dà retta ai sondaggi e s´imbarca in avventure incredibili, come fu più di dieci anni fa La vita è bella, com´è stata la sera di Sanremo. La canzone dell´Italia al festival della canzone italiana, proprio l´uovo di Colombo. Da giorni Benigni era preoccupato, diciamo pure terrorizzato, dall´appuntamento sanremese. Come un equilibrista davanti a un filo teso fra due grattacieli. Da un lato e dall´altro, l´abisso della …

«Perché Pdl e Lega litigano sul 17 marzo», di Gianni Del Vecchio

Giorno di festa per l’unità d’Italia, giorno di guerra nel governo: il Carroccio parla di «follia» Il presidente del consiglio andrà a processo fra un mese e mezzo per concussione e prostituzione minorile, la maggioranza è alla ricerca spasmodica di nuovi voti a Montecitorio per tirare a campare, il governo traballa un giorno sì e l’altro pure, e il consiglio dei ministri che fa? Si spacca sull’opportunità o meno di festeggiare il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Ieri mattina palazzo Chigi sembrava la sala da ballo del Titanic poco prima dell’impatto con il fatale iceberg, i passeggeri intenti a ballare e l’orchestrina a suonare. La riunione infatti è stata dominata dai litigi sul prossimo 17 marzo: i ministri ex An di fede pidiellina, ovvero Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, si sono impuntati perché la ricorrenza venga festeggiata da tutti, sia dipendenti pubblici che privati. Di tutt’altro avviso gli esponenti leghisti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Roberto Maroni, che dell’unità d’Italia se ne sono sempre fatti un baffo: meglio lavorare e non perdere un giorno inutilmente. …

"A Mazza non piace Gramsci «Avrei preferito Gobetti…»", di Roberto Brunelli

Il tricolore sì, va bene,ma Gramsci è troppo. Il direttore di Rai Uno, Mauro Mazza, è un po’ avvelenato con Luca e Paolo, che già ridicolizzarono Berlusconi la prima puntata: «Gli Indifferenti? Avrei preferito Gobetti…». Gramsci ci scruta dal palco dell’Ariston. L’ultimo colpo di scena di Sanremoè solo l’ennesimo corto circuito nel frullatore postmoderno del festival, oppure davvero è accaduto qualcosa? Ne sarebbe contento, Gramsci, consapevole che è rimettendo insieme i cocci rotti della cultura popolare che si può iniziare a ricostruire il paese, oppure si sta rivoltando nella tomba? Il totem televisivo d’Italia è diventato un «festival dell’Unità», come è stato maliziosamente scritto ieri, oppure la forza di quelle parole – «Io odio gli indifferenti» – sono state uno squarcio formidabile dentro la surreale drammaturgia del fu festival della fu canzone italiana? E poi, che c’entra Gramsci con l’Unità d’Italia? Insomma, quella scena di ieri l’altro sera in cui, passato il terremoto Benigni, il fondatore del nostro quotidiano nonché uno dei maggiori intellettuali del Novecento è stato sbalzato sul palco degli Al Bano, dei …

"La storia dei nonni farà l'Italia", di Sergio Luzzatto

Vagamente surreali nella loro dimensione istituzionale, le polemiche intorno al carattere festivo o lavorativo del prossimo 17 marzo diventano altrimenti significative nel momento in cui investono – oltre alla sfera dell’economia – la sfera della pedagogia: il problema del rapporto fra scuola italiana e identità nazionale. Qui, non si tratta di piegare le polemiche sul “festa sì” o “festa no” o “festa lavorando” al piccolo cabotaggio della lotta politica. Dietro il dibattito sulle celebrazioni dell’Unità si nasconde una faccenda più grave, che riguarda le modalità stesse con cui un discorso pubblico sulla storia d’Italia viene trasmesso alle nuove generazioni. Inutile nasconderselo: dall’Alto Adige alla Sicilia, le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità stanno suscitando reazioni che alludono a un malessere profondo. Siano leghisti che si ribellano contro un secolo e mezzo di “Roma ladrona”, siano meridionalisti che denunciano la “piemontesizzazione” forzata delle loro contrade, siano qualunquisti di ogni latitudine peninsulare, sta di fatto che molti italiani vedono avvicinarsi il 17 marzo con un senso di estraneità o addirittura di fastidio. Possibile che la scuola italiana – …

"Il dovere di tutelare i nostri capolavori", di Salvatore Settis

Nel naufragio della tutela a cui assistiamo, le incaute esportazioni di oggetti d´arte con lo specioso argomento che non furono prodotti da artisti italiani sono un capitolo non marginale. Il Codice (2004), come già la legge Bottai del 1939, inserisce fra i beni culturali vincolabili «le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico particolarmente importante» di proprietà privata. È una norma che si fonda sui caratteri intrinseci delle opere da tutelare, a prescindere dalla razza o dal sangue di chi le ha prodotte: un Mantegna e un van Dyck sono protetti secondo un identico livello di tutela. Secondo qualche improvvisato “esperto”, un´opera di artista straniero non farebbe parte del patrimonio artistico italiano (in particolare se è stata in Italia “da poco tempo”), e sarebbe esportabile e commerciabile secondo la normativa vigente sulla circolazione dei beni nel territorio dell´Unione Europea. Ma nessuna norma lega la validità del vincolo all´etnia degli artisti né ai tempi di permanenza in Italia. Ancor più incauto è il richiamo alla libera circolazione dei beni in Europa. Essa non si applica …