Tutti gli articoli relativi a: cultura

"La metamorfosi dei Presidenti nell´Italia senza regole", di Carlo Galli

Le discussioni sul Lodo Alfano rimettono in primo piano il ruolo del Colle: un´autorità disegnata come potere neutro che diventa più presente in certe fasi storiche.mSimboleggia e rappresenta l´unità del popolo e un´istituzione di garanzia del funzionamento dello Stato. La garanzia che è fornita non è formalismo: è anzi la custodia della Democrazia per la salvaguardia della Costituzione. Tra gli effetti del lodo Alfano c´è quello di innalzare il rango costituzionale del presidente del Consiglio, e contemporaneamente – anche se verrà corretta la previsione che il blocco dei processi sia subordinato a un voto del parlamento – di abbassare quello del presidente della Repubblica, che viene parificato al premier per la temporanea immunità davanti ai reati comuni. In realtà, si tratta di due figure assai diverse, per significato, per legittimità, e per finalità. Il presidente del Consiglio è l´espressione di una parte che resta tale – la maggioranza (quella reale o quella resa tale dalla legge elettorale) – , poiché governa legittimamente l´Italia secondo una linea che non deve essere condivisa da tutti (esiste, altrettanto …

Se i musei dimenticano l´arte per inseguire il mercato

Non possiamo ridurre a una semplice differenza di gusti la mostra di giocattoli giapponesi contemporanei, di gran marca e di gran prezzo, in corso al castello di Versailles, trattato come una vetrina pubblicitaria. Questa confusione di generi (scioccante per gli uni, intrigante per gli altri) è rivelatrice di una deriva di ben più ampio respiro e che travalica i confini dell´estetica, anche se l´estetica c´entra parecchio al riguardo. Nel 1992, ne Lo Stato culturale: una religione moderna, denunciai gli inizi di questa deriva. In nome del nobile obbiettivo della democratizzazione culturale, lo Stato, non contento di vegliare sul patrimonio nazionale affidato alla sua tutela, si prendeva già allora per un mecenate d´avanguardia. E si metteva a sovvenzionare e dare ospitalità al rock, al rap, ai graffiti e ad altre importazioni della cultura di massa americana, avanguardista per definizione. Il successo commerciale di queste irresistibili varietà, peraltro, era già pienamente assicurato dai quei potenti diffusori privati che sono le vedettes dell´arte cosiddetta “contemporanea”, attraverso i loro non meno abili galleristi e le loro famigerate “Fiere”. Koons, …

Cultura. Ghizzoni, maggioranza divisa e ubbediente al governo

“Una maggioranza allo sbando che ubbidisce al Governo ma litiga al suo interno. In commissione Cultura della Camera oggi abbiamo assistito all’ennesima umiliazione dell’autonomia del Parlamento”. Lo dice Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera. “Ad una finanziaria – prosegue Ghizzoni – che taglia scuola, università, cultura ed editoria la maggioranza risponde con un silenzio imbarazzato e il nervosismo della Lega, mentre la Presidente Aprea declassa gli emendamenti a pure intenzioni. Intenzioni che comunque vengono bocciate dall’ ubbidiente maggioranza: no alle borse di studio, no al fondo unico per lo spettacolo, no agli incentivi fiscali per il cinema. Siamo pronti a scommettere che cambieranno opinione se il governo lo ordinerà. Ubbidienti come sempre”.

Occuperemo il tappeto rosso del Festival

«Occupiamo il tappeto rosso». E’ il coro unanime del mondo del cinema. La protesta contro i tagli allo spettacolo proseguirà al Festival di Roma con l’occupazione del red carpet durante la giornata di inaugurazione e di uno spazio fisso dentro l’auditorium come presidio permanente. Sono le due azioni votate ieri sera all’unanimità, durante l’incontro al teatro Eliseo, da decine di associazioni. Si chiama «Tutti a casa» — dallo striscione appeso davanti alla Casa del Cinema, occupata venerdì scorso — la mobilitazione dello spettacolo italiano. «Abbiamo capito come questo governo dà senso a parole come azzerare ed espropriare, noi possiamo dare un senso alla parola occupare — dice Andrea Purgatori dell’associazione Centoautori, motore dell’occupazione —. Il giorno dell’inaugurazione dobbiamo dichiarare che quel tappeto rosso è nostro». Tra il pubblico c’è anche Piera Detassis, direttore del Festival di Roma, che precisa: «Non viviamo questa iniziativa come qualcosa contro il Festival di Roma, cercheremo il dialogo. E’ comunque una manifestazione della vitalità della rassegna». Per Stefano Rulli, presidente dei Centoautori «questo governo apparentemente è forte ma non sa …

Rai, pubblicità a picco in "zona Tg1" "Da luglio a settembre persi 3 milioni", di Goffredo De Marchis

Masi annuncia il piano tagli: meno appalti e blocco del turn over. Il telegiornale di Minzolini è il solo a perdere secondi di spot. Ma l´audience è un po´ migliorata. Meno 19,5 per cento nel trimestre luglio-settembre, 23 mila secondi invece dei 28 mila dell´anno precedente, quasi 3 milioni di ricavi persi. È la fotografia negativa della raccolta pubblicitaria che ruota intorno alla principale edizione del Tg1, quello delle 20. Sono dati non ufficiali. La Sipra, concessionaria degli spot per la tv pubblica, non fornisce il dettaglio del suo lavoro. Giustamente. Perché non si possono dare elementi di valutazione alla concorrenza. Ma le voci filtrano. Le ha raccolte il responsabile informazione del Pd Matteo Orfini. Ora il senatore Vincenzo Vita annuncia una sua iniziativa: «Chiederò un´audizione dei vertici della Sipra nella commissione di Vigilanza per capire come il conclamato calo dell´ascolto del Tg1 abbia influito sulle entrate pubblicitarie». Di fronte all´organismo di controllo, i manager degli spot dovranno portare le cifre ufficiali. I mancati ricavi del Tg di Augusto Minzolini sono una goccia nell´oceano del …

"Quando l'Italia sapeva ancora sognare il futuro", di Miguel Gotor

Nell’agosto 1945 Alcide De Gasperi tenne un discorso al Consiglio nazionale della Dc in cui ricordò che, a soli quattro mesi dalla fine della guerra di Liberazione, gli italiani si mostravano «stanchi dei partiti», in preda a una «atarassia dilagante». Negli stessi mesi un protagonista della lotta partigiana come Emilio Lussu notava amareggiato che il «”partito del malcontento” in Italia era sempre esistito sin dai tempi “di Pasquino e Marforio”», e «si sarebbe potuto chiamare movimento o partito “piove, governo ladro!”». Da allora sono trascorsi oltre sessant’anni e oggi molti guardano a quel passato ormai lontano con un sentimento di nostalgia troppo spesso acritico che induce a contrapporre meccanicamente l’età dell’oro della partecipazione e della rappresentanza all’età bronzea dei tempi attuali, caratterizzati dalla disaffezione politica e dalla perdita di autorevolezza dei partiti. Per sfuggire i rischi insiti in ogni processo di idealizzazione, l’altra faccia della rimozione, è utile leggere le memorie dei protagonisti di quella stagione che hanno il merito di restituire le difficoltà di un percorso compiuto e le sfide affrontate per assorbire la …

"Tv , la "vita indiretta" degli italiani", di Ilvo Diamanti

Sondaggio Demos-Coop: crolla la fiducia nel Tg1, bene Sky e La7. “Ballarò” il talk più affidabile. Ormai è difficile distinguere fra media, politica e vita reale. È quasi un luogo comune. Tuttavia, è inevitabile, soprattutto in questi giorni. Mentre infuria il dibattito sulla censura ai programmi e ai giornalisti in televisione. Sui giornali-partito oppure al servizio dei partiti (personali). Mentre imperversa lo spettacolo quotidiano del dolore. Il sondaggio annuale sugli “italiani e l´informazione”, condotto dall´Osservatorio Demos-Coop, d´altronde, offre una raffigurazione perfino “spettacolare” di questo Paese sospeso tra realtà e rappresentazione. Ne isoliamo gli aspetti, a nostro avviso, più significativi. 1. Il primo riguarda, non a caso, il ruolo (ancora) dominante della televisione. Oltre 8 italiani su 10 continuano, infatti, a informarsi quotidianamente in tivù, attraverso i canali nazionali. È stabile, rispetto all´anno scorso, la quota di persone – una su tre – che ricorre regolarmente ai quotidiani. Lo stesso discorso vale per internet. Mentre gli ascoltatori assidui della radio non solo tengono, ma crescono perfino un poco (43%: tre punti in più). Dunque, si profila …