Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Troppo cibo nella spazzatura le mosse anti-spreco delle città", di Antonio Cianciullo

Gli sprechi hanno anche un costo ambientale per la collettività: una tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2. Nella cultura contadina lasciare un frutto sulla pianta al momento del raccolto era considerato un segno di empatia verso la natura, un sottolineare le radici comuni. La modernità ha trasformato questo atto simbolico in uno spreco colossale. In Italia tra il momento in cui pomodori e zucchine abbandonano i campi e quello in cui finiscono nel nostro piatto si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: si parla di 4mila tonnellate di alimenti acquistati dagli italiani e buttati in discarica ogni giorno, 6 milioni in un anno. E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. In Gran Bretagna si gettano ogni anno nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente utilizzabile e 10 miliardi di sterline. In Svezia ogni famiglia butta in media il 25 per cento degli alimenti acquistati. Negli Stati Uniti si arriva al 40 per cento. Numeri impressionanti e destinati a salire visto …

"Silvio, una creatura tutta italiana", di Francesco Piccolo

Il dilemma che ci trasciniamo da molti anni, senza riuscire a trovare una dimostrazione oggettiva per risolverlo, è il seguente: ma è Berlusconi ad aver prodotto gli italiani, o sono gli italiani ad aver prodotto Berlusconi? Di solito, coloro che si ritengono immuni da responsabilità, rispondono che è Berlusconi ad aver prodotto l’Italia che vediamo. Coloro che si ritengono responsabili in qualche modo (o quantomeno temono di esserlo) propendono per l’ipotesi contraria: è l’Italia che ha prodotto Berlusconi. Questa seconda ipotesi è più complessa, più difficile da accettare, perché in qualche modo, in qualsiasi modo, ci riguarda. Io propendo decisamente per la seconda ipotesi. La frase pronunciata da Berlusconi ai governatori delle regioni, alla fine di un incontro infruttuoso, è molto significativa. Ha detto: gli accordi non devono essere rispettati al 100%; siamo in Italia, il nostro paese è sempre andato avanti… Questo modo di ragionare non è stato inventato da Berlusconi, ma chiunque può ricordare che arriva da molto più lontano; e forse è addirittura una caratteristica politica, costante nel tempo. Se qualcuno ci …

"Il lessico politico degli italiani", di Ilvo Diamanti

Proponiamo una mappa che rappresenta il «lessico politico degli italiani». Le parole che evocano i principali attori, progetti e concetti, estratte dal linguaggio pubblico e privato. Sui media e nella vita quotidiana. Sono state sottoposte al giudizio di un campione rappresentativo della popolazione italiana, attraverso un sondaggio condotto da Demos-Coop per la Repubblica. In rapporto a due dimensioni diverse. Il primo riflette il significato e il valore che assumono oggi. Il secondo, invece, l´importanza che assumeranno nel prossimo futuro. È un modo di riflettere sugli orientamenti degli italiani, tra presente e futuro. Per individuare, mediante le parole, quali riferimenti oggi siano centrali e quali, invece, marginali. Quali siano destinati a perdere importanza e quali a guadagnarne. Nel linguaggio – e nella visione – delle persone. La mappa che abbiamo ricavato è complessa. Osservata con attenzione, propone alcune indicazioni chiare e, a nostro avviso, interessanti. A partire dalle zone più estreme del territorio cognitivo e simbolico delineato. 1. In alto a destra, anzitutto, vi sono i riferimenti topici della società italiana. Le parole che suscitano il …

Le Regioni si rivolgono a Napolitano. Le associazioni: "Rischio recessione culturale"

Lettera aperta al governo di Federculture, Civita, Fai, Italia Nostra, Legambiente e WWF. Il 26 scioperano i diplomatici italiani, che denunciano un “preludio allo smantellamento” del ministero. Il segretario del Pd Bersani si unisce alle richieste dei governatori. Quote latte, la Ue avvisa: “Rischio infrazione” ROMA – Proseguono le proteste nei confronti della manovra che il governo varerà nei prossimi giorni. E se i diplomatici italiani annunciano uno sciopero per il 26 luglio, parlando di uno “smantellamento” della Farnesina, e il presidente della Conferenza delle Regioni Errani si rivolge al Capo dello Stato Napolitano, per ribadire che i governatori intendono rimettere le deleghe, sei associazioni culturali e ambientali scrivono al governo, paventando il rischio di una “recessione culturale nel Paese” a causa dei tagli operati dalla manovra. E, sull’emendamento che riguarda le quote latte, la Ue avvisa: se dovesse essere confermato, l’Italia verrà sottoposta alla procedura d’infrazione. Appello delle Regioni a Napolitano. All’indomani della rottura avvenuta al termine del vertice con il premier Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti, le Regioni si rivolgono al presidente …

«Quando lo sciopero funziona», di Mario Lavia

C’era un modo migliore per trasmettere un messaggio agli italiani? Bisogna avere l’onestà di rispondere a questa domanda, quando si discetta sulla efficacia dello sciopero dei giornalisti. Anche questo giornale si è chiesto se avesse un senso non far uscire ieri i giornali invece di spiegare e rispiegare le ragioni del no ad una legge sbagliatissima come quella sulle intercettazioni. Anche Europa si pone il problema di trovare nuovi strumenti di pressione e di protesta, di coinvolgimento dei colleghi specie più giovani e meno sindacalizzati, anche noi chiediamo alla categoria di svecchiare certi discorsi e di non chiudere gli occhi dinanzi ad una realtà per la stampa sempre più drammatica. Si è discusso, nelle redazioni: bene, benissimo. Ciò detto, ci pare che lo sciopero dei giornalisti abbia colto l’obiettivo di far sapere all’Italia (soprattutto quella che i giornali non li compra ma che vive davanti alla tv) che il governo pretende una legge che limita il diritto-dovere di informare e quello, forse ancora più scottante, di svolgere le indagini sulle mille facce del malaffare italiano. …

Il 9 luglio silenzio della rete, per evitare che possa essere un silenzio definitivo

Questo sito partecipa alla “Giornata del silenzio della rete” e aderisce alla mobilitazione degli organi di informazione promossa dalla FNSI. E’ una giornata di silenzio che serve a parlare, anzi a urlare! Non è un paradosso, perché mai come in questo momento è necessario far sentire la voce di disapprovazione per un provvedimento, il ddl sulle intercettazioni, che compromette le indagini della magistratura e imbavaglia la stampa. Un provvedimento che lede dunque il diritto alla sicurezza e quello all’informazione dei cittadini. Ecco perché una giornata di silenzio. Per far capire che senza voci libere, come accadrà oggi, il nostro Paese non è un paese libero.

«Uno sciopero costituzionale», di Federico Orlando

La restaurazione degli anni Trenta si spegne oggi, nella giornata del silenzio, come l’armata di Cambise nel deserto. Quello che fu il più potente esercito del parlamento, con 100 seggi di maggioranza alla camera e 50 al senato, è arrivato in frantumi sugli scogli della Finanziaria e delle intercettazioni. Costretta dal Quirinale a stare nelle regole e votare la manovra entro i termini prescritti (a giudicarla, penseranno gli elettori), la destra eversiva, che ora rinvierebbe il bavaglio sine die, appare in tutta la sua estraneità strutturale alla democrazia. E ne amplia la crisi di struttura: la convocazione dei giornalisti da parte dei sindacati dei militari è figlia non di un’ideologia sudamericana, ma di una esasperazione. L’America latina non c’entra, salvo che per il presidente del consiglio, in cui Bersani riconosce crescenti caratteri alla Chavez. Davanti allo scoglio del federalismo fiscale, spetterà per primo a Bossi spiegare ai suoi talebani e mullah chi abbia sbagliato a misurare la lunghezza del salto: se lui stesso, o il premier o il ministro dell’economia che ha scritto la Finanziaria. …