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Il 9 luglio silenzio della rete, per evitare che possa essere un silenzio definitivo

Questo sito aderisce alla “Giornata del silenzio della rete” Dopo l’esperienza comune fra Lettera 22, Reporter Senza Rete e Articolo 21 per la campagna di comunicazione della manifestazione del 1 luglio a Piazza Navona, le tre associazioni unite hanno lanciato, in collaborazione con la FNSI “La giornata del silenzio della rete”. La protesta contro il ddl Alfano, dopo la manifestazione, si protrarrà in forme e modi diversi: giornali e testate web listate a lutto, il giorno 9 – appunto – la giornata del silenzio. Infine il 29 protesta davanti alla Camera per l’inizio della discussione sul decreto intercettazioni. “Pensiamo che sia importante anche l’adesione di quelle redazioni “sommerse”, spesso informali, che costituiscono l’informazione diffusa nel nostro Paese e che in gran parte viaggia sul web. Un mondo però che, proprio per questa sua specificità, spesso si astiene da queste forme di protesta. – recita l’appello dei promotori lanciato sul web – “Questa volta non sarà così. Non pubblicheremo nulla il giorno 9 se non le nostre considerazioni sulla legge bavaglio. In questo modo sarà chiaro …

«Le ragioni di un silenzio a malincuore», di Mario Calabresi

La Stampa domani mattina non sarà in edicola, come la maggior parte dei quotidiani italiani, nel tentativo estremo di protestare contro la cosiddetta legge sulle intercettazioni, una legge che consideriamo sbagliata perché non sembra scritta per garantire una maggiore privacy agli italiani (diritto sacrosanto) ma per rendere più problematiche e difficili indagini e inchieste e per diminuire le possibilità dei cittadini di sapere cosa accade. Così abbiamo deciso di aderire a questo sciopero, ma non posso nascondere che lo abbiamo fatto a malincuore, dopo aver proposto e indicato per settimane possibili strade alternative secondo noi più efficaci e valide. Strade che abbiamo sperimentato sulle pagine di questo giornale spiegando con chiarezza ai lettori come la legge in discussione in Parlamento diminuirebbe la loro possibilità di essere informati e di poter giudicare consapevolmente. Siamo convinti che nel momento in cui si denuncia il tentativo di imbavagliare l’informazione, nel momento in cui il presidente del Consiglio invita i cittadini a scioperare contro i giornali lasciandoli invenduti in edicola, la scelta migliore da fare fosse quella di continuare …

«Il Pd lancia al governo una sfida concreta sulla tv», di Rognoni Carlo*

Corrado Calabrò ha “la facoltà di fare segnalazioni al governo”. E ieri ha confermato il suo impegno di segnalatore. Per esempio «per un assetto diverso della govemance» della Rai, «svincolato dai partiti, che valorizzi la capacità gestionale e decisionale». Non so se il govemo accoglierà l’invito dei presidente dell’Agcom. Quello che è certo è che la proposta di cambiare subito la govemance della Rai è già entrata nell’agenda del Partito Democratico. Proprio Pierluigi Bersani ne ha parlato prima in una lettera al Corriere della Sera e oggi [ieri, n.d.r] ne parlerà in una conferenza stampa. Si tratta di una proposta seria, concreta, realizzabile. Intanto è molto chiara e si muove nella logica di riportare una grande azienda nell’alveo del codice civile: nominare un amministratore delegato indicato dal Tesoro, votato dai due terzi diun Consiglio di amministrazione espresso dalla Vigilanza ma anche dalle regioni e dai comuni. Affidare a questo manager il compito di preparare entro i primi 180 giorni un piano di riorganizzazione del servizio pubblico. A lui e non al Consiglio come è oggi …

«Una libertà che è di tutti», di Fiorenza Sarzanini

Il diritto di essere informati Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati. Perché la protesta indetta dalla Federazione nazionale della stampa non è la difesa corporativa dei giornalisti, ma il grido di allarme di chi si preoccupa per gli effetti che avrà la nuova legge sulle intercettazioni: limiti forti alla possibilità di diffondere notizie; di fare informazione. Decine di parlamentari, non soltanto dell’opposizione, si sono espressi sui rischi delle nuove norme. Ma è stato soprattutto il presidente della Repubblica, fatto non usuale, ad evidenziare più volte le «criticità» del provvedimento che riscrive le regole per imagistrati ancor prima di quelle per la stampa. Sullo sfondo rimane lo scontro politico che di fatto sta trasformando questa legge in un trofeo per uno degli schieramenti – ormai trasversali – che riuscirà a farla approvare oppure a farla finire su un binario morto. Si parla di intercettazioni, ma quello che riguarda …

"Agli aquilani non la polizia ma le risposte", di Ma. Lau.

Sono arrivati a piazza Venezia con circa 45 pullman provenienti dal “cratere” dell’Aquila, la zona piú colpita dal terremoto. 5.000 cittadini abruzzesi che volevano protestare davanti al Parlamento perchè dal primo luglio hanno ricominciato a pagare le tasse, ma a Roma hanno trovato i manganelli. Tre i manifestanti feriti, ragazzi colpiti alla testa, maglie insanguinate. Colpiti ma non feriti anche il deputato PD Giovanni Lolli e il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente, presenti fin dall’inizio alla manifestazione. E’ successo stamattina. Volevano arrivare in corteo sotto al Parlamento, ma polizia e carabinieri hanno sbarrato loro ogni accesso da via del Corso e via del Plebiscito dove risiede il premier Silvio Berlusconi. Momenti di tensione: lancio di bottigliette e qualche spintone. Di fronte a Palazzo Chigi i manifestanti sono raggiunti da diversi politici, tra cui il segretario del PD, Pier Luigi Bersani. Urlano tutti,a gitati, impauriti, c’è qualche fischio. Poi inzia a parlare spiega qual’è la cortina di silenzio mediatico che ha investito loro e le porposte del PD. E arrivano gli applausi. Ma chi ha visto …

"Scala, giù il sipario", di Paolo Zonca

Lissner: “Al governo dico: basta parole o si chiude” Duro intervento del sovrintendente del teatro milanese da settimane bloccato dagli scioperi dei dipendenti contro il decreto Bondi. “Se non ci daranno l´autonomia sarà il declino definitivo” La vertenza dei lavoratori contro la legge Bondi si è abbattuta sulla Scala come uno tsunami e ha creato per tre mesi confusione e tensioni, con scioperi e proteste eclatanti. Una situazione delicata che ora spinge il sovrintendente Stéphane Lissner a uscire ancor di più allo scoperto e a fare pressioni sul ministro, sottolineando la specificità del tempio della lirica: «Basta con le parole, ora pretendo atti». Gli atti a cui si riferisce sono i passi per ottenere un regolamento ad hoc in virtù dei parametri di eccellenza che il teatro raggiunge da tre anni (pareggio di bilancio, rilevanti ricavi propri, apporto rilevante dei soggetti privati). La posta in gioco è molto alta: «Se non avrà l´autonomia, la Scala chiuderà». Parole che contengono un paradosso ma che, in maniera più realistica, significano: «Non potremo più lavorare professionalmente e mantenere …

«La biblioteca nazionale in rovina, Io me ne vado», di Laura Montanari

Firenze, l´allarme della direttrice: “Mancano i fondi, a novembre scelgo la pensione”. Non si possono più catalogare i volumi. Non c´è il personale per i turni: verrà ridotto l´accesso al pubblico. E sono stati cancellati molti abbonamenti alle riviste I libri non li spolverano più da quattro anni perché mancano i soldi per farlo. Per la stessa ragione hanno cancellato decine di abbonamenti a riviste e tagliato gli acquisti di volumi stranieri. Da tempo è anche sospesa la conversione del catalogo da cartaceo ad elettronico col risultato che, di sei milioni di libri, soltanto due e mezzo sono i titoli online. Gli altri si ricercano come nel secolo scorso, scorrendo a mano gli schedari. Il declino della Biblioteca Nazionale di Firenze è scritto sui muri di certi corridoi, dove l´intonaco porta ancora l´ombra delle luci al neon levate dieci anni fa. Nei magazzini di questa che è la più grande biblioteca italiana, giacciono parcheggiati 200mila volumi che aspettano di essere catalogati dal personale che non c´è perché, dei 500 dipendenti che lavoravano qui negli anni …