Tutti gli articoli relativi a: cultura

Un successo. Passato il testimone a 110mila nuovi «resistenti», di Stefania Scateni

«Mi iscrivo all’Anpi perché la Resistenza non sia solo memoria del passato ma esercizio del presente». La nuova resistenza democratica inizia unendosi ai partigiani dell’Anpi. Se c’è da resistere si va da coloro che la Resistenza la conoscono bene. L’Anpi sta conoscendo una nuova primavera. Presentata ieri una iniziativa per l’adesione di moltissime personalità illustri Non è tempo di stare alla finestra. Non è tempo di indifferenza né di ignavia, tantomeno di accidia. È tempo di trasformare lo sconcerto, la rabbia e la paura, di scegliere se continuare ad affannarsi per nuotare in una marmellata culturale e politica che confonde verità e menzogna, libertà e sopruso, sfigurando il tutto in un grande schermo azzurro e piatto, oppure tirarsi fuori dal blob e dare aria al cervello. In poche parole, prendere posizione. C’è bisogno di rivivere il significato morale, prima ancora che politico, dell’antifascismo e della nostra Costituzione democratica. La ricchezza dell’insegnamento che ci arriva dalle donne e gli uomini che si sono schierati e hanno combattuto per costruirla vanno coltivati e ripresi, insegnati, testimoniati di …

"Tutela paesaggio: aumentano i «no» dei soprintendenti", di Francesco Nariello

Maglie più strette sulla tutela del paesaggio. È destinato a rimanere un ricordo il 2-3% di stop agli interventi in aree tutelate emessi dalle soprintendenze negli scorsi anni. Spesso, oltretutto, resi vani dai successivi ricorsi al Tar. Dal bilancio dei primi sei mesi del nuovo procedimento di autorizzazione paesaggistica, le bocciature dei soprintendenti risultano infatti decisamente aumentate. I “no”, in alcuni casi, sono addirittura quintuplicati, mentre in altre realtà hanno comunque registrato un’accelerazione. È questo, quindi, l’effetto delle modifiche al codice dei beni culturali diventate operative il 1° gennaio scorso, le quali attribuiscono alle soprintendenze un parere vincolante sul rilascio dei nullaosta per gli interventi nelle aree vincolate, consentendogli di esprimersi nel merito dei progetti e non più solo sulla legittimità. Un significativo cambio di passo per gli uffici statali. Un caso emblematico del nuovo corso viene dalla Sardegna, dove la soprintendenza ha bloccato la realizzazione di un albergo di quattro piani sulle coste della Maddalena. «Il progetto era a norma – spiega Gabriele Tola, alla guida della struttura competente su Cagliari, Oristano, Sassari e …

"Privacy e criminalità", di Alberto D'Argenio

Non solo Quirinale e Consulta. La legge-bavaglio dovrà passare anche lo scrupoloso esame sul rispetto della libertà di stampa da parte della Commissione Ue, l´unico organismo sovranazionale in grado di imporre cambiamenti alle leggi approvate dai governi. «Quando sarà approvata analizzeremo a fondo il ddl tenendo presente che la Commissione difende sempre la libertà dei media e di informazione che sono valori fondamentali per l´Ue», spiega il responsabile europeo alla Giustizia, la lussemburghese Viviane Reding. Che poi sull´equilibrio tra privacy, diritto di cronaca e dovere di indagine degli inquirenti risponde che serve «un bilanciamento» adeguato tra queste tre esigenze. Commissario Reding, il Parlamento italiano sta discutendo il ddl fortemente voluto dal premier Berlusconi che prevede il divieto della pubblicazione delle intercettazioni e limita quello dei verbali. Bruxelles sta seguendo questo dossier? «Naturalmente. La Commissione è al corrente dell´importanza delle questioni e delle discussioni in corso in Italia. Al momento il ddl non è ancora stato approvato dal legislatore e di regola nel rispetto del Parlamento non ci esprimiamo su progetti di legge. È però chiaro …

"Mediocrità azzurra specchio del Paese", di Massimo Gramellini

Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo. Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità. L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Maè zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo …

Da Verona a Milano la lirica in rivolta

Sciopero all’Arena coro in borghese alla Scala in vista della protesta del 22. Le opere liriche Aida e Madama Butterfly in programma il 25 e 26 giugno all’Arena di Verona rischiano di non andare in scena per un possibile sciopero di tre giorni, compreso il 27 giugno, che sarà proclamato dai lavoratori della Fondazione Arena qualora alla Camera passasse il decreto di riforma degli organismi lirici e sinfonici. Lo annunciano le segreterie provinciali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials. La decisione arriva dopo le proteste alla Scala, alla stessa Arena di Verona e nei teatri d’opera di tutta la Penisola. All’Arena ieri sera prima di andare in scena, davanti al presidente del Senato Renato Schifani, il coro ha intonato l’inno d’Italia e urlato «No al decreto Bondi». Alla Scala di Milano alla prima del Faust di Gounod gli orchestrali e i membri del Coro si sono esibiti in borghese. Prima dell’inizio dello spettacolo tutti i membri del coro sono saliti sul palco con una coccarda gialla. Ci sono stati applausi ma anche contestazioni …

"Io scrittore e cittadino", di Josè Saramago

Come scrittore, credo di non essermi mai separato dalla mia coscienza di cittadino. Ritengo che dove va uno, dovrà andare l´altro. Non ricordo di aver scritto una sola parola che fosse in contraddizione con le mie convinzioni politiche . Ma questo non significa che abbia mai posto la letteratura al servizio diretto della mia ideologia. Voglio dire, piuttosto, che nella scrittura cerco, in ogni parola, di esprimere la totalità dell´uomo che sono. Ripeto: non separo la condizione di scrittore da quella di cittadino, ma non confondo la condizione di scrittore con quella di militante politico. È ovvio che le persone mi conoscano più come scrittore, ma c´è anche chi, indipendentemente dal minore o maggiore valore che attribuisce alle opere che scrivo, pensa che quello che dico come cittadino comune gli interessi e importi. Nonostante sia lo scrittore, e solo lui, colui che porta sulle spalle la responsabilità di essere questa voce. Lo scrittore, se è uomo del suo tempo, se non è rimasto ancorato al passato, deve conoscere i problemi del tempo che gli è …

"Da 'cuore' alle riforme la scuola del paese", di Paolo Mauri

Una storia fatta di insegnanti malpagati, ma anche di successi, come la media unificata o la nuova elementare. E poi di promesse di cambiamenti. Molto alla buona si potrebbe dividere la storia della scuola italiana, a partire dall´Unità, in due parti: nella prima, lunga più di cent´anni, i maestri picchiavano gli allievi, li castigavano nei modi più svariati, tenendoli in ginocchio per ore, o si sfogavano con verghe su teste e mani. Certi metodi non sarebbero mancati nemmeno nelle scuole dei gesuiti o in altri istituti religiosi, come le cronache hanno testimoniato in questi giorni. La seconda parte, ormai lunga mezzo secolo, è quella in cui le botte, vere o metaforiche, le hanno prese gli insegnanti: diciamo a partire dal Sessantotto o comunque dalla messa in stato di accusa della scuola tradizionale ad opera non solo del movimento studentesco, ma anche di personaggi come don Milani, che con la sua Lettera ad una professoressa (1967) diventava di fatto un capostipite rivoluzionario. Questa scorciatoia un po´ paradossale, ma non troppo, mi è venuta in mente leggendo …