Tutti gli articoli relativi a: cultura

Conservatorio di Milano: De Biasi (Pd), ministro Gelmini spieghi la sostituzione di Borrelli

“Non vorrei che si trattasse dell’ennesimo caso di spoil system: se fosse così, sarebbe un atto di prepotenza e, ancora una volta, un episodio di uso della cultura a fini di puro potere”. Lo ha affermato la deputata del Pd Emilia De Biasi dopo aver appreso da notizie di stampa della sostituzione di Francesco Saverio Borrelli dalla presidenza del Conservatorio di Milano con Arnoldo Mosca Mondadori. Sulla vicenda la parlamentare Democratica ha presentato un’interrogazione al ministro Gelmini “per sapere quali siano le ragioni che hanno portato alla non riconferma di Francesco Saverio Borrelli e sulla base di quali criteri detta sostituzione sia avvenuta”. ****** “La Gelmini licenzia Borrelli dal Conservatorio di Milano”, di TERESA MONESTIROLI Dopo tre anni alla presidenza del Conservatorio di Milano, Francesco Saverio Borrelli, ex-procuratre capo, viene “licenziato”. Il ministro dell´Istruzione Mariastella Gelmini, a cui spetta la nomina della carica di presidente degli istituti musicali, a sorpresa sceglie Arnoldo Mosca Mondadori, editore specializzato in produzioni televisive, figlio del giornalista Paolo Mosca. La bozza di decreto che doveva riconfermare l´ex procuratore generale della …

"Ecco chi specula sul disastro dei musei", di Alessio Postiglione

Napoli, siamo nel bookshop del museo della Certosa di San Martino, gestito in concessione da Electa-Mondadori. La legge prevede che la libreria (concessionaria) debba vendere almeno il 50% di titoli di altri editori; ma qui non è così. I libri riconducibili alla Mondadori saranno, a occhio, oltre l’80% del materiale in mostra. Alla ricerca di spiegazioni, le sorridenti impiegate del bookshop oppongono un mutismo quasi omertoso. Non sanno niente; fa tutto Mondadori, quando vengono i suoi uomini ad allestire le esposizioni. Le impiegate non conoscono il nome di alcun responsabile; possono solo darmi il numero di un centralino che, in seguito, non mi risponderà o non saprà dirmi nulla. Ma come vengono gestiti i beni culturali, oggi, in Italia, e chi controlla i concessionari? Dalla legge Ronchey del ’93, infatti, si è fatto largo un nuovo approccio manageriale alla gestione della cultura che ha previsto, in primis, l’ingresso dei privati nel settore e, anche, l’istituzione di “società pubbliche” che organizzassero il settore con l’efficienza dei privati. L’ultimo step di questa rivoluzione copernicana è il “federalismo …

SOS archeo. Da villa Adriana a Pompei tutti i capolavori a rischio", di Carlo Alberto Bucci

Dopo il crollo di una galleria della Domus Aurea, soprintendenti e tecnici lanciano l´allarme degrado Pochi fondi per la manutenzione, incuria e troppe infiltrazioni: la mappa dei siti in pericolo. I trecento metri quadrati di terra zuppa d´acqua che martedì mattina hanno schiantato la volta della galleria traianea della Domus Aurea non sono l´unico peso insostenibile sulla schiena spezzata del patrimonio italiano. Una mappa dell´archeologia a rischio crolli evidenzia una situazione grave nella Roma dei palazzi imperiali e degli acquedotti, sull´Appia antica come a villa Adriana, a Pompei, a villa Jovine a Capri, a piazza Armerina in Sicilia, fino in Puglia. «Quello che è successo ieri alle Terme di Traiano temo che possa succedere anche a Villa Adriana a Tivoli. Lì il pericolo è ancora maggiore» ha detto ieri il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini presentando la mostra “Villa Adriana. Una storia mai finita”. Più cauta la padrona di casa, la soprintendente del Lazio Marina Sapelli Ragni: «Rischi immediati di infiltrazioni non ce ne sono, però è vero che abbiamo muri …

«All'università senza Lingua e letteratura», di Francesco Erbani

Rischiano di sparire i dipartimenti specifici dove studiare Petrarca o Montale. Santagata: “Tutti razionalizzano ma in nessun paese d’Europa succede una cosa così” SI CHIAMERANNO dipartimenti di Lettere antiche e moderne. Oppure di Filologia. Oppure si inventeranno altre denominazioni e forse si scatenerà la fantasia: rischiano comunque di sparire dalle università i dipartimenti integralmente dedicati alla lingua italiana e alla sua letteratura. Potrebbe essere solo una faccenda nominale, ma secondo molti docenti di italianistica, soprattutto degli atenei più grandi, c’è anche sostanza. Ed è per questo che lanciano un allarme: non è possibile, denunciano, che mentre si avvicinano i centocinquant’anni dall’Unità l’accademia spinga in un angolo gli insegnamenti che più rappresentano il patrimonio condiviso degli italiani. Cioè la loro lingua e la loro letteratura. Dice Marco Santagata, studioso di Petrarca e autore di Il filo rosso, uno dei più fortunati manuali per i licei, professore alla Statale di Pisa: «Molti rettori e molti senati accademici stanno anticipando alcune delle norme contenute nella riforma Gelmini, che è ancora in discussione in commissione Cultura al Senato. Fra …

Intervista a Tullio de Mauro: «L'Italia e la cultura? Separati in casa», di Francesco Erbani

Tullio De Mauro intervistato da Francesco Erbani punta il dito contro la classe politica. I nostri ministri stanno lentamente distruggendo la ricerca, l’insegnamento, l’università Che ne è della cultura degli italiani? Qualcuno afferma che, tra i Paesi avanzati, il nostro, nonostante le buone performance economiche, sia penalizzato da una sostanziale arretratezza culturale. Rispetto alla media europea l’Italia ha una delle percentuali più basse di diplomatie laureati, soprattutto nelle materie scientifiche. Da noi si leggono meno libri e giornali. Per non parlare dello scarso numero di biblioteche pubbliche. Preoccupazione destanoi livelli di analfabetismo, magari, come si dice, «di ritorno». La spesa per la ricerca è, in percentuale rispetto al prodotto interno lordo, quasi la metà della media europea. Il numero dei ricercatori sul totale delle persone impiegate è uno dei più bassi d’Europa e la loro etàtra le più alte. Insomma, più di un motivo per non essere ottimisti. Richiama questi dati Francesco Erbani nella prefazione alla nuova edizionedi un libro-intervista con Tullio De Mauro: La cultura degli Italiani (Laterza, pp. 278, euro 12,00). L’EMERGENZA ITALIANA …

«Se la televisione spegne la vita», di Ilvo Diamanti

LA CAMPAGNA ELETTORALE senza talk show politici è divenuta la più televisiva della nostra storia politica. In modo neppure troppo involontario. Per alcune ragioni piuttosto evidenti. E vantaggiose per il premier. Il premier che ne è il primo artefice e responsabile. 1. Il silenzio dei talk show ha ridotto, anzitutto, gli spazi di critica al governo e al suo leader. Per non contraddire la sua auto-narrazione. Il “Cavaliere del fare”, il “Grande Sacerdote” della Religione dell’Amore opposta a quella dell’Odio. Meglio non rischiare il remake di un anno fa, prima delle elezioni europee. Le polemiche coniugali, le vicende di donne e donnine. Con gli strascichi negativi sul voto – o meglio: il non voto – al Pdl. Meglio non amplificare le intercettazioni telefoniche – diffuse in queste settimane – dei suoi dialoghi con il Commissario dell’Agcom e il direttore generale della Rai. 2. Sospesi i talk show, il territorio televisivo è stato occupato da Berlusconi e dal Pdl. La cui presenza ha superato ogni limite, come dimostrano le rilevazioni dell’Osservatorio di Pavia. A scapito non …

Onda Libera

“Rai per una notte” fa il pieno di ascolti mentre TG1 e TG5 sono multati dall’AgCom per non aver rispettato la par condicio ai danni del PD. Bersani: “Questo dimostra che la censura oggi è un’assurdità, un boomerang”. Per via di una falsa par condicio Santoro fa più del 10% di share ma senza la Rai, che viene multata (assieme a Mediaset) per lo squilibrio a danno del PD nella penultima settimana di campagna elettorale. “L’uso che Minzolini, Masi e Berlusconi hanno fatto della televisione pubblicata, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso”. 8 anni dopo l’editto bulgaro, che di fatto estromise Santoro, Biagi e Luttazzi dalla Rai, è proprio il comico romagnolo a togliersi il sassolino dalla scarpa, e il Pala Dozza di Bologna gli tributa uno scrosciante applauso. È successo anche questo a “Rai per una notte”, la serata organizzata da Michele Santoro e dalla FNSI, contro il regolamento RAI che ha sospeso per tutto il periodo elettorale le trasmissioni di approfondimento giornalistico. Simile a una puntata di Anno Zero, ma …