Tutti gli articoli relativi a: economia

"La Cig oltre quota un miliardo di ore", Gabriele Dossena

La Grande Crisi colpisce ancora. Il termometro della cassa integrazione, uno degli strumenti più veritieri per misurare lo stato di salute del nostro sistema economico, indica che la febbre è ancora alta. E peggio, continua a salire. Tanto che le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps a fine ottobre hanno addirittura sfondato la soglia di un miliardo. Un dato, questo, che non risparmia alcun settore: dalla meccanica al commercio, passando per l’edilizia e la tabacchicoltura. Che mette inesorabilmente in piena luce le principali cause che ne stanno all’origine, come il boom delle crisi aziendali, cresciute del 141%, e l’impennata dei fallimenti, saliti del 105%. E che allo stato attuale vede ancora coinvolti stabilmente in cassa integrazione (nelle sue diverse forme) circa 600 mila lavoratori, che complessivamente hanno subito un taglio netto del reddito per poco meno di quattro miliardi (3 miliardi 963 milioni di euro, per la precisione). I dati, contenuti nel rapporto di ottobre dell’Osservatorio Cig della CGIL, evidenziano un incremento del 44,2% del monte ore (1.026.479.655) di cassa nei primi dieci mesi dell’anno, …

"Il maxiemendamento elettorale", di Tito Boeri

Ha un marcato odore di campagna elettorale il maxiemendamento alla Legge di stabilità. Perché la spesa aumenta (e in non pochi casi si tratta di incrementi destinati a rimanere nel tempo) mentre i finanziamenti sono rappresentati per lo più da entrate una tantum o aleatorie. Ci sono inoltre poste che trasferiscono oneri sugli esercizi futuri. Insomma, sembra un maxiemendamento pre-elettorale. Che, senza sviluppo, toglie ulteriormente al rigore. Rigore sì, sviluppo no. Questo, in sintesi, il giudizio sin qui prevalso tra molti commentatori sulla politica economica del Governo. Ma siamo davvero sicuri che si possa parlare di rigore? Il dubbio affiora guardando al maxiemendamento alla legge di stabilità e ai dati sulle entrate tributarie. Il maxiemendamento prevede maggiori spese per circa 5,8 miliardi, non poche di natura strutturale, finanziate in gran parte con entrate una tantum. LE SPESE IN PIÙ Partiamo dalle spese aggiuntive. I capitoli più importanti sono un allentamento al patto di stabilità dei Comuni che vale circa 500 milioni, trasferimenti alle Regioni per sanità, trasporti locali e politiche sociali per quasi un miliardo, …

"Se l'Italia spegne i motori", di Cesare Damiano

I fatti di questi giorni, anzi di queste ore, invitano a tornare nuovamente sulle parole pronunciate giorni fa da Marchionne in tv. Perché dietro a quelle parole non c’era “solo” il futuro della Fiat, ma anche il destino della politica industriale e i rischi a cui questo governo sta inutilmente esponendo l’intero paese. Andiamo con ordine. Sergio Marchionne, quando ha accusato gli stabilimenti italiani del gruppo – e quindi i lavoratori – di essere poco produttivi e per nulla redditizi, ha mostrato di avere poca memoria. Si è infatti dimenticato che i risultati conseguiti dal Lingotto nel mondo, Brasile in primis, sono il frutto, specie nel campo dei motori, di una tecnologia all’avanguardia che è in tutto e per tutto Made in Italy. Cioè frutto dell’intelligenza e del lavoro di progettisti, tecnici e operai italiani. Ha poi dimenticato che se i bilanci sorridono e gli azionisti brindano agli utili – nonostante la gravissima crisi che stiamo attraversando – lo si deve anche ai sacrifici che in questi ultimi anni hanno dovuto sopportare i lavoratori italiani, …

"Marchionne: no al tavolo Fiat. Industria, la crisi non è finita", di Luigina Venturelli

Al governo erano bastate piccole variazioni decimali per allontanare l’incubo della crisi e salutare la ripresa ormai in corso. Ma le rilevazioni Istat non lasciano spazio alle illusioni: la produzione industriale a settembre è calata del 2,1% rispetto ad agosto, il maggior ribasso congiunturale degli ultimi diciotto mesi, interrompendo una serie positiva che durava dall’inizio del 2010 e a cui si erano attaccate le speranze degli ottimisti di professione. Anche peggio è andata la produzione di autoveicoli, crollata dell’8,3% rispetto a settembre 2009. Un dato che chiama in causa direttamente la Fiat, ma di questo l’azienda non parlerà con il governo. L’ha assicurato Sergio Marchionne, declinando la ventilata proposta di un tavolo con l’esecutivo sui progetti del Lingotto. IL MIRAGGIO DELLA RIPRESA Intanto la sospirata fase finale della crisi economica ha ancora da venire. I sindacati l’avevano facilmente predetto. «L’Italia non aggancia la ripresa perchè il governo ha passato due anni a raccontare che la crisi non c’era e che eravamo i migliori del mondo, senza sviluppare politiche di crescita» ha commentato il segretario generale …

"Il modello perduto", di Luciano Gallino

La rivolta degli studenti inglesi e le manifestazioni di massa contro i tagli delle pensioni in Francia o quella promossa dalla Fiom a Roma in difesa del lavoro possono essere lette come un primo tentativo di difendere dall’Europa il modello sociale europeo. Un´espressione che suona un po´ astratta, ma è ricca di significati concreti. Essa vuol dire infatti pensioni pubbliche non lontane dall´ultima retribuzione; un sistema sanitario accessibile a tutti; scuola pubblica gratuita e università a costo minimo; un esteso sistema di diritti del lavoro, e molte altre cose ancora. Negli ultimi cinquant´anni il modello sociale europeo ha migliorato la qualità della vita di decine di milioni di persone ed ha permesso loro di credere che il destino dei figli sarebbe stato migliore di quello dei genitori. Ora il modello sociale europeo è sotto attacco nientemeno che da parte dell´Europa. Tutti sostengono che è necessario tagliare tutto: pensioni, sanità, scuola, università, salari, diritti. Il motivo lo ha spiegato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. In un articolo apparso sul “Financial Times” nel luglio scorso, il …

"L´inno alla miopia dei conti pubblici", di Tito Boeri

Doveva essere un documento con orizzonti lunghi, volto a illustrare “il modo con cui la politica economica intende far fronte alle priorità sul piano macro e microeconomico». E far fronte «agli obiettivi sull´occupazione, nell´ambito di un unico strumento di programmazione». Era stato annunciato come una svolta nella programmazione economica a livello europeo in una lunga intervista del nostro Ministro dell´Economia proprio su queste colonne il 3 settembre scorso. Eppure il Programma Nazionale di Riforma licenziato dal Governo venerdì è un inno alla miopia, l´emblema di un Governo che non c´è, che non c´è più o che forse non c´è mai stato nel definire priorità e strategie di politica economica che andassero al di là del giorno per giorno. Si tratta di un collage di resoconti burocratici, elenchi di quanto fatto sin qui dai diversi Ministeri, senza alcun tentativo di sintesi. Sembrano semplicemente incollati l´uno all´altro, senza neanche cercare di salvare le apparenze e mantenere le debite proporzioni. La parte sull´energia conta da sola quasi un quarto dell´intero documento: 10 pagine, più delle strategie dell´occupazione, delle …

"Il Colle ai sindacati: lavorate per la coesione sociale", di Marcella Ciarnelli

Più di un’ora al Quirinale per i leader sindacali chiamati dal presidente della Repubblica per una colazione di lavoro che, dopo molto tempo, è stata l’occasione per ritrovarsi attorno allo stesso tavolo. A discutere e confrontarsi sui problemi pressanti del Paese che si trova a fare i conti con una crisi senza precedenti. A questo punto non solo economica ma anche politica. Un benvenuto affettuoso per Susanna Camusso da pochi giorni segretario della Cgil,un gesto «molto carino», un saluto cordiale per Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, i leader di Cisl, Uil e Ugl. Un incontro all’insegna della cordialità pur nelle inevitabili differenze che anche in questa occasione si sono manifestate. Contrapposizioni ed anche scontri fin qui ci sono stati nel segno dell’autonomia e di legittime visioni diverse ma il presidente ha insistito sulla necessità «nel bene del Paese» di verificare spazi di azione comune se non di unità. LA SITUAZIONE La sua preoccupazione per la situazione economica e politica del Paese Napolitano non l’ha mai nascosta, ancor più in questi giorni. Non è …