Tutti gli articoli relativi a: economia

“Il campo minato dei condoni”, di Tito Boeri

Dopo cinque trimestri col segno meno abbiamo finalmente visto un segno più. Tecnicamente siamo fuori dalla recessione. Ma è un rimbalzo flebile e fragile.Per consolidarlo abbiamo bisogno che riparta la domanda interna. Con 3 dollari che comprano 2 euro difficilmente sarà il consumatore americano, che per giunta farebbe bene a tirare la cinghia per ridurre il proprio indebitamento, a portarci fuori dalle secche. Gli italiani hanno fortemente aumentato la propensione al risparmio dall´inizio della crisi, destinando ai risparmi circa il 15 per cento del reddito disponibile. Per rilanciare i consumi si chiede in questi giorni a più voci di abbassare le tasse. Le richieste arrivano sommesse un po´ da tutte le innumerevoli rappresentanze di interesse che pullulano sul nostro territorio. Stranamente queste chiedono di abbassare le proprie di tasse e non quelle di chi potrebbe alimentare i consumi. Si invocano, ad esempio, tagli all´Irap e all´Ires, più che riduzioni dell´Irpef. Ma anche chi è genuinamente convinto che il problema dei bassi consumi sia legato alle tasse evita accuratamente di porsi una domanda fondamentale: le tasse …

“Pil +0,6% ma l’Italia in ritardo rispetto all’Europa. Nuovo record del debito pubblico”, di Cosimo Pierre

L’Italia è fuori dalla recessione. L’Istat, nella sua stima preliminare, certifica che il pil nel terzo trimestre cresce dello 0,6% rispetto al trimestre precedente: è la prima volta dopo una sequenza di cinque trimestri consecutivi negativi. Rispetto allo stesso periodo del 2008 il calo è del 4,6%, mentre la crescita acquisita per il 2009, che si avrebbe con un ultimo trimestre piatto, si attesta a -4,8%. Ma gli economisti guardano soprattutto al gap di crescita che il Paese ha accumulato rispetto agli altri paesi europei. Un ritardo diventato ormai strutturale. I segnali di ripresa «ci sono», ma «è stato fatto poco per il futuro»: per uscire dal gap nella crescita di lungo periodo che l’Italia sconta rispetto al resto dell’Europa, è necessario «affrontare i nodi strutturali» e sono indispensabili «investimenti in capitale materiale e umano», è il punto di vista di Fiorella Kostoris, professore ordinario di Economia alla Sapienza di Roma. Nuovo record del debito pubblico Il debito ha raggiunto la cifra provvisoria di 1.786,8 miliardi in crescita rispetto ai 1.757,4 miliardi segnalati in agosto. …

“L’elemosina di Tremonti: Slitta un po’ di acconto Irpef”, di Bianca Di Giovanni

Il governo riduce gli acconti (non le tasse). Giornata di propaganda e colpi di scena. Il consiglio dei ministri della mattina termina con il varo di un non meglio identificato «taglio», «sconto», «riduzione» dell’acconto Irap, Ires e Irpef. Solo in tarda serata dagli uffici tecnici filtra una disposizione molto diversa. Domanda non retorica: che cosa ha varato il consiglio? Cosa hanno esaminato e approvato i ministri riuniti al tavolo circolare? Una scatola vuota? pare di sì. Solo all’economia quella scatola si è riempita. Con una decisione che ha molto dello stile tremontiano. La manovra si concentra esclusivamente sull’acconto Irpef versato prevalentemente dagli autonomi: piccole imprese di persone, partite Iva, professionisti. Esclusi i lavoratori dipendenti che non abbiano altri redditi e che possiedono una sola casa . Si decide in sostanza di ridurre l’acconto da versare a novembre di circa il 20%, passando dal 99% al 79%. Se l’acconto diminuisce, sarà il saldo di giugno ad aumentare. L’operazione, infatti, non consiste in uno sgravio fiscale, ma soltanto in uno slittamento. Una sorta di moratoria, simile a …

“Consumi a picco, Italia più povera di quel che pare, ” di Nicola Cacace

Dall’annuncio di Berlusconi di cancellare l’Irap per le imprese, all’ultima ipotesi di Tremonti di inserire 1,5 miliardi per l’Irap con emendamento alla Finanziaria, corre la distanza tra 37 miliardi, il gettito totale dell’Irap e lo zero, zero. Si va da annunci-bufale a proposte finali slegate dai dati drammatici di famiglie, lavoratori ed imprese. Morandini, responsabile piccole imprese di Confindustria parla di 300.000 PMI e 700.000 posti lavoro a rischio .A parte le cifre, è certo che la fase attuale della crisi è segnata drammaticamente da disoccupazione crescente che colpisce ancor più la domanda interna. Anni di perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni hanno prodotto un calo dei consumi con conseguenze drammatiche, sia socialmente, per le famiglie che non arrivano a fine mese, sia economicamente perché i consumi sono i 2/3 del Pil. Vediamo i dati. Negli ultimi 4 anni le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state stazionarie malgrado la crescita della popolazione, mentre i consumi pro-capite reali, cioè a prezzi costanti, si sono addirittura ridotti del 10%. Infatti nel quadriennio 2005-2009 …

“Un augurio più che una certezza”, di Mario Deaglio

E’ più che comprensibile che il governo dia ampio risalto alla favorevole valutazione che risulta dal «superindice» dell’Ocse, dal momento che si tratta indubbiamente di un dato gradito proveniente da un ente di alta reputazione, in passato non certo tenero nei suoi giudizi sull’economia italiana. Se però si va a guardare con attenzione dentro questi dati, ci si accorge che il giudizio dell’Ocse è un augurio per il futuro, non la certificazione di qualcosa di già accaduto o in corso. La banalizzazione della notizia rischia di presentare all’opinione pubblica un’Italia in piena ripresa, addirittura alla guida della crescita mondiale. La realtà è molto diversa: non abbiamo vinto la coppa, siamo (forse) ancora ammessi a partecipare al campionato. Per valutare bene questa situazione bisogna prima di tutto ricordare che, come ammoniscono i suoi stessi autori, il «superindice» ha un valore qualitativo e non quantitativo. Il suo scopo è quello di segnalare in anticipo i punti di svolta, del ciclo economico, non quello di misurare l’intensità dell’espansione o della recessione. Funziona, in altri termini, come una sorta …

“Senza banda larga non c’è futuro Si ferma lo sviluppo”, di Roberto Giovannini

Senza ricerca e innovazione non c’è futuro per l’Italia dell’industria, e si rischia anche di uscire tardi e male dalla fase di recessione. È vero che – lo dice il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nel corso della Settima Giornata della Ricerca – il paese «non è un deserto, ci sono tante aziende che fanno ricerca e innovazione»; ma la situazione è critica. Peggio: come mostra la decisione del governo di cancellare gli 800 milioni per la diffusione della banda larga, si rischia di fare addirittura un passo indietro. Come scrive il delegato di Marcegaglia allo sviluppo della banda larga, Gabriele Galateri di Genola, «il ritardo nell’assegnazione dei fondi per il Piano Romani arreca un grave danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Lo è per l’inclusione sociale dei cittadini, per l’efficienza della Pubblica amministrazione, ma soprattutto per la competitività delle piccole e medie imprese». Anche perché «ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil». L’analisi di Marcegaglia è piuttosto preoccupata. Se …

“Ottimisti, ma senza banda larga”, di Massimo Giannini

L’ottimismo, a volte, è l’oppio dei popoli. Fa bene Giorgio Napolitano ad invitarci alla prudenza, quando si cavalca con troppa disinvoltura la tigre (finora più mediatica che economica) della “ripresa”. Fa bene a ricordarlo soprattutto al governo, che sulla materia brilla per “asimmetria”. Un esempio clamoroso, di queste ore. Per un presidente del Consiglio che già vede le “verdi vallate” della crescita, c’è un sottosegretario alla presidenza del Consiglio che, preoccupato per le emergenze, taglia i fondi dove servirebbero come il pane. Internet, la rete, tutto quello che in questi mesi e in questi anni ha consentito alle imprese di modernmizzarsi e ai cittadini di informarsi. È accaduto ieri, infatti, che Gianni Letta abbia annunciato il congelamento degli 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga, cioè l’ampliamento e il potenziamento della fibra ottica sulla rete fissa di telecomunicazioni. Le risorse erano state già ricavate all’interno dei fondi del Fas (il Fondo per le aree sottosviluppate). Rientravano in un progetto di recupero del cosiddetto “digital divide” italiano, messo a punto dal ministro Paolo …