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“Ottimisti, ma senza banda larga”, di Massimo Giannini

L’ottimismo, a volte, è l’oppio dei popoli. Fa bene Giorgio Napolitano ad invitarci alla prudenza, quando si cavalca con troppa disinvoltura la tigre (finora più mediatica che economica) della “ripresa”. Fa bene a ricordarlo soprattutto al governo, che sulla materia brilla per “asimmetria”. Un esempio clamoroso, di queste ore.

Per un presidente del Consiglio che già vede le “verdi vallate” della crescita, c’è un sottosegretario alla presidenza del Consiglio che, preoccupato per le emergenze, taglia i fondi dove servirebbero come il pane. Internet, la rete, tutto quello che in questi mesi e in questi anni ha consentito alle imprese di modernmizzarsi e ai cittadini di informarsi. È accaduto ieri, infatti, che Gianni Letta abbia annunciato il congelamento degli 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga, cioè l’ampliamento e il potenziamento della fibra ottica sulla rete fissa di telecomunicazioni.

Le risorse erano state già ricavate all’interno dei fondi del Fas (il Fondo per le aree sottosviluppate). Rientravano in un progetto di recupero del cosiddetto “digital divide” italiano, messo a punto dal ministro Paolo Romani, sulla base del piano predisposto dal consulente del governo Francesco Caio. “Quei fondi -ha spiegato il braccio destro del Cavaliere- erano stati previsti prima dell’avvento della crisi. Ora, con la crisi in atto, non possiamo spenderli. Resteranno lì, e se le cose miglioreranno e si potrà uscire dalla crisi li indirizzeremo nuovamente alla banda larga”.

Bella trovata. La prudenza diventa incoscienza. Ogni volta che c’è da tagliare o da risparmiare, il governo si applica con insensato accanimento terapeutico sui pochi settori nei quali bisognerebbe investire con forza: ricerca, innovazione, le reti, il Web. È la vecchia legge di Murphy, applicata con ferocia da un governo incapace di trovare una qualsiasi “exit strategy” dalla crisi: “Se ci sono uno o più modi di fare una cosa, e uno di questi può condurre alla catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo”.
La Repubblica 05.11.09

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Addio al sogno della Rete sicura
    I nostri cavi malati di “osteoporosi”, connessioni senza sprint, di ALESSANDRO LONGO
    La nostra rete di telecomunicazioni, un tempo all’avanguardia, è ormai vecchia, orfana da troppi anni di investimenti per ammodernarla. Il piano annunciato quest’anno dal governo, e ora in parte abortito, serviva appunto a questo: a rimettere in sesto la rete Telecom Italia, accogliendo l’analisi di Francesco Caio, il super consulente ministeriale chiamato per proporre soluzioni. Caio, nel rapporto, sottolinea che la nostra rete «è colpita da un fenomeno simile all’osteoporosi ossea». Di conseguenza perde in efficienza e prestazioni.

    Gli italiani ne sanno qualcosa. I ricercatori dell’osservatorio Between hanno chiesto a un campione di utenti di testare (con un software specifico) la propria connessione a banda larga. Il risultato: le velocità reali delle Adsl sono meno della metà di quelle massime promesse dalla pubblicità. Secondo uno studio delle università di Oxford e Oviedo, siamo dietro i principali Paesi europei e poco sopra l’Ucraina quando a velocità effettiva.

    Il piano del governo (che prende il nome del vice ministro Paolo Romani) stanziava il grosso dei fondi (747 milioni) per bonificare l’ultima parte della rete, quella più vicina alle nostre case o ai nostri uffici, dove molti cavi di rame sono vecchi e usurati. Con altri 161 milioni si dovevano aggiornare gli apparati in otto mila centrali Telecom.

    Questi interventi avrebbero sortito un doppio effetto, subito tangibile nelle nostre vite e nelle nostre connessioni. Dodici italiani ogni 100 avrebbero raggiunto, finalmente, una velocità di collegamento di almeno 2 Magabit (è il tetto minimo perché la banda larga possa definirsi davvero tale). Non solo. Un altro 36% di italiani sarebbe approdato, finalmente, ai 20 Megabit di velocità ed alle autostrade della comunicazione.

    Il piano Romani avrebbe assicurato – con queste nuove velocità – un dialogo più efficiente tra le famiglie, le aziende e la Pubblica Amministrazione. Dialogo oggi tra sordi e muti. Dicono gli statistici di Eurostat che solo 14 italiani su 100 si informano via Internet su leggi, tasse e multe; che solo 10 italiani su 100 scaricano moduli o formulari dai siti dello Stato, dei Comuni o delle Regioni; che solo 5 italiani su cento compilano questi formulari sul computer per inviarli – per via telematica – alla Pubblica Amministrazione. Davvero troppo pochi.

    In questo scenario, 900 piccoli centri posso garantire una connessione adeguata solo al 5% dei loro abitanti. In qualche caso, questi paesini sono sperduti chissà dove. Altre volte, invece, si tratta di località turistiche che attirano visitatori italiani e stranieri smaniosi di trovare un Internet spedito e multimediale. E così, ogni 100 italiani senza una Rete veloce, ben 32 rinunciano alla banda larga per il semplice fatto che non ne sono raggiunti.

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