Tutti gli articoli relativi a: economia

“Contratti: Primo, decentrare”, di Pietro Garibaldi

La riunione di oggi a Palazzo Chigi tra le parti sociali e il governo, a pochi giorni dall’incontro informale tra i leader di Confindustria e Cgil, può davvero segnare l’inizio di un nuovo clima tra le parti sociali. Tra crisi aziendali, compartecipazione agli utili, rappresentanza dei lavoratori alla gestione di impresa, sgravi fiscali, nuovo modello contrattuale e decentramento della contrattazione il vero rischio della riunione di oggi è che si discuta in modo inconcludente di troppe cose. Per rendere concreto e proficuo il nuovo clima, è fondamentale che le parti sociali individuino, tra la fitta agenda dei temi in discussione, delle chiare priorità. Oltre alla necessaria attenzione alla crisi occupazionale, gli sforzi di mediazione dovrebbero concentrarsi sul decentramento della contrattazione e il legame tra salari e produttività. Nella scorsa primavera, Confindustria ha firmato con Cisl e Uil un protocollo di intesa sul nuovo modello contrattuale. Nel nuovo protocollo, approvato senza la firma della Cgil, il contratto nazionale dovrebbe riguardare principalmente il recupero dell’inflazione attesa per il triennio successivo. In modo da lasciare spazio alla contrattazione …

“Il ministro e lo stregone”, di Tito Boeri

Adesso capiamo perché il nostro ministro dell´Economia evoca così spesso gli stregoni. Il suo stile di governo ricorda da vicino quello del mago di Oz. Il mago di Oz era un pallonista (non necessariamente nel senso di contaballe quanto di guidatore di mongolfiere), trascinato da un ciclone (non è esattamente la stessa cosa di un grande ciclo economico negativo), su territori fino ad allora inesplorati. Oz era riuscito a convincere il popolo, che lo aveva visto scendere dal cielo su di un pallone, di essere un mago. Sarebbe stato in grado di proteggere le loro enormi ricchezze dalle streghe che popolavano ad ogni punto cardinale quelle lande. Si erano convinti di essere molto ricchi perché il «mago» li aveva costretti a indossare occhiali verdi, in grado di trasformare ai loro occhi i sassi in smeraldi. Non passava giorno che il Mago non se la prendesse con qualche strega, tranne che, curiosamente, con quella del Nord. Spingendo tutti a pensare alle streghe, riusciva a nascondere il fatto di non avere quelle capacità che gli venivano così …

“La distruzione del capitale umano”, di Federico Rampini

La crisi non è finita, avrà serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi». L´allarme di Napolitano al seminario Ambrosetti di Cernobbio sottolinea una specificità italiana e al tempo stesso coglie un problema mondiale. La «jobless recovery», ripresa che non crea occupazione, è al centro dell´attenzione anche in America. Ma l´Italia, con due milioni di disoccupati, non è riuscita finora ad agganciare neppure la mini-crescita dei nostri due principali partner economici, Germania e Francia. L´autunno sarà durissimo per chi cerca un impiego, le tensioni sociali s´inaspriranno. Il contesto mondiale non ci aiuta. Gordon Brown nel presiedere il G-20 parla di «snodo critico per l´economia globale». E avverte: guai a pensare che il peggio sia passato. Il ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner, conferma: «Sfide serie all´orizzonte, sarebbe un errore premere troppo presto sul freno». Il Fondo monetario internazionale corregge in peggio le stime sulla recessione a fine 2009: meno 1,4% la crescita globale, un dato perfino troppo roseo perché è una media con i paesi che continuano a svilupparsi come Cina e India. I …

“Le conseguenze della recessione”, di Guido Iocca

“Di qui la reazione di un numero crescente di persone, che alla Innse di Lambrate come alla Cnh di Imola, alla Lasme di Melfi come alla Novico di Ascoli, vede violato un fondamentale diritto umano, quello a una ragionevole sicurezza socio-economica”. Luciano Gallino, professore emerito di Sociologia all’Università di Torino, non ha dubbi: le lotte degli operai in difesa degli stabilimenti in chiusura, che hanno dominato le cronache di ferragosto, sono molto probabilmente destinate ad aumentare, perché è la stessa crisi che, con buona pace delle dichiarazioni ottimistiche del governo, non sembra voler attenuarsi. “È l’esperienza – prosegue Gallino – di chi perde il lavoro senza averne responsabilità ed è colto, di conseguenza, dall’angoscia per l’immediato futuro”. Rassegna Storie di straordinaria disperazione? Gallino Storie di persone che si sentono vittime di gravissime ingiustizie, di un inganno che qualcuno ha ordito alle loro spalle. Sono queste le reazioniche si provocano quando si colpisce il diritto a una giusta sicurezza socio-economica. Reazioni che si propagano come un incendio boschivo, sia tra i diretti interessati che tra tutti …

“Gli economisti e la crisi : «Ecco perché non possiamo restare in silenzio»”

Caro direttore, sin da quando ha riassunto responsabilità di go­verno, nel 2008, il ministro Giu­lio Tremonti ha intrapreso un processo agli economisti. Accu­satore e giudice al tempo stesso, ha emes­so successivi verdetti di condanna, la pe­na consistendo nell’obbligo al silenzio per almeno due anni, in specie su que­stioni di politica economica. La motiva­zione pare essere la seguente: non avere gli economisti previsto la crisi e aver anzi accettato o addirittura esaltato le degene­razioni che la provocarono. Per un’oppor­tuna opera di rieducazione viene suggeri­ta la lettura dei libri del ministro. Nessuno di noi è disposto a stare zitto. Un compito importante della nostra pro­fessione, in Italia e altrove, consiste nel sottoporre a valutazione ragionata la poli­tica economica dell’esecutivo. Lo abbia­mo fatto con i governi passati, continue­remo a farlo e ci pare preoccupante che oggi in Italia sia tanto difficile avere un confronto pubblico pacato sulla politica economica in tempi di crisi: sulla Legge Finanziaria 2010, sull’efficacia dei provve­dimenti che il governo ha finora adottato e sulla loro sorte. Non abbiamo difficoltà a riconoscere che questa crisi …

“Dati preoccupanti, serve un piano di rilancio”, Francesca Pierantozzi intervista Fitoussi

Fitoussi: «Le istituzioni europee finora non hanno consentito interventi massicci per i senza lavoro». «Il vero barometro di questa crisi è la disoccupazione» continua a ripetere Jean-Paul Fitoussi. Per l’economista francese, è inutile continuare a spiare il minimo decimo di punto guadagnato dai Pil o dalle Borse: se i disoccupati continuano ad aumentare significa che la crisi continua a colpire. E gli ultimi dati di Eurostat non possono che indurre al pessimismo. Le cifre parlano chiaro: nella zona euro c’è una disoccupazione al 9,5 per cento che non si vedeva da dieci anni. E all’orizzonte non si profila nessuna ripresa. Che significa? «Quello che continuo a ripetere da mesi: la vera sofferenza sociale, il cuore stesso di questa crisi, è la disoccupazione, che provoca o induce precarietà e che riguarda anche tante persone che hanno un lavoro, ma le cui condizioni professionali si deteriorano. Questo è davvero preoccupante. Nessuno può dichiarare che questa crisi è finita, fino a quando la disoccupazione continuerà ad aumentare. E le ultime cifre mi sembrano abbastanza eloquenti. D’altra parte nessuno …

“Allarme Ue: in Europa 20 milioni senza lavoro”, di Marco Zatterin

La Cgil :«nonostante il grande ricorso alla cassa, l’occupazione continua a diminuire». Le previsioni degli uomini di Epifani puntano verso «il passaggio del tasso di disoccupazione dal 6,3% al 9,4% quest’anno ed al 10,3% nel 2010». Ovvero «sino a un milione di posti a rischio sino alla metà dell’anno prossimo». Purtroppo questa volta gli economisti ci hanno azzeccato. All’inizio dell’anno avevano detto che la crisi globale avrebbe portato la disoccupazione europea verso il 10% e così è stato. Ieri Eurostat ha diffuso i dati relativi a luglio: nel complesso dei paesi dell’Ue i senzalavoro sono 21,7 milioni, 5,1 milioni in più rispetto allo scorso anno. In percentuale siamo al 9,5% della popolazione attiva per la zona della moneta unica, il dato peggiore dal maggio del 1999. Nella media dei ventisette si scende al 9%, cifra che non si toccava da cinque anni e tre mesi. Il dato peggiore in Spagna, che ha il 18,5 % di disoccupati, percentuale che sale 38,4% tra i giovani che hanno meno di 25 anni. Il timore è che la …