Tutti gli articoli relativi a: economia

“Ma quale crisi psicologica”, di Massimo Giannini

Alla faccia di quei giornali che si sforzano a tutti i costi di rianimare l’economia gettando benzina virtuale sul fuoco fatuo della ripresa, e che si affannano a sostenere il governo Berlusconi titolando a tutta pagina “un primo anno da grande realizzatore”, l’Italia non mostra alcun segnale di fuoriuscita dalla crisi. Il collasso del Pil nel primo trimestre ai livelli più bassi addirittura dal 1980 conferma che questa è una recessione “a W”. Si registra qualche episodico rimbalzino dai picchi minimi di caduta della crescita, ma si continua a stazionare nell’abisso. E questo vale non solo per l’Italia, ma per il mondo. Se da un lato si risveglia l’Indice Baltico (che registra l’andamento dei noli sul traffico marittimo mondiale e che ha anticipato con la sua caduta la tempesta perfetta dei mercati globali), dall’altro precipitano per due mesi consecutivi i consumi e le vendite al degtaglio in Usa. Se da un lato si muove qualcosa nell’export dei paesi dell’area Bric, dall’altro lato la Spagna segna la caduta peggiore dell’indice di ricchezza della sua storia, mentre …

“Ripresa nel 2010, ma è allarme lavoro”, di Elena Polidori

Pur permanendo «una profonda recessione», pur aspettandosi una inflazione negativa a metà anno e un «continuo, marcato ristagno della domanda», il bollettino Bce certifica che «il ritmo di deterioramento dell´attività economica è diminuito» e che una «graduale ripresa ci sarà nel corso del 2010». Ma Lucas Papademos, numero due dell´Istituto, avverte che «di recente» stanno aumentando «i segnali positivi» e perciò l´agognata svolta per l´economia «potrebbe arrivare prima del previsto». In entrambe gli scenari resta allarmante l´aumento del tasso di disoccupazione ricalcolato ora ben oltre le previsioni: fino al 9,3% quest´anno e addirittura al 10,5% nel 2010. In pratica, un disoccupato su dieci. Questo «ulteriore peggioramento» del mercato del lavoro rientra tra i cosiddetti «andamenti avversi» – così li chiamano gli economisti europei – dell´attuale, difficile fase attraversata dall´economia mondiale e dunque anche da Eurolandia. L´occupazione del resto va male dappertutto. Negli Usa, epicentro del grande sconquasso globale, le richieste di sussidi di disoccupazione toccano l´ennesimo record con un aumento settimanale di ben 32 mila unità, il triplo delle attese, fino a quota 637 mila. …

“Tremonti cerca aiuto nell’opposizione per lo scudo fiscale”, di Bianca Di Giovanni

Tensioni con Berlusconi sulle coperture per il terremoto il ministro tenta di trovare una sponda fuori dal governo. È stato un reato di “immagine lesa”, quello di Giulio Tremonti sul terremoto. “Io ho fatto tanto per mostrare un governo efficiente, con un intervento-lampo della protezione civile e una ricostruzione in tempi certi, e tu hai trovato coperture che arrivano al 2033”. Questo avrebbe detto Silvio Berlusconi al suo fedelissimo ministro dell’Economia. Il quale – si sa – non ha un carattere facile: magari è propenso a minacciare di andarsene, di lasciare tutta l’”armata” del Popolo delle libertà al suo destino. Alta tensione. Ma di qui a passare ai fatti, ad una plateale dimissione del “pivot” dei conti pubblici, ce ne corre. “E chi ci mette al suo posto, Noemi?”, si sussurra nei corridoi della Ragioneria, riversando fiumi di ironia velenosa su Palazzo Chigi. Come dire: Tremonti oggi è insostituibile. E questo per diverse ragioni. Non ultima, la carta che si appresta a calare per vincere la partita sui conti: lo scudo fiscale. Il ministro sta …

“Anche Tremonti scopre la recessione. Esplode il deficit e Pil giù del 4,2%”, di Bianca Di Giovanni

Anche il Tesoro certifica la recessione con numeri nerissimi. Il 2009 si chiuderà per l’Italia con un Pil a -4,2% (la stima precedente si fermava a -2%), e un rapporto del deficit sul Pil del 4,6%. Sono i numeri della Ruef (Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica), il documento atteso dalla metà di aprile, che il ministro Giulio Tremonti aveva già da settimane sulla scrivania e che ha pensato bene di rendere pubblico nel mezzo del «ponte» del primo maggio. Evidentemente le cifre disturbano: sono peggiori di quanto avevano stimato quei «corvi» (così li aveva definiti Scajola) della Confindustria, che avevano stimato -3,5%. Peggio del previsto, dunque. Anche se secondo il Tesoro già nel 2010 inizia la ripresina, con un +0,3% , che si consolida a un +1,2% l’anno dopo. Con il deficit, anche lo stock del debito pregresso rialza la testa, al 114,3% sul Pil quest’anno, a 117,1 l’anno prossimo e al 118,3% nel 2011. Il peso del fisco aumenta, arrivando al 43,5% del pil quest’anno, contro il 43,1 del 2008. La crisi …

“Crollano le entrate fiscali, mancano 4 miliardi. Tremonti: è quaresima”, di Bianca Di Giovanni

Le entrate fiscali vanno a picco. Molto peggio della crisi, anche se da Via venti settembre si attribuisce proprio alla situazione internazionale il «buco» del fisco. Nei primi due mesi dell’anno l’erario perde 4 miliardi rispetto all’anno precedente. L’incasso del fisco si ferma a 56 miliardi e 871 milioni, con una perdita del -6,6%. Calano del 7,2% invece le entrate degli enti locali. Insomma, piove sul bagnato, visto che la crisi economica resta grave. Stavolta lo dice anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti, il quale tempo fa aveva dato segnali di speranza. «È finito l’incubo degli incubi. La crisi c’è ancora e prende forme diverse – ha detto parlando al G7 di Washington – In alcuni giorni ha segni negativi e in altri giorni cominciano segni inaspettatamente positivi. Finita la fase dell’Apocalisse, non è subito Pasqua, c’è di mezzi la Quaresima». Più chiaro il commissari Joaquin Almunia: «È troppo presto per essere ottimisti. Tutte le economie sono in recessione. il 2009 sarà un anno doloroso». Come dire: per ora la fine del tunnel non si …

“Meglio rinviare il Ponte di Messina”, di Alberto Quadrio Curzio

I fondi vanno reperiti riducendo la spesa pubblica corrente e con la revisione di alcune priorità del governo Il terremoto in Abruzzo, tragedia umana che sovrasta qualsiasi monetizzazione dei danni, colpisce l’Italia nel mezzo di una crisi finanziaria mondiale ed europea aumentando le nostre difficoltà rispetto a quelle che condividiamo con altri Paesi. Pur in un momento così doloroso e difficile, vi sono tuttavia segnali che il nostro Paese può uscire da questa situazione. Si dirà che questo ottimismo della volontà, pur necessario, è solo verbalmente contrapponibile al pessimismo della ragione che, invece, dovrebbe prevalere nella sostanza. Non crediamo sia così perché vi sono dati di fatto che depongono a favore della nostra capacità di ricostruzione post-terremoto e di ripresa post-crisi purché siano soddisfatte certe condizioni. Fatti e condizioni sono un binomio che si coniuga con un altro: quello tra organizzazione e risorse. Vediamo come. Ricostruzione post-terremoto. Un dato di fatto molto positivo è il comportamento degli abruzzesi, degli italiani, del governo e dell’opposizione: ammirevole in vari casi e apprezzabile in altri. Marginali, anche se …

«Detassare il lavoro femminile: una spallata positiva per l’economia», di Pietro Ichino

La proposta della detassazione selettiva del reddito di lavoro femminile è di mio fratello Andrea e di Alberto Alesina, ma la condivido totalmente. Come molte altre nostre idee, anche questa nasce da dialoghi e scambi molto intensi nei quali lui insegna a me qualcosa di economia e io forse gli insegno qualcosa di diritto. La proposta che è stata citata è quella della detassazione selettiva, cioè di una detassazione che dia un robusto incentivo al lavoro femminile, in funzione del perseguimento dell’obiettivo di Lisbona, cioè di un tasso di occupazione femminile del 60%. L’argomento economico a sostegno di questa proposta è fortissimo: si osserva che domanda e offerta di lavoro femminile sono molto più elastiche, mediamente, di domanda e offerta di lavoro maschile: quindi cento euro spesi dall’erario per incentivare il lavoro femminile rendono molto di più, in termini di aumento del tasso di occupazione, di quanto non renderebbero se spesi sul lavoro maschile o in modo indifferenziato. L’obiezione che viene mossa a questa scelta è invece essenzialmente di carattere giuridico: «Non è consentito porre …