Marchionne: «Per Mirafiori fermi sulla nostra proposta», di Giuseppe Vespo
Non ci sono margini per trattare: sul futuro di Mirafiori, dice Sergio Marchionne, «noi la proposta l’abbiamo fatta il tre dicembre. È sul tavolo. Cerchiamo di non perdere questa occasione». Soprattutto: «Non si può ritardare la decisione, ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire, al più presto». Ha fretta l’ad del Lingotto, tornato ieri dagli States, volato a Roma per i funerali di Tommaso Padoa-Schioppa e poi rientrato a Torino per gli auguri al management della casa automobilistica. È qui che, insieme alle buone feste, ribadisce la sua indisponibilità a trattare sulle condizioni poste per far arrivare nel capoluogo piemontese il miliardo di euro necessario a rilanciare le sorti della fabbrica Fiat. REFERENDUM Marchionne offre un aumento della produttività e dei salari ma, com’è noto, vuole gestire lo stabilimento con le mani libere. Con un contratto ad hoc, svincolato da quello nazionale delle tute blu del 2009: una sorta di Pomigliano bis. La cosa però non va giù ai sindacati, alla Fiom-Cgil ma anche a Fim-Cisl e Uilm-Uil, che quel contratto …
