Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Così si va verso la giungla. Addio patto sociale", di Bruno Ugolini

Perché la Cgil, la Fiom difendono con tanta ostinazione il contratto nazionale? La risposta è facile. Perché è un modo per non disperdere in mille rivoli (come già sempre più spesso avviene attraverso il ricorso ai lavori precari e atipici) l’ esercito del lavoro. Un esercito che non è scomparso Ma è disseminato in migliaia di unità produttive mentre buona parte delle grandi fabbriche si è svuotata. Quel contratto assicura (o dovrebbe assicurare) a donne e uomini che vivono in luoghi di lavoro di ogni entità, anche minuscola, anche dove non c’è un sindacato o c’è un sindacato debole, diritti, tutele concordati nazionalmente. Se si annullasse l’Italia del lavoro diventerebbe un’Italia a pelle di leopardo, (altro che gabbie salariali), come se non bastassero le differenziazioni che già ci sono. Quelle affermate, ad esempio, con le paghe “ad personam”, per non parlare degli stipendi d’oro assegnati “al merito” di manager gonfi di sconfitte produttive. Ora quel che si vuole mettere in atto certo non è la cancellazione pura e semplice dello “scudo” nazionale, ma il suo …

"Autunno caldo, Fiom decide 4 ore di sciopero", di Roberto Mania

Prove di autunno caldo sindacale. La Fiom ha proclamato quattro ore di sciopero entro metà ottobre contro la decisione della Federmeccanica di recedere dal contratto nazionale firmato nel 2008 da tutti i sindacati compresi i metalmeccanici della Cgil. Le modalità dello sciopero saranno decise a livello territoriale, poi il 16 di ottobre ci sarà una manifestazione di protesta a Roma. La Fiom si prepara a una lunga prova di forza, nella quale giocherà anche la carta dei ricorsi alla magistratura, come ha annunciato il suo segretario generale Maurizio Landini. D´altra parte si capirà solo nei prossimi mesi l´effetto della scelta degli industriali metalmeccanici. Perché dall´inizio di quest´anno nelle aziende si applica il contratto separato, firmato cioè dagli altri sindacati (Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e Fismic) ma non dalla Fiom. Il vecchio contratto è in stand by e così resterà fino alla sua scadenza del 31 dicembre 2011. Da quel momento – per effetto della decisione della Federmeccanica – anche formalmente non ci sarà più. E la Fiom non potrà aggrapparsi a nulla per impedire le deroghe …

"Il vicolo cieco dello scontro", di Cesare Damiano

È giusta la richiesta, avanzata da Confindustria, di una convocazione straordinaria da parte del governo delle forze sociali per mobilitare tutte le energie disponibili per la crescita economica. Ma è un errore la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008 decisa ieri da Federmeccanica. In questo modo non si favorisce la via della ripresa del dialogo. Proprio perché è giunto il momento di ricercare le condizioni per nuove relazioni sindacali e per la definizione di un quadro normativo per la categoria che sia condiviso da tutte le organizzazioni sindacali. Uno sforzo necessario se si vuole affrontare al giusto livello la sfida della competitività nella globalizzazione. Sfida che richiede come ingrediente fondamentale un alto senso di responsabilità e di coesione. Anche se, come assicura il ministro Tremonti, non ci dovesse essere alcun crollo, l’autunno che sta iniziando ci prospetta una situazione produttiva e occupazionale da brividi, con migliaia di aziende in difficoltà – è emblematico il caso Fiat – e 600mila posti di lavoro a rischio tra pubblico e privato. Se mai ce ne fosse …

"Il pugno di ferro degli industriali", di Luciano Gallino

Il contratto nazionale di lavoro dovrebbe svolgere due funzioni fondamentali: perseguire na distribuzione del Pil passabilmente equa tra il lavoro e le imprese, e stabilire quali sono i diritti e i doveri specifici dei lavoratori e dei datori.Diritti e doveri al di là di quelli sanciti in generale dalla legislazione in vigore. La disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica compromette ambedue le funzioni, a scapito soprattutto dei lavoratori. Caso mai ve ne fosse bisogno. I redditi da lavoro hanno infatti perso negli ultimi venticinque anni almeno 7-8 punti sul Pil a favore dei redditi da capitale (dati Ocse). Perdere 1 punto di Pil, va notato, significa che ogni anno 16 miliardi vanno ai secondi invece che ai primi. Questa redistribuzione del reddito dal basso verso l´alto ha impoverito i lavoratori, contribuito alla stagnazione della domanda interna, ed è uno dei maggiori fattori alla base della crisi economica in corso. Quanto ai diritti, sono sotto attacco sin dai primi anni ´90 e la loro erosione ha preso forma della proliferazione dei contratti …

"Bersani: Grave errore voler dividere il mondo del lavoro", di Giuseppe Vespo

Dal 2012 la Panda, e non solo quella, potrà essere prodotta come vuole Marchionne: su 18 turni, con 120 ore all’anno di straordinario decise dall’azienda senza accordo sindacale (oggi sono 40 ore), con tre pause da dieci minuti per ogni turno – contro le due da venti minuti di adesso – con qualche voce retributiva in meno per i nuovi assunti e la mensa aperta solo a fine turno; senza la possibilità di scioperare contro le suddette regole e senza la Fiom che chiami in causa i Tribunali. «UN ERRORE» Il piano voluto dal Lingotto per portare l’utilitaria in Campania dà già l’idea di come sarà la nuova Fiat, e forse non solo quella. Ma è da lì, dal Gian Battista Vico, che si deve partire per ripercorrere le tappe che hanno portato alla decisione presa ieri da Federmeccanica: la disdetta preventiva del contratto dei metalmeccanici 2008. Una scelta sbagliata, per il segretario del Pd Pierluigi Bersani: «È un errore – commenta a caldo – impostare le relazioni industriali mettendo in premessa la divisione delle …

Carpi, la ripresa è ancora lontana

La conferma arriva dai dati del ministero dello Sviluppo economico. Ghizzoni: “La crisi colpisce in primo luogo le aziende meccaniche”. L’on. Manuela Ghizzoni del Pd commenta i dati del monitoraggio statistico su industria e aree di crisi riguardanti l’area carpigiana. Ecco la sua nota. «I dati del monitoraggio statistico su industria e aree di crisi del Ministero dello sviluppo economico testimoniano lo stato di difficoltà dell’economia carpigiana. Il dato che riguarda Carpi denuncia che i lavoratori in cassa integrazione straordinaria nel periodo 2008 e 2010 ammontano a ben 1077. Dati aggiornati risulterebbero ancora più allarmanti perché, come sappiamo, in termini occupazionali le conseguenze più pesanti della crisi economica e finanziaria esplosa nell’agosto del 2007 si sono manifestate nel corso degli ultimi mesi. Alcune importanti aziende e cooperative carpigiane, storicamente connesse al tessuto produttivo locale, sono state pesantemente coinvolte dalla crisi. Gli allarmi delle associazioni datoriali e sindacali sono pertanto giustificati e trova conferma il quadro preoccupante emerso dai dati forniti dal comune di Carpi, nel luglio scorso, sulla crescita della cassa integrazione e del tasso …

"Se si dimentica quanto costa al paese la disoccupazione", di Paolo Leon

Si può fare a meno di una politica industriale? La domanda non è retorica, perché in sede europea la politica industriale è, in realtà, proibita. A Bruxelles, da sempre, si identifica la politica industriale con pratiche protezioniste, che contrastano con i principi di concorrenza fondativi dei trattati comunitari. Naturalmente, il protezionismo riappare sempre sotto nuove forme in diversi settori e diversi paesi dell’Unione. Ad esempio, un paese come l’Inghilterra, che gode di un mercato finanziario molto sviluppato, tende a concentrare su di sé la massima quantità di scambi finanziari, proteggendo la propria specializzazione (acquistando, ad esempio, le borse di altri paesi). Oppure, grandi imprese pubbliche fingono di essere private, come l’Electricité de France, le Landesbank in Germania, l’Eni in Italia, realizzando formidabili protezioni entro i propri confini. La produzione militare è sempre stata protetta, perché anche nella Comunità europea le politiche nazionali di difesa hanno un trattamento particolare. Grandi conglomerate, non perseguite come forme monopolistiche da anti trust europeo o nazionale, concentrano nel paese di origine direzione e proprietà. In fondo, anche la differenziazione del …