Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Lavoro precario, lavoro nero e lavoro grigio", di Bruno Ugolini

Nella giungla del lavoro ecco il voucher del lavoro grigio. Non ci sono solo le lotterie dei supermercati che offrono come premio un posticino di lavoro. Non ci sono solo i lavori a progetto, i lavori a chiamata, i lavori in affitto. Esistono da qualche tempo anche i buoni lavoro. Uno va dal tabaccaio e li compra. Oppure va sul sito Inps e trova i moduli necessari da 10, 20 o 50 euro.Conquei «buoni» gli «utilizzatori finali», così li ha chiamati a suo tempo la circolare del ministro del Welfare potranno pagare manodopera occasionale, a buon prezzo. Sarebbe, secondo il ministro, un modo per combattere il lavoro nero. I salariati con voucher sarebbero lavoratori in grigio perché, a differenza dei neri, avrebbero una minima tutela previdenziale e assicurativa. Un’occasione appetitosa per tanti costretti a cercare un’occupazione qualsiasi: studenti, casalinghe, giardinieri, babysitter, dogsitter, insegnanti, pensionati, lavoratori in cassa integrazione o in mobilità o disoccupati, persino gli stranieri. I datori di lavoro potranno essere privati, aziende, imprese familiari, agricoltori, enti locali. Nessun rapporto tra il valore del …

Contratto Unico la lettera del Pd: "tutelare i precari porterà sviluppo"

Nota dei deputati PD Marianna Madìa, Ivano Miglioli, Giulio Santagata e Maria Grazia Gatti La precarietà potrebbe essere rappresentata come un grande segno meno. Il lavoratore «meno garantito» guadagna meno, ha meno tutele su maternità, malattia, indennità di disoccupazione. La crisi lo ha colpito duramente e, come ha sintetizzato Pietro Ichino, si è trovato per strada «senza un giorno di preavviso e senza un euro di indennità». (…) E la lettera di M.M.V. su l’Unità dell’11 aprile è un esempio concreto di ciò che stiamo raccontando. (…) Abbiamo presentato insieme a un centinaio di altri deputati, e dopo approfondite discussioni con l’associazion e 20 maggio,un disegno di legge per l’istituzione di un contratto unico di inserimento formativo (Cuif). Il Cuif è una forma incentivante di accesso al lavoro che unifica e assorbe tutte le forme di lavoro precario attualmente esistenti, che prevede una prima fase di ingresso utilizzando il contratto a tempo determinato per un massimo di 36 mesi, e che rende conveniente per le aziende l’assunzione a tempo indeterminato. Su alcuni punti vorremmo soffermarci: …

Ddl lavoro, la spaccatura non rientra

Ripartito l’iter del ddl che introduce l’arbitrato nel processo del lavoro. Cgil: “Modiche vere o mobilitazione”. Cisl, Uil e Confindustria difendono l’avviso comune, ma gli industriali ammettono: c’è qualcosa da rivedere. Stop all’allungamento della cig . È ripartito in commissione Lavoro alla Camera l’iter del disegno di legge sul lavoro, rinviato alle Camere dal capo dello Stato Giorgio Napolitano per i rischi di aggiramento dell’articolo 18. Il ciclo delle audizioni è iniziato oggi (13 aprile) con le parti sociali e proseguirà per tutta la settimana, ma si scopre subito che sindacati e imprese non cambiano le proprie posizioni: da una parte c’è la Cgil, che insiste sulla necessità di rivedere completamente il testo negli articoli segnalati dal Colle e annuncia una forte mobilitazione; dall’altra ci sono Cisl e Uil che, insieme alla Confindustria, difendono l’avviso comune siglato lo scorso 11 marzo, anche se gli stessi industriali ammettono che c’è qualcosa da rivedere nel testo. In attesa di capire cosa farà il governo, l’ennesimo ritorno in aula a Montecitorio è in calendario per il prossimo 26 …

"Con quel contratto unico d’ingresso la precarietà cresce", di Davide Imola

Nei giorni scorsi è stato presentata al Senato una proposta di legge sul Contratto Unico d’Ingresso (CUI) come la proposta riferibile al professor Boeri per il superamento del dualismo del lavoro e della precarietà. Leggendo il testo di legge sul CUI viene spontaneo dire che le operazioni di riscrittura dei diritti del lavoro dovrebbero almeno avere la decenza di non essere spacciate per un aiuto ai precari. Nel testo proposto, infatti, rimangono tutte le forme di lavoro precario oggi presenti e, in più, si amplia l’utilizzo dei Contratti a termine (oltre 2 milioni e 300mila) introducendo anche la bizzarria di un criterio di reddito a giustificazione del termine (si può fare sopra i 25mila euro riproporzionati per i part time). A questo si aggiunge il CUI come nuova forma di precarietà all’armamentario già esistente. Inoltre: a) I CUI sono possibili anche per le aziende che fanno licenziamenti o cassa integrazione potendo sostituire lavoratori tutelati con altri non tutelati. b) Ogni rimando contrattuale alle parti sociali ha sulla testa una spada di Damocle lasciando, dopo pochi …

"Sacconi: riformare lo Statuto dei lavoratori. Il nuovo piano entro maggio", di Paolo Griseri

Lo Statuto dei lavoratori compie quarant’anni: è ora di cambiarlo. “Entro maggio – garantisce il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – presenterò un testo nuovo”. Applaude la platea degli industriali italiani, certamente pensando alla scomparsa di quelli che Guido Carli definiva nel 1977 “i lacci e i lacciuoli” che imbrigliano l’economia e i profitti. Il ministro non spiega quali saranno le linee del nuovo Statuto destinato a sostituire “entro tre anni”, la legge 300 scritta da Gino Giugni nel 1970. Certamente, garantisce Sacconi, la nuova legge servirà a “completare la liberazione dall’oppressione burocratica, da tutto quello che genera conflitto e dall’incompetenza che minaccia l’occupabilità”. Tradotto in concreto significa la conferma del sistema di arbitrato per i licenziamenti. Il testo del provvedimento, contestato dalla Cgil come una norma che di fatto aggira l’articolo 18 dello Statuto, verrà ripresentato dopo la prima bocciatura di Napolitano: “Aggiusteremo velocemente quel testo – dice Sacconi – confermando l’utilità di un arbitrato che è una opportunità in più per i lavoratori e le imprese rispetto al grande contenzioso esistente”. Il secondo …

Rimettere in moto il Paese: Bersani al convegno di Confindustria

Sia chiaro che non ci preoccupa il confronto ma la chiacchiera inconcludente del cosiddetto dialogo che allontana tutta la politica dalla società ed è pericoloso per tutti, anche per noi che non ce ne sentiamo corresponsabili. Il Pd non si tira indietro perché a noi interessa dimostrare che lavoriamo per il Paese con le nostre idee, potendo dire in trasparenza su questo siamo d’accordo, e lo motiviamo, questo non ci interessa, e lo motiviamo”, così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha concluso il suo intervento al convegno biennale del Centro studi Confindustria per il forum ”Libertà e benessere: l’Italia al futuro” in corso di svolgimento a Parma. Bersani ha condiviso lo spirito con cui è stato aperto il convegno degli imprenditori, “concretezza e semplicità” per risolvere le difficoltà del Paese. In effetti, ha ribadito il leader democratico, c’è l’urgenza di “fare qualcosa”. Nessun pessimismo ma qualche preoccupazione che ci spinge a “fare di più, e a farlo insieme, per il Paese”. Il pensiero delle riforme non può essere diviso dalla politica economica, anzi …

"Più poveri e precari dopo la mobilità", di Marina Cassi

A gennaio 2010 sono stati in 21.166 a iscriversi alla mobilità. Perdere il lavoro e finire in lista di mobilità è l’incubo di tutti i lavoratori; una paura più che giustificata visto che solo poco più della metà riesce a trovare una nuova occupazione. A aiutarli a reimpiegarsi sono per lo più amici e conoscenti. E non basta: la maggior parte dei nuovi lavori è instabile e le retribuzioni tendono al ribasso rispetto ai guadagni percepiti dai lavoratori prima di essere collocati nelle liste di mobilità. Un quadro drammatico dipinto da una ancor embrionale ricerca dell’Ires-Cgil Lucia Morosini in collaborazione con l’Agenzia Piemonte Lavoro. Il questionario è stato diffuso nel corso del 2009 e fotografa, quindi, anche i primi effetti della crisi. L’indagine ha selezionato oltre mille lavoratori e finora ha analizzato le risposte di 350: se prima della crisi della azienda tutti avevano contratti a tempo indeterminato successivamente, tra i 177 che sono rientrati nel mercato del lavoro, la percentuale scende a circa il 40% rispetto al 53,1% dei contratti a tempo determinato. E …