Tutti gli articoli relativi a: lavoro

«Con il marchio da stagista », di Bruno Ugolini

Mentre ci si incatena o ci si mette in mutande o si sale su gru e tetti, c’è chi non può certo ricorrere a simili intemperanze. Sono i lavoratori flessibili, isolati, in piena solitudine. Tra questi una condizione particolare è quella dello stagista. Mi è capitato di leggere nel sito da Marco Patruno, una particolare testimonianza. Racconta Stefania: «Tempo fa ho notato in una famosa catena di profumerie che alcune commesse portavano una spilla dove vicino al loro nome compariva la scritta STAGISTA. Quelle ragazze stavano lavorando, perché bollarle e declassarle?». Stefania ha avuto una prima esperienza con un regolare contratto e mille euro al mese. Poi si è trovata «sballottata nel limbo degli stage». E ha capito che «quello che doveva essere un orientamento al lavoro si è trasformato in un fenomeno di malcostume imperante ormai in tutte le categorie produttive, anche in alcune dove la natura stessa dello stage, quello di esperienza formativa, viene completamente meno». Così è possibile trovare, sostiene, annunci del tipo: «Cercasi stagista animatore, cercasi stagista banco pescheria, cercasi stagista …

La lezione di Prodi: «Ci rubano gli ingegneri, l’Italia non innova più», di Bianca Di Giovanni

Quando in Confindustria comincia a parlare Romano Prodi inizia un «film» sul mondo e sull’Italia radicalmente diverso da quello «proiettato» fino a un minuto prima da Maurizio Sacconi. Tutto cambia: analisi e prospettive. A cominciare da quelle ampie, che hanno per orizzonte gli equilibri geopolitici. Il ministro del lavoro parla di un «patto transpacifico» che gli Stati Uniti stanno imbastendo con la Cina. Per lui sarebbe la fine del patto Atlantico, e l’inizio per l’Europa di nuove alleanze. Quelle con Russia e arabi (leggi Libia). Il governo è «amico di Putin» (come il premier) e nemico degli «anglo-cinesi ». Per l’Italia è uno stravolgimento, un gioco pericoloso che isola la penisola del consesso occidentale. Per Prodi invece proprio il rapporto con la Cina è la formula per battere la crisi. «State attenti che la Cina è inarrestabile – avverte Prodi – Meglio averla come alleata e prendere i vantaggi». Per aver detto questo, l’ex premier si è preso «molte legnate» in passato. Ma oggi quel messaggio è più vero che mai. Perché nella storia «si …

“Confindustria: a rischio 700.000 posti di lavoro. Il PD: ‘Governo immobile, servono riforme'”, di A.Dra

Ma cos’è questa crisi? La crisi è finita. La crisi è passata. La crisi la si combatte con l’ottimismo.Se fosse per Berlusconi la crisi non sarebbe neanche mai esistita visto che lui è stato uno dei pochi in Italia a vedere un aumento degli introiti economici. Ma c’è chi non la pensa così, a partire da Confindustria che attraverso il suo Centro Studi mantiene alto l’allarme: “La ripresa sarà lenta, lunga e insidiosa”. C’è infatti il rischio concreto che nei prossimi due anni si potrà registrare un calo di 700 mila posti di lavoro a meno che non si intervenga con nuove politiche imprenditoriali per uscire “da questa situazione grigia”. Per i ricercatori di Confindustria i prossimi mesi saranno decisivi: le stime annunciate dal Centro studi prevedono – in miglioramento rispetto la precedente analisi – un Pil a -4,8% nel 2009 e a +0,8% nel 2010. Il deficit rimarrà al 5% del Pil e il debito che nel 2009 è del 114,8%, salirà il prossimo anno al 117,8 Per il presidente di Confindustria, le priorità …

«Tessile in sofferenza ‘A rischio 80 mila posti’», di Susanna Marzolla

L’idea di punta è «On stage», passerella dei migliori dieci «stilisti emergenti» a livello internazionale: una spruzzata di novità per non pensare troppo alla crisi del settore. Ma anche a Milano Unica, il salone del tessile che si apre oggi – presente Silvio Berlusconi – i numeri sono crudeli: 486 espositori (382 italiani e 98 da altri paesi europei) con un calo del 25 per cento. E anche se la diminuzione si è attenuata tra l’esposizione di febbraio e l’odierna («solo» un meno 10%) basta girarsi intorno nella regione ospitante per capire cosa sta succedendo. «Ventotto aziende chiuse, 749 in crisi, oltre 29mila lavoratori in cassa integrazione e mobilità»: questi i dati snocciolati dalla Femca-Cisl della Lombardia. Che, più nel dettaglio, specifica: «Il 70% per cento dei lavoratori in cassa è attualmente sospeso dall’incarico. I territori più colpiti sono Como (6.600 lavoratori sospesi), Varese (2.700), Bergamo (1.600)». Cioè i distretti della seta, oppure la Val Seriana chiamata un tempo «la valle dell’oro» per il valore dei suoi filati e soprannominata adesso, da chi ci vive, …

“La retromarcia dei redditi fermi ai livelli di 10 anni fa”, di Bianca Di Giovanni

Si annunciano con titoloni timidi segnali di ripresa, roba da zero virgola (direbbe Giulio Tremonti). Ma la realtà è una terra desolata. Lavoratori esasperati, estromessi dal ciclo produttivo, sempre più a rischio povertà. Questa è la cronaca della crisi a fine 2009. Altro che ripresa. L’Unione europea aveva già annunciato in primavera che in Italia l’incubo subprime sarebbe costato un milione di posti di lavoro. Un prezzo altissimo, sulle spalle dei giovani precari, ma anche dei cinquantenni con famiglia a carico. Numeri così non perdonano nessuno. Anche l’ufficio studi di Bankitalia qualche mese fa lanciava l’allarme occupazione. Intervenendo al Forex di Milano il governatore Mario Draghi non ha nascosto le sue preoccupazioni. «Nel terzo trimestre del 2008 l’insieme dei lavoratori a termine, interinali e a progetto sfiorava i tre milioni – aveva detto – Per circa quattro quinti di questi lavoratori il contratto giunge a scadenza entro un anno. Su di loro grava un rischio particolare». Quattro quinti: cioè 2 milioni e mezzo. Un esercito di precari sull’orlo del baratro. Nonostante la ripresina. Cinque mesi …

“Crisi e occupazione, prove di disgelo tra Marcegaglia e Epifani”, di Laura Matteucci

Prima il vis-à-vis con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ne uscirà parlando di «incontro costruttivo». Poi il clima disteso del pranzo lungo e informale con il ministro Giulio Tremonti, insieme ad Enrico Letta. A Cernobbio, l’ultima giornata del workshop Ambrosetti il segretario della Cgil Guglielmo Epifani la passa da protagonista: incassa commenti fino a ieri inaspettati: «Il suo intervento mi è parso molto responsabile e molto interessante», dice a sorpresa il mai tenero Tremonti. «Nonostante l’accordo separato sulla riforma contrattuale, in questi mesi la Cgil ha sempre avuto un atteggiamento responsabile», rincara la dose Marcegaglia. Qualcosa è cambiato ai vertici dei poteri che governano il paese: qualcuno deve aver capito che una fase come questa non si governa senza il più grande sindacato italiano, che la spinta centrifuga nata dalla crisi può finire per travolgere tutti allo stesso modo, e che «affrontare la crisi uniti conviene a tutti», dice Epifani. «Ho chiesto a Confindustria – continua – di impegnarsi di più sulla crisi, sull’occupazione e sulla fiscalità per il lavoro dipendente. Certo, quello …

“La distruzione del capitale umano”, di Federico Rampini

La crisi non è finita, avrà serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi». L´allarme di Napolitano al seminario Ambrosetti di Cernobbio sottolinea una specificità italiana e al tempo stesso coglie un problema mondiale. La «jobless recovery», ripresa che non crea occupazione, è al centro dell´attenzione anche in America. Ma l´Italia, con due milioni di disoccupati, non è riuscita finora ad agganciare neppure la mini-crescita dei nostri due principali partner economici, Germania e Francia. L´autunno sarà durissimo per chi cerca un impiego, le tensioni sociali s´inaspriranno. Il contesto mondiale non ci aiuta. Gordon Brown nel presiedere il G-20 parla di «snodo critico per l´economia globale». E avverte: guai a pensare che il peggio sia passato. Il ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner, conferma: «Sfide serie all´orizzonte, sarebbe un errore premere troppo presto sul freno». Il Fondo monetario internazionale corregge in peggio le stime sulla recessione a fine 2009: meno 1,4% la crescita globale, un dato perfino troppo roseo perché è una media con i paesi che continuano a svilupparsi come Cina e India. I …