Tutti gli articoli relativi a: lavoro

“La distruzione del lavoro”, di Tito Boeri

In questa recessione abbiamo sin qui perso 562mila posti lavoro. È la cifra cui si giunge depurando dalle statistiche da ieri finalmente disponibili sull´andamento dell´occupazione dall´inizio della recessione al giugno 2009, i dati sul lavoro degli immigrati, viziati come sempre dalla complessità delle politiche di regolarizzazione nel nostro paese. È un conto destinato probabilmente a peggiorare nei prossimi mesi, dato che l´occupazione reagisce sempre con ritardo all´andamento dell´economia. E dato che molti lavoratori hanno già esaurito la durata massima dei trattamenti di Cassa Integrazione. Tre posti di lavoro su quattro distrutti dalla crisi sono contratti a tempo determinato, collaborazioni coordinate e continuative e altri lavori autonomi che probabilmente malcelano posizioni di lavoro subordinato. Sono tutte posizioni non coperte dagli attuali ammortizzatori sociali considerati dal ministro del Lavoro e da quello della Funzione Pubblica (che gestisce di fatto i contratti di lavoro dei molti precari della nostra Pubblica Amministrazione) i “migliori del mondo”. Le perdite occupazionali più consistenti si registrano nel Mezzogiorno (-4 per cento), dove domina la piccola impresa, da cui si accede, nel migliore …

“Professionisti 300 mila a rischio”, di Isidoro Trovato

Da Norman Foster a Bonelli, Erede, Pap­palardo. Gli studi pro­fessionali subiscono un duro contraccolpo dalla cri­si economica internazionale. Una flessione che ha intacca­to ricavi e occupazione. In Ita­lia le stime del Cup (Comitato unitario degli ordini e dei col­legi professionali) per il 2009 prevedono quasi 300 mila po­sti di lavoro persi da liberi pro­fessionisti a partita Iva che non possono contare su am­mortizzatori sociali o misure di tutela straordinarie. Specia­listi che dovranno riconvertir­si, sperimentare altri settori o addirittura cambiare lavoro. Ad accusare il colpo ci sono nomi illustri ma soprattutto una miriade di piccole realtà che nel 2008 hanno guadagna­to, in media 15 mila euro in meno, hanno dovuto ridurre il budget destinato alle consu­lenze e alle risorse umane, quindi tagliare contratti e po­sti di lavoro. La caduta del mattone Tra le categorie più colpite gli architetti, legati a doppio fi­lo alla crisi dell’edilizia, al pun­to che firme di primo piano co­me l’olandese Erick Van Ege­raat chiude il suo studio mila­nese dopo lo stallo del proget­to Milanofiori. Turbolenze an­che per qualche grosso studio italiano, come …

«”Il lavoro prima di tutto”, la ricetta Pd. Convegno alla Gam con Franceschini, Fassino, Cofferati e Treu», di M. Trab.

Damiano: presentiamo un documento che vuole rappresentare sia il lavoro precario sia quello della partita Iva CASSA integrazione ordinaria che passi da 12 a 24 mesi, indennità di disoccupazione universale, alleggerimento della pressione fiscale per i redditi fino a 30.000 euro l’anno, quattordicesima ai pensionati più deboli, stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione: sono le proposte del Pd per il lavoro e lo stato sociale che, oggi alle 16 saranno presentate alla Gam, in via Magenta 31 nell’incontro dal titolo «Liberiamo ilfuturo: il lavoro prima di tutto». A farlo sarà il segretario nazionale Dario Franceschini e insieme con lui sul palco a discutere di lavoro e Stato sociale ci saranno altri autorevoli esponenti della sua mozione come Cesare Damiano (candidato alla segreteria regionale del Pd) e Tiziano Treu, che sono anche gli autori del documento, Piero Fassino e Sergio Cofferati. «In questo documento spiega Damiano- abbiamo voluto rappresentare il lavoro nella sua complessità: quello protetto e quello precario, l’autonomo, quello della Partita Iva. Siamo consapevoli del fatto che a pagare maggiormente questa crisi sono i …

“Ventenni senza lavoro e senza studio. I rischi di una generazione «stritolata»”, di Maurizio Ferrera

Qualche mese fa la Confederazione europea delle associazioni giovanili ha lanciato l’allarme: il credit crunch rischia di trasformarsi in uno youth crunch , ossia in una vera e propria morsa «stritola-giovani». Gli ultimi dati Eurostat e Ocse sulle forze di lavoro segnalano che lo scenario si sta purtroppo avverando. Nel primo trimestre 2009 il numero di disoccupati Ue al di sotto dei 24 anni ha raggiunto i cinque milioni. In termini percentuali, la disoccupazione giovanile è non solo più del doppio rispetto a quella totale (18,3% di contro all’8,3%), ma sta crescendo molto più velocemente. Come sottolinea il rapporto Ocse sull’occupazione 2009 la crisi sta ricreando quel solco generazionale nell’accesso al lavoro che le economie europee avevano cominciato faticosamente a colmare a partire dal 2005. L’Italia si trova in condizioni particolarmente gravi. La disoccupazione fra gli under 24 ha superato il 25% negli ultimi mesi: 5 punti in più dell’anno scorso, mezzo milione di ragazze e ragazzi. Nella classifica europea siamo superati solo da Spagna e Lettonia. Conosciamo la principale causa del fenomeno: i giovani …

«Ocse, in Italia un milione di senza lavoro in più», di Laura Matteucci

Una situazione occupazionale così grave non si vedeva dal dopoguerra in tutta l’area Ocse. E per l’Italia «il peggio deve ancora venire». L’Organizzazione economica, nel suo rapporto 2009, registra difficoltà pesanti soprattutto per Italia, Francia e Germania. Se in alcuni Paesi come Irlanda, Giappone, Spagna e Stati Uniti, già nel2009 si è registrato un forte aumento di disoccupati a causa della crisi economica, in altri, tra cui l’Italia, «la gran parte della crescita della disoccupazione deve ancora arrivare». Finora è stata la Spagna, con un tasso di disoccupazione al 18,1% a giugno, lo stato che ha pagato il tributo più grande alla crisi, in termini di lavoro. In Francia il tasso è al 9,4% a metà di quest’anno, in Germania è al 7,7%. Da noi, nel primo trimestre, è stato del 7,4%. UN ESERCITO DI DISOCCUPATI Dal 2007 ad oggi i disoccupati dell’area Ocse sono aumentati di 15milioni, ed entro la fine del 2010 questo esercito di «nuovi» senza lavoro raggiungerà quota 25 milioni (+1,1 in Italia), per portare il totale a 57 milioni. In …

“Reddito base e disoccupazione”, di Luciano Gallino

Sul fronte dell´occupazione la crisi ci consegna uno scenario con alcuni tratti decisamente negativi. Sindacati e Confindustria sono d´accordo nel prevedere che nei prossimi mesi i disoccupati continueranno ad aumentare. Tolta una minoranza che troverà abbastanza presto un lavoro decentemente retribuito, in linea con la qualifica professionale posseduta, nel 2010 e dopo la loro massa si dividerà in tre gruppi: quelli che per vivere dovranno accettare un lavoro mal pagato, al disotto delle loro qualifiche e titoli di studio; i disoccupati di lunga durata, che dovranno aspettare anni prima di trovare un posto; infine quelli, soprattutto gli over 40, che un lavoro non lo troveranno mai più. Questo perché dopo le ristrutturazioni aziendali imposte o favorite dalla crisi, la produttività crescerà; ma insieme con essa aumenterà il numero di persone che dal punto di vista della produzione appaiono semplicemente superflue. Dinanzi a un tale scenario, che riguarda milioni di persone, la riforma degli ammortizzatori sociali di cui si parla equivale a proporre a un malato il cui stato si aggrava giorno per giorno di prendere …

Energia verde: 8 milioni di posti di lavoro

I posti di lavoro verdi nel settore dell’energia possono diventare 8 milioni a livello globale entro il 2030. Basta puntare su fonti rinnovabili ed efficienza energetica. È quanto rivela il nuovo rapporto di Greenpeace “Working for the Climate: Green Job [R]evolution”, realizzato in collaborazione con il Consiglio europeo per l’energia rinnovabile (EREC). I risultati del rapporto sono stati valutati positivamente dall’International Trade Union Confederation e, in Italia, da Guglielmo Epifani, Segretario Generale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) SALVARE IL CLIMA CREANDO LAVORO Oggi in Europa ci sono già 450 mila lavoratori nel settore delle energie rinnovabili, che ha un fatturato di oltre 40 miliardi di euro. Ma si tratta solo dell’inizio. Il rapporto Greenpeace/EREC, infatti, presenta un modello di sviluppo che mira a tagliare le emissioni nel settore energetico, raggiungendo maggiore occupazione rispetto a quella garantita dall’attuale dipendenza dal carbone, e senza ricorrere allo sviluppo del nucleare. Si dimostra così che, scegliendo la Rivoluzione Energetica, l’industria delle rinnovabili potrà raggiungere 6,9 milioni di posti di lavoro entro il 2030, mentre 1,1 milioni di …