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La nuova legge elettorale

“Non è possibile immaginare che dalla palude venga fuori una qualsiasi governabilità”. Questo è stato il commento di Pier Luigi Bersani sulla riforma elettorale dopo il blitz di Pdl, Udc e Lega che ha alzato a 42,5% la soglia per il premio di coalizione alla prossima tornata elettorale. “Non ce l’ho con nessuno, invito tutti a riflettere, a fare come abbiamo fatto noi: prima di tutto l’Italia. Noi – ha continuato il Segretario del PD – un anno fa abbiamo fatto una scelta che significa prima di tutto l’ Italia, la facessero anche loro questa scelta. La legge elettorale non può lasciare il paese nella confusione: la soglia del 42,5% e’ troppo elevata e occorre studiare una tecnica che consenta alle forze di maggioranza di governare”.
“Noi lavoriamo per un accordo pero’ voglio dire due cose molto precise: la prima e’ che nessuno pensi che si possa andare avanti a strappi, magari fatti contro di noi, per poi aggiustare qualcosa dopo. Si deve ragionare sull’insieme di questa riforma. Non si va avanti a strappi. Seconda cosa, e’ che sia chiaro che non saremo mai disponibili ad approvare una legge che dichiarasse da subito che l’Italia non e’ governabile”.
“Mi spiace – ha proseguito Bersani – ma questa responsabilità non ce la prendiamo perché non stiamo pensando al Pd ma al nostro Paese che ha un sacco di problemi e che deve essere governato da qualcuno l’anno prossimo”.
Alla domanda dei cronisti sulla possibilita’ che si voglia varare una legge elettorale perche’ non vinca il Pd, Bersani ha sottolineato che “probabilmente per paura che possa vincere il Pd si arriva a decisioni che rendono purtroppo al di sotto la soglia di governabilità. Non c’è’ nessuno che con il 30% voglia il 55% – ha continuato Bersani – ma attenzione, non possiamo consegnare il Paese alla prospettiva di non avere un azionista di riferimento per organizzare un governo per questo Paese”.
Bersani si è detto disponibile ad una riforma, “a patto che il giorno delle elezioni si sappia chi governerà”
Per Maurizio Migliavacca , coordinatore della segretaria nazionale del Pd, “nessuno vuole il 55 per cento dei seggi con il 30 per cento dei voti. Casini eviti di scherzare su un tema così serio. Non è proprio il caso. Il punto è che si sta parlando di una riforma elettorale che in premessa nega ogni possibile governabilità. Lo diciamo non per il Pd, ma nell’interesse dell’Italia”.
“Sulla legge elettorale noi affronteremo stasera il passaggio cruciale. Nella giornata di ieri si è registrato un voto che io definisco inquietante, con cui si è stabilito di fissare la soglia al 42,5 per cento per il premio di maggioranza senza prevedere alcuna possibilità, nel caso in cui la coalizione non raggiungesse quella soglia, di premio al primo partito. Si scontrano due visioni: quella di chi, come noi, vorrebbe un sistema che consenta agli elettori di avere un governo stabile e coeso la sera stessa delle elezioni e quella di chi vuole una legge elettorale che non faccia né vincere né perdere nessuno”. Lo ha detto ai cronistiAnna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.
“Noi pensiamo al bene dell’Italia – ha proseguito Anna Finocchiaro – Pensiamo che la soglia del 40 per cento debba essere comunque posta come limite alle coalizioni per il premio di maggioranza, pensiamo che se quella soglia viene raggiunta la coalizione vincente debba avere la maggioranza del 54 per cento sia alla Camera che al Senato, pensiamo che in caso contrario al primo partito vada un premio che noi stimiamo sul 12 per cento, ma che non può essere inferiore al 10. E’ ancora, come sempre, la prospettiva futura del Paese che ci interessa. Noi pensiamo che l’Italia abbia bisogno di un governo stabile, coeso e forte, altri pensano che sul tema della legge elettorale si possa trovare un escamotage per non avere né vinti né vincitori. Noi crediamo che questo non faccia bene all’Italia e non lo possiamo consentire”.
”Sono contrario alla legge elettorale che si sta delineando al Senato. Sarebbe un proporzionale puro e nessuno governerà l’Italia”. Così il vice presidente del Senato Vannino Chiti ospite della trasmissione Agorà.
”Garantire la rappresentanza dei cittadini – ha proseguito il Senatore Pd – non significa soltanto conoscere il nome di chi si vota, e’ anche il collegamento tra l’eletto e il territorio per tutta la legislatura. Se invece si scelgono le preferenze (con i costi per la politica e il rischio di condotte ai limiti se non oltre l’illegalità che possono comportare) in circoscrizioni molto ampie, come nella bozza di legge, – al Senato addirittura tutta una regione – il collegamento con i territori viene meno”.
Inoltre, aggiunge l’esponente del Pd, ”si eleggono i 2/3 dei parlamentari con le preferenze e 1/3 con il listino bloccato, ma il listino ha la precedenza. Quindi chi porta la bandiera delle preferenze, in molte circoscrizioni eleggerà un solo rappresentante che verrà preso dal listino bloccato”.
Insomma, ha concluso Chiti, “se vogliamo che ci sia un governo dopo le elezioni, dobbiamo almeno abbassare la soglia per il premio di maggioranza al 40% e stabilire che se nessuna coalizione la supera si assegna un premio in seggi del 10% al primo partito. Il ‘porcellum’ nel 2005 lo vollero il Pdl, la Lega e l’Udc. Noi votammo contro. Adesso con questa riforma ci stanno portando in Grecia, e non per turismo, anziché in Germania o in Francia come si era detto”.
“Oggi si è votata la ingovernabilià della prossima legislatura”. Lo ha detto il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda a seguito del voto della Commissione Affari Costituzionali.
“Mi auguro che in Aula le decisioni di questa rinnovata maggioranza Pdl – Lega cambino. Ma, se la soglia dovesse rimanere questa, avremmo una legislatura ingovernabile”.
“Nel 2005 l’ingovernabilità della legislatura successiva era stata decisa con il porcellum, cioè con le liste bloccate. Adesso si vuole arrivare all’ingovernabilità della prossima legislatura mettendo una soglia irraggiungibile”.
“Considero gravissimo l’emendamento alla legge elettorale che fissa la soglia del 42,5% per il premio di maggioranza alla coalizione. E’ a tutti gli effetti un inganno ai danni degli italiani che voteranno per una coalizione alla quale sarà impedito di governare”. Lo dice Nicola Latorre, vicepresidente del Gruppo PD al Senato che continua: “Pdl e Lega, destinate alla sconfitta elettorale, invece di preoccuparsi di come recuperare credibilità e consenso nella società, legiferano ancora una volta per impedire al centrosinistra di governare. Si ripropone l’operazione vergognosa fatta alla fine della legislatura 2001-2006 con il Porcellum per impedire il pieno successo elettorale di Prodi. Purtroppo, oggi come allora, l’Udc sceglie Berlusconi”.
www.partitodemocratico.it

"Lettera di una precaria ai suoi figli", di Claudia Pepe

Tante volte mi chiedo se è giusto che mi vediate sempre così: assurdamente giovane e caparbia. Tante volte troppo arrabbiata per essere una madre di due splendidi ragazzi. Essere precaria non è da tutti, ci vuole forza, ci vuole carattere, ci vuole il cuore gonfio di passione e di memoria. Oggi, ragazzi, non ci siete. Tutti e due siete ad incontrare la vostra vita, siete presi con un futuro da costruire e un bagaglio in più: una mamma che non smette di lottare. Tante volte mi chiedo se è giusto che mi vediate sempre così: assurdamente giovane e caparbia. Tante volte troppo arrabbiata per essere una madre di due splendidi ragazzi. Non sono qui per chiedervi scusa ma per spiegarvi perché avete una mamma così diversa, una mamma che qualche volta pensa più alla scuola che a stirare bene le camicie o a rattoppare un buco nei vostri jeans o a infornare torte di mele.
Essere precaria non è da tutti, ci vuole forza, ci vuole carattere, ci vuole il cuore gonfio di passione e di memoria. Io non vi ho raccontato molte favole, sarà perché non ci credo: sono così tristi, così staccate dalla nostra vita che è invece piena di momenti potenti che possiamo riempire album di ricordi senza dover attaccare fotografie. Non ho potuto accompagnarvi sempre a scuola o fare i compiti con voi, perché ero in un’altra scuola e sempre diversa. La mia vita non è mai stata tranquilla: il giorno dopo non so se avrei trovato sempre i miei allievi, la mia musica, la mia cattedra le mie impronte sui quei banchi rotti e traballanti ma così cari, che quando non li ho è come non trovassi una parte della mia vita. Non vi ho potuto accompagnare a tutte le feste dei vostri compagni. No, ma vi ho accompagnato con gioie diverse a capire gli insegnanti, la scuola, la bellezza del ritrovarsi a parlare, a discutere, a suonare e sognare.
Con una mamma precaria non si può dire dove si trascorrerà l’estate, perché la vostra mamma l’estate non è più nulla se non una lavoratrice violata. Violata come le donne: perché la scuola è donna. Grandi intellettuali hanno accomunato la scuola ad una massaia: la provvidenza per i figli, sempre. E così, tutti sono bravi ad accusare la donna senza esserlo: sono prese a botte, umiliate, ridotte a schiave ma sempre zitte. La denuncia non è mai presa in considerazione, le sue volontà sono sempre subordinate al volere maschile, la sua valenza non sarà mai alla pari con un mondo che le mette in un angolo in attesa di folata di speranza. Essere precarie vuol dire essere violate come le donne sedotte e abbandonate, con un seno ancora grondante di latte che duole. Silenziosamente e senza arrecare danni, lo dobbiamo levare e buttare nel lavandino come fosse cibo avariato. E come le donne, la scuola è la prima ad essere derubata sempre: perché lo siamo sempre state. Essere precaria vuol dire non sapere mai se potrò aiutarvi nel vostro cammino, se i soldi basteranno , se i soldi arriveranno. Io vi ho sempre accompagnato, e lo sapete, con quell’amore che sa delle nostre vite, delle giornate passate con tanto lavoro e poche carezze chiuse in un pugno di rabbia e di solitudine.
E’ proprio vero che la vecchiaia incomincia quando dici che ti senti come un’adolescente . Sapete perché? Perchè ti rifiuti di pensare che la tua vita data per educare, per amare, per formare, per aiutare, non possa essere legittimata da parte di chi non sa cosa sia la scuola. Voi lo sapete, perché mi vedete tutte le mattine alzarmi all’alba piena di spartiti, di fotocopie, di dischi, di emozioni da dare. Emozioni che vi faccio vostre quando parlo delle mie giornate, di quello che è successo e di quello che vorrei che rimanesse nei ricordi dei miei studenti. Essere precari, vuol dire essere un numero in una graduatoria che cambia quando cambiano le persone, i loro interessi e i loro affari. Il precario è solo una pedina che possono spostare nella scacchiera quando cambia il vento, e che si deve aggrappare alla riva per non annegare. Ma questo a chi dispone delle nostre vite non interessa. Loro non pensano che qualche volta, tornando la sera, ti piacerebbe entrare , sederti a tavola, ed essere una persona che ritrova il profumo della sua casa e l’allegria del suo disordine. Loro non pensano e non conoscono il profumo delle cose semplici e antiche, come quelle che i nostri padri costituenti hanno legiferato, perseguito e reso leggi.
Figli miei, sappiate che le loro leggi cambiano come cambia il vostro aspetto: ieri eravate bimbi, oggi giovani uomini di cui il futuro non è certo. Tutti i giovani hanno avuto una grande problematica nella loro vita. Se penso ai miei genitori, penso alla guerra ma poi, subito, alla resistenza e ai partigiani. Se penso a me penso alla guerra ma non ad una pace. Se penso a voi, non penso. So che avete le basi per essere migliori perché sapete cos’è il peggio. Essere precaria, ragazzi miei, vuol dire essere madre di molti figli illegittimi: perchè non esiste più il saper amare e non esistono più responsabilità a cui non puoi sottrarti. Siamo trattati come in certi canili: aspettando per poter mangiare , aspettando che arrivi il nostro turno, aspettando che si accorgano di noi. Ma non è mai il nostro momento.
E allora, dobbiamo abbaiare più forte per farci sentire, dobbiamo arrampicarci, dobbiamo darci fuoco per dire che ci siamo e qualche volta prendiamo anche bastonate, ci danno dei viziati e decidono che siamo da buttare. Qualche volta un maestro viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e viene trovato morto, qualche volta un’insegnante finisce le sue serate con la sua bottiglia nascosta e qualche volta una precaria butta tutto dalla finestra, regalando alla notte la sua fantasia e il suo dolore. Miei adorati figli , oggi non ci siete e nella vostra mancanza rispecchio il mio dolore e il mio rimpianto. Ma forse, essere precari oggi, è diventato un dovere: perché non c’è nulla di così noioso che rimanere fissa nel cuore di qualcuno. Io in questo non sono precaria, questo non sono riusciti a togliermelo. Il mio amore per voi e nel vostro esistere, è la mia forza . Mi accompagna ogni giorno nel difficile ma esaltante amore per la vita: con la scuola e i miei studenti.
da www.partitodemocratico.it

“Lettera di una precaria ai suoi figli”, di Claudia Pepe

Tante volte mi chiedo se è giusto che mi vediate sempre così: assurdamente giovane e caparbia. Tante volte troppo arrabbiata per essere una madre di due splendidi ragazzi. Essere precaria non è da tutti, ci vuole forza, ci vuole carattere, ci vuole il cuore gonfio di passione e di memoria. Oggi, ragazzi, non ci siete. Tutti e due siete ad incontrare la vostra vita, siete presi con un futuro da costruire e un bagaglio in più: una mamma che non smette di lottare. Tante volte mi chiedo se è giusto che mi vediate sempre così: assurdamente giovane e caparbia. Tante volte troppo arrabbiata per essere una madre di due splendidi ragazzi. Non sono qui per chiedervi scusa ma per spiegarvi perché avete una mamma così diversa, una mamma che qualche volta pensa più alla scuola che a stirare bene le camicie o a rattoppare un buco nei vostri jeans o a infornare torte di mele.
Essere precaria non è da tutti, ci vuole forza, ci vuole carattere, ci vuole il cuore gonfio di passione e di memoria. Io non vi ho raccontato molte favole, sarà perché non ci credo: sono così tristi, così staccate dalla nostra vita che è invece piena di momenti potenti che possiamo riempire album di ricordi senza dover attaccare fotografie. Non ho potuto accompagnarvi sempre a scuola o fare i compiti con voi, perché ero in un’altra scuola e sempre diversa. La mia vita non è mai stata tranquilla: il giorno dopo non so se avrei trovato sempre i miei allievi, la mia musica, la mia cattedra le mie impronte sui quei banchi rotti e traballanti ma così cari, che quando non li ho è come non trovassi una parte della mia vita. Non vi ho potuto accompagnare a tutte le feste dei vostri compagni. No, ma vi ho accompagnato con gioie diverse a capire gli insegnanti, la scuola, la bellezza del ritrovarsi a parlare, a discutere, a suonare e sognare.
Con una mamma precaria non si può dire dove si trascorrerà l’estate, perché la vostra mamma l’estate non è più nulla se non una lavoratrice violata. Violata come le donne: perché la scuola è donna. Grandi intellettuali hanno accomunato la scuola ad una massaia: la provvidenza per i figli, sempre. E così, tutti sono bravi ad accusare la donna senza esserlo: sono prese a botte, umiliate, ridotte a schiave ma sempre zitte. La denuncia non è mai presa in considerazione, le sue volontà sono sempre subordinate al volere maschile, la sua valenza non sarà mai alla pari con un mondo che le mette in un angolo in attesa di folata di speranza. Essere precarie vuol dire essere violate come le donne sedotte e abbandonate, con un seno ancora grondante di latte che duole. Silenziosamente e senza arrecare danni, lo dobbiamo levare e buttare nel lavandino come fosse cibo avariato. E come le donne, la scuola è la prima ad essere derubata sempre: perché lo siamo sempre state. Essere precaria vuol dire non sapere mai se potrò aiutarvi nel vostro cammino, se i soldi basteranno , se i soldi arriveranno. Io vi ho sempre accompagnato, e lo sapete, con quell’amore che sa delle nostre vite, delle giornate passate con tanto lavoro e poche carezze chiuse in un pugno di rabbia e di solitudine.
E’ proprio vero che la vecchiaia incomincia quando dici che ti senti come un’adolescente . Sapete perché? Perchè ti rifiuti di pensare che la tua vita data per educare, per amare, per formare, per aiutare, non possa essere legittimata da parte di chi non sa cosa sia la scuola. Voi lo sapete, perché mi vedete tutte le mattine alzarmi all’alba piena di spartiti, di fotocopie, di dischi, di emozioni da dare. Emozioni che vi faccio vostre quando parlo delle mie giornate, di quello che è successo e di quello che vorrei che rimanesse nei ricordi dei miei studenti. Essere precari, vuol dire essere un numero in una graduatoria che cambia quando cambiano le persone, i loro interessi e i loro affari. Il precario è solo una pedina che possono spostare nella scacchiera quando cambia il vento, e che si deve aggrappare alla riva per non annegare. Ma questo a chi dispone delle nostre vite non interessa. Loro non pensano che qualche volta, tornando la sera, ti piacerebbe entrare , sederti a tavola, ed essere una persona che ritrova il profumo della sua casa e l’allegria del suo disordine. Loro non pensano e non conoscono il profumo delle cose semplici e antiche, come quelle che i nostri padri costituenti hanno legiferato, perseguito e reso leggi.
Figli miei, sappiate che le loro leggi cambiano come cambia il vostro aspetto: ieri eravate bimbi, oggi giovani uomini di cui il futuro non è certo. Tutti i giovani hanno avuto una grande problematica nella loro vita. Se penso ai miei genitori, penso alla guerra ma poi, subito, alla resistenza e ai partigiani. Se penso a me penso alla guerra ma non ad una pace. Se penso a voi, non penso. So che avete le basi per essere migliori perché sapete cos’è il peggio. Essere precaria, ragazzi miei, vuol dire essere madre di molti figli illegittimi: perchè non esiste più il saper amare e non esistono più responsabilità a cui non puoi sottrarti. Siamo trattati come in certi canili: aspettando per poter mangiare , aspettando che arrivi il nostro turno, aspettando che si accorgano di noi. Ma non è mai il nostro momento.
E allora, dobbiamo abbaiare più forte per farci sentire, dobbiamo arrampicarci, dobbiamo darci fuoco per dire che ci siamo e qualche volta prendiamo anche bastonate, ci danno dei viziati e decidono che siamo da buttare. Qualche volta un maestro viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e viene trovato morto, qualche volta un’insegnante finisce le sue serate con la sua bottiglia nascosta e qualche volta una precaria butta tutto dalla finestra, regalando alla notte la sua fantasia e il suo dolore. Miei adorati figli , oggi non ci siete e nella vostra mancanza rispecchio il mio dolore e il mio rimpianto. Ma forse, essere precari oggi, è diventato un dovere: perché non c’è nulla di così noioso che rimanere fissa nel cuore di qualcuno. Io in questo non sono precaria, questo non sono riusciti a togliermelo. Il mio amore per voi e nel vostro esistere, è la mia forza . Mi accompagna ogni giorno nel difficile ma esaltante amore per la vita: con la scuola e i miei studenti.
da www.partitodemocratico.it

Pronta la legge per la ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto

Una disciplina speciale per realizzare celermente gli interventi in particolare nei centri storici. Il progetto di legge è stato varato dalla Giunta e presentato ai sindaci delle zone terremotate. L’intervento normativo prevede la semplificazione delle procedure per realizzare velocemente il complesso degli interventi ricostruttivi, in particolare nei centri storici, dove la ricostruzione dovrà essere sia finalizzata il più possibile alla conservazione dei tessuti edilizi preesistenti.
Inoltre è previsto il miglioramento delle prestazioni sismiche ed energetiche degli edifici, la definizione di un Piano della ricostruzione che disciplini gli interventi in modo coordinato ed omogeneo e la riduzione della densità insediativa nelle campagne con l’accorpamento di edifici rurali o la delocalizzazione di fabbricati.
Terremoto, ricostruzione, edificio storico, torri numerateUna disciplina speciale, semplificata nelle procedure ed essenziale nei contenuti, che consentirà di realizzare celermente il complesso degli interventi ricostruttivi, in particolare per quanto riguarda i centri storici.
Sono questi gli obiettivi generali contenuti nel progetto di legge – varato nell’ultima seduta della Giunta regionale – illustrato a sindaci delle zone terremotate dal Commissario delegato alla ricostruzione e presidente della Regione Vasco Errani e dall’assessore regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli. La proposta di legge (‘Norme per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012’) inizia così l’iter di approvazione e già nelle prossime settimane sarà al vaglio dell’Assemblea legislativa regionale.
L’intervento normativo – salvaguardando il diritto dei cittadini alla ricostruzione degli immobili distrutti dal sisma, nelle condizioni e nel luogo in cui si trovavano – consentirà di accompagnare gli interventi di riparazione o ricostruzione con il miglioramento delle prestazioni sismiche ed energetiche degli edifici e della qualità urbana perseguendo, quanto più è possibile, la tutela del patrimonio storico-culturale. Per immobili, edifici pubblici e privati, infrastrutture nonché dotazioni territoriali che costituiscono beni culturali la Giunta regionale predisporrà, d’intesa con il Commissario delegato, un programma specifico.
Cosa prevede il progetto di legge Terremoto, ricostruzione, vigili del fuoco
Nei centri storici, nei nuclei storici non urbani e negli edifici vincolati dalla pianificazione, l’attività di ricostruzione dovrà essere finalizzata, quanto più possibile, alla conservazione dei tessuti edilizi preesistenti al sisma, con il miglioramento delle loro prestazioni sismiche ed energetiche. Viceversa, quando gli edifici siano completamente crollati (oppure danneggiati in modo gravissimo e dunque recuperabili solo attraverso interventi di demolizione e ricostruzione), la proposta di legge precisa che si dovranno considerare decadute le previgenti disposizioni della pianificazione urbanistica che vincolavano l’edificio originario.
Resta invariata l’eventuale disciplina urbanistica operante per la tutela dei caratteri peculiari dei tessuti storici, urbani e non urbani, in cui la nuova costruzione si colloca.
Una specifica disciplina è prevista per gli aggregati urbani da recuperare attraverso una progettazione unitaria degli interventi stabilendo la necessità per il Comune di individuare le Unità minima di intervento (Umi), che dovranno presentare un’unica istanza di finanziamento e un unico progetto di riparazione e ricostruzione del complesso edilizio.
La proposta di legge prevede anche la definizione di uno strumento urbanistico di natura operativa, il ‘Piano della ricostruzione’, diretto a disciplinare, in modo coordinato ed omogeneo, gli interventi attinenti alla ricostruzione, perseguendo nel contempo il miglioramento della funzionalità e qualità dei servizi urbani e una maggiore qualificazione del patrimonio edilizio, in termini di sicurezza ed efficienza energetica.
Il Piano potrà stabilire la delocalizzazione degli edifici distrutti o danneggiati che risultino collocati in ambiti inidonei alla edificazione, per ragioni geomorfologiche o ambientali, ovvero da ricostruire in una diversa posizione per consentire di realizzare significative trasformazioni fisiche e funzionali dei tessuti urbani. La formazione e l’approvazione del piano avvengono con procedure estremamente celeri e semplificate.
La proposta prevede anche la riduzione dello sprawl nelle campagne. Per il territorio rurale ci sono speciali disposizioni che consentono di ridurre la densità insediativa, ammettendo l’accorpamento degli edifici rurali sparsi facenti parte di un’unica azienda agricola e la delocalizzazione dei fabbricati non più funzionali all’attività agricola.
Ci sarà anche la possibilità di modificare la sagoma degli edifici (non sottoposti a qualche vincolo) e ridurne la volumetria. Per gli edifici vincolati dalla pianificazione, che siano stati solo danneggiati dal sisma, la proposta di legge non ammette trasformazioni che ne compromettano il valore storico culturale o testimoniale.
Prevede, inoltre, appositi incentivi per il fedele recupero degli edifici, da stabilirsi attraverso il Piano della ricostruzione. In assenza di tali misure premiali si prevede la possibilità di aumentare il numero delle unità immobiliari, se ciò risulti compatibile con la disciplina di tutela.
da http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/primo-piano/Pronta-la-legge-per-la-ricostruzione-nelle-zone-colpite-dal-terremoto

Errani, parlamentari Pd “Confermata la sua correttezza assoluta”

Soddisfazione per la sentenza di assoluzione espressa da tutti i parlamentari modenesi Pd. Anche i parlamentari modenesi del Pd Giuliano Barbolini, Mariangela Bastico, Manuela Ghizzoni, Ricardo Franco Levi, Ivano Miglioli e Giulio Santagata esprimono piena soddisfazione per la sentenza che assolve “perché il fatto non sussiste” il presidente della Regione Vasco Errani nell’ambito della vicenda Terremerse. Ecco la loro dichiarazione congiunta:
“La sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste conferma pienamente la correttezza del presidente Errani – Lo dichiarano i parlamentari modenesi del Pd Giuliano Barbolini, Mariangela Bastico, Manuela Ghizzoni, Ricardo Franco Levi, Ivano Miglioli e Giulio Santagata alla notizia della piena assoluzione del governatore della Regione Emilia Romagna nel processo sulla vicenda Terremerse. – Una sentenza che abbiamo atteso con la serenità di chi conosce la correttezza, la dirittura morale e lo spirito con cui ha sempre svolto il suo mandato il presidente Errani. Ora dobbiamo riprendere con ulteriore determinazione il lavoro impegnativo per uscire al più presto di una crisi resa ancora più complicata, nelle nostre terre, dall’emergenza del terremoto. Al Presidente Errani i nostri auguri di buon lavoro e la conferma della nostra stima”

Il governatore Errani assolto Il giudice: "Il fatto non sussiste", da repubblica.it

Il governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani è stato “assolto perché il fatto non sussiste” dal giudice Bruno Giangiacomo nel rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta Terremerse circa un finanziamento della Regione alla cooperativa guidata allora dal fratello Giovanni. Il presidente era accusato di falso ideologico in atto pubblico. La richiesta della accusa era stata di dieci mesi e vento giorni per aver favorito il fratello. La difesa aveva chiesto l’assoluzione piena. Il governatore non era presente alla lettura della sentenza. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni; da quanto si intuisce dal dispositivo, il giudice non ha riconosciuto l’intento doloso nella compilazione della relazione spontanea di Errani alla Procura.
Assolti anche i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, che compilarono la relazione spontanea che ha messo nei guai Errani: la Procura aveva chiesto per loro una condanna a dodici mesi.
Il legale: “E’ sollevato”. “Ho sentito un respiro di sollievo”, ha commentato il legale di Errani, Alessandro Gamberini, nella telefonata in cui comunicava al governatore la decisione del giudice. “Si tratta di due assoluzioni per formula piena”, spiega il legale; si è così dimostrato per Errani che “era una vicenda che non lo riguardava”, mentre i dirigenti regionali “hanno agito in buona fede”. Certo c’era apprensione, “perché la mia esperienza di avvocato mi dice che nulla è scontato”.
“Se condannato si sarebbe dimesso”. “Il governatore Errani è una persona molto lineare”, commenta il legale Gamberini, “di fronte a un’eventuale condanna le dimissioni sarebbero state la sua conseguenza ovvia”, perché anche una condanna “anche modesta” nell’entità sarebbe stata “una macchia sulla sua onorabilità”. Gamberini non reputa l’azione della Procura “una valutazione di tipo politico”, ma “infondata”: “Ci sono valutazioni sbagliate che portano a scelte sbagliate”.
La reazione della Procura. Il Procuratore capo Roberto Alfonso, che ieri era in aula alla richiesta della condanna a dieci mesi e venti giorni, dice oggi: “Prendo atto” dell’assoluzione, “leggeremo le motivazioni”. Alla frase del legale di Errani, “quest’azione legale non andava promossa”, Alfonso replica: “Questa è l’opinione dell’avvocato”.
Il gup: “Sono in Md, si sa”. Vuole evitare ogni polemica il gup Bruno Giangiacomo, rispondendo a chi fra i cronisti gli ricorda di essere stato indicato come una “toga rossa”. “Io sono in Magistratura democratica, si sa, il mio nome è su Internet”.
La vicenda giudiziaria. Il governatore dell’Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico nell’ambito dell’inchiesta Terremerse. Nel 2006 la cooperativa agricola ravennate, allora guidata dal fratello di Errani, Giovanni, ottiene dalla Regione – di cui è già governatore Vasco Errani – un finanziamento di un milione di euro per un nuovo stabilimento enologico. Come ricostruirà la Procura, l’autodichiarazione di lavori conclusi al 31 maggio 2006 firmata da Giovanni Errani è falsa: il permesso di costruire era arrivato solo otto giorni prima. La vicenda esplode quando il caso viene sollevato dal Giornale: siamo nel 2009 e il governatore, per difendersi dalle accuse, produce una relazione spontanea, compilata dai due dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, in cui si dichiara la pratica di erogazione fondi completamente regolare. Non è di questo parere il pm Antonella Scandellari, che il 18 luglio di quest’anno chiede il rinvio a giudizio del presidente della Regione. Nell’udienza preliminare di ieri il governatore, Terzini e Mazzotti hanno ottenuto il rito abbreviato. Per altri sei indagati – per cui si apre il processo – l’udienza è fissata per l’1 e 8 febbraio 2013.
repubblica.it

Il governatore Errani assolto Il giudice: “Il fatto non sussiste”, da repubblica.it

Il governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani è stato “assolto perché il fatto non sussiste” dal giudice Bruno Giangiacomo nel rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta Terremerse circa un finanziamento della Regione alla cooperativa guidata allora dal fratello Giovanni. Il presidente era accusato di falso ideologico in atto pubblico. La richiesta della accusa era stata di dieci mesi e vento giorni per aver favorito il fratello. La difesa aveva chiesto l’assoluzione piena. Il governatore non era presente alla lettura della sentenza. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni; da quanto si intuisce dal dispositivo, il giudice non ha riconosciuto l’intento doloso nella compilazione della relazione spontanea di Errani alla Procura.
Assolti anche i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, che compilarono la relazione spontanea che ha messo nei guai Errani: la Procura aveva chiesto per loro una condanna a dodici mesi.
Il legale: “E’ sollevato”. “Ho sentito un respiro di sollievo”, ha commentato il legale di Errani, Alessandro Gamberini, nella telefonata in cui comunicava al governatore la decisione del giudice. “Si tratta di due assoluzioni per formula piena”, spiega il legale; si è così dimostrato per Errani che “era una vicenda che non lo riguardava”, mentre i dirigenti regionali “hanno agito in buona fede”. Certo c’era apprensione, “perché la mia esperienza di avvocato mi dice che nulla è scontato”.
“Se condannato si sarebbe dimesso”. “Il governatore Errani è una persona molto lineare”, commenta il legale Gamberini, “di fronte a un’eventuale condanna le dimissioni sarebbero state la sua conseguenza ovvia”, perché anche una condanna “anche modesta” nell’entità sarebbe stata “una macchia sulla sua onorabilità”. Gamberini non reputa l’azione della Procura “una valutazione di tipo politico”, ma “infondata”: “Ci sono valutazioni sbagliate che portano a scelte sbagliate”.
La reazione della Procura. Il Procuratore capo Roberto Alfonso, che ieri era in aula alla richiesta della condanna a dieci mesi e venti giorni, dice oggi: “Prendo atto” dell’assoluzione, “leggeremo le motivazioni”. Alla frase del legale di Errani, “quest’azione legale non andava promossa”, Alfonso replica: “Questa è l’opinione dell’avvocato”.
Il gup: “Sono in Md, si sa”. Vuole evitare ogni polemica il gup Bruno Giangiacomo, rispondendo a chi fra i cronisti gli ricorda di essere stato indicato come una “toga rossa”. “Io sono in Magistratura democratica, si sa, il mio nome è su Internet”.
La vicenda giudiziaria. Il governatore dell’Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico nell’ambito dell’inchiesta Terremerse. Nel 2006 la cooperativa agricola ravennate, allora guidata dal fratello di Errani, Giovanni, ottiene dalla Regione – di cui è già governatore Vasco Errani – un finanziamento di un milione di euro per un nuovo stabilimento enologico. Come ricostruirà la Procura, l’autodichiarazione di lavori conclusi al 31 maggio 2006 firmata da Giovanni Errani è falsa: il permesso di costruire era arrivato solo otto giorni prima. La vicenda esplode quando il caso viene sollevato dal Giornale: siamo nel 2009 e il governatore, per difendersi dalle accuse, produce una relazione spontanea, compilata dai due dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, in cui si dichiara la pratica di erogazione fondi completamente regolare. Non è di questo parere il pm Antonella Scandellari, che il 18 luglio di quest’anno chiede il rinvio a giudizio del presidente della Regione. Nell’udienza preliminare di ieri il governatore, Terzini e Mazzotti hanno ottenuto il rito abbreviato. Per altri sei indagati – per cui si apre il processo – l’udienza è fissata per l’1 e 8 febbraio 2013.
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