Basta con le botte, gli stupri, gli omicidi tra le mura domestiche. A dirlo in una nuova campagna questa volta sono i maschi. Attori, registi e musicisti, ma in generale uomini. Che scelgono di distinguersi. Marco, Gianni, Gabriele. Uomini normali. Filmaker, agricoltori, taxisti. Che dicono no alla violenza sulle donne. Non dovrebbe sembrare strano, eppure è una bella emozione guardare i loro video sul canale YouTube di noino.org , la campagna contro la violenza maschile promossa dall’associazione Orlando con il contributo di Fondazione del Monte. Uomini, finalmente, che scelgono di distinguersi. Che hanno capito come solo distanziandosi, pubblicamente, dal brodo culturale che permette alla violenza di genere di continuare indisturbata, si può davvero cambiare la situazione. Cambiare il fatto che in Italia ogni sette minuti ci sia un uomo che stupra o tenta di stuprare una donna. Che ogni tre giorni una donna venga uccisa da uomo, che un quinto dei mariti o fidanzati del nostro Paese faccia sempre o ripetutamente violenza psicologica sulla propria partner.
Perché la violenza non è solo l’atto fisico, non è solo il femminicidio, di cui sentiamo ultimamente parlare in abbondanza. La violenza sulle donne, come racconta bene la campagna, è fatta di tante cose: di minacce, umiliazioni, costrizioni, di paura, di isolamento, di offese.
«Chi picchia una donna non è un mostro, di solito è suo marito, il suo compagno o il fidanzato. Un uomo come noi. Ma noi non siamo come lui» afferma Marco , filmaker , la spilletta rossa di Noino attaccata alla maglietta, un segno di riconoscimento. Sono persone come lui quelle che servono a dire basta alla violenza sulle donne. Ce ne vorrebbero sei milioni e 743mila, quante il numero di donne italiane che fra i sedici e i 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale da un uomo, dati Istat del 2006. Forse non arriveranno a incontrarne tanti, le ragazze di ComuniCattive che stanno portando avanti la campagna, ma i loro video sono già un buon inizio. Perché ognuno di noi, non importa a quale genere appartenga, non può non essere sollevato nel sentire che c’è un taxista di nome di nomeSilvano che guarda in camera e dice: «No ai panni sporchi che si lavano in famiglia. Perché quando un uomo minaccia sua moglie non sono fatti loro, è violenza».
Oppure ad ascoltare Guglielmo, dell’azienda “Le mucche di Guglielmo”, mentre sostiene, davanti al suo banchetto, che: «Oggi gli uomini, tutti noi, dovremmo porci delle domande su perché questo accade e lottare tutti assieme perché non accada più».
Sono loro i testimonial di questa campagna. Sono Gabriele Bertuzzi, il produttore di fiori di Bologna o Luigi, col cappello da cowboy, che dice: «Io sarei nessuno senza mia moglie. Rispettate le donne, rispettate il loro lavoro», oppureDario, l’istruttore di Boxe, che ricorda che «In palestra, con l’avversario che hai di fronte è forza. In casa è solo violenza» .
Sono loro gli uomini che vorremmo sentir parlare più spesso. Poi ci sono i volti famosi, quelli del cinema, come per gli attori Ivano Marescotti e Giampaolo Morelli o il regista Giovanni Veronesi. Ci sono calciatori come Alessandro Diamanti, lo scrittore Stefano Benni, il cantante Vinicio Capossella, il professore Andrea Segrè. Servono tutti, per arrivare a quei sei milioni di uomini che dicano «Io non ci sto», che raccontino, una volta per tutte, che gli uomini, i maschi, non sono tutti uguali. Che ci si può e ci si deve distinguere, perché la violenza sulle donne è un problema che riguarda tutti quanti. Chiunque può aderire, inviando la propria foto, mettendoci la faccia. E dicendo: «Io no».
L’Espresso 05.11.12
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"Bersani, la campagna è adesso", di Mariantonietta Colimberti
«Nel 2013 non sarò più il segretario del Pd». E nei sondaggi cresce. La data chiave della campagna elettorale di Pier Luigi Bersani è 2013. È il numero che accompagna il suo nome nei manifesti, nei siti, nei video, insomma nella comunicazione per le primarie. Quasi a significare che lui è già là, o che comunque è là che guarda. Perché è l’anno in cui il centrosinistra tornerà al governo del paese. E poi, nel 2013 il Partito democratico celebrerà il suo congresso, appuntamento al quale – ha chiarito ieri Bersani nella videochat alla Stampa – «la ruota dovrà girare». Tradotto, il partito dovrà scegliersi un altro segretario. Anche perché (sottotesto) quello attuale dovrebbe albergare a palazzo Chigi.
È un Bersani tranquillo, sereno e sicuro di sé quello che ieri si è presentato in via Lugaro, nella nuova sede del quotidiano torinese, accolto dal direttore Mario Calabresi, che ha condotto la chat. «Molto confident, eppure simpatico, cravatta rossa, segno di forza e fiducia» twittava in diretta Jacopo Iacoboni, giornalista quarantenne della Stampa, giornale non particolarmente fan del segretario dem. E ancora: «Ha una forza tangibile: sembra sempre uno che ascolta». Insomma, al segretario è andata decisamente bene.
Ma, al di là dell’apparenza, che pure conta molto in politica ed era quella giusta, Bersani ieri ha lanciato anche diversi messaggi concreti, che delineano il perimetro nel quale intende muoversi. Su Monti e la legge elettorale: «So che il retropensiero di chi invoca il Monti bis è fare una legge elettorale da cui escano tutti partiti nanerottoli, in modo che così la politica non dia risposte e venga fuori il Monti bis. Ma chi la pensa così è fuori come un balcone, perché dalla palude verrebbe fuori solo la palude, si andrebbe a votare dopo sei mesi e sarebbe un rischio mortale per il paese». Sulla partecipazione degli attuali ministri alla campagna elettorale concorda con il presidente del consiglio sull’opportunità che il fenomeno resti contenuto: «Di sicuro Monti è consapevole che c’è un governo in carica mentre si vota. Quindi non vorrei che si creassero situazioni imbarazzanti per la credibilità dell’Italia. Se si resta in dimensioni di partecipazione ridotte, meglio ». Sul programma economico di governo: «Sono per un’agenda Europa e un’agenda Italia entrambe modificate. Bisogna aspettare le elezioni tedesche, ma bisogna cominciare a fare sul serio una tassa sulle transazioni finanziarie che aiuti il lavoro». E ancora: «Ho in testa una lenzuolata di provvedimenti, riforme istituzionali, legge sui partiti, norme anti-corruzione. E un rilancio dei diritti, perché un figlio di immigrati nato qui e che studia qui è un italiano». A chi gli chiedeva se in caso di vittoria offrirà a Renzi un posto da ministro: «Abbiamo un sacco di sindaci che sono enormi risorse, certamente Renzi e tanti altri amministratori. Non faccio il giochino del governo…». Votanti attesi: «Realisticamente due-tre milioni». Non è mancata una stoccatina ironica al conduttore di Porta a Porta: «Non ci sono nel libro di Vespa… ho fatto l’anno sabbatico. Io gli proporrei il quinquennio ».
Da qui al giorno fatidico, il 25 novembre, l’agenda di Bersani è piena di incontri e manifestazioni: quelli appena svoltisi in Emilia e in Toscana sono andati benissimo. L’impressione è che la campagna elettorale del segretario sia entrata adesso nel vivo e stia segnando molti punti positivi. Anche i sondaggi – per quanto da prendersi con le molle nel caso delle primarie – lo confermerebbero: il trend in salita sarebbe tale da far ipotizzare una vittoria al primo turno.
Segna il passo, nei sondaggi e nella comunicazione, Matteo Renzi, che ieri ha concluso il suo tour in camper partito il 13 settembre.
Un comunicato ha tracciato il bilancio dell’iniziativa, che ha toccato 108 province: oltre 119mila euro donati, 8200 gadget venduti online, i più gettonati dei quali le cover per Iphone con la scritta “Adesso!” e la tazza da colazione con gli slogan del candidato. «Non farò né il ministro, né il sottosegretario e nemmeno il parlamentare» ha ribadito ieri Renzi, che si è dovuto difendere dagli attacchi di Beppe Grillo. Il leader di M5S, che già aveva accusato il sindaco di non occuparsi Firenze, elencandone tutte le assenze dalle sedute del consiglio comunale, ieri ha messo onlineun video del 2009 in cui Renzi, candidato alle primarie da primo cittadino, stigmatizzava chi, eletto in parlamento, si presentava per il comune senza aver concluso il proprio mandato. In serata la risposta dello staff del sindaco: «Matteo Renzi ha spiegato che, qualunque sia l’esito delle elezioni primarie e delle politiche, Firenze non tornerà alle urne fino alla scadenza naturale del mandato, nel 2014». Una spiegazione che tuttavia lascia senza risposta la domanda su chi governerebbe Firenze qualora Renzi vincesse primarie ed elezioni.
da Europa Quotidiano 06.11.12
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“Alle primarie in 2-3 milioni. Cittadinanza a chi è nato qui”, di Carlo Bertini
Sarà perché i sondaggi da una decina di giorni lo danno in costante crescita sul suo sfidante numero uno alle primarie, fatto sta che è un Pierluigi Bersani di ottimo umore, se pur fiaccato nel fisico dai malanni di stagione, quello che si presenta nella sede de «La Stampa» per la videochat condotta da Mario Calabresi. Un leader del Pd non intenzionato a cedere spazio allo sbocco di un Monti bis; convinto piuttosto di poter tenere insieme Vendola e Casini; determinato a imprimere un segnale di civiltà al suo futuro governo varando subito una legge per dare la cittadinanza ai figli di immigrati. E disposto a confermare che al congresso Pd non si candiderà più come segretario, ma non a garantire anzitempo a Renzi un posto da ministro. In sostanza Bersani non vuole dar l’impressione che ci sia un patto per il dopo-primarie con Renzi, perché questa è l’ora della battaglia, quella dei patti verrà tra un mese casomai. E consapevole che nel suo elettorato più di sinistra l’insofferenza verso il sindaco di Firenze cresce, il leader Pd non vuole neanche annunciare che lo sosterrà in caso uscisse vincente dai gazebo. Piuttosto cerca di evitare le trappole disseminate sul suo cammino verso Palazzo Chigi, mostrandosi disponibile a trattare sulla nuova legge elettorale.
Bertini
«No, non sono nel libro di Bruno Vespa. Ho fatto l’anno sabbatico». Si concede anche una battuta Pierluigi Bersani, ieri ospite della videochat de La Stampa.it. condotta da Mario Calabresi. Poi parla di Monti, primarie, Renzi, nozze gay. E del primo impegno in caso di vittoria: subito la cittadinanza ai figli di immigrati nati qui. Sul Professore
«Io so che il retropensiero di chi invoca il Monti bis è fare una legge elettorale da cui escano tutti partiti nani, in modo che così la politica non possa dare risposte e venga fuori il Monti bis. Ma chi la pensa così è fuori come un balcone, perché dalla palude verrebbe fuori solo la palude, si andrebbe a votare dopo sei mesi e sarebbe un rischio mortale per il paese». Bersani stoppa così il blitz di Pdl, Lega e Udc per dare il premio di maggioranza solo alla coalizione che superi il 40% dei voti. Il centrosinistra non ce la farebbe e Bersani lancia l’allarme… I diritti
Quali sono i primi provvedimenti di un governo da lei presieduto? «Le mie parole di riferimento saranno moralità, lavoro e diritti. Ho in testa una lenzuolata di provvedimenti: riforme istituzionali, legge sui partiti, norme anti-corruzione. E un rilancio dei diritti, perché un figlio di immigrati nato qui e che studia qui è un italiano. Dopo un ciclo scolastico gli deve essere riconosciuto questo status. E una legge del genere è sintomatica di quale Italia vogliamo, se vogliamo guardare con lo specchietto retrovisore o guardare avanti».
Le primarie
Si è mai pentito di aver deciso di fare le primarie? «No, è faticoso, ma sono contentissimo, è un giro per l’Italia che fa riprendere contatto con la realtà». Quante persone crede andranno a votare? «Realmente siamo sui 2-3 milioni», risponde Bersani che scherza poi sulla difficoltà di organizzare un duello televisivo. «Scopro che il problema maggiore è trovare la giornata che vada bene, perché tutti sono in giro. Ma il confronto in tv si farà, ne faremo uno solo e con tutti i candidati». Quindi nessun faccia a faccia a due concesso al solo Matteo Renzi.
Il futuro di Renzi
Se lei vince le primarie e poi le elezioni, è immaginabile che Renzi faccia parte della sua squadra di governo? «Le primarie non servono a fare dei bilancini, non dobbiamo aggiustare le cose dal giorno dopo e non sarebbe serio farlo. Detto questo non ho remore a immaginare che chi vota Renzi, e lui stesso nel futuro, possa essere utile al Paese». Se invece vince Renzi, Bersani lo sostiene e continua a fare il segretario del Pd? «Fino al prossimo congresso farò il segretario. E poi non mi ricandiderò». Non una parola se lo sosterrebbe oppure no… Imu e patrimoniale
L’Imu si può rendere più leggera per i redditi più bassi e chi promette di cancellarla racconta solo «favole». Bersani ricorda che quando fu introdotta l’Imu lui fece «una proposta ancora fresca: in attesa di tempi migliori si può alleggerirla affiancando un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari».
Ed è vero che magari «si può fare anche qualcosa in più, ma promesse a vuoto non sono capace di farne. Chi promette di abolirla ci fa tornare agli anni che abbiamo alle spalle, alle favole che ci hanno portato al disastro».
Grillo e Di Pietro
«Grillo è spessissimo in tv, ma è abbastanza intelligente da riuscire a farcisi mandare dagli altri. E la tv ci casca, lo sta sponsorizzando mentre lui la insulta». Bersani non prende sottogamba la capacità del leader dei 5 Stelle di usare il mezzo televisivo pur senza accettare inviti ai talk show; di riuscire ad esser protagonista senza concedersi al confronto. «Diventa un fenomeno, ma siccome la tv lo fa crescere… Non voglio citare alcuni dei telegiornali, dei talk show che lo stanno “portando”, lui ha trovato il modo».
Perché avete regalato l’Idv a Grillo?, è una delle domande dei lettori. «Io non ho regalato niente a nessuno, ma dall’arrivo del governo Monti, Di Pietro ha compiuto una scelta di posizioni radicali e attacco al Pd. Significa che era latente una scelta politica, quella di mettersi più vicini a queste posizioni para-Grillo. Ma chi vuole caricarsi di compiti di governo ne accetta le condizioni, chi pensa ad altro stia giù, non possiamo far finta di andar d’accordo quando volano gli insulti». Governabilità
Il centrosinistra che si candida a governare il paese non sarà più quello dei tempi dell’Unione: sulle garanzie di governabilità della coalizione dei progressisti-moderati, il leader Pd non ha dubbi e prova a tracciare degli esempi concreti di come la sinistra possa un modus vivendi anche con i centristi di Casini: «Se uno legge la nostra Carta d’Intenti, troverà scritto a chiare lettere due cose: in caso di dissenso si vota a maggioranza nelle riunioni congiunte dei gruppi. Secondo, l’area dei progressisti si apre a posizioni moderate e le condizioni le vedremo. Certo, per noi ci sono cose irrinunciabili: voglio fare una legge tipo quella tedesca sulle unioni gay. Casini dice che su questi temi si lascia libertà di coscienza, non mi sembrano dunque posizioni incompatibili. Sul piano dei modelli sociali si possono trovare anche maggiori punti d’intesa». Bersani ricorda che invece nel 2006 c’erano 12 partiti, «da Mastella a Rifondazione, che facevano parte dell’Unione. E non c’era il Pd, che oggi è il primo partito del paese, dunque è un panorama molto più semplificato».
La Stampa 06.11.12
“Bersani, la campagna è adesso”, di Mariantonietta Colimberti
«Nel 2013 non sarò più il segretario del Pd». E nei sondaggi cresce. La data chiave della campagna elettorale di Pier Luigi Bersani è 2013. È il numero che accompagna il suo nome nei manifesti, nei siti, nei video, insomma nella comunicazione per le primarie. Quasi a significare che lui è già là, o che comunque è là che guarda. Perché è l’anno in cui il centrosinistra tornerà al governo del paese. E poi, nel 2013 il Partito democratico celebrerà il suo congresso, appuntamento al quale – ha chiarito ieri Bersani nella videochat alla Stampa – «la ruota dovrà girare». Tradotto, il partito dovrà scegliersi un altro segretario. Anche perché (sottotesto) quello attuale dovrebbe albergare a palazzo Chigi.
È un Bersani tranquillo, sereno e sicuro di sé quello che ieri si è presentato in via Lugaro, nella nuova sede del quotidiano torinese, accolto dal direttore Mario Calabresi, che ha condotto la chat. «Molto confident, eppure simpatico, cravatta rossa, segno di forza e fiducia» twittava in diretta Jacopo Iacoboni, giornalista quarantenne della Stampa, giornale non particolarmente fan del segretario dem. E ancora: «Ha una forza tangibile: sembra sempre uno che ascolta». Insomma, al segretario è andata decisamente bene.
Ma, al di là dell’apparenza, che pure conta molto in politica ed era quella giusta, Bersani ieri ha lanciato anche diversi messaggi concreti, che delineano il perimetro nel quale intende muoversi. Su Monti e la legge elettorale: «So che il retropensiero di chi invoca il Monti bis è fare una legge elettorale da cui escano tutti partiti nanerottoli, in modo che così la politica non dia risposte e venga fuori il Monti bis. Ma chi la pensa così è fuori come un balcone, perché dalla palude verrebbe fuori solo la palude, si andrebbe a votare dopo sei mesi e sarebbe un rischio mortale per il paese». Sulla partecipazione degli attuali ministri alla campagna elettorale concorda con il presidente del consiglio sull’opportunità che il fenomeno resti contenuto: «Di sicuro Monti è consapevole che c’è un governo in carica mentre si vota. Quindi non vorrei che si creassero situazioni imbarazzanti per la credibilità dell’Italia. Se si resta in dimensioni di partecipazione ridotte, meglio ». Sul programma economico di governo: «Sono per un’agenda Europa e un’agenda Italia entrambe modificate. Bisogna aspettare le elezioni tedesche, ma bisogna cominciare a fare sul serio una tassa sulle transazioni finanziarie che aiuti il lavoro». E ancora: «Ho in testa una lenzuolata di provvedimenti, riforme istituzionali, legge sui partiti, norme anti-corruzione. E un rilancio dei diritti, perché un figlio di immigrati nato qui e che studia qui è un italiano». A chi gli chiedeva se in caso di vittoria offrirà a Renzi un posto da ministro: «Abbiamo un sacco di sindaci che sono enormi risorse, certamente Renzi e tanti altri amministratori. Non faccio il giochino del governo…». Votanti attesi: «Realisticamente due-tre milioni». Non è mancata una stoccatina ironica al conduttore di Porta a Porta: «Non ci sono nel libro di Vespa… ho fatto l’anno sabbatico. Io gli proporrei il quinquennio ».
Da qui al giorno fatidico, il 25 novembre, l’agenda di Bersani è piena di incontri e manifestazioni: quelli appena svoltisi in Emilia e in Toscana sono andati benissimo. L’impressione è che la campagna elettorale del segretario sia entrata adesso nel vivo e stia segnando molti punti positivi. Anche i sondaggi – per quanto da prendersi con le molle nel caso delle primarie – lo confermerebbero: il trend in salita sarebbe tale da far ipotizzare una vittoria al primo turno.
Segna il passo, nei sondaggi e nella comunicazione, Matteo Renzi, che ieri ha concluso il suo tour in camper partito il 13 settembre.
Un comunicato ha tracciato il bilancio dell’iniziativa, che ha toccato 108 province: oltre 119mila euro donati, 8200 gadget venduti online, i più gettonati dei quali le cover per Iphone con la scritta “Adesso!” e la tazza da colazione con gli slogan del candidato. «Non farò né il ministro, né il sottosegretario e nemmeno il parlamentare» ha ribadito ieri Renzi, che si è dovuto difendere dagli attacchi di Beppe Grillo. Il leader di M5S, che già aveva accusato il sindaco di non occuparsi Firenze, elencandone tutte le assenze dalle sedute del consiglio comunale, ieri ha messo onlineun video del 2009 in cui Renzi, candidato alle primarie da primo cittadino, stigmatizzava chi, eletto in parlamento, si presentava per il comune senza aver concluso il proprio mandato. In serata la risposta dello staff del sindaco: «Matteo Renzi ha spiegato che, qualunque sia l’esito delle elezioni primarie e delle politiche, Firenze non tornerà alle urne fino alla scadenza naturale del mandato, nel 2014». Una spiegazione che tuttavia lascia senza risposta la domanda su chi governerebbe Firenze qualora Renzi vincesse primarie ed elezioni.
da Europa Quotidiano 06.11.12
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“Alle primarie in 2-3 milioni. Cittadinanza a chi è nato qui”, di Carlo Bertini
Sarà perché i sondaggi da una decina di giorni lo danno in costante crescita sul suo sfidante numero uno alle primarie, fatto sta che è un Pierluigi Bersani di ottimo umore, se pur fiaccato nel fisico dai malanni di stagione, quello che si presenta nella sede de «La Stampa» per la videochat condotta da Mario Calabresi. Un leader del Pd non intenzionato a cedere spazio allo sbocco di un Monti bis; convinto piuttosto di poter tenere insieme Vendola e Casini; determinato a imprimere un segnale di civiltà al suo futuro governo varando subito una legge per dare la cittadinanza ai figli di immigrati. E disposto a confermare che al congresso Pd non si candiderà più come segretario, ma non a garantire anzitempo a Renzi un posto da ministro. In sostanza Bersani non vuole dar l’impressione che ci sia un patto per il dopo-primarie con Renzi, perché questa è l’ora della battaglia, quella dei patti verrà tra un mese casomai. E consapevole che nel suo elettorato più di sinistra l’insofferenza verso il sindaco di Firenze cresce, il leader Pd non vuole neanche annunciare che lo sosterrà in caso uscisse vincente dai gazebo. Piuttosto cerca di evitare le trappole disseminate sul suo cammino verso Palazzo Chigi, mostrandosi disponibile a trattare sulla nuova legge elettorale.
Bertini
«No, non sono nel libro di Bruno Vespa. Ho fatto l’anno sabbatico». Si concede anche una battuta Pierluigi Bersani, ieri ospite della videochat de La Stampa.it. condotta da Mario Calabresi. Poi parla di Monti, primarie, Renzi, nozze gay. E del primo impegno in caso di vittoria: subito la cittadinanza ai figli di immigrati nati qui. Sul Professore
«Io so che il retropensiero di chi invoca il Monti bis è fare una legge elettorale da cui escano tutti partiti nani, in modo che così la politica non possa dare risposte e venga fuori il Monti bis. Ma chi la pensa così è fuori come un balcone, perché dalla palude verrebbe fuori solo la palude, si andrebbe a votare dopo sei mesi e sarebbe un rischio mortale per il paese». Bersani stoppa così il blitz di Pdl, Lega e Udc per dare il premio di maggioranza solo alla coalizione che superi il 40% dei voti. Il centrosinistra non ce la farebbe e Bersani lancia l’allarme… I diritti
Quali sono i primi provvedimenti di un governo da lei presieduto? «Le mie parole di riferimento saranno moralità, lavoro e diritti. Ho in testa una lenzuolata di provvedimenti: riforme istituzionali, legge sui partiti, norme anti-corruzione. E un rilancio dei diritti, perché un figlio di immigrati nato qui e che studia qui è un italiano. Dopo un ciclo scolastico gli deve essere riconosciuto questo status. E una legge del genere è sintomatica di quale Italia vogliamo, se vogliamo guardare con lo specchietto retrovisore o guardare avanti».
Le primarie
Si è mai pentito di aver deciso di fare le primarie? «No, è faticoso, ma sono contentissimo, è un giro per l’Italia che fa riprendere contatto con la realtà». Quante persone crede andranno a votare? «Realmente siamo sui 2-3 milioni», risponde Bersani che scherza poi sulla difficoltà di organizzare un duello televisivo. «Scopro che il problema maggiore è trovare la giornata che vada bene, perché tutti sono in giro. Ma il confronto in tv si farà, ne faremo uno solo e con tutti i candidati». Quindi nessun faccia a faccia a due concesso al solo Matteo Renzi.
Il futuro di Renzi
Se lei vince le primarie e poi le elezioni, è immaginabile che Renzi faccia parte della sua squadra di governo? «Le primarie non servono a fare dei bilancini, non dobbiamo aggiustare le cose dal giorno dopo e non sarebbe serio farlo. Detto questo non ho remore a immaginare che chi vota Renzi, e lui stesso nel futuro, possa essere utile al Paese». Se invece vince Renzi, Bersani lo sostiene e continua a fare il segretario del Pd? «Fino al prossimo congresso farò il segretario. E poi non mi ricandiderò». Non una parola se lo sosterrebbe oppure no… Imu e patrimoniale
L’Imu si può rendere più leggera per i redditi più bassi e chi promette di cancellarla racconta solo «favole». Bersani ricorda che quando fu introdotta l’Imu lui fece «una proposta ancora fresca: in attesa di tempi migliori si può alleggerirla affiancando un’imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari».
Ed è vero che magari «si può fare anche qualcosa in più, ma promesse a vuoto non sono capace di farne. Chi promette di abolirla ci fa tornare agli anni che abbiamo alle spalle, alle favole che ci hanno portato al disastro».
Grillo e Di Pietro
«Grillo è spessissimo in tv, ma è abbastanza intelligente da riuscire a farcisi mandare dagli altri. E la tv ci casca, lo sta sponsorizzando mentre lui la insulta». Bersani non prende sottogamba la capacità del leader dei 5 Stelle di usare il mezzo televisivo pur senza accettare inviti ai talk show; di riuscire ad esser protagonista senza concedersi al confronto. «Diventa un fenomeno, ma siccome la tv lo fa crescere… Non voglio citare alcuni dei telegiornali, dei talk show che lo stanno “portando”, lui ha trovato il modo».
Perché avete regalato l’Idv a Grillo?, è una delle domande dei lettori. «Io non ho regalato niente a nessuno, ma dall’arrivo del governo Monti, Di Pietro ha compiuto una scelta di posizioni radicali e attacco al Pd. Significa che era latente una scelta politica, quella di mettersi più vicini a queste posizioni para-Grillo. Ma chi vuole caricarsi di compiti di governo ne accetta le condizioni, chi pensa ad altro stia giù, non possiamo far finta di andar d’accordo quando volano gli insulti». Governabilità
Il centrosinistra che si candida a governare il paese non sarà più quello dei tempi dell’Unione: sulle garanzie di governabilità della coalizione dei progressisti-moderati, il leader Pd non ha dubbi e prova a tracciare degli esempi concreti di come la sinistra possa un modus vivendi anche con i centristi di Casini: «Se uno legge la nostra Carta d’Intenti, troverà scritto a chiare lettere due cose: in caso di dissenso si vota a maggioranza nelle riunioni congiunte dei gruppi. Secondo, l’area dei progressisti si apre a posizioni moderate e le condizioni le vedremo. Certo, per noi ci sono cose irrinunciabili: voglio fare una legge tipo quella tedesca sulle unioni gay. Casini dice che su questi temi si lascia libertà di coscienza, non mi sembrano dunque posizioni incompatibili. Sul piano dei modelli sociali si possono trovare anche maggiori punti d’intesa». Bersani ricorda che invece nel 2006 c’erano 12 partiti, «da Mastella a Rifondazione, che facevano parte dell’Unione. E non c’era il Pd, che oggi è il primo partito del paese, dunque è un panorama molto più semplificato».
La Stampa 06.11.12
"E i soldi?", di Mario Piemontese
Il 30 ottobre la VII Commissione Cultura della Camera ha approvato alcune proposte di emendamento all’articolo 3 del disegno di legge di stabilità. La Commissione ha richiesto la soppressione dei commi 42,43, 45, 46 e 76 dell’articolo 3 del disegno di legge e contestualmente ha indicato come reperire le risorse necessarie a compensare i mancati risparmi. Il tutto dovrà essere valutato dalla V Commissione Bilancio della Camera che da oggi comincerà a esaminare l’intero disegno di legge.
Obiettivi di risparmio per il MIUR
La spending review ha fissato per il MIUR i seguenti obiettivi di risparmio: 182,9 milioni nel 2013, 172,7 milioni nel 2014 e 236,7 milioni nel 2015. Il disegno di legge di stabilità per raggiungere tali obiettivi ha previsto una serie di interventi sulla scuola che produrrebbero, una volta realizzati, risparmi per 240,4 milioni nel 2013, 721,3 milioni nel 2014 e 721,3 milioni nel 2015. Gli obiettivi della spending review sarebbero così abbondantemente raggiunti.
La VII Commissione con i suoi emendamenti propone di raggiungere gli obiettivi di risparmio senza intervenire sulla scuola, ma recuperando altrove le risorse necessarie.
Fondo per il pagamento dei canoni di locazione degli immobili conferiti dallo Stato ad uno o più fondi immobiliari.
Per contribuire a ridurre il debito pubblico il Governo intende contenere le spese di manutenzione degli immobili di proprietà dello Stato. Per questo vuole conferire a fondi immobiliari una certa quantità di immobili: le spese di manutenzione a quel punto sarebbero a carico dei fondi e non più dello Stato. Per continuare a utilizzare tali immobili lo Stato dovrà versare un canone di locazione a tali fondi. Per questo motivo il disegno di legge di stabilità prevede all’articolo 7, comma 2 la costituzione di un fondo con una dotazione di 500 milioni per il 2013, 900 per gli anni 2014 e 2015 e 950 a regime, per il pagamento di tali canoni di locazione.
Il 23 ottobre la Corte dei conti sul tale progetto si è espressa in questi termini:
“Il comma 2 istituisce un fondo, con una dotazione di 500 milioni per il 2013, 900 per
gli anni 2014 e 2015 e 950 a regime, per il pagamento dei canoni di locazione degli
immobili conferiti dallo Stato ad uno o più fondi immobiliari. La norma si inserisce nel
piano di dismissione e di valorizzazione da ultimo confermato dall’art. 33 del d.l. n. 98
del 2011, con il quale è stata disposta la costituzione di una società di gestione del
risparmio per l’istituzione di uno o più fondi d’investimento (disciplina modificata ed
integrata ad opera di interventi normativi successivi alla conversione del decreto legge).
La SGR non è ancora operativa e non si conoscono i beni immobili che verranno
conferiti ed in particolare quelli che le amministrazioni centrali dello Stato
continueranno a detenere in qualità di conduttori e per i quali sarà necessario pagare i
relativi canoni, né la tipologia degli obblighi contrattuali che verranno assunti . Allo
stato pertanto non è possibile esprime alcuna valutazione circa la congruità delle risorse allo scopo destinate e che dovrebbero costituire la rendita per i canoni di locazione
posseduti dal fondo medesimo.
L’incremento delle spese di parte corrente per locazioni, cui dovrebbe corrispondere la
riduzione della voce di spesa per interventi di manutenzione straordinaria, trova la sua
ragione nel ricorso a processi di dismissione del patrimonio immobiliare i quali, nelle
previsioni del governo, dovrebbero portare ad una riduzione del debito nel 2013 per 20
miliardi (pari a un punto di PIL). Come già osservato dalla Corte nell’audizione del 2
ottobre scorso, particolare attenzione dovrà essere posta ai processi di dismissione per
evitare che questi si traducano in svendite del patrimonio pubblico.”
La VII Commissione per compensare i mancati risparmi, dovuti ai suoi emendamenti, propone di ridurre la dotazione di tale fondo: – 274,9 milioni nel 2013, – 254,7 milioni nel 2014, – 318,7 milioni nel 2015. La riduzione del fondo è sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla spending review, ma non i risparmi previsti dal disegno di legge stesso.
La V Commissione dovrà quindi esprimersi sulla proposta di reperimento delle risorse anche rispetto alle quantità.
La relazione della VII Commissione
Nella relazione al disegno di legge approvata dalla VII Commissione si legge quanto segue:
“il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della spesa del Ministero dell’istruzione, università e ricerca disposti dall’articolo 7, commi 12-15, del citato decreto-legge n. 95 del 2012 – che risultano fissati per i tre dipartimenti in capo Ministero in parola in 182,9 milioni per il 2013, 172,7 milioni per il 2014 e 236,7 milioni per il 2015 – richiamati dal comma 29 dell’articolo 3 potrebbe essere conseguito con la riduzione delle dotazioni finanziarie rimodulabili a valere sul programma 6.1 Fondi da assegnare, a partire dal capitolo 1296”.
La VII Commissione propone quindi in alternativa a quanto previsto dal disegno di legge, nel caso non siano accolte le sue indicazioni per il reperimento delle risorse, di raggiungere gli obiettivi previsti dalla spending review riducendo i finanziamenti al “Fondo da ripartire per la valorizzazione dell’istruzione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica”.
Il bilancio del MIUR 2013 prevede al capitolo 1296 una dotazione finanziaria per tale fondo pari a: 167 milioni per il 2013, 124,8 milioni per il 2014 e 123 milioni per il 2015. Azzerare tale fondo non sarebbe quindi sufficiente a raggiungere gli obiettivi di risparmio fissati dalla spending review.
Sempre nella stessa relazione si legge:
“Delibera di riferire favorevolmente, con le seguenti condizioni:
[….]
5) venga assicurato il pagamento degli scatti stipendiali del personale della scuola per gli anni 2011 e il 2012, a valere sulle risorse del capitolo 1298”.
Per il pagamento degli scatti stipendiali del personale della scuola sono necessari 640 milioni per il 2011 e 960 milioni per il 2012.
La VII Commissione propone quindi di pagare gli scatti utilizzando la “Somma destinata a incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione e allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola; nonché all’incremento delle risorse destinate al settore scolastico”. Si tratta del 30% dei risparmi ottenuti per effetto dei tagli previsti dall’art. 64 della legge n. 133/2008. Sulla certificazione di tali risparmi c’è molta confusione e poca chiarezza, infatti quelli messi a bilancio sono decisamente inferiori a quelli previsti. In ogni caso sono assolutamente insufficienti a pagare gli scatti. Il bilancio del MIUR 2013 prevede infatti per il capitolo 1298 una dotazione finanziaria pari a: 229,8 milioni per il 2013, 229,8 milioni per il 2014 e 229,8 milioni per il 2015.
A tale proposito il 23 ottobre il Presidente della VII Commissione, in sede di presentazione del disegno di legge di stabilità, ha dichiarato quanto segue:
“Anticipando i contenuti della relazione sul Bilancio dello Stato, informo che al capitolo 1298, che incamera il Fondo in parola, nello stato di previsione per il 2012 erano assegnati solo 578.000 milioni invece dei 960 previsti in attuazione dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008. Nell’assestamento 2012 essi sono stati portati a 379.800.000 con una riduzione di 198.200.000 e con il conseguente mancato pagamento anche degli scatti maturati nel 2012. È rimasta in bilancio in pratica solo la quota che avrebbe potuto garantire la prosecuzione del pagamento degli scatti già retribuiti per il 2010; nel progetto di legge n. 5535 al capitolo 1298 sono assegnati solo 229.000.0000 di euro con una ulteriore riduzione di 150.000.000 euro. Lo stanziamento di questo capitolo avrebbe dovuto avere un carattere strutturale cioè i 320 milioni garantiti permanentemente. Questa situazione potrebbe negare non solo il pagamento degli scatti per il 2011 e il 2012, ma pare pregiudicare anche quelli del 2010. Rileva che su tale questione occorre un chiarimento.”
La dichiarazione è preoccupante, ma assolutamente fondata, visto che i finanziamenti messi a bilancio sono quelli citati.
A questo punto seguire con attenzione il dibattito politico dei prossimi giorni è fondamentale perché la V Commissione Bilancio dovrà decidere se accogliere o meno e in che termini, le proposte della VII Commissione Cultura.
da Retescuole 06.11.12
******
“Governo a caccia di 172 mln”,di Alessandra Ricciardi
Il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, ieri diceva che va trovata «una copertura ai saldi complessivi per avviare un processo di rinnovamento senza penalizzazioni». In questi giorni decisivi per l’approvazione del disegno di legge di stabilità alla camera, dopo che la commissione istruzione ha approvato gli emendamenti soppressivi dei commi dell’articolo 3 che innalzano l’orario di cattedra dei docenti a 24 ore, gli occhi sono puntati sul lavoro che in commissione bilancio stanno facendo relatori e governo. La soluzione migliore sarebbe la soppressione dell’articolo sulle 24 ore in quanto materia ordinamentale e dunque estranea a un provvedimento finanziario. In questo caso, resterebbe da scovare la copertura per soli 172 milioni di euro, quelli che la Spending review imponeva di realizare. Certo, sparirebbe così anche il tesoretto che Profumo aveva messo da parte proprio grazie all’aumento a 24 ore, da destinare a ediliza scolastica e innovazione. Dopo i primi sondaggi, è parso del tutto irrealistico pensare di addossare i maggiori tagli al ministero della Difesa, che sta provando a sventare i propri, e così la caccia è tutta interna a viale Trastevere. La quadra va trovata in commissione bilancio, possibilmente entro oggi. La Cultura ha cancellato i commi 42, 43 e 45 dell’articolo 3 della stabilità, ovvero l’aumento dell’orario settimanale di insegnamento di 6 ore e la monetizzazione delle ferie per i supplenti temporanei. Sul fronte degli inidonei, la VII commissione ha detto sì alla reintroduzione della facoltà per gli interessati di chiedere la dispensa per motivi di salute e a un piano di ricollocamento, sempre nella scuola, in base non solo alle condizioni di lavovo ma anche alle competenze professionali maturate. Il che dovrebbe consentire a chi negli anni è stato assegnato proficuamente agli uffici amministrativi o alle biblioteche di continuare a fare lo stesso lavoro. Ora si attendono le decisioni dei relatori.
da ItaliaOggi 06.11.12
“E i soldi?”, di Mario Piemontese
Il 30 ottobre la VII Commissione Cultura della Camera ha approvato alcune proposte di emendamento all’articolo 3 del disegno di legge di stabilità. La Commissione ha richiesto la soppressione dei commi 42,43, 45, 46 e 76 dell’articolo 3 del disegno di legge e contestualmente ha indicato come reperire le risorse necessarie a compensare i mancati risparmi. Il tutto dovrà essere valutato dalla V Commissione Bilancio della Camera che da oggi comincerà a esaminare l’intero disegno di legge.
Obiettivi di risparmio per il MIUR
La spending review ha fissato per il MIUR i seguenti obiettivi di risparmio: 182,9 milioni nel 2013, 172,7 milioni nel 2014 e 236,7 milioni nel 2015. Il disegno di legge di stabilità per raggiungere tali obiettivi ha previsto una serie di interventi sulla scuola che produrrebbero, una volta realizzati, risparmi per 240,4 milioni nel 2013, 721,3 milioni nel 2014 e 721,3 milioni nel 2015. Gli obiettivi della spending review sarebbero così abbondantemente raggiunti.
La VII Commissione con i suoi emendamenti propone di raggiungere gli obiettivi di risparmio senza intervenire sulla scuola, ma recuperando altrove le risorse necessarie.
Fondo per il pagamento dei canoni di locazione degli immobili conferiti dallo Stato ad uno o più fondi immobiliari.
Per contribuire a ridurre il debito pubblico il Governo intende contenere le spese di manutenzione degli immobili di proprietà dello Stato. Per questo vuole conferire a fondi immobiliari una certa quantità di immobili: le spese di manutenzione a quel punto sarebbero a carico dei fondi e non più dello Stato. Per continuare a utilizzare tali immobili lo Stato dovrà versare un canone di locazione a tali fondi. Per questo motivo il disegno di legge di stabilità prevede all’articolo 7, comma 2 la costituzione di un fondo con una dotazione di 500 milioni per il 2013, 900 per gli anni 2014 e 2015 e 950 a regime, per il pagamento di tali canoni di locazione.
Il 23 ottobre la Corte dei conti sul tale progetto si è espressa in questi termini:
“Il comma 2 istituisce un fondo, con una dotazione di 500 milioni per il 2013, 900 per
gli anni 2014 e 2015 e 950 a regime, per il pagamento dei canoni di locazione degli
immobili conferiti dallo Stato ad uno o più fondi immobiliari. La norma si inserisce nel
piano di dismissione e di valorizzazione da ultimo confermato dall’art. 33 del d.l. n. 98
del 2011, con il quale è stata disposta la costituzione di una società di gestione del
risparmio per l’istituzione di uno o più fondi d’investimento (disciplina modificata ed
integrata ad opera di interventi normativi successivi alla conversione del decreto legge).
La SGR non è ancora operativa e non si conoscono i beni immobili che verranno
conferiti ed in particolare quelli che le amministrazioni centrali dello Stato
continueranno a detenere in qualità di conduttori e per i quali sarà necessario pagare i
relativi canoni, né la tipologia degli obblighi contrattuali che verranno assunti . Allo
stato pertanto non è possibile esprime alcuna valutazione circa la congruità delle risorse allo scopo destinate e che dovrebbero costituire la rendita per i canoni di locazione
posseduti dal fondo medesimo.
L’incremento delle spese di parte corrente per locazioni, cui dovrebbe corrispondere la
riduzione della voce di spesa per interventi di manutenzione straordinaria, trova la sua
ragione nel ricorso a processi di dismissione del patrimonio immobiliare i quali, nelle
previsioni del governo, dovrebbero portare ad una riduzione del debito nel 2013 per 20
miliardi (pari a un punto di PIL). Come già osservato dalla Corte nell’audizione del 2
ottobre scorso, particolare attenzione dovrà essere posta ai processi di dismissione per
evitare che questi si traducano in svendite del patrimonio pubblico.”
La VII Commissione per compensare i mancati risparmi, dovuti ai suoi emendamenti, propone di ridurre la dotazione di tale fondo: – 274,9 milioni nel 2013, – 254,7 milioni nel 2014, – 318,7 milioni nel 2015. La riduzione del fondo è sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla spending review, ma non i risparmi previsti dal disegno di legge stesso.
La V Commissione dovrà quindi esprimersi sulla proposta di reperimento delle risorse anche rispetto alle quantità.
La relazione della VII Commissione
Nella relazione al disegno di legge approvata dalla VII Commissione si legge quanto segue:
“il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della spesa del Ministero dell’istruzione, università e ricerca disposti dall’articolo 7, commi 12-15, del citato decreto-legge n. 95 del 2012 – che risultano fissati per i tre dipartimenti in capo Ministero in parola in 182,9 milioni per il 2013, 172,7 milioni per il 2014 e 236,7 milioni per il 2015 – richiamati dal comma 29 dell’articolo 3 potrebbe essere conseguito con la riduzione delle dotazioni finanziarie rimodulabili a valere sul programma 6.1 Fondi da assegnare, a partire dal capitolo 1296”.
La VII Commissione propone quindi in alternativa a quanto previsto dal disegno di legge, nel caso non siano accolte le sue indicazioni per il reperimento delle risorse, di raggiungere gli obiettivi previsti dalla spending review riducendo i finanziamenti al “Fondo da ripartire per la valorizzazione dell’istruzione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica”.
Il bilancio del MIUR 2013 prevede al capitolo 1296 una dotazione finanziaria per tale fondo pari a: 167 milioni per il 2013, 124,8 milioni per il 2014 e 123 milioni per il 2015. Azzerare tale fondo non sarebbe quindi sufficiente a raggiungere gli obiettivi di risparmio fissati dalla spending review.
Sempre nella stessa relazione si legge:
“Delibera di riferire favorevolmente, con le seguenti condizioni:
[….]
5) venga assicurato il pagamento degli scatti stipendiali del personale della scuola per gli anni 2011 e il 2012, a valere sulle risorse del capitolo 1298”.
Per il pagamento degli scatti stipendiali del personale della scuola sono necessari 640 milioni per il 2011 e 960 milioni per il 2012.
La VII Commissione propone quindi di pagare gli scatti utilizzando la “Somma destinata a incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione e allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola; nonché all’incremento delle risorse destinate al settore scolastico”. Si tratta del 30% dei risparmi ottenuti per effetto dei tagli previsti dall’art. 64 della legge n. 133/2008. Sulla certificazione di tali risparmi c’è molta confusione e poca chiarezza, infatti quelli messi a bilancio sono decisamente inferiori a quelli previsti. In ogni caso sono assolutamente insufficienti a pagare gli scatti. Il bilancio del MIUR 2013 prevede infatti per il capitolo 1298 una dotazione finanziaria pari a: 229,8 milioni per il 2013, 229,8 milioni per il 2014 e 229,8 milioni per il 2015.
A tale proposito il 23 ottobre il Presidente della VII Commissione, in sede di presentazione del disegno di legge di stabilità, ha dichiarato quanto segue:
“Anticipando i contenuti della relazione sul Bilancio dello Stato, informo che al capitolo 1298, che incamera il Fondo in parola, nello stato di previsione per il 2012 erano assegnati solo 578.000 milioni invece dei 960 previsti in attuazione dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008. Nell’assestamento 2012 essi sono stati portati a 379.800.000 con una riduzione di 198.200.000 e con il conseguente mancato pagamento anche degli scatti maturati nel 2012. È rimasta in bilancio in pratica solo la quota che avrebbe potuto garantire la prosecuzione del pagamento degli scatti già retribuiti per il 2010; nel progetto di legge n. 5535 al capitolo 1298 sono assegnati solo 229.000.0000 di euro con una ulteriore riduzione di 150.000.000 euro. Lo stanziamento di questo capitolo avrebbe dovuto avere un carattere strutturale cioè i 320 milioni garantiti permanentemente. Questa situazione potrebbe negare non solo il pagamento degli scatti per il 2011 e il 2012, ma pare pregiudicare anche quelli del 2010. Rileva che su tale questione occorre un chiarimento.”
La dichiarazione è preoccupante, ma assolutamente fondata, visto che i finanziamenti messi a bilancio sono quelli citati.
A questo punto seguire con attenzione il dibattito politico dei prossimi giorni è fondamentale perché la V Commissione Bilancio dovrà decidere se accogliere o meno e in che termini, le proposte della VII Commissione Cultura.
da Retescuole 06.11.12
******
“Governo a caccia di 172 mln”,di Alessandra Ricciardi
Il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, ieri diceva che va trovata «una copertura ai saldi complessivi per avviare un processo di rinnovamento senza penalizzazioni». In questi giorni decisivi per l’approvazione del disegno di legge di stabilità alla camera, dopo che la commissione istruzione ha approvato gli emendamenti soppressivi dei commi dell’articolo 3 che innalzano l’orario di cattedra dei docenti a 24 ore, gli occhi sono puntati sul lavoro che in commissione bilancio stanno facendo relatori e governo. La soluzione migliore sarebbe la soppressione dell’articolo sulle 24 ore in quanto materia ordinamentale e dunque estranea a un provvedimento finanziario. In questo caso, resterebbe da scovare la copertura per soli 172 milioni di euro, quelli che la Spending review imponeva di realizare. Certo, sparirebbe così anche il tesoretto che Profumo aveva messo da parte proprio grazie all’aumento a 24 ore, da destinare a ediliza scolastica e innovazione. Dopo i primi sondaggi, è parso del tutto irrealistico pensare di addossare i maggiori tagli al ministero della Difesa, che sta provando a sventare i propri, e così la caccia è tutta interna a viale Trastevere. La quadra va trovata in commissione bilancio, possibilmente entro oggi. La Cultura ha cancellato i commi 42, 43 e 45 dell’articolo 3 della stabilità, ovvero l’aumento dell’orario settimanale di insegnamento di 6 ore e la monetizzazione delle ferie per i supplenti temporanei. Sul fronte degli inidonei, la VII commissione ha detto sì alla reintroduzione della facoltà per gli interessati di chiedere la dispensa per motivi di salute e a un piano di ricollocamento, sempre nella scuola, in base non solo alle condizioni di lavovo ma anche alle competenze professionali maturate. Il che dovrebbe consentire a chi negli anni è stato assegnato proficuamente agli uffici amministrativi o alle biblioteche di continuare a fare lo stesso lavoro. Ora si attendono le decisioni dei relatori.
da ItaliaOggi 06.11.12
"Ferie d’ufficio per le supplenze brevi? Alcuni ds forzano la mano. L’altolà dei sindacati", da La Tecnica della Scuola
Parte dei dirigenti interpretano in tal modo il divieto di monetizzazione introdotto dalla spending review. Ma per i rappresentanti dei lavoratori costringere i precari a fruire delle ferie in periodo che non va tra il 1° luglio al 31 agosto porterà inevitabili controversie. Il lungo ponte di Ognissanti è ormai alle spalle. Con un numero imprecisato di precari temporanei, docenti e Ata, che hanno dovuto piegarsi alle richieste più o meno pressanti dei loro dirigenti. E usufruire, nei due giorni di sospensione dell’attività didattica, delle ferie maturate nel corso della loro supplenza. Tutto nasce dalla disposizione normativa prevista dal decreto legge 95/2012, del 6 luglio scorso, più noto come spending review, che vieta il pagamento, anche ai pubblici dipendenti, delle ferie maturate e non godute. In particolare l’art. 5 del dl prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, devono essere obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”.
Dopo aver chiarito, dopo non poche incomprensioni, che l’adozione della norma non ha effetto retroattivo, nelle ultime settimane la disposizione ha indotto diversi dirigenti scolastici a prendere una posizione sulla questione decisamente rigida. Questi capi d’istituto hanno infatti invitato gli interessati, docenti e personale Ata con supplenze brevi o fino ad “avente diritto”, a consumare le ferie negli immediati giorni successivi alla maturazione. Con l’accortezza di concordare le date con la stessa dirigenza. In alcuni casi i presidi, timorosi di dover pagare di tasca propria le ferie dei precari quando questi saranno licenziati per la scadenza naturale della supplenza, si starebbero anche attivando per stipulare dei nuovi contratti indicanti una clausola dello stesso tenore.
In attesa di una deroga dell’applicazione della norma per il personale precario della scuola, prevista nel ddl Stabilità ora all’esame della Camera, i sindacati hanno sin da subito espresso la loro contrarietà. Ad iniziare da Flc-Cgil, Cisl, Uil e Snals, che lo scorso 12 ottobre hanno inviato una lettera unitaria attraverso la quale si chiedeva un incontro al MIUR per superare la norma introdotta. I rappresentanti dei lavoratori del comparto scuola hanno tenuto a precisare che “si tratta di una norma di carattere generale che interessa tutti i lavoratori pubblici, la cui applicazione, a parere delle Scriventi Segreterie, risulta impossibile nel comparto scuola nel caso del personale precario (supplenti temporanei fino alla fine delle attività didattiche e supplenti temporanei), la cui assenza per ferie farebbe sorgere il bisogno di una supplenza, con il consequenziale costo aggiuntivo”. Per poi aggiungere che “in alcuni casi (nominati fino all’avente diritto) risulta addirittura impossibile mettere i lavoratori nelle condizioni di fruire delle ferie maturate, dal momento che non si conosce in anticipo quando terminerà il rapporto di lavoro”.
Nei giorni scorsi si è espressa anche la Gilda degli Insegnanti, secondo cui le richieste dei dirigenti di far fruire ai supplenti temporanei le ferie maturate nel corso del ponte di Ognissanti sarebbero “iniziativefantasiose in aperto contrasto con le disposizioni contrattuali in vigore”. Il sindacato guidato da Rino Di Meglio ha sottolineato che il “14 ottobre 2009, le Sezioni unite della Corte di cassazione, in funzione nomofilattica hanno stabilito che “nel contratto di lavoro nulla si rinviene in riferimento ad eventuali obblighi di fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni, essendo previsto che tale fruizione possa avvenire solo nei periodi di sospensione delle attività didattiche”.
In effetti il Ccnl obbliga il personale docente a fruire delle ferie esclusivamente nei periodi di sospensione delle attività didattiche, quindi dal 1° luglio al 31 settembre. “Mentre detto periodo è sufficiente a consentire la fruizione delle ferie a tutto il personale di ruolo e a quello supplente annuale – sottolinea la Gilda – ciò non vale per il personale supplente sino al termine delle attività didattiche e breve e saltuario. Si ritiene quindi, anche per evitare la probabile soccombenza dell´Amministrazione nelle inevitabili controversie, di consentire la ‘monetizzazione’ delle ferie”.
Anche la Usb Scuola Sicilia non sembra avere dubbi: “la norma della ‘spending review’ che vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute oltre ad essere in pieno contrasto con l’art. 19 del CCNL della scuola, con la Costituzione italiana e col Codice Civile, non prevede nessun ‘consiglio o obbligo’ per i dirigenti scolastici a modificare i contratti a loro piacimento”.
Per la Usb siciliana, che teme l’espandersi dei “dirigenti-sceriffo”, “finchè si resta nell’ambito dell’‘invito’, i docenti possono tranquillamente declinare la sconcia proposta e decidere loro quando usufruire dei giorni di ferie, ma nel momento in cui si trascende nell’illegalità e nella tracotanza come è accaduto nella scuola secondaria di I grado ‘Gregorio Russo’ di Palermo, dove i colleghi precari sono stati ‘collocati d’ufficio’ in ferie, è necessario denunciare con forza l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici e il loro collaborazionismo nella distruzione del Ccnl”.
“L’atto compiuto in questa scuola ad opera del dirigente scolastico – conclude la sezione siciliana – dimostra chiaramente la totale deriva e lo sprezzo dei diritti dei lavoratori, lasciando intravedere con chiarezza alcune delle conseguenze che produrrà l’ex ddl Aprea: i lavoratori in balìa delle ‘libere associazioni/interpretazioni’ di dirigenti-padroni che decidono persino quando un lavoratore debba riposarsi!”. Il concetto è ribadito da un comunicato, stavolta, nazionale dei Comitati di base nel quale si ricorda che “alla luce della normativa attualmente vigente non sussiste alcun obbligo di richiedere le ferie in giorni predeterminati di sospensione delle lezioni per cui qualsiasi imposizione in tal senso è da considerarsi illegittima”.
Sulla questione si è poi espressa l’Anief, che ha messo in guardia i dirigenti scolastici inviando loro una lettera proprio alla vigilia del ponte d’inizio novembre. Anief sostiene che “non esiste nessun riferimento legislativo o contrattuale che può collocare in ferie d’ufficio durante la sospensione delle lezioni i precari con contratto temporaneo, sino ad avente diritto o con supplenze fino al 30 giugno 2013, né tantomeno li autorizza a realizzare modifiche unilaterali dei contratti per prevenire ipotetiche richieste di pagamento”. Secondo il sindacato degli educatori in formazione “nessuna norma ha attualmente superato il disposto del c. 2 art. 19 del Ccnl Scuola, ove si stabilisce che ‘la fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni non è obbligatoria”. Dopo aver sottolineato che i periodi di sospensione delle lezioni (Ognissanti, pausa natalizia, pasquale, etc.) risultano “ben diversi da quello identificato come periodo di riferimento per la fruizione delle ferie, ovvero quello di sospensione delle attività didattiche (1° luglio-31 agosto)”, l’Anief ha chiesto a tutto il personale precario interessato di “non dare seguito alcuno agli ‘inviti’ a fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni da parte dei dirigenti scolastici. Nel caso in cui questi ultimi volessero ‘forzare la mano’, emanando provvedimenti di collocamento in ferie d’ufficio”, il sindacato ha fatto sapere di avere già predisposto le contromisure attraverso un modello di risposta ad hoc.
Sul caso si sono espressi però anche alcuni dirigenti ministeriali. Come quello responsabile dell’Ambito Territoriale di Bari,Giovanni Lacoppola, che, sollecitato dalle “numerose lamentele e richieste di chiarimenti” riguardo alle iniziative unilaterali dei ds, non ha esitato ad asserire, attraverso una lettera ufficiale che si tratta di prese di posizione fuori luogo. “In attesa di tali chiarimenti – ha scritto Lacoppola – si ritiene che il comportamento di quei Dirigenti scolastici che procedono alla ridefinizione unilaterale del contratto di lavoro a tempo determinato del personale scolastico sia di dubbia legittimità e si esponga inevitabilmente al contenzioso dei lavoratori interessati”. Il dirigente ha quindi invitato i ds ad evitare iniziative incaute, “in attesa di opportune indicazioni che perverranno nei prossimi giorni, allo scopo di rendere applicabili le norme approvate nel rispetto dei diritti di tutti gli operatori scolastici coinvolti. Inoltre, per la stessa ragione, non sembra condivisibile il comportamento di taluni Dirigenti Scolastici, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di collocare in ferie i docenti a tempo determinato in concomitanza con il prossimo ‘ponte’ di Ognissanti”.
L’avviso però, a quanto ci risulta, non è servito a spazzare via gli equivoci. Nella provincia d Bari, come in molte altre. Il Miur farebbe bene a dare indicazioni. A meno che non intenda aspettare l’approvazione della Legge di Stabilità.
La Tecnica della Scuola 06.11.12
“Ferie d’ufficio per le supplenze brevi? Alcuni ds forzano la mano. L’altolà dei sindacati”, da La Tecnica della Scuola
Parte dei dirigenti interpretano in tal modo il divieto di monetizzazione introdotto dalla spending review. Ma per i rappresentanti dei lavoratori costringere i precari a fruire delle ferie in periodo che non va tra il 1° luglio al 31 agosto porterà inevitabili controversie. Il lungo ponte di Ognissanti è ormai alle spalle. Con un numero imprecisato di precari temporanei, docenti e Ata, che hanno dovuto piegarsi alle richieste più o meno pressanti dei loro dirigenti. E usufruire, nei due giorni di sospensione dell’attività didattica, delle ferie maturate nel corso della loro supplenza. Tutto nasce dalla disposizione normativa prevista dal decreto legge 95/2012, del 6 luglio scorso, più noto come spending review, che vieta il pagamento, anche ai pubblici dipendenti, delle ferie maturate e non godute. In particolare l’art. 5 del dl prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, devono essere obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”.
Dopo aver chiarito, dopo non poche incomprensioni, che l’adozione della norma non ha effetto retroattivo, nelle ultime settimane la disposizione ha indotto diversi dirigenti scolastici a prendere una posizione sulla questione decisamente rigida. Questi capi d’istituto hanno infatti invitato gli interessati, docenti e personale Ata con supplenze brevi o fino ad “avente diritto”, a consumare le ferie negli immediati giorni successivi alla maturazione. Con l’accortezza di concordare le date con la stessa dirigenza. In alcuni casi i presidi, timorosi di dover pagare di tasca propria le ferie dei precari quando questi saranno licenziati per la scadenza naturale della supplenza, si starebbero anche attivando per stipulare dei nuovi contratti indicanti una clausola dello stesso tenore.
In attesa di una deroga dell’applicazione della norma per il personale precario della scuola, prevista nel ddl Stabilità ora all’esame della Camera, i sindacati hanno sin da subito espresso la loro contrarietà. Ad iniziare da Flc-Cgil, Cisl, Uil e Snals, che lo scorso 12 ottobre hanno inviato una lettera unitaria attraverso la quale si chiedeva un incontro al MIUR per superare la norma introdotta. I rappresentanti dei lavoratori del comparto scuola hanno tenuto a precisare che “si tratta di una norma di carattere generale che interessa tutti i lavoratori pubblici, la cui applicazione, a parere delle Scriventi Segreterie, risulta impossibile nel comparto scuola nel caso del personale precario (supplenti temporanei fino alla fine delle attività didattiche e supplenti temporanei), la cui assenza per ferie farebbe sorgere il bisogno di una supplenza, con il consequenziale costo aggiuntivo”. Per poi aggiungere che “in alcuni casi (nominati fino all’avente diritto) risulta addirittura impossibile mettere i lavoratori nelle condizioni di fruire delle ferie maturate, dal momento che non si conosce in anticipo quando terminerà il rapporto di lavoro”.
Nei giorni scorsi si è espressa anche la Gilda degli Insegnanti, secondo cui le richieste dei dirigenti di far fruire ai supplenti temporanei le ferie maturate nel corso del ponte di Ognissanti sarebbero “iniziativefantasiose in aperto contrasto con le disposizioni contrattuali in vigore”. Il sindacato guidato da Rino Di Meglio ha sottolineato che il “14 ottobre 2009, le Sezioni unite della Corte di cassazione, in funzione nomofilattica hanno stabilito che “nel contratto di lavoro nulla si rinviene in riferimento ad eventuali obblighi di fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni, essendo previsto che tale fruizione possa avvenire solo nei periodi di sospensione delle attività didattiche”.
In effetti il Ccnl obbliga il personale docente a fruire delle ferie esclusivamente nei periodi di sospensione delle attività didattiche, quindi dal 1° luglio al 31 settembre. “Mentre detto periodo è sufficiente a consentire la fruizione delle ferie a tutto il personale di ruolo e a quello supplente annuale – sottolinea la Gilda – ciò non vale per il personale supplente sino al termine delle attività didattiche e breve e saltuario. Si ritiene quindi, anche per evitare la probabile soccombenza dell´Amministrazione nelle inevitabili controversie, di consentire la ‘monetizzazione’ delle ferie”.
Anche la Usb Scuola Sicilia non sembra avere dubbi: “la norma della ‘spending review’ che vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute oltre ad essere in pieno contrasto con l’art. 19 del CCNL della scuola, con la Costituzione italiana e col Codice Civile, non prevede nessun ‘consiglio o obbligo’ per i dirigenti scolastici a modificare i contratti a loro piacimento”.
Per la Usb siciliana, che teme l’espandersi dei “dirigenti-sceriffo”, “finchè si resta nell’ambito dell’‘invito’, i docenti possono tranquillamente declinare la sconcia proposta e decidere loro quando usufruire dei giorni di ferie, ma nel momento in cui si trascende nell’illegalità e nella tracotanza come è accaduto nella scuola secondaria di I grado ‘Gregorio Russo’ di Palermo, dove i colleghi precari sono stati ‘collocati d’ufficio’ in ferie, è necessario denunciare con forza l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici e il loro collaborazionismo nella distruzione del Ccnl”.
“L’atto compiuto in questa scuola ad opera del dirigente scolastico – conclude la sezione siciliana – dimostra chiaramente la totale deriva e lo sprezzo dei diritti dei lavoratori, lasciando intravedere con chiarezza alcune delle conseguenze che produrrà l’ex ddl Aprea: i lavoratori in balìa delle ‘libere associazioni/interpretazioni’ di dirigenti-padroni che decidono persino quando un lavoratore debba riposarsi!”. Il concetto è ribadito da un comunicato, stavolta, nazionale dei Comitati di base nel quale si ricorda che “alla luce della normativa attualmente vigente non sussiste alcun obbligo di richiedere le ferie in giorni predeterminati di sospensione delle lezioni per cui qualsiasi imposizione in tal senso è da considerarsi illegittima”.
Sulla questione si è poi espressa l’Anief, che ha messo in guardia i dirigenti scolastici inviando loro una lettera proprio alla vigilia del ponte d’inizio novembre. Anief sostiene che “non esiste nessun riferimento legislativo o contrattuale che può collocare in ferie d’ufficio durante la sospensione delle lezioni i precari con contratto temporaneo, sino ad avente diritto o con supplenze fino al 30 giugno 2013, né tantomeno li autorizza a realizzare modifiche unilaterali dei contratti per prevenire ipotetiche richieste di pagamento”. Secondo il sindacato degli educatori in formazione “nessuna norma ha attualmente superato il disposto del c. 2 art. 19 del Ccnl Scuola, ove si stabilisce che ‘la fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni non è obbligatoria”. Dopo aver sottolineato che i periodi di sospensione delle lezioni (Ognissanti, pausa natalizia, pasquale, etc.) risultano “ben diversi da quello identificato come periodo di riferimento per la fruizione delle ferie, ovvero quello di sospensione delle attività didattiche (1° luglio-31 agosto)”, l’Anief ha chiesto a tutto il personale precario interessato di “non dare seguito alcuno agli ‘inviti’ a fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni da parte dei dirigenti scolastici. Nel caso in cui questi ultimi volessero ‘forzare la mano’, emanando provvedimenti di collocamento in ferie d’ufficio”, il sindacato ha fatto sapere di avere già predisposto le contromisure attraverso un modello di risposta ad hoc.
Sul caso si sono espressi però anche alcuni dirigenti ministeriali. Come quello responsabile dell’Ambito Territoriale di Bari,Giovanni Lacoppola, che, sollecitato dalle “numerose lamentele e richieste di chiarimenti” riguardo alle iniziative unilaterali dei ds, non ha esitato ad asserire, attraverso una lettera ufficiale che si tratta di prese di posizione fuori luogo. “In attesa di tali chiarimenti – ha scritto Lacoppola – si ritiene che il comportamento di quei Dirigenti scolastici che procedono alla ridefinizione unilaterale del contratto di lavoro a tempo determinato del personale scolastico sia di dubbia legittimità e si esponga inevitabilmente al contenzioso dei lavoratori interessati”. Il dirigente ha quindi invitato i ds ad evitare iniziative incaute, “in attesa di opportune indicazioni che perverranno nei prossimi giorni, allo scopo di rendere applicabili le norme approvate nel rispetto dei diritti di tutti gli operatori scolastici coinvolti. Inoltre, per la stessa ragione, non sembra condivisibile il comportamento di taluni Dirigenti Scolastici, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di collocare in ferie i docenti a tempo determinato in concomitanza con il prossimo ‘ponte’ di Ognissanti”.
L’avviso però, a quanto ci risulta, non è servito a spazzare via gli equivoci. Nella provincia d Bari, come in molte altre. Il Miur farebbe bene a dare indicazioni. A meno che non intenda aspettare l’approvazione della Legge di Stabilità.
La Tecnica della Scuola 06.11.12
