“Se il Governo andrà avanti con l’atteggiamento di chiusura fin qui dimostrato non potremo votare questo provvedimento. – lo dichiarano Manuela Ghizzoni, Donata Lenzi e Marco Carra, deputati del Pd, provenienti dalle aree colpite dal sisma del 20 e 29 maggio, che avevano presentato un pacchetto di emendamenti al ddl di conversione del decreto 174, che prevede disposizioni urgenti in favore delle zone terremotate nel maggio 2012 – Il parere negativo del Governo a tutti gli emendamenti di carattere fiscale dimostra colpevole disattenzione ad un territorio che ha fatto della propria fedeltà fiscale un elemento costitutivo della coesione territoriale.
Non chiedevamo favori o regalie per le popolazioni e le aziende terremotate, ma solo di ristabilire una forma di equità per coloro che risultano destinatari di misure fiscali meno favorevoli di quelle emanate in precedenza per i soggetti colpiti da analoghe calamità in altre aree. A fronte di un esecutivo cieco e sordo alle istanze della popolazione – concludono i deputati – andremo avanti nella nostra battaglia parlamentare per fornire un aiuto concreto rispetto ad una tragedia che ha colpito il cuore pulsante dell’economia italiana.”
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Legge stabilità: Bersani, no tagli lineari su welfare, scuola e sanità
“In queste ore intense e difficili per la vita politica del nostro Paese, voglio che arrivi in modo formale e convinto il sostegno del Partito Democratico alla vostra manifestazione e all’impegno costante e tenace delle vostre organizzazioni sia nel garantire una qualita’
della vita dignitosa a tante persone in difficolta’, sia nel rappresentare quei bisogni e quelle potenzialita’ che spesso la politica in questi anni sembra aver dimenticato”. Lo
afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in un messaggio inviato questa mattina in occasione della manifestazione ”Cresce il welfare, cresce l’Italia” organizzata dalla rete composta da decine e decine di associazioni impegnate nel sociale per chiedere al governo e
al Parlamento piu’ investimenti.
“In questi mesi – ricorda Bersani – con molti dei vostri rappresentanti ci siamo incontrati ì sia per un confronto sulla carta d’intenti, sia nella festa nazionale di Piacenza che ci
ha consentito di affrontare insieme tutti i temi che voi richiamate. Sapete bene che il Partito Democratico non ha mai accettato il ridimensionamento del welfare operato dal
precedente Governo e che nei nostri documenti e’ ben chiaro la funzione del welfare come fattore di sviluppo e coesione sociale. La cifra del nostro impegno a sostegno del Governo
Monti e’ in quel nesso inscindibile tra rigore, crescita ed equita’ che ancora fa fatica a trovare conferma nelle scelte concrete. E’ per questo – prosegue Bersani – che proprio in
queste ore siamo impegnati a modificare una legge di stabilita’ che rappresenta un nuovo attacco alle difficili condizioni di vita di tante persone e di tante famiglie. Non si puo’ immaginare di operare risparmi per lo Stato riducendo i servizi essenziali alle persone, la sanita’, la scuola, il welfare. Ci siamo sempre detti d’accordo per lavorare ad una seria lotta agli sprechi e alle inefficienze, ma in quest’ottica i tagli lineari non sono utili”.
“Alcune misure puntuali, come l’aumento dell’iva alle cooperative o la tassazione delle pensioni di guerra – afferma piu’ in particolare il segretario del Pd – sono modi inaccettabili di fare cassa scaricando sulle persone piu’ fragili ancora una volta gli obiettivi di risanamento. Ma siamo consapevoli che in una crisi che colpisce in modo cosi’
duro non basta evitare ulteriori danni: c’e’ bisogno non solo di invertire la rotta ma anche di rilanciare e ripensare un modello di welfare universale, costruito col protagonismo dei
diversi attori presenti sui territori e la partecipazione attiva dei diretti interessati. Per questo nel condividere le motivazioni che vi hanno spinto a costruire una grande rete
di confronto e collaborazione su questi temi e ad organizzare la manifestazione, vi posso assicurare – sostiene Bersani – che il Partito Democratico fara’ tutto il possibile in
Parlamento per migliorare le norme contenute nella legge di stabilita’, e per individuare le coperture per avviare una inversione di rotta sui fondi nazionali che sono stati azzerati”.
“A testimoniare il nostro sostegno – conclude Bersani – una delegazione del PD sara’ con voi, in piazza, e disponibile a continuare il confronto e la collaborazione con voi, per esprimere il dissenso ad ulteriori tagli e per manifestare solidarieta’ ai tanti operatori che ogni giorno nelle nostre citta’ lavorano con fatica, abnegazione per garantire servizi, qualita’ della vita per le persone e le famiglie che troppo spesso si sentono sole. Vi ringrazio
anche per quell’infaticabile impegno da voi profuso per la costruzione di una cittadinanza piu’ consapevole e partecipe, abbiamo bisogno di questa nuova stagione di civismo, le forze
politiche da sole non riusciranno a ricostruire l’Italia, ma solo dal costante e franco confronto tra politica e societa’ civile organizzata potra’ nascere un progetto ed un percorso in grado di interpretare tutti i bisogni e le potenzialita’ di questo Paese”.
Agenzia Asca
"Prof, primo stop alle sei ore in più la maggioranza vota contro", da repubblica.it
Primo stop in parlamento all’aumento a 24 ore dell’orario di insegnamento dei prof italiani. Ieri, la commissione Cultura della Camera ha approvato due identici emendamenti, uno della relatrice Manuela Ghizzoni (Pd), nonché presidente della commissione, e l’altro presentato dalla maggioranza (Pd, Pdl e Udc) che chiedono la cancellazione dei commi riguardanti l’aumento, senza nessun corrispettivo economico in cambio, da 18 a 24 ore dell’orario di cattedra degli insegnanti di scuola media e superiore.
Ma quello di ieri è solo un primo passo verso l’abolizione di un provvedimento che ha fatto letteralmente imbufalire gli insegnanti. “L’approvazione dell’emendamento soppressivo all’aumento dell’orario di lezione, presentato dal relatore e dalle forze di maggioranza, è il primo passo per il definitivo stralcio della norma – dichiara Manuela Ghizzoni – Qualsiasi intervento di modifica dell’orario di lavoro deve essere inserito in ambito contrattuale e non può che tendere al rilancio della professione docente e del suo ruolo sociale”.
Ora la palla passa alla commissione Bilancio e al parere del governo che, però, ha già anticipato, per bocca del sottosegretario all’Istruzione Rossi Doria, la volontà di sostenere l’emendamento Ghizzoni. Se nei prossimi giorni la commissione Bilancio ratificherà gli emendamenti che cancellano i commi 42, 43 e 45 dell’articolo 3 della legge di stabilità, si ritornerà alle 18 ore di insegnamento settimanali. Nell’emendamento i parlamentari indicano la strada da seguire per trovare i fondi per coprire i risparmi previsti dalla Spending review: i soldi andrebbero presi dal costituendo fondo per il pagamento dei canoni di locazione degli immobili conferiti dallo stato ad uno o più fondi immobiliari che sarà istituito presso il ministero dell’economia.
"Parlare delle differenze per fare della scuola un ambiente migliore", di Delia Vaccarello
Tre su quattro hanno subito una discriminazione in quanto gay o lesbiche. Uno su due a scuoala. Gli studenti sanno del rischio che corrono i compagni omosessuali, eppure fanno fatica ad empatizzare con loro, condividendo molti stereotipi radicati nell’opinione comune. A fotografare i danni procurati dal pregiudizio sono i risultati del progetto Niso cofinanziato dalla Commissione Europea all’interno del «Programma Fundamental Rights and Citizenship» e coordinato dalla Provincia di Roma. Tramite un questionario somministrato a 391 persone della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bi- sex, trans) e 741 studenti la ricerca ha saggiato la portata delle discriminazioni e il peso degli stereotipi. Non solo, ha messo a confronto le testimonianze delle vittime con la percezione che gli studenti hanno delle aggressioni. Così emerge che le discriminazioni scelgono il bersaglio a seconda dei luoghi: i maschi gay vengono presi più di mira a scuola (43 per cento), le lesbiche in famiglia (37 per cento). E i loro compagni non ne sono ignari. Il gruppo degli studenti mostra di sapere che per gli omosessuali la scuola e i luoghi «per tutti» possono trasformarsi in un inferno. Oltre la metà degli studenti intervistati (55 per cento) pensa che le persone gay e lesbiche in Italia vengano molto discriminate. I luoghi a rischio sono il quartiere (per il 65 per cento degli studenti), la scuola (59 per cento) nonché le attività dopo-scuola e il loro gruppo di amici (58 per cento). Al contrario, i contesti considerati come maggiormente friendly sono Internet (44 per cento degli studenti), la casa (37 per cento) e i bar o i locali in cui abitualmente si ritrovano (26 per cento).
Gli studenti mostrano dunque di percepire che lì dove gli etero sono maggioranza, le minoranze omosessuali non hanno vita facile. Si tratta di una nuova coscienza su cui si può lavorare per ridurre il peso delle discriminazioni: il bullo che vessa un compagno perché gay ritiene di avere dalla sua parte la maggioranza, che però, stando alle sensibilità degli studenti, è meno compatta di quanto si creda.
Al contrario sul fronte degli stereotipi gli studenti mostrano ingenuità e pregiudizi. Pensano che i maschi gay siano molto differenti dagli altri, soprattutto perché «effeminati» e comunque molto interessati all’apparenza (modo di vestire, atteggiamenti, ecc). Una idea «difensiva» che colloca l’omosessualità più temuta dai maschi in qualcosa di radicalmente altro da cui è possibile prendere le distanze.
Le persone lgbt, che soffrono dell’essere ingabbiati in una immagine fissa, «denunciano» oltre la presunta effeminatezza altri stereotipi che inchiodano i gay: promiscuità, passività, malattia. Attenzione solo all’esteriorità anche per le lesbiche definite dagli studenti mascoline soprattutto per il modo di vestire. Laddove le persone lgbt lamentano che lo stereotipo dipinge la donna lesbica come «violenta, aggressiva, e con problemi di relazione con gli uomini». Gli studenti sembrano guardare gay e lesbiche da fuori – sono «loro», non sono «noi» -, senza empatizzare con la fatica dei compagni omosessuali costretti a fronteggiare pregiudizi pesanti che riguardano non solo il look ma il modo di essere a livello profondo.
PREGIUDIZI RADICATI
Non mancano le differenze di genere: i maschi sembrano pronti ad assumere con meno distinguo i pregiudizi del pensiero tradizionale. Ancora, sul fronte delle definizioni resta uno zoccolo duro del 9 per cento che ritiene l’omosessualità una malattia, laddove per il 43 per cento è un orientamento sessuale naturale. Insomma, c’è ancora molto da fare, se ne parla oggi a Roma nel convegno «La scuola un posto migliore per tutti» in via dei Prefetti a partire dalle 10.30. L’obiettivo è creare un ambiente «dove anche i ragazzi e le ragazze omosessuali possano vivere e crescere con serenità», dichiara Marrazzo di Gay Center. La strategia quella di non limitarsi alla denuncia, come sottolinea Nicola Zingaretti, presidente della Provincia capofila del progetto: «Se io accettassi che un essere umano possa essere colpito, violentato insultato o per l’orientamento sessuale o per il colore delle pelle mi posso anche aspettare che un domani qualcuno, perché porto la camicia bianca, si senta in diritto di offendermi. Quindi le discriminazioni non vanno mai accettate perché quello, davvero, è l’inizio della fine. I reati vanno puniti ma la pubblica amministrazione non può limitarsi a chiedere le condanne, è troppo facile».
L’Unità 31.10.12
Crocetta: "La mafia contro l'intesa Pd-moderati", di Jolanda Buffalini
Sulla scrivania c’è una rosa screziata, gliel’ha regalata una signora, coordinatrice delle donne del Pdl dicendogli: «Ci ha liberato!». «Capito?», fa lui, «Ho liberato le donne di destra!». Rosario Crocetta, il giorno dopo, è pimpante, scoppiettante, scherza in trasmissione con Radio 2 sulla castità dei politici: «Io sono casto da 50 anni perché non mi vuole nessuno». Deve partire per Gela, lo aspettano due feste, la prima politica la seconda in parrocchia, ma – per la proclamazione – è festa anche a Palermo.
Cita Berlinguer e Gramsci per polemizzare con Vendola, Pasolini per dire «Io so ma non ho le prove» a proposito dell’uso distorto dei fondi per la formazione. Ha dormito bene, dice, «anche l’altra notte quando un sondaggio falso mi dava addirittura terzo». Sente al telefono il ministro Cancellieri e si preoccupa per Librino, il quartiere popolare di Catania, dove «100.000 abitanti non hanno scuole superiori, non hanno piante, non hanno negozi».
Ogni tanto si ferma e esclama: «È un fatto epocale che la Sicilia abbia eletto un presidente come me». Cioè uno che ha fatto arrestare 347 mafiosi, subìto 4 attentati falliti: «Già questo abbassa lo spread della Sicilia, perché finora in Europa e in Italia pensavano che i soldi dati alla Sicilia andavano alla mafia».
Presidente, con l’astensione che c’è stata c’è chi sostiene che è la mafia che si è astenuta.
«Niente affatto, la mafia ha votato per impedire con tutte le sue forze la mia elezione e soprattutto per impedire questo accordo nuovo fra le forze progressiste e moderate che avrà i suoi effetti nella battaglia nazionale. L’astensione è stata in parte fisiologica, perché si è votato un solo giorno, in parte dovuta a motivi reali che in Sicilia sono il 70% di investimenti in meno, la disoccupazione giovanile al 35%».
In Sicilia ha avuto contro la sinistra alternativa.
«Per me l’ultimo Vendola è incomprensibile, incomprensibile questa scelta di scimmiottare i grillini che li ha travolti. Non hanno raggiunto il quorum facendo rischiare a noi di perdere la Sicilia. Per questo fra Vendola e il sindaco di Parigi preferisco Delanoe, che ha una più chiara ispirazione riformista. Negli anni settanta Berlinguer voleva l’alleanza con la Dc che, allora, non era soltanto Aldo Moro, c’era anche Ciancimino».
Per Idv con questa astensione si deve rivotare…
«La campagna elettorale è finita. Quanti voti ha avuto Orlando al ballottaggio? Perché non si dimette lui, che la città ringrazierebbe? Non hanno capito che io non sono Ferrandelli ma sono Orlando, io il sindaco lo so fare».
Le rimproverano l’alleanza con l’Udc.
«L’alleanza con l’Udc ha consentito di parlare a un elettorato più tradizionalista che ha imparato a conoscermi. Ci siamo incontrati, sinistra e mondo cattolico, sul terreno dell’inclusione sociale e della solidarietà. Gli attacchi della stampa di destra alla mia omosessualità non hanno attecchito. All’inizio della campagna io ero dato al 25 per cento e Musumeci al 31, si è verificato esattamente l’opposto».
Il suo partito, il Pd, si è attestato dietro il Movimento 5 stelle.
«Non è così, la lista Pd ha avuto un buon risultato. Noi avevamo due liste perché c’è anche la lista Crocetta a cui è andata una parte dei voti Pd. È la prima volta che la lista del presidente in Sicilia prende il quorum, abbiamo 17 consiglieri».
Ma è un partito che si è lacerato sul sostegno a Lombardo e sulle amministrative di Palermo.
«Il Pd a Palermo aveva raggiunto il minimo storico ma nelle regionali mi ha aiutato, ha lavorato per l’unità, quelle divisioni sono state superate, anche se qualche slabbratura c’è sempre, e ha lavorato per lo schieramento unitario con l’Udc».
L’alleanza con l’Udc servirà a livello nazionale?
«Con uno schieramento ampio si approssima la fine del tiranno».
Dovrà trovarsi una maggioranza nell’Assemblea regionale, accetterà il contributo di Micciché e di Lombardo?
«Io non ho una maggioranza bulgara, ma non farò accordi né di governo né di sottogoverno, però i deputati non sono il diavolo, ci confronteremo. Io accetto il controllo dell’Assemblea e ne rispetto le prerogative. Non farò come gli altri presidenti, saranno i deputati ad eleggere il presidente dell’Ars».
Il Movimento 5 stelle chiede di ridurre a 2500 euro lo stipendio dei deputati?
«È demagogico, loro sono miracolati dai voti per Grillo ma gli altri deputati hanno dovuto sostenere i costi della campagna elettorale. Per l’indennità io penso a un sistema simile a quello del parlamento europeo, dove chi lavora guadagna di più».
Ci saranno punti di incontro con loro?
«Ora loro sono deputati come gli altri, dovranno decidere cosa fare su una norma come quella che ha proposto Lillo Speziale (che vieta le nomine per gli inquisiti, ndr), oppure sul doppio voto di genere, o ancora su una lista privilegiata per gli imprenditori e le imprenditrici che denunciano il pizzo, in modo che possano continuare a lavorare, sul rigore di bilancio senza macelleria sociale, sulla chiusura di enti che da 20 anni si dice che devono essere eliminati».
Quali saranno le prime misure?
«Avevo pensato di dare un incarico per studiare quali consulenze eliminare, poi ho deciso, poiché lo spoil system lo consente, che le revoco tutte. Dopo si vedrà se ce n’è qualcuna che serve». Come si regolerà con lo spreco dei corsi di formazione?
«La priorità sono gli investimenti, se non c’è lavoro la formazione è inutile».
Si è detto contrario all’eccesso di laicismo, in che senso?
«Gramsci diceva che il novello principe è un architetto che deve stare un passo avanti, ma non troppo. In Sicilia ci sarà un delegato per i diritti civili, si prenderanno misure contro l’omofobia. Lo sceglieremo insieme alle associazioni come l’Arcigay, io penso a Marina La Farina. E ci sarà anche un delegato per i diritti dei diversamente abili».
Come voterà alle primarie?
«Voto Bersani, è una brava persona e ha le carte in regola per governare».
L’Unità 31.10.12
"Scuola, bocciate le 24 ore dei professori", di Laura Matteucci
Dal bastone alla carota. Con un emendamento bipartisan la commissione Cultura della Camera cancella la norma che aumentava le ore settimanali di insegnamento, ma l’ultima parola spetterà alla commissione Bilancio. Accordo tra le Regioni: sì al taglio degli stipendi per presidenti, assessori e consiglieri. Per la legge di Stabilità, che arriva oggi all’ultima data utile per la presentazione degli emendamenti, è stata un’altra giornata di tensioni, incontri di verifica e polemiche. E di bocciature: come già annunciato, dalla commissione Cultura della Camera è arrivato lo stop all’aumento dell’orario di lavoro dei professori delle scuole da 18 a 24 ore settimanali senza corrispettivo. L’emendamento bipartisan per abrogare la norma inserita nel testo è stato approvato all’unanimità, anche se la parola finale spetta comunque alla commissione Bilancio.
Un’altra stoccata per il governo, insomma, in una giornata in cui se ne sono susseguite parecchie da parte del Pdl. L’alibi per attaccare il governo è stato un incontro a quattr’occhi tra il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e dell’Udc Pierferdinando Casini sui temi della legge di Stabilità, che ha provocato disordinate reazioni di alcuni esponenti pidiellini, a partire dal capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto: «Evidentemente Bersani e Casini possono fare tutti gli in- contri che vogliono per eventuali percor- si fra loro condivisi sulla legge di stabilità, ma la condivisione dei mutamenti della legge deve per forza riguardare tutte le forze della maggioranza fra le quali il Pdl ha avanzato per parte sua precise indicazioni». Per essere chiari: «È evidente – prosegue – che la responsabilità politica è del governo che, se vuole tenere in piedi la maggioranza, deve tener conto delle proposte avanzate da tutte le componenti che la compongono e non solo da alcune di esse».
SITUAZIONE FLUIDA
Sullo sfondo resta, nonostante le rassicurazioni, la minaccia di Berlusconi di staccare la spina al governo Monti, e di farlo proprio in occasione della legge di Stabilità, ipotesi da cui prende corpo an- che l’attacco dell’ex ministro Renato Brunetta, relatore della legge: «Se non riuscirò a imporre modifiche alla legge mi dimetto da relatore – annuncia – È il minimo che possa fare per gli elettori del Pdl che non vogliono Monti». Brunetta accusa il governo di usare due pesi e due misure nei confronti di Bersani e Berlusconi: «Quando il segretario del Pd – dice – ha dichiarato che non avrebbe votato la legge di Stabilità se non fosse stata modificata in modo significativo, nessuno ha osservato che così affondava l’Italia o che stava tradendo la parola data. Il governo si è limitato a manifestare la propria disponibilità al confronto. Quando invece Berlusconi ha avanzato forti critiche e ha dichiarato che avrebbe potuto togliere la fiducia al governo, nessuna manifestazione di apertura è venuta». Dal sottosegretario Gianfranco Polillo la replica: «Il governo non ha intenzione di operare alcuna distinzione tra le forze politiche che lo sostengono, ma si rivolge all’intera maggioranza».
Le modifiche alla legge di Stabilità saranno oggi al centro di un incontro – rigorosamente riservato – tra i due relatori (oltre a Brunetta, Pier Paolo Baretta del Pd) e il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Sul tavolo, le modifiche dei relatori ma anche quelle dei singoli deputati (il termine per la presentazione de- gli emendamenti scade alle 13).
La situazione è ancora fluida e molte le questioni sul tappeto, a partire da quella del fondo per gli esodati. La maggioranza è contraria ad applicare i tagli dalla dichiarazione 2013 sui redditi 2012 e si pensa anche di escludere dal tetto di 3mila il mutuo per la prima casa. Quanto all’aumento dell’Iva, si va dalla proposta di evitare gli aumenti (22% e 11% delle due aliquote al 21 e 10%) a quella di toccare solo l’aliquota del 21%, mentre per Irpef e cuneo fisca- le è possibile la rinuncia allo sconto per il secondo scaglione (redditi fino a 28mila euro), sostituendolo con una riduzione del cuneo fiscale.
Nel frattempo, a fronte del consistente aumento delle tasse e dei timori che suscita, il ministro Grilli replica ricordando: «Noi prevediamo di ridurre le aliquote fiscali, ma per farlo dobbiamo avere una base imponibile più ampia: per questo occorre lottare contro l’evasione fiscale con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione». Perché «il livello della nostra evasione – spiega – è inaccettabile non solo in termini etici ma anche di aggiustamento del bilancio».
L’Unità 31.10.12
Terremoto/S. Giuliano: Ghizzoni, sicurezza viene prima di politiche economiche
Approvare subito legge di sistema. “Dopo 10 anni troppo poco è stato fatto in materia di prevenzione, troppo poco sull’edilizia scolastica. – lo dichiara Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, Scienze e Istruzione della camera dei Deputati, al termine della commemorazione per le vittime del terremoto che ha colpito la scuola di San Giuliano di Puglia il 31 ottobre 2002 – Ci troviamo, ancora una volta, a commemorare vittime di una tragedia avvenuta, ammettendo, così, una incapacità ad affrontare il tema della prevenzione. Non servono interventi straordinari quando i disastri sono ormai accaduti, è invece necessario il ripristino di una manutenzione e messa in sicurezza ordinaria, svolta con continuità da Provincie e Comuni e adeguata alle esigenze territoriali. Se è vero che i terremoti non si possono prevedere, allora è necessario attuare seri programmi di prevenzione, attraverso il rispetto delle norme antisismiche e il potenziamento della ricerca. Le Istituzioni e la politica hanno il dovere di approvare una legge di sistema in grado di definire un modello efficace di intervento per affrontare gli effetti delle calamità naturali e per reperire le risorse. La sicurezza non è subordinabile alle politiche economiche, seppur in tempo di crisi. È un impegno che dobbiamo prendere per tutte le vittime dei terremoti, per i bambini di San Giuliano, per assicurare ai cittadini una garanzia di sicurezza, anche a partire da serie politiche per l’edilizia scolastica.”
