Tutti gli articoli relativi a: pari opportunità | diritti

"Sacconi ci riprova. Usa le pensioni per dividere i sindacati", di Laura Matteucci

Sacconi ci riprova. In piena bufera finanziaria, economica e anche politica, torna sul tema pensioni sul quale, lo dice lui stesso, «le parti sociali sono spaccate». Se ne esce sostenendo che il governo ritiene «utile» un avviso comune tra le parti sociali per la definizione delle «transizioni » sul sistema previdenziale. In particolare, continua il ministro, sarebbe utile definire la transizione per quanto riguarda l’età delle donne, il contributivo, l’aspettativa di vita e le pensioni di anzianità. «C’è obiettivamente un problema intergenerazionale – aggiunge – Dobbiamo produrre un riequilibrio tra generazioni a favore dei giovani». Le parti sociali saranno anche spaccate, ma l’intempestiva proposta di Sacconi trova un invalicabile muro di «no». Quello della Cgil innanzitutto: il sindacato di Susanna Camusso boccia qualsiasi nuovo intervento sul sistema previdenziale e avverte in uno studio che già con le norme approvate finora le donne(tra incremento previsto per la pensione di vecchiaia, aumento legato all’aspettativa di vita e la cosiddetta finestra mobile) si troveranno ad andare effettivamente in pensione di vecchiaia nel 2031 a 68 anni e due …

"Clandestina è la politica", di Luigi Manconi e Valentina Brinis

A Lampedusa sono esplosi gli errori e i pregiudizi che da decenni accompagnano le scelte italiane in fatto di immigrazione. Un Paese incapace di accogliere dominato dalla cultura del respingimento. Se un giornale democratico, progressista e – addirittura! – “ di sinistra” titola: «Caccia ai clandestini», qualcosa di terribile sta accadendo, e forse è già accaduto. Consideriamo quel titolo. Certo, potrebbe giustificarsi con la volontà di descrivere semplicemente un fatto, connotandolo di una qualche riprovazione morale: ma temo che il risultato sia esattamente l’opposto. Se, infatti, si fosse scritto, che so, “violenze” o “aggressioni”, già sarebbe stato diverso perché in quelle due parole viene evidenziato il ruolo dei responsabili e, di conseguenza, quello delle vittime. “Caccia” è già diverso. Intanto perché evoca una dimensione ferina e, dunque, ulteriormente mortificante il bersaglio di quella attività venatoria; e, poi, perché introduce un elemento esotico o comunque talmente anomalo da risultare quasi irreale. Possiamo sbagliarci, ma questa è la sensazione: tanto più se l’obiettivo sono “i clandestini”. È un termine contro il quale ci battiamo vanamente da tempo …

"Un giorno di guerra a Lampedusa caccia ai clandestini dopo la rivolta", di Attilio Bolzoni

Senza patti chiari Lampedusa salta in aria. Se l´Italia non riuscirà a trovare un altro accordo con i nuovi signori che comandano dall´altra parte del Mediterraneo, di barconi ne arriveranno sempre di più. E sarà invasione. Negli ultimi dieci giorni ne sono sbarcati quasi milleduecento di tunisini, all´improvviso. Una settimana prima il ministro Maroni aveva parlato di «un bilancio totalmente positivo della collaborazione bilaterale in materia di sicurezza» con la Tunisia, poi sono approdati in massa e in queste ultime ore a Lampedusa è scoppiata la guerra. Lo scenario del Mediterraneo è molto complicato ma molto confusa e incerta è anche la nostra politica. Non bastano più gli slogan governativi e le rassicurazioni continue del ministro degli Interni («L´accordo con la Tunisia funziona, l´impegno di Tunisi per la lotta ai clandestini ha dato frutti», 12 settembre), non bastano più annunci e promesse. Adesso c´è bisogno di qualcosa d´altro o Lampedusa rischia di diventare un campo di battaglia permanente fra l´Africa e l´Europa. I ponti aerei o i rimpatri forzati non risolveranno mai la vicenda dei …

"Immigrazione non fa rima con ragione", di Giovanna Zincone

.La prima elementare della scuola di via Paravia alla periferia di Milano è stata smembrata non solo perché era piccola, ma anche perché c’erano solo 2 studenti italiani su 18. La stragrande maggioranza degli altri, cioè dei bimbi stranieri, a quanto è dato sapere, era nata in Italia e aveva pure frequentato l’asilo, quindi non aveva handicap linguistici. Sul banco degli accusati è tornato il tetto del 30% di studenti stranieri imposto alle scuole. Certo, va riconosciuto che quel tetto è diventato flessibile: può ora tenere conto delle difficoltà reali e non di quelle solo ipotetiche dei piccoli immigrati. Ma allora perché non togliere del tutto il criterio della nazionalità e valutare piuttosto le sole competenze? È la multietnicità che va evitata, che fa comunque paura? Si osserva che i genitori italiani scappano dalle scuole con troppi stranieri: dovremmo precisare «poveri». Infatti, i genitori italiani, quando si trasferiscono all’estero, iscrivono i figli in scuole internazionali e li collocano felicemente in classi in cui possono trovarsi ad essere anche gli unici bimbi italiani in una congerie …

"Il dovere civico di testimoniare e le scelte del premier", di Luigi Ferrarella

Non è un capriccio del premier o un’impuntatura dei magistrati il braccio di ferro sulla testimonianza di Berlusconi. In gioco è l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, è la possibilità stessa di celebrare un procedimento secondo le regole valide per potenti e diseredati. Non è un capriccio del premier o un’impuntatura dei pm il braccio di ferro sulla testimonianza che Berlusconi, convocato dalla Procura di Napoli, si rifiuta di rendere se non gli verrà consentito di farsi accompagnare dai suoi avvocati e quindi di potersi avvalere delle facoltà (compresa quella di non rispondere o di mentire) che il codice riconosce agli indagati in procedimenti connessi e non ai testimoni, obbligati invece a rispondere e a dire la verità. La posta in gioco è molto più alta dell’orgoglio delle parti in causa, e perfino della sorte della singola inchiesta: è invece l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, e perciò è affare di tutti e non soltanto di Berlusconi o dei suoi pm, dell’arrestato Tarantini o del latitante Lavitola, la cui sorte è …

"Il tempo è ora. L’Italia non è ancora un Paese per donne", di Francesca Izzo

Siamo ormai sommersi da un fiume di rivelazioni sulla vita e i rapporti personali del premier e dalle inchieste giudiziarie che le accompagnano. Quando due anni fa cominciò a squarciarsi il velo di protezione, con la pubblica denuncia di Veronica Lario e i casi Noemi e D’Addario, solo alcune donne, dissero che non era una faccenda privata. Solo alcune, tra il silenzio o l’irrisione dei più, dissero che lo scambio sesso-denaro-potere aveva un fortissimo senso politico. La mercificazione del corpo femminile, ostentata da un uomo ai vertici dello Stato, era il segno di un degrado sociale, civile, morale dell’intera nazione. Che un presidente del Consiglio potesse permettersi di concepire ed esibire quel tipo di rapporto con le donne senza che la comunità nazionale, le sue classi dirigenti sentissero il dovere di sanzionarlo eticamente e politicamente voleva innanzitutto dire che lo condividevano e che la dignità il prestigio, il ruolo internazionale dell’Italia, offuscati dalla mancata reazione a quei comportamenti, non era in cima ai loro pensieri. Ci furono appelli, discorsi, analisi che caddero nel vuoto finché, …

"Roma vede i Rom solo come nomadi", di Navi Pillay*

All’epoca della mia visita in Italia, nel marzo 2010, i temi riguardanti i Rom dell’Europa Orientale erano prioritari. Oggi, la loro situazione sembra alquanto oscurata dal dramma di rifugiati e immigrati provenienti dal travagliato Nord Africa. Ma non per questo dovrebbero essere dimenticate le questioni attinenti ai diritti umani affrontate dai Rom. Durante la mia visita l’anno scorso, mi recai in due insediamenti Rom alla periferia di Roma. Il primo, in via Marchetti, era una baraccopoli non autorizzata. Il secondo, in via Candoni, era stato creato dalle autorità. In quell’occasione incontrai anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che mi garantì che i Rom avrebbero beneficiato del cosiddetto Piano per i Nomadi elaborato dal governo, attraverso il loro ricollocamento da insediamenti illegali a «campi» regolamentati. Manifestai la mia seria preoccupazione circa tali soluzioni, osservando che, in nome della sicurezza, il «campo modello» ufficiale, in via Candoni, era circondato da alti muri di cinta con torri di sorveglianza della polizia. Ciò non lo distingueva affatto da quello non autorizzato, altrettanto segregato, lontano dalla città, dalle opportunità di …