Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

«Le emozioni, la ragione e la realtà», di Mario Calabresi

La distanza tra la parte razionale e quella emotiva del cervello certi giorni appare immensa e insormontabile. Soprattutto se una parte dei cittadini, dei giornalisti e dei politici usa soltanto la prima e una parte consistente degli elettori invece va alle urne guidata dalla seconda. Ieri mattina le analisi del voto e del successo della Lega, che in cinque anni ha raddoppiato i suoi consensi, parlavano di federalismo, di protesta e di voglia di rottura. Le motivazioni di chi ha scelto il partito di Umberto Bossi appaiono invece completamente diverse e si richiudevano in tre parole: serenità, normalità, sicurezza. Questa distanza di percezione e interpretazione ci racconta che anche in Italia politici e analisti fanno riferimento solo ad una parte della nostra mente, quella più fredda, razionale e calcolatrice, cadendo così in errore e restando spiazzati di fronte ai risultati elettorali. Prima delle ultime presidenziali americane, Drew Westen, noto professore di psicologia e consulente politico, lo ha spiegato in un libro di successo. I conservatori, sostiene, sanno fin dai tempi di Nixon e poi di …

«Prodi preoccupato chiede facce nuove "A 71 anni il più giovane sembro io"», di Marco Marozzi

L’ex premier: “Ridare al cittadino la capacità di contare”. “Nei comuni, dove il rapporto è più diretto, teniamo” “E’ stata dura”. Un nubifragio. Poi l’arcobaleno. Bologna accoglie così il ritorno di Romano Prodi. Professore, si sente Noè, votato ancora a salvare l’arca del centrosinistra? “Per l’amor di Dio. Sono arrivato che pioveva da matti. La mia esperienza politica è finita. Servono giovani. Ho 71 anni e ogni tanto rischiano di farmi sentire un ragazzo. Io al massimo ho cercato di dare una mano, mica sono quello che se ne va sull’Aventino. Certo è stata dura e adesso c’è tanto lavoro da fare”. Non si riferisce alle durezze del cielo l’ex premier che due volte su due ha sconfitto Berlusconi alle urne. Guarda alle difficoltà terrene del centrosinistra, persino nella “sua” Emilia-Romagna, sempre meno rossa, meno di altre in Italia. Il Professore venerdì ha voluto chiudere la campagna elettorale a fianco di Vasco Errani, il governatore confermato per la terza volta, pur perdendo oltre il 10 per cento e che è riuscito a trascinare in Consiglio …

Si riparte da qui

All’indomani del risultato elettorale, Pier Luigi Bersani traccia un bilancio per il PD e per l’intera coalizione. Il segretario del Pd ribadisce in conferenza stampa che serve “un’analisi più attenta e veritiera dei risultati, considerando che all’inizio di gennaio nessuno era disposto a scommettere che il centrosinistra conquistasse 7 regioni su 13. Dopo questo appuntamento elettorale non intendo cantare vittoria ma neanche accettare una descrizione dei fatti che assomiglia a una sconfitta nostra e del centrosinistra. Chiedo un’analisi attenta e un interpretazione più veritiera. Il divario tra le coalizioni si è ridotto di 3 punti. Bisogna riprendere la costruzione di un campo alternativo al centrodestra nel solco basato sulla costruzione di un PD sempre più popolare radicato nei bisogni di lavoro, imprese, famiglie e sulla costruzione di un’alternativa che dia sbocco credibile alle esigenze di rinnovamento della politica”. E sul nord contrasta una delle analisi già fatte: “Non c’è un nostro arretramento al Nord, in Piemonte abbiamo perso per 9mila voti, è come prendere un palo al 95esimo. La vulgata che il Pd non sia …

Pierluigi ora punta sul modello Liguria "L´Udc non basta, alleanze larghe", di Umberto Rosso

E ora, tutti dentro. Il modello piazza del Popolo, il palco dell´ultima manifestazione animato dalla nuova union sacrè, alla quale aggiungere un altro ospite: Pier Ferdinando Casini. Tutti insieme appassionatamente per mandare a casa il Cavaliere. La lezione delle regionali, anche trepidando ancora per la Bonino e Bresso, per gli uomini di Bersani c´è già. Enrico Letta, il numero due del Pd, l´ha spiegata e illustrata più o meno così, mentre lo stato maggiore del partito ragiona sul dopo-voto. Abbiamo vinto in posti dove in campo siamo scesi con schemi di gioco opposti. Nelle Marche attacco a tre punte, Pd-Udc-Idv, e niente sinistra. In Puglia, al contrario, dentro i rossi di Vendola e fuori i centristi. Ma la ricetta migliore, la tempesta perfetta per liberarsi del centrodestra l´hanno, secondo il vicesegretario del Pd, concepita a Genova: «Claudio Burlando ce l´ha rifatta portando dentro sinistra e centristi, dipietristi e grillini». E´ il modello Liguria che vince, ingloba e tiene insieme, e che tira di più al Nazareno. Senza i brividi lasciati nelle ossa da Lazio e …

"Errani: conferma chiara e il 2005 era irripetibile", di Andrea Bonzi

Vince, Vasco Errani. E si riconferma presidente dell’Emilia-Romagna. Un risultato mai in bilico, quello della regione “rossa” per eccellenza: Errani è sempre stato in vantaggio. Ma non può essere ignorato il crollo dei consensi per il candidato del Centrosinistra. Il 51,9% che è bastato a “regolare” l’avversario principale, Anna Maria Bernini (Pdl-Lega Nord), inchiodata sul 37%, è infatti inferiore di oltre 10 punti a quella con cui Errani vinse cinque anni fa (62,73%). Il presidente confermato si presenta in viale Aldo Moro alle 18.20, quando ormai il risultato è chiaro. Davanti alle telecamere è rilassato, Errani. «Nel 2005 c’era un’altra fase politica – risponde ai cronisti che gli chiedono conto del gap di consensi rispetto a un lustro fa – il risultato è chiaro, politicamente molto netto, la distanza col Centrodestra ampia. La conferma del Centrosinistra è chiara». E la campagna «fatta sulle cose concrete» ha pagato, osserva. Poi, certo l’analisi del voto la faremo con la massima attenzione» continua Errani che rivendica di aver detto «per tempo che la situazione politica era fortemente mutata» …

"Berlusconi batte il non voto", di Federico Geremicca

E così, nonostante l’astensione che avrebbe dovuto penalizzarlo, le inchieste che lo riguardano, l’esclusione della sua lista nella provincia di Roma ed una certa stanchezza nell’azione del governo, Silvio Berlusconi – un po’ a sorpresa rispetto alle ultimissime previsioni – ha largamente vinto anche questa tornata elettorale. Governava in due sole Regioni (rispetto alle 11 del centrosinistra) e da oggi ne amministra sei. Conferma, come da pronostico, Lombardia e Veneto; guadagna, come scontato da settimane, Campania e Calabria; ma soprattutto conquista il Lazio – nonostante l’assenza di liste Pdl nella capitale – ed espugna il Piemonte, che da oggi diventa una Regione a trazione leghista. Il Pd perde ma non frana, confermandosi partito-guida in sette Regioni. All’opposto, il Pdl mette nel carniere quattro nuovi governi regionali, ma ottiene un deludente risultato come partito, arretrando non solo rispetto alle europee di un anno fa ma anche alle elezioni regionali del 2005. E se i risultati dei due maggiori partiti in campo sono in qualche modo in chiaroscuro – e si prestano a esser dunque letti in …

"La Grande Padania all´orizzonte tra Berlusconi e il fido Tremonti", di Alberto Statera

Da oggi il torvo presagio dell´anonimo sull´elezione di Zaia, che il suo predecessore berlusconiano Giancarlo Galan considera, con molti altri, tra i peggiori ministri dell´Agricoltura che l´Italia repubblicana abbia mai avuto, diventa un dato politico da analizzare senza gli occhiali della finzione letteraria, incrociandolo con il risultato piemontese ottenuto da Roberto Cota contro Mercedes Bresso e con il successo leghista sopra e sotto il Po. In Umbria e persino in Emilia Romagna, tradizionali enclave rosse. «La volpe infida che era pronta a far razzia nel nostro pollaio», come disse una volta Umberto Bossi di Silvio Berlusconi, prima di conquistare la golden share che da due anni esercita sul governo di Roma, ha perso ieri la partita del Lombardo-Veneto, consegnandolo a una valanga di voti e ai primi governatori leghisti nella storia d´Italia. I quali promettono di trasformare le bianche praterie parrocchiali che furono calcate dal moderatismo democristiano dei Rumor e dei Bisaglia, e persino lo strapotere della famiglia capitalistica regnante di Torino, nella trincea avanzata del neofeudalesimo leghista, fatto di localismo e protezionismo, di paure …