Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Nuovo blitz della maggioranza in arrivo la legge anti-pentiti", di Liana Milella

Il ddl al Senato può bloccare i processi di mafia Dopo le rivelazioni di Spatuzza si corre ai ripari per evitare nuove imputazioni contro il premier La proposta firmata da Valentino, ex An, relatore del processo breve e vice di Ghedini. La fabbrica delle leggi ad personam made in Berlusconi è riuscita a sfornarne un´altra, stavolta addirittura sulla mafia e sui pentiti. Per cancellarne anche l´esistenza e azzerare le loro dichiarazioni. Niente maxi processo di Falcone. Niente Buscetta. Battezzarla anti-Spatuzza o salva Dell´Utri? L´uno e l´altro. Perché il risultato dei due articoli che il senatore Giuseppe Valentino, giusto il relatore del processo breve, ha presentato il 27 novembre a palazzo Madama è sicuramente uno: impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente. Tra la fine di ottobre e il 4 dicembre 2009, quando cominciano a circolare le prime indiscrezioni sui verbali di Gaspare Spatuzza che poi depone a Palermo al processo Dell´Utri, sui giornali si scatena il tam tam di una possibile incriminazione per mafia ai danni di Berlusconi. Ed ecco che, in chiave preventiva almeno …

"Sul legittimo impedimento il premier teme il voto segreto", di Liana Milella

Sono un incubo da giorni i voti segreti sul legittimo impedimento. Il capogruppo del Pdl Cicchitto se li sogna di notte e si prefigura le nefaste conseguenze di una possibile débacle se i franchi tiratori colpissero. Su oltre 150 emendamenti alla legge che, almeno per un po’, dovrebbe mettere tranquillo Berlusconi e consentirgli di rinviare i processi, le opposizioni, se volessero, potrebbero chiedere moltissimi scrutini coperti perché il testo, riguardando le libertà personali, ricade tra quelli che possono eludere la consultazione palese. E lì, nelle pieghe di quei voti, potrebbe manifestarsi un duplice e pesante dissenso, tutto interno agli ex forzisti. Il primo: lo scontento per una norma che, ancora una volta, riguarda Berlusconi, con il contentino dei “soli” ministri, perché la manovra di farci rientrare gli oltre 30 sottosegretari si è miseramente arenata sullo scoglio dell’incostituzionalità, come quella di infilare pure “i concorrenti nel reato”. Il secondo: i mugugni diffusi per la partita delle prossime elezioni regionali che vede vincenti le richieste della Lega in Veneto e in Piemonte con Cota e Zaia e …

Caselli: "Ci hanno ridotti a fare gli accattoni", di Alberto Gaino

Seduto in prima fila, la toga sulle spalle, Gian Carlo Caselli si alza e lascia l’aula magna del Palazzo di Giustizia torinese non appena prende la parola il rappresentante del Guardasigilli. Fuori, il procuratore della Repubblica non si sottrae alle domande: «Ho aderito alla protesta per stare realmente dalla parte dei cittadini. Altro che casta – sbotta indignato – non siamo messi in condizione di rendere il servizio che la cittadinanza si aspetta». Rientra per ascoltare l’intervento del procuratore generale Marcello Maddalena. «Lo condivido pienamente», commenta alla fine. «Chi ci impone certe riforme deve assumersene la responsabilità. Ogni giorno al nostro ufficio arrivano 150 nuove notizie di reato. Alcune comportano investigazioni complesse, con il ricorso (autorizzato da un giudice) ad intercettazioni telefoniche. Non si può gridare che è venuto il momento della tolleranza zero e sbrecciare, nel modo previsto dal disegno di legge approvato alla Camera, la linea Maginot delle inchieste penali: lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Senza le quali migliaia di delinquenti resteranno impuniti e si avrà serio motivo di invocare più …

"Il doppio equivoco di vescovi e Palazzo Chigi", di Marco Castelnuovo

Le cifre danno torto a entrambi. Sul boom dei detenuti incide la clandestinità. L’equazione di Berlusconi «meno clandestini, meno crimini» è rimbalzata talmente tanto che ieri è intervenuta pure la Cei: «Dai nostri dati risulta che la percentuale della criminalità tra italiani e stranieri è analoga se non identica», ha detto il segretario generale Mariano Crociata. Chi ha ragione? Per scoprirlo, è necessario innanzitutto fare alcune distinzioni. La prima riguarda gli stranieri regolari e irregolari: è certamente vero, come dice la Cei (e il Viminale conferma nel suo ultimo rapporto) che il tasso percentuale di reati commessi da stranieri regolari è di poco più alto rispetto a quello commesso dagli italiani. È circa dell’1,3% contro lo 0,75% dei cittadini italiani. Hanno dunque ragione i vescovi nel sostenere che non c’è alcuna correlazione tra l’incremento del numero degli stranieri e il numero di reati, tanto che i primi continuano a crescere, mentre i crimini, come ha annunciato anche recentemente il ministro Maroni, per fortuna calano. Berlusconi però non si riferiva genericamente agli immigrati, ma più precisamente …

"La cura immaginaria", di Giuseppe D'Avanzo

Modesto esercizio definitorio: di che cosa parliamo, quando parliamo di «riforma della giustizia»? Non certo della giustizia, come “servizio”, la prestazione che uno Stato ha il dovere di offrire ai cittadini e, i cittadini, il diritto di avere dallo Stato. Quel “servizio”, e non da oggi, è un arnese arrugginito. Non serve a nessuno. Né al cittadino né allo Stato. Né al «presunto innocente» né alla vittima del reato. Né a una strategia di fiducia reciproca tra i cittadini o tra il cittadino e lo Stato né allo sviluppo economico del Paese (i ritardi della giustizia “costano” a imprese e consumatori 2,3 miliardi di euro, ogni anno). Nel 2008, dopo il fallimento della XIV legislatura, Berlusconi si presenta agli elettori con un ambizioso programma: restituire efficienza alla giustizia italiana. Da allora, a ogni sortita pubblica, il suo ministro, Angelino Alfano, annuncia contro le lentezze e l’impotenza della machina iustitiae mirabilie e successi a portata di mano. Anche nell’inaugurazione dell’anno giudiziario non ha lesinato «consigli per gli acquisti». Dovunque intervenga, le frasi del guardasigilli suonano sempre …

"Emergenza nazionale", di Carlo Federico Grosso

Fra politica e magistratura sono tempi di grande tensione. Ma ieri, all’inaugurazione solenne dell’anno giudiziario in Cassazione davanti al parterre delle alte cariche dello Stato, i toni sono stati misurati e composti. È bene che sia stato così, anche se i problemi esistono, sono profondi e non sono certamente le chiacchierate di un mattino a dissiparli. Il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Cassazione hanno pronunciato parole condivisibili. Sullo sfondo vi era, ovviamente, il tema del «processo breve» appena votato in Senato dalla maggioranza con l’intento di salvaguardare il premier dai processi in corso. Entrambi i due alti magistrati hanno sottolineato che un processo rapido costituisce, comunque, esigenza imprescindibile di ogni società civile. Ma hanno soggiunto che l’obiettivo non può essere conseguito tramite leggi di giornata, asfittiche e di corto raggio; deve essere invece perseguito attraverso riforme organiche di vasto respiro, accompagnate da un potenziamento delle risorse umane e materiali destinate all’esercizio della giurisdizione. Parole ineccepibili, che il mondo del diritto pronuncia da anni, ma che, per anni, sono state ignorate dalla politica che, …

Cosentino, la Cassazione conferma l'arresto

La richiesta di arresto a carico del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, è legittima. Lo ha appurato la Corte di Cassazione questo pomeriggio, rigettando il ricorso proposto dagli avvocati dell’esponente Pdl. A motivare la richiesta, espressa nel novembre 2009 dal gip di Napoli, l’accusa a carico di Cosenino di associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare il sottosegretario avrebbe intrattenuto rapporti con il clan dei casalesi per tutti gli anni ’90, incrementandone il potere economico. Nonostante la richiesta di arresto, oggi convalidata dalla Cassazione, Nicola Cosentino continua ad occupare gli scranni di Montecitorio,oltre ad essere coordinatore Pdl per la Campania. La Camera dei Deputati ha già respinto, lo scorso 10 dicembre, la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal gip. La decisione della Suprema Corte, nei fatti, non produrrà nessun nuovo effetto. Cosentino non andrà comunque in carcere, cosa che potrebbe invece accadere nel momento in cui egli non fosse più in Parlamento. Non bastasse l’indecenza di un paese in cui l’impunità è una regola comunemente accettata ed in cui gli esponenti della maggioranza non …