Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Patrimoniale: quella tassa che divide la politica italiana", di Massimo Riva

«Il miracolo che l’imposta patrimoniale è chiamata a compiere in Italia è davvero grande: niente meno che mutare a fondo la psicologia del contribuente». Queste parole scritte dal campione liberale Luigi Einaudi nel 1946 restano tuttora una prima e indispensabile chiave di lettura per cercare di spiegarsi il furore politico e la strumentalità demagogica che agitano oggi la campagna elettorale attorno al tema di un prelievo sulla ricchezza accumulata. Da economista acuto lo studioso, che sarebbe diventato governatore di Bankitalia e poi capo dello Stato, soggiungeva che con questa riforma fiscale si doveva porre fine della lunga era di incrementi continui delle imposte ordinarie sul reddito. C’era, insomma, nel disegno einaudiano una duplice razionalità. La più evidente di stampo economico: prelevando più dai patrimoni che dai redditi, lo Stato avrebbe creato le condizioni migliori per un aumento della domanda ovvero di quei consumi che restano la fonte principale di stimolo alla crescita di investimenti e occupazione. Non meno importante, però, era anche la matrice etica della sua proposta che sottintendeva la necessità di riaggiustare nel …

"Detrazioni deboli? Colpa della destra", di Marco Causi

La riforma del catasto e la definizione della nuova Isee nella prossima legislatura potranno soddisfare le richieste dell’Unione europea. Sono due gli elementi di equità sull’Imu: il sistema di detrazioni, ancorato al numero di figli piuttosto che a indicatori di reddito, e l’inappropriatezza delle stime catastali, per le quali un appartamento nel centro storico di una città italiana vale in molti casi meno degli appartamenti di nuova edificazione nelle periferie metropolitane. Su tutti e due questi elementi, segnalati da emendamenti non accolti del PD al decreto “Salva Italia”, interveniva positivamente la delega fiscale Ceriani, approvata dalla Camera ma poi sciaguratamente affossata al Senato dal Pdl: è stato il primo provvedimento a subire le conseguenze della decisione di Berlusconi di staccare la spina al governo Monti. Nella delega fiscale si avviava finalmente la riforma del catasto – attesa da oltre vent’anni – e si riconducevano le detrazioni all’indicatore di condizione socio economica delle famiglie (Isee). Il quale Isee, intanto, veniva rinnovato da Cecilia Guerra – arricchito nelle componenti patrimoniali e messo in sicurezza con un completo …

"Tasse, l’equità che manca", di Massimo D'Antoni

Imu: lasciarla, toglierla o cambiarla? Economisti ed esperti, in modo unanime, ci ricordano che, rispetto alle imposte che gravano sul lavoro e sull’impresa, quelle sulla proprietà immobiliare risultano meno dannose per l’attività economica e per la crescita. Sono più semplici da amministrare e più difficili da evadere, e hanno pregi non indifferenti quanto ad equità, considerando che la distribuzione del patrimonio immobiliare è tale da renderle marcatamente progressive. Infine, la distribuzione per età della proprietà immobiliare determina, nel confronto con la tassazione del reddito o del consumo, una ripartizione del carico fiscale più favorevole ai giovani, e in generale a chi non può permettersi la proprietà della propria abitazione. Detto questo, c’è modo e modo di disegnare un’imposta sulla proprietà. Quando a fine 2011 il governo Monti decise di anticipare l’applicazione dell’Imu e di estenderla alle abitazioni principali, non mancarono le obiezioni. Molti commentatori e, in sede politica, lo stesso Partito democratico, rilevarono il rischio di un impatto pesante sulle famiglie a reddito più basso e sulle attività economiche, e proposero dei correttivi in direzione …

"Il fisco nell'urna", di Massimo Giannini

Plasmati da quasi vent’anni di berlusconismo, tra demagogia fiscale e idolatria dell’anti-Stato, gli italiani si sono abituati a votare con il portafoglio in mano. È fatale che anche questa campagna elettorale sia dunque dominata dalla battaglia sulle tasse. Siamo il Paese dove il «total tax rate» raggiunge il 68,8% (contro il 65,8 della Francia e il 48,2 della Germania), la pressione fiscale raggiunge il 45,3% (contro il 31,4% del 1980) e dove su 41,5 milioni di contribuenti solo lo 0,9% dichiara più di 100 mila euro l’anno. Viviamo il tempo di ferro della crisi globale e del «rigore necessario». L’economia non produce più ricchezza. C’è molta spesa da tagliare, e poco reddito da redistribuire. La pecora di Olof Palme è ormai tosata fino all’osso per molti, mentre resta intonsa per il famoso 1 per cento evocato dalle proteste di «Occupy Wall Strett». È naturale che gli schieramenti in lotta si combattano sul campo minato del fisco, dell’equità e della progressività del prelievo, delle ricette contro l’evasione. Gli italiani sono provati, e chiedono chiarezza ai partiti: …

"La zattera dei naufraghi", di Pietro Spataro

La verità di nasconde in un dettaglio: ove vincessimo. Sta in queste due parole pronunciate da Berlusconi per annunciare l’accordo con Maroni, il senso di un disperato ritorno al passato. Non c’è bisogno di indicare il candidato premier, spiega il Cavaliere, lo faremo a suo tempo ove vincessimo. È la prima volta che l’uomo che ha marchiato la Seconda Repubblica, che ha usato in modo spregiudicato le proprie capacità mediatiche e che ha guidato la politica con le armi del marketing, ammette prima della partita la propria sconfitta. Quel patto, siglato a notte fonda nelle stanze di Arcore, non ha infatti alcun orizzonte davanti, è privo di qualsiasi strategia, si ferma sulle macerie dell’oggi e dimostra in modo chiaro lo spirito di sopravvivenza che ormai anima i due partiti che hanno governato l’Italia e sono stati travolti dalla crisi più grave. Berlusconi e Maroni si aggrappano l’un l’altro, sulla zattera dei naufraghi, nel tentativo di salvarsi. La Lega temeva di non avere il quorum e il Pdl rischiava di vedere ulteriormente ridotto il suo già …

"L’assessore padano razzista da curva", di Gad Lerner

Non c’è luogo più adatto dello stadio di Busto Arsizio per misurare quant’è sgangherata l’ennesima riedizione del patto elettorale fra il Pdl e la Lega, destinato a sciogliersi già il 25 febbraio prossimo all’indomani del voto. Mentre i milanisti Berlusconi e Maroni lodavano la protesta di Boateng e dei suoi compagni di squadra contro gli ululati della curva, la polizia scopriva che tra quegli energumeni si agitava un assessore comunale della Lega, tale Riccardo Grittini.Grittini è un giovane padano seguace delle teorie xenofobe del suo maestro di pensiero Matteo Salvini. Quello, per intenderci, che nel 2009 proponeva l’apartheid sui vagoni della metropolitana milanese per i non residenti; e che ciò non di meno Maroni ha voluto al fianco come capo della Lega Lombarda. Non stiamo parlando di singole pecore nere, ma di militanti bene inseriti nel movimento, del quale esprimono l’ideologia. Non sarà certo uno scrupolo di civiltà a frenare il patron del Milan, intento a limitare i danni della sua rovinosa caduta di credibilità morale e politica. Berlusconi ha scommesso sull’analoga difficoltà del suo …

"L'antipolitica lascia il segno ma non per tutti", di Stefano Folli

Anche quest’anno il sondaggio di Ipr Marketing sul consenso ai sindaci e ai presidenti di regione insegna qualcosa. Forse più di altre volte perché la crisi economica ha colpito duro gli enti locali, ha messo in discussione antichi equilibri, ha obbligato a riconsiderare numerosi criteri amministrativi. Come se non bastasse, il vento degli scandali ha investito le regioni e ha scoperchiato parecchi tabernacoli. Due amministrazioni sono state travolte, nel Lazio e in Lombardia, una terza (il Molise) dovrà tornare alle urne. Una classe dirigente territoriale è sotto pressione, come se non più dei politici che agiscono a livello nazionale. E allora ecco le cifre che devono confermare o smentire giudizi e pregiudizi su come vengono ammministrate le nostre città e le nostre regioni. Al solito, la domanda del sondaggio è semplice e diretta: votereste di nuovo questo sindaco e/o questo presidente di regione? Il paragone è con il punteggio realizzato il giorno dell’elezione. Si può restare ai piani alti della graduatoria anche se si è perso qualche punto nel favore della popolazione, ma solo se …