Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Province, allarme del governo “Senza decreto caos istituzionale”, di Valentina Conte

Non solo risparmi sfumati, tra 370 e 535 milioni a regime. Ma anche lievitazione dei costi per Comuni e Regioni, blocco della riorganizzazione periferica dello Stato, Città metropolitane soffocate sul nascere. Insomma, un «caos istituzionale» in piena regola. Questi i «gravi e pesanti effetti» vagliati dal governo qualora il decreto sul riordino delle Province imboccasse il tunnel dell’insabbiamento parlamentare. Chi si occuperebbe della manutenzione di scuole e strade, della gestione dei rifiuti, della tutela idrogeologica e ambientale? E chi subentrerebbe ai mutui contratti dalle Province con banche e Cassa depositi e prestiti? E poi che fine farebbero il personale, gli immobili, i finanziamenti? A questi interrogativi, infilati in uno studio che il dicastero della Funzione pubblica ha spedito ad alcuni senatori, proverà a rispondere la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Dove questa sera i relatori Enzo Bianco (Pd) e Filippo Saltamartini (Pdl) proveranno a sminare il percorso del decreto 188 che riduce le Province delle Regioni ordinarie da 86 a 51, in vista del suo approdo in aula mercoledì prossimo, quando sarà sottoposto alla …

“Il Cavalier Rieccolo e il muro del Professore”, di Ilvo Diamanti

Eccolo di nuovo. Il Cavaliere. Ri-discende in campo. E sfida tutti. Il centrosinistra – che da qui tornerà ad essere riassunto nell’alveo dei “comunisti”. Il Terzo Polo di centro – gli “utili idioti”. E prima di tutto e di tutti: Monti. Il Professore. Il vero responsabile della crisi economica italiana. Che, ovviamente, quando c’era Lui, era molto meno pesante. Anche se i Nemici – i Comunisti Pessimisti – la agitavano ad arte, come argomento polemico contro di Lui. Eccolo di nuovo. Berlusconi. Non poteva essere diversamente. Impensabile che uscisse di scena spontaneamente. Ammettendo, in questo modo, la propria sconfitta. La fine del Berlusconismo. D’altronde, i sondaggi d’opinione spiegano e giustificano la sua decisione. Anche al di là dei motivi personali che lo muovono. L’esigenza di tutelare i propri interessi e di difendersi dai molteplici procedimenti giudiziari che lo riguardano. Al di là di tutto ciò, l’ultimo anno ha dimostrato l’incapacità del centrodestra di re-inventarsi. Di trovare un’identità e una leadership alternative. Senza Berlusconi. In meno di due anni, il PdL è sceso, nei sondaggi, dal …

“Quanto ci costa il populismo della destra”, di Paolo Gurrieri

Poco più di un anno fa la drammatica uscita di scena di Silvio Berlusconi consegnò a Mario Monti un Paese sull’orlo di un vero e proprio crack finanziario. Se si fa un sommario bilancio di questo periodo non si può non riconoscere al governo il merito di aver evitato quel crack, avviando l’Italia verso un percorso di risanamento dei conti pubblici. In soli tredici mesi è stata restituita credibilità e un ruolo da protagonista al nostro Paese in campo europeo e internazionale, introducendo una forte discontinuità rispetto ai governi Berlusconi attraverso un modo di fare politica incentrato sui temi e contenuti piuttosto che su questioni di mero potere. Decisamente più modesti, viceversa, sono stati i risultati raggiunti rispetto alle altre due grandi finalità che Monti aveva posto, unitamente al rigore, a fondamento del proprio programma: il rilancio della crescita e il perseguimento dell’equità. Certamente hanno pesato le difficoltà di antica data alla base del nostro ristagno e delle disuguaglianze nella società. Non meno importanti, tuttavia, sono state lacune e debolezze delle strategie e politiche adottate …

“Il Cav non fermerà il cambiamento”, di Claudio Sardo

Le primarie del centrosinistra hanno posto al centro del dibattito pubblico il tema del cambiamento – politico, di classi dirigenti, di indirizzo economico e sociale. Tanti italiani si sono appassionati al confronto, hanno apprezzato il coraggio della sfida aperta e i suoi contenuti, hanno premiato Bersani nel voto e il Pd nei sondaggi, hanno incoraggiato Renzi soprattutto per la radicalità della sua domanda di innovazione. Sembrava l’inizio di una nuova stagione: nulla sarebbe rimasto come prima e la spinta al rinnovamento avrebbe presto contagiato tutti gli attori politici. Pochi giorni dopo, però, è tornato Berlusconi. Non è più il Berlusconi del ’94, né quello del 2001, né quello del Predellino. Oggi pare uno spettro. Lo spettro dell’Italia imprigionata nella Seconda Repubblica, del declino economico, del populismo anti-europeo. Non poteva esserci contrapposizione più netta tra il tentativo di rispondere alla necessità del cambiamento – che scaturisce proprio dalla profondità della crisi, dallo «smottamento» del ceto medio, dall’impoverimento delle famiglie, dall’impotenza dei governi di fronte ai poteri finanziari – e la blindatura del Cavaliere sconfitto. Anche perché …

“Schock e timori nell’Eurozona: si riaffaccia lo spettro Italia”, di Andrea Tarquini

Shock e timori per l´eurozona e per l´euro chiaramente percepibili a Berlino, silenzi cauti quanto inquietanti a Londra, nervosismo celato con stile elegante in altre capitali europeiste ma rigoriste come per esempio Helsinki: uno spettro s´aggira per l´Europa, lo spettro del ritorno di Berlusconi, suggeriscono qui fonti vicinissime all´establishment dietro la condizione del totale anonimato. Lo spettro malvagio riemerge in Italia, dice e scrive per tutti la Sueddeutsche Zeitung. Cioè il grande, autorevole quotidiano liberal di Monaco vicino ai poteri forti di economia e finanza chiamati Bmw, Siemens o Allianz. Lo spettro malvagio sembrava infine fugato, scrive la collega Andrea Bachstein, corrispondente e columnist della Sueddeutsche. E invece no. E la prospettiva migliore per l´Italia a questo punto (con il ritiro di Monti, si sottintende) secondo la Berlino dell´establishment, o dal suo punto di vista il male minore, è una vittoria elettorale del Pd definito “i socialdemocratici proeuropei di Bersani”. Con cui si possono negoziare correzioni di linea o nuovi compromessi. Ma i pericoli del ritorno dello “spirito malvagio” possono pesare sull´Italia e su tutta …

“Il gesto limpido del Premier”, di Mario Calabresi

Mario Monti si è preso un giorno per riflettere, poi ha fatto un gesto, l’unico, che fosse in linea con la sua persona, la sua vita e il suo modo di governare: assicurare la legge di stabilità e poi dimettersi. Non solo non poteva accettare di farsi mettere sotto accusa da chi gli aveva consegnato un Paese allo sfascio, non solo non ha intenzione di elemosinare per settimane la fiducia su ogni provvedimento, ma nemmeno di condividere un metro di strada con chi adesso ha deciso che tutte le colpe stanno nella moneta unica. «Io non vado in Europa a coprire quelli che fanno proclami anti-europei, io non voglio averci niente a che fare», ha detto con estrema chiarezza Monti al presidente della Repubblica mentre, ieri sera, gli annunciava il suo passo indietro. Un gesto chiaro e limpido che costringe ognuno ad assumersi le proprie responsabilità e lascia Berlusconi solo con le sue convulsioni e i suoi voltafaccia. Non è in discussione il diritto del Cavaliere di ricandidarsi (anche se per un anno aveva assicurato …

“Un gesto che mette a nudo i ricatti del cavaliere”, di Eugenio Scalfari

Le dimissioni di Monti sono arrivate come un fulmine. Non certo un fulmine a ciel sereno perché sereno non è affatto ed anzi è rigonfio di nubi nere e cariche di tempesta. Il redivivo Berlusconi ancora ieri aveva lanciato una serie di accuse contro il governo e contro gli altri due partiti della maggioranza che finora l´ha sostenuto e aveva preannunciato una serie di bombe a orologeria per intralciare e paralizzare Monti fino allo scioglimento delle Camere. Tre mesi di continui agguati e trabocchetti che avrebbero impedito al governo di governare e costretto gli altri due partiti a sostenere Monti mentre il Pdl (o comunque si chiamerà) si sarebbe interamente dedicato ad una campagna elettorale con l´insegna del “tanto peggio tanto meglio”, con i mercati in agguato e la finanza pubblica a rischio di grave pericolo. I decreti ancora in attesa di essere convertiti in legge sarebbero stati bloccati a cominciare da quello sulle Province e quello sullo sviluppo che infatti hanno già avuto il voto contrario del Pdl. In questo condizioni Monti è salito …