Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

“Brinderanno a Carnevale Formigoni e Polverini”, di Eugenio Scalfari

I tre giorni che vanno da martedì a venerdì scorso, culminati con la riunione al Quirinale tra il Capo dello Stato, i presidenti delle Camere e il presidente del Consiglio, sono stati caratterizzati da una preoccupante confusione di interessi, intenzioni, ipotesi, sgambetti, litigi e dall’appannarsi di quel-l’interesse generale che dovrebbe essere al centro dell’attenzione di chi rappresenta le istituzioni. Giorgio Napolitano ha cercato di recuperare la chiarezza smarrita e indicare una soluzione condivisa, ma c’è riuscito soltanto in parte lasciandosi anche lui andare a qualche dichiarazione lessicalmente inesatta, come quella che giudica “appropriata” la data del 10 marzo per le elezioni regionali. Appropriata per evitare la crisi di governo, certo, ma non per evitare che la Polverini rimanga altri quattro mesi al suo posto con un Consiglio regionale già morto ma che continua ad esser pagato stando a casa mentre la governatrice continua a dilapidare i denari a sua disposizione elargendo contributi ad improbabili associazioni e nominando nuovi amministratori nelle aziende municipali. A me oggi verrebbe la voglia di scrivere d’altro, ma questo è il …

“Non nascondersi dietro i tecnici”, di Claudio Sardo

Mario Monti ha buone ragioni nel sostenere che il suo governo ha salvato il paese dal baratro finanziario e gli ha restituito una credibilità internazionale, dopo l’umiliante fallimento di Berlusconi. Ma non sono ragioni sufficienti per sostenere un secondo governo Monti oltre le elezioni di marzo. Anzi, le condizioni dell’emergenza appaiono in conflitto con quelle di un programma di ricostruzione. Monti ha goduto di un sostegno parlamentare irripetibile da parte di una «strana maggioranza», che non potrebbe ripetersi, a meno di una volontà suicida delle sue componenti e di una dissipazione della residua credibilità politica. Ma soprattutto l’impedimento ad un Monti-bis sta nei numeri sempre più gravi di questa crisi, nel deficit di fiducia del Paese, nei costi sociali pagati anche durante quest’anno di risanamento, nella solitudine e nell’individualismo che aumentano mentre diminuiscono il lavoro, il reddito, i diritti, le opportunità. Non si tratta di attribuire a Monti colpe che non ha. Gli abbiamo sempre riconosciuto i meriti per ciò che ha dato all’Italia, quando l’Italia era diventata un problema per sé e per gli …

“Troppi errori. Chi ha deciso di cambiare strategia?” di Massimo Soliani

Dilettantismo o irresponsabilità, e in ogni caso poco cambia». Gli incidenti di Roma, le cariche al corteo degli studenti sul Lungotevere e infine quelle immagini, assurde, dei lacrimogeni lanciati dalle finestre e dal tetto del ministero di Giustizia in via Arenula su una folla di ragazzini in fuga. Nelle parole di dirigenti e funzionari di polizia, a quarantotto ore dalla guerriglia, l’aggettivo che ricorre più spesso è «incredibile». Incredibile che qualcuno abbia deciso di disperdere il corteo in quel modo, incredibile la scelta di infrangere la testuggine che apriva il serpentone con quella carica a freddo, incredibile il volume di forza usato contro la testa del corteo e la caccia all’uomo scatenatasi poi per i vicoli del Ghetto e di Trastevere. Una bocciatura senza appello che agenti esperti, con anni di manifestazioni alle spalle, rivolgono alla gestione dell’ordine pubblico solo quando i taccuini sono chiusi e i registratori al sicuro dentro gli zaini. Per arrivare alla fine però, alle immagini dei lacrimogeni a via Arenula, occorre ripartire dall’inizio, dalla concatenazione di eventi che ha portato …

“La violenza che ci riguarda”, di Luigi Manconi

Mi si potrebbe dire: “Proprio tu parli”. Risponderei così: “Si, proprio io” e proprio perché tutto ciò l’ho conosciuto assai bene. Mi riferisco a quanto è accaduto a Roma e in altre città italiane ed europee mercoledì scorso. Lo conosco, forse più di altri, in quanto ci sono stato dentro, ma proprio dentro, e per un tempo non breve. Sono stato dentro, cioè, quella dimensione di aggressività contro le cose e le persone, che – nel corso dei primi anni ‘70 – ha accompagnato, come una scia velenosa, la mobilitazione collettiva. E dentro quella colluttazione ininterrotta tra una parte dei manifestanti e una parte delle forze di polizia, dove il “chi ha iniziato per primo” del gioco e della zuffa dei bambini, aveva sempre la medesima risposta infantile: un rinfacciarsi le colpe (“sei stato tu”, “no, sei stato tu”) che, trasferito nelle relazioni tra adulti, aveva il solo effetto di protrarre all’infinito la litigiosità, si fa per dire, e l’inimicizia. Non so se sia necessario a questo punto precisare, a scanso di equivoci, che io …

“Pronta la mossa del Quirinale un messaggio alle Camere”

Da sanara al più presto — in tempi ristrettissimi visto il precipitare verso elezioni anticipate il 10 marzo — per il Quirinale resta soprattutto un vulnus, quello segnalato dalla Corte costituzionale, che impone di stabilire una soglia minima di voti per agguantare il premio di maggioranza stabilito dal Porcellum. È proprio questo il grimaldello che ha in mano Napolitano per costringere i partiti all’intesa. Tanto che il messaggio potrebbe contenere un riferimento alla implicita delegittimazione a cui andrebbe incontro un Parlamento eletto «senza aver dato seguito alle disposizioni della Consulta». Se infatti non ci fosse un accordo generale tra i partiti sulla legge elettorale, e passasse soltanto il principio della soglia, il risultato sarebbe ritrovarsi con un proporzionale di fatto. «Ci terremmo solo i difetti del Porcellum — osserva il suo ideatore, l’ex ministro Calderoli — a partire da una soglia di sbarramento al Senato dell’otto per cento: non entrerebbero né Sel, né l’Udc, né l’Idv». Ma soprattutto il Pd sarebbe a quel punto privo di qualsiasi premio, grande o piccolo che sia, con Bersani …

“Produttività, il solito copione, si va verso l’accordo separato”, di Luigina Venturelli

Non serviranno probabilmente le telefonate notturne con cui Cgil e Confindustria hanno cercato fino all’ultimo di evitare lo strappo. Né gli aspici del governo, inequivocabili pur in assenza di interventi formali di pressione, di vedere tutte le parti sociali siglare un’intesa unitaria su come rinnovare e riorganizzare le relazioni industriali in funzione anticrisi. La trattativa sulla produttività si avvia a concludersi con un accordo separato, come tanti accordi degli ultimi anni: senza la firma del sindacato maggiormente rappresentativo. LA LETTERA Ieri mattina, prendendo atto dell’indisponibilità di Viale dell’Astronomia di andare incontro alle richieste di modifica avanzate da Corso d’Italia, la segretaria generale Susanna Camusso ha scritto alle associazioni delle imprese per elencare i nodi ancora da sciogliere nella trattativa. Un confronto, però, «nato male», perchè «non tiene conto delle relazioni sindacali e di svolgimento della stagione contrattuale, proposto dal governo che continua per contro a non attivare politiche per la crescita». Secondo la leader Cgil, infatti, «il sistema di relazioni attuale è ancora caratterizzato da un modello contrattuale agito sulla base di accordi separati e …

“Licenziate e senza pensione per 7 anni ecco le esodate prive di salvaguardia”, di Valentina Conte

Donne licenziate, a un passo dalla pensione. Poi, all’improvviso, quel traguardo si sposta. E in mezzo si apre il baratro di lunghi anni senza entrate, l’impossibilità di trovare lavoro a sessant’anni, il figlio disoccupato da sostenere, l’anziano da accudire. La vicenda “esodati”, tutt’altro che risolta dal fondo creato dal ddl Stabilità, nasconde un caso nel caso. Sono i licenziati, e soprattutto, le licenziate. Fuori da aziende che ristrutturano o falliscono o chiudono. Ma anche fuori dalla coperta della mobilità. E fuori dagli accordi “incentivati” all’esodo, con la transizione verso la pensione accompagnata dagli scivoli. Tutte prerogative proprie delle aziende medio-grandi, ora pure rafforzate da due decreti e dal fondo che di questi “esodati” ne salvano 130.130. Ma gli altri? E le altre? Le donne, innanzitutto. Le più penalizzate, perché per loro l’età della pensione, con la riforma Fornero-Monti, si è allungata, senza transizioni né gradua-lità, anche di 7-8 anni in un colpo solo. E chi è stata licenziata, senza altri aiuti che qualche mese con il sussidio di disoccupazione, ora con dignità manda curriculum in …