Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Napolitano sferza i partiti: prendetevi le responsabilità e fate nuove regole", di Mariantonietta Colimberti

Ancora una volta, il capo dello stato ha gettato il sasso nello stagno. E lo ha fatto proprio mentre, più o meno esplicitamente, nelle forze politiche si andava diffondendo la convinzione che – volenti o nolenti – a votare si andrà con il Porcellum. Il testo Malan all’esame della commissione affari costituzionali del senato, infatti, che non piace al Pd, sta compiendo i suoi passi molto lentamente, ma soprattutto senza il sostegno di un vero accordo politico che lo espone a qualsiasi imboscata. Ieri, ad esempio, per un solo voto (assente l’Idv) è stato bocciato il doppio turno alla francese contenuto in un emendamento dei radicali votato anche dai dem. A dimostrazione di come la riforma apparentemente voluta dal Pdl e dall’Udc sia appesa a un filo. In una situazione siffatta, la prospettiva che tra una decina di giorni in aula arrivi un testo non condiviso è più che mai verosimile. Giorgio Napolitano, però, che della riforma della legge elettorale ha fatto una questione prioritaria, è tornato ieri a bacchettare le forze politiche, sgombrando il …

"Quando in gioco è il Paese", di Pietro Spataro

Dalla Sicilia arriva un bastimento carico di messaggi. Bisogna leggerli con attenzione per trarne le indicazioni giuste e per cogliere, oltre alle incognite, anche le possibilità che si aprono per evitare che l’Italia diventi un «clone greco». La vittoria (anche se di misura) di Rosario Crocetta è un fat- to straordinario e ci dice due cose. La prima: scegliendo le persone giuste e le alleanze adeguate si possono combatte- re anche battaglie che sembrano impossibili. Se una regione, dove la mafia è ancora un osso duro, ha il coraggio di affidarsi a un uomo che ha fatto della guerra contro i boss il centro della sua storia politica, vuol dire che ci sono, anche nelle zone più a rischio, gli anticorpi per resistere al declino. La seconda: il centrodestra perde pezzi consistenti del suo blocco sociale che aveva, proprio nell’isola, la sua cassaforte principale e non riesce più a contenere uno smottamento ormai catastrofico. Queste tendenze – che, diciamo la verità, erano abbastanza imprevedibili nella loro effettiva dimensione – possono favorire nuovi scenari. C’è una …

"Immigrati, i numeri e la realtà", di Giovanna Zincone

Radiografando l’immigrazione con occhi aperti al mondo, il Dossier Statistico Caritas anche quest’anno ci parla dell’Italia. Rende evidenti emergenze del presente, pecche radicate, problemi strutturali. Secondo le stime Caritas, un po’ più generose come sempre di quelle Istat, gli stranieri nel nostro paese sono 5 milioni, una cifra appena più alta dell’anno precedente. La crisi, quindi, ha diminuito solo di poco il tasso d’incremento degli ingressi, ma non ha ancora intaccato il totale dei presenti. Siamo ormai sopra alla media europea, e la rapidità con cui il fenomeno si è sviluppato specie nell’ultimo decennio ha generato contraccolpi. Stando a vari sondaggi, per gli italiani gli immigrati sono troppi. In questa opinione si profilano due pecche nazionali: la riluttanza a fare i conti con la realtà e l’incongruenza dei giudizi. Questi 5 milioni sono troppi rispetto a cosa? Non rispetto alle esigenze della nostra economia: gli immigrati sono circa l’8% della popolazione, ma il 10% della forza lavoro. Si tratta di una componente poco concorrenziale, collocata in larga misura nelle fasce basse dell’occupazione e del reddito: …

"L'altro pianeta del Cavaliere", di Barbara Spinelli

Una domanda inarrestabile di cambiamento: ma vero. Un bisogno che sia fatta giustizia dove regnano malaffare, malavita, malapolitica. Le elezioni siciliane 1 dicono questo, e sconfessano i politici-padroni che l’isola l’hanno usata, blandendola e sprezzandola. Sì, la giustizia è al centro, e forse è il caso di ricordare come nascono – per servire chi – i tribunali contro i quali Berlusconi ha inveito 2, a Villa Gernetto, con lo spirito vendicatore di chi sente di dover restare in campo per riformare il “pianeta giustizia” che lo castiga. Forse è il caso di ascoltare il grido di rabbia, e anche di speranza, che sale dalla Sicilia, questa terra dove fare giustizia è scabroso. Un sindaco anti-mafia, Rosario Crocetta, diventa governatore anche se il Pd è alleato con gli ex tutori di Cuffaro nell’Udc. La vecchia battaglia di Grillo per un Parlamento pulito (2005), che escluda condannati di primo, secondo e terzo grado, ha ottenuto un premio enorme: il suo Movimento è primo partito dell’isola. Non ha usato, stavolta, l’arma del web: Grillo ha battuto città dopo …

"O si cambia o si muore", di Claudio Sardo

E’ una vittoria storica per la sinistra siciliana. Un successo mai neppure sfiorato dal Pd o dall’Ulivo negli anni di Berlusconi. Eppure non c’è da esultare. Più della metà degli elettori ha disertato le urne. Quello di Grillo è diventato il primo partito. L’esplosione del centrodestra non ha portato consensi al centrosinistra. La crisi politica unita a quella sociale spinge al ribellismo anziché alla ricostruzione. Lo scenario è pieno di macerie. E Rosario Crocetta, segno di rottura e di legalità, non dispone di una maggioranza precostituita che gli assicuri una navigazione sicura. Sarà un’impresa difficile. L’allarme è già suonato. La sfiducia verso i partiti rischia di diventare sfiducia nella democrazia. È suonato l’allarme anche per il Pd, il solo «partito» rimasto in campo. Non c’è più tempo. Il cambiamento va messo in campo ora. Non ci sono tatticismi che tengano. Vale per Crocetta, che deve costruire il suo governo con coraggio, sfidando l’Assemblea regionale. Vale per Bersani, che deve prendere il testimone di Monti dimostrando che i tecnici non sono stati una parentesi, ma neppure …

Bersani: voto storico «Fermi sulle alleanze», di Vladimiro Fruletti

«Abbiamo vinto in Sicilia. Cose da pazzi. È un risultato storico». Bersani usa un aggettivo impegnativo in piazza a Arezzo di fronte a migliaia di persone per commentare quello che è successo nell’isola. Ma è un dato «storico» perché lì «dal dopoguerra a oggi fa notare non è mai capitato che un partito della sinistra riformista fosse in competizione per vincere». E invece questa volta il Pd, alleato con i centristi dell’Udc, non solo s’è giocato la partita, ma è andato in gol. «Tocca a Crocetta, a chi lo ha sostenuto, in particolare al Pd, interpretare adesso con forza l’esigenza di cambiamento dell’elettorato siciliano» dice Bersani confermando di fatto che l’esperimento siciliano non finirà in un cassetto. Certo in Sicilia è mancata («purtroppo» sottolinea) l’intesa con Sel, ma il progetto di ricomporre il campo delle forze progressiste e poi di cercare un intesa col centro resta in campo. Perché lo confermano i buoni numeri siciliani. Anche quelli del Pd il cui dato, suggerisce Bersani, va visto in relazione alla presenza anche della lista personale di …

"La mafia sulla riva del fiume", Mario Lavia

Stavolta Cosa Nostra non ha puntato forte. Almeno, non sembra. Vince un simbolo dell’antimafia, Crocetta, ma vince nel deserto delle emozioni e vince in un panorama politicamente terremotato. La mafia, forse, ha preferito stare a guardare lo sfacelo. O forse – ci dice Nando Dalla Chiesa – «si è divisa». Cosa nostra divisa davanti una tornata elettorale: sarebbe la prima volta, o quasi (nel 1987 a Palermo ci fu una clamorosa “scissione” fra i voti alla Dc e quelli al Psi). «Può benissimo darsi che la mafia si sia frazionata fra diverse opzioni – spiega Dalla Chiesa – e che ogni spezzone abbia deciso di trattare separatamente con diversi referenti. Teniamo presente che probabilmente oggi non c’è neppure una gerarchia ordinata, non c’è una centrale, non c’è la “cupola” di una volta». Anche per i colpi ricevuti, effettivamente è difficile individuare il Totò Riina di oggi, se esiste. Ed è ormai assodato che le centrali siano altrove, non solo a Palermo e in Sicilia, e che proprio la ramificazione della criminalità organizzata escluda il tradizionale …