Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

L’Aquila, la truffa delle “case a molla”. “In caso di sisma rischiano di crollare”, di Carlo Bonini e Giuseppe Caporale

Cade l’ennesima quinta del teatro di cartapesta costruito sulle macerie del terremoto dell’Aquila dalla macchina dei miracoli e del consenso di Guido Bertolaso. Almeno duecento degli isolatori sismici a pendolo montati sui pilastri che sostengono i 185 edifici del progetto “C. a. s. e.” (Complessi antisismici ecocompatibili) sono destinati a sbriciolarsi se mai la terra dovesse tornare a tremare come quel 6 aprile di sei anni fa. E quel che è peggio, nessuno è in grado di dire oggi — nemmeno la ditta che li ha prodotti e montati, la società “Alga” — quali strutture esattamente appoggino su quei pezzi fallati. Meglio, costruiti «in frode» alle specifiche che erano state indicate dal bando di gara per l’assegnazione dell’appalto. Una commessa da 7 milioni di euro che vide vincitrici la società Alga (4.900 gli isolatori forniti) e la Fip (2.400). Finanziata in parte dal Fondo europeo di solidarietà. Utile a trasformare una catastrofe in scintillante passerella per un assolo dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accompagnato da Bruno Vespa in una memorabile puntata di Porta a …

"L'onda anomala", di Massimo Giannini

Prima dell’uragano di New York, arriva lo tsunami di Sicilia. Basta che Beppe Grillo attraversi a nuoto lo Stretto di Messina, e l’onda anomala investe l’isola. Devasta quasi tutto, a partire dalle vecchie «casematte » del potere di centrodestra. Tra le macerie si erge un’alleanza di centrosinistra, fragile e non autosufficiente. E si staglia un Movimento 5 Stelle, agile e destabilizzante. Se questo esito del voto siciliano si proiettasse su scala nazionale, ne verrebbe fuori un quadro politico indecifrabile. E un Parlamento ingovernabile. Sul piano locale, queste elezioni regionali offrono tre spunti di riflessione. La prima evidenza, la più inquietante, è il combinato disposto tra la corsa dell’anti-politica e la fuga dalla politica. Tutti immaginavano che il comico genovese, in trasferta in una terra a lui incognita, avrebbe ottenuto un buon risultato. Ma non era affatto scontato che, con poco più di una settimana di comizi nelle piazze e nelle valli sicule, Grillo riuscisse a diventare il primo partito in quasi tutte le città, con percentuali che oscillano intorno al 18%. Non contano le proposte …

"Anche sui cavalli di battaglia della destra la propaganda sembra non pagare più", di Carlo Buttaroni

Dopo la condanna nel processo Mediaset, Berlusconi torna in campo. E dà inizio a un’altra partita. Chiarisce che non si candiderà a premier ma, per evitare equivoci, ammonisce anche che valuterà se ritirare l’appoggio al governo Monti. Se dall’estero guardano increduli alle vicende italiane, non c’è da stupirsi. Nei Paesi a democrazia avanzata chi subisce una condanna soprattutto per un reato grave esce dalla scena politica e non rivendica un ritorno da protagonista. In Italia inspiegabilmente, invece, accade il contrario. E certi fatti ci allontanano dal centro dell’Europa più dello spread e del debito pubblico. A febbraio di quest’anno, per esempio, il ministro inglese Chris Huhne responsabile del dicastero dell’ Energia si è dimesso perché accusato di aver mentito su chi era alla guida della sua automobile, multata per eccesso di velocità. Il comportamento di Huhne, suscita, inevitabilmente, un’umana simpatia. E anche un po’ d’invidia per quanto avviene oltremanica. Tutt’altra cosa rispetto a quanto accade in Italia, dove il sentimento prevalente è la rabbia, l’indignazione e la sfiducia. Se anche avesse un fondamento la “magistratocrazia” …

"Uguaglianza e opportunità le vere sfide della sinistra", di Luca Baccelli

Non è vero che la campagna per le primarie del centrosinistra è solo competizione personale e scontro sulle regole. I media hanno dato più risalto a polemiche e ricorsi, ma in realtà sono emerse questioni chiave in termini di contenuti e di principi. Come il tema dell’eguaglianza e delle opportunità: si tratta di mettere tutti nella stesse condizioni sulla linea di partenza o le istituzioni pubbliche devono intervenire anche durante il percorso, per far sì che all’arrivo non ci siano eccessive diseguaglianze? Norberto Bobbio, in suo libretto di grande successo, sosteneva alcuni anni fa che è l’ideale dell’eguaglianza a connotare la sinistra rispetto alla destra. Sono di sinistra coloro che «pur non ignorando che gli uomini sono tanto eguali che diseguali, danno maggiore importanza, per giudicarli e per attribuire loro diritti e doveri, a ciò che li rende uguali piuttosto che a ciò che li rende diseguali». Eppure in questi anni di eguaglianza si è parlato poco, anche a sinistra. Da un lato si è gettato l’anatema sull’egualitarismo, visto come uno dei frutti più avvelenati …

"Sicilia: Crocetta vola, staccato Musumeci Boom di Grillo, a Cancelleri il 17,5%", da unita.it

Doppiata la metà dello spoglio, con 2.869 sezioni scrutinate su 5.308, il candidato presidente della Regione di Pd, Udc, Api e Psi, Rosario Crocetta, si conferma primo con il 30,8% (pari a 313.904 voti), e stacca nettamente il candidato del centrodestra Nello Musumeci, che scende al 24,8% (252.618 voti). Terzo è Giancarlo Cancelleri del movimento 5 Stelle con il 18,3% (186,878 voti), quarto è Gianfranco Miccichè, leader di una coalizione autonomista che è al 15,2% con 155.228 voti, seguito Giovanna Marano, di Sel, Idv, Fds e Verdi con il 6,2% pari a 63.076 voti. M5S PRIMO PARTITO SEGUONO PDL E PD Emerge anche un quadro del peso delle liste in Sicilia dopo il voto regionale sulla base dello scrutinio di 1.042 sezioni su 5308. Primo partito in termini percentuali il Movimento 5 stelle con il 13,7%. Dietro il Pdl con il 13,56. Poi il Pd con il 13,61%. Udc al 10,75% (12 seggi). Il Partito dei siciliani-Mpa al 9,57%. Grande Sud al 6% (4 seggi). Il Movimento politico Crocetta presidente 7,28 (6 seggi)Cantiere popolare 5,71%. …

"Perché il Voto in Sicilia è lo Specchio di un Paese" di Gian Antonio Stella

«E allora, perché non andare in Argentina? Mollare tutto e andare in Argentina…». Potete scommettere che stanotte, in attesa dei risultati siciliani, il segretario del Pdl Angelino Alfano ha risentito nelle orecchie la sua canzone preferita, Argentina, di Francesco Guccini. Dovesse andargli male, addio: lo sbranerebbero. Gli andasse bene, potrebbe invece provare a svoltare. E a ricostruire il partito oltre il suo mito, Silvio Berlusconi. Le «Regionali» isolane di ieri, tuttavia, sono destinate a pesare a livello nazionale non soltanto sul destino personale di Angelino. Potrebbero pesare sulle decisioni future di Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, che hanno scelto di scartare l’accordo a sinistra e presentare un candidato loro (sulle prime Claudio Fava, poi sostituito in corsa con la sindacalista della Fiom Giovanna Marano dopo un pasticcio sul certificato di residenza) per smarcarsi dall’alleanza col Pd rinfacciando al partito di avere troppo a lungo fatto da spalla a Raffaele Lombardo e rimproverando a Rosario Crocetta di essere una specie di foglia di fico chiamato a coprire l’accordo con Udc. Vale a dire il partito …

"Attacca Merkel da antieuropeo", di Paolo Soldini

E così furono Angela Merkel e Nicho- las Sarkozy ad «assassinare la credibili- tà» di Silvio Berlusconi. Fu il compi- mento di un disegno di «deterioramen- to» della sua «immagine» che era stato messo in opera per un motivo preciso: la Germania aveva esercitato la sua «egemonia» sull’Unione europea «for- zando» i capi di Stato e di governo a decisioni che lui, Berlusconi, non ha «mai condiviso». Insomma, bisognava punire il reprobo. Meglio: levarlo dalla scena. Fra le tante sparate della conferenza stampa di sabato, questa, insieme con l’affermata impellenza di combattere la «magistratocrazia», è quella che meglio mette a nudo il pensiero vero dell’ex capo del governo che tanto a lungo tenne in mano le sorti dell’Italia e ora vorrebbe pure continuare. Berlusconi addebita i guai suoi e dello sgoverno d’Italia alla Germania di Merkel e un po’ anche alla Francia del suo (di lui) vecchio sodale Nicholas Sarkozy, che la seguiva «passivamente». In realtà, il suo vero obiettivo polemico è proprio l’Europa: Merkel, Sarkozy, Hollande, Cameron, Bruxelles, Draghi, Francoforte e tutti gli altri, …