Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"I partiti personali aumentano la corruzione", di Michele Prospero

Quanto sta accadendo in Lombardia e nel Lazio registra una caduta impressionante del tasso di eticità del ceto amministrativo locale. La scarsa qualità della classe politica e l’infimo senso del pubblico che traspare in molta destra che governa i territori accelerano la delegittimazione della politica. Le manette ai polsi di un altro assessore della giunta guidata da Roberto Formigoni smascherano una inaccettabile compenetrazione di affari, mafia e gestione del governo. Sotto la scure della Procura sta franando una macchina granitica che poggia sul sistema di potere personale di un governatore che si reputa inamovibile e attorno al quale ruotano spezzoni subalterni di classe politica (anche del Carroccio) che malversa con incursioni spericolate nel melmoso continuum politica-denaro. Nel profondo Nord, nelle aree più ricche del Paese, affiora l’intreccio perverso tra amministrazione e voto di scambio, tra carriera politica personale e appoggio della criminalità organizzata nel raccoglimento (ben remunerato, sembra) delle migliaia di preferenze che occorrono per la scalata al seggio. Questi fenomeni degenerativi confermano che nel ventennio post-partitico soprattutto a destra è stata adottata una selezione …

"Il silenzio di fronte agli scandali", di Francesco Manacorda

Ma che fine ha fatto a Milano e dintorni la tanto decantata «società civile»? Perché di fronte all’ondata di malcostume e di malaffare che si solleva dai palazzi della politica locale tacciono anche le voci di quella che un tempo era una borghesia imprenditoriale e delle professioni che guardava idealmente a Nord dei propri confini e alla quale buona parte d’Italia guardava a sua volta con non poche speranza? L’ultimo arresto di ieri per un’accusa – più Calabria che Baviera – di voto di scambio, con tanto di tariffario delle preferenze veicolate dalla ’ndrangheta, si aggiunge a scandali seri e grotteschi (vedi alla voce Nicole Minetti) e certifica l’ennesimo colpo al potere di Roberto Formigoni. Cinque assessori delle sue giunte arrestati in otto anni, rendono sempre più debole la linea difensiva del presidente della Lombardia, che derubrica d’abitudine ogni inciampo della sua squadra a responsabilità personali. La condanna a dieci anni di reclusione appena inflitta al sodale Pierangelo Daccò per la spoliazione del San Raffaele potrebbe traslare sul piano politico responsabilità penali. Il bel record …

"Il silenzio di fronte agli scandali", di Francesco Manacorda

Ma che fine ha fatto a Milano e dintorni la tanto decantata «società civile»? Perché di fronte all’ondata di malcostume e di malaffare che si solleva dai palazzi della politica locale tacciono anche le voci di quella che un tempo era una borghesia imprenditoriale e delle professioni che guardava idealmente a Nord dei propri confini e alla quale buona parte d’Italia guardava a sua volta con non poche speranza? L’ultimo arresto di ieri per un’accusa – più Calabria che Baviera – di voto di scambio, con tanto di tariffario delle preferenze veicolate dalla ’ndrangheta, si aggiunge a scandali seri e grotteschi (vedi alla voce Nicole Minetti) e certifica l’ennesimo colpo al potere di Roberto Formigoni. Cinque assessori delle sue giunte arrestati in otto anni, rendono sempre più debole la linea difensiva del presidente della Lombardia, che derubrica d’abitudine ogni inciampo della sua squadra a responsabilità personali. La condanna a dieci anni di reclusione appena inflitta al sodale Pierangelo Daccò per la spoliazione del San Raffaele potrebbe traslare sul piano politico responsabilità penali. Il bel record …

"Finalmente una scelta saggia", di Paolo Leon

Molti anni fa, quando al governo c’era ancora Romano Prodi, fui chiamato a un’audizione alla Camera dei deputati sulla Tobin tax. All’epoca furoreggiava la creazione di titoli di ogni tipo, l’emissione di moneta endogena (privata), e una deregolazione selvaggia dei flussi internazionali dei capitali, e non mi sentii di sostenere, con qualche credibilità, che la Tobin tax poteva essere imposta da un solo Paese o anche dall’Unione economica e monetaria. Mi dispiaceva non aderire completamente al manifesto di Attac, e mi limitai a suggerire un’autorità di vigilanza sulle transazioni orarie e giornaliere, perché la trasparenza era forse un nemico temibile della speculazione distruttiva. La proposta piacque, non trovò orecchie attente, e non se ne fece nulla. La Tobin tax fu considerata poco più di una provocazione sia dalle autorità di vigilanza sui mercati dei capitali sia dalla Banca d’Italia, che si nascondevano dietro al rifiuto della tassa da parte del Fondo Monetario, dell’Ocse, e dell’Unione europea. Invece, la Tobin tax, ormai lo sappiamo, non impedisce i flussi di capitali destinati ad investimenti, e perfino alla …

"Finalmente una scelta saggia", di Paolo Leon

Molti anni fa, quando al governo c’era ancora Romano Prodi, fui chiamato a un’audizione alla Camera dei deputati sulla Tobin tax. All’epoca furoreggiava la creazione di titoli di ogni tipo, l’emissione di moneta endogena (privata), e una deregolazione selvaggia dei flussi internazionali dei capitali, e non mi sentii di sostenere, con qualche credibilità, che la Tobin tax poteva essere imposta da un solo Paese o anche dall’Unione economica e monetaria. Mi dispiaceva non aderire completamente al manifesto di Attac, e mi limitai a suggerire un’autorità di vigilanza sulle transazioni orarie e giornaliere, perché la trasparenza era forse un nemico temibile della speculazione distruttiva. La proposta piacque, non trovò orecchie attente, e non se ne fece nulla. La Tobin tax fu considerata poco più di una provocazione sia dalle autorità di vigilanza sui mercati dei capitali sia dalla Banca d’Italia, che si nascondevano dietro al rifiuto della tassa da parte del Fondo Monetario, dell’Ocse, e dell’Unione europea. Invece, la Tobin tax, ormai lo sappiamo, non impedisce i flussi di capitali destinati ad investimenti, e perfino alla …

"Il moderato immaginario", di Piero Ignazi

Le primarie non riguardano solo il Partito democratico e i suoi alleati. Hanno un impatto sistemico. Con la loro onda d’urto investono anche il fronte opposto. La lunga stasi del Pdl, ondeggiante tra i richiami alle doti salvifiche del padre fondatore e il liberi tutti, è stata scossa dall’avvio ufficiale di primarie competitive e combattute. Il rilancio di Berlusconi con l’ennesima profferta a Casini & Co., rafforzata dalla graziosa concessione della premiership a Mario Monti (come se il capo del governo aspettasse il via libera dal Cavaliere…), ha tutta l’aria di una risposta maldestra all’accelerazione impressa dal Pd. Berlusconi pensa forse di ripetere l’operazione predellino quando riuscì a stoppare la progressione del neonato Partito democratico. Ma i tempi sono cambiati. Il Cavaliere ha perso il tocco magico. Nel suo partito si agitano componenti e aggregazioni di vario tipo e da alcuni anni si contano almeno una decina di ‘fondazioni'( eufemismo che sta per correnti). Finora, in un modo o nell’altro, Berlusconi e suoi emissari sono riusciti a convincere i riottosi a rimanere tranquilli. Ora però, …

"Il moderato immaginario", di Piero Ignazi

Le primarie non riguardano solo il Partito democratico e i suoi alleati. Hanno un impatto sistemico. Con la loro onda d’urto investono anche il fronte opposto. La lunga stasi del Pdl, ondeggiante tra i richiami alle doti salvifiche del padre fondatore e il liberi tutti, è stata scossa dall’avvio ufficiale di primarie competitive e combattute. Il rilancio di Berlusconi con l’ennesima profferta a Casini & Co., rafforzata dalla graziosa concessione della premiership a Mario Monti (come se il capo del governo aspettasse il via libera dal Cavaliere…), ha tutta l’aria di una risposta maldestra all’accelerazione impressa dal Pd. Berlusconi pensa forse di ripetere l’operazione predellino quando riuscì a stoppare la progressione del neonato Partito democratico. Ma i tempi sono cambiati. Il Cavaliere ha perso il tocco magico. Nel suo partito si agitano componenti e aggregazioni di vario tipo e da alcuni anni si contano almeno una decina di ‘fondazioni'( eufemismo che sta per correnti). Finora, in un modo o nell’altro, Berlusconi e suoi emissari sono riusciti a convincere i riottosi a rimanere tranquilli. Ora però, …